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Il laboratorio nella formazione

La nuova didattica

Ripercorrendo la storia della scuola italiana degli ultimi venti anni si evidenzia come il processo di insegnamento-apprendimento si sia avviato verso lo sviluppo delle competenze, come richiesto a partire dal 1993 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e successivamente nell’aprile del 2008 dalle Raccomandazioni del Quadro europeo delle Qualifiche e dei Titoli per l’apprendimento permanente. All’interno di questa cornice, le competenze sono descritte come «quelle di cui tutti hanno bisogno per la realizzazione e lo sviluppo personale, la cittadinanza attiva, l’inclusione sociale e l’occupazione; per questo la scuola ha la responsabilità di consentire alla persona di poter usare il sapere per poter rispondere alle esigenze che la vita ci pone; deve educare inoltre il soggetto a pensare in modo autonomo e creativo e a diventare cittadino adulto e responsabile». È auspicabile un sapere co-costruito dagli studenti sotto la guida attenta dell’insegnante, in modo da orientare la persona non solo al conseguimento dei risultati, ma anche a intrecciare l’esperienza di apprendimento con la costruzione della personalità e della vita sociale.

Molti documenti della Commissione Europea focalizzano l’attenzione sulle competenze specifiche degli insegnanti. Quindi i futuri insegnanti devono guardare ad una didattica innovativa che metta nella condizione di poter raggiungere, attraverso traguardi di competenze specifiche, una qualificata professionalità. I modelli metodologici che potranno aiutarci a raggiungere questi traguardi saranno quelli centrati su un sapere pratico, esperito in un contesto reale, luogo nel quale non dovrà sentirsi disorientato ed estraniato perché non abituato a gestirlo.

La didattica lo coinvolgerà in “situazioni problema” permettendo la valorizzazione dell’azione rispetto alla comprensione di un concetto astratto. In questa dimensione all’insegnante spetta il compito di organizzare il contesto all’interno del quale si vive l’esperienza di apprendimento, e allo studente spetta il compito di poter interagire con esso. In questa ottica, abbiamo scelto la metodologia ludica e la metodologia laboratoriale. Oggi però si parla di laboratori che permettono al soggetto di acquisire abilità:

  • Linguistiche;
  • Informatiche;
  • Relazionali e comunicative;
  • Organizzative e metodologiche;
  • Dare forma al pensiero, consentendo allo studente di acquisire o affinare capacità specifiche di problematizzazione, finalizzata ad un’operatività mentale transdisciplinare, centrata su specifiche problematiche, che cerca di portare lo studente verso una posizione.

Una didattica tradizionale risulta essere inadeguata per rispondere ad una domanda così complessa, tanto che, a partire dagli anni Settanta del secolo scorso una spinta innovativa si cominciò a intravedere anche tra i documenti legislativi con l’introduzione di nuovi lessici, tra cui la parola laboratorio.

Già Comenio e Pestalozzi avevano messo in risalto il valore dell’esperienza ma è con Dewey che si ha una vera rivoluzione nell’insegnamento. Nella sua Scuola Laboratorio, l’educazione è intesa come una ricostruzione di esperienza che ci porta a conoscere e rielaborare quanto attuato e a formulare nuove idee e a verificarle.

Si configura una scuola che individua gli interessi degli allievi attraverso la mediazione dell’insegnante, il quale «costruisce le mediazioni perché questo si verifichi da parte del soggetto che apprende». Un apprendimento che passa attraverso il fare, regola alla base del “learning by doing”, che vede la scuola come un luogo privilegiato, per introdurre i bambini nella vita della comunità.

Tra le metodologie merita sicuramente grande riconoscimento la didattica ludica e la didattica laboratoriale, entrambi in grado di garantire la promozione di esperienze significative e la realizzazione di un apprendimento riflessivo, pratica indispensabile per un apprendimento professionale. Si parla quindi di una riflessione co-partecipata, che coinvolge le persone impegnate in una pratica. Questo modo di lavorare permette anche il raggiungimento di quelle competenze che l’insegnante deve possedere, come la capacità di lavorare in gruppo e in collaborazione con i colleghi e con il personale della scuola.

Il valore dell’esperienza

L’apprendimento risulta essere un processo attraverso il quale il soggetto che apprende utilizza l’esperienza per la costruzione di significati. Le esperienze diventano educative quando sono organizzate, rispondono ai bisogni dei soggetti e si prefiggono obiettivi e il sapere che viene dall’esperienza presuppone l’intervento della ragione riflessiva, cioè l’essere pensosamente presenti rispetto all’esperienza e partire dall’esperienza significa sostituire alla logica del top down, (cioè quella ritiene esserci sempre disponibile una teoria entro la quale sussumere l’esperienza), la logica del from the ground up che mira a fare della pratica il luogo in cui si elabora il sapere.

Il coinvolgimento del soggetto nel processo di insegnamento-apprendimento avviene con il fare, con la riflessione durante il fare e sul fare, quindi con la consapevolezza dei meccanismi messi in atto. Un sapere che si costruisce facendo e che promuove l’apprendimento come ricerca sul campo, che costruisce sapere a partire dall’esperienza. Negli ultimi anni, la ricerca in ambito didattico è passata dall’approccio comportamentista a quello costruttivista per approdare a quello socio-costruttivista, il quale vede l’agire didattico fortemente situato. Tale approccio ha sviluppato particolare attenzione nei riguardi delle metodologie didattiche attive, ritenute fondamentali per promuovere l’apprendimento significativo e il raggiungimento di traguardi di competenze, che sono il vero traguardo e obiettivo della formazione.

La scelta dell’una rispetto all’altra acquista valore se letta all’interno di un percorso didattico. Certamente alla base di una scelta c’è un’idea di insegnamento-apprendimento, un’idea di scuola e un’idea di soggetto che apprende, ma soprattutto un’idea chiara nei confronti non solo del sapere ma di come questo si costruisce. La scuola deve aprirsi alla vita reale per permettere al soggetto di fare esperienze concrete e di apprendere in situazione e in collaborazione, unendo sapere teorico e sapere reale. Questo sarà possibile quando i saperi saranno considerati risorse da mobilitare e si inizierà a lavorare per situazioni problema e soprattutto si convinceranno gli allievi a cambiare mestiere.

Devono essere gli studenti al centro del processo di insegnamento-apprendimento, quindi nel Laboratorio, luogo del fare e dell’apprendere, sarà lo studente il vero protagonista. Il vero laboratorio prende vita se al suo interno si adotta una didattica laboratoriale, sostenuta da una ontologia del laboratorio, che è indipendente dalla disciplina ma ne condivide l’epistemologia così da «connettere ciò che si conosce con il modo che predispone alla conoscenza». Il laboratorio diventa quindi uno spazio mentale attrezzato che è altro dall’aula, con metodi e strumenti specifici, luogo nel quale regna la trasversalità e l’interdisciplinarietà, «opportunamente adattato ed equipaggiato per lo svolgimento di una specifica attività formativa che investe il soggetto operante». Così anche l’aula può diventare laboratorio, se adeguatamente attrezzata per la ricerca, la scoperta, l’esperimento, la curiosità, il confronto.

Il laboratorio si caratterizza per la sua morfologia polifunzionale che accoglie, motiva, soddisfa interessi, facilita la comunicazione, la socializzazione, l’autonomia, la fantasia, sviluppa il pensiero divergente, facilita l’autoapprendimento, invitando alla scoperta. Permette inoltre di unire mano e mente, di unire il sapere con il fare, dando senso al fare, recuperando l’unitarietà del sapere e superando la logica del disciplinarismo attraverso la riorganizzazione delle conoscenze. È il luogo dove si fanno esperienze significative, dove la persona è riconosciuta in tutta la sua globalità di corpo e mente, di emozioni e ragione, di cuore e intelletto». Quando il laboratorio è il luogo all’interno del quale l’esperienza formativa coinvolge studenti che si accingono a diventare futuri docenti, è assolutamente necessario che al suo interno si sviluppi quell...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/02 Didattica delle lingue moderne

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vero.fagiani di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Didattica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Perugia o del prof De Santis Mina.
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