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- // // collaborativa

Della metodologia “dell’ascolto” abbiamo già parlato precedentemente, per quanto riguarda invece

quella “autobiografica”, essa è una delle metodologie utilizzate nell’educazione degli adulti e

consiste nel far si che l’individuo effettui una rilettura attenta e critica della proprio vita in modo che

egli possa conoscere meglio se stesso e riprogettare quelle aree che appunto durante il corso

della vita non ha pienamente sviluppato, ricostruendo così più genuinamente la propria identità. E

ciò può essere fatto solo attraverso la narrazione e l’aiuto da parte persone competenti (tale

esperienza risulterà costruttiva non soltanto per coloro che raccontano ma anche per coloro che

ascoltano).

Accanto a queste poi ve né un’altra che è la metodologia “umoristica” la quale aiuta l’individuo (sia

esso l’educatore sia esso l’allievo) ad osservare e riflettere sulle proprie reazione giungendo a

ridere di se stesso e a prendere le distanze dai propri vissuti.

Altra metodologia ancora è quella “collaborativa” che si basa sull’ espressa e prestabilita

collaborazione tra i partecipanti.

Al suo interno troviamo:

- La maieutica di gruppo: nell’ottica socratica la maieutica è il criterio di ricerca della verità e

consiste nel sollecitare il soggetto a ritrovarla in se stesso e a tirarla fuori, si basa quindi

sulla partecipazione attiva del soggetto. Nel caso della maieutica di gruppo si usa il metodo

dell’erotèma cioè di un argomento che viene svolto insieme da tutti i partecipanti mediante

una serie di domande poste dall’educatore/animatore ai singoli individui del gruppo. Questo

fa uscire i soggetti dal loro individualismo e stimola la riflessione.

- Il Cooperative Learning (CL): esso oltre che essere un metodo di

insegnamento/apprendimento è ancor prima un movimento educativo, la cui principale

caratteristica è la cooperazione tra studenti e risale alle sperimentazioni iniziate da A.Bell e

Lancaster tra il 1700 e il 1800. Le due linee di pensiero che contribuirono all’affermazione

di questo movimento furono il pensiero di Dewey e gli studi di Lewin. E’ un metodo che

consiste nella suddivisione della classe in gruppi di lavoro (in cui non c’è competizione e

ognuno è responsabile del proprio lavoro ma anche di quello degli altri, perché solo

lavorando insieme si può raggiungere l’obiettivo) in cui ogni individuo apprende perché

collabora con gli altri per il raggiungimento di un obiettivo comune (che può essere la

comprensione di un concetto per la soluzione di un problema, o la realizzazione di un

prodotto o di un servizio). Tale sistema risulta un’alternativa alla tradizionale lezione

frontale.Con tale metodo s’impara per mezzo degli altri, dagli altri e con gli altri. S’impara

per mezzo degli altri quando si crea un individuo del gruppo insegna qualcosa ad un altro e

c’è un feedback di ritorno sull’apprendimento raggiunto attraverso il dialogo con l’altro, si

apprende invece dagli altri quando un individuo osserva e analizza ciò che fa un altro in un

determinato campo (esempio: un allievo tennista che analizza i movimenti di un campione

e in questo caso la comunicazione però è monodirezionale) e infine si apprende con gli altri

quando c’è un obiettivo che si deve raggiungere in gruppo e che può essere raggiunto solo

dalla collaborazione di ciascun elemento (es: una squadra di calcio che impara uno

schema o un’orchestra che impara ad eseguire un brano).

Gli elementi chiave di tale metodo sono:

-l’interdipendenza positiva (si ha quando ogni membro del gruppo si preoccupa non solo

del proprio rendimento ma anche di quello dei compagni, perché sa che solo insieme si può

raggiungere l’obiettivo)

-l’interazione promozionale faccia a faccia e l’uso di competenze sociali (una buona

interazione significa un buon clima che si instaura tra i membri del gruppo e si presenta

come disponibilità ad aiutarsi,ad incoraggiarsi,ecc; le competenze sociali invece sono le

abilità comunicative, capacità di gestire i conflitti, di prendere decisioni,ecc. Spesso gli

insegnanti credono che gli alunni già le possiedono e quindi vanno direttamente a creare

dei gruppi di lavoro, in realtà però non è così e secondo gli studiosi è indispensabile prima

educare gli alunni a stare e lavorare insieme fornendo loro indicazioni chiare e precise

ovvero ad apprendere tali competenze sociali)

-la responsabilità individuale (la responsabilità nel CL è sia del gruppo nel suo insieme sia

nei singoli individui)

-la revisione e il perfezionamento continuo del lavoro di gruppo (ovvero una riflessione

sull’attività svolta per capire se le azioni dei membri sono risultate utili o meno e decidere

quali continuare o cambiare per migliorare il risultato)

E’ importante poi ricordare che di solito nella composizione dei gruppi di lavoro si cerca di

creare la maggiore omogeneità possibile (quindi ad esempio persone con capacità simili),

nel caso invece del CL si adotta il criterio della maggiore eterogeneità possibile quindi

diversi livelli di abilità,genere,classe sociale,cultura,ecc.

Esistono poi varie forme di CL ma qui parleremo solo della “Complex Instruction” di

Elisabeth Cohen della Stanford University in California. Secondo la Cohen la prima cosa da

fare è preparare gli alunni alla cooperazione, attraverso una serie di norme o regole su

come ci si deve comportare in gruppo, i gruppi poi vanno creati sul criterio di eterogeneità e

su gli obiettivi che intendono raggiungere, che possono essere di due tipi: obiettivi “di

routine” (rievocare fatti, capire la lezione dell’insegnante, ripetere un esperimento

scientifico,ecc) e obiettivi “concettuali” (saper vedere un problema sotto angolature diverse,

sviluppare un’ipotesi, padroneggiare concetti in vari contesti,ecc).

Per la Cohen poi il CL si deve attuare in questo modo: l’insegnante inizia con una lezione

introduttiva sull’argomento che vuole gli alunni apprendano, e sarà una lezione sintetica, in

cui si cercherà di non approfondire troppo la cosa e di non anticipare il lavoro che devono

svolgere i ragazzi (potrà poi fare uso di diversi strumenti come film o documentari), dopo di

che dovrà formare i gruppi (che dovranno essere composti da non più di cinque elementi) e

assegnare a ogni alunno un ruolo ben specifico (tra questi quello che deve essere sempre

presente è il ruolo del facilitatore):

-facilitatore (è colui che assicura che ognuno riceva l’aiuto necessario e che abbia ben

compreso cosa deve fare, deve trovare le risposte alle domande all’interno del gruppo e se

non riesce deve interpellare l’insegnante)

-controllore (controlla che tutti abbiano svolto il proprio lavoro)

-addetto ai materiali: ha la responsabilità preparare e disporre tutto il materiale di lavoro

-addetto al riordino

-relatore (ha la responsabilità di riferire alla classe le scoperte del gruppo)

-armonizzatore (si occupa di gestire i possibili conflitti, di far si che la comunicazione

all’interno del gruppo sia lineare e aperta, ecc)

Dopo aver assegnato i ruoli, l’insegnante dovrà consegnare delle schede di lavoro che

contendono le istruzioni scritte sul lavoro da svolgere, che dovranno essere chiare e

sufficientemente dettagliate (ma senza esagerare altrimenti il gruppo avrà ben poco su cui

discutere) affinchè il gruppo possa procedere senza assistenza esterna. Una volta che i

gruppi avranno svolto il compito essi dovranno presentare al resto della classe il loro lavoro

e potranno scegliere la modalità che ritengono più adeguata, quindi disegni, dipinti, poesie,

vignette,scenette, musica, presentata un po’ da ciascuno dei singoli elementi o da un

portavoce,ecc. L’insegnante potrà poi fare un riepilogo dei punti salienti, dei

collegamenti,ecc. L’insegnante dovrà poi valutare il lavoro svolto dai singoli alunni e il

lavoro del gruppo e nel fare questo non dovrà usare i tipici voti ma cercare di far si che

siano gli alunni stessi a capire se sono riusciti nel compito, aiutandoli ad individuare cosa

va bene e cosa invece andrebbe migliorato e lo stesso deve essere fatto nel valutare il

lavoro del gruppo. In questo modo quindi l’insegnante non è più chi osserva e corregge

ogni errore ma chi progetta e dirige l’attività, in quanto la responsabilità è nelle mani degli

alunni.

Tecniche per il gioco e l’animazione

Non è possibile indicare in modo definitivo tutte le tecniche di cui può far uso l’animatore

perché esse subiscono un continuo processo di trasformazione ed evoluzione naturale

durante il corso degli anni e perché devono essere continuamente adattate e rinnovate

dalla creatività dell’animatore in base alle esigenze del gruppo e al luogo in cui ci si trova.

E’ bene poi chiarire che l’animatore nello scegliere la tecnica più adeguata a un certo

contesto dovrà si tenere conto del gruppo su cui andrà ad operare e del luogo ma prima di

tutto dovrà aver ben chiaro l’obiettivo o gli obiettivi che vuole raggiungere, in base

all’obiettivo sceglierà la tecnica.

Naturalmente poi non è detto che si raggiungano immediatamente con un solo gioco gli

obiettivi prestabiliti, anzi il più delle volte sono necessari diversi interventi prima che i

partecipanti apprendano qualcosa o si vedano in loro delle trasformazioni.

Le tecniche che l’animatore può utilizzare sono:

- Tecniche ludiche

- // // training

- // // di drammatizzazione

- // // di partecipazione espressiva

- // // multimediali

- Tecniche ludiche : comprendono tutti i “giochi di cooperazione” e la “Gaming Simulation”. I

giochi di cooperazione (di cui fanno parte : i giochi di conoscenza e i giochi di

comunicazione) sono quei giochi (oggi in Italia sempre più riconosciuti e apprezzati come

strumenti che favoriscono il rapporto socio-affettivo in classe e che possono essere inseriti

quindi nella programmazione didattica) che non prevedono né vincitori né vinti, in quanto lo

scopo non è la competizione ma la cooperazione. Di solito gli insegnanti hanno paura che

in questo modo cali la motivazione degli alunni a partecipare ma in realtà non è così perché

ci sono in questo caso altre motivazioni al di là del voler competere che possono essere ad

esempio la voglia di fare qualcosa per il gruppo di appartenenza, fare qualcosa perché

semplicemente si vuole stare con persone che sono simpatiche, perché si fa qualcosa che

ci diverte, o anche per la paura di non fare niente e di restare isolati. Perciò la competizione

non è l’unico motore al rendimento. Per quanto riguarda invece il Gaming Simulation (usato

all’inizio per l’addestramento militare, nel campo scolastico e formativo è abbastanza

recente) ne fanno parte diversi tipi di giochi: giochi di simulazione, computer simulation,

role play, fantasy game, giochi d’ambiente, giochi strategici, animazioni.

I giochi di simulazione sono ad esempio il monopoli, gli scacchi e altri giochi da tavolo in cui

ci sono delle regole da rispettare che determinano l’andamento del gioco e dei giocatori.

Qui viene simulata una situazione reale e perciò vengono messi in atto i processi di

problemi di carattere pedagogico,culturale,filosofico,storico,geografico,ecc delle situazioni

reali, preparando il soggetto ad affrontare e padroneggiare tali situazioni grazie alla

sperimentazione che egli può fare in questa situazione protetta,in cui può commettere

anche errori senza conseguenze gravi (al contrario di quello che avverrebbe nella vita

reale). I giochi di ruolo (role play) sono simili in quanto anche qui avviene una simulazione,

solo che ogni partecipante interpreta un ruolo e a differenza dei giochi di simulazione le

regole sono molto più leggere. In questo caso si parte con l’inizio di una storia che

proseguirà poi con tutta una serie di improvvisazioni, secondo una regolamentazione

seppur leggera che viene inventata sul momento , in cui ogni giocatore interpreterà un

ruolo ben definito, andando a creare così una situazione viva e reale per i partecipanti in

quanto ne sono coinvolti pienamente. Colui che coniò il termine role playing fu Jaboc Levi

Moreno che in seguito all’esperienza del teatro della spontaneità si rese conto dell’utilità di

questa tecnica ai fini della liberazione dei sentimenti repressi, e andò così sviluppando tale

uso terapeutico del teatro con la tecnica dello psicodramma. Decise perciò di chiamare

quelle applicazioni del teatro a fini formativi “tecniche di role playing”. Secondo alcuni

psicodramma, gioco di ruolo e gioco di ruolo formativo sarebbero tre cose diverse e cioè: lo

psicodramma sarebbe una forma di terapia rivolta a soggetti che hanno problemi

psicologici, il gioco di ruolo sarebbe invece una forma di intrattenimento che ha lo scopo di

divertire i giocatori e il gioco di ruolo formativo invece sarebbe rivolto a persone che devono

fare un training formativo o un’esperienza per ragioni di studio o di ricerca,ecc.

- Tecniche training: sono tecniche di addestramento (come ad esempio il “training non

violento”, “antirazzista”, “di educazione al disarmo”, “di educazione ai rapporti”, “dal

pregiudizio all’interculturalità”) che aiutano le persone a liberarsi dalla paura del nemico,

delle false idee che condizionano la loro vita,il loro modo di pensare, del pregiudizio verso il

diverso,ecc.

- Tecniche di drammatizzazione: sono tecniche molto diffuse che hanno lo scopo di

presentare in modo scenico un conflitto o un problema mettendolo così in evidenza e

risolvendolo. Quando il problema è di natura psicologica si parla di “Psicodramma” (che

come già detto è nato con Jacob Levi Moreno, in cui un animatore che è sempre uno

psicoterapeuta invita il paziente a mettere in scena la situazione per lui conflittuale

confrontandosi con un antagonista, successivamente verranno invertiti i ruoli in modo che

egli andrà a vivere i sentimenti dell’altro, da questo e dalla discussione che verrà effettuata

successivamente il paziente si sentirà liberato), quando invece è di natura collettiva si parla

di “Sociodramma”, il quale permette di risolvere in modo non violento i conflitti presenti

all’interno dei gruppi, se invece si tratta di problemi socio-politici si parla di “Teatro

dell’Oppresso” (che si avvale di queste tecniche teatrali: Teatro Forum, Teatro immagine,

Teatro invisibile e il Flic dans la tete). Il Teatro dell’Oppresso nasce con Boal che riuscì a

introdurre il metodo Stanislavskij (che si basa su un’ approfondimento degli aspetti

psicologici del personaggio che l’attore va ad interpretare e sulla ricerca di affinità tra il

mondo interiore del personaggio e quello dell’attore, in modo da effettuare una vera e

propria immedesimazione di quest’ultimo nel personaggio. Si base su una serie di esercizi

di rilassamento muscolare, dell’impostazione della voce,ecc e su il processo di

reviviscenza) per la formazione dell’attore. Nel Teatro dell’Oppresso l’attore non è più

soltanto colui che recita perché ha la possibilità di farlo ma può esserlo chiunque e si basa

sulla presa di coscienza da parte di quest’ultimo dell’oppressione che può vivere in una

certa situazione (oppresso/oppressore) e dal liberarsi da questa oppressione attraverso

l’azione provata sulla scena (e poi nella realtà) e lo smascheramento di tutte le maschere

sociali che guidano la sua vita (che sono cioè tutte le abitudini percettive,

emotive,comportamentali,ecc che derivano dalla sua collocazione sociale). Questo sistema

non dà soluzioni ma stimola le persone a voler cambiare, uscire dalla situazione che

possono stare vivendo e a trovare soluzioni proprie.

Il Teatro dell’Oppresso come detto si avvale di diverse tecniche, che sono: il Teatro

Immagine in cui si rappresenta una certa situazione di oppressione vissuta dai partecipanti

attraverso delle immagini corporee del gruppo nel suo insieme (prima quella reale, poi

quella ideale e poi di nuovo quella reale chiedendo ad ogni partecipante di apportare delle

veloci modifiche per mostrare alcune possibili soluzioni per la liberazione da questa

situazione di oppressione), nel Teatro Forum invece si rappresenta sempre una situazione

e quando questa raggiunge il culmine e diventa negativa per il protagonista si blocca, poi si

ripete e questa volta si permette agli spettatori di proporre delle soluzioni. Chi propone va

poi a sostituire l’attore e prova a rigiocare la scena. Nel Teatro Invisibile invece la scena

messa in atto dagli attori si svolge in un luogo di vita reale in cui il pubblico è inconsapevole

e si trova a vivere perciò situazioni paradossali e vi reagisce spontaneamente. Per finire c’è

il poi il Flic dans la tete in cui l’oppressore è nella mente delle persone perchè è quella

funzione di controllo (il poliziotto flic) sempre presente in noi che ci impedisce di cambiare e

quindi lo scopo è quello di farla uscire da noi e far emergere così da noi quelle nostre parti

nascoste, i desideri rimossi,ecc. Tale metodo anche se simile a prima vista allo

psicodramma se ne differenzia per il suo carattere più socio-politico che terapeutico.

- Tecniche di partecipazione espressiva: ne fanno parte: “la scrittura collettiva”, “I racconti

plurilingue”, “la danza”, “Il canto e la musica”, “il teatro dei burattini”, “Il teatro delle ombre

cinesi”, “il teatro dell’ombra”, “Il teatro interculturale”, “la festa interculturale”. Per quanto

riguarda la scrittura collettiva è un tipo di educazione partecipativa in cui si scrive insieme

un testo, ed è un sistema che valorizza le competenze di ognuno. Poi ci sono i racconti

plurilingue in cui ogni partecipante racconta la storia nella sua lingua, il teatro interculturale

in cui si rappresentano personaggi tipici delle nazioni che parlano tra loro in diverse lingue

e il teatro dell’ombra in cui si valorizzano i linguaggi mimico-gestuali e si usa una lingua

inventata. C’è poi la festa interculturale in cui vengono presentate le feste tradizionali dei

vari Paesi con lo scopo di permettere la conoscenza di molti aspetti della cultura di un

popolo e di confronto con la propria.

- Tecniche multimediali: sono tutte quelle tecniche fanno uso di strumenti audiovisivi e

multimediali che possono essere: videoregistratore e videocassette, registratore e

audiocassette, immagini e foto, giochi virtuali e videogiochi, disegni, poster, diapositive,

lucidi. Per quanto riguarda il videoregistratore esso può essere uno strumento molto utile

perché permette di poter rivedere i propri atteggiamenti, comportamenti, le proprie azioni e

stimolare nell’individuo in caso un cambiamento. Ci sono poi le immagini e le foto con le

quali è possibile organizzare attività di gruppo o individuali a scelta dell’educatore-

animatore, come ad esempio presentare ai ragazzi delle immagini e chiedere loro di

scegliere quella che più li ha colpiti e chiedere il perché confrontandosi poi con gli altri

alunni, o anche iniziare una storia partendo da un personaggio presente in una foto,ecc.

Infine ci sono i videogiochi che possono comunque risultare utili ma in cui l’educatore-

animatore deve considerare gli eventuali pericoli derivanti e metterne in guardia perciò gli

studenti da un uso scorretto o sconsiderato.

Esempi di Tecniche Ludiche, in particolare di “Giochi di Conoscenza”:

- I vicini ciechi: il gruppo è seduto in cerchio e l’animatore conta velocemente: 1,2,1,2 in

modo che alla fine ognuno è un 1 o un 2. A questo punto i 2 chiudono gli occhi e diventano

ciechi e palpeggiando devono scoprire i loro vicini di destra. I vicini di destra che sono gli 1

e sono i vedenti devono cambiare posto tra di loro, così che ogni 2 deve ritrovare il suo

vicino. Poi si invertono i ruoli.

- Al volo!: il gruppo si dispone in cerchio e ogni partecipante alla volta deve dire ad alta voce

il proprio nome e o una caratteristica di se stesso. A questo punto l’animatore porge un

pallina di gomma o qualsiasi altro oggetto a uno dei partecipanti che dovrà lanciare la

pallina a un suo compagno, il quale dovrà pronunciare il nome o una caratteristica del

lanciatore prima di lanciare la pallina a sua volta ad un altro compagno. Tutti devono

prendere almeno una volta la pallina.

- Cinque cambiamenti: i partecipanti (che dovranno essere di numero pari) si devono

disporre su due file mettendosi uno di fronte all’altro, una volta formate le coppie ogni

coppia si dovrà osservare attentamente senza parlare. Dopo qualche minuto si faranno

girare le coppie e a questo punto ogni partecipante dovrà apportare cinque cambiamenti

nel proprio look (es. levare un orecchino, cambiare posizione all’orologio,ecc) fino allo stop

dell’animatore. Si dovranno poi far tornare le coppie alla posizione di prima e lo scopo è

quello di scoprire i cinque cambiamenti apportati.

Role play:

- Uomo abborda donna in treno: questo gioco può essere usato per sviluppare la

consapevolezza sugli stereotipi sessuali,culturali,sociali e razziali. Si suddividono i

partecipanti al gioco in gruppi e ogni gruppo deve rappresentare la stessa scena con

alcune piccole varianti: una donna viaggia in treno e sta leggendo un giornale, entra un

uomo nello compartimento e cerca subito di agganciare discorso con la donna che però

non è interessata e vuole solo continuare a leggere il giornale. Come si comporta l’uomo e

come si difende la donna?Dopo il gioco è importante discutere sugli stereotipi emersi.

Esempi di Attività per formare gruppi :

- La camminata strana: ognuno riceve un biglietto con l’indicazione di un modo particolare di

camminare (zoppicante, a saltelli, a gambe chiuse,ecc). Le persone che camminano in un

modo simile formano un gruppo

- Col pollice avanti: questo serve per formare coppie. Tutti chiudono gli occhi e mettono il

pollice destro in avanti, chi tocca un altro pollice si deve allontanare con il compagno.

L’attività dura finchè tutti hanno trovato un pollice. Si può usare anche un piede o altre parti

del corpo.

Esempi di Attività per l’osservazione del gruppo e per il regolamento della

comunicazione al suo interno :

- Televisione: si suddividono i partecipanti in due gruppi, il gruppo A fa il trasmettitore, il

gruppo B il ricevitore. L’animatore fa vedere al gruppo A un oggetto o un animale descritto

su un foglio, a questo punto il gruppo A deve comunicare al gruppo B l’oggetto mimandolo

e i ricevitori devono disegnare su un foglio ciò che hanno capito. Dopo si scambiano i ruoli.


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maxedeb

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher maxedeb di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Ludoteconomia e programmazione delle attività e tecniche educative e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof De Angelis Umberto.

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