Le origini di Internet
Introduzione: Internet, il web e la globalizzazione contemporanea
La rete ha un ruolo di crescente rilievo nel mondo di oggi. Il numero dei suoi utenti non cessa di aumentare e la distribuzione degli internauti è molto diseguale tra nord e sud del mondo, ma il digital divide si sta rapidamente riducendo. Più rapida è stata la crescita degli host, i computer connessi alla rete, e il numero delle pagine web se si tiene conto del deep web, l’enorme quantità di documenti contenuti in banche dati non reperibili tramite i motori di ricerca.
Il ruolo di internet nel mondo contemporaneo non è misurabile solo dal numero degli utenti, degli host o delle pagine web, in quanto la rete:
- Viene usata per effettuare operazioni commerciali e finanziarie
- Ingloba altre forme di comunicazione e gestione delle informazioni
- Favorisce lo sviluppo di nuove relazioni sociali
L’e-commerce non è facile da misurare sia per le transazioni B2B che B2C, ma la sua quota sul totale degli scambi commerciali è in ascesa, in quanto in Italia ed in Europa il commercio elettronico è molto sviluppato. Questi fenomeni sono parte integrante del processo di globalizzazione dell’economia e della finanza verificato negli ultimi 40 anni.
Il contributo di Internet alla globalizzazione
Dagli anni ’90 Internet è un fenomeno di rilievo assoluto nei processi di globalizzazione, e ad esse si devono le peculiarità che differenziano l’odierna globalizzazione sia da quella tra ‘800 e ‘900 sia dalla fase apertasi nel 1945. Moises Naim sostiene che la globalizzazione attuale:
- Presenta tratti più individualistici rispetto alle invenzioni del passato
- È caratterizzata da una maggiore velocità
- Presenta costi più bassi
Tuttavia la velocità non è prerogativa della sola Internet e mutamenti di rilievo comparabile si sono verificati anche nel passato (come il telegrafo elettrico). Nonostante questo, la velocità (insieme ai bassi costi) contribuisce a fare di internet un mezzo di comunicazione di carattere personale più che istituzionale, differenziandolo da quelli del passato.
L'evoluzione del web e l'impatto sociale
Internet ha creato nuove forme di comunicazione sociale in quanto è una rete distribuita. La televisione è unidirezionale e l’informazione viene trasmessa dal centro alla periferia e non viceversa, il telefono è bidirezionale ma coinvolge solo due persone, internet connette un gran numero di individui ed è interattiva. Perciò, la rete conferisce alla globalizzazione contemporanea tratti maggiormente individualistici che la distinguono dalle precedenti. Questi tratti si sono accentuati quando il Web è entrato nella fase 2.0, espressione riferita ad alcuni cambiamenti intervenuti nelle modalità con le quali gli utenti si servono di internet, come la possibilità di aggiungere commenti alle pagine in rete. Siti web come eBay, Wikipedia, Facebook, YouTube consentono ad ogni utente di condividere elementi con altri utenti.
L’impatto di questi fenomeni sulle relazioni sociali ha avuto ripercussioni rilevanti sulla sfera pubblica: il web, oltre ad infrangere la separazione tra sfera privata e sfera pubblica, ha rivitalizzato la seconda dopo la fase in cui era stata colonizzata con la radio e la televisione. Habermas, interessato agli aspetti politici della sfera pubblica, sostiene che il web ha meriti democratici solo nei regimi autoritari che cercano di reprimere l’opinione pubblica perché elimina la censura. Sul piano politico il ruolo di Internet non è marginale: in regimi autoritari con le Primavere Arabe, e in contesti democratici con i Partiti Pirata, l’Occupy Wall Street, gli Indignados e il Movimento Cinque Stelle. Da quando le notizie sono diventate liberamente accessibili in rete la diffusione di riviste è in declino.
Internet e la politica
L’influenza di internet è stata rilevante anche sulle forme istituzionali della politica: è diventata il centro delle campagne presidenziali americane, dando un importante contributo alla nomination di Obama nel 2008. Inoltre, la rete ha consentito la formazione di movimenti transnazionali come “no global” e “new global”. Nelle relazioni sociali questo mutamento ha permesso la connessione tra una moltitudine di persone in uno spazio globale aperto. Per misurare tale fenomeno viene utilizzata la sociabilità, che descrive l’intensità della vita associata a partire dalle relazioni interindividuali e dalle modalità nella quali si esplicano ed è uno strumento utile per l’analisi delle reti di relazione sviluppatesi su internet. Tutte le forme di sociabilità sono provocate dall’iperglobalizzazione dell’individuo che ha aperto una nuova fase della globalizzazione contemporanea.
Regolamentazione e governance di Internet
In questo pianeta interconnesso sono sorte anche attività illecite (o terroristiche), per cui è stato posto il problema di una diversa regolamentazione della rete. La governance di internet si basa su un modello decisionale flessibile, che coinvolge tutti gli stakeholders ed è user-oriented.
Per una storia della rete
Dagli anni ’90 sono state scritte numerose storie di Internet, che Rosenzweig distingue in quattro diversi approcci: biografico, burocratico, ideologico e sociale. Il primo mette in risalto diverse figure che hanno contribuito alla sua creazione, Hafner e Lyon ad esempio enfatizzano la finalità civile della rete e la sua origine militare. Norberg e O’Neill hanno una prospettiva burocratico-istituzionale e sottolineano il ruolo positivo dell’istituzione militare. Hughes svolge uno studio comparato sulla prima rete (ARPANET), e Edwards invece ha un approccio ideologico e sostiene che il computer è sia causa che effetto della guerra fredda.
Infine, l’approccio sociale è dei coniugi Hauben, che sostengono l’origine “from the bottom up” della rete. Abbate nella sua opera sottolinea la natura “proteica” della rete che le consente di svilupparsi in direzioni impreviste. Hellige, invece, nel suo saggio interpreta la storia di Internet a partire dalle origini come un processo di apprendimento. Campbell-Kelly e Garcia-Swartz criticano gli studi sulla storia di internet perché molti di essi fanno derivare Internet da ARPANET trascurando le altre tecnologie.
Le origini di Internet
Le origini di internet risalgono al 1960, quando viene definita la struttura di un network digitale distribuito e nel 1966 fu varato il progetto della prima rete, ARPANET, entrata in funzione nel 1969. Le modalità di funzionamento di internet derivano da una serie di scelte compiute allora, e ARPANET conteneva già i caratteri originari dell’attuale rete che si sono sviluppati fino ad oggi grazie ad una serie di condizioni favorevoli. Essa, pur essendo finanziata da un’istituzione militare, fu costruita dai suoi stessi utenti: una comunità di ricercatori universitari. La storia di internet va letta come una specie di processo evolutivo, associato all’immagine della selezione naturale.
Tra le due sponde: Baran e Davies
Lo Sputnik Challenge
Il lancio del primo satellite orbitale Sputnik 1 durante la Guerra Fredda da parte dell’URSS nel 1957, seguito dalle affermazioni del leader sovietico Chruscev sulla superiorità tecnologica del suo paese, ebbe un enorme effetto psicologico su tutto il paese. La “sfida dello Sputnik” produsse un’intensificazione dell’impegno dell’USA nell’innovazione scientifica. Nel 1958 vengono quindi create presso il Dipartimento di Difesa degli USA l’ARPA, che si occupava di aspetti riguardanti la difesa e il coordinamento delle iniziative dell’esercito, marina e aviazione, e la NASA, che aveva compiti civili. Il presidente americano Eisenhower intraprese una strategia di deterrenza con l’URSS, sapendo che la sua superiorità era un mito, ma con lo shock prodotto dallo Sputnik, coloro che non condividevano la sua visione trovarono un punto di riferimento nella Rand Corporation. Il Progetto Rand era un contratto stipulato nel '46 tra Air Force americana e Douglas Aircraft Company che si concentrò sul problema della vulnerabilità del paese ad un attacco di missili sovietici. Il sistema di “command and control” delle forze nucleari statunitensi era inefficiente in caso di attacco sovietico, per questo venne ristrutturato nel 1958 in modo da affidare il potere di impartire l’ordine “go or not to go” al presidente, ma non fece che aggravare la situazione. Gli USA decisero di sfruttare la rete di gestori telefonici pubblici come sistema di comunicazione, ma si trattava di una rete decentrata e vulnerabile.
Baran e il suo contributo
Una soluzione l’aveva proposta Baran, ingegnere polacco membro della Rand. Il suo punto di partenza fu l’esigenza di un sistema di comunicazione capace di sopravvivere ad un attacco nucleare, su questa esigenza pose le basi teoriche di un nuovo sistema di comunicazione che si basava su tre opzioni riguardanti la forma, la natura e le modalità di trasmissione dei messaggi:
- La prima opzione era a favore di una rete distribuita, meno vulnerabile perché si trattava di un network non gerarchico (tutti i nodi avevano la stessa funzione) e per la sua ridondanza (la misura della connettività della rete, numero di link/numero di nodi).
- La seconda opzione era per una rete non analogica ma digitale che avrebbe reso il sistema sicuro, veloce ed economico, ed era funzionale alla terza opzione.
- La terza opzione era dividere i messaggi in blocchi di dimensioni standard (1024 bit) che viaggiassero separatamente nella rete e venissero riassemblati una volta giunti a destinazione.
Il lavoro di Baran poteva avere campi d’applicazione molto più vasti. Concluso nel ’62, lo propose alla American Telephone and Telegraph company, che lo rifiutò in quanto era una rete analogica, e nel ’65 la Rand lo raccomandò all’Air Force, che lo sottopose alla valutazione del MIT, ricevendo un risultato positivo, venne quindi affidata alla Defence Communication Agency ma nel ’66 Baran decise di ritirare la sua proposta. Baran aveva svolto il suo lavoro negli anni delle crisi di Berlino e di Cuba, quando il mondo era sull’orlo della catastrofe ed era cresciuta la consapevolezza che un conflitto nucleare era sempre più una possibilità. Si erano create le condizioni per una svolta: il trattato del ’63 con cui USA, URSS e BG bandiscono gli esperimenti atomici, che aprì una fase di maggiore distensione nella Guerra Fredda. In questo contesto perse rilevanza il problema della vulnerabilità nucleare, ma il lavoro di Baran sarebbe stato recuperato poco dopo e avrebbe dato un contributo fondamentale alla nascita della rete.
Dai radar alla rete, attraverso il cervello
Baran si era interessato alla questione di un sistema di comunicazione affidabile prima di arrivare alla Rand, quando lavorava in un’azienda aerospaziale, la Hughes Aircraft Company, dove aveva partecipato al progetto del “SAGE tascabile”: un sistema di difesa miniaturizzato per intercettare squadriglie di bombardieri, divenuto operativo nei primi anni ’60. Tuttavia, divenne obsoleto a causa dello sviluppo degli armamenti nucleari.
Tra le opere che influenzarono il programma SAGE, determinante fu quella di Norbert Wiener, fondatore della cibernetica: nella sua visione un sistema cibernetico funziona assorbendo input dall’esterno, elaborando i dati ricevuti e fornendo istruzioni per interagire con l’ambiente tramite un apparato di output. Baran, nel corso del suo lavoro sui radar, sviluppò un interesse per le questioni della vulnerabilità e del “command and control”, da qui scaturì lo studio nel quale impostò su nuove basi il problema di una rete in grado di sopravvivere ad un attacco nucleare.
Nel ’60 Baran citò tre paper fondamentali: McCulloch, neurofisiologo, Von Neumann, scienziato ungherese che ha elaborato la “teoria dei giochi”, e Shannon, che aveva collaborato alla costruzione del calcolatore analogico di Bush. Tutti e tre i paper citati ci portano nel campo della neurofisiologia. L’immagine del cervello come rete di neuroni si deve a Golgi, mentre Santiago Ramon y Cajal aveva scoperto l’esistenza di collegamenti fra le cellule nervose, che furono battezzate neuroni, si scoprì poi che i neuroni reagiscono a stimoli chimici (le sinapsi), che li mettono in comunicazione con altri neuroni. Il saggio di McCulloch e Pitts, che sosteneva che i neuroni rilasciano informazione di natura logica, aprì la strada ad un filone di studi basati sulla similitudine tra cervello e computer.
Altro riferimento era Alan Turing, che nel suo saggio, che è alla base di tutti i computer esistenti, aveva concepito una “macchina universale”. A partire dalle analogie e dalle differenze fra cervello e macchine, Von Neumann ha dato un contributo di spicco alla progettazione dei primi computer americani: prima aveva svolto una consulenza per il progetto ENIAC (Elettronic Numeral Integrator and Calculator), e da questa esperienza era nata l’idea di una nuova macchina: EDVAC (Electronic Discrete Variable Calculator), poi aveva iniziato a lavorare a un altro computer per lo IAS (Institute for Advanced Study). Dall’opera per realizzare tale macchina era scaturita l’architettura di Von Neumann, utilizzata tuttora per gran parte dei computer: le sue componenti principali erano un’unità centrale di elaborazione, una memoria con istruzioni e dati, dispositivi di input/output e un canale di collegamento tra le varie parti. Su queste basi velocità, affidabilità e architettura divennero gli elementi principali dello sviluppo futuro dei computer.
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