Riassunto esame di filosofia morale, prof. Grion, libro consigliato “Filosofia morale” di A. Da Re
FILOSOFIA MORALE – ANTONIO DA RE
LA VITA BUONA E LA CONOSCENZA DEL BENE. SOCRATE, PLATONE, ARISTOTELE, PLOTINO
ETICA, ANTROPLOGIA, ONTOLOGIA
A partire da SOCRATE (470-399 a.C.) che l’interrogazione filosofica sul bene (to agathon) viene posta in modo esplicito e
approfondito.
INDAGINE del BENE richiede riflessione di carattere espressamente antropologico ed etico, concerne il significato del
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comportamento (ethos), dell’agire e del vivere dell’uomo.
VITA BUONA nella filosofia greca risiede nella VIRTÙ (arete) – virtù specifica dell’uomo. Identificazione tra bene e virtù, tra
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bene e sapienza.
PLATONE (427-347 a.C.) connotato fortemente ontologico: IDEA del BENE rende conoscibili le cose, le conserva in vita.
SOCRATE: IL BENE È LA VIRTÙ
LA QUESTIONE SOCRATICA
Per conoscere il suo pensiero:
- ARISTOFANE violentemente critico nei riguardi della persona stessa e del modo d’insegnare e di fare “proselitismo” di
SOCRATE.
- SENOFONTE
- PLATONE discepolo convinto ed entusiasta della grandezza del maestro – S filosofo per antonomasia.
Dialoghi giovanili “socratici” perché in essi è più marcato il debito verso il maestro e il compito di individuare l’apporto
specifico di quest’ultimo risulta essere meno difficoltoso. ALCIBIADE PRIMO e MENONE.
- ARISTOTELE non lo conobbe direttamente.
- SOCRATICI autori minori
CONOSCI TE STESSO
Per sapere cosa sia bene o male per noi iscrizione tempio Delfi per Apollo “CONOSCI TE STESSO”.
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Quindi problema del bene – problema di chi siamo noi, problema di quale sia la natura dell’uomo.
BENE è ciò che è consono alla dimensione più propria e migliore di noi stessi, all’anima conoscitiva e razionale.
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LA VIRTÙ È LA SCIENZA
Nell’ALCIBIADE PRIMO
- Se si è BUONI e si è virtuosi allora si è anche LIBERI
- Se si è MALVAGI si è SCHIAVI – si è schiavi quando si è soggiogati dalla forza e dal richiamo di cose e qualità che non
sono in sé e per sé cattive, MA che lo diventano quando sono sottratte al governo della ragione.
Quindi l’INTELLIGENZA RENDE LIBERI e l’IGNORANZA RENDE SCHIAVI. Ripreso anche nel MENONE.
Le virtù senza la guida della virtù vera e propria, l’intelligenza, possono provocare danni.
TESTO 1 – SOCRATE: LA VIRTÙ È SCIENZA (PAGINA 5)
L’INTELLETTUALISMO ETICO
Circolo vizioso di definisce qualcosa di cui non si conosce la realtà (bene) con il termine (virtù) che implica nuovamente il
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riferimento al bene, ovvero a ciò che inizialmente doveva essere definito.
CHI FA il BENE SA; CHI FA il MALE NON SA se noi ci comportiamo male è perché non conosciamo il bene.
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INTELLETTUALISMO ETICO rapporto di identificazione tra il bene e la conoscenza da un lato, e l’ignoranza e il male dall’altro.
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Intellettualismo non con accezione positiva, sembra poco plausibile che la conoscenza del bene sia di per se stessa garanzia
dell’attuazione del bene. Noi potremmo anche fare il male volontariamente.
MA noi potremmo anche fare il male perché ne fraintendiamo il significato e lo scambiamo per bene. S nel MENONE –
AMBIGUITÀ del MALE. Se scegliamo il male è perché ci sbagliamo e lo scambiamo per bene. La conoscenza può aiutare a
smascherare questo meccanismo di sostituzione.
PLATONE: L’IDEA DEL BENE E LA CONOSCENZA DEL BENE
Riflessione di carattere antropologico ed etico e metafisico e ontologico.
MITO della CAVERNA vera realtà non è data dal mondo sensibile MA dal mondo soprasensibile delle idee, il quale può
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essere adeguatamente conosciuto dal sapere scientifico della RAGIONE (dianoia) e ancora di più dall’INTELLIGENZA (nous).
FILEBO attraverso SOCRATE si ripropone la domanda di che cosa sia il bene per l’uomo. Risposta diversa dai dialoghi
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giovanili – VITA BUONA dell’uomo è la VITA MISTA, composta di intelligenza e piacere MA primato intelligenza.
L’IDEA DEL BENE PUÒ ESSERE CONOSCIUTA?
BENE SUPREMO = IDEA del BENE – non si può prescindere da lei per poter comprendere e spiegare la realtà del mondo sensibile
e le idee del mondo intelligibile. Ha anche una valenza ontologica – da essa tutte le cose e le idee ricevono esistenza ed
essere. AL DI LÀ DELL’ESSERE (epekeina tes ousias) per questo sfugge a qualsiasi tentativo di definizione da parte dell’uomo.
Analogia SOLE-BENE.
TESTO 2 – PLATONE: L’IDEA DEL BENE (PAGINA 9)
L’IDEA DEL BENE E I BENI
BENE principio trascendente del quale non si può avere una conoscenza adeguata. Ciò però non giustifica l’ignoranza
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riguardo alla relazione sussistente tra le “cose giuste e belle” e il bene stesso.
Uomo deve riconoscere come i beni umani siano relativi e non assoluti e che essi siano beni perché sono in relazione con il
bene in sé. Necessario accostarsi alla filosofia per vedere il bene e fare quell’ascesa.
I G R A D I D E L L ’ E S S E R E E D E L C O N O S C E R E ( R E P U B B L I C A , L I B R I V I- V I I )
La realtà e la conoscenza PLURALITÀ di GRADI: al livello più basso IMMAGINI SENSIBILI delle COSE, ENTI SENSIBILI non costituiscono la realtà più
piena e vera; poi MONDO SOPRASENSIBILE con ENTI MATEMATICI da un lato e IDEE dall’altro dove spicca l’idea del bene.
Ai due gradi della realtà sensibile OPINIONE (doxa) divisa in IMMAGINAZIONE (eikasia) e CREDENZA (pistis).
La vera conoscenza SCIENZA (episteme) divisa in RAGIONE (dianoia) e INTELLIGENZA PURA (nous o noesis).
IL BENE COME INTELLIGENZA E PIACERE
FILEBO questione di che cosa sia la vita buona per l’uomo e di come possa essere definito il bene umano. Due tesi
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contrapposte:
- Tesi edonistica, bene consiste in una vita di piacere (hedone) e di godimento;
- Tesi sostenuta da SOCRATE il bene si identifica con il pensiero (phronesis) e l’intelligenza (nous).
Bene per natura qualcosa di compiuto (teleon), che viene ricercato da ogni uomo per sé stesso, qualcosa che basta
alla felicità.
Né il piacere né il pensiero considerati separatamente possono essere definiti “bene”.
Terza possibilità vita buona per l’uomo consiste in una vita mista di pensiero e di piacere.
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TESTO 3 – PLATONE: LA VITA MISTA (PAGINA 12)
L’INTELLIGENZA DIVINA
FILEBO vita secondo intelligenza è superiore alla vita di godimento.
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Ricerca che ha per oggetto il bene dell’uomo rinvia di necessità a un PRINCIPIO TRASCENDENTE non riveste carattere di
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impersonalità MA in quanto nous, mente divina, può essere paragonato al DEMIURGO del TIMEO. 2
Vita mista la migliore per gli uomini.
Impossibilità di identificazione con il bene vale anche per l’INTELLIGENZA se separata dal piacere. Anche se è maggiormente
affine al bene.
TESTO 3 – PLATONE: LA VITA MISTA (PAGINA 12)
ARISTOTELE: LA FELICITÀ E LA CRITICA DELL’IDEA PLATONICA DEL BENE
Per PLATONE il BENE è il FINE di ogni azione e ARISTOTELE riprende questa cosa e mette a fuoco il rapporto tra il bene supremo e
il bene dell’uomo – però proprio questo fa prendere le distanze dal maestro e lo porta a criticarlo – Amicus Plato, sed magis
amica vertias.
BENE, FINE, FELICITÀ
ETICA NICOMACHEA dedicata alla FILOSOFIA PRATICA ha per oggetto d’indagine l’AGIRE (praxis) dell’UOMO.
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Il BENE è ciò a cui tutto tende.
- BENE e FINE (telos) si identificano
- Pluralità di fini ma non hanno tutti lo stesso valore, gerarchia.
BENE SUPREMO per l’uomo consiste nella sua FELICITÀ – eudaimonia.
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LA FELICITÀ E LA REALIZZAZIONE DELL’UOMO COME ESSERE RAZIONALE
Ciò che è proprio dell’uomo è “un certo tipo di attività della parte razionale dell’anima”.
Parte sensitiva e desiderativa nell’uomo è irrazionale MA si lascia guidare dalla ragione il desiderio dell’uomo è in grado di
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obbedire alla parte razionale.
Parte razionale dove prendono forma le VIRTÙ DIANOETICHE:
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- SAGGEZZA (phronesis)
- SAPIENZA (sophia)
Funzione principale uomo attività (energheia) dell’anima umana secondo virtù.
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TESTO 4 – ARISTOTELE: LA FELICITÀ (PAGINA 15)
VIRTÙ ETICHE E DIANOETICHE
VIRTÙ ETICHE virtù del carattere o del giusto mezzo. Espressione parte irrazionale anima che però è in grado di partecipare
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alla parte razionale e di obbedirle. Risiedono nella componente desiderativa dell’anima.
Per determinarla confronto tra la PASSIONE (pathos), CAPACITÀ (dynamis) e DISPOSIZIONE (hexis) - le virtù e i loro contrari (vizi)
sono disposizioni.
VIRTÙ DIANOETICHE (phronesis e sophia) derivano dall’insegnamento, afferiscono alla parte dell’anima espressamente
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razionale. Nell’ambito pratico è la SAGGEZZA – ci consente di scegliere bene nella concretezza della situazione, sempre rivolta
al perseguimento di fini buoni.
UOMO SAGGIO colui che esercita la phronesis.
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TESTO 5 – ARISTOTELE: VIRTÙ, PASSIONI, CAPACITÀ (PAGINA 17)
IL BENE PRATICO
Preoccupato di sottolineare la natura pratica del bene supremo – bene che l’uomo può ricercare e raggiungere con il suo
agire virtuoso.
Questo insieme alla molteplicità di beni lo indicono alla critica vs PLATONE per la dottrina del bene: P concepisce il bene come
idea, universale e uno; A molteplicità di beni. Se fosse come dice P allora ci sarebbe una sola scienza. Usa giustificazioni a
posteriori, causa. Inoltre, impossibilità per l’uomo di acquisire tale bene e realizzarlo nella prassi.
Nella trattazione etica A interessato a conoscere il bene per l’uomo, il BENE PRATICO.
PLOTINO: IL BENE DELL’UOMO COME RITORNO AL BENE 3
LE IPOSTASI ORIGINARIE
Il BENE di PLATONE identificato da PLOTINO con l’UNO e da esso viene fatto dipendere il mondo intelligibile e quindi il mondo
sensibile. BENE-UNO. Per giungerci VIA di PURIFICAZIONE che esigerà il concorso della filosofia MA poi suo superamento
attraverso unione sovrarazionale con l’Uno.
UNITÀ METEMPIRICA:
- UNO (hen) prima ipostasi, è potenza infinita, assolutamente semplice, più ci si allontana da lui e più aumenta la
molteplicità.
- INTELLIGENZA (nous) seconda ipostasi
- ANIMA (psyche) dalla quale proviene il MONDO SENSIBILE
IL MALE COME NON ESSERE
Mondo materiale e sensibile punto di massimo allontanamento dall’Uno. REALTÀ SENSIBILE = PRIVAZIONE dell’ESSERE.
MALE definitivo in relazione al BENE NON ESSERE.
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ANIMA:
- ANIMA UNIVERSALE concepita nella sua purezza in stretta unione con l’Intelligenza.
- ANIMA del MONDO regge l’universo sensibile.
- ANIME PARTICOLARI animano i singoli copri.
P invita l’anima dell’uomo a una CONVERSIONE staccarsi dal mondo sensibile e compiere il CAMMINO di RITORNO
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(epistrophe) VS l’UNO.
IL BENE COME CIÒ A CUI TUTTO ASPIRA
CAMMINO di LIBERAZIONE è divino – di ascesi e conoscenza. Comprendere che la fonte della vita è nell’ipostasi dell’anima e
che l’origine di tutto sta nell’Uno.
BENE oggetto di desiderio ma non desidera nulla, le cose tendono a lui in quanto coincide con l’Uno. SUPER-BENE.
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TESTO 6 – PLOTINO: IL BENE È LA REALTÀ CUI OGNI ESSERE ASPIRA
LA VIA DELL’”UNIO MYSTICA”
Anima invitata a “spogliarsi di tutto” e uscire dalla caverna sperimentando la povertà della conoscenza sensibile, passare
attraverso l’ipostasi dell’Intelligenza e poi l’appagamento nella vera realtà dell’Uno-Bene.
Se vogliamo conoscere il Bene dobbiamo diventare noi stessi Uno.
Nessuno può spiegare questa esperienza.
CONCLUSIONI
Costanti tra gli autori:
- SOCRATE riflessione sul bene, carattere espressamente etico, intenzionalmente non naturalistico, ancorato
all’antropologia.
- PLATONE e PLOTINO indagine etica di carattere ontologico.
- ARISTOTELE non rifiuta l’ontologia MA solo l’ontologia che considera il bene come idea universale e unica.
L’ARGOMENTO IN QUESTIONE – ARGOMENTAZIONE E DIMOSTRAZIONE, SILLOGISMO DIALETTICO E SILLOGISMO
DIMOSTRATIVO
ARGOMENTAZIONE conclusione a partire da determinate premesse che non sono certe e che possono essere sottoposte a discussione e a
critica. È dubitabile anche se il processo è valido.
DIMOSTRAZIONE premesse vengono assunte come vere e il processo inferenziale è rigorosamente deduttivo. Conclusione valida e necessaria.
Distinzione fatta valere da ARISTOTELE negli Analitici Primi. Ragionamento vero e proprio per lui SILLOGISMO quando la concatenazione tra
premesse e conclusione assume un carattere di vera e propria necessità.
SILLOGISMO DIALETTICO si traggono delle conclusioni a partire da premesse costituite da opinioni largamente accreditate e condivise, perché
ammesse da tutti o dalla maggior parte degli uomini o da quelli più autorevoli - ENDOXA;
SILLOGISMO SCIENTIFICO o DIMOSTRAZIONE premesse devono essere vere e prime, avere in sé la garanzia della propria verità. 4
FELICITÀ E VORTÙ. ARISTOTELE, EPICURO, STOICI
FELICITÀ, VIRTÙ E BENI
L’ETICA DELLA FELICITÀ, NON DEL DOVERE
ETICA per gli antichi significa parlare di FELICITÀ (eudaimonia).
LA VITA COME UN TUTTO
Punto di partenza significato VITA BUONA = vita compiuta – COMPIUTEZZA uno dei requisiti fondamentali dell’eudaimonia –
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bene supremo dell’uomo.
Per dirla come ARISTOTELE eudaimonia è il fine ultimo della nostra vita, espressione tipica dell’attività propria dell’uomo e
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non può essere identificata con la fortuna (tyche) che è del tutto casuale e sfugge al nostro controllo. Espressione dell’attività
dell’agente.
Elementi che in linea generale verranno condivisi anche dalle scuole ellenistiche epicurea e stoica.
NON SI PUÒ ESSERE FELICI SENZA ESSERE VIRTUOSI
EPICURO (241-270 a.C.) condivisa è l’idea che tra eudaimonia e virtù vi sia una stretta correlazione, anche se poi questa
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viene interpretata in modo differente. Per ARISTOTELE avviene mediante l’esercizio delle virtù etiche sostenute da quelle
dianoetiche; per EPICURO e lo stoicismo CONCEZIONE MONISTICA della VIRTÙ – il saggio è l’uomo virtuoso, colui che conduce
una vita moralmente buona e sa quindi distinguere tra il vero bene e i beni relativi, i quali però possono anche essere usati in
modo erroneo e quindi tramutarsi in mali.
Eudaimonia esige sempre il riferimento alla vita virtuosa.
ARISTOTELE: NON BASTA LA VIRTÙ PER ESSERE FELICI
COMPIUTEZZA E INCOMPIUTEZZA DELLA VIRTÙ
ETICA NICOMACHEA non si può essere felici se al contempo non si è virtuosi. Si può essere virtuosi senza quindi essere felici.
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UOMO FELICE colui che agisce secondo virtù completa ed è provvisto a sufficienza di beni esterni, non in un qualsiasi
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periodo di tempo, ma in una vita completa.
TESTO 1 – ARISTOTELE: CHE COS’È LA FELICITÀ (PAGINA 30)
L’IMPORTANZA DEI BENI
BENI richiesti per vivere una vita felice, bisogno di risorse quali per esempio gli amici, la ricchezza, il potere politico, per riuscire
a compiere le stesse azioni virtuose.
Felicità una concezione composita indispensabile sia l’esercizio della virtù sia la presenza di beni esteriori. Non viene
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compromessa dalla presenza di piccole disgrazie e disavventure, perché anzi l’uomo buono sa farvi fronte con coraggio e
nobiltà d’animo.
TESTO 2 - ARISTOTELE: LA NON IDENTIFICAZIONE TRA FELICITÀ E VIRTÙ (PAGINA 31)
EPICURO OVVERO IL PRIMATO DELLA FELICITÀ
IL PIACERE COME ASSENZA DI DOLORE E DI TURBAMENTO
PIACERE (hedone) principio e fine del vivere felicemente, bene primo e connaturato.
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Legame tra felicità e virtù sia ancor più stretto e necessario.
EDONISMO EPICUREO piacere più autentico sia il PIACERE CATASTEMATICO – piacere stabile, privo di movimento e come
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tale non accompagnato da turbamento e dolore. NON STATO INTERMEDIO TRA PIACERE e DOLORE.
- PIACERI del CORPO stabile equilibrio della carne – compiutezza nell’aponia – assenza di dolore.
- PIACERI dell’ANIMA perseguono uno stato di quiete – ataraxia – assenza di turbamento.
Legame tra il piacere e le virtù, tra virtù e saggezza (phronesis).
- PIACERI NATURALI e NECESSARI unici che possiamo perseguire senza alcun problema, derivano dal soddisfacimento di
bisogni naturali fondamentali. Consentono di eliminare il dolore provocato dalla fame e dalla sete.
- PIACERI NATURALI e NON NECESSARI piaceri per lo più superflui. Possono turbare l’animo rendendolo irrequieto e
infelice.
- PIACERE NON NATURALI e NON NECESSARI dannosi e illusori, frutto delle opinioni vane degli uomini. Possono turbare
l’animo rendendolo irrequieto e infelice.
TESTO 3 – EPICURO: IL LEGAME TRA FELICITÀ E VIRTÙ (PAGINA 33)
L’IMPLICAZIONE DI FELICITÀ E VIRTÙ
Dichiarato PRIMATO del PIACERE e della FELICITÀ.
Per raggiungere la felicità i beni esterni non sono necessari – ostacolo con il loro immancabile lascito di aspettative non
corrisposte.
La FELICITÀ-PIACERE non può esp
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