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Logica della fiaba

Lo cunto de li cunti è il primo libro europeo di fiabe appartenente alla letteratura barocca e parte di essa soprattutto per le pratiche di uso corrente per l’intrattenimento cortigiano. Il cunto è un racconto all’interno del quale si raccontano altri quarantanove racconti. Il racconto che scaturisce gli altri prevede che la principessa zoza deve riguadagnarsi il suo status licitando racconti.

In questo racconto di cornice si parla di una principessa bianca che, non ride mai, ma ride solo di una vecchietta che sta attingendo olio ad una fontana. La vecchietta le manda una maledizione per cui la principessa era costretta a sposare un principe chiuso in un sepolcro dal quale poteva uscire solo se lei avesse riempito una fiasca di lacrime. La principessa si mette in viaggio e nel tragitto incontra tre fate che le offrono tre frutti. Poi sul sepolcro riempe quasi tutta la fiasca di lacrime e si addormenta. Una schiava nera piange le lacrime che mancavano e risveglia il principe, il quale crede di essere stato svegliato da lei, così la porta a palazzo. La principessa bianca utilizza gli automi all’interno dei tre frutti per riscattarsi e il terzo automa indusse nella schiava il desiderio di racconti. Il principe allora convoca dieci narratrici, che raccontano nel giardino di corte gli altri quarantanove racconti.

Il quarantanovesimo racconto, che chiude l’opera, è la versione speculare del primo. Infatti, in questo racconto si narra di un principe, che non vuole moglie e si taglia per caso e una goccia di sangue cade nella ricotta e disegna i colori della carne di una fanciulla. Il principe si mette in viaggio fino all’isola delle orche, dove tre orche gli regalano tre cedri, che devono essere tagliati e poi bisogna afferrare le bellissime fate che escono. Il principe afferra la terza fata e la lascia su un albero in attesa di procurarle vestiti, ma la fata viene trafitta e sostituita da una schiava nera. Trasformatasi in colomba, la fata si lamenta alla finestra reale ma viene catturata dal cuoco che la cucina. Le sue penne però furono gettate nel giardino e fecero germogliare i tre cedri dai quali il principe fa uscire di nuovo la bellissima fata.

La struttura e l'importanza del cunto

Il cunto è un’opera letteraria scritta in gran parte a Napoli nella seconda metà del 1600, in lingua napoletana tipica del teatro. Tuttavia, il suo autore Basile si era cimentato in scritture in cui utilizzò altre lingue letterarie, le conosceva e sulla base di esse imbastiva opere per l’intrattenimento della corte.

Il cunto allestisce un labirinto testuale dove tradizioni dell’antico si intrecciano con tendenze del moderno, dove al parlato del novelliere colto si affianca la gestualità del comico, l’intonazione musicale, il passo di danza, in una giuntura, che nessuno aveva mai fatto prima e che risponde perfettamente all’intento comico proprio di questo tipo di racconto.

Anche il cunto infatti è un’opera della letteratura barocca adatta ad essere teatrata nei gradevoli e pericolosi giardini di corte. Per questo è allo stesso tempo un racconto comico e filosofico, data la sua struttura ingegnosa e la scrittura per lo più segreta, che fa del racconto fiabesco il genere letterario più adatto per parlare del presente. Ad una lettura attenta vedremo infatti come Basile giochi profondamente sui ruoli dei re, delle principesse e sulle dinamiche che rendono la società dei ranghi estremamente statica. Questa staticità si contrappone ad una modernità che invece sente il bisogno di rompere questa staticità per dimostrare che è possibile uscire dal rango.

Animali parlanti e specchio della società

Qui si inseriscono gli animali parlanti, per cui si parla di animali per parlare di uomini. Si creano così alcune forme ricorrenti che Basile recupera da Esopo, dove c’era una duplicità della fiaba che sarà poi anche propria del cunto. Perché nelle favole di Esopo gli animali parlanti erano rappresentazione dell’etica della comunità. Per cui attraverso il racconto, che è opera di finzione, emerge la verità per cui ne deriva che la società delle bestie racconta la società degli uomini.

Lo specchio è emblema di questa duplicità dell’essere, bellezza e bruttezza, ricchezza e povertà, a dimostrazione del fatto che il fiabesco e la realtà sono due mondi paralleli separati però da una superficie molto fragile che può anche cadere, significativa in questo caso è la metamorfosi. Questa è una delle scoperte e anche delle ossessioni della modernità.

Il racconto fiabesco tra mito e modernità

Il racconto fiabesco inoltre si innesca in un periodo di passaggio tra la disintegrazione del mito e della leggenda e l’emersione di altri modelli come romanzo, che la società letteraria cominciava a contrapporre agli antichi generi senza tempo. Tuttavia anche componenti del mito e della leggenda confluiscono nel racconto fiabesco secondo una raffinata operazione letteraria che vede il racconto fiabesco attraversato da un crocevia dove si intersecano almeno quattro direttrici del racconto della modernità: mito, racconto umanistico, da novelle a romanzi greci a favole di Esopo, racconti di viaggiatori, dicerie di piazza e racconto popolare.

Il racconto popolare è molto importante perché permette di entrare nel vivo della comunità in quanto esso ne conserva l’ideologia, i costumi che vengono insegnati anche nelle scuole, per cui il racconto popolare, con la sua diffusione più orale che scritta, sposta una gran quantità di informazioni e modelli all’interno di una comunità.

Tutto questo aggregato di componenti più o meno alla portata di chi compone il racconto fiabesco, implicano che i gruppi, trasmettitori di questi modelli antichi, tendono a ricordare ciò che accade, ma tendono anche a dimenticare quando accade, per cui ricordandole tendono ad attribuire a questi eventi un tempo nuovo.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AliceRenz di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Perugia o del prof Scrivano Fabrizio.
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