Tommaso Landolfi
La prima cosa che bisogna prendere in considerazione quando si parla di Landolfi è il suo rispetto sacro per la parola: essa ha un valore enorme, è un segno di potenza, perché solo la parola tenta di fissare la realtà. I contorni della realtà sono sempre sfuggenti, quello che ci sembra reale non sempre lo è. La vita stessa è difficilmente catalogabile, è difficile sempre trovare una spiegazione a quello che ci succede.
Se la vita è mancanza di spiegazioni, l'arte dovrebbe provare a colmare questa insufficienza, questa mancanza. Da qui nasce il culto della parola, la parola è sacra.
Calvino e l'opera di Landolfi
Calvino è uno dei suoi grandi stimatori e, a proposito dell’opera, sosteneva che i suoi scritti fossero una maschera del vuoto (nasconde l’impossibilità di capire qualcosa, quindi non ha connotazione positiva), ma creano però un mondo fatto di parole: contano per la loro precisione e congruenza. Capita di fronte a Landolfi di trovarsi di fronte a parole fin troppo belle, fin troppo giuste (parole arcaiche, alte, adatte e quindi poco utilizzate), ma sono invece di vocabolario, come se quelle parole fossero lì ad aspettare qualcuno che le usi, lui le allinea senza batter ciglio. La difficoltà con Landolfi è proprio lessicale.
Esempi nei suoi romanzi
- La piccola apocalisse In questo racconto la parola è legata a una strana donna. Se Landolfi cerca disperatamente la parola giusta al momento giusto, è perché c’è un tormento vero e proprio di cercare quella parola, perché solo quella ci dà l’idea di quello che vuole raccontare. Non è mai facile la ricerca lessicale per lui.
- Parole in agitazione Landolfi è timoroso dell’uso della parola, potrebbe sciuparla, potrebbe prelevare una parola dal dizionario e porla in una posizione non giusta, e questo lo fa impazzire.
- La passeggiata Di proposito usa parole desuete.
- Il dialogo dei massimi sistemi (1937) Si tratta di un racconto eponimo (che dà il titolo alla raccolta, ma è anche un racconto). Ha come protagonista un capitano inglese che insegna a un poeta una lingua antica, la lingua persiana. Il poeta crea delle poesie, ma dimentica la lingua e non è più in grado di capirla.
Il magico e il misterioso
Landolfi già da questi racconti ci fa capire che ha una particolare vocazione per ciò che è magico, misterioso, non spiegabile. Landolfi dice che questo amore forse è determinato dalla sua passione per la lettura della letteratura russa, che poi traduce anche. Ama il romanticismo tedesco, legge i surrealisti francesi (Breton). Ci presenta in questi racconti figure umane in situazioni strane, che li portano alla crisi, i quali non sanno più se si trovano dentro o fuori la realtà. Nelle letture fatte del romanticismo nero, orrido, prende il gusto per il racconto a effetto, ovvero quello che sbalordisce: gli piace che il lettore rimanga stupito di fronte agli accadimenti.
- Des mois L'opera non parla attraverso ciò che dice (non è il racconto quello che ci parla a noi), non parla neanche attraverso il modo letterario, ma parla attraverso una qualche misteriosa qualità fisica della parola (ti parla perché io ho usato certe parole e non altre). Si sottolinea ulteriormente la venerazione verso il lessico, la ricerca della parola giusta al momento giusto, di termini in disuso, parole di livello elevatissimo, legate a qualche sottocodice.
Poetica
Tutti i suoi racconti stanno a metà tra la disperazione e il prendere in giro qualcuno o qualcosa, in quanto uomo non sereno e disperato. Landolfi era un giocatore incallito, ha perso anche grosse fortune e diceva che il gioco per lui era una valvola di sfogo per sfuggire da sé stesso.
Lo si può inserire nel periodo surrealista italiano, ma è difficile catalogarlo, perché è uno scrittore solitario e non ha obbedito a nessun codice particolare, non si è mai avvicinato a un movimento letterario, ma per comodità potremmo inserirlo in questo movimento insieme a Bontempelli. Possiamo dividere la poetica di Landolfi in due fasi:
Fasi della poetica
- Prima fase Comprende anche La pietra lunare (scritto nel ’39 – uno dei primi romanzi di questo genere insieme a Il deserto dei Tartari di Buzzati) dove viene messa in rapporto la monotonia della vita quotidiana e al contrario la vivacità della vita fantastica. Si affaccia poi un tema che verrà sviluppato in avanti da altri scrittori: si può vivere meglio se si è in sintonia con la natura. In questa fase c’è la compresenza di sogno e realtà: però le due presenze si equilibrano. Sempre è presente la coscienza di una realtà oppressiva: Giovancarlo non è un personaggio sereno, c’è sempre qualcosa che lo opprime. Questa fase va fino agli anni ’50.
- Seconda fase Questo equilibrio tra sogno e realtà si rompe, si complica e diviene per noi più difficile leggere le sue opere. Il mondo e la realtà sono oppressivi, e l’unica possibilità è quindi di fuggire fantasia, in un mondo altrove. Questa fase coincide con la pubblicazione di Cancroregina: è un’esplorazione avventurosa dello spazio sconosciuto (fine anni ’50-’60). È un libro molto difficile, che secondo alcuni critici segna la crisi del fantastico.
La pietra lunare (1939)
Titolo e sottotitolo
- Titolo Pietra lunare: la luna rappresenta la fuga, la fantasia, un mondo altro.
- Sottotitolo Scene della vita di provincia: apparentemente non ha nessun nesso con il titolo.
Citazioni
- Citazione 1 “Bene dixisti de me, Thoma” – La Luna all’Autore. È stata definita una citazione sberleffa, una presa in giro. Richiama a un episodio scritto nella vita dei Santi: San Tommaso dopo la stesura di un'opera, ebbe una visione nel sogno in cui Cristo gli dice: bene hai detto di me Tommaso. Landolfi prende le parole che Cristo disse a San Tommaso e finge che queste parole gli siano state dette dalla Luna glielo stesse dicendo a lui. Infatti quel Thoma non è San Tommaso, ma è lui, l’autore. In questo modo Landolfi mette in evidenza la centralità della luna, come se fosse su un trono, la considera una divinità. La luna infatti lo ringrazia per quello che lui racconterà di lei. Lo si nota anche da alcune descrizioni (coccola sperduta nel cielo, rossastro satellite, pallido volto).
- Citazione 2 NOVALIS, (pseudonimo di un poeta tedesco vissuto alla fine del ‘700). C'è una pietra posta al centro di molte direzioni come a sostenere la varietà dei significati che quest’opera può avere. L’autore ci mette in guardia: non ci sarà soltanto una soluzione, volutamente propone diversi significati e se saremo storditi lui avrà ottenuto il suo obiettivo. Queste due citazioni rappresentano una chiave interpretativa al romanzo.
Le tematiche
- La vita a P. Pico Farnese, città natale dell'autore e il mondo mitico e fantastico delle superstizioni paesane leggende, i briganti, presenza di creature mannare, che danno vita all’esitazione (tutto il Fantastico gira intorno a questo termine) del protagonista o lettore, che ha firmato quel famoso patto narrativo. Vi sono metamorfosi continue, presenza di fantasmi, viaggi notturni che non si sa bene dove portano, narrazione ambigua, perché non è chiaro dove finisce la realtà e dove inizia la fantasia.
- Tema dell’amore che si instaura tra Giovancarlo e Gurù.
- Ecologia letterale e la sensibilità degli animali In alcuni punti si nota il rispetto grandissimo che ha Gurù.
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