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Riassunto esame di Letteratura Latina, prof. Bonvicini, libro consigliato Letteratura latina, Conte

Riassunto per esame di Letteratura Latina, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente prof. Bonvicini: Letteratura latina, Conte.



Gli argomenti trattati sono i seguenti:

- Autori dell’Alta e Media Repubblica: Forme pre – letterarie: Carmen e Saturnio // Livio Andronico // Plauto // Ennio // Catone // Terenzio // Lucillo... Vedi di più

Esame di Letteratura latina docente Prof. M. Bonvicini

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ESTRATTO DOCUMENTO

però intervenne per salvarla e affidò la cura del manoscritto al poeta Vario Rufo, che infine venne

pubblicato.

● L'Eneide è un poema epico composto da 12 libri, scritto in esametri.

● L'opera si ripropone di:

1. Imitare Omero: per sostituire Ennio, era fondamentale un confronto con Omero:

L'Iliade narra della Guerra di Troia, e l'Odissea del ritorno a casa di Ulisse.

Virgilio concepisce l'Eneide come una risposta ai 48 libri dell'Iliade e Odissea: in effetti egli continua

la narrazione, narrando la storia di Enea dall'ultimo giorno di Troia fino allo scontro tra troiani e latini

e la loro fusione in un unico popolo per la fondazione di Roma.

(Esem pio: continua la narrazione descrivendo l'ultima notte di Troia – che Omero profetizza

solamente – e fa affrontare al suo eroe alcune delle avventure già affrontate dall'eroe greco in

precedenza).

+ Inoltre l'Eneide presenta gli stessi temi presentati da Omero, però rovesciati: infatti Virgilio narra

prima di un viaggio e poi di una guerra. Non si tratta però di una mera imitazione passiva, al

contrario è addirittra una sorta di superamento di Omero: il viaggio di Enea e la guerra da lui

condotta infatti non portano alla distruzione, ma alla costruzione di una nuova città: Roma.

2. Lodare Augusto: circolavano delle leggende di fondazione di Roma legate alla guerra di Troia. Una

di queste era la leggenda di Enea, eroe troiano secondario nella narrazione Omerica, ma che a Roma

acquista sempre maggiore fama. In effetti il nobile eroe troiano scampato alla catastrofe sarebbe

connesso genealogicamente a Romolo, il fondatore di Roma. Questo elemento permette alla cultura

romana di rivendicare parità con i Greci, proprio nel periodo in cui acquisiva l'egemonia del

Medirettaneo greco. + La popolarità di Enea dipende dalla politica interna: una importante casata, la

Gens Iulia, rivendica per sè la nobile origine di Enea: Giulio Cesare e Ottaviano Augusto si trovano

successivamente a governare l'impero romano (quasi fosse per diritto di discendenza).

● In generale, l'Eneide è la storia di una missione voluta dal Fato, che renderà possibile la

fondazione di Roma e la sua salvazione da parte di Augusto.

Sotto la volontà del Fato però si muovono personaggi in contrasto fra loro, i cui sentimenti vengono

messi costantemente in primo piano.

L'autore chiede ai lettori di apprezzare la necessità fatale della vittoria e ricordare le ragioni degli

sconfitti guardando la scena da una prospettiva superiore = accettare contemporaneamente la

soggettività tragica e l'oggettività epica.

NB: la caratterstica fondamentale dello stile epico virgiliano è l'aumento della soggettività: il lettore

risponde agli stimoli, condivide gioie e tristezze dei personaggi ecc..

Questa soggettività è però controbilanciata dall'oggettività, la quale è sempre garantita

dall'intervento del poeta che lascia emergere i singoli punti di vista soggettivi, ma li ricompone

sempre in un progetto unitario.

- I lettori romani si trovano immersi in un mondo omerico, e questo spostamento permette a Virgilio

di guardare il mondo di Augusto da lontano.

● L'esametro è il verso epico per eccellenza. Virgilio riesce a farlo adattare a una infinita varietà di

situazioni espressive: da quelle pacate alle battute concitate e patetiche.

A tutto ciò contribuisce anche il lessico: Virgilio inventa una sorta di "nuovo manierismo linguistico",

che non è nè esagerato nè sottile ma fatto di parole normali;

e anche il linguaggio: che resta comunque elevato, ricco di arcaismi e poetismi (staccato dalla lingua

d'uso).

- La grande novità sta nella sperimentazione sintattica, nei collegamenti tra le parole: l'utilizzo

dell'allitterazione serve a sottolineare i momenti patetici, a collegare fra loro le parole – chiave e

richiamare fra di loro momento diversi della narrazione + la frase si libera da qualsiasi schiavitù

metrica: il periodo può essere ampio o breve.

- La narrazione è graduale, senza vuoti intermendi e suggerisce più di quel che dice esplicitamente.

2. Orazio

● Nasce nel 65 a.C La condizione sociale della famiglia è modesta, ma a Orazio viene assicurato il

migliore insegnamento: studia a Roma e Atene.

Purtroppo deve interrompere gli studi per assuolarsi nell'armata repubblicana di Bruto.

In seguito a un'amnistia torna a Roma e lavora come scriba quaestorius per guadagnarsi da vivere.

In seguito inizia a scrivere versi e Virgilio e Vario lo presentano a Mecenate, che lo accoglie nella sua

cerchia di amici. Egli poi gli regala un podere che gli assicura tranquillità economica e riparo dalla

vita pubblica.

● Le Opere:

1. Epodi: Sono 17 componimenti scritti nel 41 – 30 a.C

- Il nome rimanda alla loro forma metrica: l'epodo infatti è il verso più corto che segue quello lungo

(insieme formano un distico).

- La raccolta è preceduta la un proemio indirizzato a Mecenate.

- I temi e gli argomenti sono vari: carmina di invettiva, epodi erotici, civili, gnomico ecc...

- Il linguaggio: è teso e carico. Indugia sui caratteri crudi e ripugnanti della realtà. Alternanza tra

eccessi e misura.

- Per gli Epodi si dichiara erede di Archiloco.

2. Satire: Sono due libri.

Il Primo libro è formato da 10 componimenti, è del 35 e dedicato a Mecenate.

Il Secondo libro è del 30.

- I temi e gli argomenti: il viaggio, la riflessione sulla propria condizione sociale e sui rapporti con

Mecenate, un dialogo tra lui e il suo servo, satire di argomento letterario – programmatico, scritti

contro l'adulterio e altre trattanti l'indulgenza nei confronti dei difetti..

- Il meccanismo fondamentale della satira è il confronto fra un modello positivo e tanti negativi.

Presto si rivelerà un assetto precario.

● L'inventore della Satira è Lucillo, a lui risale la scelta dell'esametro come forma metrica.

Egli esamina moltissimi temi, tra cui il più importante è la rappresentazione della società

contemporanea e del ceto dirigente. L'atteggiamento con cui si approccia ai temi è l'aggressione

personale, la critica e l'inserimento di elementi autobiografici.

Lo stile è disciplinato e semplice.

- Orazio raccoglie l'eredità di Lucillo ma la sua satira ha delle differenze a livello di stile, lingua e

forma dei contenuti: lo stile e la lingua sono vigorosi e tutt'altro che semplici e accessibili e il tono è

ora familiare, ora grave e oratorio, ora solenne e patetico.

Il dialogo è la forma dominante utilizzata.

I contenuti invece variano perchè Lucillo si limitava semplicemente ad aggredire i soggetti; al

contrario l'attacco di Orazio è sempre collegato a un'intenzione di ricerca morale.

- La morale oraziana ha radici nella sua educazione, nella filosofia ellenistica, nell'epicureismo,

nell'empirismo e realismo.

Tutti i temi risentono dell'epicureismo e si sente il conflitto con l'astrattezza degli stoici.

- Gli obiettivi generali di Orazio sono il raggiungimento dell'Autàrkeia (= autosufficienza interiore) e

Metriòtes (= moderazione).

L'autore a un certo punto però non ritiene più che la satira possa permettere di raggiungere questi

obiettivi e l'equilibrio sembra perduto.

3. Odi: è una raccolta di tre libri pubblicata nel 23 a.C.

La raccolta à organizzata secondo il criterio della Variatio: varia spesso contenuto, stile, tono e

metrica andando a formare una sorta di ciclo narrativo.

- Le odi di apertura e chiusura sono inidirizzate a personaggi illustri e trattano di questioni di poetica.

- Le odi centrali sono indirizzate invece a un "tu" che può essere un personaggio reale, immaginario,

un dio, una musa, una collettività o un oggetto inanimato.

●La poesia lirica di Orazio va dai carmi conviviali agli inviti, dalle Odi erotiche alla poesia amorosa

(vista con ironia perchè conosce la crudeltà della passione) e gli Inni.

I temi sono vari, ma ce ne sono alcuni ricorrenti:

1. La campagna: gradevole paesaggio che rappresenta la semplice vita rustica e il riposo

2. Il paesaggio dionisiaco: natura selvaggia fatta di rupi, boschi e indomabile dall'uomo

3. I luoghi limitati, come il suo podere: intaccabile e appartato, modesto. È il rifugio deputato al

canto, al vino e alla saggezza (= riprende il tema dell'angulus).

NB: anche se i temi sembrano tradizionali, in Orazio acquistano nuove funzioni: sono il centro

generativo della poesia in quanto qui si associano i grandi temi di amicizia e morte.

● Il punto centrale delle Odi è la presa di coscienza della brevità della vita.

Questo, secondo Orazio, comporta la necessità di appropriarsi delle gioie della vita.

Importante è ricordare che l'autore non invita al banale godimento, perchè conosce sia la debolezza

dell'animo e sa che ogni piacere è caduco, così come lo è la vita.

Questa consalevolezza però può tradursi nel raggiugimento (fallito nelle satire) dell'Autàrkeia: il

raggiungimento della condizione del saggio, che ha trasformato l'inquietudine in accettazione del

destino e vive in pace, libero dai tormenti umani e protetto dagli dei. Purtroppo questo percorso è

difficile.

- Ovviamente Orazio attribuisce la crisi umana alla decadenza dei costumi e all'abbandono del

sistema degli antichi valori etico – politici e religiosi che avevano reso grande Roma.

● Lo stile, il vocabolario e l'aggettivazione sono molto semplici. Utilizza molte ellissi, iperbati,

enjambement e costruzioni greche; invece usa poche metafore e similitudini.

L'espressività è data dal virtuosismo metrico e dall'arte della collocazione delle parole.

4. Epistole o Sermones (titolo che Orazio dà alle sue lettere in versi: Sono costituite da 2 libri.

- Il Primo libro delle epistole è pubblicato nel 20 a.C, raccolgie 20 componimenti in esametri.

Il proemio è dedicato a Mecenate ed è una presentazione – giustificazione della nuova forma

letteraria.

NB: dal punto di vista formale le Epistole erano una novità, un nuovo genere letterario (infatti Orazio

non richiama nemmeno un autore da cui farsi erede).

- Il Secondo libro delle epistole è pubblicato postumo e composto fra il 19 e il 13 a.C.

In esso sono contenute due lunghe epistole di argomento letterario.

Nel II libro molti fanno rientrare anche l'epistola ai Pisoni detta Ars Poetica.

- Tutti i componimenti hanno un destinatario, e sono inserite formule di saluto e commiato.

● Il Primo libro: ogni singolo componimento ha una vocazione protrettica: di esortazione alla

filosofia. La riflessione filosofico – morale dell'autore non avviene più, come nelle satire, attraverso

la critica della società contemporanea, ma avviene prendendo coscienza della propria debolezza.

L'autore rinuncia alla vita sociale e si ritira in campagna per cercare l'Autarkeia, ma sembra ormai

perduta per sempre. L'autore si ritrova a oscillare tra rigore morale e edonismo di cui avverte

concretezza e fragilità.

+ si collega il tema dell'insoddisfazione di sè.

● Il Secondo libro: si accentua l'aspetto didascalico delle epistole.

Qui analizza i problemi di critica letteraria, poetica e politica culturale che erano argomenti di viva

attualità al tempo.

Augusto viene identificato come l'interlocutore primario, con il quale discute di:

1. La questione del teatro latino: Il poeta polemizza contro il favore nei confronti dei poeti del teatro

romano arcaico.

In una specie di disputa "degli antichi e dei moderni", Orazio si schiera decisamente dalla parte dei

moderni, in nome del principio callimacheo dell'arte colta e raffinata.

Egli resiste, su questo punto, alle preferenze di Augusto e gli raccomanda un'attenzione per la poesia

destinata alla lettura, l'unica che possa raggiungere, secondo lui, un livello di eccellenza formale.

2. L'ars Poetica: Dopo le perplessità e le resistenze espresse nell'epistola ad Augusto, Orazio accetta

di offrire con l'Ars poetica il proprio contributo di teorico alla questione del teatro. L'Ars poetica

sembra orientare la sua analisi dell'arte e della poesia sui problemi della letteratura drammatica.

Egli resta fedele nell'Ars poetica ai suoi principi: predicando un'arte raffinata, colta e attenta. - Nel

quadro di queste riflessioni, Orazio ha occasione tra l'altro di disegnare preziosi tracciati di storia

della cultura e della letteratura sia greca che romana, nonché di aprire interessanti squarci sulla vita

quotidiana del letterato romano e dei circoli letterari della capitale.

3. Tibullo

● Nasce tra il 55 e il 50 a.C nel Lazio, da una famiglia agiata.

● Le opere: scrive 3 libri.

- Il Primo libro: pubblicato nel 25 a.C. è costituito da 10 elegie a dedica alternanta:

5 sono dedicate a Delia (donna volubile, capricciosa, amante del lusso e dei piaceri mondani, tono

sofferto) E altre 5 sono dedicate a Màrato (un giovane, dal tono meno sofferto e velatamente

ironico).

+ a conclusione ci sono due elegie: una dedicata a Messalla (suo protettore) e una alla celebrazione

della vita campestre.

● I temi principali: sono la Pace e l'antimilitarismo.

In effetti Tibullo è noto come Poeta dei Campi, della vita serena.

Egli tende a costruire un mondo convenzionale, stilizzato che faccia da rifugio ideale per evadere

dalla vita sociale e dall'esistenza tormentata.

- Solitamente la tensione trova sfogo nel mondo del mito. Questo in Tibullio non avviene, lui trova

sfogo nel mondo agreste: solo qui trova la felicità (= rimando alla remota felicità dell'età dell'oro).

NB: inserisce sempre elementi autobiografici: come l'immagine del poeta da bambino.

● Lo stile è regolare e semplice e solo apparentemente è spontaneo, infatti è il risultato laborioso

della sua scelta artistica.

- Il ritmo è regolare e i toni sono tenui e delicati, spesso sognanti.

4. Properzio

● Nasce ad Assisi nel 49 a.C. da famiglia benestante.

- A Roma viene in contatto con Mecenate e entra nella sua cerchia di amici.

● Le opere: scrive 4 libri di Elegie.

- Il Primo libro: pubblicato nel 28 a.C.

Si chiama Monobiblos e lo dedica alla donna amata Cinzia, come consuetudine.

In questo libro si nota come l'autore rifiuti il mos maiorum (primato dei valori della civitas) per

dedicare l'esistenza intera aall'amore e alla donna amata.

Il poeta – amante è prigioniero d'amore per Cinzia (donna mondana, ricca, elegante, acculturata) e

si pone come suo servo.

L'amore di Properzio non è libertino, al contrario egli vorrebbe saldare un vincolo amoroso casto,

puro e fedele con essa, sancito dagli dei. Purtroppo il rapporto con essa è burrascoso, lui è sedotto

dal fascino della donna e al tempo stesso cerca la fedeltà e la devozione assoluta.

NB: è una scelta di vita filosofica: dedicarsi all'amore, all'otium e al servitium della donna amata.

- Il Secondo libro: Pubblicato nel 25 a.C.

La contraddizione che è costretto a subire porta a modificare il suo atteggiemento, che ora è di

maggiore distacco nei confronti della donna.

l rapporto è sempre più sofferto e ha bisogno di idealizzare maggiormente la donna.

- Il Terzo libro: Pubblicato nel 22 a.C.

Il processo raggiunge uno stadio ancora più avanzato: le elegie amorose sono meno frequenti e

aumenta il numero dei tratti autoironici, finchè si chiude con un addio definitivo a Cinzia.

- Il Quarto libro: Pubblicato nel 16 a.C.

Svincola l'elegia dall'eros e ne fa un genere autonomo: mostra la Roma arcaica e il mondo del mito

dando spazio alla grazia, ironia e comicità.

Non mancano le elegie ricche di Pathos e lirismo amoroso (infatti la figura di Cinzia non scompare

mai completamente ma è affiancata a tinte fosce di vizio e corruzione).

Il Quarto libro rivaluta l'eros coniugale e l'esaltazione degli affetti familiari, delle virtù domestiche,

della castità e della tenerezza.

● Lo stile: è sperimentale. Usa molte metafore.

La struttura sintattica: complessa.

L'elemento più importante è che procede per scatti e movimenti imporvvisi senza esplicitare i

collegamenti tra le immagini, seguendo una logica interna.

5. Ovidio

● Nasce a Sulmona (Abruzzo) nel 43 a.C, da una famiglia agiata.

- Studia a Roma retorica in funzione della futura carriera politica, che poi abbandona.

- Da quel momento si dedica solo alla scrittura e entra nel circolo letterario di Messalla Corvino e

stringe rapporti con i maggiori poeti di Roma.

- Quando è all'apice del successo subisce il provvedimento punitivo di Augusto che lo relega a Tomi

(oggi Costanza). Le cause non sono chiare: forse a causa di accuse di immoralità della sua arte

oppure perchè coinvolto nell'adulterio della nipote di Augusto.

● Le Opere:

- Per le sue opere Ovidio non si lega a un unico genere. Atteggiamento sperimentatore e

relativistico: contrario a scelte assolute, sa aderire a varie facce della realtà.

- La concezione poetica di Ovidio è antimimentica, antinaturalistica e moderna.

1. Medea (tragedia perduta)

2. Fasti (calendario poetico in distici elegiaci incompiuto – 6 libri dedicati ai mesi)

3. I Tristia (5 libri in distici elegiaci – Opera dell'esilio)

4. Epistulae ex ponto (opere dell'esilio)

5. Ibis (poemetto di invettive)

6. Gli Amores: prima opera giovanle pubblica una versione in 5 libri nel 20 a.C. e più tardi una in 3

libri (quella a noi pervenuta).

- Comprendono 49 elegie, il metro scelto è quello tipico del genere (distico elegiaco).

- L'opera è scritta in prima persona

- I temi sono tradizionali: avventure d'amore, incontri fugaci, serenate notturne e scenate di gelosia.

Ad esse si affiancano però tratti nuovi, tipici dello stile ovidiano: la mancanza di una figura femminile

centrale attorno a cui si raccolgono le esperienze amorose (lui stesso afferma di non sapersi

appagare di un unico amore), l'amore patetico viene visto con maggiore distacco e viene banalizzato

e il servitium amoris non è più verso una donna ma verso l'esperienza d'amore in generale.

7. Ars amatoria, 8. Medicamina faciei femineae e 9. Remedia Amoris: formano un ciclo di poesia

didascalica in cui Ovidio cerca di impartire una precettistica sull'amore: l'amore, avendo perso il

carattere passionale devastante, diventa un divertimento che va necessariamente assoggettato a un

corpus di regole precise.

7. Ars amatoria: 3 libri, i primi due composti tra il 1 a.C e l'1 d.C, in metro distico elegiaco.

- Il Primo libro: impartisce consigli su come conquistare le donne

- Il Secondo libro: impartisce consigli su come conservare l'amore delle donne

(= i primi due sono dedicati agli uomini)

- Il Terzo libro: impartisce consigli su come conquistare gli uomini

(= è dedicato alle donne)

● In tutti i libri egli descrive i luoghi di incontro, gli ambienti mondani, i passatempi: in generale le

occasioni migliori in cui attuare la seduzione.

NB: Il carattere libertino dell'Ars amatoria ha attirato le critiche dei moralisti, ma in realtà questo

carattere è compreso nei confini delle convenzioni etiche.

Infatti Ovidio tenta di riconciliare la poesia elegiaca con la modernità, con la società contemporanea

perchè essa si era sempre opposta al sistema dei valori tradizionali, ma senza elaborare modelli etici

(critica di Ovidio alla poesia elegiaca).

Per questo motivo Ovidio esalta l'accettazione entusiastica dei modelli moderni e della Roma

augustea nella sua poesia elegiaca.

8. Medicamina faciei femineae: è un poemetto in distici elegiaci che illustra le tecniche di

preparazione di alcune ricette di bellezza. Si contrappone al tradizionale rifiuto per la cosmesi.

9. Remedia Amoris: datata circa tra l'1 a.C e l'1 d.C.

- è un'opera che insegna a guarire dall'amore.

Un topos della poesia erotica è l'idea che non si possa guarire dal sentimento d'amore, e che il

poeta soffra e contemporaneamente si compiaccia di questa situazione.

Ovidio rovescia questa posizione e dice che bisogna liberarsi dell'amore quando fa soffrire.

10. Le Heroides (Le eroine): è una raccolta di 21 lettere poetiche di soggetto amoroso. È la prima

opera di questo tipo al mondo.

- Da 1 a 15: Ovidio le immagina scritte da eroine del mito greco (Es. Saffo) e indirizzate ai loro amanti

o mariti lontani.

Ovviamente ci sono dei vincoli a cui le lettere devono sottostare: le strutture delle lettere rispettano

il modello tipico della "donna abbandonata": l'andamento monologico è interrotto qua e la solo da

flashback e manca uno sviluppo dinamico.

- Da 16 a 21: sono lettere di innamorati accompagnate dalla risposta delle rispettive donne.

● In generale, le Heroides sono poesie del lamento e della condizione infelice della donna. Essa

soffre perchè tradita, non corrisposta o abbandonata (la causa della separazione può anch'essere la

guerra o la violenza paterna).

NB: Largo spazio al Pathos e alla voce della donna e alle sue ragioni, fino a quel momento inespresse

o sacrificate.

11. Le Metamorfosi: è un Poema Epico in 15 libri, composto tra il 2 d.C e l'8 d.C in esametri.

- Sceglie l'esametro che è il metro del poema epico anche se le Metamorfosi non sono un poema

epico, infatti risultano più simili al modello del Poema collettivo = poema che raggruppa una serie di

storie indipendenti accomunate da un tema.

● Le vicende mitico – storiche all'inizio sono collegate e ordinate cronologicamente (dalle origini del

mondo all'età di Ovidio), in seguito sono collegate per continuità geografica, per analogia di

tematiche, per rapporto genealogico tra i personaggi, per analogia di metamorfosi o per contrasto.

NB: La volontà di ordinare le storie cronologicamente riflette un progetto vagheggiato dalla cultura

latina: realizzare la sintesi di una storia universale di Roma, che allora dominava la scena del mondo.

● La lunghezza, i modi, i tempi, i toni, i temi, lo stile, le forme e i contenuti delle storie narrate sono

infinitamente vari e mutevoli.

Ovidio non tende all'unità di questi elementi, ma solo all'unità della narrazione: infatti la cesura fra i

vari libri cade nel mezzo di una vicenda, così da sollecitare la curiosità del lettore e non allentare la

tensione narrativa.

6. Livio

● Nasce a Padova nel 59 a.C.

Non partecipa alla vita politica e si dedica tutta la vita alla creazione della sua grande opera.

● L'opera di Livio:

1. Ab Urbe Condita Libri: è un'opera storiografica in struttura annalistica.

Secondo il progetto iniziale, l'opera doveva essere costituita da 150 libri che narrassero la storia di

Roma dalla sua fondazione fino alla morte di Augusto (14 d.C)

- Il progetto fu interrotto dalla sua morte quando aveva scritto ben 142 libri.

Essi erano suddivisi in decadi (gruppi separati di libri) e all'inizio di ogni decade c'era un'introduzione

(Forse è questo il motivo per cui oggi restano solo alcuni frammenti dell'opera).

- Le fonti: Per la prima decade, che narra la storia più antica di Roma, si rifà agli annalisti.

Per quelle successive agli annalisti e agli scritti dello storico Polibio (dal quale attinse i legami tra

Roma e i regni ellenistici).

NB: è uno storico letterato che lavora sulle narrazioni di storici precedenti senza voler colmare le

lacune della tradizione storiografica.

● Con il suo stile fluido, ampio, privo di artifici, scorrevole e semplice Livio lascia ampio spazio per la

drammatizzazione del racconto: egli presenta tutti gli eventi come se stesse parlando un testimone

che ha vissuto realmente in quel periodo storico, che ha vissuto i drammi da vicino. Questo implica

un allontanamento dalla realtà ma implica anche un maggiore interesse da parte del lettore, che

resta colpito dagli eventi e interessato.

In particolare Livio dilata la narrazione mano a mano che si avvicina all'epoca contemporanea,

perchè i lettori erano molto interessati alla crisi politico – sociale nel quale era immerso il principato

augusteo.

NB: Il consenso di Livio verso il regime augusteo non si traduce mai in un'esaltazione incondizionata

di esso. Livio resta estraneo a tutta quella parte dell'ideologia augustea che insiste sul valore

carismatico del principato, presentandolo come la realizzazione di una nuova età dell'oro.

Dalla prefazione traspare infatti una consapevolezza acuta della crisi che Roma ha di recente

attraversato, e che lo storico non sembra considerare come risolta del tutto felicemente. Livio

probabilmente non riusciva a scorgere nella vittoria di Augusto il rimedio miracoloso che aveva

estinto il declino dello Stato romano.

+

Livio allo stesso tempo rifiuta di concentrare l'interesse solo sulla crisi, ma si sforza invece di

guardare al quadro generale della storia di Roma: riconosce che la corruzione si è fatta strada anche

in Roma, ma più tardi che in qualunque altro Stato. Quindi, complessivamente, nessun altro popolo

può offrire esempi più validi di grandezza morale e di integrità dei costumi di loro.

Dalle parti conservate dell'opera di Livio emerge con prepotenza la giustificazione dell'Impero di

Roma, alla cui edificazione hanno cooperato il fato e la virtus del popolo romano.

NB: Livio era oppositore di Sallustio e seguace di Cicerone.

Però il periodare di Livio è troppo carico rispetto a quello di Cicerone. Sembra quasi che il suo

desiderio di inserire più informazioni possibili in una sola frase lo impacci.

Mentre il periodo ciceroniano è fatto per essere ascoltato, quello di Livio è fatto per essere letto.

PRIMA ETÀ IMPERIALE

1. Seneca

● Nasce a Cordova (Spagna) da una famiglia ricca nel 4 a.C.

- Studia retorica e filosofia per intraprendere la carriera politica.

Viene poi accusato dall'imperatore Claudio di coinvolgimento nell'aduletrio di Giulia Livilla e rilegato

in Corsica.

Agrippina riesce a farlo tornare a Roma come precetto di Nerone, il futuro imperatore.

Seneca regge lo stato e fa da guida al giovane Nerone nei primi anni del suo governo (sono gli anni

del buon governo ispirato ai principi di equilibrio fra poteri di principe e senato).

Con la degenerazione dispotica del governo neroniano, Seneca si ritira a vita privata.

Seneca viene poi coinvolto nella congiura di Pisone, condannato a morte da Nerone e si suicida nel

65 d.C.

● Le opere:

1. I Dialoghi: sono trattati autonomi di carattere psicologico e etico.

- Il tema comune ai trattati è la trilogia del De constantia sapientis, De tranquillitate animi e De otio in

cui l'autore abbandona le teorie epicuree e si accosta a quelle stoiche.

A. De constantia sapientis: esalta l'imperturbabilità del saggio stoico

B. De tranquillitate animi: affronta il problema della partecipazione del saggio alla vita politica.

Seneca cerca una mediazione tra i due estremi suggerendo un comportamento flessibile.

C. De otio: appare chiara la scelta di vita appartata

+

- Scrive altri trattati indipendenti come il De Ira (fenomenologia delle passioni umane e modi per

dominarle), De via beata (affronta il problema della felicità e ruolo delle ricchezze/agi in tutto ciò).

2. Naturales quaestiones: Opera di carattere scientifico in 7 libri. Nel settimo vengono trattati

fenomeni atomosferici e celesti.

3. De Beneficis: sette libri in cui si tratta della natura e delle varie modalità di atti di beneficenza. Il

beneficio viene visto come unico elemento coesivo dei rapporti sociali in una società equilibrata.

4. De Clementia: Dedicato a Nerone, Seneca traccia un programma politico ideale ispirato a equità e

moderazione: sarà la coscienza del sovrano che dovrà trattenerlo dal governare in modo tirannico.

La clemenza è la virtù da infondere nei suoi rapporti con i sudditi: solo con essa otterrà il loro

consenso (non incutendo terrore).

5. Epistulae morales ad Lucillum: sono 20 libri comprendenti 124 lettere di vario argomento,

indirizzate all'amico Lucillo.

- Il modello a cui fa riferimento è Epicuro, il quale con le sue lettere ha saputo realizzare un rapporto

di amicizia e educazione spirituale indirizzate a una crescita morale costante e da entrambe le parti;

infatti Seneca non si impone come maestro severo, al contrario ricerca egli stesso la via verso la

saggezza.

- I temi sono vari anche se alla fine vengono ricondotti alle tematiche della tradizione: trattano le

norme di vita del saggio, la sua indipendenza e autosufficienza, della sua indifferenza di fronte alla

mondanità ecc..

6. Le tragedie: tutte le tragedie di Seneca (10) hanno un rimando nella tradizione ellenistica, infatti i

soggetti sono mitologici greci.

Hercules Furens Troades, Phoenissae, Medea, Phoedra (modello Euripide), Oedipus (modello

Sofocle), Agamennon, Thyestes, Hercules Oetaeus, Octavia.

- Il linguaggio delle tragedie: rimandi alla lingua latina arcaica, agli stili dell'età augustea + gusto per

il pathos esasperato.

2. Lucano

● Nasce a Cordova (Spagna) ed è nipote di Seneca.

- A Roma entra alla corte di Nerone. Dopo una brusca rottura con l'imperatore prende parte alla

congiura di Pisone e una volta sventata si suicida (a meno di 26 anni).

● Le Opere: 1. Bellum Civile o Pharsalia: poema epico in esametri costituito da 10 libri.

- La trama: vuole esaltare la antica libertà repubblicana condannando il regime imperiale,

raccontando della guerra civile tra Cesare e Pompeo.

● Il Poema Epico, nella tradizione romana, era la celebrazione solenne delle glorie dello Stagto e dei

suoi eserciti.

All'inizio (nel proemio) Lucano condivide le speranze della trasformazione politico – sociale suscitate

dall'avvento di Nerone, dunque ne loda le gesta (= si attiene alla tradizione del genere epico

prendendo spunto dal modo in cui Virgilio loda Augusto).

Ben presto però il pessimismo dell'autore si fa più radicale e sfocia nella volontà di presentare l'anti

– mito di Roma: da questo momento in poi, il poema epico diventa strumento di denuncia della

guerra, del sovvertimento dei valori e dell'avvento di un'era di ingiustizie.

● D'ora in poi Nerone non viene mai più nominato e l'opera si indirizza apertamente a confutare il

mito della grande Roma.

Per fare ciò, ovviamente Lucano prende in esame il grande Poema Epico Virgiliano.

Lucano vede in Virgilio il modello da rovesciare e confutare; e la via che sceglie per fare ciò è quella

di esporre fedelmente la storia.

In realtà nell'opera la fedeltà alla fonte storica viene sacrificata alle "deformazioni" della verità ai fini

ideologici, soprattutto per quel che riguarda Cesare, Pompeo e i loro sistenitori. Alcuni eventi inseriti

sono addirittura inventati.

● Lucano impersonifica quindi una sorta di "Antivirgilio" e la sua opera una "Antieneide".

NB: A causa dell'inserimento di elementi fittizi, dell'esclusione delle divinità e la narrazione quasi

annalistica, la critica ancitca muove nei confronti dell'opera molte censure.

● Differenze Eneide – Pharsalia:

1. Entrambe si articolano intorno a una serie di profezie, quelle dell'Eneide rivelano le future glorie e

quelle del Pharsalia le sconfitte. Entrambe le profezie vengono inserite nel sesto libro.

2. L'Eneide ha un personaggio principale. La Pharsalia si articola attorno a Cesare, Pompeo e Catone.

- In particolare Cesare viene rappresentato come un "Eroe Nero" che rappresenta il trionfo del

Furor, Ira e Impatientia (che nell'Eneide vengono condannati) + Lucano spoglia Cesare della sua

clemenza verso i vinti (stravolge la verità storica).

- Pompeo invece è un personaggio in declino, una figura tragica sempre più debole che, alafine, si

apparta nella sfera privata.

consapevolezza della malvagità di un Fato che cerca unicamente la distruzione di Roma, diviene

impossibile, per Catone, l'adesione alla volontà del destino. Matura così la convinzione che il criterio

della giustizia è da ricercarsi altrove che nel volere del cielo: essa d'ora in poi risiede nella coscienza

del saggio. Nella sua ribellione "titanistica", Catone si fa pari agli dei.

Questo personaggio si impegna nella guerra civile con piena consapevolezza della sconfitta alla

quale va incontro, e la necessità di darsi la morte è l'unico modo che gli resta per continuare ad

affermare il diritto e la libertà.

- Ci sono personaggi minori, la cui unica caratteristica è di essere schierati con uno o con l'altro

personaggio.

● Lo stile è incalzante, il ritmo narrativo è veloce e i periodi straripano oltre i confini dell'esametro (=

continui enjambement). Ricco di Pathos e linguaggio sublime, si parla addirittura di "manierismo".

L'io del poeta è sempre presente e condanna con tono indignato i fatti.

NB: Lucano non tenta la rifondazione del linguaggio epico, anzi denuncia il genere attraverso

un'ossessiva presenza nello stile della sua ideologia politico – moralistica.

3. Petronio

● Si hanno pochissime informazioni sulla sua identità, vita e morte.

● Le opere:

1. La più importante è il Satyricon: di esso ci resta un frammento dei libri 14 e 16 e l'intero libro 15.

Non sappiamo di quanti libri dovesse essere costituito il romanzo.

- Probabilmente composta alla fine del II secolo d.C.

- Si dice abbia avuto enorme successo al tempo

● La struttura: è un prosimetro: troviamo alternate parti narrate e parti in versi.

Quelle in versi sono affidate alla voce dei personaggi o al narratore (funzione ironica).

● La trama: è compatibile con l'età neroniana ed è la narrazione in prima persona del protagonista,

Encolpio, il quale attraversa varie peripezie.

- La trama è complessa, è costituita da una successione di scene collegate tra loro da un complesso

gioco di richiami narrativi.

● I temi: l'opera non ha intenti morali. L'amore non viene idealizzato, al contrario il sesso è

argomento trattato esplicitamente e fonte di situazioni comiche.

Sembra che volesse rappresentare una parodia dell'idealizzato romanzo greco d'amore.

● Vi è uno scontro tra toni seri e giocosi, il linguaggio è volgare ma la narrazione del reale è

disincantata.

2. Priapea: libro/raccolta di poesie. Tra esse spicca una rilettura dell'Odissea in chave pornografica,

che fa pensare a spunti parodici del Satyricon.

4. Persio

● Nasce a Volterra da una famiglia ricca, nel 34 d.C. Ebbe vita assai breve.

- A Roma frequenta le migliori scuole di grammatica e retorica, ma poi si avvicina alla filosofia.

● Le opere:

Dopo un componimento che fa da prologo in cui polemizza contro le mode letterarie del tempo (14

coliambi), Persio scrive 6 componimenti satirici in esametri dattilici.

NB: L'adesione al genere satirico è alimentata da un'esigenza etica.

La sua esigenza etica deriva dalla filosofia stoica: con le satire, l'autore vuole criticare la corruzione e

il vizio, vuole rigenerare le coscienze facendole andare oltre le apparenze ingannevoli.

+

La fenomenologia del vizio è l'aspetto più analizzato nelle satire.

L'autore utilizza il lessico del corpo e del sesso, sfruttandone il patrimonio metaforico ampio utile a

deformare in chiave macabra la realtà.

● La trama narra di un maestro inascoltato, destinato a non incontrare seguaci.

- La perdita del destinatario lascia però spazio ai monologhi confessionali interiori = itinerario verso

la filosofia e l'esame di coscienza.

● La lingua è scarna e oscura, urta il lettore con la sua asprezza (iunctura acris) sia dal punto di vista

fonico che semantico.

La lingua è quella quotidiana ma lo stile cerca di deformarla mettendo in evidenza aspetti nuovi e

più macabri.

Sovente utilizzo della metafora.

5. Giovenale

● Nasce nel Lazio tra il %0 e il 60 d.C, da famiglia benestante.

- Svolge attività di avvocato e si avvicina all'attività poetica solo in età matura.

● Le opere: scrive 16 satire in esametri, suddivise in 5 libri. Scritte tra il 100 e il 127 d.C.

- La Prima parte: qui Giovenale enuncia le ragioni della sua poetica: la tradizione satirica precedente

era legata alla commedia e la morale contemporanea insegnava a restare indifferenti di fronte alle

cose concrete, di fronte all'inarrestabile dilagarsi del vizio; e al contrario di concentrarsi solo sul

coltivare i beni interiori.

Giovenale rifiuta di unifromarsi alla tradizione della satira precendente e accosta la satira alla

tragedia, sia come contenuti che come stile (attuando così una profonda modifica del codice

formale del genere).

Qui sottolinea la sua indignazione e il disgusto per la contemporaneità: la realtà viene vista come

una tragedia di maschere grottesche e nessuna viene risparmiata; soprattutto attacca le figure più

rilevanti della società.

NB: Bersaglio principale sono le donne libere ed emancipate, che per la loro disinvolta vita sociale

impersonificano lo scempio del pudore stesso: nella 6 satira è riportato uno dei documenti più

misogini della storia.

- La Seconda parte (= gli ultimi due libri): si assiste a un brusco cambiamento di toni. Giovenale ha

un atteggiamento più distaccato, che mira all'apatia stoica. Purtroppo nemmeno questa palaca la

sua indignazione e insoddisfazione.

● In generale, la poesia di Giovenale tende a idealizzare in chave nostalgica i tempi antichi, governati

da una sana moralità agricola (opposta al mondo corrotto presente).

- La fuga dal presente sembra l'unica sponda a cui può approdare l'indignazione di Giovenale, che

costituisce implicitamente l'ammissione della sua impotenza.

6. Quintiliano

● Nasce in Spagna nel 35 d.C

- A Roma studia e poi diventa maestro di retorica, senza però abbandonare l'avvocatura.

● Le opere:

1. De causis corruptae eloquentiae (trattato) e De arte rethorica (2 libri): andati perduti.

2. Institutio Oratoria: è l'opera principale di Quintiliano. Sono 12 libri pubblicati nel 96 d.C.

- è dedicata a Vittorio Marcello e preceduta da una lettera all'editore (Trifone).

● Il tema: Presenta un programma complessivo di formazione morale e culturale.

1. giudica in termini moralistici il problema della corruzione dell'eloquenza e individua le cause

principali nella degradazione dei costumi e nel decadimento delle scuole.

2. Incentiva la lettura di molti autori con lo scopo di formare lo stile dell'oratore.

L'oratore ideale però, secondo Quintiliano, deve avvicinarsi al modello di Cicerone (per vastità di

cultura).

NB: Quintiliano stesso afferma che lo scopo principale della sua opera era quello di riprendere,

adattandola ai propri tempi, l'eredità di Cicerone + critica lo stile degenerato di Seneca.

● La struttura:

Libri 1 e 2: Didattici e pedagogici, trattano dell'insegnamento elementare e delle basi di quello

retorico.

Libri 3 – 9: trattazione tecnica che esamina le diverse sezioni della retorica.

Libro 10: insegna i modi di acquisire la facilitas, cioè la disinvoltura nell'espressione.

- Quintiliano inserisce qui un famoso excursus storico – letterario sugli scrittori greci e latini, il quale

è teso a mostrare come la cultura letteraria latina regga il confronto con la greca.

Libro 11: si occupa delle tecniche di memorizzazione.

Libro 12: affronta varie tematiche attinenti ai requisiti culturali e morali che si richiedono all'oratore,

e accenna anche al problema dei rapporti fra oratore e principe.

● Lo stile: evita gli eccessi ma è flessibile. Non è originale ma è equilibrato nella scelta dei modelli a

cui adeguare il discorso.

7. Tacito

● Nasce nel 55 d.C in Gallia da una famiglia agiata. - A Roma studia e inizia la carriera politica.

● Le opere:

1. Dialogus de oratoribus: è un'opera di retorica, pubblicata nel 100 d.C ca, e ambientata nel 75 d.C.

Si riallaccia alla tradizione dei dialoghi ciceroniani di argomento filosofico e retorico.

● Il tema: principale è indicare le cause che stanno alla base della decadenza dell'oratoria

contemporanea. Le cause risiedono nell'educazione sia familiare che scolastica, che non sono più

trattate con l'accuratezza di un tempo.

NB: Secondo Tacito una grande oratoria era possibile con la libertà/anarchia dei tempi della

Repubblica, e non in una società tranquilla come quella contemporanea sotto il regime imperiale.

- Alla base della sua opera sta l'accettazione della necessità dell'impero come unica forza in grado di

salvare lo stato dal caos delle guerre civili.

Ciò comunque non significa che Tacito accetti facilmente il regime imperiale.

2. De Vita Iulii Agricolae: opuscolo storico, pubblicato nel 98 d.C. e ambientata tra il 69 – 79 (dal

regno di Galba fino alla rivolta giudaica).

● Il tema: vuole tramandare i aposteri la memoria del suocero Giulio Agricola, principale artefice

della conquista di gran parte della Britannia sotto il regno di Domiziano.

La narrazione è incentrata sulla conquista dell'isola, lasciando spazio a digressioni geografiche ed

etnografiche.

- L'intento di Tacito sembra essere quello di esaltare una civiltà ingenua e primordiale, non ancora

corrotta dai vizi di una civiltà decadente. Realizza il suo intento elogiando il carattere del suocero,

mettendo in rilievo come egli seppe servire lo Stato con fedeltà, onestà e competenza persino sotto

un pessimo principe come Domiziano.

- In generale, l'elogio di un personaggio come Agricola si traduce in un discorso di difesa della parte

"sana" della classe dirigente.

● Le fonti: la maggior parte della documentazione dai Bella Germaniae di Plinio il Vecchio

● L'opera si situa al punto di intersezione tra due generi letterari: si tratta di un'orazione celebrativa

sviluppata in biografia, di una lode funebre ampliata con materiali storici ed etnografici.

- Nell'esordio e nel discorso finale è notevole l'influenza di Cicerone, mentre nelle parti narrative

quella di Livio e Sallustio.

3. Le Historiae: è un'opera scritta tra il 100 e il 110 d.C. ma amibentata nel 96.

● Il tema: l'opera narra principalmente di fatti di violenza , prevaricazione e ingiustizie.

Il 69 è un periodo cupo, sconvolto da varie guerre civili, che aveva visto il succedersi di 4 imperatori

(Galba, Otone, Vitellio e Vespasiano) e concluso con una lunga tirannide.

- Tacito scrive le Historiae molto dopo questi avvenimenti, ma la sua scelta appare condizionata

dalla situazione politica a lui contemporanea (ascesa al potere di Traiano), ritroviamo infatti dei

parallelismi tra il suo tempo e il 69.

- Egli porta avanti la sua tesi: il principato è lo strumento che garantisce pace e fedeltà agli eserciti. Il

principe deve saper reggere l'impero e garantire prestigio al senato.

● Lo stile e il ritmo sono veloci. Ricorre a costrutti irregolari e frequenti cambi di soggetto per

conferire movimento all'azione.

NB: Ma l'elemento più importante è la capacità dell'autore di descrivere le masse, in modo

incalzante e spaventoso. Il comportamento umano viene descritto con malizia sottile e insiste sul

contrasto tra apparenze e realtà.

+ Tacito è maestro del ritratto: mostra numerose affinità con Sallustio su questo.

4. Gli Annales: rimasto incompiuto, restano pochi frammenti (Libri 1 – 6, 11 – 16).

- Il tema: racconta la storia di Roma dalla morte di Augusto a quella di Nerone.

(La data di inizio del racconto fa supporre che egli intendesse la sua opera come una prosecuzione

di quella di Livio).

- L'autore decide di narrare la storia del principato romano per narrare del tramonto della libertà

politica dell'aristocrazia senatoria.

Quindi, a differenza dell'opera precedente in cui riteneva necessaria la presenza del principato, ora

Tacito diventa più pessimista e porta il lettore in un territorio umano privo di luce e speranza: scava

tra le pieghe dei personaggi per portare a galla le loro ambiguità, i vizi, ipocrisia, presunzioni,

gelosie, intrighi e le passioni pericolose (es. Desiderio di potere).

Inoltre si focalizza anche sui delitti di origine sessuale e per questioni di denaro.

● Negli Annales l'arte del ritratto raggiunge il vertice:

1. Ritratto indiretto: lo storico non da il ritratto una volta per tutte, ma fa si che si delinei

progressivamente. In genere è più un ritratto morale che fisico.

2. Ritratto paradossale: Es: ritratto di Petronio. Egli si è assicurato con l'apatia la fama che altri

conquistano con operosità. La mollezza della sua vita contrasta con l'energia e la competenza da

dover dimostrare nel momento in cui ricopre cariche pubbliche.

● Lo stile: il lessico è arcaico e solenne, potente. Le disarmonie verbali riflettono quella degli eventi.

Abbandona le metafore e le personificazioni.

Avviene un'inversione di rotta stilistica a partire dal 13 libro, probabilmente a causa del diverso

argomento: il regno di Nerone era abbastanza vicino nel tempo e richiedeva di essere trattato con

minore distanza solenne di quello remoto di Tiberio.

8. Apuleio

● Nasce a Madaura, nel 125 d.C da famiglia agiata.

- Studia a Cartagine (Atene)con interessi filosofici. Fu poi a Roma e in Oriente.

- Nel 157 Apuleio si trovò a dover sostenere un processo intentatogli dai parenti della moglie, sotto

l'accusa di magia: ce ne resta testimonianza nell'Apologia, versione rielaborata dell'orazione

difensiva, che l'autore stesso scelse di pronunciare.

- Gli ultimi anni della sua vita, trascorsi a Cartagine, lo videro al centro della vita pubblica.

● Apuleio fu rappresentante della "seconda sofistica" (periodo che vede il moltiplicarsi delle

esibizioni di retori famosi, accanto a una penetrazione massiccia dell'irrazionale nelle scelte

religiose). NB: Correnti filosofiche che lo influenzano: cultura popolare e dottrine scolastiche come il

platonismo, la religiosità isiaca, gnostica ed ebraica. Non mancano tracce significative di dottrine

come la fisiognomica e l'arte dell'interpretazione dei sogni.

Il platonismo intanto, cui lo stesso Apuleio si richiamava, era ormai lontano dall'originaria ortodossia

del filosofo ateniese.

● Le opere: 1. Metamorphoseon libri: romanzo in undici libri:

Insieme con il Satyricon di Petronio, l'opera di Apuleio rappresenta per noi l'unica testimonianza del

romanzo antico in lingua latina pervenuta intera.

NB: All'interno del sistema dei generi tramandatoci dall'antichità, il "romanzo" non ha una

fisionomia definitiva, e appare come il risultato di un'intersezione di generi diversi.

Inoltre, nella società romana mancava un ceto di lettori di media cultura (=quello necessario per il

nascere e il mantenersi di un genere così popolare).

● Le Metamorfosi si ispirano alla fabulae Milesia, da cui acquista il carattere erotico.

Apuleio però opera anche una grande innovazione: aggiunge l'elemento magico alla narrazione.

Tutto il romanzo si struttura come un itinerario attraverso un mondo fatto di segni e di simboli

letterari, verso una liberazione che si situa nella moralità.

● I personaggi: sono tipiche figure di mercanti viaggiatori o di studenti scioperati (personaggi

probabilmente molto comuni nella Milesia) la cui vita appare frustata, se non addirittura ribaltata,

nell'urto con lo spietato mondo della magia. (La logica dell'astuzia, caratteristica della narrativa

milesia, viene frustata dall'irrompere della magia).

● Le Metamorfosi assume i caratteri del racconto esemplare.

Emblematica è la favola di Cupido e Psiche che, grazie alla lunga estensione, assume valore morale e

allegorico: C'è chi interpreto cristianamente la favola come mito dell'incontro tra Anima e Desiderio.

Ma è chiaro che Apuleio non poteva certo scrivere un mito cristiano, critico com'era dell'ebraismo.

Maggior fondamento sembrerebbe avere l'interpretazione della favola come mito filosofico, di

matrice platonica.

- La favola di Cupido e Psiche riproduce come un modello in scala ridotta l'intero percorso narrativo

del romanzo. E' la prefigurazione dell'intero romanzo.

Le altre digressioni inserite nell'intreccio principale sono costituite da vicende di vario tipo, ove il

magico si alterna con l'epico, col tragico, col comico, in una sperimentazione di generi diversi che

trova corrispondenza nello sperimentalismo linguistico.

● La preziosità verbale, associandosi a una consolidata pratica oratoria, si traduce in una piena

padronanza di registri diversi. Di qui la libertà assoluta nell'accostare arcaismi e neologismi,

volgarismi e poetismi. Se alla lingua letteraria si riconosce l'intento di valorizzare se stesso,

allontanandosi dall'uso linguistico puramente comunicativo, la lingua di Apuleio appare espressione

perfetta di tale obiettivo. Le parole si fanno evocative, appaiono come contornate da un alone di

significati marginali.

In Apuleio è presente la tendenza a condizionare la forma dell'espressione per mezzo del suono, di

lasciare cioè che il pensiero e la lingua siano modellati secondo le esigenze dell'orecchio.

La struttura del periodo conferisce al discorso un andamento particolarissimo, teso a sfaccettare il

concetto sino ai limiti del possibile.

2. La Apologia: è un'orazione giudiziaria, l'unica a noi pervenuta di età imperiale.

Per la cospicua presenza di inserti è stato possibile definire l'Apologia una conferenza più che una

orazione di difesa.

- Spesso Apuleio si fa vanto delle capacità di dominio delle forze naturali, conservando tuttavia un

atteggiamento ambiguo. E' indubbio che al di là dell'esito del processo favorevole all'imputato, la

fama di Apuleio come mago si conservò nei secoli.

Marcello è l'unico interlocutore, destinatario ideale perchè colto e sensibile.

- Il famose retore è qui impegnato nello sforzo di consegnare alla posterità un'immagine ben

modellata di sé.

● Il lettore qui è indotto a sospettare che l'opera, apparentemente generata da una circostanza

storico – realistica, abbia invece una destinazione fortemente letteraria.

● Stile: L'abilità di avvocato che Apuleio rivela nell'opera ha spesso favorito l'accostamento a

Cicerone. E' infatti un'orazione intessuta di giochi di parole, invettive, ironia e sarcasmo.

Ma certo non è ciceroniano lo stile del discorso, lontano dal gusto repubblicano, e teso invece alla

mescolanza di volgarismi, neologismi, arcaismi e poetismi. Apuleio parla sempre dall'alto della sua

cultura enciclopedica, che egli ostenta continuamente.

3. I Florida: raccolta di ventitrè brani oratori di diversa estensione, su diversi temi.

Egli antologizzò i pezzi di maggior bravura retorica, prescindendo dai contenuti. Si tratta di

eccezionali esempi di virtuosismo retorico, che testimoniano lo straordinario successo che l'arte

della parola poteva garantire a un oratore dinnanzi a un pubblico sofisticato.

● trattati filosofici della giovinezza:

4. Il De Platone et eius dogmate sono una sintesi della fisica e dell'etica di Platone.

5. Il De deo Socratis è la trattazione più sistematica della dottrina dei demoni a noi giunta.

L'impianto è tripartito: La prima sezione esamina i mondi separati degli dei e degli uomini; La

seconda è dedicata alla funzione dei demoni di intermediari fra i due mondi; La terza è sul demone

di Socrate, la voce interiore che costringeva il filosofo a proseguire la ricerca del vero.

- Lo stile è esuberante e d'effetto e sa dipingere un universo dinamico popolato da forze misteriose.

6. Il De mundo tratta delle forze che regolano l'universo è il De mundo. In quest'opera è evidente lo

sforzo di introdurre in lingua latina il linguaggio tecnico specialistico delle scienze naturali.

2. Minucio Felice

● Nasce a Cirta. Contemporaneo di Tertulliano.

- A Roma è avvocato e gode di agiatezza economica.

- È possibile definire Minucio come un cristiano dei ceti dirigenti, un uomo che preferisce un

passaggio graduale fra le religioni piuttosto che sommosse popolari per imporre un cambiamento.

● Le opere:

1. Dialogo De Fato: non ci è pervenuto.

2. Dialogo Octavius: presenti 3 personaggi (Il pagano Cecilio, il Cristiano Ottavio e lo stesso Minucio).

Ottavio rimprovera Cecilio per adorare una statua pagana (il dio Serapide) e Cecilio propone di

esporre le proprie ragioni nominando Minucio come giudice di controversia.

NB: Sono argomentazioni del tutto simili agli altri apologeti compreso Tertulliano.

La differenza fra questi due autori sta proprio nell' approccio culturale: Minucio si rivolge ai pagani

colti, tenta la conversione di questi ultimi mediante pacatezza e ragionamento; Mentre Tertulliano

giudica con veemenza facendo leva su emotività e sentimenti.

- Minucio riceve, per questo approccio ragionato alla fede e al confronto con il paganesimo, accuse

di incertezza nella fede e di prevalenza di interessi letterari (facendo leva non su riferimenti biblici

ma su scritti classici per le proprie argomentazioni).

● Lo stile: equilibrato e classicamente elegante.

Cicerone è il primo modello sempre presente nella costruzione del periodo.

Sottolinea l'importanza della finezza ed equilibrio propri delle società greco – latina, e che tali

caratteristiche debbano sopravvivere al cambiamento.

- I toni: Utilizza toni sereni nel dialogo, spesso anche malinconici ma razionali, sancendo la fine del

mondo classico ed il passaggio al cristianesimo.

ETÀ CRISTIANA PATRISTICA

1. Ambrogio

● Nato a Treviri (principale città germanica) nel 339-340 d.C. Famiglia cristianizzata e di rango

senatorio.

- A Roma frequenta le migliori, nel 370 viene inviato a Milano come governatore dell' Italia

settentrionale, apprezzato dai cittadini. Viene nominato vescovo (nonostante fosse catecumeno) a

causa della morte del precedente alto prelato (che era ariano) riuscendo a sopire i conflitti fra

cristiani ortodossi ed ariani. Muore nel 397.

● Le opere:

- Autore di 91 lettere, inni famosissimi e discorsi funebri. Le sue prediche sono spesso state

rielaborate ed unificate a formare delle opere (come fu fatto per l' Hexamon e diverse opere sulla

verginità).

1. Hexameron: sei libri contenenti nove discorsi sulla creazione. Ambrogio sa porsi davanti al mondo

creato ingenuamente dall'uomo e che stupito vede la natura per la prima volta, per poi descriverla

con una raffinata esposizione di figure retoriche.

2. De Fide: affronta la teologia della trinità

3. De officiis Ministrorum: tre libri in cui elenca i doveri dei sacerdoti e fornisce a loro ed a tutti i

cristiani dei precetti di vita. (Titolo e numero dei libri rimandano al de Officiis di Cicerone).

4. Sermo Contra Auxentium: in questa opera racconta come nel 368 il vescovo riuscì a strappare

anche l' ultima chiesa di Milano dalle mani degli ariani (nonostante l' imperatrice Giustina decise che

almeno una chiesta rimanesse per le esigenze di culto degli ariani) occupandola in massa con i

fedeli. Ambrogio fece cantare ai fedeli ed ai presenti, durante l'occupazione e la lotta con l'esercito

assediante all' esterno della chiesa, inni e canti da lui scritti che divennero così molto popolari nella

liturgia milanese e poi cristiana.

NB: Tematica ricorrente è lo scontro a livello anche teologico con gli ariani, condotto mediante testi

in un atino chiaro ed elegante, e facendo largo uso di citazioni bibliche (fra l'altro questo scontro con

gli ariani nella chiesa è sottolineato anche nel concilio di Aquileia del 381). Recupera dal passato i

valori inseribili in un' ottica cristiana (primato dei diritti collettivi sui diritti del singolo), operando

anche così una cristianizzazione del mondo antico.

● Lo stile: è legato indissolubilmente al suo grado ricoperto a livello clericale (vescovo di Milano) e di

interazione con l' impero stesso (cosa a cui lui si è sempre operato con fervore). Da notare che

Ambrogio condanna la proprietà privata e la ricchezza, accusando avarizia e volontà di fare propri

possedimenti che, a suo avviso, sono patrimonio di tutti.

2. Girolamo

● Nasce a Stridone (Dalmazia) attorno al 347 d.C

- Studia nelle migliori scuole di Roma. Ordinato sacerdote in oriente dove studiò anche greco, nel

382 torna a Roma, diviene segretario di papa Dàmaso e consigliere spirituale di molte nobil donne.

- Gerolamo cadde in disgrazia (criticato anche per il suo estremo ascetismo).

Muore a Betlemme nel 419/420.

● Le opere:

1. Vulgata: traduzione in latino della Bibbia. Tradotti una parte dei testi (Nuovo Testamento ed alcuni

Salmi) su commissione di papa Dàmaso (basandosi sul testo greco dei Settanta).

- Ha lo scopo di risolvere i problemi delle varie e differenti versioni latine della stessa Bibbia già

presenti all' epoca. A Betlemme Girolamo capì che occorreva una traduzione diretta dall'ebraico al

latino, così che la Chiesa d' Occidente avesse un testo unitario.

- Questa opera creò alcune resistenze (da alcuni fedeli abituati a leggere il testo in un'altra versione

ad Agostino che sosteneva fosse pericoloso uniformare tutto con un testo latino, allontanado la

Chiesa d' Occidente sempre più dalla Chiesa d' Oriente abituata al testo greco dei Settanta) .

- L'importanza di questo testo, nonostante le giuste paure di alcune figure sopracitate, fu assoluta,

specie nell' unire fedeli di tutto l' occidente devastato e diviso dalle invasioni germaniche.

2. Adversus Iovinianum: ricco epistolario su ascetismo e verginità

3. Chronicon: traduzione e aggiornamento dell' opera dello stesso titolo del greco Eusebio. Breve

sintesi di notizie fino al 325 (nella sua versione originale di Eusebio), venne rimaneggiato a

Costantinopoli da Girolamo traucendolo in latino ed aggiornandolo con le notizie dal 325 al 378,

aggiungendo anche notizie sul mondo latino.

4. De Viris Illustribus: 135 biografie di scrittori cristiani da San Pietro a Girolamo stesso. Rielabora in

parte il materiale della Historia Ecclesiastica di Eusebio con valutazioni molto personali (antipatie /

simpatie) mostrando le preferenze dello stesso Girolamo verso un Tertulliano piuttosto che

esponenti della secolarizzazione della Chiesa (come Ambrogio).

● Lo stile di Girolamo lo fa apparire come un uomo brillante e pieno di ingegno, ma anche

violentemente emotivo e condizionato dal desiderio di primeggiare.

3. Agostino

● Nato a Tagaste nel 354 (Africa settentrionale).

Madre fervente cristiana, studia a Madaura e Cartagine (dove ebbe un figlio illegittimo).

A 19 anni l'Hortensius di Cicerone gli causa una profonda crisi spirituale.

- Insegna a Tageste e Cartagine, finendo a Roma. Ottiene la cattedra di retorica a Milano, dove la

frequentazione di circoli neoplatonici, l'incontro – scontro con Ambrogio e l'arrivo della madre lo

portano alla definitiva conversione. Viene battezzato e torna in Africa per dedicarsi alla vita

monastica. Diventa prete e poi vescovo. Muore nel 430.

● Lo stile: era potentemente introspettivo, con uno stile di quasi analisi psicologica: sapeva mettere

a nudo ed esaminare, mediante tutti i possibili artifizi formali della retorica, lati oscuri e molto

umani della propria vita.

Lo stile di questo autore, e la grandezza che ne deriva, è fondato sulla capacità di mescolare pathos,

poesia, reminiscenze bibliche ed un forte linguaggio, così da creare un' atmosfera di sacralità.

- Uomo di chiesa e maestro di scuola, formatosi sui testi della tradizione classica e manicheo,

riteneva suo dovere raggiungere con il proprio pensiero anche il più debole ed incolto dei fuoi

fedeli. Motivo per cui lo stile dell' Agostino è mutevole da opera ad opera, a seconda del target a cui

la stessa è rivolta (sostenuto negli scritti indirizzati ai dotti e uomini di chiesa) e molto più colloquiale

nei Sermoni, ove cerca di imporre nella memoria dei fedeli alcuni concetti.

- Lo stile dell'autore presuppone una lettura ad alta voce, piuttosto che in silenzio, contraddistinto

da un'eleganza senza tempo e dalla capacità di inglobare nella costruzione molte citazioni bibliche.

● La struttura: frasi composte di brevi elementi disposti musicalmente secondo rime ed assonanze.

● I toni: mondani sono impressi nelle Epistole, rivolte a persone di rilievo dell'amministrazione

imperiale o fra i ranghi della nobiltà.

● Le opere: Autore di 1030 scritti, divisibili in:

1. Opere Autobiografiche:

- Le Confessiones (397-400): opera più nota e diffusa in 13 libri.

Appare quasi come un diario di angosciosa ricerca della verità culminante nella conversione. In

questa opera è forte la paura di Agostino di ricadere nel peccato, motivo per cui il pensiero dell'

autore sembra essere indirizzato alla convinzione che nessuna conquista è definitiva.

E' un' opera molto originale perché si stacca dal puro fine della produzione patristica (che vede la

conversione come una certezza raggiunta) e vuole ricordare appunto, che nessuna conquista (intesa

anche la fede) è assoluta e fine al proprio raggiungimento. Lo stesso personaggio è un comune

uomo, peccatore, che attraverso una profonda autoanalisi rivela di aver trovato la strada della

salveza non tanto grazie a se stesso quanto piuttosto alla grazia di Dio.

E' forse la prima opera biografica moderna della storia, in cui il lettore antico ancora non sapeva di

trovarcisi, ma che il lettore moderno non può non riconoscere come tale. Quest' opera è l'

interloquire (per ringraziarlo di averlo guidato alla salvezza) fra lo stesso Agostino (che confesserà

nero su bianco molti suoi peccati) e Dio, l' interlocutore onniscente.

2. Opere Filosofiche:

- Dialoghi di Cassiciaco (386-387)

- I Soliloquia Agostino ha un dialogo con la Ragione sulla conoscenza di Dio e dell'anima.

- De Musica: sostiene il fondamento dell' armonia musicale su precise regole matematiche

riflettente l' armonia divina del creato.

3. Opere Apologetiche:

- De Civitate Dei: (413-427) in 22 libri.

Il grande contributo di quest'opera sta nell'idea che la Storia non è Storia delle nazioni ma Storia

dell' Umanità. E' un testo in cui Agostino stesso dichiara la sua idea: gli uomini non sono sempre

esistiti e cesseranno un giorno di esistere, e che la giustizia sociale in questo mondo non è mai

raggiunta o compiuta. Opera destinata all' aristocrazia colta pagana, demitizza il culto del passato

dei romani, sostenendo che loro non erano migliori o peggiori di altri popoli e che proprio

l'inessenzialità del loro lascito non modificherà la salvezza dell' umanità. Forte è la figura, per

Agostino, dello "straniero in patria", inteso come il pellegrino che dovrà compiere il viaggio per

uscire dal mondo in cui vive ed entrare nella Città di Dio. La grande lezione di quest' opera è essere

un libro che non propone la fuga dal mondo, piuttosto rimarrà un ardente invito a vivere dentro il

mondo ma in maniera distaccata.

4. Opere Dogmatiche:

- De Trinitate (399-419) in 15 libri, affronta il problema della Trinità sulla base di speculazioni

filosofico-teologiche e citazioni bibliche.

5. Opere Polemiche: sono opere che si oppongono alla dottrina manicheista (De Libero Arbitrio).

Opere Polemiche sono anche quelle che si occupano dei diversi tipi di eresia (es: arianesimo).

6. Opere Morali: scritti contro la menzogna, sulla verginità, sul matrimonio e sui comportamenti da

tenere in vari casi della vita.

- De Opere Monachorum: (400) per le attività monacali.

- De Doctrina Christiana: (397-426) sul come tenere le prediche e interpretazione dei testi biblici.

7. Opere Esegetiche: numerose opere che riguardano l'Antico Testamento (la Genesi in particolare).

De Consensu Evangelistrarum (400) in 4 libri riguarda il Nuovo Testamento.

8. Lettere: oltre 200 di vari argomenti ed estensione. Da biglietti semplici a relazioni stenografiche di

sedute clericali. Destinatari più noti sono Girolamo e Paolino di Nola.

9. Sermoni: più di 500. A volte trattano di passi biblici, altre volte prendono spunto da questioni

morali ed altre volte trattano di martiri e santi. Sono distinguibili per la chiarezza dell' esposizione

della nuova retorica cristiana.

10. Opere Poetiche: C

arme Psalmus Abecedarius Contra Partem Donati: (394) molto particolare ed

innovativo, costituito da distici inizianti con le lettere dell' alfabeto in successione, ed il ritmo si

fonda sugli accenti (piuttosto che sulla prosodia classica); questo permise una facile memorizzazione

dell'opera anche per i ceti non colti.

Alta e media Repubblica

La fondazione della città di Roma si pone secondo Livio nel 753 a.C. a opera di

Romolo, discendente del dio Marte. Gli storici parlano però piuttosto di

formazione della città, indicando con questo termine il lento processo che

determinò il passaggio dal villaggio sul Palatino alla metropoli. Dovette

sostenere lunghe lotte all'inizio della sua ascesa, prima di assumere una

posizione di forza tra i popoli italici. La prima forma di governo che assunse fu

quella della monarchia, che durò fino al 509 a.C. e vide sette re. Dopo una

violenta rivolta che cacciò la dinastia etrusca dal trono, si riuscì ad instaurare il

governo repubblicano, controllato dall'aristocrazia. I mutamenti interni e la

prima espansione nell'Italia centrale a scapito delle popolazioni italiche (tra il V

e il III secolo) determinarono il passaggio da una repubblica aristocratica,

controllata dai patrizi, a una repubblica oligarchica, controllata dai cittadini più

facoltosi. La nuova classe dirigente basata sul censo e composta dai patrizi e dai

plebei più ricchi, prese il nome di nobilitas. Nello stesso periodo, attraverso la

riforma centuriata i cittadini romani poterono partecipare alla vita politica. La

plebe elesse come loro rappresentanti i tribuni della plebe per difendersi dai

soprusi della classe patrizia (diritto di aiuto) e opporsi alle decisioni dei

magistrati (diritto di veto). Altri provvedimenti volti a diminuire il potere politico

giudiziario dei più ricchi furono: la pubblicazione delle leggi scritte, l'abolizione

del divieto di matrimonio fra plebei e patrizi, l'accesso dei plebei al consolato e

l'equiparazione dei plebisciti alle leggi. Roma fu protagonista in questo periodo

di una prima fase di espansione nella penisola, confrontandosi con le

popolazioni italiche. Controllò il territorio solo nel 290 a.C. Durante questi tempi

Roma affrontò l'incursione dei Galli e il conseguente saccheggio del 390 a.C.

L'ultimo conflitto da cui Roma esce vincitrice è con la colonia greca di Taranto,

alleata con Pirro, un sovrano ellenistico. Con questa conquista Roma assunse il

controllo dell'Italia centrale e meridionale, Magna Grecia compresa. Vennero

fondate colonie in posizione strategica e furono istituzionalizzati i rapporti con i

municipi, città autonome ma comunque legate a Roma. Vennero stretti rapporti

con gli alleati, i socii. Una seconda fase di espansione avvenne sul mare, quando

Roma puntò l'attenzione sul Mediterraneo, dove dominava Cartagine, con cui i

romani avevano accordi sin dal VI secolo a.C. La prima guerra punica, 264-241

a.C., si concluse con la conquista da parte di Roma della Corsica, della Sardegna

e della Sicilia. Trasformatasi in potenza marittima, Roma affrontò gli Illiri, che

dalla Dalmazia praticavano la pirateria, rendendo difficili i commerci

nell'Adriatico. In seguito affrontò sul territorio italico i Galli, stanziati nella

Pianura Padana. La vittoria romana portò all'acquisizione di gran parte della

pianura, con alcuni centri urbani importanti tra cui Milano. La seconda guerra

punica avvenne tra il 218 e il 202 a.C. Essa iniziò a causa del desiderio dei

Cartaginesi di rioccupare i territori perduti durante la prima guerra punica.

Annibale riuscì a invadere l'Italia passando dalle Alpi e ottenendo fulminee e

ripetute vittorie per oltre quindici anni, che misero in pericolo Roma. La città

riuscì a recuperare posizioni grazie alla fedeltà di municipi e alleati, e alla sua

compattezza sociale. Lo scontro decisivo avvenne a Zama, a sud di Cartagine, e

si concluse con la vittoria di Roma, che ottenne il dominio assoluto del

Mediterraneo occidentale. Dopo la guerra, particolare fu l'interesse di Roma per

le terre del Mediterraneo orientale, soprattutto verso Siria, Egitto e Macedonia.

In circa mezzo secolo riuscirono a sottomettere la Macedonia, penetrare in

Grecia e sbarcare in Asia Minore. La terza guerra punica va dal 149 al 146 a.C.

Nel 146 a.C., la rinata Cartagine venne distrutta e fu sostituita dalla Provincia

d'Africa. Nel II secolo a.C., divenuta centrale la questione agraria, ci fu un

tentativo da parte dei fratelli Gracchi di migliorare la condizione della plebe

urbana, ridistribuendo l'agro pubblico. Ciò si scontrò con l'interesse dei

latifondisti, questa vicenda si concluse così con l'uccisione dei fratelli Gracchi e

con la spaccatura della classe dirigente romana in due fazioni. Dalle lotte

politiche e sociali degli ultimi decenni del II secolo a.C, emersero due posizioni

politiche contrapposte, gli optimates, che rappresentavano la volontà

dell'aristocrazia di mantenere i propri privilegi, mentre i populares,

rappresentavano quegli aristocratici che volevano migliorare le condizioni delle

classe subalterne degli alleati e dei provinciali. I protagonisti della lotta furono

Mario e Druso, che erano esponenti dei populares e Silla, appoggiato dagli

optimates. Mario era un homo novus, cioè proveniente da una famiglia che non

aveva mai ricoperto il consolato, e un generale di grande abilità. Il suo successo

fu dovuto soprattutto dalla sua riuscita nel risolvimento del conflitto contro

Giugurta in Africa. (Bellum Iugurthinum) Giugurta, re della Numidia, territorio

alleato a Roma, aveva invaso la città di Cirta. Chiese aiuto ai romani, i quali però

gli avevano inviato solamente due ambasciate che tentarono di distoglierlo

dall'assedio. Giugurta tergiversa finchè la città non viene espugnata, ciò causò

un massacro anche di tutti gli italici che risiedevano lì. Di fronte questo eccidio

la situazione romana precipitò. Il senato che non aveva agito militarmente, fu

accusato da Gaio Memmio, un tribuno della plebe, di essere stato comprato da

Giugurta. Quindi oltre a concludere le guerre contro Giugurta, Mario fermò le

minacce di Cimbri e Teutoni sui confini italici a nord e rese volontario

l'arruolamento nell'esercito, con uno stipendio militare, seguendo le prospettive

di riforma dei Gracchi. Druso, tribuno della plebe, cercò di allargare la

cittadinanza romana agli italici nel 91 a.C., il che scatenò una reazione violenta

che portò al suo omicidio. Gli italici quindi si ribellarono, dando avvio a una

guerra sociale che durò tre anni, che si concluse con l'estensione anche a loro

della cittadinanza romana.

Silla, patrizio e abile ufficiale di Mario nella guerra contro Giugurta, aveva

ricevuto dal senato l'incarico di guidare un esercito contro Mitridate VI, il quale

voleva espandere i suoi territori in Asia Minore e in Grecia, per reagire alla

presenza di Roma. Mario però, con un atto illegale, annullò la decisione, a cui

Silla rispose con un altro atto illegale, tornando a Roma con le sue truppe

vittoriose. Da questo momento avvenne la guerra civile che durò dall'83 all'82

tra Mario, sostenuto dai populares, e Silla, appoggiato dagli optimates. Si

concluse con la dittatura di Silla, che iniziò nel 81 e si concluse nel 79. Silla

eliminò ogni suo avversario politico e attuò un programma che rese

inattaccabile il potere dell'aristocrazia senatoria.

Età di Cesare

Anche dopo la morte di Mario e Silla continuarono le tensioni a Roma, questa

situazione favorì l'emergere di nuovi uomini politici. Pompeo, ex seguace di Silla

appoggiato dall'aristocrazia senatoria. Crasso, anch'egli vicino a Silla, si era

arricchito grazie a speculazioni e si presentava come esponente del ceto

affaristico equestre. A questi si aggiunge Cesare, di famiglia patrizia,

imparentato con Mario, era stato esiliato da Silla per aver appoggiato i

populares. Rientrò in scena nella politica romana attraverso il cursus honorum,

fino a diventare pontefice massimo e propretore in Spagna. Cercò il sostegno

nei populares, ma quando ottenne il potere, cercò di riavere l'appoggio

dell'aristocrazia senatoria, dimostrandosi moderato e tollerante, tenendo a

freno l'ala più estremista della sua fazione. Mentre Pompeo si trovava in

Oriente, impegnato contro Mitridate, nella capitale fu scoperto una pericolosa

congiura capeggiata da Catilina, ex seguace di Silla, che aveva inutilmente

tentato di essere eletto console, per poi progettare di prendere violentemente il

potere. Cicerone, il quale aveva sconfitto Catilina alle elezioni per il consolato,

attaccò violentemente i congiurati in senato, ottenendo la loro condanna a

morte. (Bellum Catilinae di Sallustio e Catilinarie di Cicerone). Il senato assunse

una posizione rigida verso le tendenze personalistiche che si stavano

affermando. Ciò spinse Pompeo a cercare un accordo con gli altri due uomini

forti del momento, Crasso e Cesare. Nel 60 a.C., si accordarono per un'azione

politica comune che avrebbe portato vantaggi a tutti loro: Cesare chiese

l'elezione al consolato, promettendo a Pompeo una legge per la distribuzione

delle terre ai suoi veterani, e a Crasso facilitazioni finanziarie per gli appaltatori. I

seguaci dei tre influenzarono pesantemente le assemblee elettorali e Cesare fu

eletto console nel 59, dando esecuzione agli accordi presi con Pompeo e Crasso.

Il cosiddetto primo triumvirato fu un accordo privato, senza alcuna base

giuridica, fra tre cittadini autorevoli che si spartivano il potere. Tuttavia ciascuno

dei tre usò strumentalmente il potere degli altri per ottenere vantaggi personali

in attesa di restare da solo al comando. Terminato il consolato, Cesare ottenne il

proconsolato della Gallia Cesalpina, dell'Illirico e della Gallia Narbonese.

L'intervento militare nella Gallia, gli permise di conquistare un territorio vasto.

Nel 57 annunciò al senato che la conquista era ultimata, ma si accorse che i

senatori e i suoi alleati rivali si muovevano per sottrargli il comando. Quindi

tornò in Italia e propose a Crasso e Pompeo, nel 56 a Lucca, di rinnovare

l'accordo. Ormai lo Stato era tutto nelle mani dei tre uomini e il senato

sembrava non avere più poteri. A Cesare fu prorogato il proconsolato in Gallia;

Pompeo e Crasso divennero consoli, con la prospettiva però di altri due

prestigiosi proconsolati, uno in Spagna e uno in Siria.

Pompeo riuscì a governare la Spagna, grazie ai suoi luogotenenti pur rimanendo

a Roma, mentre Crasso con il desiderio di eguagliare la gloria militare dei due

colleghi, guidò una spedizione contro i Parti, nella quale fu sconfitto e perse la

vita. La sua morte spezzò il precario equilibrio che si era formato, portando

Cesare e Pompeo allo scontro diretto per il potere. Durante il secondo

proconsolato Cesare organizzò due spedizioni in Britannia e affrontò una vasta

ribellione dei popoli gallici, guidata da Vercingetorige. Cesare vinse.

Pompeo intanto aveva rafforzato il suo potere personale a Roma: riavvicinandosi

al senato e agli optimates era diventato console nel 52 e gli fu confermato

nuovamente il proconsolato in Spagna per altri cinque anni. Cesare conclusosi il

suo mandato, sarebbe dovuto tornare a Rome come privato cittadino, ciò però

rappresentava un pericolo dato il potere forte di Pompeo. Chiese quindi in

absentia il consolato, che gli venne rifiutato. La crisi precipitò allora verso la

guerra civile. Nel 49 a.C. attraversò allora con le legioni il Rubicone, fiume che

segnava il limite tra la Gallia Cesalpina e l'Italia. A Roma venne proclamato lo

stato di assedio e fu indetta la chiamata alle armi. Cesare si impadronì di Rimini,

Arezzo e Gubbio. Pompeo, i consoli e i senatori repubblicani fuggirono in

Oriente. Cesare conquistò il Piceno. Scese fino a Brindisi, ma visto che Pompeo

e i suoi seguaci erano partiti, entrò a Roma. Quindi si spostò in Spagna, dove

sconfisse le cinque legioni guidate dai legati di Pompeo. Venne allora nominato

console. La battaglia decisiva avvenne nel 48 a Farsalo, in Tessaglia, con vittoria

di Cesare. Pompeo cercò rifugio presso Tolomeo XIV d'Egitto, che però lo fece

uccidere temendo le ritorsioni dei romani. La guerra contro gli ultimi pompeiani

continuò fino al 45 a.C., prima in Africa, poi in Spagna, dove vennero

definitivamente sconfitti.

Divenuto dittatore, impiegò un'accorta politica della clemenza, per recuperare


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per esame di Letteratura Latina, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente prof. Bonvicini: Letteratura latina, Conte.



Gli argomenti trattati sono i seguenti:

- Autori dell’Alta e Media Repubblica: Forme pre – letterarie: Carmen e Saturnio // Livio Andronico // Plauto // Ennio // Catone // Terenzio // Lucillo

- Autori della Tarda Repubblica: Poesia Neoterica e Catone // Lucrezio // Cicerone // Cesare // Sallustio


- Autori dell’Età di Augusto: Virgilio // Orazio // Tibullo // Properzio // Ovidio // Livio


- Autori della Prima Età Imperiale: Seneca // Lucano // Petronio // Persio // Giovenale // Quintiliano // Tacito // Apuleio 


- Autori dell’Età Cristiana Apologetica: Minucio Felice // Tertulliano

- Autori dell’Età Cristiana Patristica: Ambrogio // Gerolamo // Agostino


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in beni artistici e dello spettacolo
SSD:
Università: Parma - Unipr
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Gloria_Rose di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Parma - Unipr o del prof Bonvicini Mariella.

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