Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

percorso di crescita, consolidando un’azione educativa volta all’autonomia, alla

responsabilità e alla libertà del soggetto.

Un’autonomia di vita per la vita.

per concludere

L’educatore professionista deve saper interpretare e comunicare, ma anche restare in

silenzio e rispettare il silenzio: si tratta di saper gestire una comunicazione vera, nella

consapevolezza che l’uomo non è interamente comunicabile e che ogni individuo ha il

diritto di celare ciò che Pareyson chiama il suo “segreto”.

di Barbara De Angelis

ASCOLTO -

Un tema di rilievo per la formazione

La pratica dell’ascolto non sempre o non ancora è consolidata nella prassi

dell’insegnamento.

Solo dalla fine degli anni 70 viene data attenzione alla capacità dell’ascolto come

capacità di comprensione.

1963 abilità linguistiche: lettura e scrittura

1979 abilità linguistiche: lettura, scrittura, parlare ed ascoltare (viene legittimata

quest’abilità dai programmi ministeriali)

Il nostro interessa si orienta verso una figura di educatore che sa ascoltare oltre che

sapere farsi ascoltare.

L’ascolto, nell’interazione comunicativa diventa l’elemento per garantire la

professionalità e il ruolo di un educatore formatore che ascolta coloro che lo devono

ascoltare.

Ascolto e comunicazione

Comunicare significa condividere, ovvero entrare in relazione con gli altri esseri viventi

per soddisfare bisogni materiali o per scambiare informazioni, pensieri, dubbi, desideri

ecc.

Si configura sia come fatto naturale nell’uomo (esigenza primaria) sia come fatto

sociale (si organizza e si da via ad una società grazie alla comunicazione)

Il processo comunicativa si basa su 3 CONDIZIONI:

1. Devono partecipare 2 o più persone

2. Intenzionalità : avere intenzione di comunicare e di trasmettere messaggi

3. Decriptazione: i protagonisti della comunicazione conoscono e comprendono il

linguaggio (il mezzo)

Ascoltare è un compito difficile, le generazioni attuali dimostrano una diminuita

capacità di apprendimento attraverso l’ascolto, sembrano interessarsi più a canali

audio visivi, dove la parola si trasforma in immagine per essere meglio compresa.

Inoltre difronte lo sviluppo della civiltà del rumore che distrae qualsiasi volontà di

ascolto l’arrivo all’orecchio di tanti stimoli uditivi causa la chiusura dell’ascolto.

Saper ascoltare

La maggior parte del tempo impiegato in attività comunicativa è spesa nell’ascolto:

scrittu

ra;

attività comunicativa

10.00

lettura %

;

15.00

% ascolt

o;

45.00

%

parlat

o;

30.00

%

SA ASCOLTARE CHI: NON SA ASCOLTARE CHI:

Presta attenzione a ciò che viene detto Senta senza ascoltare

Riconosce lo scopo di chi parla Ha una soglia bassa dell’attenzione

Individua le informazioni principali Si accorge in ritardo che il messaggio è

rivolto è lui

Ricorda ciò che è stato ascoltato Si distrae facilmente

Riconosce e comprende le informazioni Fissa l’attenzione solo sugli aspetti

provenienti dai messaggi non verbali marginali del messaggio

Le condizioni per l’ascolto

Una volta superata la concezione dell’ascolto come attività passiva e riconosciuta la

partecipazione dell’individuo in una attività che coinvolge il mondo dell’esperienza e le

facoltà mentali, è possibile analizzare il procedimento dell’ascolto anche dal processo

mentale che ne consegue.

In primo luogo, il processo mentale è VERTICALE e fa leva sulla MEMORIA

dell’individuo, difatti durante l’ascolto mette in moto dei processi di controllo e verifica

tra le conoscenze già acquisite e incamerate.

Nel processo di educazione dell’ascolto bisognerà considerare 3 fasi:

1. IL PRE-ASCOLTO: mettere a fuoco il motivo dell’ascolto

2. L’ASCOLTO: mantenere attiva l’attenzione

3. IL DOPO-ASCOLTO: verifica della comprensione del messaggio.

di Chiara di Cicco

COUNSELING -

Origini e definizioni

Counseling = consiglio di un consigliere-consulente.

Il counseling nasce intorno agli anni 30 negli USA, utilizzato tutt’ora in ambito

scolastico e universitario come risposta al bisogno e come supporto psicologico per gli

studenti.

Rollo May ritiene che il compito del counselor sia aiutare il cliente a superare quei

problemi che gli impediscono di esprimersi pienamente e liberamente nel mondo

esterno.

In tal senso, il superamento del problema spettano comunque al cliente: il counselor

può solo guidarlo, con empatia e rispetto, a ritrovare la libertà di essere sé stesso.

Il compito del counseling è di fornire al cliente l’opportunità di esplorare, scoprire e

rendere chiare modalità del vivere più proficue per ottenere maggiore benessere.

Il Counseling è un intervento:

dà al cliente nuove informazioni per modificare il

INFORMATIVO

 

comportamento successivo

usa tecniche che aiutano il cliente a sperimentare rilassamento

CATARTICO

 

ed emozioni incoraggia il cliente ad essere il protagonista dell’intervento

CATALITICO

  assiste, accetta e supporta il cliente

SOSTENITIVO

 

I protagonisti: Counselor, Cliente, Gruppo.

Il counseling è un processo che aiuta le persone a risolvere e gestire i problemi e a

prendere decisioni attraverso il dialogo e l’interazione.

In sostanza si tratta di “un’attività di competenza relazionale” che coinvolge 2

protagonisti: il counselor e il cliente, il primo persona esperta non legata al cliente,

addestrata all’ascolto, al supporto e alla guida, e il secondo soggetto che sente il

bisogno di essere aiutato.

offre il proprio tempo, le proprie competenze e il proprio rispetto nella

Il Counselor

relazione di counseling.

Ha diversi compiti:

Stabilisce i confini e le regole del setting

 Crea un clima di accoglienza

 Agevola il cliente

 Individua motivazioni e aspettative del cliente

 Mette in atto l’ascolto attivo e la comprensione empatica.

 è colui che richiede la relazione d’aiuto al counselor.

Il Cliente

Svolge i seguenti compiti:

Definisce l’obiettivo da raggiungere con il counselor

 Accetta e rispetta il contratto stabilito

 Individua le proprie aspettative

Il counselor può svolgere i suoi compiti in contesti di Gruppo (il gruppo permette di

lavorare anche sulle capacità di integrazione sociale e rispetto per le diversità)

Gli elementi della relazione d’aiuto di Counseling

Affinché la relazione di counseling abbia successo è necessario che il counselor

possegga alcune abilità comunicative fondamentali.

Queste abilità sono:

Empatia: condizione di immaginare sé stessi, essere un'altra persona e cosi

 condividere le sue idee distinguendo

Ascolto attivo: è una tecnica di comunicazione molto efficace che consente al

 counselor di comprendere il punto di vista del cliente senza imporre il proprio, è

un atteggiamento di grande sensibilità e apertura.

È caratterizzato dai seguenti elementi:

- Ricezione del verbale (il contenuto)

- Ricezione del non verbale (mimica, postura ecc.)

- Ricezione variazioni fisiologiche (rossore, sudorazione)

- Attenzione all’altro con domande (manifestazioni di interesse verso ciò

che il cliente esprime)

in sostanza l’ascolto attivo permette al counselor di conoscere meglio il cliente.

Accettazione incondizionata: è la piena accoglienza dei vissuti ed esperienze

 del cliente, senza dar spazio al giudizio.

Congruenza: sinonimo di genuinità, sincerità e autenticità;

il counselor è genuinamente sincero e aperto, che esprime se stesso, i propri vissuti

e le proprie emozioni.

Le fasi del colloquio di Counseling

Colloquio deriva dal latino “colloqui”, indica il parlar di 2 o più persone con una durata

limitata nel tempo.

Il colloquio è formato da 3 fasi fondamentali:

• Accoglienza: arrivo cliente

• Comprensione / sostegno : comprensione stati d’animo e sostegno dei vissuti

emotivi

• Verifica: ricapitolazione dell’incontro, verifica del valore.

Un Counseling particolare: l’ArtCounseling

Artcounseling si definisce come una pratica di considerevole aiuto per ristabilire

l’equilibrio interiore degli individui, la consapevolezza e la conoscenza di sé e per

riappropriarsi delle risorse personali attiabili nei momenti di disagio esistenziale.

In un intervento di artcounseling il counselor si serve di immagini:

• Esterne immagini scelte o create dal cliente (fotografie, disegni, didascalie,

macchie, ecc.)

• Interne frutto dell’immaginario del cliente

• “frutto di azioni” espressioni corporee o immagini in movimento, danze, ecc.

L’arte diviene quindi lo strumento con il quale l’individuo può entrare a contatto con le

parti più intime di sé stesso, favorendo la connessione tra mente e corpo.

I fattori terapeutici possono essere riassunti nelle 5 “C”:

potenziamento della creatività e della persona

1. Creatività trovare il modo di comunicare anche gli argomenti più difficili

2. Comunicazione

i vissuti negativi o difficili vengono accolti e contenuti nei

3. Contenimento

materiali artistici

è un momento di liberazione

4. Catarsi è possibile modificare alcuni comportamenti in modo positivo

5. Cambiamento

grazie all’espressione artistica

di Laura Profazi e Luana Vitale

CREATIVITÀ –

Introduzione

Lo studio della creatività interessa ambiti diversi concordi nell’affermare che la

La creatività ci accomuna tutti.

creatività è una dote naturale di ogni essere umano.

Secondo E. Fromm per fare un’esperienza creativa (ovvero avere la capacità di

capacità di percepire creativamente l’altro sviluppando un

“vedere” inteso come

rapporto empatico e profondo elaborare

e la capacità di “rispondere” inteso come

ed esprimere le proprie emozioni creativamente con una risonanza empatica, intensa

ed assoluta) è necessario avere 5 caratteristiche fondamentali:

• Capacità di meravigliarsi

• Capacità di concentrarsi sul presente

• Esperienza integrata di sé

• Tolleranza, armonia, integrazione

• Rinascita

Creatività: genio e follia

Il disagio psichico può essere occasione per il paziente di giungere pur nella sofferenza

con aspetti del proprio sé, che altrimenti resterebbero ignoti.

Numerosi studi sulla creatività sottolineato l’importanza dell’esperienza della malattia

mentale per lo sviluppo delle attitudini immaginative e della produzione creativa.

Nella tradizione le caratteristiche di originalità, creatività e eccentricità hanno

contraddistinto le personalità geniali, più scrittori e poeti che pittori, scultori e

architetti. Alcuni studi indicano che tali personalità hanno più alto rischio di sofferenza

psichica o morte per suicidio.

La relazione tra creatività e follia costituisce un enigma, le riflessioni su tale

argomento evidenzia come nell’attività filosofica e politica, artistica e letteraria

manifestino un temperamento melanconico, più inclini a stati depressivi e apatici.

Esistono alcune situazioni nelle quali gli individui leggermente paranoici riuscirebbero

meglio dei sani ad acquisire la leadership in un gruppo.

Nell’anoressia nervosa invece si riconosce una particolare tenacia nel raggiungimento

dei propri obiettivi (vedi danza e modelli).

Un’altra ipotesi sostiene che la malattia mentale, per le sue doti meditative, favorisca

di per sé la creatività,

Art Therapy permette all’individuo, attraverso il gesto artistico, di riappropriarsi del

suo mondo simbolico e la comunicazione con sé stesso.

Creatività: gioco del cervello

Negli ultimi anni, gli studi effettuati sulla parte della corteccia celebrale dedicata alla

vista, hanno potuto confermare l’ipotesi che il cervello sia un organo creativo (1/3 del

cervello è dedicato alla visione). Contrariamente a quanto si è pensato prima, l’area

visiva non è concentrata in una sola area celebrale, ma bensì ci sono molte aree ed

ognuna è dedicata ad una specifica caratteristica per l’elaborazione del cervello come

il colore, la profondità, la forma, i volti, la grandezza, ecc.

Anche l’illusione è una creazione del cervello. La capacità celebrale di formare

immagini mentali e ricombinarle in una sorta di continuo caleidoscopio nel quale sono

compiute delle associazioni logiche, ma anche fantasticherie ed emozioni, tutto ciò è

alla base della creatività.

Creatività: linguaggio ed intelligenza

La capacità linguistica è una condizione necessaria e uno strumento indispensabile per

lo sviluppo della creatività.

Se il linguaggio non esistesse, sarebbe impossibile sviluppare un pensiero creativo ,

confrontarlo con quello degli altri ed elaborare informazioni per ipotizzare sintesi

nuove.

La capacità di sviluppare linguaggi, è un fenomeno creativo che necessita di 3 tipi di

intelligenza:

• l’intelligenza imitativa

• intelligenza combinatoria

• intelligenza creativa

La capacità di trovare soluzioni ai problemi: problemsolving

Il soggetto creativo riesce a riformulare il problema da risolvere.

In conclusione, intelligenza e creatività risultano essere concetti distinti anche se

collegati tra loro.

di Francesca Passarini

CURA –

Il termine “cura”: accezione e significati

La cura è l’interessamento costante e premuroso per un oggetto che impegna il nostro

animo.

Dedicare cura alla famiglia o all’educazione dei figli, prendersi cura di qualcuno o di

qualcosa sono accezioni che fanno assumere alla cura il significato di attenzione,

impegno e riguardo.

Il termine cura può far riferimento all’insieme di mezzi terapeutici e alla guarigione.

In senso spirituale rimanda al sacerdote come curatore.

La cura viene attribuita al ruolo femminile di accudire i figli, rimanda all’ambito

sanitario.

In entrambi i casi la cura viene pensata e interpretata come una pratica di assistenza (

mi sostituisco a te, mi occupo di te).

L’EDUCATORE PROFESSIONALE ha il ruolo della cura educativa.

La “cura di sé” come pratica concreta ancorata

Come disse Platone “se conosciamo noi stessi potremmo anche conoscere la cura di

noi stessi, ma se non ci conosciamo, non conosceremo neppure quella.

L’avere cura di sé rappresenta il nostro legame con l’esistenza ed esprime il delicato

rapporto tra il nostro essere, qui ed ora, in carne ed ossa, ed il nostro poter divenire, in

relazione ad esso.

Secondo Heidegger, infatti, la cura si presenta come l’inevitabile rapporto tra

“effettività”, ciò che siamo in questo momento, e “possibilità”, ciò che possiamo

essere.

La cura forma, favorisce e promuove l’autoformazione.

Dal curing al caring

Il benessere fisico del soggetto rimane l’obiettivo da raggiungere, al quale si aggiunge

il benessere intellettuale, spirituale e emozionale.

Questo cambiamento di tensioni segna un passaggio:

dal curing (curare, guarire.) riferito alla cura del medico, al caring (preoccuparsi,

prendersi cura) che va oltre la malattia.

Mentre il curing considera la persona come semplice contenitore dell’oggetto di

indagine il caring si concentra sul portatore del disagio specifico, per poi arrivare alla

persona e alla valorizzazione delle sue risorse e potenzialità, partendo dal suo disagio

fino a prescindere da esso.

La cura in tal modo rappresenta una pratica non più ad uso del medico, diventa infatti

parte integrante del bagaglio professionale di altre figure (l’educatore, l’infermiere,

l’assistente sociale).

L’educatore si presenta come un professionista delle relazioni che coltiva la cura di sé

e aver cura dell’altro che lo vede impegnato in:

• “essere” in relazione in prima persona;

• “creare” relazioni auto e etero-riconosciute;

• “riflettere” in itinere e a posteriori sulle relazioni stesse con sguardo critico e

analitico;

• “riempire” di relazioni il campo educativo in una prospettica progetto.

Si viene a crearsi un patto di alleanza su elementi fondamentali:

• Il riconoscimento dell’identità professionale-educativa dell’educatore;

• L’indipendenza dell’interlocutore.

L’educatore deve quindi formare l’individuo davanti a sé a prendersi cura di sé stesso.

La dimensione educativa del processo di cura

I diversi soggetti (chi presta la cura e chi la riceve) sono coinvolti in un complesso

gioco che spesso vede lo stravolgimento dei ruoli:

chi cura l’altro nel contempo cura se stesso, in quanto ha modo di sperimentarsi e di

entrare in rapporto profondo con se stesso.

La cura si identifica con la possibilità di educare alla responsabilità di scelta.

L’educatore:

• Deve dedicare il suo impegno totale e le sue azioni attive al fine di

accompagnare il soggetto.

• Deve credere che nell’altro prevalga una tendenza positiva pronta a

manifestarsi che deve solo essere rianimata o coltivata con cura e dedizione.

• Deve poter essere sempre se stesso, non negare i propri sentimenti e le proprie

emozioni, né nasconderli dietro una maschera.

di Giampiero Sartarelli

DEONTOLOGIA –

Considerazioni generali e definizione di “valore”

L’individuo si muove sempre in direzione dell’essere o dell’avere come due bussole

che orientano i suoi comportamenti e le sue scelte importanti. Spesso è difficile

acquisire o nutrire i valori dell’essere.

A volte chi vive nell’indigenza è in grado di trasmettere valori di adattamento,

malgrado le tristi avversità che ha incontrato nella vita.

VALORE = Virtù Dell’anima;

La deontologia professionale è la codificazione dei comportamenti ritenuti validi da

una determinata categoria professionale (da Wikipedia: L'insieme delle regole morali

che disciplinano l'esercizio di una determinata professione)

I valori secondo Osho:

• Libertà

• Responsabilità

• Creatività

• Giocosità

• Intelligenza

• Maturità

• Consapevolezza

Accanto ai valori esistono gli indicatori di malessere detti i DISVALORI.

L’uomo, è pervaso da veleni psicologici tra cui l’odio, l’invidia distruttiva, il bisogno di

predominio, manipolazione degli altri ecc..

Disvalori e responsabilità

• L’odio: per difendersi dal dolore, soltanto l’amore per noi stessi può farci

accettare il nostro odio e perdonarlo

• l’identità fallica: conduce alla lotta per il potere all’interno della coppia

• l’assoluto: l’io psichico pretende il benessere continuo e assoluto

• l’avidità: il forte bisogno di riconoscimenti

• la menzogna esistenziale: è la negazione della realtà e la costruzione di una

maschera per difendersi dal dolore

• la pretesa di perfezione: apparire diviene più importante di essere, questo

può portare un uomo all’autoinganno e all’ipocrisia

Accanto a questi disvalori abbiamo energie positive in grado di trasformarli in valori

esistenziali veri. Il valore più elevato è l’amore - felice è chi sa amare.

Per divenire più “umano” occorre assumersi necessariamente la capacità e la

responsabilità di:

• Sviluppare il coraggio per superare l’angoscia del vuoto

• Trasformare l’amore in dono

• Nutrire sempre la fiducia in se stessi

• Alimentare il senso dell’umorismo

• Coltivare un sogno

La missione dell’artista interiore è quella di trasformare la propria vita in un’opera

d’arte.

I valori nei giovani e la prevenzione alla devianza

Ciò che rappresenta un valore per i ragazzi “deviati”, è un disvalore e un segnale di

profondo disagio. La mancata soddisfazione del bisogno di essere riconosciuti dal

mondo degli adulti, è alla base delle azioni antisociali degli adolescenti.

È necessario insegnare ai giovani i valori della vita, al fine di recuperare quello spazio

dialogico entro il quale avviene il vero incontro tra l’io e il tu.

I genitori deboli sul piano psichico ed emotivo producono adolescenti insicuri.

Tutto questo richiede da parte degli educatori e degli insegnanti, un tipo di formazione

centrata SULLA PERSONA, quindi il passaggio dalla DIDATTICA NOZIONISTICA alla

CAPACITA’ DI COMPRENDERE e trasmettere un’adeguata filosofia di vita.

L’etica dell’educatore (ANPE)

Frank divide 3 tipologie di valori identificativi di un educatore:

• di PRODUZIONE: capacità di svolgere il proprio lavoro con creatività

• di ESPERIENZA: capacità di cogliere i significati degli eventi

• di ATTEGGIAMENTO: affrontare le difficoltà in modo appropriato

Il ruolo dell’educatore è quello di potenziare le inclinazioni positive dei ragazzi, di

aiutarli ad avere fiducia in se stessi.

I valori e le qualità umane dell’Educatore professionale sono:

• capacità di analisi e di introspezione, ascolto, ironia e di organizzazione

• conoscenza di sé

• relazione empatica

• onestà

• entusiasmo

• autorevolezza

• equilibrio emotivo-affettivo

• competenze psicologiche

• resistenza psicofisica

• valorizzazione dell’altro

• senso di giustizia

• autocritica e conoscenza dei propri limiti

• intelligenza etica

L’educatore è colui che tra i differenti esperti, e in collaborazione con essi lavora per

accrescere lo spessore della personalità del bambino o dell’adulto in difficoltà, lo

sviluppo delle sue doti e attitudini mentali. Egli deve avere spontaneità nel sorriso e

solidarietà verso i bisognosi.

Il Codice Deontologico Dell’educatore (Anep)

Le attività professionali dell’educatore sono regolate da un codice. L’Associazione

Nazionale Educatori Professionali si è dotata di alcune norme racchiuse in un codice

deontologico:

-principi -professionalità -utente -equipe -lavoro -datore di lavoro -società -diritti

-responsabilità nei confronti delle famiglie, dell’equipe e del datore di lavoro.

L’etica nelle organizzazioni

L’educatore penitenziario

Gli educatori fanno ingresso per la prima volta nelle carceri italiane nel 1979.

Inizialmente i carcerati erano omogenei di basso reddito, in seguito si aggiunsero:

extracomunitari, tossicodipendenti, criminalità organizzata e soggetti psichiatrici.

I compiti degli educatori penitenziari non solo erano colloqui a sostegno psicologico e

di osservazione e trattamento, ma anche far entrare il detenuto in contatto con la

propria responsabilità e nell’aiutarlo a superare il senso di colpa. Il detenuto è una

persona destinataria di valori dunque va compresa e supportata finché l‘interessato lo

richieda.

Appendice normativa: il codice etico dell’Operatore penitenziario

di Claudio di Perna

DISAGIO –

Introduzione

Il fenomeno del disagio non può essere ricondotto ad un singolo evento scatenante,

ma ad un clima psicologico che il soggetto vive sin da bambino e nel quale viene

educato e all’interno del quale si possono evidenziare significative carenze nelle cure

primarie, tra cui :

• Stili di vita contraddittori

• Inversioni dei ruoli genitori-figli

• Trascuratezza

• Maltrattamento fisico e psicologico

Lo studioso Rigolisi già nel 1994 evidenzia 3 livelli di disagio:

1. Disagio evolutivo endogeno legato al passaggio all’età adolescenziale

2. Disagio socio culturale legato al condizionamento di una società complessa

3. Disagio cronicizzante legato all’ interazione di differenti fattori di rischio

individuali, ambientali e relazionali (povertà,ambienti sovraffollati ecc..)

Il disagio dell’adolescente

L’adolescente esprime il suo disagio in vari modi e può chiedere aiuto attraverso la

messa in atto di comportamenti aggressivi, all’interno o all’esterno della famiglia

(scuola, palestra, ..) dove può assumere un atteggiamento provocatorio nei confronti

degli insegnanti, allenatori, educatori oppure danneggiare con atti vandalici oggetti o

strutture oppure sfidare società e leggi.

Molti ragazzi pensano alla strada come all’unico luogo dove vivere autenticamente la

loro persona e dove poter esprimere il proprio dolore, malessere, insoddisfazione.

Il lavoro di strada è una modalità di intervento sociale che non ha una grande

tradizione in Italia.

Già negli anni ’70 si sono sperimentate azioni di carattere preventivo, definite

“educazione di strada”, con soggetti in situazioni di devianza, tossicodipendenza e

prostituzione minorile negli Stati Uniti e nel Regno Unito.

Nel lavoro di strada, è l’educatore a raggiungere i ragazzi là dove essi sono,

incontrandoli singolarmente o in gruppo nella loro vita quotidiana fuori da scuole,

palestre, parrocchie, ecc.

Gli undici modelli del lavoro di strada

Poniamo l’attenzione su alcuni modelli di Educazione di strada analizzando gli 11

modelli individuati dal criminologo Scatolero di lavori di strada:

1. MODELLO CURATIVO-ASSISTENZIALE: l’operatore si prende in carica di individui

a grave rischio

2. MODELLO ANTENNA: si esprime in un ruolo di presenza dell’operatore


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

22

PESO

61.21 KB

AUTORE

Sbrale

PUBBLICATO

5 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sbrale di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Didattica speciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof De Angelis Barbara.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Didattica speciale

Riassunto esame Didattica speciale, prof. Chiappetta Cajola, libro consigliato Didattica del gioco e integrazione, Chiappetta Cajola
Appunto
Riassunto esame Didattica, prof.  Chiappetta Cajola, libro consigliato  I disturbi specifici di apprendimento, Esposito
Appunto
Riassunto esame Didattica speciale, del gioco, dell'animazione, prof. L.Chiappetta Cajola, libro consigliato Dentro e fuori il margine: la diversità culturale nel cinema francese contemporaneo, Valentina Domenici
Appunto
Riassunto esame Didattica speciale, prof. Chiappetta Cajola, libro consigliato Musicoterapia per l'integrazione, Chiappetta Cajola
Appunto