Introduzione
Nella società odierna in continua trasformazione, gli educatori sono coinvolti in rapporti sempre più complessi e il soggetto è quindi chiamato a costruire la propria formazione attraverso un intreccio di relazioni tra i mondi della cultura, del lavoro, della vita quotidiana familiare e della vita sociale, e si arricchisce a livello cognitivo, comportamentale e relazionale attraverso le interazioni. Il libro indica le condizioni culturali che hanno permesso lo sviluppo della figura dell’educatore nella società odierna, delineando un percorso teorico-pratico prendendo in esame gli strumenti caratteristici dell’educatore:
- Ascolto
- Cura
- Creatività
- Integrazione
- Resilienza
- Supervisione
- Tutoring
- Progettazione
Tredici parole per l'educatore
- Progettare
- Ascoltare
- Valori
- Empatia
- Territorio
- Rete
- Cura
- Competenza
- Creatività
- Integrazione
- Supervisione
- Disagio
- Relazione d’aiuto
L’educatore è chiamato a progettare e verificare gli interventi educativi mirati al recupero, al mantenimento e allo sviluppo delle potenzialità dei diversi soggetti, migliorando la qualità di vita di quest’ultimi. Una delle funzioni o abilità dell’educatore consiste nel saper ascoltare e capire cosa ha da dire e cosa porta con sé la persona che chiede aiuto in un incontro che deve permettere all’educatore di porre in evidenza quali sono le esigenze emotive, educative e relazionali di cui ella necessita.
Importanti sono i valori che il proprio servizio rappresenta e capisca cosa è in grado di offrire. Egli deve cercare di mettere da parte la propria visione del mondo per fare spazio, dentro di sé, a quella possibile interpretazione della realtà vissuta dalla persona che ha di fronte. Per fare ciò l’educatore deve poter entrare in quella dimensione empatica della relazione che gli permette di offrire una migliore comprensione del problema.
Da ciò emerge in modo chiaro quanto sia importante che l’educatore abbia non soltanto una buona conoscenza dei processi relazionali ma anche delle risorse esistenti nel territorio dove è chiamato ad operare perché deve essere in grado di attivare una rete di servizi, cooperazione, sostegno attorno al soggetto di cui si prende cura. In altre parole, l’educatore deve poter prevedere gli effetti di una sua possibile azione educativa. Esso è consapevole che le proprie competenze non si possono considerare acquisite una volta per tutte. Le competenze evolvono nel tempo in base alle conoscenze ed esperienze sociali e personali.
È opportuno dunque che l’educatore si interroghi sulle situazioni problematiche, la necessità di prevenzione, le possibilità di azione ed ogni azione deve assumere un atteggiamento creativo e positivo motivando i soggetti ad agire e reagire per ottenere risultati migliori. Nel momento in cui l’educatore coglie il gesto, la battuta inaspettata, lo sguardo sorpreso o triste, oppure nel momento in cui parla e ascolta, insomma quando coglie l’infinità di messaggi volontari e involontari, l’educatore si qualifica per la sua capacità comunicativa. L’integrazione invece è l’inserimento del minore in altri contesti relazionali e sociali e richiede una continua attenzione a cogliere spinte evolutive o elementi di resistenza.
Più che i segni eclatanti e le crisi violente, benché anch’esse degne di attenzione, si tratta di leggere i piccoli gesti, le deboli aperture, i “forse” e i “ma”, sussurrati più che gridati e che proprio perché tali, rischiano di sfuggire al vaglio accurato dei segnali comunicativi che l’educatore deve attuare. La competenza dell’educatore diviene strategica. Questo è un processo di supervisione. Il minore che vive in una situazione di disagio difficilmente trova in sé stesso le risorse attraverso cui superare la crisi che sta vivendo. Azione fondamentale in questi casi è quella di promuovere un’azione capace di restituire al minore un’immagine positiva di sé, delle proprie attitudini e potenzialità. E ciò è possibile grazie anche alla qualità della relazione interpersonale che si instaura tra le identità in gioco.
La relazione d’aiuto deve favorire la costruzione di un codice condiviso, fornire pochi punti fermi ma i più importanti, incoraggiare l’attivazione di risorse interiori, consentire l’accettazione incondizionata. Incontrando adulti significativi il giovane può essere sollecitato verso nuovi orizzonti di senso, può individuare un modello concreto di riferimento che gli indichi la possibilità di trovare risposta alle proprie esigenze in un quadro più ampio di significati.
La relazione educativa, pertanto, si evidenzia come frutto di una delicata armonia di rapporti che si sostiene sulla volontà degli interlocutori di mettersi in gioco, di conoscersi e di aiutarci a vicenda, ognuno secondo le proprie capacità e il proprio ruolo. Quindi lo scopo dell’educatore è quello di aiutare l’educando a camminare con le proprie gambe, a farcela da solo, cosicché possa divenire protagonista del proprio percorso di crescita, consolidando un’azione educativa volta all’autonomia, alla responsabilità e alla libertà del soggetto. Un’autonomia di vita per la vita.
Per concludere
L’educatore professionista deve saper interpretare e comunicare, ma anche restare in silenzio e rispettare il silenzio: si tratta di saper gestire una comunicazione vera, nella consapevolezza che l’uomo non è interamente comunicabile e che ogni individuo ha il diritto di celare ciò che Pareyson chiama il suo “segreto”.
Ascolto
Un tema di rilievo per la formazione: La pratica dell’ascolto non sempre o non ancora è consolidata nella prassi dell’insegnamento. Solo dalla fine degli anni '70 viene data attenzione alla capacità dell’ascolto come capacità di comprensione.
- 1963 abilità linguistiche: lettura e scrittura
- 1979 abilità linguistiche: lettura, scrittura, parlare ed ascoltare (viene legittimata quest’abilità dai programmi ministeriali)
Il nostro interessa si orienta verso una figura di educatore che sa ascoltare oltre che sapere farsi ascoltare. L’ascolto, nell’interazione comunicativa, diventa l’elemento per garantire la professionalità e il ruolo di un educatore formatore che ascolta coloro che lo devono ascoltare.
Ascolto e comunicazione
Comunicare significa condividere, ovvero entrare in relazione con gli altri esseri viventi per soddisfare bisogni materiali o per scambiare informazioni, pensieri, dubbi, desideri ecc. Si configura sia come fatto naturale nell’uomo (esigenza primaria) sia come fatto sociale (si organizza e si dà via ad una società grazie alla comunicazione).
Il processo comunicativo si basa su 3 condizioni:
- Devono partecipare 2 o più persone
- Intenzionalità: avere intenzione di comunicare e di trasmettere messaggi
- Decriptazione: i protagonisti della comunicazione conoscono e comprendono il linguaggio (il mezzo)
Ascoltare è un compito difficile, le generazioni attuali dimostrano una diminuita capacità di apprendimento attraverso l’ascolto, sembrano interessarsi più a canali audio visivi, dove la parola si trasforma in immagine per essere meglio compresa. Inoltre, di fronte allo sviluppo della civiltà del rumore, che distrae qualsiasi volontà di ascolto, l’arrivo all’orecchio di tanti stimoli uditivi causa la chiusura dell’ascolto.
Saper ascoltare
La maggior parte del tempo impiegato in attività comunicativa è spesa nell’ascolto:
- Scrittura; attività comunicativa 10.00%
- Lettura 15.00%
- Ascolto 45.00%
- Parlato 30.00%
| SA ASCOLTARE CHI: | NON SA ASCOLTARE CHI: |
|---|---|
| Presta attenzione a ciò che viene detto | Sente senza ascoltare |
| Riconosce lo scopo di chi parla | Ha una soglia bassa dell’attenzione |
| Individua le informazioni principali | Si accorge in ritardo che il messaggio è rivolto a lui |
| Ricorda ciò che è stato ascoltato | Si distrae facilmente |
| Riconosce e comprende le informazioni provenienti dai messaggi non verbali | Fissa l’attenzione solo sugli aspetti marginali del messaggio |
Le condizioni per l’ascolto
Una volta superata la concezione dell’ascolto come attività passiva e riconosciuta la partecipazione dell’individuo in un’attività che coinvolge il mondo dell’esperienza e le facoltà mentali, è possibile analizzare il procedimento dell’ascolto anche dal processo mentale che ne consegue. In primo luogo, il processo mentale è verticale e fa leva sulla memoria dell’individuo, difatti durante l’ascolto mette in moto dei processi di controllo e verifica tra le conoscenze già acquisite e incamerate.
Nel processo di educazione dell’ascolto bisognerà considerare 3 fasi:
- Il pre-ascolto: mettere a fuoco il motivo dell’ascolto
- L’ascolto: mantenere attiva l’attenzione
- Il dopo-ascolto: verifica della comprensione del messaggio
Counseling
Origini e definizioni: Counseling = consiglio di un consigliere-consulente. Il counseling nasce intorno agli anni '30 negli USA, utilizzato tutt’ora in ambito scolastico e universitario come risposta al bisogno e come supporto psicologico per gli studenti. Rollo May ritiene che il compito del counselor sia aiutare il cliente a superare quei problemi che gli impediscono di esprimersi pienamente e liberamente nel mondo esterno. In tal senso, il superamento del problema spetta comunque al cliente: il counselor può solo guidarlo, con empatia e rispetto, a ritrovare la libertà di essere sé stesso.
Il compito del counseling è di fornire al cliente l’opportunità di esplorare, scoprire e rendere chiare modalità del vivere più proficue per ottenere maggiore benessere. Il Counseling è un intervento:
- Informativo: dà al cliente nuove informazioni per modificare il comportamento successivo
- Catartico: usa tecniche che aiutano il cliente a sperimentare rilassamento ed emozioni
- Catalitico: incoraggia il cliente a essere il protagonista dell’intervento
- Sostenitivo: assiste, accetta e supporta il cliente
I protagonisti: Counselor, Cliente, Gruppo
Il counseling è un processo che aiuta le persone a risolvere e gestire i problemi e a prendere decisioni attraverso il dialogo e l’interazione. In sostanza si tratta di “un’attività di competenza relazionale” che coinvolge 2 protagonisti: il counselor e il cliente, il primo persona esperta non legata al cliente, addestrata all’ascolto, al supporto e alla guida, e il secondo soggetto che sente il bisogno di essere aiutato. Il counselor offre il proprio tempo, le proprie competenze e il proprio rispetto nella relazione di counseling.
Ha diversi compiti:
- Stabilisce i confini e le regole del setting
- Crea un clima di accoglienza
- Agevola il cliente
- Individua motivazioni e aspettative del cliente
- Mette in atto l’ascolto attivo e la comprensione empatica
Il cliente è colui che richiede la relazione d’aiuto al counselor. Svolge i seguenti compiti:
- Definisce l’obiettivo da raggiungere con il counselor
- Accetta e rispetta il contratto stabilito
- Individua le proprie aspettative
Il counselor può svolgere i suoi compiti in contesti di Gruppo (il gruppo permette di lavorare anche sulle capacità di integrazione sociale e rispetto per le diversità).
Gli elementi della relazione d’aiuto di Counseling
Affinché la relazione di counseling abbia successo è necessario che il counselor possieda alcune abilità comunicative fondamentali. Queste abilità sono:
- Empatia: condizione di immaginare sé stessi, essere un'altra persona e così condividere le sue idee distinguendo
- Ascolto attivo: è una tecnica di comunicazione molto efficace che consente al counselor di comprendere il punto di vista del cliente senza imporre il proprio, è un atteggiamento di grande sensibilità e apertura.
È caratterizzato dai seguenti elementi:- Ricezione del verbale (il contenuto)
- Ricezione del non verbale (mimica, postura ecc.)
- Ricezione variazioni fisiologiche (rossore, sudorazione)
- Attenzione all’altro con domande (manifestazioni di interesse verso ciò che il cliente esprime)
- Accettazione incondizionata: è la piena accoglienza dei vissuti ed esperienze del cliente, senza dar spazio al giudizio.
- Congruenza: sinonimo di genuinità, sincerità e autenticità; il counselor è genuinamente sincero e aperto, che esprime se stesso, i propri vissuti e le proprie emozioni.
Le fasi del colloquio di Counseling
Colloquio deriva dal latino “colloqui”, indica il parlar di 2 o più persone con una durata limitata nel tempo. Il colloquio è formato da 3 fasi fondamentali:
- Accoglienza: arrivo cliente
- Comprensione / sostegno: comprensione stati d’animo e sostegno dei vissuti emotivi
- Verifica: ricapitolazione dell’incontro, verifica del valore
Un Counseling particolare: l’ArtCounseling
L’artcounseling si definisce come una pratica di considerevole aiuto per ristabilire l’equilibrio interiore degli individui, la consapevolezza e la conoscenza di sé e per riappropriarsi delle risorse personali attivabili nei momenti di disagio esistenziale. In un intervento di artcounseling il counselor si serve di immagini:
- Esterne immagini scelte o create dal cliente (fotografie, disegni, didascalie, macchie, ecc.)
- Interne frutto dell’immaginario del cliente
- “Frutto di azioni” espressioni corporee o immagini in movimento, danze, ecc.
L’arte diviene quindi lo strumento con il quale l’individuo può entrare a contatto con le parti più intime di sé stesso, favorendo la connessione tra mente e corpo. I fattori terapeutici possono essere riassunti nelle 5 “C”:
- Creatività: potenziamento della creatività e della persona
- Comunicazione: trovare il modo di comunicare anche gli argomenti più difficili
- Contenimento: i vissuti negativi o difficili vengono accolti e contenuti nei materiali artistici
- Catarsi: è un momento di liberazione
- Cambiamento: è possibile modificare alcuni comportamenti in modo positivo grazie all’espressione artistica
di Laura Profazi e Luana Vitale
Creatività – Introduzione
Lo studio della creatività interessa ambiti diversi concordi nell’affermare che la creatività è una dote naturale di ogni essere umano. La creatività ci accomuna tutti. Secondo E. Fromm, per fare un’esperienza creativa (ovvero avere la capacità di percepire creativamente l’altro, sviluppando un rapporto empatico e profondo elaborare ed esprimere le proprie emozioni creativamente con una risonanza empatica, intensa ed assoluta) è necessario avere 5 caratteristiche fondamentali:
- Capacità di meravigliarsi
- Capacità di concentrarsi sul presente
- Esperienza integrata di sé
- Tolleranza, armonia, integrazione
- Rinascita
Creatività: genio e follia
Il disagio psichico può essere occasione per il paziente di giungere, pur nella sofferenza, a contatto con aspetti del proprio sé, che altrimenti resterebbero ignoti. Numerosi studi sulla creatività sottolineano l'importanza di comprendere come il genio e la follia possano essere interconnessi, con il disagio psichico che a volte funge da catalizzatore per l'espressione creativa.
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