Introduzione
“Il motore del progresso è la voglia di innovare. Lo spirito che fa funzionare l’economia è la distruzione creatrice, portata avanti dall’imprenditore. È distruttore perché mette fuori mercato i correnti, ma creatore perché mette a disposizione dei consumatori un prodotto innovato e a basso prezzo.” J. Shumpeter
Storia, statistica e teoria sono le basi dell’analisi economica. L’economia è la scienza che studia la gestione delle risorse scarse da parte dell’uomo, che ha il fine di soddisfare i suoi bisogni. L’economia è la scienza che studia come (in un contesto di informazione distribuita) i singoli e la società scelgono di impiegare risorse che potrebbero avere usi alternativi allo scopo di produrre vari tipi di beni e distribuirli per il consumo, nel presente o nel futuro, tra gli individui e i gruppi della società.
Il sistema economico è l’insieme delle relazioni che esistono tra i soggetti di uno specifico contesto socio-politico in un dato momento storico, e che sovraintendono al soddisfacimento dei bisogni (e dei desideri) individuali e collettivi determinando: cosa produrre, quanto produrre, per chi produrre. La natura di tali relazioni è complessa, ovvero coinvolge molteplici dimensioni, e storicamente determinata.
I fattori determinanti dell’economia
- Demografia (domanda e offerta): L’economia è una scienza sociale, studia le scelte personali, le popolazioni, quante persone ci sono, quanto si riproducono, per capirne i bisogni.
- Geografia (risorse e scambi): Per capire come la distribuzione diversa di risorse e conoscenze definisce specializzazioni produttive che mi consentano di generare beni.
- Istituzioni (le regole del gioco): Quelle regole che definiscono l’interazione tra soggetti e la rendono possibile (norme, leggi, norme morali, costi di transazione).
- Tecnologia (come produrre): Y=f (T, L, K) → Il modo in cui questi tre fattori si combinano per generare profitto è dato dalla tecnologia, che evolve nel tempo cercando di risparmiare la quantità di fattori che impiego per la produzione di output (Y).
- Cultura (le scelte): Barbiere hipster/monaco Butan.
Geografia
La chiave: risorse e distanze. Le risorse: lo stock può variare nel tempo per fattori naturali (mutamenti climatici, dinamiche ecologiche). Le risorse: la capacità di utilizzo delle risorse cambia con il mutamento tecnologico. Le distanze: incidono sulla formazione dei mercati. Le economie che dispongono di molte risorse non necessariamente sono ricche, devono infatti imparare ad utilizzare le risorse in modo efficiente.
I cicli climatici hanno avuto ripercussioni molto forti sui cicli economici. L’innalzamento delle temperature consentiva di coltivare vino in Inghilterra, in Tirolo. Nel 1400 c’è un crollo delle temperature (piccola glaciazione), che incide in maniera significativa sulle possibilità dell’agricoltura. Col passare del tempo abbiamo sempre più strategie per cercare di contrastare il cambiamento climatico.
Collasso: perché alcune civiltà scompaiono?
I Maya, gli abitanti dell’Isola di Pasqua, le colonie vichinghe della Groenlandia.
- Capacità di sfruttamento del territorio (fragilità ed elasticità).
- Percezione dei cambiamenti climatici (piccola glaciazione 1440-1850, vulcano Tambora 1815).
- Presenza di nemici (impero romano, civiltà micenea). Spesso le lotte hanno portato ad un indebolimento della struttura sociale.
- Rapporti con amici (la forza dello scambio).
- Capacità di innovazione della società.
Geografia ed ecologia (e cultura)
- Isola di Pasqua (90-1500 dC): deforestazione, mancata cooperazione, isolamento.
- Maya (1000 aC-1250 dC): deforestazione, guerra, siccità.
- Groenlandia (984-1450 dC): sfruttamento del suolo, isolamento (ultima nave 1410), mancanza di innovazione (imparare dagli inuit a cacciare foche e balene).
Istituzioni (e organizzazioni)
Le istituzioni sono i vincoli che strutturano le interazioni politiche, economiche e sociali, consistenti in regole informali (sanzioni, tabù, costumi, tradizioni e codici di condotta) e regole formali (costituzioni, leggi e diritti di proprietà) e le organizzazioni che rendono operativi tali vincoli.
Istituzioni sono le famiglie, il diritto di proprietà, la moneta, le imprese, la religione, le forme di governo. Il tipo di istituzioni prevalenti in un sistema ne condiziona l’efficienza economica. Un’istituzione di buona qualità è fondamentale per una buona qualità di vita.
Istituzioni e sviluppo economico
- La dotazione istituzionale può fare la differenza nei processi di sviluppo economico (Douglass North 1990).
- Le istituzioni nascono secondo logiche costruttiviste e/o ecologiche (Vernon Smith 2010).
- Un esempio storico: economia pianificata vs. economia di mercato.
- Ma non sempre sopravvivono solo le istituzioni più efficienti sotto il profilo economico: path dependence.
- Le istituzioni efficienti sono spesso stabili, ma non sempre le istituzioni stabili sono efficienti.
L’economia di mercato è caratterizzata dal fatto che prezzi e quantità di equilibrio sono determinati dall’incontro tra domanda e offerta sul mercato. Una logica totalmente alternativa di coordinamento dell’attività economica è quella dell’economia pianificata, in cui una pianificazione razionale di quantità da produrre e prezzi viene “calato” dall’alto.
Nell’URSS in maniera più strutturata sul piano ideologico è stata applicata l’idea che l’economia potesse venire pianificata a tavolino, allocando le risorse ai produttori in modo che realizzassero determinati piani. Lo scopo era inizialmente evitare gli sprechi (che senza controllo si sarebbero verificati) e in secondo luogo la distribuzione dei risultati di questa economia in maniera equa.
Questo “sogno” si scontra con il problema dell’informazione. Per avere un equilibrio di mercato funzionante devo disporre di alcune informazioni (disponibilità fattori, bisogno del bene ecc.); prevedere ex-ante questi dati non era semplice e le condizioni su cui si basano domanda e offerta sono volatili. In presenza di un imprevisto, un’economia pianificata rischia di trovarsi di fronte a serie difficoltà poiché non considera molte variabili che, in un’economia di mercato, non darebbero origine a problemi (gomme nell’URSS dopo incendio).
Il ruolo della banca centrale è immettere nel sistema economico la quantità di moneta che ritiene necessaria per il corretto funzionamento del mercato.
- Un aspetto cruciale delle istituzioni è quello di ridurre i costi di transazione. Le istituzioni sono economicamente rilevanti, perché incidono su questi costi. Cioè i costi di “funzionamento” del mercato.
- I costi di informazione (informazione pre-sale, adv, mkt), costi di contrattazione (redigere un contratto necessita un legale che va retribuito), costi di tutela dei diritti di proprietà derivanti dai contratti.
- Causato da razionalità limitata, asimmetria informativa ed azzardo morale.
Lo sviluppo “smithiano”: mercato e divisione del lavoro
Lo scambio libero e volontario come «unità elementare» dell’economia di mercato. Due soggetti scambiano tra loro beni (uno dei quali spesso è il denaro).
- Lo fanno per soddisfare un bisogno specifico alla fine dello scambio (faccio lo scambio solo se lo reputo conveniente).
- Alla fine, l’utilità di entrambi è accresciuta.
- Ho interesse a comportarmi correttamente, se intendo interagire nuovamente, o se ci sono punizioni formali per chi sgarra.
- Quanto più lo scambio è diffuso, tanto più conviene specializzarsi in un’attività definita.
- Quanto più i diritti di proprietà sono tutelati, tanto più ho un incentivo a produrre e a investire.
- L’importanza delle regole – formali e informali – che governano l’interazione (l’homo economicus è un’astrazione).
«Perché le nazioni falliscono» (Acemoglu, Robinson 2013): i sistemi istituzionali incidono sullo sviluppo economico di lungo periodo.
- I sistemi politico-istituzionali possono essere suddivisi in due grandi gruppi: quelli caratterizzati da istituzioni «estrattive» e quelli caratterizzati da istituzioni «inclusive».
- Nel primo il potere politico ed economico viene esercitato da parte di gruppi sociali ristretti, con forti barriere all’entrata; un modello potenzialmente efficace nel breve periodo, ma tendenzialmente fallimentare nel lungo.
- Nel secondo il coinvolgimento di ampi settori della popolazione nei processi di governance e nell’attività economica crea un ambiente potenzialmente dinamico, ricco di incentivi all’innovazione.
Tecnologia
La chiave è lo stato delle conoscenze relative ai processi produttivi e ai beni. La tecnologia definisce come si combinano i fattori di produzione e come si può determinare il vantaggio competitivo. Il mutamento tecnologico può segnare i processi di sviluppo (macchina a vapore ecc.).
L’evoluzione tecnologica rende più efficiente l’uso delle risorse; se la tecnologia evolve, le risorse possono costituire un vincolo “debole” allo sviluppo (fuori dalla trappola malthusiana). La funzione di produzione è del tipo Y=f(K,L,T), a sinistra dell’uguale abbiamo il prodotto (output), a destra abbiamo il capitale, il lavoro e la terra. Quando il fattore lavoro inizia a diventare costoso, in alcune realtà, si inizia ad investire in fattore capitale. Gli USA, in un territorio pieno di risorse, c’erano poche colonie (poco lavoro e tante risorse). Il percorso che sceglierà l’economia americana sarà quello di risparmiare le risorse più scarse (lavoro) ed investire in risorse più abbondanti.
Innovazione e sviluppo secondo Josef Schumpeter
- Innovazione di prodotto: nuovi prodotti immessi sul mercato, innovazioni fisiche e tecnologiche (cibo in scatola, lampadina, cellulare).
- Innovazione di processo: miglioramenti nelle tecnologie e nei sistemi di produzione, riduzione dei costi e del fattore umano (fabbrica, catena di montaggio → Ford, just in time → Toyota).
- Innovazione mercato dei fattori: imprenditori riescono a trovare giacimenti di fattori di produzione a minor costo (delocalizzazione dei processi produttivi).
- Innovazione mercati di sbocco: tentativo di conquistare “fette” di mercato in territori nuovi (crollo dell’Unione Sovietica, apertura delle frontiere e del mercato interno a investitori esterni).
- Innovazione organizzativa: riorganizzazione della forma societaria (acquisizioni, fusioni, franchising).
Esempio di innovazione: cellulare
- 1921: Detroit – radio sulle auto della polizia (solo in ricezione).
- 1933: New Jersey – ricetrasmittenti.
- 1946: AT&T – primo telefono veicolare commerciale, ingombrante e costoso (1954 film Sabrina).
- 1973: Martin Cooper (Motorola) – cellulare (1972 ispirato da Star Trek).
- 1983: Motorola Dynatac 8000X “The Brick” – costo 3995$ (7000 odierni), peso 800 gr, un’ora di conversazione per 8 ore di ricarica (1986 film Wall Street).
- 1984: 300'000 pezzi solo USA.
- 1989: Microtac – 2500$.
- 1996: Startac – 500$.
Cultura
Chiave: conoscenze, valori, costumi, atteggiamenti, ideologie…
Cultura 1: Incide, in vario modo, sull’economia, agendo su: scelte, capitale umano e sociale, progresso tecnico ecc. Teoria dei giochi (ultimatum game): due soggetti, il primo riceve una somma di denaro, e deve decidere come suddividerla tra lui e il secondo. Il secondo ha come unico potere quello di accettare/rifiutare la proposta: se rifiuta, nessuno riceve denaro. Dilemma: equa distribuzione (quasi sicuro risultato) oppure puntare al ribasso sperando che il secondo accetti (poco è sempre meglio di nulla). Dopo una serie di esperimenti (nel mondo accademico occidentale) si è visto che si punta più alla prima situazione, in quanto non esiste solo la mentalità di massimizzazione del profitto economico ma anche una di giustizia/pietà. In paesi con sistemi economici meno sviluppati invece, a dispetto di previsioni tendenzialmente egualitarie (piccole tribù ben coese), si è trovata una distribuzione estremamente variata di risultati.
La rivoluzione del Neolitico
Un grande balzo: la rivoluzione del Neolitico. Da alcuni considerata una la più grande rivoluzione proto-economica della storia: gli uomini, da cacciatori-raccoglitori, diventano stanziali. La fine del nomadismo implica la possibilità di iniziare ad accumulare risorse (capitale), in quanto riesco a soddisfare i miei bisogni oltre il livello di sussistenza. Questo ha permesso la creazione di relazioni sociali più stabili e strutturate, oltre a far sviluppare il concetto di divisione del lavoro in base alle competenze/capacità. Nascono figure nuove e specializzate: artigiani, sacerdoti, guerrieri…
Nascita dell’agricoltura → origine della civiltà.
- 8000-5000 aC: domesticazione di piante e animali in Medio Oriente (mezzaluna fertile), Asia, Sudamerica → cambiamento del regime alimentare.
Carattere di sedentarietà: prima nascono villaggi stabili, poi evoluitisi in città. Ciò comporta una crescita della popolazione esponenziale, lo sviluppo del lavoro suddiviso per competenze, la nascita dei primi scambi commerciali e delle prime forme di istituzione (religione, diritto, arte…).
Capitolo 1
Impero romano nel II secolo d.C.
L’80% circa della popolazione dell’attuale UE vive in territori che nel II secolo d.C. facevano parte dell’Impero romano. Essi concedevano alle popolazioni locali autonomia purché esse riconoscessero la sovranità dell’Impero. C’è inoltre un’importante integrazione economica, garantita dall’ampiezza della rete di comunicazione romana, dalla sicurezza della costante presenza militare, un abbastanza articolato sistema giuridico ed una moneta unica.
La fine dell’Impero romano segna la disintegrazione dello spazio economico precedente, non vi sono più legioni che presiedono i confini, inizia a decadere l’infrastruttura romana (acquedotti, strade, struttura giuridica) e dunque inizia una fase di disintegrazione economica. Una conseguenza è un calo del reddito del PIL pro-capite (813-1742$ a parità di potere d’acquisto, rispetto ai 355$ attuali).
La grande maggioranza dei componenti di una società tradizionale, dediti all’agricoltura, all’allevamento e alla caccia e raccolta di frutti spontanei, soddisfa una limitata scala di bisogni individuali e collettivi producendo da sé sia beni di consumo sia quelli d’investimento (autarchia), indispensabili per continuare i cicli produttivi annuali di piante e animali.
Secondo le stagioni le medesime persone sanno essere pastori e contadini, cacciatori, pescatori, raccoglitori di frutti spontanei, senza traccia di un’apprezzabile divisione del lavoro. Di norma, la terra appartiene in solido all’intero gruppo di abitati che la sfrutta secondo ritmi lavorativi stagionali che impegnano quanti si adoperano per riprodurre ogni anno cereali, legumi e frutti che, in base all’esperienza, garantiscono la sopravvivenza dell’intera comunità.
Abitazioni e strumenti di lavoro sono il frutto di un abile utilizzo di risorse naturali e materie prime disponibili nell’ambiente. La confezione domestica di tessuti comporta la coltivazione e la lavorazione di fibre tessili vegetali e l’allevamento di animali, oltre a una diffusa padronanza delle tecniche di filatura e tessitura. Le tecnologie applicate nel lavoro agricolo sono elementari. Il raro capitale privato e la bassa produttività del lavoro, dovuta a ritmi lenti e a ripartizioni elementari dei compiti, fanno sì che la limitata produzione complessiva dipenda soprattutto dalle mutevoli e imprevedibili condizioni meteo-climatiche.
Limitate scorte di beni alimentari esigono in genere unica gestione comunitaria. Il fallimento dei raccolti incombe ogni anno sugli uomini e un deficit di riserve di cibo può causare catastrofi demografiche. Se gli scambi con estranei si limitano a qualche bene non riproducibile come il sale o a oggetti tecnologicamente evoluti come i metalli grezzi, all’interno delle società tradizionali le relazioni di compravendita sono relativamente rare e la moneta, quando c’è, assolve molto più il ruolo di misura e riserva di valore (tesoro) piuttosto che mezzo di scambio.
Presso le società tradizionali l’organizzazione sociale è imperniata su tre cardini: la parentela, il genere e i gruppi di età. La parentela assicura ai vincoli di sangue (consanguineità) il primato tra i legami sociali e alle alleanze matrimoniali il ruolo di fondamentale collante sociale e culturale. Mancando di legami genetici, difficilmente gli stranieri stabiliscono durature relazioni sociali. Ogni aspetto della vita comune è profondamente influenzato dalle relazioni mantenute fra clan familiari. Le attitudini conservative si spiegano come forme di difesa contro chi osa contestare saldi principi generali che rimandano a quanto collettivamente è pensato come ordine naturale. Il lavoro applicato a potenti fonti energetiche inanimate assicura una crescente produttività. Il dominio di transazioni contrattuali, facilitate dal generale ricorso alla moneta e al credito, e dall’altra parte da un’accentuata divisione del lavoro.
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