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RIASSUNTO: COSTRUIRE L’INDIPENDENZA F. FIORITI

Prima parte: l’orizzonte concettuale

Cap. 1 La scelta dell’intervento psicoeducativo

Comunità alloggio: espressione di una recente fase storica di approccio e gestione della

residenzialità per le persone con disabilità intellettiva e relazionale.

Le comunità alloggio favoriscono modelli di vita familiare, attenti alla partecipazione attiva e

protagonista degli utenti, secondo le loro capacità, potenzialità e limiti. Solo così è possibile

pensare e realizzare percorsi di integrazione e di privilegiare l’intervento psicoeducativo. Questo

concetto è espresso chiaramente da Enrico Micheli, riferendosi al disturbo autistico, sostiene che

l’intreccio controllato tra esperienza clinica, dati della ricerca scientifica e l’accettazione di un saper

condiviso sul disturbo, fondato sul metodo scientifico, portano a una conoscenza dell’autismo che

è alla base dei trattamenti di tipo psicoeducativo. L’intervento psicoeducativo è ritenuto dalla

maggior parte degli esperti come il più efficace; è legato agli strumenti scientifici della psicologia e

della riabilitazione, anche se da grande importanza alle abilità di chi insegna e alle emozioni e ai

pensieri di chi vive e lavora con questo disturbo. L’attenzione sempre più forte posta sugli aspetti

emotivi e cognitivi sia della disabilità intellettiva sia della sua riabilitazione non vuole assolutamente

significare l’abbandono del paradigma comportamentale come via per la conoscenza.

L’ intervento psicoeducativo implica una costante e continua interazione con il mondo della ricerca

psicologica e con la ricerca neurologica, biochimica e farmacologica perché ne condivide il punto

di vista epistemologico.

La scelta della cornice epistemologica implica che secondo una gerarchia di livelli logici

discendano organizzazioni, metodologie, curricola, strategie, tecniche e strumenti coerenti con la

fonte.

Ulteriore elemento di consapevolezza è che all’interno del comune approccio epistemologico sono

stati costruiti e sperimentati diversi modelli di intervento che vanno visti come posizionati a

distanze diverse di comuni vettori che sono rappresentabili in alcune principali dimensioni.

• Vettore che si muove fra le dimensioni particolarità/generalità: è importante attingere a

contributi specifici per le singole aree di intervento.

• Vettore che si muove fra le dimensioni normalizzazione/rispetto di particolarità e differenze:

la realtà della vita e dell’interazione con gli ecosistemi di riferimento porterà a porre

l’intervento psicoeducativo in qualche punto intermedio fra gli estremi teorici.

• Vettore che si muove fra le dimensioni direttivo/interattivo: fa riferimento a posizioni

psicoeducative poste agli estremi di un vettore che prevede stadi di mediazione più

sbilanciati verso un lato, ma mai solo da una parte o solo dall’altra.

All’interno di un ecosistema residenziale la traduzione di queste dimensioni può esser

attuata attraverso una valutazione del setting, delle circostanze, delle situazioni, del tipo di

abilità su cui intervenire, delle caratteristiche della persona che si ha difronte, delle

caratteristiche di stile dell’operatore. Questa valutazione porterà a privilegiare una scelta

più sbilanciata verso l’interattività o la direttività.

• Vettore che si muove fra le dimensioni stimoli e conseguenze artificiali/stimoli e

conseguenze naturali: con le persone con disabilità intellettiva e relazionale adulte, come

quelle che solitamente sono accolte all’interno di servizi di tipo residenziale, è più

equilibrato valutare la storia della persona, gli ecosistemi con cui si interfaccia, il potenziale

in termini di apprendimento che può esprimere, il bagaglio delle abilità possedute e

padroneggiate, i punti di debolezza.

• Vettore che si muove fra le dimensioni uso di aversivi/prevenzione dei problemi di

comportamento: la distinzione fra estremi è ancora più difficile. la letteratura e la ricerca

relativa ai disturbi del comportamento e della condotta ha dimostrato che gran parte dei

comportamenti problema hanno una funzione comunicativa e sottolineano difficoltà a

leggere e processare gli stimoli che provengono dagli ecosistemi di vita. Questa lettura

porta alla scelta psicoeducativa di individuare la necessità di supporti facilitanti la

comunicazione, di attuare una strutturazione più attenta dell’ambiente in termini spazio-

temporali, di identificare le capacità possedute dalla persona e calibrare di conseguenza

richieste proporzionate alle capacità. In

questo modo è possibile agire sui comportamenti problema riducendone la probabilità di

comparsa e aumentando la possibilità di insegnare abilità che li renderanno ancor meno

probabili in futuro. Operando con persone adulte con gravi disabilità dello sviluppo e

problematiche psicopatologiche associate non è sempre possibile articolare una azione

psicoeducativa che privilegi unicamente l’attenzione verso la funzione comunicativa del

comportamento problema e la difficoltà di lettura e processazione degli stimoli ambientali

che interagiscono la persona disabile.

• Vettore che si muove fra le dimensioni cambiamento del comportamento/organizzazione

dell’ambiente: questa contrapposizione è più visibile nell’operare con bambini, dove può

essere più netta la scelta fra il privilegiare l’apprendimento di comportamenti nuovi e

l’estinzione di comportamenti disfunzionali attraver5so la gestione delle conseguenze

oppure il privilegiare una azione che mira maggiormente a comprendere le peculiarità di

funzionamento del soggetto per intervenire attraverso una organizzazione degli stimoli

antecedenti al fine di promuovere la comparsa di comportamenti richiesti dall’ecosistema in

modo “spontaneo”. Nell’operare con persone adulte, =storia personale lunga fatta di

apprendimenti e di insuccessi, di convinzioni più o meno esplicite rispetto al proprio essere,

l’intervento psicoeducativo volto al cambiamento del comportamento e quello volto alla

organizzazione dell’ambiente sono molto più spuri perché il confronto di chi opera è con le

persone che hanno già compiuto un lungo cammino di vita di cui a volte si hanno solo pochi

elementi. Di conseguenza l’intervento educativo deve essere modulato, flessibile,

personalizzato, coerente, condiviso dall’équipe e dov’è possibile dalla persona disabile.

Per riassumere: ogni intervento psicoeducativo quindi si posizionerà in un suo modo peculiare in

queste dimensioni, acquisendo così un particolare stile; ogni intervento pertanto finirà per essere

efficace con un tipo di persona piuttosto che con un’alta, e nell’affrontare alcun problemi piuttosto

che altri. La scelta delle posizioni da assumere su queste dimensioni dipenderà da diversi fattori: la

formazione, lo stile, il carattere, le risorse dell’organizzazione e degli operatori che ne fanno parte.

Cap. 2 Promuovere l’indipendenza

È possibile costruire in modo reale, concreto e visibile le abilità per svolgere compiti, che

riguardano direttamente la propria persona, in modo indipendente per soggetti che sperimentano

una condizione di DI anche grave?

La progettazione della quotidianità di vita in un ecosistema residenziale per persone con DI può

essere sviluppabile da questo interrogativo.

Implica anche la traduzione in azioni educative legate alla concretezza del vivere giornaliero del

concetto di indipendenza.

Alcuni elementi cardine per affrontare la questione dell’indipendenza:

• Compiere una valutazione il più possibile attenta e realistica delle abilità della persona, al

fine di evitare proposte superiori al livello di capacità della persona.

• Porre attenzione nella valutazione del “potenziale emergente” o del livello prossimale di

sviluppo

• Organizzazione dell’ambiente per l’indipendenza. L’organizzazione dell’ambiente fisico

deve permettere agli individui con disabilità di usarlo il più indipendentemente e sicuro

possibile. È importante inoltre compiere un cambiamento di atteggiamento mentale del

personale educativo e dei famigliari nel modo di guardare al vivere di queste persone.

• Proporre un ambiente calmo, tranquillo e con il giusto tempo per agire. Elemento

significativo sia per la persona con DI che per l’operatore. Per la persona con DI è

importante perché le azioni svolge in autonomia spesso richiedono tempi maggiori e

richiedono un ambiente equilibrato per favorire la concentrazione rispetto alla prestazione

richiesta. È importante dosare le richieste di performance e valutare la situazione

ambientale in cui la persona con disabilità intellettive agisce. Per il personale educativo è

importante in quanto spesso ci si trova a lavorare con la logica del “pronto soccorso”

rischiando così fi perdere il giusto equilibrio e distacco professionale dalle situazioni.

• Mantenere alto il livello di attenzione nel personale educativo: verso l’uso consapevole di

stili educativi che mantengono comportamenti dipendenti e aumentare la consapevolezza

verso la promozione naturale di comportamenti indipendenti.

• Associare i comportamenti appresi a segnali rilevanti all’interno dell’ambiente in cui i

comportamenti attesi devono manifestarsi.

Un primo tentativo di traduzione essenziale e concreta nella vita quotidiana del concetto di

indipendenza è stato proposto dalla Divisione TEACCH (Schopler e colleghi) a partire dagli

anni ’60 con la “tecnica del lavoro indipendente”.

Attraverso la tecnica del lavoro indipendente ci si propone di strutturare proposte organizzate

secondo un coefficiente di difficoltà calibrato sulle competenze acquisite o potenzialmente

acquisibili dalla persona, di organizzare il materiale per la prestazione in modo tale da garantire

alla persona con disabilità intellettiva e relazionale il grado maggiore possibile di indipendenza

nella comprensione del compito, del modo di svolgerlo, della sua durata e della sua fine.

Come è stato ampiamente evidenziato da Micheli e Zacchini, in Italia, l’utilizzo attento, corretto

e sistematico di questa tecnica permette lo sviluppo di

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/03 Didattica e pedagogia speciale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessia.demarin di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia speciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trieste o del prof Bortolotti Elena.
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