ITALO CALVINO
Il visconte dimezzato (1952)
Il visconte dimezzato fa parte di una trilogia con: Il barone rampante (1957) e Il cavaliere
inesistente (1958). Nel 1960 decide di unirli sotto il titolo I nostri antenati (1960), come a dire che
questi tre personaggi fantastici rappresentano i nostri antenati, ovvero gli antenati dell’uomo
moderno.
Non si tratta soltanto di un’operazione soltanto editoriale, infatti Calvino dice che vi è sotto un
progetto: in maniera allegorica lui vuole parlare dell’uomo contemporaneo.
INTRODUZIONE - 1960
Calvino inizia affermando che ha deciso di unire i tre romanzi perché hanno in comune una cosa:
sono tutte e tre storie inverosimili, improbabili:
Il visconte è dimezzato. Calvino così lo definisce: rappresenta l’uomo dimidiato, mutilato,
- incompleto, nemico a sé stesso. Rappresentano tutte caratteristiche dell’uomo;
Il barone che passa il suo tempo su un albero. È un ragazzo adolescente che rifiuta di
- mangiare un piatto di lumache e con questo rifiuto decide di lasciare la propria casa e vivere
sugli alberi. È l’unico che riesce a stare vicino alla famiglia, ad avere una visione distaccata,
ma obiettiva di ciò che accade nel suo regno. Ed è la visione che ha Calvino
dell’intellettuale: distaccarsi dall’ambiente in cui vive e prendere una posizione privilegiata
per poter vedere e capire la società della quale fa parte, ma si è distaccato e aiutare quel
mondo a conoscersi meglio. Infatti, benché sia sugli alberi, è l’unico dei fratelli che sta più
vicino alla madre.
Il cavaliere che non esiste. Si tratta di un’armatura vuota che cammina: l’armatura
- rappresenta un uomo che non ha più rapporto con ciò che gli sta intorno, ma solo
astrattamente “funziona”. Più di ogni altro personaggio rappresenta l’uomo moderno.
L’obiettivo di Agigulfo è raggiungere la perfezione: non a caso non è un uomo, è inesistente;
Calvino infatti ci dice che la perfezione non è umana.
Già dal titolo si capisce che abbiamo di fronte tre personaggi che non possiamo incontrare nella
realtà, ma che di quella realtà ci vogliono parlare.
Dice chiaramente che questa questi romanzi sono fantastici; addirittura si può dire che tutta l’opera
di Calvino si potrebbe leggere in chiave fantastica (anche Il sentiero dei nidi di ragno neorealismo,
scritto dopo la guerra. Tutta la storia viene raccontata da un bambino che ha perso i genitori; entra
nella camera della sorella e ruba la pistola, ma per lui non è pistola, ma l’oggetto fatato, l’oggetto
che lo aiuterà a diventare grande, ad essere accettato dagli adulti. Con questo oggetto viene
trasposto nella fantasia, nel fantastico. Nasconde questo suo oggetto nei sentieri dei nidi di ragno,
per i tanti rami.) tranne uno: La giornata di uno scrutatore (un luogo dove sono ricoverate persone
che hanno gravi deficit mentali, e lo scrutatore si rende conto che tutti quei voti sono pilotati, ovvero
gli amici, il padre, la madre convince la persona a votare una ci parla di umanità sofferente, ma di
chi è malato, ma dei genitori e dei parenti che vanno a trovare questi ragazzi).
Calvino, sempre nell’introduzione dice: “ecco che scrivendo una storia fantastica, mi trovavo senza
accorgermene ad esprimere non solo la sofferenza di quel momento, ma anche la spinta a uscirne”.
L’Italia sta vivendo dei cambiamenti fortissimi: anni ’50 vuol dire boom economico: esce dal
periodo della seconda guerra mondiale, quindi di distruzione; è riuscita ricostruire, a partire. Allora lui
dice: con questa storia fantastica, riesco ad esprimere quella sofferenza e difficoltà di comprensione
di quel particolare momento, ma anche la voglia di uscire per riuscire a capire.
Calvino quindi ci invita leggendo la trilogia, a cercare nella realtà di tutti i giorni le metafore che lui ci
propone: la metafora dell’uomo dimezzato, dell’uomo che si allontana per conoscere meglio la sua
realtà, dell’uomo che non esiste più ma vive perché ha un cuore che batte.
L’ALLEGORIA E LA METAFORA NEI PERSONAGGI
Tutto questo discorso si basa su due parole centrali: allegoria e metafora. E se un testo è
allegorico e metaforico non può che esprimersi attraverso un uso creativo del linguaggio: per
creativo non si intende inventato, ma nel senso che con quella base dell’italiano dell’uso medio
riesce a creare delle storie che hanno l’intento di farci riflettere sui noi stessi. È un tentativo di farci
reagire alla confusione, all’incertezza, al conformismo che ci circonda (Barone anticonformista
perché abbandona tutto e vive in maniera anticonformista).
Se accettiamo la sfida che ci lancia Calvino, quindi di guardare in questa maniera il mondo
scopriamo che i due mezzi visconti sono più interessanti del visconte intero (pag.60): quando è
dimezzato infatti riesce a capire quando è troppo cattivo e quando è troppo buono.
Allegoria che coinvolge non solo i protagonisti, ma anche altri personaggi:
i lebbrosi rappresentano la felice decadenza, come dire che i lebbrosi hanno scelto di
- vivere in maniera leggera la vita, senza stare a preoccuparsi troppo. Vivono una decadenza
dei costumi, sia dell’ambiente, che è tutto sommato felice per loro. Nessuno vuole avere a
che fare con loro, ma lì si sta bene, sono felici del loro isolamento. Rappresentano la
decadenza artistica e letteraria contemporanea; così Calvino definisce il periodo nel quale sta
scrivendo.
Pag.54 persone malate che vivono in luogo misero, vagamente vestiti, ma eppure, ci sono
gli aquiloni sui tetti (senso di allegria), e tra i capelli mettono i fiori;
gli ugonotti Calvino non è credente e vede con più facilità le pecche di un certo tipo di
- religione. Traspare nella sua definizione degli ugonotti un’etica religiosa, senza la religione:
intonano canti senza ricordarsi le parole. Il gruppo ha un capo, Ezechiele, il quale dice al
visconte: troppo cose ho dimenticato della nostra religione;
Mastro Pietrochiodo passa la sua vita a perfezionare la sua arte, che però è un’arte
-
terribile: costruisce forche. Pag. 27 veri capolavori di falegnameria. Rappresenta lo
scienziato che non è più in grado di controllare gli esiti delle sue invenzioni;
Dottor Trelawney rispetta lo scienziato che non è capace e non cerca neanche di integrarsi
- coi suoi simili. Pag. 22 avrebbe dovuto occuparsi dei suoi malati, ma è più occupato nelle
sue ricerche.
Osservando questi pochi personaggi abbiamo la netta sensazione che Calvino ci stia invitando ad
allontanarci dal conformismo: benché difficile, sia necessario allontanarsi dalla quotidianità.
L’eccentricità è il modo più autentico per riuscire a capire il mondo: in questa eccentricità ci mette il
Visconte per primo, che è fiero di essere tagliato a metà. Medardo è in grado di capire come sia
penoso e faticoso vivere nell’incompletezza, vive solo grazie alla sua forza di volontà.
VLADIMIR PROP
Teorico e critico russo, ha analizzato gli elementi della fiaba e i passaggi che ci sono all’interno della
fiaba. Calvino raccoglie le fiabe italiane e le pubblica nelle Le fiabe italiane, citando anche il luogo
dove le ha sentite. Quindi, da profondo conoscitore delle fiabe, la struttura fiabesca si nota anche
nella trilogia I nostri antenati.
Prop aveva individuato delle funzioni costanti all’interno di ogni fiaba, che si ritrovano anche nella
trilogia:
eroe che ha un obiettivo da raggiungere (che lo obbliga a superare degli ostacoli) peripezie e
ostacoli (incontrare sé stesso) rappresentati da un’antagonista (lui stesso) lieto fine (Visconte
si riunisce, Cosimo scompare su una mongolfiera, Cavaliera lascia a Rambaldo la sua armatura, la
sua voglia di perfezione che ognuno di noi dovrebbe avere).
Anche se la struttura è simile alla fiaba, non possiamo definire la trilogia come tale, poiché
intervengono motivazioni psicologiche, momenti storici particolari; non c’è un c’era una volta un
tempo lontano lontano… ma l’obiettivo è quello di far riflettere il lettore su sé stesso, sul momento
socio-politico che l’Italia sta vivendo (anni ’50, forse più vero oggi che allora).
IL CARATTERE EPICO
Ripensando alla trilogia Calvino non ha mai rinunciato alla carica epica (ci parla di storia del
passato) e avventurosa (ricca di avventure) che può portare con sé la letteratura. Col Barone siamo
a fine ‘700, il Cavaliere siamo in pieno Medioevo (l’armatura ce lo dice).
Si può aggiungere a questi due aggettivi anche il recupero di una tradizione popolare:
la balia Sebastiana usa le erbe quando qualcuno è malato
- ;
Pamela viene liberata dagli animali (fine capitolo 6) Pamela rappresenta la libertà (insieme
- ai suoi animali corre nei boschi), ma sa anche quello che vuole. È questo che farà
innamorare i due Medardi.
Calvino afferma di credere nelle fiabe, poiché rappresentano una spiegazione generale della vita,
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