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Esame di letteratura italiana

Introduzione

Riassunto esame di Letteratura Italiana, docente L. Moschini, libro consigliato “Canoni e dissonanze”, Laura Moschini.

Parole chiave

  • Pensiero differente: Pensiero che va oltre gli stereotipi e l'opinione comune.
  • Ottica di genere: Punto di vista che si focalizza sul genere maschile e femminile per analizzare la realtà.
  • Pensiero critico: Pensiero che pone dubbi, quesiti, critiche a quello che è il pensiero comune, l'apparenza, la superficie della realtà.

Concetti chiave

  • Politica: Intesa come l'arte di partecipare in modo attivo e responsabile all'organizzazione della vita sociale allo scopo di aver cura delle persone e del loro benessere. "Una vita buona prevede una dimensione individuale inserita in un contesto sociale dove la felicità si può ottenere attraverso il benessere che deriva dal vivere in una società organizzata secondo criteri di equità e giustizia in campo sociale ed economico". Per riuscire a raggiungere tale fine è necessaria la conoscenza.
  • Cittadinanza: Attitudine e diritto a partecipare attivamente e in modo responsabile (politicamente) alla vita della società. Per poter essere esercitato, il diritto alla cittadinanza deve essere riconosciuto e per essere riconosciuto occorre un sistema che sia democratico. La democrazia dovrebbe assumersi il compito di educare i membri della comunità a sentirsi cittadini e ad agire responsabilmente per il bene individuale e comune.
  • Genere: Categoria d'interpretazione storica che consente di scoprire in che modo l'organizzazione sociale delle relazioni tra i sessi abbia contribuito alla definizione dei ruoli sessuali e all'assegnazione dei compiti e degli ambiti di azione agli uomini e alle donne in base alla loro "natura". La categoria del genere consente di dimostrare che i ruoli sociali (che prevedono la supremazia del sesso maschile e la naturale inferiorità di quello femminile) hanno un origine prettamente culturale e non biologica (naturale). Inserire il genere negli insegnamenti consente di educare alla cittadinanza nel pieno riconoscimento del valore di ogni differenza, a partire proprio da quelle di genere.

Letteratura e politica

Affrontando temi legati alla letteratura, ritenuta la più politica delle arti, attraverso l'ottica di genere, permette di svincolarsi dai canoni letterari e di prendere in considerazione anche delle dissonanze, ovvero opere che esulano dai sistemi canonici (i classici della letteratura, prevalentemente maschili). La letteratura costituisce fin dalla sua nascita un formidabile strumento di azione politica; la letteratura ha orientato l'opinione pubblica e la trasmissione di modelli comportamentali e di valori di generazione in generazione. In questo lungo processo il canone (modello dominante), attraverso il favore delle categorie sociali egemoni (maschi), ha dominato la storia e accompagnato la costruzione dello Stato.

Tuttavia, al di là dei riconoscimenti legati al canone, è esistito ed esiste un mondo ricco, vero, vicino al quotidiano, alla vita reale, ad una dimensione politica spesso alternativa a quella dominante, nella quale prevalgono scritture a firma femminile, difficili da reperire perché dimenticate e nascoste perché non aderenti ai criteri canonici. I messaggi trasmessi attraverso la letteratura, oltre ad allargare l'orizzonte, consentono di vedere cosa può succedere se non ci si adegua o non si obbedisce all'autorità familiare o sociale o, più semplicemente alla morale comune (es. fiabe).

Parlando di educazione, di narrazione, di letteratura, di cittadinanza la prima cosa che viene in mente è una istituzione: la scuola. Alla scuola, infatti, la società assegna il compito di formare, assieme alla famiglia, il cittadino e la cittadina. Le donne, che costituiscono la maggioranza del personale formatore della scuola, sono i modelli che i bambini e le bambine si trovano di fronte fin dalla prima infanzia e sono quindi le principali artefici dell'educazione dei futuri cittadini e delle future cittadine. Offrire loro un panorama che sappia rivalutare la presenza e la produzione letteraria femminile può incentivare l'autostima e la valorizzazione delle differenze di genere, premessa fondamentale per la partecipazione attiva, consapevole e responsabile a tutte le attività sociali, economiche e politiche anche in ruoli apicali e decisionali (riservati per lo più a uomini).

Capitolo 1 – La scuola, gli ideali e i valori della cultura italiana

Storia dell'istruzione in Italia

Istituzioni educative attive in Italia dall'antica Roma ai giorni nostri. Da sempre la società utilizza metodi e contenuti per ottenere dai soggetti educati la corrispondenza a modelli utili per l'organizzazione sociale, modelli basati su canoni generati dalla cultura dominante che la condizionano e che non prevedono possibilità di non adesione.

I ruoli sessuali, dall'antica Roma ad oggi, si sono basati su delle "leggi di natura" che considerano la donna adatta a vivere nel privato per svolgervi le attività al servizio della casa e della famiglia, senza dare spiegazioni (il fatto che fosse così valeva, e spesso vale ancora, come legge e la donna nata per il privato non ha avuto la possibilità di esprimere il suo punto di vista). Ancora oggi le donne vengono considerate in base alla loro "natura" che determina i loro "naturali ambiti d'azione" (mondo del privato, famiglia, casa) quando, ad esempio, nonostante i risultati eccellenti negli studi, non arrivano a rivestire che in minima parte ruoli di responsabilità e di potere. L'origine di tale atteggiamento risale all'epoca romana: da essa infatti derivano gli usi, i costumi, le norme e le leggi che hanno influenzato profondamente la nostra cultura e hanno caratterizzato le vicende italiane determinando spesso l'orientamento socio-politico.

Il modello di donna e le virtù femminili socialmente desiderabili nell'antica Roma (riservatezza, modestia, mediocrità di pensiero) divennero le stesse che adottò poi la Chiesa cattolica. Tuttavia, il Diritto Romano non vietava l'accesso agli studi o alle forme di espressione artistica per le donne. Nell'antica Roma, infatti, l'educazione mirava a far sì che ogni abitante sentisse di dover corrispondere a un ruolo e di dover svolgere al meglio i compiti che da tale ruolo derivavano, nello spazio pubblico come nel privato.

Alla scuola primaria, dove si insegnava a leggere e a scrivere, la recitazione e il calcolo, potevano accedere tutti senza distinzioni di sesso e di censo ed in particolare i bambini e le bambine dai 6/7 agli 11/12 anni. Alla secondaria, dove si studiavano lingua e letteratura latina e greca, fisica, astronomia, mitologia e storia, accedevano in maggior numero ragazzi e ragazze delle famiglie più agiate, mentre i più poveri iniziavano la formazione nelle botteghe e nei campi.

Alla scuola superiore andavano solo i giovani destinati all'attività forense o politica (maschi), anche se tali studi non erano espressamente proibiti alle donne, fino a quando i romani non si resero conto che non fosse scontato (ad es. Ortensia, nel 42 a.C. fu scelta dalle altre matrone come portavoce dei loro interessi vincendo la causa con una motivazione inequivocabile: chi non è rappresentato politicamente (le donne) non può essere sottoposto a tassazioni. Da questo momento in poi i romani impedirono alle donne l'esercizio delle professioni forensi, proibizione che sarà smantellata solo nel XX secolo).

Le scuole specializzate, professionali, come quelle per l'edilizia e l'agrimensura, erano rivolte agli uomini, ma c'erano anche scuole ove si imparava il canto, la musica e la danza, oltre ai lavori "donneschi" come tessere e filare, a cui accedevano solo poche giovani, perché a 12 anni si era già ritenute in età da marito. Inoltre, la presenza femminile nella storia delle arti viene considerata la storia di figure minori, di dilettanti, di talenti di un qualche valore, ma comunque acerbi, non paragonabili a quelli maschili. Oltre all'educazione pubblica, a Roma ebbe però sempre grande importanza l'istituzione privata tenuta da precettori, soprattutto per i rampolli delle classi più benestanti.

Anche se l'educazione femminile era curata quasi al pari di quella maschile, nella convinzione che una madre colta potesse svolgere al meglio i suoi compiti di educatrice di futuri cittadini e cittadine e di contribuire così al successo di Roma, le donne sapienti destavano comunque sospetto (es. Sempronia viene descritta da Sallustio come una donna di grande fascino e ingegno, dotata di audacia virile, dotta nelle lettere greche e latine, capace di suonare la cetra, danzare e conversare, ma tuttavia considerata "reprensibile"). Anche Giovenale nelle sue satire mise spesso in ridicolo donne considerate dissipatrici e riprese Plinio il giovane a causa della moglie compositrice e musicista, Calpurnia. Infine, Cornelia, la madre dei Gracchi, matrona per eccellenza, nonostante sia stata la prima donna ad essere rappresentata con una statua, ad aver ricevuto le lodi dal marito per aver cresciuto i suoi figli con delle virtù civiche e da Quintiliano per la sua cultura, è passata alla storia per le virtù ritenute femminili di modestia e abnegazione e per il suo ruolo di madre esemplare, anziché per la donna colta e capace che era.

Negli ospedali, che vennero aperti nei primi due secoli dopo Cristo, lavoravano molte donne e il loro status era del tutto simile a quello degli uomini. Tra esse ebbero qualche riconoscimento Messalina, terza moglie di Claudio, Livia, moglie dell'imperatore Augusto, e sua figlia Giulia, Antonia, figlia di Ottavia e Marco Antonio. La medicina è stata una scienza consentita alle donne della società romana e forse l'unica professione di fatto loro aperta. Le mediche non si limitarono alla ginecologia o alla cosmetica, ma si occuparono di studiare e curare anche tutte le altre malattie, curando anche gli uomini. Con l'affermazione del cristianesimo, dei suoi principi circa i ruoli e le attività adatte agli uomini e alle donne, dei dogmi basati sulla fede, ogni tipo di scienza sembrò perdere di validità. Tertulliano Cartagine, Padre della Chiesa, nel III secolo si scagliò contro le donne che praticavano la medicina accusandole di essere abortiste.

In questo quadro si inserisce Seneca che, ritenendo che la conoscenza fosse la massima tra le virtù, in una storia di restituzione di valore alle donne considerate deboli a Roma, non solo fisicamente ma anche rispetto alle virtù, era del parere che necessitassero della scienza e di una grande erudizione non solo per rinsavire, ma anche per vivere meglio (in una lettera alla madre rimasta vedova, per consolarla le scrive di riprendere gli studi, per trovare nella filosofia la forza contro le avversità). La posizione di Seneca sull'argomento era in linea con il pensiero filosofico ellenistico, che sosteneva una sostanziale uguaglianza tra i due sessi in relazione alla conoscenza. Le idee cinico-stoiche sull'uguaglianza dei sessi rispetto alla cultura giunsero fino ai primi Padri della Chiesa, per i quali non c'era più "giudeo né Greco…schiavo né libero…uomo né donna". Clemente Alessandrino, nel suo Stromata IV, fece un elenco di donne illustri della tradizione pagana, come le poetesse Corinna, Telesilla, Mia, Saffo, le pitagoriche Mia e Teano, ecc. Inoltre, scrisse anche che le donne dovevano essere obbedienti ai mariti, tranne quando il marito avesse avuto comportamenti contrari alla fede.

Sarà intorno al IV secolo, con l'affermarsi del Cristianesimo come religione di stato e parallelamente come sistema politico, che il ruolo delle donne nella società romana verrà sempre più ridotto e i loro compiti sempre più ristretti alla cura della famiglia e della casa in nome della loro "natura". La nuova educazione puntò in particolare sulla valorizzazione della verginità e sulle qualità di modestia, riservatezza e obbedienza per le donne. Perciò si ritenne necessario limitare l'ambito e selezionare gli argomenti per formare le donne ai loro ruoli familiari e sociali: il Cantico dei Cantici fu escluso dalla formazione femminile; Girolamo escluse le lettere profane, come l'Eneide, dai suoi insegnamenti alle donne.

Il sistema educativo del cristianesimo mirava a formare uomini e donne al rispetto del nuovo ordine sociale, in questo caso voluto da Dio. Questo mutamento fu favorito anche dalla decadenza dell'Impero romano, la sua divisione in Impero d'Oriente e d'Occidente, la presenza dei barbari, che portarono allo smantellamento dei valori laici basati sul rispetto dello stato, della famiglia e della proprietà.

In un periodo storico come quello del IV-V secolo, caratterizzato da guerre pubbliche e private, invasioni, e congiure, le idee nuove e le nuove organizzazioni potevano prendere il sopravvento scardinando le vecchie tradizioni (es. Ipazia di Alessandria: famosa scienziata, astronoma, matematica e filosofa, figlia di Teone, dedicò la sua vita allo studio e alla diffusione della conoscenza. Il suo pubblico sempre più numeroso e l'efficacia delle sue parole insieme alla sua naturalezza nel parlare davanti ad uomini e al rifiuto di abbracciare la fede cristiana, o almeno di abiurare la fede nella scienza, suscitarono reazioni intolleranti da parte dei cristiani più oltranzisti, fino ad arrivare alla sua uccisione: morì trucidata in modo crudele e il suo corpo fu fatto a pezzi e disperso affinché più nulla rimanesse di lei, come monito per le altre donne. Favorirono questo esito due donne importanti a quel tempo: l'imperatrice reggente dell'Impero Romano d'Occidente, Galla Placida, e l'imperatrice reggente dell'Impero Romano d'Oriente, Pulcheria, che la ritennero un pericolo per gli ideali cristiani. Infatti, le due si batterono incessantemente contro le popolazioni non cristiane con persecuzioni e distruzioni di monumenti, biblioteche, simboli. Il loro potere fu prevalentemente condizionato dai ruoli sessuali, in quanto furono costrette a scelte di vita indesiderata (matrimoni) e furono soggette al potere di Papi e vescovi. Infatti, nel corso dell'Impero romano il sistema educativo cristiano era lontano dal messaggio di Cristo, ma nonostante ciò donne e classi sociali oppresse vi aderivano a causa del messaggio di liberazione e uguaglianza che affermava.

Medio Evo ed Età moderna: Istruzione e ruoli familiari e sociali

Dalla caduta dell'Impero romano e fino all'unità d'Italia (1870) la Chiesa divenne la principale istituzione educativa, occupandosi prevalentemente dell'istruzione del clero e delle classi dirigenti, all'interno di monasteri e scuole vescovili. Per le ragazze, non ammesse nella gran parte delle scuole religiose prima dell'istituzione di conventi femminili, l'istruzione, laddove consentita, si caratterizzò come privata e riservata solo alle giovani appartenenti alle classi sociali più agiate. Questa apertura verso l'istruzione femminile venne ereditata da alcune tradizioni 'barbariche': ad esempio, i Goti avevano cercato di riorganizzare le scuole pubbliche romane.

Alla fine dell'VIII secolo, con Carlo Magno al potere, si fondarono scuole nelle Abbazie, dove anche alcune ragazze potevano ricevere un'istruzione formale, mentre la maggior parte venivano istruite per ricoprire il ruolo di mogli e madri. Alcune abbazie vennero fondate anche da donne e le suore erano spesso insegnanti o praticavano la medicina e la maggior parte dei monasteri aveva un'infermeria. Le abbazie condotte da badesse “aperte”, consentirono a volte spazi di libertà ed autonomia alle donne (approfondire la cultura, viaggi, partecipazione alla vita politica).

Tra le badesse più influenti del tempo è possibile ricordare Ildegarda di Bingen, scienziata a scrittrice, disegnatrice di miniature, musicista e potente donna politica. Elaborò una teoria del microcosmo e del macrocosmo che durò fino al Rinascimento, ma nonostante la sua fama di scienziata, essa viene per lo più ricordata come scrittrice e compositrice musicale. Inoltre, è ricordata per le sue visioni e premonizioni. Anche in Italia in questo periodo si diffusero gruppi di donne, chiamate mistiche, le quali, attraverso le loro estasi, riferivano di aver ricevuto visioni ispirate da Dio o da Maria. Tra le più famose si ricordano Guglielma, Maifreda, Angela da Foligno, Caterina da Siena, le quali elaborarono dottrine alternative ai canoni religiosi. Guglielma affermava che Dio si manifesta allo stesso modo negli uomini e nelle donne e che il corpo femminile non è simbolo del peccato originario, ma è un mezzo di redenzione. Una delle sue discepole, Maifreda, ne enfatizzò le teorie e venne condannata al rogo per eresia. Caterina da Siena conferiva a Dio degli attributi materni nel rapporto di amore tra sé e Dio. Le mistiche lasciarono testimonianze dirette attraverso testi scritti o dettati, o indirette attraverso verbali degli interrogatori o dei processi. Esse mostrano un esempio di come le donne desiderassero sapere, pensare, esprimere il loro punto di vista, correndo enormi rischi. Infatti, la maggior parte, anche dopo la loro morte, furono considerate in odore di eresia, o sottoposte a indagini e interrogatori.

Per quanto riguarda la scienza, vediamo che, nonostante le proibizioni e la mal sopportazione della Chiesa verso le professioni svolte da donne, la medicina continua ad essere da loro molto praticata almeno fino al XII secolo, periodo in cui le “guaritrici” divennero spesso oggetto di accuse di eresia e di stregoneria. Riuscì a svincolarsi dal controllo della Chiesa solo la Scuola di Salerno, che ottenne la fama di eccellenza nel campo della medicina e dell'istruzione.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ilaria.ricci di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Moschini Laura.
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