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La natura bifronte del potere: apparato coercitivo o ordine di valori?

La soluzione di Ernst Ferdinand Klein

Il progetto politico di Ernst Ferdinand Klein consiste nell'affidare la garanzia degli eguali diritti alla libertà degli individui a una massimizzazione dell'operare del dovere, a cui deve far riscontro una minimizzazione dell'incidenza sociale della coazione. Nel sistema politico da lui delineato (monarchia assolutistica prussiana), il dovere giuridico permette il fisiologico esplicarsi del diritto di libertà individuale all'interno della compagine civile. La coazione, per Klein, espressione della mera forza disgiunta dal bene morale, occupa lo spazio lasciato libero dal dovere, nel momento del suo inadempimento.

Lo stato da lui descritto è tenuto insieme da una fitta rete di obblighi: il rapporto privato che lega i cittadini gli uni con gli altri si fonda sull'eguaglianza nell'assolvimento dei doveri civili, mentre il rapporto politico sovrano-suddito si esaurisce nell'equilibrio tra due doveri: l'impegno di applicazione della giustizia del governante contro l'obbligo di obbedienza del suddito.

La centralità rivestita dal vincolo obbligatorio nell'esplicazione della vita politica si giustifica a livello teorico per la prevalenza del dovere sul diritto. Per Klein, il dovere si configura come la necessità morale di fare, tollerare o omettere qualcosa e agire in base a tale principio equivale kantianamente a soddisfare il proprio impulso razionale, adeguandosi alla legge imposta dalla ragione. Se il dovere, come costringimento morale, è tale che possa essere ottenuto con la forza da colui che se ne avvantaggia, allora viene chiamato coercitivo.

Klein ritiene che il diritto non sia altro che la conseguenza generale di far valere i diritti degli altri. La vita sociale si regge su una rete di reciproci obblighi negativi, i quali prescrivono di non turbare l'attività altrui, mantenendosi entro i confini della propria sfera di liceità. Klein individua l'essenza di tali doveri nell'aver rispetto per il benessere degli altri. La prevalenza del dovere sul diritto è confermata dal fatto che le principali categorie del lessico politico (libertà, eguaglianza) vengono formulate da Klein in termini di dovere e non di diritto.

Libertà e dovere

Libertà = potere di assolvere i propri doveri. La corrispondenza fra i termini dovere e libertà si produce nell'attività stessa della ragione, nel momento in cui essa riesce a dominare sugli stimoli sensibili. Per il suo operare, la ragione necessita della libertà e questa non può affermarsi altrimenti che mediante l'obbedienza alle leggi che la ragione medesima ha dato ad ogni essere razionale.

L'assoggettamento delle inclinazioni naturali alla ragione genera la dimensione del dover essere (sollen), la quale racchiude in sé il concetto di una resistenza del dovere contro il desiderio. Nell'uomo, in quanto essere razionale, la libertà ed il dovere coincidono sul piano del dover essere, frutto del pieno controllo delle passioni: in tale ambito la libertà interiore si identifica con l'obbedienza alle leggi della ragione, ossia con il dovere.

Per Klein, in un modello di stato ideale, l'ordine potrebbe fondarsi sulla sola eguaglianza fra le libertà individuali, dove per libertà si intende il potere di reciproca realizzazione dei doveri sociali negativi, quelli che impongono il rispetto della sfera di liceità altrui. Nell'effettivo funzionamento del sistema politico, l'eguaglianza tra gli obblighi si tramuta nella reciprocità della facoltà di costringere. La possibilità della coazione reciproca si attua qualora il dovere di non invadere il campo di liceità altrui non venga spontaneamente prestato. Soltanto nel caso in cui l'idea del dovere non basti a condurre al soddisfacimento dell'obbligazione, interviene la costrizione esterna.

Nella teorizzazione di Klein, la coazione è un male che rimuove esclusivamente gli ostacoli fisici, combattendo la sensibilità con i suoi stessi mezzi. A differenza del dovere che vincola l'individuo interiormente, la coercizione agisce sul piano della sensibilità, presentandosi come concetto scisso dalla nozione di bene morale. La legittimità della costrizione esterna può derivare soltanto dal suo asservimento allo scopo di difesa della coesistenza fra le libertà individuali che mira a soddisfare il principio di eguaglianza. Nel caso di invasione della sfera giuridica altrui, i mezzi costrittivi devono far sì che il trasgressore venga respinto entro i suoi confini. In sintesi, la costrizione può essere giustificata soltanto dalla sua funzione di tutela dell'eguale diritto detenuto da tutti gli altri a difendere la propria libertà.

Klein ritiene che unicamente l'impulso morale dato dal rispetto della dignità umana possa garantire la sicura osservanza del dovere di imparzialità dei rapporti sociali. Esclusivamente la coazione che gli impone la propria ragione può costituire il valido fondamento del dovere giuridico del cittadino. Egli è del parere che la legislazione interna possa trasformare le obbligazioni coercitive in doveri indirettamente etici, la spontanea osservanza dei quali finirebbe per ridurre l'uso dei mezzi coattivi all'interno dello stato.

Kant concorda con Klein nel ritenere che, anche se venisse a mancare la costrizione esterna, l'idea del dovere sarebbe da sola sufficiente come impulso. Klein intende per uomo giusto non colui che si astiene dal fare il male per timore della coazione, in quanto, per lui, in tutti gli individui devono ricorrere moventi interiori che obbligano alla giustizia.

Egli distingue, in termini kantiani, l'uomo virtuoso dall'eroe della virtù. Il primo agisce in base al solo intimo sentimento del dovere in quanto la sua volontà buona non gli farebbe mai mancare nobili propositi. L'eroe della virtù, invece, avverte in modo fin troppo urgente la necessità di comportarsi bene. L'impulso ad uniformarsi alla regola di utilità generale deve essere dettato dal riconoscimento dell'umanità in tutti i suoi consimili.

Il rispetto delle leggi e il sovrano

L'uomo virtuoso conferisce all'intelletto la prevalenza sulla sensibilità, cosa che può accadere solo quando l'intelletto obbedisce alle leggi che esso stesso si è dato. Klein ritiene che nella società politica essere libero significa poter essere pienamente uomo, in quanto vincolato dalle sole leggi della ragione.

Egli è del parere che il soddisfacimento degli obblighi giuridici sia espressione di virtù unicamente quando riveli l'intima partecipazione del cittadino a una vita sociale che onori la dignità dell'uomo. È il senso di giustizia unito allo spirito di umanità che suscita nel cittadino prussiano l'inclinazione morale a soddisfare la propria obbligazione giuridica verso la collettività.

Distinzione tra obbligare e coercire

Il dovere si appella alla volontà dell'essere razionale, riconoscendolo come persona autonoma e responsabile, mentre la coercizione si indirizza contro il volere del trasgressore dell'ordine, negandone in ultima istanza la qualità di soggetto morale. Tale distinzione era mantenuta viva nella tradizione giusnaturalistica tedesca e fu interrotta dalla separazione thommasiana tra dovere morale (obbligo interno di coscienza) e dovere giuridico (obbligo esterno, basato sul timore per la coazione del più forte).

Nella visione kleineniana, il cittadino pone in essere l'atto di obbedienza come azione di per sé oggettivamente necessaria. L'ideale utopico di Klein era quello di una società senza stato, inteso come apparato coercitivo. Proprio perché la forza costituisce il mezzo di cui il potere politico non può fare a meno di servirsi al fine di escludere la forza medesima, la società civile deve tendere senza sosta all'ideale di uno stato corredato da mezzi coercitivi, il quale finisce per bandire la vera e propria coazione.

Per Klein, l'aspirazione a eliminare qualsiasi mezzo costrittivo esterno rappresenta l'ideale-guida che dovrebbe orientare l'operato di tutti i componenti della comunità politica. Ogni buon cittadino dovrebbe agire come se non esistesse alcuna autorità che lo costringa a fare il proprio dovere, mentre il buon legislatore dovrebbe impegnarsi ad abituare il cittadino alla spontanea osservanza dell'ordine giuridico.

Unicamente tale introiezione del comando sovrano potrebbe evitare l'uso di strumenti costrittivi sul piano sociale. La spontanea adesione alle leggi dello stato impedirebbe il verificarsi della coercizione illegittima, data dalla violazione del diritto altrui, la quale comporterebbe il necessario intervento dei mezzi coercitivi legittimi, ossia quelli tesi a ripristinare l'ordine fra le libertà individuali.

Il sogno di Klein di una società scevra da coercizione non va inteso come un ideale anarchico. Nel suo modello, lo stato è capace di assicurare ai suoi membri il godimento della libertà non turbato dall'offesa altrui. Il principe si offre come supremo garante dell'egual libertà dei cittadini: nei loro confronti, il dovere principale da assolvere risiede nella ricerca dei mezzi per conciliare la libertà di ognuno con quella di tutti, salvaguardando la loro pari pretesa al perfezionamento e alla felicità.

Klein reinterpreta la salus publica non come il benessere dei più, ma come di tutti coloro che integrano la società, in quanto tutti hanno pari pretese al perseguimento del benessere, pur essendo dell'idea che all'assolvimento di più gravi obblighi sociali possa legittimamente corrispondere l'assegnazione di più ampi diritti. Fondamentale è il compito di garanzia delle libertà svolto da leggi vincolanti in quanto espressione di parametri di razionalità.

A Klein il processo repubblicano di formazione della volontà legislativa risultava indifferente a qualsiasi parametro di razionalità intrinseca delle leggi stesse (basandosi sull'operare meccanico-quantitativo del principio di maggioranza) e alle valutazioni qualitative di merito sul giusto e l'ingiusto. La deliberazione collettiva diretta, nella concezione kleineniana, proprio perché radicata sulla regola di maggioranza, porta a negligere la volontà della parte dissenziente dell'assemblea; mentre la forma indiretta di governo si basa sulla finzione rappresentativa, ossia sull'irrealistico potere di rappresentazione della volontà dei singoli cittadini.

La rappresentazione della nazione è ritenuta essere un artificio tecnico-burocratico volto a realizzare l'ideale fittizio di sovranità popolare. Klein reputa ridicolo supporre che il singolo abbia alienato la propria volontà ad un rappresentante. Secondo Klein, il massimo grado di libertà civile si ha quando si assumono le leggi a regola del nostro comportamento. Il rispetto delle leggi, in quanto razionali ed eque, fornisce l'unico fondamento assiologico su cui possa riposare la legittimità del potere politico. Suscitare nei cittadini il rispetto delle leggi è lo scopo del processo di educazione del popolo alla libertà, azionato dal sovrano.

Klein concepiva la libertà come intimo adeguamento alla pretesa di incondizionata fedeltà all'ordinamento giuridico positivo. Tale concezione era resa possibile, nella monarchia prussiana, dalla presenza di un forte spirito nazionale, di un ethos collettivo che coinvolgeva tutti i componenti del corpo politico in un idem sentire. Nella sua visione, il monarca illuminato e sostenuto dal senso di giustizia, deve favorire lo sviluppo e la diffusione tra il popolo dello spirito nazionale prussiano, consistente in uno spirito di intrapresa collegato con l'amore per l'ordine.

Klein ritiene che quanto più uno stato è grande e sprovvisto di forze sufficienti per dominare un intero popolo, tanto più esso dovrà affidarsi alla buona volontà dei cittadini. Per uno stato, confidare nella buona volontà degli uomini coincide col compensare l'insufficienza del potere coercitivo con la perfetta efficacia pubblica di un'obbedienza razionalmente fondata. Al dovere del monarca di difesa delle libertà e dell'eguaglianza dei sudditi fa riscontro la loro pronta osservanza delle leggi, intimamente avvertite come giuste.

Klein individua la caratteristica fondamentale della condizione politica nella presenza di obblighi civili, frutto della conversione in essi di preesistenti obblighi sociali, attinenti alla natura medesima dell'uomo. Riferendo la nascita e la continuità dello stato al sentimento del dovere, più che a un patto fondativo, Klein sostiene che lo stesso comportamento del sovrano deve essere guidato dal sentimento del dovere più che da un atteggiamento legale di osservanza del patto istitutivo dello stato. Egli, al pari dei cittadini che devono agire come se non esistesse alcun potere coercitivo, deve eseguire i suoi obblighi civili come se non fosse vincolato da alcun contratto.

Nella monarchia assolutistica prussiana, fondata sulla reciprocità tra obblighi sociali negativi, la figura del sovrano sarebbe sfociata nell'unità della persona dello stato, quest'ultimo inteso come la quintessenza dei compiti e delle facoltà del sovrano, che si contrappone al sovrano stesso, mentre questi diviene il servitore dello stato, ossia dei principi e compiti statali.

Il dualismo tra stato e società conduce alla libertà civile ma non a quella politica. È proprio perché il regnante aderisce ai principi della ragione, limitandosi ad eseguire il dovere di attuazione della giustizia, che i cittadini possono essere garantiti nell'esercizio della libertà civile, coincidente con il loro eguale potere di assolvere gli obblighi sociali. La libertà civile si definisce nel porre le condizioni del benessere personale del cittadino, le quali consentono lo sviluppo della sua natura finalistica.

Klein reputa che solo per mezzo di una vita sociale si possa giungere ad acquisire le cognizioni utili a rafforzare e nobilitare le forze medesime. L'uomo formato è quello che ha pienamente attuato in se stesso l'aspetto materiale della giustizia, vale a dire il compito morale di perfezionamento. Se la formazione del proprio carattere necessita dell'aiuto degli altri, allora colui che non simpatizzi affatto con la società è in essa ancor più solitario che nella sua propria stanza.

Libertà civile e libertà politica

Libertà civile: possibilità di perfezionare se stessi in una dimensione collettiva è frutto della dinamica dei doveri che sostanzia il rapporto politico. Mentre il cittadino deve attenersi al principio di subordinazione, il sovrano deve conformarsi all'obbligo di tutela della libertà civile, preservando l'eguaglianza tra le sfere giuridiche individuali senza mai ingerire in esse.

Libertà politica: partecipazione dei cittadini al governo dello stato ed in particolare alla legislazione. Per Klein, la funzione politica del cittadino deve risolversi all'interno della sola società civile.

Libertà di stampa

La possibilità di valutare pubblicamente l'agire delle istituzioni pubbliche non deve sfociare nella diffusione di principi che possono destabilizzare l'ethos collettivo su cui si basa l'ordine nello stato prussiano. La libertà di stampa non deve produrre scritti che attacchino lo stato medesimo e che sciolgano i sudditi dal dovere di obbedienza provocando il disordine sociale. La critica pubblica deve limitarsi a moderati giudizi sui provvedimenti adottati dal principe o dai suoi funzionari.

Secondo Klein, il ruolo di controllo istituzionale svolto dalla partecipazione politica può essere compensato dall'autolimitazione, su basi razionali, del potere sovrano. Quest'ultimo contiene la sua azione in quanto vincolato a realizzare i soli scopi della libertà e dell'eguaglianza fra i cittadini. La sfera della politica è giustificata e definita sulla base di un criterio di carattere etico-sociale. Klein giunge ad una moralizzazione della politica, nel cui ambito il dovere sociale si configura come l'esser vincolati alla validità di un ordinamento eticamente compatto.

Il dovere come principio razionale di armonizzazione delle passioni in Johann Adam Bergk

Della vita di J.A. Bergk si sa pochissimo, nato in Sassonia nel 1769, morto a Lipsia nel 1834, svolse in privato la sua attività di erudito, non ricoprendo mai né cariche pubbliche né accademiche. In parte sotto il suo nome, in parte sotto pseudonimi, pubblicò un considerevole numero di scritti di filosofia popolare, aventi ad oggetto il criticismo kantiano, la psicologia, la filosofia del diritto e della religione. Bergk fu traduttore, direttore e redattore di svariati giornali, nonché esperto di commercio librario e di editoria.

Egli è considerato rappresentante del giacobinismo filosofico (giacobinismo tedesco denominato anche democraticismo rivoluzionario o illuminismo radicale, per la mancanza, nella Germania settecentesca, di una classe borghese politicamente matura, il costituzionalismo ed il repubblicanesimo giacobino avrebbero conservato un carattere astratto, rendendo gli esponenti di tale movimento dei giacobini senza popolo). La dottrina giusnaturalistica bergkiana, anziché strutturarsi in termini di diritto, si presenta, al pari di quella kleineniana, nella forma di teoria dei doveri naturali (die naturliche Pflichtenlehre).

Il democraticismo rivoluzionario di Bergk è accomunabile al liberalismo kleineniano per la prevalenza teorica del dovere sul diritto. Differente è la funzione politica che i due intendono affidare alla nozione di dovere. Nel liberalismo di Klein, il dovere si configura come l'unico possibile polo di attrazione per il cittadino.

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Scienze politiche e sociali SPS/01 Filosofia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher victoriademaio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia Politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof Fiorillo Vanda.
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