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Riassunto delle pagine 1-17, 22-29, 45-54, 63-291, per l’esame

di Storia Economica, Università di Pavia

A cura di Giulio Giacobone

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Strumenti e metodi interpretativi

Introduzione

L’uomo, nelle sue attività cerca di operare stando dentro i limiti imposti dalla società in cui si

trova.

Lo sviluppo delle società umane non tende per ognuna di loro a un unico modello, bensì è glia di

un continuo scambio incrociato di informazioni tra di esse, e questo processo porta a risultati

diversi in base al clima culturale in cui avviene. Di tutto ciò si occupa la storia economica.

La storia economica scienza sociale

Gli storici interrogano e spiegano il passato mossi dalle preoccupazioni del presente.

Gli studiosi più acuti capirono che, dalla ne del ‘700 grandi cambiamenti stavano avvenendo in

diverse culture europee, e questo portò alcuni di loro e dividere i modelli culturali in 2 grandi

gruppi:

- società tradizionali

- società tecnologiche

che andremo ora a analizzare considerando i seguenti aspetti:

- le relazioni economiche

- l’organizzazione sociale

- le mentalità collettive

• Uno sguardo alle società tradizionali

relazioni economiche.

Le In queste società la produzione di ogni prodotto non supera lo stretto

necessario che l’esperienza ha determinato, la proprietà dei terreni e dei mezzi di produzione non

è personale ma della comunità e i beni vengono ad essa distribuiti secondo gerarchie sociali.

La divisione del lavoro è appena abbozzata e l’assente capacità di prevenire mutamenti climatici

porta a frequenti carestie. La moneta, quando c’è, assume più il compito di riserva di valore e il

baratto è lo scambio preferito.

sociale.

L’organizzazione Questa si fonda su 3 aspetti: parentela, genere e gruppi d’età. Il primo è

il fondante, fonte delle maggiori alleanze economiche e belliche, secondo e terzo de niscono i

ruoli che i vari individui andranno a coprire all’interno della società.

mentalità collettive.

Le In queste società religione, superstizioni e miti guidano la quotidianità di

ogni individuo. Lo spazio riservato alla scienza è misero o del tutto assente.

• Uno sguardo alle società tecnologiche

relazioni economiche.

Le In questo tipo di società il ritmo della vita non è più dettato dai fattori

ambientali, ma è l’uomo, grazie al proprio sviluppo scienti co e tecnico, a imporre i suoi ritmi. Qui

la proprietà esclusiva dei fattori produttivi è di usa, e la produzione non si limita più allo stretto

necessario ma punta a creare un’eccedenza da immettere sul mercato e monetizzare. Inoltre lo

sviluppo tecnologico permette un crescente aumento della produttività, che a sua volta spinge gli

imprenditori a investire sempre più per ottenere maggiori guadagni anno dopo anno.

sociale.

L’organizzazione Oltre ai sistemi organizzativi propri delle società tradizionali che

permangono, ne nascono moltissimi altri grazie alla formazione di interessi comuni di vario tipo.

In questo tipo di società lo status sociale non si guadagna più con la nascita ma grazie ai

conseguimenti che ogni persona ottiene durante la vita (mobilità sociale).

mentalità collettive.

Le Non sono più le superstizioni a guidare, in generale, l’agire umano bensì la

ricerca scienti ca gode del massimo credito, ed è lei a guidare ogni attività verso la massima

e cienza. Questa ducia nella scienza spinge gli uomini a ricercare una maggiore istruzione, la

quale permette una crescita personale dell’individuo e anche una crescita della società in

generale.

• Dalla reciprocità degli scambi al mercato antagonistico impersonale

In Europa dal XV al XIX secolo le attività rurali occupavano la stragrande maggioranza della

popolazione. La proprietà terriera era la prima e principale fonte di ricchezza.

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In questo mondo la stragrande maggioranza dei raccolti era usata per il consumo interno

(autoconsumo, conservazione sementi per la semina seguente, pagamento salari in natura…), e

solo l’eccedenza veniva immessa sul mercato, convertita quindi in moneta da conservare come

riserva per momenti di di coltà.

Nell’Europa centro-occidentale, dove i raccolti erano di norma abbondanti e le carestie erano rare,

si assistette a un maggiore sviluppo dei mercati di materie prime, nell’Europa meridionale erano

molto più comuni oscillazioni consistenti dei raccolti in base alle condizioni atmosferiche.

Era inoltre impossibile per i contadini, con i sistemi di produzione del tempo, prevedere la quantità

di merci che si sarebbe prodotto nell’anno seguente, e ciò rendeva imprevedibili i prezzi e stabilire

strategie di produzione che avrebbero portato a un mercato più stabile, raggiunto solo molto

tempo dopo.

Interazioni e interdipendenze

Le relazioni economiche variano, in generale, in base ad almeno 4 fattori:

- ambiente

- struttura e dinamica delle popolazioni

- istituzioni politiche e giuridiche

- gerarchie sociali

L’ambiente. Inizialmente era comune l’idea che esso in uiva fatalmente sulla velocità e quantità di

sviluppo di una certa società, successivamente si a ermò l’idea che era l’uomo nella sua

comunità, con i suoi usi e costumi, a dettare il proprio ritmo di crescita. Naturalmente l’ambiente

in uenzò molto la nascita e lo sviluppo di numerosi centri urbani, nei quali si concentravano le

attività economiche e di scambio essendo vicine al mare o a umi navigabili.

struttura e dinamica delle popolazioni.

La Questo fattore è in uenzato da molti aspetti sociali,

economici e ambientali, che favorirono una crescita a partire dalla seconda metà del XVIII secolo

della popolazione prima europea e poi mondiale. La crescita fu dettata da un generale

miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni in seguito all’evoluzione economica post

rivoluzione industriale. Dalla seconda metà dell’800 si assistette a una diminuzione della mortalità

infantile e a un parallelo aumento della prospettiva di vita media.

istituzioni politiche e giuridiche.

Le Esse de niscono le norme positive e consuetudinarie che il

popolo deve seguire. Solo in epoche recenti si arrivò all’adozione di norme uguali per tutti, inoltre

in Europa, no ai primi dell’800, esistevano strati cazioni di diritti sui terreni che ne impedivano un

uso pieno ed esclusivo al proprietario. I regimi politici europei dell’epoca sono riconducibili a 5

tipologie, raggruppabili in 3 gruppi:

- feudalesimo repubbliche patrizie

Il e le

- monarchia assoluta dispotismo illuminato

La e il

- regime britannico

Il

feudalesimo

Il è la forma più antica e si fonda su un rapporto personale tra sovrano, primo tra

repubbliche patrizie

pari, e nobili. Le sono città stato amministrate da una nobiltà autoctona

monarchia assoluta

cittadina. La sostituisce il feudalesimo e si fonda sul concetto del sovrano

dispotismo illuminato

senza pari, investito del potere direttamente da Dio. Il nasce nel ‘700 in

paesi relativamente arretrati, in cui il sovrano, con l’aiuto di studiosi ed esperti, si pone l’obiettivo

di far accelerare lo sviluppo della nazione su tutti i fronti, entrando direttamente

regime britannico

nell’organizzazione del lavoro, per raggiungere le prime potenze europee. Il è

una monarchia ereditaria, coadiuvata nel governo dall’aristocrazia (i Lord). Il potere era diviso in 2

camere: quella dei Lord, ereditaria, e quella dei comuni, elettiva.

gerarchie sociali.

Le Progressivamente le istituzioni eliminano il rapporto diretto con il cittadino per

diventare autorità sopra le parti, diminuendo il potere del sovrano per accrescere quello degli

organi statali.

Dalla metà del ‘700 l’istruzione diventa il principale fattore d’ascesa sociale, e col tempo non è più

la nascita a decretare il prestigio dell’individuo ma la sua cultura e le sue capacità nel proprio

lavoro. 4

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Le campagne. Dai campi aperti e comuni alle recinzioni.

• L’agricoltura tradizionale

Le condizioni dei contadini in Europa erano di 2 tipi: a ovest erano per lo più liberi e coltivavano

piccoli e medi appezzamenti di terra in forza di contratti o diritti di possesso, a est erano di norma

servi legati alla terra che coltivavano.

Nelle zone nord-orientali la produttività dei campi era minima poichè i servi tendevano a produrre

l’indispensabile per il proprio sostentamento, massimizzando l’ozio, e le comunità erano unite da

un forte senso di solidarietà. In Europa occidentale la situazione non era molto diversa, infatti i

contadini liberi cercavano anch’essi di produrre solo il necessario per sostenersi, ma la necessità

di moneta (riserva di valore, pagamento canoni,…) li obbligava a intrattenere relazioni con il

mercato. Anche i queste zone le comunità erano molto solidali, infatti sui campi destinati al

maggese venivano lasciati liberi di pascolare tutti gli animali della comunità e il villaggio era

circondato da terreni comuni in cui cacciare e procurarsi legname.

• Verso una nuova agricoltura poderi,

Tra metà ‘400 e ‘500 alcuni contadini pionieri diedero vita ai primi cioè a proprietà delle

quali avevano esclusivo utilizzo. In queste nuove aziende agricole si cominciò a cintare i terreni,

mettendo ne alle consuetudini solidaristiche precedenti e a sostituire il maggese biennale o

triennale con la coltivazione di piante foraggiere che permettevano di nutrire gli animali e arricchire

il raccolto.

Questa nuova agricoltura permise di:

- migliorare la produttività dei terreni

- collegare l’agricoltura al mercato

- promuovere lo sviluppo di colture utili per produzioni artigianali e industriali

- accrescere i redditi dei contadini e aumentare la loro domanda di beni lavorati

• La forma organizzativa dominante dell’economia: la vita materiale

Nonostante le evoluzioni appena a rontate, in gran parte d’Europa si era lontano dalla produzione

agricola per la vendita, in generale vigeva la regola dell’autoproduzione e il mercato era visto

come l’ultima spiaggia in cui andare ad acquistare risorse necessarie durante le carestie,

pagandole a prezzi altissimi spinti dalla forte domanda, o il luogo in cui vendere le eccedenze

prodotte ad un bassissimo prezzo creato dalla bassa domanda.

Dal ‘400 una crescita demogra ca interessò l’Europa per un paio di secoli e questo portò a un

frazionamento dei terreni di proprietà nell’occidente del continente, comparve così la gura del

bracciante, cioè del lavoratore senza proprietà che disponeva solo del lavoro delle proprie

braccia.

Le città: il mercato regolato, l’economia di scambio e il capitalismo

• Le metropoli e il pulviscolo dei centri minori

Le città erano concentrate nelle aree europee più ricche, cioè dall’Italia centrale no all’Inghilterra,

e rare nell’Europa nord orientale. Nelle città si concentrarono i più svariati ceti e classi sociali, gli

scambi e le botteghe di artigiani, precoci esempi di specializzazione del lavoro, e diventarono

progressivamente le culle delle attività economiche e commerciali del paese.

• Il mercato urbano pubblico e privato

Nelle città, a partire dall’XI secolo, si ha la creazione di piazze di scambio regolate: le autorità

cittadine vigilano sulle modalità di scambio, sulle variazioni dei prezzi e sulle eventuali tru e che

mercanti spregiudicati vogliono mettere in atto. Mercati straordinari nascono nelle città in

occasione di feste religiose e i comuni si adoperano per stimolare la loro crescita, fornendo

vantaggi ai venditori.

Dal ‘400 cominciarono ad aprire botteghe di sola vendita, che si di erenziavano da quelle

artigiane. Lo sviluppo di questi negozi aumentò la velocità di circolazione della moneta

(aumentando la ricchezza generale), abituò un maggior numero di persone ad aver a che fare

quotidianamente con la moneta (anche i contadini abituati all’autoproduzione) e la crescita dei

manufatti prodotti in inverno nelle campagne aumentò il numero di merci compravendute e quindi

i commerci. 5

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Dal mediterraneo al Mare del Nord (1530-1720)

La crescita della popolazione e l’individualismo agrario

• Una crescita geogra camente diversi cata

Da metà ‘400 la popolazione europea cominciò a crescere costantemente, in particolare nei paesi

nord occidentali, e ciò fece aumentare di molto la domanda di beni agricoli per il sostentamento,

e di conseguenza i prezzi di quest’ultimi salirono incessantemente no al ‘600. Al contrario la

popolazione dei paesi mediterranei calò sensibilmente, questo a causa della minore produttività

dei terreni e delle più frequenti carestie, molto rare invece al nord, dove in media i raccolti erano

doppi o più che doppi. Questi vantaggi, uniti alle nuove tecniche agricole, portarono alla

formazione nel nord Europa di mercati più ricchi e stabili, che risolsero il problema

dell’approvvigionamento di materie prime alimentari.

• La “Trappola malthusiana” all’opera

Thomas Malthus nella sua opera “Saggio sul principio di popolazione” sottolinea un problema

insito nella crescita demogra ca del suo tempo: egli osserva infatti che mentre la produzione di

derrate alimentari cresce secondo una progressione aritmetica (1, 2, 3, 4…), l’aumento della

popolazione cresce secondo una progressione geometrica (1, 2, 4, 8…), e questo avrebbe

irrimediabilmente portato, prima o dopo, a una grave crisi necessaria a riequilibrare il rapporto

popolazione-risorse. Dalla ne del ‘500 la crescita infatti rallentò, e il 1600 fu un secolo di guerre e

crisi più o meno in tutta Europa. Gli eventi del secolo impoverirono di molto la classe contadina di

buona parte del continente, costringendo molti di loro a lavorare per terzi a salari sempre minori, i

mercati si ridimensionarono e si di usero nuove coltivazioni provenienti dall’America, come patate

e mais.

• Il trionfo dell’individualismo agrario

Nei Paesi Bassi n dal ‘500 si sostituì il maggese con la coltivazione di piante foraggiere che

arricchivano il terreno, migliorando la produttività. Inoltre il miglioramento delle attrezzature e la

crescita progressiva dei mercati cittadini e della domanda da parte delle fabbriche di materie

prime, trasformò i contadini in imprenditori agricoli, che non producevano più per l’autoconsumo

ma per la vendita.

Proprio nei Paesi Bassi nacque l’agricoltura che punta alla massimizzazione degli utili con le

colture di alto valore richieste dal mercato, e la scelta di importare quelle di minor valore

dall’estero. Tutto ciò portò l’agricoltura a diventare un’attività economica, dalla quale partono

commerci e imprese per la trasformazione delle materie prime.

L’industria prima dell’industrializzazione

• Le forme organizzative artigianali

Oltre all’agricoltura le attività di trasformazione delle materie prime sono 5 (le prime 3 nel mondo

rurale, le altre 2 in quello urbano):

- Industria domestica rurale (autarchia)

- Industria a domicilio (lavoro a casa su commessa di un operatore esterno)

- Manifattura domestica (piccola impresa rurale indipendente da commesse esterne)

- Corporazione artigiana urbana (organizzazione autoregolata di settore)

- Manifattura accentrata (fabbrica privata o promossa dal sovrano)

domestica rurale

L’industria nasce nei momenti morti dell’attività agricola, momenti nei quali i

contadini e le loro famiglie si occupavano di produrre manufatti commissionati da mercanti

imprenditori che poi li commercializzavano. Inoltre molti contadini caduti in povertà e senza terreni

ma ricchi di competenze fornivano la condizione necessaria per la successiva formazione di una

protoindustria.

a domicilio.

L’industria Chiamata putting out system in Inghilterra, emerge dall’industria domestica

rurale. L’imprenditore forniva le materie prime e organizzava la liera produttiva, impiegando il

lavoro di contadini durante periodi morti nell’attività agricola in base alla domanda che il mercato

dimostrava. Tutto ciò rendeva il sistema molto essibile alle variazioni di domanda. Questa

tipologia produttiva veniva utilizzata soprattutto nella produzione di tessuti, e in quel caso il

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mercante forniva ai contadini le bre di lana o lino, e questi ultimi erano proprietari dei latoi e dei

telai.

manifattura domestica.

La Forma organizzativa che si componeva di un artigiano, solo

saltuariamente dedito alla coltivazione della terra, che nella sua casa-laboratorio produceva

manufatti direttamente, a volte con l’ausilio di familiari o garzoni, che poi venivano

commercializzati da mercanti cittadini.

corporazione.

La Queste organizzazioni cittadine, oltre a essere utili a soddisfare meglio la

domanda cittadina di beni, univano le botteghe artigiane sotto alcune regole riguardo:

- Tempi e modi del lavoro

- Standard qualitativi dei prodotti

- Certi cazione dei prodotti

Queste forme organizzative cominciarono il loro declino dal XVII secolo, quando le autorità

municipali limitarono di molto i loro poteri e grandi mercanti esteri arrivarono sui mercati con

prodotti di qualità medio bassa a basso prezzo.

manifattura accentrata.

La In questa tipologia organizzativa troviamo quelle produzioni che

devono, per vari motivi, essere concentrate in un solo luog

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giuliogiacobone99 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pavia o del prof Rizzo Mario.
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