Le narrazioni digitali per l'educazione e la formazione
La narrazione influenza l'esperienza umana e costituisce la trama connettiva del pensiero e della cultura. La produzione di narrazioni è un tratto caratteristico dell'umanità, dove si tramandano saperi taciti e pratiche d'azione, nonché la costruzione dell'identità sociale. Grazie all'avvento della tecnologia, la narrazione assume caratteristiche molteplici, amplificando le sue potenzialità comunicative sia per chi ne fruisce sia per chi le produce. Il digital storytelling rappresenta una metodologia attiva di narrazione, costruttiva e riflessiva, realmente efficace nel lavoro educativo e formativo, con potenzialità di sviluppo di empowerment. Nell'atto del produrre e del fruire di narrazioni nel digital storytelling sono implicate le dimensioni cognitiva ed emotiva.
Empowerment
Empowerment è il processo di crescita, sia dell'individuo sia del gruppo, basato sull'incremento della stima di sé; un processo di riconquista della consapevolezza di sé, delle proprie potenzialità e del proprio agire.
Narrazione e nuovi orizzonti metodologici
[M. De Rossi]
Narrazione e conoscenza
Il modello connessionismo conduce a una nuova prospettiva dei concetti di conoscenza e cognizione. La mente non è un sistema centrale di pianificazione basato su regole astratte e uniformi, ma sono i contesti di vita a orientare l'attività cognitiva stessa. In questa prospettiva l'apprendimento è un continuo processo di assestamento, di sintonizzazione adattiva, di ricerca di soluzioni migliori attraverso una continua modifica delle connessioni. La rete di connessioni dispone delle condizioni strutturali per potersi rinnovare nel suo divenire, con la possibilità di accedere a fonti multiple di conoscenza.
Complementare alla teoria del connessionismo c'è il pensiero di Bateson: esso delinea la complessità del funzionamento della mente in una prospettiva olistica, sistemica e co-evolutiva. Secondo la concezione ecologica della mente, le relazioni e i nessi sono il fulcro dei processi di apprendimento, senza separare la ragione dalla dimensione affettiva cognitiva.
Nell'approccio socioculturale di Vigotskij, la mente non è mai isolata nei processi di apprendimento. Funziona nel mondo e con il mondo; pensare significa situarsi e mettere in relazione tutte le risorse interne con quelle esterne. La prospettiva dialogica e narrativa: la comunicazione è lo strumento fondamentale per operare connessioni; sono le relazioni interpersonali, reciproche e interdipendenti, che contribuiscono alla costruzione condivisa di significati. Le potenzialità formative della narrazione diventano di interesse per gli studi di area pedagogica.
Bruner sostiene che nel funzionamento della mente, accanto alla struttura del pensiero razionale, che guida i processi di apprendimento secondo leggi generali e costruisce teorie da verificare tramite il ragionamento logico, esiste il pensiero narrativo. Questo ha la funzione connettiva di costruzione di senso delle azioni attraverso lo sviluppo di processi interpretativi della realtà. Il pensiero narrativo è una modalità cognitiva specifica con cui gli individui strutturano l'esperienza e costruiscono l'interazione con il mondo sociale. Così, le azioni e i comportamenti sono descritti, spiegati e compresi entro i termini della narrativa, rappresentando un'operazione che facilita la mente a compiere processi di sensemaking (processi di creazione di senso, attuati nel tentativo di dare significato all’esperienza).
Byatt sostiene che attraverso ciò si sviluppa sia il pensiero individuale che le strutture collettive di senso, per questo si può affermare che l'umanità abbia acquisito una particolare e specifica sensibilità per la narrazione come strumento di conoscenza. Questo riporta a due principi fondamentali:
- L'organizzazione delle esperienze umane avviene sotto forma di storie
- L'interazione prodotta consente ai processi dialogici, formativi e trasformativi dei gruppi
La narrazione concorrerebbe a rendere l'apprendimento effettivamente distribuito e situato. In altre parole, si può dire che narrare è parte dell'esperienza formativa in particolare e la dimensione narrativa, attraverso i diversi modi di organizzare la conoscenza e la comprensione della realtà, è in grado anche di generare apprendimento ed educazione.
Narrazione ed educazione
La dimensione narrativa e la dimensione dialogica poggiano sul coinvolgimento cognitivo ed emotivo dei partecipanti alla comunicazione. Sia il dialogo che la narrazione impongono un taglio osservativo, suscitano punti di vista, prese di posizione, non tollerano neutralità e indifferenza. Entrambi qualificano la relazione in termini autentici-educativi, facendo acquisire conoscenze del patrimonio culturale di una comunità. Nella didattica le conseguenze più interessanti sono il superamento dell'idea statica di conoscenza per valorizzare metodologie discorsive e la focalizzazione sulla dimensione affettivo-emotiva dell'apprendimento.
La narrazione come strumento di trasformazione si collega alla concezione ecologica dell'apprendimento (Bateson). La narrazione possiede un alto potenziale generativo di significati al punto da poter essere considerata un potente mezzo di formazione capace di dare voce e identità al mondo degli allievi. Tuttavia, per attuarsi necessita di una traduzione che consenta la costruzione di una o più forme di comunicazione.
Bruner sostiene che il discorso narrativo può far divenire il vissuto comprensibile, comunicabile e memorabile; è un’espressione portante del pensiero narrativo. I racconti con i quali una persona viene in contatto fin dalla più tenera età non possono non avere effetti sulla formazione del pensiero narrativo.
Si possono comprendere le forme del pensiero narrativo attraverso lo studio del discorso narrativo che compone una struttura definita "architettura della mente". Essa è flessibile, non caratterizzata dalla argomentazione logica ma dalla risonanza personale data dagli eventi narrati. È un processo interpretativo che avviene dalla trasformazione di un evento della realtà in una storia. Nonostante la narrazione sia un processo personale, ingloba la cultura della comunità in cui si esplica, divenendo un modo universale di organizzare e dare senso all'esperienza. Il discorso narrativo è composto da una pluralità di orizzonti e prospettive. Attraverso la narrazione, le realtà e il significato degli eventi perdono la caratteristica dell'univocità e godono della capacità di formare e trasformare i costrutti dell'esperienza grazie alla possibilità di vivere e far vivere agli autori e agli attori una pluralità di prospettive. Le narrazioni sono uno strumento di socializzazione.
Elementi strutturali del discorso narrativo
La narrazione costituisce trame collettive dell'esperienza umana costruendo legami. Gli aspetti presenti in ogni forma di discorso narrativo sono:
- La sequenzialità narrativa: modificare l'articolazione temporale degli eventi, l'ordine dato il racconto non riflette necessariamente lo svolgersi logico dei fatti, è una scelta interpretativa del narratore.
- La particolarità: evidenzia caratteristiche peculiari magari normalmente non significative, ma enfatizzati in questo contesto assumono una funzione esplicativa.
- L'intenzionalità: mettere in relazione lo scenario dell'azione (gli elementi costitutivi dell'azione stessa) con lo scenario della coscienza (punti di vista, valori, stati interiori), producendo una narrazione con differenti livelli di intensità emotiva.
- Il principio di verosimiglianza: implica che non sia possibile parlare né di verità né di falsità all’interno delle narrazioni.
- La componibilità: intesa come intreccio tra le varie parti e l'insieme della narrazione stessa. Tale interdipendenza richiede l’attivazione di processi interpretativi permettendo all’autore di scegliere un suo punto di vista narrativo e di adottare una prospettiva interpretativa rendendosi attivo e co-autore della narrazione.
- La referenzialità: che mette la narrazione al centro della presentazione simbolico culturale, mantiene una certa autonomia dai vincoli di verità ma la coerenza è un elemento esterno alla narrazione.
- Appartenenza a un genere: identifica in qualsiasi narrazione due dimensioni, la struttura (fabula) e l'intreccio (sjuzet).
In sostanza, il pensiero narrativo si esprime attraverso le forme del suo discorso in prospettiva comunicativa in processi circolari. I bambini sono legati alla modalità narrativa, perché essa rappresenta la forma principale di strutturazione di idee per l’apprendimento e l’interpretazione dei contesti di vita. Secondo Bruner, le strutture del pensiero narrativo trovano la massima espressione nel racconto di storie.
Le storie sono trame con schemi di senso, che vengono rielaborate durante la fruizione attivando processi emotivi, di identificazione e forte coinvolgimento. I racconti imprimono emozioni, generano appartenenza e partecipazione cognitiva, supportando la comprensione di eventi complessi. Inoltre, il potenziale riflessivo della narrazione consente processi autobiografici e di ri-costruzione dei propri scenari e della propria trama esistenziale. Il discorso narrativo si esplica attraverso molteplici forme testuali. Narrazione orale e testo narrativo scritto sono stati a lungo considerati quelli maggiormente diffusi.
Un linguaggio è un insieme di segni a diverso grado di formalizzazione, il cui scopo è consentire una comunicazione. Vi sono regole che guidano la loro combinazione, queste regole sono suscettibili di evoluzione e di re-invenzione. Termine medium, cinque accezioni diverse: uno strumento, un segno, un sistema simbolico, un prodotto culturale e un sistema sociale. Un medium è un dispositivo comunicativo che può essere considerato da varie angolazioni: tecnologica, linguistica, simbolica e cognitiva e si caratterizza non solo per l'aspetto strumentale, ossia come canale in grado di veicolare un messaggio, ma anche per i linguaggi e codici di cui fa uso. I media sono strumenti inventati dall'uomo per comunicare; l'atto del narrare prende forme diverse che contemplano modalità di costruzione e comunicazione delle storie attraverso nuovi supporti.
L'oralità e la scrittura alfabetica non rappresentano la sola espressione di rappresentazione del discorso narrativo; esso include una pluralità mediale.
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