Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

del leggere,dello scrivere,del far di conto,ma anche come veicolo di comportamenti ,valori e saperi

pratici.

L’esigenza di CONCRETEZZA E PRATICITA’ emerge anche dalla Circolare del 12 novembre

1882 dedicata alla scelta dei libri, la quale avvertiva che i libri di lettura dovevano contenere nozioni

elementari di igiene,scienze naturali,storia e geografia intercalate da novellette,racconti morali e facili

poesie con particolare attinenza alla vita cittadina e dunque alle arti, all’industria e ai commerci (nella

scuola urbana) e alla vita agricola (nella scuola rurale), non dimenticando di curare la speciale

missione della donna nella famiglia e nella società. Il libro di lettura andava compilato nella forma di

un piccolo condensato di conoscenze giudicate necessarie per il futuro uomo adulto e cittadino

operoso. Si avverte la consapevolezza che nel poco tempo trascorso a scuola dagli allievi occerreva

compiere ogni sforzo per trasmettere poche ed utili nozioni.

Il libro scolastico sprigiona un valore simbolico che oltrepassa la dimensione della scuola: il suo

ingresso nelle case è occasione di discriminazione tra alfabeti e analfabeti,diventa il simbolo di un

nuovo modo di vivere che si fonda sulla capacità di leggere e scrivere. Il libro viene innalzato a

simbolo di civiltà,di progresso, di miglioramento delle condizioni di vita e diventa consuetudine

regalare libri,promuovere la lettura e premiare gli scolari più bravi con LIBRI PREMIO meglio

rilegati e più ricchi di illustrazioni rispetto ai testi scolastici. Cosi nei libri di lettura ricorre l’immagine

del bambino virtuoso che conserva amorevolmente i suoi libri contrapposto al bambino impertinente

che li sgualcisce, li scarabocchia o addirittura,come Pinocchio, li vende. Mentre per il primo si

prospetta un futuro roseo fatto di felicità e ricchezza al secondo sono riservate la povertà e la miseria

morale. La padronanza della lingua italiana è infatti il primo requisito per poter partecipare ad un

futuro migliore (con la sola eccezione della Toscana e di una parte dell’Italia centrale ,la lingua

italiana appariva infatti al resto degli italiani una lingua pressochè straniera e il suo apprendimento

risultava ostico a bambini ed adulti immersi nella dialettofonia negli anni dell’unificazione gli

ITALIOFINI rappresentavano una minoranza assoluta e l’uso della lingua italiana non era affatto

spontaneo ma artificioso). L’intento educativo dei libri di lettura mirava alla formazione del buon

cittadino; un uomo adulto capace di inserirsi in modo attivo nella vita associata. I valori perseguiti

erano quelli del rispetto delle leggi, del decoro personale, dell’autocontrollo del corpo, dei gesti e

delle parole, dell’amore per il lavoro, il rifiuto dei vizi. Valori fondamentali sono la laboriosità e

l’intraprendenza. Il buon lavoratore sarà in grado di tenersi lontano dall’ozio, non sperpererà il

denaro, saprà mantenere la propria famiglia con dignità e mediante il risparmio. I testi abbondano di

esempi virtuosi attraverso i quali vengono presentate agli allievi le principali occupazioni come ad

esempio le attività di commerciante ed artigiano. Due altri doveri sono il pagamento dei tributi e il

servizio militare. Quest’ultimo era presentato come indispensabile per la protezione della Patria. Nei

testi femminili si trovava lo stesso senso pratico che connota i testi per i maschi; ad essere esaltati e

valorizzati sono valori quali la mitezza del cuore, lo spirito di sacrificio, il senso materno….Attraverso

questo sistema di DOVERI il piccolo italiano e la piccola italiana forgiano il loro carattere e

diventano buoni cittadini. L’ uomo in grado di leggere e scrivere che ha la possibilità di innalzarsi

nella scala sociale è elogiato, mentre l’analfabeta è rappresentato come un infelice destinato alla

miseria perché i posti di lavoro gli preferiscono quanti sanno leggere, scrivere e far di conto. Un tema

ricorrente nella narrativa scolastica è quello del villaggio abitato da contadini laboriosi, rispettosi delle

leggi e solidali tra loro (nei testi per le scuole urbane al villaggio subentra il borgo di città) affiancato

dalla presentazione della casa come luogo di sicurezza affettiva e di protezione. La valorizzazione del

luogo natio rispondeva all’esigenza di partire da esperienze infantili condivise per introdurre il 7

concetto ancora sconosciuto di una più ampia entità geografica ( la nazione Italia) e di veicolare i

sentimenti locali verso una realtà ancora ignota e astratta, quale era appunto l’Italia. Si trattava di far

conoscere l’Italia che ai più appariva un’ entità indefinita. Fin dagli anni immediatamente successivi

all’Unità il ministro dell’istruzione Francesco De Sanctis aveva promosso la diffusione di CARTE

GEOGRAFICHE dell’Italia in tutte le scuole. La patria era presentata come una madre affettuosa

che protegge e custodisce gelosamente i suoi abitanti oppure come una sposa alla quale si doveva

fedeltà.

I libri di lettura prediligono due schemi narrativi: quello che si conclude con un finale tragico allo

scopo di intimorire il piccolo lettore per indurlo a compiere il bene e quello con vicende a lieto fine

che privilegia la forza educativa del buon esempio.

Quanto all’INSEGNAMENTO STORICO , esso avveniva attraverso racconti di vicende edificanti e

di biografie di uomini che costituivano esempi di virtù civica ed erano protagonisti di nobili cause

come benefattori, eroi, esploratori, artisti. Così gli studenti imparano a conoscere Giotto, Dante,

Colombo ecc. Con i programmi scolastici del 1888 fu stabilito l’obbligo PER LA TERZA CLASSE

di impartire NOZIONI DI STORIA NAZIONALE. Per la prima volta si avverte l’esigenza di

assicurare agli alunni ormai vicini al termine dell’istruzione obbligatoria la conoscenza di alcuni fatti

riguardanti l’unificazione d’Italia. La diversa concezione della storia - maestra di vita nelle prime

classi, epopea nazionale nei corsi scolastici successivi – non dipendeva soltanto dalla diversità degli

allievi, ma riproduceva la convinzione che ai livelli sociali inferiori bastassero forti emozioni connesse

al coraggio e all’eroismo e al sacrificio mentre per coloro che proseguivano gli studi e che erano

chiamati a compiti sociali più significativi, occorreva un’ adeguata introduzione alla storia nazionale. I

programmi del 1888 introdussero a partire dalla terza classe l’insegnamento della storia e della

geografia concepite come materie a se stanti e volte a fornire la conoscenza dei principali fatti legati

all’unificazione nazionale e alla realtà geografica dell’Italia. Questa novità obbligò a rivedere e

reimpostare i libri di lettura con la riduzione delle pagine dedicate a tematiche storiche e geografiche

(in particolare alle biografie esemplari) e a pubblicare piccoli libri di storia e di geografia nazionale.

LA DECADENZA DEGLI STUDI CLASSICI. I motivi della decadenza degli studi classi tra gli

anni 60 e 70 sono da ricercare nella scarsa preparazione degli insegnanti e nella mancanza di libri di

testo adeguati che determinavano la scarsa qualità degli studi e la mediocrità dei risultati. Spesso la

scuola liceale dovette ricorrere ad insegnanti di fortuna (preti, studenti universitari falliti, avvocati e

medici senza clienti, letterati senza fortuna, garibaldini) che spesso in quanto privi di un’adeguata

formazione impedivano una omogenea preparazione degli studenti. Contro il rischio della

FRAMMENTAZIONE PARTICOLARISTICA della scuola, i manuali scolastici iniziarono ad

essere branditi come un’arma per rendere il più possibile omogenea la preparazione dei giovani.

Questi avrebbero dovuto assicurare l’applicazione dei programmi senza lasciare troppo spazio alla

libera iniziativa degli insegnanti e garantendo uniformità e rigore. A sostegno di questa strategia stava

l’ART. 10 DELLA LEGGE CASATI che affidava l’approvazione dei libri in uso nelle scuole al

Ministero. Occorreva vigilare la produzione e la circolazione dei libri scolastici costituendo

un’apposita commissione incaricata di esaminare e scegliere i libri di testo giudicati idonei. Tuttavia

risultava difficile individuare i criteri con cui procedere nella valutazione dei testi e il più delle volte

questi si ammassavano negli scaffali della segreteria generale, senza che qualcuno procedesse al loro

esame. Nel febbraio 1875,ad un quindicennio dall’unità, il ministro Ruggero Bonghi si decise a

prendere in mano il problema e per risolverlo mise in campo tre iniziative: 8

 Richiamò il CONSIGLIO SUPERIORE perché svolgesse scrupolosamente i compiti che la

legge gli attribuiva

 Invitò i docenti delle scuole secondarie e specialmente di quelle classiche ad avvalersi

nell’attività di insegnamento dei libri di testo (molti docenti svolgevano le proprie lezioni senza

ricorrere a questo strumento didattico)

 Predispose un capillare controllo sui testi in uso nell’anno scolastico 1874-1875 nei 103

ginnasi e negli 80 licei governativi allora attivi in Italia: si trattava di capire cosa circolava nelle

mani degli studenti.

Grazie a questa indagine noi disponiamo di un’istantanea di tutti i testi adottati. Il primo dato ad

emergere riguarda il numero esiguo di editori in grado di reggere il mercato nazionale dell’istruzione

classica. Nel genere manualistico in testa alle adozioni stavano due case editrici che da sole si

accaparravano oltre il 60% del mercato: PARAVIA E LOESCHER. Seguivano molto distanziati il

fiorentino LE MONNIER e un altro editore torinese VACCARINO. Ulteriormente staccati

VALLARDI e BARBERA E PAGGI. Il primo editore del sud era MORANO di Napoli con sole 38

edizioni. Alla manualistica si affiancava il mercato delle edizioni dei classici italiani, latini e greci.

Infatti i programmi emanati nel 1867 dal ministro Coppino avevano richiamato l’importanza della

lettura diretta degli autori con doppio accento; l’uno posto sul rigore dell’approccio filologico e l’altro

rivolto ai valori morali espressi dalla classicità. In testa alle adozioni e in conformità con le indicazioni

dei programmi c’erano Machiavelli e Dante Alighieri. Mentre altri autori risultavano poco adottati

anche se ugualmente prescritti (come ad esempio Petrarca con il Canzoniere) e comparivano invece

autori ed opere non previsti. Soltanto PARAVIA era presente in tutte le materie (con le sole

eccezioni delle antologie e dei manuali di letteratura italiana). Gli altri editori, i quali non disponevano

di una organizzazione paragonabile a quella dell’editore torinese, optarono per una STRATEGIA

EDITORIALE diversa, preferendo concentrare la produzione di testi in pochi e specifici settori. In

particolare BARBERA e LE MONNIER si spartivano due sostanziosi segmenti del mercato

ginnasiale e liceale; l’uno quello dei testi letterari e l’altro quello delle discipline matematiche. In

questo mercato in larga parte prerogativa dell’ asse TORINO-FIRENZE (le due ex capitali e sedi del

ministero), agli editori milanesi e napoletani toccava un ruolo abbastanza marginale. In particolare

Milano agli inizi degli anni 70 non era ancora entrata a pieno regime nel mercato del libro scolastico e

specialmente in quello dell’istruzione classica. Un ritardo colmato con un ampia produzione per le

scuole e gli istituti tecnici.

Il quadro fin qui descritto va completato con i dati relativi alla parte della popolazione studentesca

iscritta alle scuole private, confessionali e laiche, una quota significativa pari ad oltre il 40%. Tra gli

editori di riferimento della scuola cattolica c’erano:

 MARIETTI considerato l’editore dei seminari e delle scuole cattoliche

 LA TIPOGRAFIA CALSANZIANA che fu un’iniziativa interna alla Congregazione dei

Padri Scolopi fiorentini attraverso la cui essi immisero nel circuito scolastico, innanzitutto ad

uso delle loro scuole, testi per l’insegnamento della grammatica italiana, del latino, del greco e

delle materie scientifiche

 LA TIPOGRAFIA DELL’ORATORIO (rinominata poi libreria Salesiana e oggi Sei) aperta

nel 1862 e fondata da DON BOSCO congiunse in un unico progetto lo scopo di assicurare il

lavoro ai giovani apprendisti ospiti dell’ Oratorio e il desiderio di dar vita a un’editoria

militante in grado di rappresentare una voce alternativa alla produzione laica. Essa non solo 9

rispose alla domanda delle salesiane, ma ambì a porsi a servizio delle altre scuole

confessionali e a penetrare nelle scuole pubbliche. Giovanni Bosco orientò la produzione

verso i testi per l’istruzione classica con particolare attenzione agli autori latini cristiani , non

previsti da programmi ministeriali e la cui lettura era invece incoraggiata dal sacerdote

torinese. Il catalogo salesiano privilegiò i corsi del ginnasio piuttosto che quelli liceali. Accanto

a ragioni di mercato (gli studenti ginnasiali erano più numerosi di quelli liceali) stava l’intento

di realizzare testi semplici che aiutassero gli alunni agli inizi degli studi secondari a

perfezionare l’uso della lingua italiana e a familiarizzare il più facilmente possibile con il

latino. L’idea di rendere POPOLARE la cultura, in questo caso, SEMPLIFICANDOLA

costituisce un motivo ricorrente della riflessione educativa di Don Bosco ( insieme alle

preoccupazioni morali). Di qui la decisione di dare alle stampe edizioni sobrie e semplici dei

classici italiani e latini. E fu proprio questa idea dei LIBRI FACILI, oltre che moralmente

ineccepibili, a favorirne l’ingresso anche nelle scuole pubbliche.

Ma tra gli anni 80 e 90 lo sviluppo dell’industria editoriale (favorito dalla crescita economica e

dall’aumento degli italiani alfabetizzati) e l’aumento degli studenti delle scuole secondarie (nell’ anno

scolastico 1880-1881 gli iscritti ai ginnasi e ai licei risultavano quasi raddoppiati rispetto ad una decina

di anni prima) determinarono l’ampliarsi del mercato e incoraggiarono alcuni editori fino a quel

momento impegnati solo nel settore della scuola elementare o del tutto assenti dal genere scolastico a

inserirsi nel promettente mercato degli studi secondari. Le presenze più significative sono quelle

dell’editore bolognese ZANICHELLI e del fiorentino SANSONI (dietro le iniziative scolastiche di

entrambi si intravede la figura di Carducci) e la sempre più incidente presenza dell’editoria milanese

con nuove e antiche case editrici. Tuttavia Paravia risultava ancora l’editore più rappresentato e

veniva riconfermata la perdurante debolezza dell’editoria meridionale. Fatta eccezione per

SANDRON, che dal settore elementare si inserì gradualmente nel mercato secondario, nessun altro

editore del sud compare tra le prime dieci case editrici scolastiche italiane.

La diffusione della scuola elementare si accompagnò agli sforzi per migliorare l’insegnamento e

fornire agli alunni strumenti in grado di aiutarli nella comprensione personale così da sfuggire

dall’astrattismo e dallo mnemonismo. Le aule – almeno quelle dei principali centri urbani dove

l’istruzione era in genere più curata- cominciarono ad essere sempre meno spoglie. Agli alfabetieri,

pallottolieri e alla cartellonistica già in uso tra Sette e Ottocento si aggiunsero carte geografiche, tavole

illustrate a colori per facilitare le conoscenze scientifiche, globi, planisferi, un modello di corpo

umano in gesso e comparvero anche semplici attrezzi per la ginnastica. Fu in questo contesto che a

partire dagli anni 80 i cataloghi di alcune case editrici si ampliarono con apposite sezioni destinate a

pubblicizzare il materiale scolastico. Le imprese maggiormente impegnate in questo settore furono

PARAVIA E VALLARDI entrambe in grado di soddisfare praticamente ogni esigenza: dagli arredi

scolastici (come banchi, cattedre e lavagne) alle carte geografiche, ai globi e planisferi , al materiale per

il disegno (squadre e compassi). In particolare Paravia realizzava in proprio alcuni sussidi avvalendosi

della collaborazione di esperti artigiani: L’ALFABETIERE MOBILE e IL GLOBO TERRESTRE.

La casa editrice TREVES preferì lasciare ad altri il mercato del materiale scolastico più tradizionale

per dedicarsi alla produzione di testi teatrali per bambini e di LIBRI PREMIO. Se non si conosce

l’importanza attribuita nella scuola ottocentesca al premio, è difficile capire il peso esercitato da

questo genere di editoria, che, a differenza di quella manualistica, era molto curata, riccamente

illustrata ed elegantemente rilegata. Ma l’editore milanese primeggiava anche in un altro settore,

quello dei LIBRI DI LETTURA AMENA INFANTILE e quindi piacevole e ricreativa: per i più 10

piccoli erano previsti album introduttivi alla lettura seguiti da libretti della collana “Il mondo piccino”

e dai classici trasposti appositamente per i lettori più grandicelli nella “Biblioteca per ragazzi”.

Man mano che ci si allontanava dai primi anni postunitari e cresceva la scolarizzazione infantile, LA

PRODUZIONE DI LETTERATURA AMENA si fece sempre più consistente. Questo fu possibile

grazie alla sempre maggiore importanza assegnata alla lettura personale, non solo in ambito scolastico,

ma più in generale dalla mentalità del tempo. Solo chi sapeva leggere e comprendere da solo poteva

dirsi una persona capace di una vera autonomia personale. Per questo motivo si raccomandava di

mettere a disposizione dei bambini e dei ragazzi quanti più libri possibile. Per incoraggiare gli allievi

alla lettura sorsero piccole biblioteche presso le scuole elementari e un provvedimento del 1917 sancì

l’istituzione di una biblioteca scolastica per ogni classe elementare. Per le famiglie divenne abituale

riservare spazi della casa ai libri scolastici e di lettura ed ogni festività e ricorrenza diventava occasione

per il dono di un libro. Alla lettura era associato un valore educativo e tutti i libri più importanti- dal

GIANNETTO A CUORE – erano popolati da bambini più o meno bravi e buoni attraverso le cui

avventure venivano proposti modelli di comportamento positivi ed venivano mostrate le conseguenze

del bene e del male.

Il progetto TESEO ha portato alla luce l’attività di numerose case editrici che non si dedicarono

soltanto all’istruzione elementare e secondaria, ma anche a quella UNIVERSITARIA. La gran parte

di queste imprese erano collocate nelle località in cui avevano sede le università. Diverse sono le

modalità con cui esse si cimentarono nel genere universitario (il cui crescente interesse dipendeva

non tanto dall’incremento della popolazione studentesca – infatti l’aumento degli iscritti alle università

che si verifica tra otto e novecento non è comparabile con quello delle scuole inferiori – ma piuttosto

dall’impiego più sistematico del libro nei corsi universitari a partire dalla fine dell’ 800 al posto della

dettatura delle lezioni.):

 INIZIATIVE UFFICIALI promosse dalle stesse università o dai governi che concedono

privilegi di stampa ad alcune stamperie

 Imprese che si occupano inizialmente di una produzione scolastica e che poi si aprono

anche a quella universitaria: cosi fece la casa editrice UTET di Torino, erede della

preesistente casa editrice di GIUSEPPE POMBA, che nei primi decenni dell’ottocento

mantenne viva la produzione scolastica considerata un ottimo investimento e a partire dalla

metà degli anni 50 dell’ottocento si rivolse alla produzione scientifica destinata alla

circolazione universitaria e professionale. Con il nuovo secolo la Utet lasciò il mercato della

scuola concentrando il proprio interesse sull’editoria per l’università e per la ricerca

scientifica.

 Imprese che compiono un percorso inverso dando vita inizialmente ad un’editoria

specializzata (la riproduzione di dispense ad esempio) per poi ampliare la loro attività sul

versante della scuola: la CEDAM DI PADOVA, la LIBRERIA EDITRICE

POLITECNICA DI MILANO, la PATRON DI BOLOGNA passano dall’ambito

universitario a quello scolastico. Esse si ritagliano spazi di nicchia orientandosi verso ambiti

disciplinari specifici (testi di diritto ed economia,di discipline scientifiche e teconologiche) le

cui esigenze non erano interamente soddisfatte da editori maggiori impegnati nell’offerta di

affollati cataloghi eclettici e che con il tempo si rivelarono piuttosto remunerativi.

 Case editrici di alta cultura i cui cataloghi sono del tutto indipendenti dall’impiego

accademico, ma i cui testi hanno larga diffusione nelle università: le case editrici LATERZA e 11

SANSONI che non si possono definire soltanto universitarie , ma i cui testi circolavano

ampiamente nelle università

La RIFORMA SCOLASTICA legata al nome di GIOVANNI GENTILE, ministro della pubblica

istruzione, e a quello di LOMBARDO RADICE fu avviata nel dicembre 1922 e fu accompagnata da

critiche e violente proteste. I primi a protestare furono i PROFESSORI, alcuni dei quali vennero

licenziati o costretti a cambiare istituto e in ogni caso obbligati ad adattarsi ai nuovi programmi e ad

insegnare materie nuove. Su di loro pendeva minaccioso il decreto che prevedeva la possibilità del

licenziamento nel caso in cui il ministro avesse giudicato i docenti o i presidi non in grado di

adempiere al loro compito in maniera adeguata. A protestare c’erano anche gli insegnanti fascisti che

contestavano l’ampliamento degli spazi per le scuole private, l’istituzione dell’esame di Stato ,

l’insegnamento della religione nella scuola elementare. A protestare furono anche gli EDITORI

obbligati a predisporre i nuovi testi scolasti in solo un anno. Inutilmente essi cercarono di ottenere

una dilatazione dei tempi previsti dalla riforma cosi da poter disporre di un periodo idoneo a

preparare i testi destinati ai nuovi tipi di scuola ( come ad esempio il liceo scientifico, l’istituto

magistrale destinato alla preparazione dei maestri di scuola elementare e la scuola complementare di

avviamento professionale), e per rivedere quelli che dovevano essere adeguati ai nuovi programmi e

sistemare quelli per le scuole elementari. In realtà gli editori speravano che, ritardando l’entrata in

regime dei nuovi provvedimenti, sarebbero riusciti a smaltire almeno in parte i magazzini pieni di

manuali improvvisamente superati. Il destino dei testi per la scuola elementare e di quelli per

l’istruzione secondaria fu diverso in quanto questi ultimi non dovevano essere sottoposti ad alcuna

approvazione preliminare e quindi gli editori avevano una certa libertà di iniziativa e potevano

intervenire a sistemare testi preesistenti in attesa di quelli nuovi. Per quanto riguarda la scuola

elementare invece venne istituita un’apposita commissione ministeriale per l’esame preventivo dei

testi. I maestri avrebbero potuto scegliere per l’adozione soltanto tra quelli approvati dalla

commissione. La COMMISSIONE giudicò in modo negativo oltre la metà dei testi esaminati e molti

di quelli che furono salvati in realtà furono semplicemente rinviati ad un esame successivo che

doveva verificare se le modifiche suggerite erano state accolte. Soltanto una minima parte della

produzione fu ritenuta idonea e il primato delle bocciature spettò ai libri di lettura. Alcune case

editrici risultarono molto indebolite dai giudizi negativi ed anche editori di peso come PARAVIA,

SANDRON e VALLARDI si videro bocciati o approvati con riserve numerosi libri. Le imprese più

piccole subirono contraccolpi tali da essere costrette ad uscire dal mercato e quelle più robuste

dovettero rinnovare in gran fretta il catalogo cercando nuovi autori ed investendo cospicue somme di

denaro. In altri casi i giudizi furono al contrario inaspettatamente lusinghieri, aprendo

improvvisamente spazi rilevanti a nuovi marchi come ad esempio MONDADORI E VALLECCHI.

Mondadori si era infatti affidati ad una squadra di autori di gran nome che avevano preparato testi di

buona qualità e fin dagli inizi non aveva negato le proprie simpatie verso il fascismo. Mondadori

cercò poi il contatto giusto con il nuovo ministro dell’istruzione CASATI per fargli inserire nella

commissione per la revisione dei libri di testo anche qualche letterato scelto tra i suoi autori, e non fu

certo il solo ad agire in tal senso. Insomma occorreva acquisire posizioni favorevoli e i canali giusti ai

vari livelli del ministero. Un’ altra novità riguardava la casa editrice BEMPORAD che sottraeva il

primato a Paravia, diventando il maggior editore nel campo dell’infanzia e della scuola elementare.

Quello che appariva come un mezzo insuccesso si sarebbe in realtà trasformato in un punto a favore

di Paravia quando, introdotto il LIBRO DI STATO, Bemporad si trovò troppo sbilanciato sul

mercato della scuola elementare. Si trattava di trovare nuovi autori, di far circolare nuove 12

idee, compiere investimenti economici; condizioni che potevano soddisfare soltanto le case editrici

più solide. Esse si ingegnarono in una prima fase a riciclare i testi meno antichi, adattandoli alle nuove

esigenze: cosi fece BARBERA che lanciò quasi subito una serie di NUOVI LIBRI PER LE

SCUOLE MEDIE COMPILATI IN ARMONIA CON LA RIFORMA. In realtà si trattava di

semplici rimaneggiamenti di manuali precedenti rivisti e messi in circolazione con nuovi titoli. Il

rinnovamento dei cataloghi fu lento e graduale.

Non mancarono maestri e studiosi che condivisero il progetto culturale e la riforma scolastica

dell’idealismo: nella scuola elementare spicca il gruppo dei LOMBARDIANI composto da maestri,

direttori didattici e scrittori per l’infanzia accomunati dalla passione educativa e dalla stima nei

confronti del pedagogista LOMBARDO RADICE, che costituiva per molti di loro un fondamentale

punto di riferimento. Alcuni di questi strinsero con Lombardo rapporti così stretti da configurarsi

quasi come veri e propri discepoli ( il gruppo più importante si raccolse intorno alla rivista magistrale

“La nostra scuola”). Al TRADIZIONALISMO E MATERIALISMO DIDATTICO essi

oppongono una scuola di “persone vive” CARATTERIZZAZTA DA UNA VISONE

ROMANTICA DELL’INFANZIA (concepita come una stagione creativa e attiva, ricca di affetti e

dominata da una visione magica del mondo). La scuola e l’insegnamento erano immaginate come una

scoperta continua e un pulsare attivo di esperienze, di sentimenti, di gioia di vivere, una scuola serena

in cui l’apprendimento non si configurava come qualcosa di AUTOMATICO E RIPETITIVO, ma

come graduale comprensione della realtà guidata da un maestro ricco di estro, di fantasia e di

iniziativa culturale. Alla luce di questo IL LIBRO SCOLASTICO doveva destare l’intelligenza,

suscitando la riflessione personale degli alunni (CUORE di DE AMICIS viene proposto come il

paradigma esemplare del libro educativo). Il libro di scuola iniziò ad essere più curato dal punto di

vista grafico ed illustrato cosi da mobilitare l’interesse dei bambini. Negativo anche il giudizio sul

modello di scuola magistrale e sulla preparazione dei maestri: essi rifiutavano la scuola professionale a

favore di una scuola umanistica in grado di formare l’uomo di cultura piuttosto che il ripetitore di

formule e clichés didattici precostituiti. Questa impostazione avrebbe poi trovato nel LIBRO DI

STATO il suo modello più completo ed organico. I vecchi libri dovevano essere sostituiti e in breve

tempo una nuova generazione di autori fece la sua comparsa nei cataloghi e tra di loro numerosi

erano proprio i lombardiani. I La stessa

intraprendenza connotò i sostenitori della riforma per ciò che concerne l’istruzione secondaria. In

questo caso è difficile individuare un gruppo simmetrico ed omogeneo - nel quale si raccolsero i

sostenitori della riforma - come quello dei lombardiani. Si potrebbe parlare di GENTILIANI, ma

questa espressione rischia di risultare troppo generica in quanto il gruppo di intellettuali che

fiancheggiò la riforma sul versante dell’editoria fu infatti eterogeneo e numeroso, annoverando al

fianco dei più stretti collaboratori e allievi di Gentile, anche nazionalisti,classicisti.cattolici..

L’INTELLETTUALITA’ IDEALISTA E FILO IDEALISTA si muoveva a favore di un nuovo

modello educativo e in difesa della riforma, contro gli attacchi della cultura anti idealista, sulla base

della convinzione che la scuola dovesse essere un luogo di crescita culturale e morale e non solo

luogo di trasmissione di nozioni e di tecniche. Fu su questi presupposti che molti intellettuali

accettarono di misurarsi con il libro di scuola e la circolazione delle nuove opere scolastiche si può far

risalire a dopo il 1925-26. Gli idealisti e amici della riforma si concentravano

presso alcune case editrici come PRINCIPATO, SANDRON, LATERZA, VALLECCHI, introno a

cui ,fin dagli anni della guerra e dell’immediato dopo guerra, si era raccolta l’intellettualità vicina a

Gentile e Croce. Altri centri editoriali come la DANTE ALIGHIERI, PARAVIA e ZANICHELLI , 13


ACQUISTATO

4 volte

PAGINE

16

PESO

210.75 KB

AUTORE

swanrhcp

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in lettere moderne (letteratura, linguistica, filologia italiana e romanza)
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher swanrhcp di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del libro e dei sistemi editoriali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Montecchi Giorgio.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Storia del libro e dei sistemi editoriali

Riassunto esame Storia del libro e dei sistemi editoriali, prof Montecchi, libro consigliato L'Invenzione del Romanzo di Rosamaria Loretelli
Appunto
Riassunto esame Storia del libro e dei sistemi editoriali, prof Montecchi, libro consigliato, Ascoltare il passato con gli occhi di Roger Chartier
Appunto
Riassunto esame Storia del libro e dei sistemi editoriali, prof Montecchi, libro consigliato Tutti creano nessuno legge di Gianfranco Tortorelli
Appunto
Riassunto esame Storia moderna, prof. Brambilla, libro consigliato Storia moderna, Ago, Vidotto
Appunto