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1G. Procacci "Warfare-welfare, intervento dello stato e diritti dei cittadini (1914-1918)"

Le politiche di intervento sociale: i casi della Gran Bretagna, della Germania e dell'Italia

Il modello del welfare state era già apparso in Europa intorno al XIX secolo, dopo che entrò in crisi il paternalismo assistenziale. I primi interventi seguirono due tendenze:

  • Germania di Bismarck: legislazione per coprire dai rischi limitati settori lavorativi. Assicurazione obbligatoria, sistema deciso dall’alto. Prime forme assicurative appaiono con le prime proteste operaie nei paesi scarsamente industrializzati. Diritti sociali riconosciuti a scapito di quelli politici. I paesi che seguirono questo modello si impegnarono al di fuori del welfare occupazionale per aprirsi ai bisogni collettivi.
  • Gran Bretagna: politica di sostegno dei settori più deboli della popolazione e delle fasce più basse della classe lavoratrice. Sistema assistenziale sviluppato soprattutto nel XX secolo. Mobilitazione delle classi lavoratrici, estensione del suffragio e conseguente sviluppo democratico e parlamentare. Reciproca influenza dei diritti politici e civili. I paesi che seguirono questo modello attuarono interventi di categoria, soprattutto verso gli impiegati dell’industria della guerra.

Benché ci fossero state delle commistioni tra i due sistemi, rimasero sempre ben distinti fino alla Grande Guerra. La maggior parte dei paesi mise in piedi un sistema assistenziale e assicurativo, ma la compenetrazione dei due sistemi avvenne solo durante la Grande Guerra.

La contingenza bellica impose l’attuazione di interventi assistenziali a vasto raggio e il peso sociale acquisito dalla classe operaia fu significativo.

Dalla fine del secolo alla guerra mondiale

Il percorso della Germania e della Gran Bretagna

La prima legislazione assicurativa tedesca aveva un obiettivo preventivo, mirato a rendere la classe operaia più legata allo Stato attraverso vantaggi diretti, integrando il settore di punta dell’ambiente operaio e ritardando la repressione verso il Partito Socialista e i sindacati. Era quindi sulla linea di continuità con la vecchia politica paternalistica del vecchio regime. Non vi era intento di corrispondere alle necessità delle classi bisognose o di quelle che avevano risentito dei processi industriali.

  • 1883-89: in Germania furono varate leggi per invalidi, anziani e infortunati, ma solo per poche categorie d’industria, quelle in ascesa e particolarmente pericolose, prevedendo un alto contributo da parte dei lavoratori (categorie privilegiate per consenso). Settorializzazione corporativa dei lavoratori. La Germania fu comunque la prima a una normativa per l’assicurazione sociale che fosse obbligatoria e tripartita (stato, lavoratori, datori). Le pensioni furono innovative e seguite in Europa solo dopo il XX secolo.

In Gran Bretagna, il principio di obbligatorietà fu frutto dell’evoluzione della società e dell’inserimento del progetto nei programmi del movimento operaio.

  • Old Age Pension Act - 1908: garantito esclusivamente dallo stato un sussidio a tutti i cittadini oltre i 70 anni purché rispettabili e senza altro mezzo di sostentamento. Viene inaugurato in Gran Bretagna un modello di stato sociale in base a un’assistenza che usava il solo contributo statale e che non distingueva tra lavoratori e non. Nel 1911: legge sull’assicurazione obbligatoria per malattia e invalidità per tutti quelli che guadagnavano meno di 150 sterline l’anno e indennità di disoccupazione (finanziata sia dal datore che dal lavoratore) e rete di uffici di collocamento.

La Gran Bretagna voleva rispondere ai bisogni dei livelli più bassi delle classi lavoratrici e delle sfere povere della popolazione. Era stata la più innovativa in campo sociale insieme alla Danimarca. Le leggi inglesi erano più avanti prima della guerra anche in campo assicurativo. La spinta comunque veniva sempre dal basso.

La legislazione italiana

L’esperienza tedesca influenzò il modello italiano. La preminenza sociale italiana si caratterizzò per il momento etico e pedagogico (istruzione, risparmio popolare e assicurazioni volontarie). L’Italia partiva da una situazione molto arretrata, ispirata dal modello usato dal Piemonte, con una rete di istituzioni religiose gestite malamente. Le società di mutuo soccorso si svilupparono accanto alle situazioni religiose a partire dalla fine dell’Ottocento. La fitta rete di istituzioni private ritardò l’intervento sociale dello stato.

  • Inchieste come quella di Bertani indicavano che i contadini erano in stato disperato (pellagra e malaria); l’inchiesta Jacini mostrava sfruttamento e soprusi. La classe dirigente puntò alla riforma elettorale e tributaria, senza un atteggiamento di indignazione umanitaria. Esisteva l’esigenza di provvedimenti in rapporto ai fenomeni di urbanizzazione e proletarizzazione.
  • Veri progetti di tutela avanzata (progetti Berti) naufragarono a causa dell’opposizione in senato dei ceti conservatori. Le leggi approvate furono poche:
    • 1883: legge per Cassa nazionale di assicurazioni contro gli infortuni degli operai sul lavoro, a carattere volontario.
    • 1886: legge sul lavoro dei fanciulli nelle miniere.
    • 1886: riconoscimento giuridico delle società di mutuo soccorso.
    • 1890: legge per ristrutturare il sistema caritativo (opere pie sotto controllo statale).
    • 1893: norme sull’incolumità dei minatori.
    • Leggi sui collegi dei probiviri in industria.

L'ultimo decennio dell’800 si caratterizzò per una tendenza a risolvere la questione sociale attraverso la repressione. Furono bocciati i progetti sul lavoro delle donne e dei fanciulli. L'ambiente del liberalismo conservatore, per difendere le istituzioni liberali dal pericolo di una evoluzione democratica legata alla mobilitazione del nascente movimento operaio, ritenne opportuno accompagnare le misure di repressione con azioni di riforma sociale.

Furono promulgate le leggi per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro per i lavori dell’industria e la Cassa nazionale di previdenza per l’invalidità e la vecchiaia (iscrizione volontaria, con onere che cadeva quasi esclusivamente sui lavoratori). Rispetto alla Germania, la riforma assicurativa era più riduttiva, ristretta alle attività industriali più pericolose e con indennità limitate. Fu escluso il settore agricolo per compiacere gli interessi agrari. Non furono previste norme per la protezione sanitaria.

Il passaggio da un modello paternalistico repressivo a un modello d’integrazione del conflitto avvenne solo con il nuovo secolo. Sotto Giolitti iniziarono a precisarsi criteri che rispondevano anche a impulsi che venivano dal basso. Il principio che l’assistenza fosse un diritto iniziava a farsi strada nel dibattito. Le leggi furono fatte, ma spesso rimasero inapplicate per mancanza di controlli da parte degli organi amministrativi.

I primi anni del XX secolo furono un periodo più fecondo (Confederazione Generale del Lavoro, Lega Nazionale Cooperative, Federazione Nazionale Società di Mutuo Soccorso). Nel 1907 ci fu un rallentamento a causa della crisi. Tra il 1908 e il 1914 furono istituiti ispettorati del lavoro, uffici del lavoro contro la disoccupazione e l’Istituto nazionale delle assicurazioni (assicurazioni sulla vita diventano pubbliche). Non furono tuttavia introdotte pensioni né normative sulle malattie.

La maggioranza agricola e a domicilio, e i lavoratori del sottosuolo furono esclusi da ogni protezione (solo infortunistica). Con Giolitti si continuava comunque a usare la coercizione per la repressione. Fu negata legittimità agli scioperi che travalicassero la soglia delle trattative economiche. Continuava l’ostilità della borghesia conservatrice e delle associazioni laiche e private (concessioni discrezionali).

Gli sforzi non furono inutili, ma esisteva un divario tra i progressi della legislazione e l’applicazione, verso la quale l’impegno pubblico si mantenne modesto e inadeguato.

Le innovazioni del periodo bellico

L’impatto della guerra

La Grande Guerra sconvolse tutti i canoni che avevano regolato la vita degli Stati. Lo Stato assunse nuove funzioni. Le politiche sociali degli stati belligeranti videro interventi diretti sui prezzi, sui consumi, sugli affitti e sui contratti di lavoro; vennero istituiti nuovi centri sanitari e ospedalieri. La guerra trasformò l'assistenza ai poveri in assistenza a tutti i cittadini.

Durante la prima fase della guerra, le associazioni private gestirono il funzionamento dell’assistenza. Dal 1916 al 1917 il compito passò allo Stato, anche se le associazioni private continuarono ad agire inquadrate dentro quelle pubbliche o come supporto. La guerra portò gli stati a intervenire massicciamente nell’ambito dell’occupazione, attraverso l’istruzione dei apparati pubblici creati in tutti i paesi belligeranti col compito di sovraintendere alla produzione e alle relazioni industriali.

  • Controllo dei salari e della produttività, promuovendo ispezioni, avviando provvedimenti di tutela e varando misure assicurative e previdenziali a favore degli occupanti. La Gran Bretagna perfeziona le riforme occupazionali mentre la Germania inaugura una politica sociale a vasto raggio (Costituzione di Weimar).

Le politiche assistenziali e quelle attinenti al lavoro delle fabbriche avevano come obiettivo il contenimento sociale e delle agitazioni operaie. Accanto all’azione di sostegno vi era anche repressione e drastica limitazione dei diritti civili.

Gran Bretagna e Germania: le politiche sociali

Gran Bretagna

Attuazione di un piano redistributivo equilibrato tra necessità civili e militari e per una politica di soccorso a vasto raggio. Forme di redistribuzione del reddito come livellamento sociale. La politica annonaria diminuì nel 1917, ma la decisione di L. George di estendere la superficie coltivabile permise di superare in tali settori il livello medio prebellico del 40% e ottenere un aumento del 20% dei generi alimentari. In ambito industriale si passò a una politica di interventismo economico (Ministry of Munition).

Le aspettative di vita delle classi più indigenti si innalzarono (1913-1920: riduzione di 1/3 della popolazione; scomparsa degli slums; livelli più alti dell’alimentazione e dei ragazzi poveri di Londra). Durante gli anni della guerra in Gran Bretagna si riuscì a fare un’evoluzione positiva della condizione di salute e di vita della popolazione. Tutto questo permise la coesione sociale interna e influì probabilmente sulle stesse sorti del conflitto.

Germania

A partire dal 1916 tutte le risorse furono convogliate verso l’esercito a favore di un gigantesco incremento della produzione degli armamenti. L’impoverimento coinvolse anche i ceti medi, insieme alla mancanza di cibo, causa delle rivolte che dal 1916 sconvolsero il paese. Il governo tedesco cercò di rispondere ai bisogni di cittadinanza: razionamento, prezzi massimi di alcuni generi alimentari, previdenze e indennità ai feriti, vedove e orfani. I fondamenti dello Stato Sociale furono prestazioni erogate in rapporto alla precedente condizione di vita.

Tuttavia, non si riuscì ad evitare il collasso politico e sociale; la crisi alimentare divenne drammatica dal 1916 (maggio 1916: ufficio di guerra per i viveri; 1918: carestia che portò alla morte di più civili che militari). La crisi del sistema di assicurazione sanitario fu evidente con una spirale inflazionistica e paralisi politica. La situazione interna, sia economicamente che socialmente, divenne insostenibile, decidendo l’esito stesso del conflitto.

La regolamentazione del lavoro industriale

Tutti gli stati belligeranti decisero di intervenire direttamente nell’organizzazione del lavoro. L’intervento pubblico fu rivolto sia a regolare il mercato sia a eliminare le interruzioni della lavorazione che la conflittualità avrebbe potuto generare. Furono sospese le leggi di tutela del lavoro femminile e minorile, aumentati gli orari e i ritmi e fu vietato lo sciopero.

Il controllo coercitivo fu attuato in parallelo all’azione di consultazione e mediazione, una novità di maggior rilievo del nuovo sistema d’intervento.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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