Introduzione alla filosofia: pensare e poetare - Heidegger
Impossibilità di una introduzione alla filosofia
Chi vuole una introduzione alla filosofia deve partire dal presupposto che ci sono alcuni nessi al di fuori di essa. Questa rappresentazione della filosofia è molto diffusa, ma non coglie l’essenza della filosofia: essa è un qualcosa di separato dall’essere e costruisce una dimora entro la quale l’uomo deve collocarsi.
La filosofia è il pensare dei pensatori: essi pensano ciò che è, l’essere, in quanto determina l’essente. L’uomo storico pensa, filosofa, egli sta nella filosofia: ecco perché non può esserci una introduzione alla filosofia. Non possiamo mai venire introdotti nella filosofia.
L’uomo storico pensa storicamente: pensare storicamente è qualcosa di essenzialmente diverso dal pensare storiograficamente; la storiografia pensa astoricamente. La storiografia intende, infatti, preventivamente la storia come una connessione di effetti, cioè come un decorso in cui si susseguono cause ed effetti. La storiografia odierna, in corrispondenza all’odierna scienza della natura, è scaturita dalla tecnica moderna.
Perché l’uomo storico è nella filosofia? Il motivo non è solo perché egli fa uso di cognizioni filosofiche, ma perché pensa in base a ciò che proviene dal passato e ciò che avviene dal futuro. L’uomo storico, quando pensa autenticamente, ovvero in maniera appropriata, in quanto egli stesso è la proprietà del co-mandamento, allora pensa storicamente: pensa ri-pensando al provenire e all’avvenire e ad entrambi nel loro venirsi incontro.
In base a questo ri-pensamento egli pensa ciò che è, ciò che è stato e ciò che sarà. L’uomo pensa l’essente in totale, secondo tutte le modalità dell’essere. Quando l’uomo pensa ciò che è, quello che è stato e quello che sarà, questo si chiama filosofia.
Se la filosofia è il pensare autentico e pensa storicamente il pensare, allora la filosofia pensa storicamente (mai storiograficamente). Non appena uno storico non si limita a computare storiograficamente, bensì pensa, cioè pensa storicamente, allora ha iniziato a filosofare. L’uomo filosofico in quanto è, è l’uomo - è in questo tipo di pensare che ri-pensante l’uomo soggiorna nella filosofia.
L’uomo storico è già nella filosofia, non si può trasferirlo da essa in altri luoghi. Tutti gli uomini sono filosofi. L’uomo è l’essente che pensa; per questo devono esserci, tra gli uomini, i pensatori.
Il bisogno di essere condotti alla dimestichezza con il pensiero autentico
Filosofare è pensare; ogni pensare è in qualche modo un filosofare. La filosofia appartiene alla contrada stessa entro la quale l’uomo soggiorna come essere pensante. Ma nel luogo in cui soggiorna, l’uomo può abituarsi oppure non abituarsi.
L’uomo non abita nella filosofia, ma ha il bisogno di essere condotto, con essa, alla dimestichezza. Mediante questa dimestichezza, il nostro pensare impara l’abitare e diventa così un pensare autentico. L’abitare è il luogo abituale a cui l’uomo appartiene.
L’uomo storico soggiorna sempre nella filosofia, ma solo raramente si abitua a essa. Egli non abita in essa. Da qui il bisogno di essere condotto alla dimestichezza con essa. Mediante questa conduzione il nostro pensare impara l’abitare e diviene così un pensare più proprio e autentico. La conduzione al pensare deve preoccupari solo di ciò che noi, che siamo già pensanti, diveniamo più pensanti: ecco perché “appropriarsi della filosofia” non significa imprimersi nella mente concetti e dottrine che un giorno dimenticheremo.
Ma con la conduzione alla filosofia non dobbiamo abbandonare il pensare quotidiano immediato: al contrario, in questo pensare quotidiano noi esseri pensanti dobbiamo diventare più pensanti e ri-pensanti, perciò dobbiamo imparare a pensare autenticamente. La filosofia, che è il pensare autentico, è la contrada in cui il pensare usuale soggiorna costantemente senza esserne esperto, senza avere dimestichezza con essa.
Mediante tale conduzione il nostro pensare impara l’abitare e diviene così un pensare proprio e autentico.
Le molte vie di una conduzione al pensare autentico
Ovunque e costantemente noi pensiamo ciò che “è”, ma solo di rado diveniamo consapevoli di questo pensare. Come vi sono diverse direzioni del pensare quotidiano, vi sono anche molte possibilità di essere condotti alla filosofia: spesso cogliamo solo in maniera fugace ciò che è; non capiamo in quale modalità dell’essere ci si mostra l’essente su cui tanto discutiamo. L’essente è il reale effettuale, ciò che è accessibile dall’oggettualizzazione. Essere = realtà effettuale
La considerazione del pensare nel suo riferimento al poetare come una delle vie al pensiero autentico
Nietzsche e Hölderlin
A questo stadio del pensare autentico possono condurci solo coloro che già pensano autenticamente: i pensatori e i poeti. Al titolo del libro “Introduzione alla Filosofia” è dato come sottotitolo “Pensare e Poetare” nel richiamare l’attenzione verso il rapporto di pensare e poetare. I poeti e i pensatori, coloro che pensano autenticamente, ci conducono al pensare autentico. Ma che affinità hanno poeti e pensatori?
Il pensatore e il poeta hanno in comune il meditare della parola. Essi sono gli autentici guardiani della parola nella loquenza. L’ultimo pensatore della filosofia occidentale, Nietzsche, viene chiamato il “filosofo-poeta”. Noi intendiamo Nietzsche come il pensatore-poetante non perché nei suoi scritti e nelle sue note si possono trovare sparse poesie, e perché l’opera “Così parlò Zarathustra” nella sua eloquenza e la sua forma, produce un’impressione assolutamente poetica. Perché tutto ciò sia poetico così com’è, possiamo intenderlo solo se sappiamo in che misura e in che senso il poetare pertiene al pensare di Nietzsche (solo se li comprendiamo in base al suo pensare).
Possiamo rendere più chiaro il titolo “Pensare e Poetare” mediante la contrapposizione dei nomi Nietzsche e Hölderlin: il primo è quel pensatore che pensa ciò che è ora. Nel pensare e poetare di Nietzsche e Hölderlin, il pensare e poetare si intrecciano - se non addirittura si congiungono - l’un l’altro in una maniera unica e mirabile.
Nietzsche → il pensatore poetante
Hölderlin → il poeta pensante
I modi in cui il linguaggio parla sono molteplici: il pensiero è uno di questi, ma accanto ad esso c'è, secondo Heidegger, la parola poetica. Abitualmente pensare e poetare sono totalmente distinti; in realtà secondo Heidegger, essi sono strettamente congiunti, anche se rimangono diversi per la maniera di dire propria di ciascuno.
Il pensatore → "dice l'essere", cioè porta ad espressione il non detto tramite quel che è detto nel pensiero della metafisica;
Il poeta → "nomina il sacro ", cioè inventa un nuovo linguaggio e in inaugurando una nuova apertura dell’essere, preparando l’avvento degli dei, che nell'epoca attuale, come aveva spiegato Hölderlin, "hanno abbandonato la terra".
L’essenza poetante del pensare per Heidegger "salvaguarda il dominio della verità dell’essere". Pensare e poetare, però, sono imparentati fra loro, in quanto entrambi prendono congedo da quel che è abituale, per rivolgersi a ciò che è rimasto non detto e che è meritevole di essere detto nel futuro.
Il confronto reciproco con il pensare: pensiero capitale e fondamentale di Nietzsche
La maturazione del degno apprezzamento avviene con il distacco tra pensare - che parla a noi - e il nostro proprio pensare. Questo confronto non rintraccia i difetti, ma porta il pensare altrui davanti al nostro pensare e nello spazio libero di...
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