Riassunto esame di filosofia morale, prof. Grion, libro consigliato “Etica Nicomachea” di Aristotele
ETICA NICOMACHEA – ARISTOTELE
LIB R O P R IM O
PARAGRAFO 1 – PAGINA 3
BENE ciò cui tutto tende. BENE e FINE stanno insieme, sono due modi di guardare la stessa cosa. Differenza fra:
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- AZIONI FINI a SÉ STESSE (es. passeggiare per mia volontà, passeggiare per passeggiare) è l’azione più significativa
- AZIONI COME STRUMENTO per REALIZZARE ALTRO (es. passeggiare per fare la spesa)
ETICA nostro rapporto con il BENE e il MALE. L’ETICA ARISTOTELICA arriva a conclusioni per lo più. È tipico della persona colta
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ricercare in ciascun genere di cosa la precisione solo per quanto lo permette la natura della cosa.
PENSIERO TELEOLOGICO studio logico che organizza la realtà tutta dalla centralità del FINE – c’è una GERARCHIA di FINI. Se quindi vi
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è un fine di ciò che facciamo e desideriamo le altre cose a causa di questo, è quello che viene a essere il bene e la cosa migliore.
POLITICA stabilisce di quali scienze c’è bisogno nella città. Il suo fine comprenderà in sé quello delle altre scienze, in modo che verrà
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a essere il bene umano. Aggrega il desiderio di bene di ogni singolo. Un BUON GIUDICE è colui che ha una cultura universale e proprio
per questo il GIOVANE non è adatto ad ascoltare l’insegnamento della politica dato che è inesperto – con giovane non si intende
l’età ma le esperienze di vita.
PARAGRAFO 2 – PAGINA 7
Qual è il BENE PRATICO PIÙ ALTO = la FELICITÀ, ma cos’è la felicità?
- I molti pensano che sia tangibile ed evidente, come piacere, ricchezza o onore (pubblico, di chi si è distinto).
- Altri pensano che sia la vita dove coltivi le cose più nobili come l’intelligenza.
Esaminare tutte le opinioni (doxa) è abbastanza inutile, bisogna esaminare solo le più diffuse e con argomenti a favore per cercare
cosa è il bene pratico più alto.
PLATONE fece bene a chiedersi se l’indagine parte dai principi o risale verso i principi è ironico, inutile farsi domande così astratte.
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Per ARISTOTELE bisogna partire da ciò che è noto in assoluto – ciò che è noto a noi.
PARAGRAFO 3 – PAGINA 9
Diversi tipi di persone e diversi BIOI modi di vivere.
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- La massa e le persone più volgari giudicano che il bene e la felicità consistono in tre modi di vivere: modo del PIACERE,
POLITICO e TEORETICO.
- Le persone raffinate e attive identificano la felicità con l’ONORE ma anche questo fine è troppo superficiale rispetto a quello
che stiamo cercando. Cercano di essere stimati per le loro VIRTÙ quindi allora virtù è superiore all’onore. Ma nemmeno
queste sono il fine della vita politica.
GUADAGNO non è ciò che stiamo cercando come fine.
PARAGRAFO 4 – PAGINA 11
Esaminare il BENE UNIVERSALE.
Prediligere la verità agli amici. “Amico Platone, la verità mi è più cara”.
BENE si dice nell’ambito del “che cos’è”, sia della qualità e anche nel relativo. Diverse OBIEZIONI:
1. Bene si dice negli stessi modi in cui si dice l’essere:
a. Nella categoria della sostanza – come il dio e l’intelletto
b. Nella categoria della qualità – come le virtù
c. Nella categoria della quantità – come la giusta misura
d. Nella categoria della relazione – come l’utile
e. Nella categoria del tempo – come il momento opportuno
f. …
Sono più categorie, quindi, non è qualcosa di comune
2. Dei beni che rientrano in una sola categoria vi sono molte scienze – non vi è una singola idea di bene
3. Il bene in sé non sarà bene in misura maggiore per il fatto di essere eterno, non differiranno i beni in quanto beni 1
Il bene non è qualcosa di comune e che si dice secondo una sola idea.
- O i beni in sé comprendono solo le idee – non spiegando i beni pratici
- O comprendono anche i beni pratici particolari – quindi tutti dovrebbero avere la stessa definizione
DIPARTIMENTALISMO METODOLOGICO – filosofia pratica distinta dalla metafisica.
PARAGRAFO 5 – PAGINA 17
BENE è diverso in ogni tipo di azione e arte – intelligenza spesa nella dimensione teoretica e nella dimensione contemplativa.
FINI NUMEROSI – non tutti i fini sono perfetti – MA il fine più alto è perfetto (la felicità).
AUTOSUFFICIENZA BENE PERFETTO è AUTOSUFFICIENTE. Noi usiamo autosufficienza in relazione a chi condivide la vita con l’individuo,
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uomo è animale politico per natura.
PARAGRAFO 6 – PAGINA 19
ETICA filosofia seconda – METAFISICA filosofia prima.
Vivere è comune anche alle piante, nutrirsi e crescere. La vita fatta di sensazioni comune anche agli animali. Nostro tratto
caratteristico è la PARTE RAZIONALE – la ragione.
Il bene umano risulta essere attività dell’anima secondo virtù, e se le virtù sono più d’una, secondo la migliore e la più perfetta.
PARAGRAFO 7 – PAGINA 23
Non bisogna ricercare la precisione nella stessa misura in tutti i discorsi, ma ricercarla in ogni singolo caso per quanto lo permetta la
materia trattata e nella misura in cui è appropriato all’indagine.
PARAGRAFO 8 – PAGINA 25
BENI in tre gruppi – alcuni esterni a noi e altri relativi all’anima o al corpo. Quelli che riguardano l’anima sono beni in misura maggiore.
PARAGRAFO 9 – PAGINA 25
È ragionevole che nessuno dei personaggi si sia sbagliato in tutto, ma che abbiano avuto ragione almeno su un punto, o anche su più
di uno.
Il PIACERE, provarlo, è qualcosa che avviene nell’anima, e per ciascuno è piacevole quello di cui lo si dice appassionato.
Evidente che la felicità ha bisogno dei beni esteriori – impossibile compiere azioni belle se si è sprovvisti di risorse.
BUONA FORTUNA quel non scelto che può fare la differenza per il nostro potenziale/per esprimere il nostro potenziale.
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PARAGRAFO 10 – PAGINA 29
Ragionevole pensare che la felicità sia un dono divino.
Posto il fine della POLITICA come la cosa migliore rendere i cittadini persone di un certo tipo, e buone, e capaci di compiere belle
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azioni.
Esempio di PRIAMO vita felice Ma epilogo tragico – quindi vita felice? Probabilmente no.
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PARAGRAFO 11 – PAGINA 31
Quindi prima di dire che qualcuno è felice bisogna attendere il compimento della sua vita?
Nessun uomo beato potrà diventare misero compiendo azioni odiose e ignobili. Però l’uomo felice non diventerà mai misero MA
nemmeno beato se cadrà in sventure come PRIAMO.
PARAGRAFO 12 – PAGINA 39
Felicità è una cosa lodevole o una cosa preziosa?
Noi stabiliamo che il principio e la causa dei beni sono cose divine e degne di onore.
PARAGRAFO 13 – PAGINA 41 2
FELICITÀ è una certa attività dell’anima secondo virtù completa, allora si deve esaminare la VIRTÙ.
PARTE IRRAZIONALE dell’anima è duplice:
- PARTE VEGETATIVA non ha nessun rapporto con la ragione
- PARTE IMPETUOSA ha una qualche partecipazione alla ragione in quanto la ascolta e la obbedisce
VIRTÙ:
- VIRTÙ INTELLETTUALI sapienza, senno e saggezza
- VIRTÙ MORALI generosità e temperanza, sono tante e nel parla nel II libro, sono tante le forme del desiderio.
VIRTÙ DIANOETICHE della ragione:
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- Dimensione teoretica – ragione che vuole conoscere come stanno le cose
NOUS
o EPISTEME
o SOPHIA
o
- Modificare la realtà che ci circonda in noi e fuori da noi
PRAXIS dimensione pratica
o TECNÈ dimensione poietica
o
LIB R O S E C O N D O
PARAGRAFO 1 – PAGINA 47
VIRTÙ MORALE (ethike) deriva dall’ABITUDINE (ethos). Nessuna nasce in noi per natura, dato che nessun ente naturale si abitua a
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essere diverso. Quindi le virtù non si generano né per natura né contro natura, ma è nella nostra natura accoglierle, e sono portate a
perfezione in noi per mezzo dell’abitudine.
Esempio dei legislatori i legislatori rendono buoni i cittadini facendo contrarre loro buone abitudini.
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È importante l’insegnamento delle abitudini buone fin dalla nascita. Il tempo sedimenta il carattere – o verso l’eccellenza o in
direzione opposta. RAPPORTO VIRTÙ – EDUCAZIONE.
PARAGRAFO 2 – PAGINA 49
La FILOSOFIA MORALE (sapere che chiede contenuto stabile) è strettamente legata alla PRAXIS.
ORTOS LOGOS saggezza in azione.
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Ciò che rientra nel campo della prassi e dell’utile non ha nulla di stabile. Il discorso sui casi singoli mancherà anche più di precisione,
infatti il discorso sul caso singolo non rientra in nessuna arte né in alcuna serie di precetti.
Le virtù sono distrutte dal difetto e dall’eccesso, mantenute con la medietà. GIUSTA MISURA.
La VIRTÙ MORALE riguarda i PIACERI e i DOLORI – è a causa del piacere che la gente compie azioni ignobili ed è a causa del timore
che si astiene da azioni belle. Inoltre le virtù riguardano le passioni e le azioni alle quali conseguono piacere o dolore.
PARAGRAFO 3 – PAGINA 55
UOMO GIUSTO e TEMPERANTE colui che compie azioni giuste e temperanti al modo dei giusti e temperanti.
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PARAGRAFO 4 – PAGINA 59
Cose che si generano nell’anima tra le quali ci sarà la virtù:
- PASSIONI tutto ciò cui fa seguito piacere e dolore
- CAPACITÀ quelle cose in base alle quali siamo capaci di provare quelle passioni
- STATI ABITUALI quelle cose in base alle quali ci atteggiamo bene o male riguardo alle passioni
Né le virtù né i vizi sono passioni – non siamo detti eccellenti o ignobili per le passioni. Non sono nemmeno le capacità – non veniamo
giudicati per il fatto di essere capaci di provare passioni, inoltre le abbiano per natura le capacità e non siamo buoni o cattivi per
natura.
Quindi le virtù e i vizi sono stati abituali.
PARAGRAFO 5 – PAGINA 61 3
Virtù dell’uomo verrà a essere lo stato abituale.
Esempio di MILONE per la GIUSTA MISURA.
PARAGRAFO 6 – PAGINA 63
Virtù è uno stato abituale che produce scelte, è una medietà tra due mali (uno eccesso e uno difetto).
PARAGRAFO 7 – PAGINA 65
Queste cose si devono applicare ai casi particolari – nei discorsi nel campo della prassi, quelli universali sono vuoti (non utili, generali) e
quelli particolari sono più veritieri.
- Riguardo alle forme di PAURA (vile) e ARDIMENTO (temerario) medietà è il CORAGGIO.
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- Riguardo ai PIACERI e ai DOLORI medietà è la TEMPERANZA.
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- Riguardo al DARE e all’AVERE RICCHEZZE® medietà è la GENEROSITÀ.
- Riguardo all’ONORE e al DISONORE medietà è la FIEREZZA.
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- Riguardo all’IRA eccesso e difetto medietà è MITEZZA.
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- Riguardo il VERO (vanteria e ironico) medietà è SINCERITÀ.
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- Riguardo al PIACERE PROPRIO dei DIVERTIMENTI (buffoneria e rusticità)® medietà è l’ARGUZIA.
- Riguardo al PIACERE nei CASI RESTANTI (adulatore e sgradevole)® medietà è l’AMABILITÀ.
Riguardo alle passioni:
- Riguardo INVIDIA e MALEVOLENZA medietà è SDEGNO.
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- Riguardo al PUDIBONDO (si vergogna di tutto) e SFACCIATO medietà è essere PUDICO.
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PARAGRAFO 8 – PAGINA 71
Le cose distano di più dal giusto mezzo sembrano essere maggiormente contrarie. Le cose verso le quali noi siamo, in qualche modo,
portati per natura ci appaiono chiaramente più contrarie al giusto mezzo.
PARAGRAFO 9 – PAGINA 73
TEMA del MALE MINORE in alcuni casi non si può fare bene voluto MA solo il male minore per ridurre il male inevitabile.
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LIB R O TE R ZO
PARAGRAFO1 – PAGINA 77
Cammino che ha come obiettivo l’ottimo nell’umano.
Distinzione fra VOLONTARIO e INVOLONTARIO.
ETICA ha a che fare con il volontario.
INVOLONTARIE azioni compiute per forza o ignoranza. Solitamente si perdonano queste azioni.
Riflessione del bene e del male dal punto di vista dell’agente morale, giusto e ingiusto laddove siamo di fronte ad un’azione libera e
responsabile di sé.
RESPONSABILITÀ CONSEGUENTE sono responsabile di un’azione che ho fatto o di fronte a qualcuno a cui ho fatto un torto o di fronte
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alla legge.
PARAGRAFO 2 – PAGINA 81
Tutto ciò che si fa per ignoranza è non volontario, ma involontario è solo ciò che porta dolore e che provoca pentimento – chi compie
una qualsiasi azione per ignoranza e non si sente disgustato per la sua azione, sebbene non abbia agito volontariamente non ha agito
nemmeno involontariamente, dato che non se ne addolora.
- AGIRE PER IGNORANZA
- AGIRE IGNORANDO chi è ubriaco o infuriato.
PARAGRAFO 3 – PAGINA 83
VOLONTARIO ci sembrerà essere ciò il cui principio è in chi agisce, quando costui conosca i singoli aspetti nei quali l’azione si
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verifica.
VOLERE riguarda anche le cose che non vengono affatto compiute da chi le vuole. È relativo al fine.
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Che differenza c’è tra gli errori compiuti a causa del ragionamento e quelli compiuti per impetuosità? Si devono fuggire entrambi MA
errori irrazionali non sono meno umani degli altri.
PARAGRAFO 4 – PAGINA 85
SCELTA strettamente connessa con la virtù, permette di giudicare i caratteri ancora più delle azioni. Di ciò che porta al fine. È una
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cosa volontaria, ma non tutto ciò che è volontario è oggetto di scelta. È unita a ragionamento e pensiero.
PARAGRAFO 5 – PAGINA 89
DELIBERIAMO su ciò che si genera a causa nostra, e non si da sempre allo stesso modo. Deliberiamo più sulle arti che sulle scienze,
infatti siamo più incerti rispetto alle prime. Il deliberare si dà nei casi che avvengono per lo più, in cui è oscuro come andranno a finire.
Deliberiamo non sui fini MA su ciò che porta al fine. SCELTA viene ad essere un desiderio deliberato di ciò che dipende da noi.
PARAGRAFO 6 – PAGINA 93
Il VOLERE riguarda il FINE che:
- Per alcuni è il BENE questa posizione comporta la conseguenza che non sia oggetto del volere ciò che vuole colui che
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non sceglie correttamente.
- Per altri il BENE APPARENTE quel bene che a ciascuno sembra tale, cambia per ogni persona.
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PARAGRAFO 7 – PAGINA 95
Il fine è voluto mentre i modi di raggiungerlo sono deliberati e scelti, le azioni che riguardano quei modi saranno secondo scelta e
volontarie.
VIZIO e VIRTÙ in qualunque caso sono volontari.
Non sono volontari allo stesso modo le azioni e gli stati abituali:
- Noi siamo padroni delle nostre AZIONI dal principio alla fine, se conosciamo le condizioni particolari dell’agire.
- Per gli STATI ABITUALI siamo padroni del loro inizio ma ciò che si aggiunge in ogni singolo caso non ci è noto, come avviene
anche nel caso delle malattie.
Ma siccome dipende da noi farne uso o no, sono volontari per questo.
PARAGRAFO 8 – PAGINA 101
VIRTÙ sono MEDIETÀ e sono STATI ABITUALI, sono produttrici di quelle stesse azioni da cui derivano e che prescrive la retta ragione.
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PARAGRAFO 9 – PAGINA 101
CORAGGIO medietà tra paura e ardimento. Coraggioso chi non prova timore nei confronti di una bella morte e di fronte ai pericoli
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di morte improvvisi, come sono soprattutto quelli che si incontrano in guerra.
PARAGRAFO 10 – PAGINA 105
L’uomo coraggioso è intrepido come si conviene a un uomo, avrà quindi paura di ciò che è temibile a misura d’uomo.
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