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La ciclicità dei saperi: la fine di Bisanzio è la fine di un ciclo di sapere che comporterà una rinascita e

rinnovamento culturale. Le religioni come il Cristianesimo e l’Islam sono destinata a scomparire in quanto

ormai sono solo simulacri vuoti, occorre concentrarsi sulla ripresa di religioni e saperi antichi più similmente

vicini alla verità e in cui ogni divinità rispecchiava un concetto filosofico: una religione filosofica. Questa

tradizione sapienziale ha origine antichissima in Oriente e si perpetua in Occidente attraverso filosofi ma

anche legislatori, sacerdoti e magi persiani; una filosofia perenne che si rinnova e perpetua anche attraverso

connotati esoterici. Ha inizio con Zoroastro e avere svolta in Pitagora e poi in Platone. Gli uomini davvero

saggi parlano in accordo con il passato, mentre i sofisti (come Aristotele) si interessano solo al nuovo e alla

propria ambizione autoreferenziale.

• Quali sono i contenuti di questa antica sapienza?

Immortalità dell’anima, divinità unica ed eternamente uguale a se stessa, universo immutabile ed eterno

retto da ordini e divinità secondarie, filosofia della natura retta da principi astrologici. Queste verità non

sono completamente espresse in Platone, non per mancanza di conoscenza ma perché più consone ad una

trasmissione orale, solo i tratti fondamentali sono lasciati per iscritto. Aristotele interrompe la “catena” di

perpetuazione con il suo pensiero sofista. Fu un vanitoso ed un arrogante che spezzò in letteralmente in due

il sapere corrompendo il platonismo ed affidando la verità alla fisica la dimensione più bassa del sapere,

quella basale. Bruno non concorda nemmeno sul fatto che Aristotele abbia potuto gettare le basi, fu solo un

“pedante”, un “falsario” che corruppe l’insegnamento platonico e lo traviò.

• Chi continua il dibattito tra Aristotele e Platone?

Nel ‘400 Giorgio di Trebisonda scriverà un elogio di Aristotele a discapito di Platone. Presenta Pletone come

un falso platonico che negò il cristianesimo a favore di un paganesimo solare. Platone verrà accostato ad

Epicuro in quanto portatore di materialismo e immoralità distruttrice di famiglia (nella Repubblica teorizzò la

comunione di donne). Platone è secondo persino a Maometto.

Bessarione, un intellettuale bizantino, tenterà il compromesso affermando che i pensatori classici non

poterono essere adeguati alla tradizione cristiana, ma se proprio occorre scegliere, il più adeguato è Platone

per il concetto di mondo oltre gli enti.

Colui che davvero raggiungerà l’equilibrio fu Pico della Mirandola, che concepì la filosofia come un percorso

che si sviluppa da nuclei differenti ma tuttavia collegabili e trasportabili nella compatibilità col cristianesimo.

Pico ricercò una contestualizzazione delle filosofie nella propria identità originaria. Recuperò (e fu il primo a

farlo in occidente) la tradizione cabalistica e attinse anche dal pitagorismo ricercando accordo tra tutte

quelle scuole nucleo della filosofia stessa.

• Quali connotati ha la filosofia di Ficino?

Egli stessa definisce la sua filosofia un “teologia platonica”, una religione pia e religiosa dove Platone è il

vettore di rilancio di una tradizione cristiana in declino. Ficino riprende l’origine orientale e sapienziale di

un’epoca anteriore alla Bibbia. Mosè viene presentato come allievo di Ermete. Platone riuscì ad attingere da

questo sapere antichissimo mentre Aristotele ne è rimasto fuori parlando di filosofia della natura. Aristotele

può essere considerato solo la base da cui partire per giungere alla filosofia di Platone e dunque alla teologia

cristiana (per Bruno non può essere nemmeno la base). Ficino sostituisce il paganesimo di Pletone

inserendovi la figura di Cristo; se Gemisto all’inizio della catena sapienziale poneva Zoroastro, Ficino vi pone

Ermete spostando il nucleo di origine della sapienza nell’Egitto mediterraneo.

• Che importanza aveva Ermete Trismegisto?

Un ruolo davvero importante e condizionante per la filosofia dell’epoca. Ficino venne incaricato dallo stesso

Cosimo di tradurre i 14 dei 17 testi che compongono il Corpo Ermetico che Ficino raccoglierà sotto il nome di

Pimandro, sulla potenza e sulla sapienza di Dio e fu Tommaso Benci a tradurlo poi in volgare.

L’Asclepius invece girava nel mondo occidentale già da tempo.

Per Ficino la sapienza dell’antichità è ancora avvolta da un velo di mistero e ambiguità enigmatica e

simbolica, ma quest’oscurità di dischiuse in parte con Platone e in modo definitivo nel Cristianesimo,

sebbene esistono momenti ciclici della storia in cui ritorna l’oscurantismo.

La teologia non contrasta la filosofia ma ne è esito più elevato

• La verità sui testi ermetici?

Ermete è una figura leggendaria, Ermes tre volte grande, e nessuno di questi testi ebbe origine in Egitto ma

furono scritti nei primissimi secoli dell’era cristiana infatti alcuni elementi della tradizione ebraico-cristiana vi

compaiono. Ermete è una sorta di fusione tra il dio egizio Toth, dio della sapienza e della scrittura, ed Ermes

il messaggero degli dei greco. I Padri della Chiesa si interrogano su Ermete e sugli aspetti di convergenza con

la teologia cristiana considerandolo una versione frammentaria di dottrine pagane che trovano sfogo

nell’interezza della visione cristiana. Agostino invece ne sottolinea l’aspetto magico e in particolare di come

alcune operazioni per rendere vive le statue degli dei narrate nell’Asclepius non siano altro che opera di

demoni (posizione che anche San Tommaso riprenderà).

• Antropologia ermetica?

L’antropologia ermetica è gnostica (forma religiosa di conoscenza) ed insiste sui caratteri più luminosi

dell’uomo inteso come ricettacolo dell’ordine divino. La mente è il luogo del possibile ritorno a Dio: è grazie

alla mente che si trascendono gli ordini e la dimensione corporale-sensuale, l’intelletto è la via per il divino e

l’anima è il collegamento tra ordini ontologici differenti. I sensi sono ingannevoli e solo spogliandoci

dell’apparenza e della materialità possiamo riconoscerci immagine speculare del divino.

Nella filosofia ficiniano l’anima è copula del mondo, vettore di connessione di Dio, angeli e materia bruta:

l’anima guarda al basso e all’alto contemporaneamente.

• Cosa eredità la cultura dal Corpo Ermetico?

Il corpo ermetico è suddiviso in due parti: la prima chiamata Pimander tradotta da Ficino e consta di 14 libri

narranti la creazione; la seconda, l’Asclepius, già circolante in epoca medievale, in cui sono descritte sotto

forma di trattato opere magiche egizie atte ad animare le statue degli dei.

La cultura ermetica lasciò in eredità concetti da cui attinse il neoplatonismo: la connessione di tutte le cose

all’Uno inteso come divinità di amore e bontà creatrice di un cosmo nella cui centralità vi è l’uomo.

L’uomo è il luogo in cui la verità si disvela e l’anima è il raccordo umano-divino: un processo di deificazione

dell’uomo.

• I più importanti testi ficiniani?

- De Christiana Religione (1474). Qui Ficino propone un Cristianesimo essenziale che non verrà

accettato in quanto pericolosamente vicino ad eterodossie ed idee riformate radicali.

- Teologia Platonica (1482). Quest’opera in 18 libri è una summa di notevole complessità, piena di

digressioni e intrecci. L’idea di fondo è quella dell’immortalità dell’anima ed emerge il rapporto con

le fonti di Ficino: Proclo, Agostino, Plotino, ecc.

È un testo di commento ed esegesi dei testi neoplatonici trattati e tradotti da Ficino. Il titolo è il

presagio di un inveramento del platonismo nel Cristianesimo.

- De Vita (1489). Opera che varrà un’accusa di magia a Ficino dalla quale si difenderà con un’Apologia.

• Cosa viene descritto nel Proemio al De Christiana Religione?

Sapienza e religione sono originariamente congiunte e nei popoli più antichi la figura del sacerdote e del

filosofo era fusa. Emerge la dimensione sociale del sapere ermetico: i filosofi persiani erano anche politici e i

sacerdoti egizi erano amministratori. L’era ficiniana è l’epoca della decadenza, l’età del ferro, in cui la

religione è privata della dimensione sapienziale e ridotta a rito ed esercizio vuoto.

Ogni forma di filosofia è da ricondurre a Dio e per conoscere Dio occorre conoscere se stessi, “conosci te

stesso” (frase pronunciata dall’oracolo di Delphi) è un concetto già caro alla tradizione socratica, nella nuova

prospettiva ficiniana i due concetti (conosci dio, conosci te stesso) si fondono assieme: la scintilla divina è in

noi. Conoscere filosoficamente Dio significa accedere al nucleo dell’anima di Dio

• Chi preferì le ombre alla luce?

Ereditando il concetto di ombra dalla caverna platonica, Ficino afferma che taluni preferirono adeguarsi al

mondo dell’ombra piuttosto che quello della luce, separando il mondo della religione da quello della

sapienza. Questi furono: Averroè e Alessandro di Afrodisia. Il rinnovamento ficiniano sta tutto dentro la

Divina Provvidenza e non ha a che fare con l’astrologia: solo la filosofia è la vera via che condurrà alla

conversione degli aristotelici alla religione. Matematica e poetica “chiusero” la filosofia platonica e

mascherarono la verità, con “veli” che Plotino ha fatto cadere. I due peripatetici (seguaci Aristotele) peggiori

furono Averroè (Ficino ne parla nel XV libro della Teologia Platonica) che diede un unico intelletto per

l’intera specie umana e Alessandro (nei VI, VII, VIII libri) che intese l’anima come una componente del corpo

e dunque soggetta a mortalità. L’aristotelismo trasformò la religione in una favoletta per bimbi e vecchietti,

ma il movimento della Provvidenza restituirà l’equilibrio allacciando eventi miracolosi al ritorno della verità.

• Aristotele nel III libro del De Anima come separa l’intelletto?

L’intelletto è suddiviso in due stati: potenza e atto, la possibilità di connessione è offerta dall’intelletto

produttivo (poietico, agente). È il versante attivo che attualizza il pensiero potenziale: Aristotele utilizza una

metafora: i colori al buio sono colori solo in potenza, la luce ha il potere di attualizzarli.

Ciò che è natura o tecnica (mimesi della natura) deve avere una causa materiale (la materia di cui è

composto) ed una causa efficiente che lo plasmi (quindi che sia già in atto) con una forma precisa delle

infinite potenziali.

Analogamente ciò che si trova nell’animo in potenza, ciò che posso pensare, per poter passare all’atto

necessita di qualche cosa che sia già in atto, l’intelletto produttivo. Infatti per poter esserci conoscenza

possibile è necessario che ci sia una potenza già in atto, perché l’atto precede sempre la potenza: la gallina

precede l’uovo.

• Come viene descritto l’intelletto poietico da Aristotele?

Aristotele utilizza quattro aggettivi per descrivere l’intelletto “intermedio”: separabile, impassibile, non

mescolato, immortale. È separabile, non mescolato al corpo ed è impenetrabile, sempre in atto, dunque

immortale. Il singolo individuo è immortale solo nel complesso della specie in cui l’intelletto produttivo è

eterno.

• Interpretazione di Alessandro di Afrodisia?

Alessandro congiunge l’intelletto al corpo e lo rende mortale quindi negli uomini non può esservi un

intelletto immortale che appartiene, invece, soltanto alla divinità prima: il motore immobile che Aristotele

descrisse nella Metafisica. Solo l’intelletto divino non è dissolubile mentre quello umano è soggetto a

decadenza e morte, inaccettabile per un pensatore come Ficino.

• Interpretazione di Averroè?

L’intelletto potenziale separato dall’individualità altrimenti la conoscibilità non potrebbe essere illimitata e lo

è nell’ottica di specie. La congiunzione di tutti i possibili atti conoscitivi genera un unico intelletto universale,

di specie, da cui ogni individuo attinge come istanza: l’intelletto possibile è unico per tutta la specie e si

concretizza differentemente nei singoli uomini. Tale visione esclude l’immortalità dell’anima.

• Come verrà riletto Averroè in futuro?

Nella seconda metà del 1200 la Facoltà delle Arti di Parigi svolgerà un’interpretazione che rilascia

l’aristotelismo dal dogmatismo cristiano, l’unicità dell’intelletto si individua nell’unificazione di ogni istanza

umana.

Tommaso (caro a Ficino) tenterà il compromesso tra universalità del conoscere e immortalità dell’anima

ammettendo un intelletto unico ed immortale per ogni singolo uomo (prima lo era solo nell’ottica di specie).

• Quale prospettiva si presenta all’uomo senza la speranza di una vita ultraterrena, per Ficino?

Nel Proemio al De Christiana Religione Ficino parla dell’uomo come dell’animale più infelice, l’unico ad aver

un’”inquietudine” che non trova soluzione. L’ansia accompagna la ragione e la spinge al desiderio e al

timore. L’uomo è spinto ad un di più che non si esaurisce nella conoscenza razionale, senza la speranza di

una vita ultraterrena sarebbe una condizione tremenda. Il destino dell’uomo è quello di andare incontro alla

felicità divina, solo un dio malvagio lo impedirebbe.

Nel primo capitolo della Teologia Platonica riprende queste tematiche e utilizza l’immagine platonica del

corpo-prigione. La mente umana può essere chiusa nella “caverna” e non raggiungere mai la luce, il filosofo

ha proprio il compito sacerdotale di mostrare la via per la Beatitudine.

La storia della filosofia si è compiuta per gradi successivi in cui gli stoici e gli epicurei si fermarono al grado

del corpo, Eraclito a quello dell’anima, Anassagora a quello degli angeli e Platone a quello della luce divina.

• I gradi dell’essere per Plotino?

Uno, angeli, anime, qualità, materia.

I corpi sensibili sono formati di materia, il polo metafisico opposto all’Uno, massima lontananza, alterità e

deficienza: la materia è quindi male, non un male entità metafisica ma da intendersi come distanza massima

dal sommo Uno. Ogni corpo ha anche delle caratteristiche: le qualità della materia.

• Che ruolo svolge l’anima?

I gradi dell’essere sono così suddivisi: corpo, qualità, anima, angeli, dio. L’anima è il collegamento

intermedio, la cerniera: ha uno sguardo al basso e uno all’alto senza pericolo di ricadere troppo nel “cielo” o

troppo nella “terra”. L’anima svolge tre uffici: permanenza, processione, ritorno. Sgorga dall’eterna

permanenza ed inesauribile dell’Uno e si riconnette poi a questo. L’anima non è stabile ma immagine mobile

dell’infinito connessa alla dimensione dello spazio-tempo e del dinamismo. È pensiero discorsivo che

coincide con la ragione e attinge dalla idee intellettuali ordinando e dando forma alle cose del mondo, così

diviene anima del mondo.

• Che rapporto la generazione ha con l’Uno?

Tenendo come riferimento la metafisica neoplatonica di Proclo, Ficino parla dell’Uno come qualcosa che

supera la categoria della dicibilità e da qui nascono le varie teologie negative (che non sono mancanti di

positività ma sottolineano la separazione tra mente umana e divina ed inarrivabilità). Ficino affianca al

Creatore cristiano l’idea di sovrabbondanza metafisica che accompagna l’Uno e da cui nasce la generazione

nei vari gradi dell’essere in un processo eterno e non lineare come quello cristiano. Non vi è bontà in questo

o progettualità ma solo sovrabbondanza e diffusività.

Il Cristianesimo ficiniano è neoplatonizzato ed eredita la non volontà di creazione dell’Uno ma il concetto di

sovrabbondanza: una generazione per necessità.

• Come parla Plotino della diffusività?

L’Uno è una fonte inesauribile e purissima da cui sgorga la vita e gradualmente l’alterità dell’essere, prima

negli angeli, poi nelle anime, fino alla materia sensibile, ma sempre mantenendo il collegamento all’unità.

È una fonte che è principio di se stessa e non può esaurirsi e da cui si irradia la vita come raggi di luce.

L’anima è attratta dai corpi, dal loro riflesso e naufraga in essi come il marinaio che nella tempesta cura

l’imbarcazione e non se stesso.

L’Uno/Bene è ipostasi (che sta sotto, in latino: sub-stanzia) da cui derivano intelletto (l’essere pensiero) che è

poi ipostasi per l’anima (tramite tra sensibile e sovrasensibile).

• Come si spiega la “doppia” natura dell’intelletto?

L’intelletto è unità in quanto guarda all’Uno ma è anche alterità perché sgorga dall’Uno e guarda a ciò che

segue. È contemporaneamente soggetto pensante che mondo ideale archetipo del pensabile.

• Come si comporta l’anima ficiniana?

Questa vibra per “simpatia” avvertendo tutti i movimenti dalle parti superiori e inferiori dell’essere. Talvolta

può accadere che l’anima si dimentichi della sua origine divina e per questo Ficino insiste sul tema della

“vacatio”. L’anima è tripartita in mente, idolum e natura. L’idolum è una vis vivifica che è simulacro

dell’anima razionale e che governa i sensi per organizzare il mondo corporeo.

• Come spiega Ficino il dialogo tra anima e corpo? Cosa comporta un’”interruzione” di questo?

Lo spiritus è materia rarefatta (sangue vaporizzato dal calore del cuore) che eredita connotati di entrambi i

gradi dell’essere, anima e corpo, e ne permette il dialogo. L’anima è superiore al corpo e non ne ha bisogno

ed esistono figure umane che hanno trascesa questa relazione trasportando l’anima al di là di spazio e

tempo viaggiando “sempre e ovunque”, come sibille, oracoli e profeti. Ficino parla di vacatio, una condizione

di separazione, un silenziamento del corpo che eleva l’anima per attingere dalla conoscenza divina e da una

percezione superiore che permette la profezio conoscendo in anticipo avvenimenti prossimi e i “miracoli”

(non nel senso cristiano) con possibilità di curare ammalati e plasmare gli altri enti corporei.

Paradossalmente è proprio distaccandosi dal corpo che si ha controllo adeguato su di questo.

Esistono 7 modi per giungere a “vacatio” senza esercizio:

- Il sonno che permette di accogliere più facilmente la divinità attenuando il rapporto anima-corpo e

allontanando gli spiriti nella periferia del corpo

- Lo svenimento in cui gli spiriti si concentrano nel cuore (Ercole che era epilettico)

- Lo stato malinconico, tipico degli intellettuali influenzati da Saturno che agisce sulla bile nera.

Saturno ha la forza di concentrare verso l’interno. (Socrate)

- Complessione equilibrata, la massima moderazione nei rapporti tra spiriti. (Pitagora, Plotino)

- La solitudine che permette l’uomo di non essere distratto da rapporti con altre persone (Zoroastro,

Orfeo)

- La meraviglia che sorge nel momento di massima venerazione del divino sospendendo l’apparato

gnoseologico (Pizia e Sibille)

- La castità che permette di distaccarsi dai sensi per una connessione più forte col divino (Uomini

santi)

• Cosa accade quando l’anima torna al corpo dopo la vacatio?

Due possibili momenti: le visioni della fantasia (discorrere per immagini della fantasia, una facoltà

potentissima che influenza la nostra vita) oppure i discorsi della ragione (l’articolazione dialettica nel tempo.

Gli uomini dominati dalla fantasia sono uomini sensuali, quelli più moderati in questa dominazione

fantastica sono uomini politici, mentre gli uomini divini sono anime davvero libere in grado di cogliere gli

influssi celesti e profetizzare il destino del mondo.

• Come si sviluppa l’immaginazione nel profeta Ficiniano?

La figura del profeta salda in sé intelletto e raggiungendo il massimo grado di sapienza. A differenza del solo

filosofo che articola dialetticamente la sua riflessione, il profeta produce simboli e metafore (grazie alla

potenza immaginativa) che sono mezzi di esposizione della verità divina. Il profeta è custode di una verità

sacra che conosce e custodisce ed è in grado di compiere miracoli.

Il miracolo rispetta l’ordine delle cose è solo un avvenimento molto raro che si verifica quando l’anima si eleva

a tal punto da divenire strumento di Dio riuscendo a manipolare le cose del mondo e guadagnando capacità

curative. Il profeta sa padroneggiare la materia e i quattro elementi ed operare su altri corpi grazie alla

fascinazione che produce con i suoi occhi, la natura infatti sa riconoscere la sua limpidità spirituale e gli

obbedisce. Il profeta si avvicina così tanto a Dio da diventare egli stesso un dio del dominio naturale, questo

non deve stupire infatti all’epoca era credenza che anche erbe e pietre potessero influenzare gli animi. L’anima

è mossa da un principio divino magnetico che lo spinge “oltre” il livello del suo essere verso l’angelo e

accettando questo desiderio di infinito può farsi egli stesso angelo sino e comandare la sfera degli elementi

celesti (è vicino al Tutto è quasi anima del mondo di qui ogni anima è un sotto-settore). Questa adesione è

seguire la volontà divina e l’ordine del mondo (anche dimensione socio-politica).

• Da quale filosofo in particolare arabo attinge Ficino?

Da Avicenna che utilizza il termine affezione per indicare come l’anima si leghi ad un corpo particolare

sebbene sia solo la separazione da questo che permette di congiungersi all’intelletto agente.

Gli intelletti santi possono raggiungere questa intimità con l’intelletto agente e le forme più alte di

conoscenza; questi sono gli gnostici che dopo un lungo esercizio possono superare l’alternanza di momenti

di conoscenza e di ricaduta e raggiungere la contemplazione eterna; inoltre esistono i profeti con capacità

fisiche ed intellettuali eccezionali che hanno il dono innato di essere al vertice della natura umana e non

devono esercitarsi come i gnostici, sono dotati di estrema chiarezza d’intelligenza, immaginazione perfetta

(luogo della sapienza simbolica) e sviluppo della potenza motrice per muovere la materia.

• Come può uno stregone influenzare un bambino per Ficino?

Se uno stregone malvagio volesse far ammalare un bambino basterebbe che utilizzasse la sua

immaginazione per richiamare nei suoi occhi spiriti e umori fetidi e maligni per poi proiettarli con lo sguardo

sul bambino nel quale andrebbero a risvegliare la malattia. Gli stregoni più potenti sono quelli nati sotto

Saturno in quanto più squilibrati a livello spirituale e malinconici.

• Quale rapporto ha Ficino con Savonarola?

Inizialmente vive una fascinazione nei confronti di Savonarola che viene descritto in una lettera a Giovanni

Cavalcanti come il profeta inviato da Dio per ridestare gli uomini dal loro comportamento vizioso

preannunciando flagelli futuri. Successivamente scriverà al Consiglio dei Cardinali di Firenze un’apologia di

tutti i fiorentini che si sono lasciati ingannare dal Savonarola che viene ora descritto come mosso da zelo

demoniaco, una forza ingannatrice sotto l’influsso astrale di forze demoniache. Un’ispirazione diabolica che

porta Ficino ad accostarlo all’Anticristo, sotto il nome di Sevonerola (radice latina di crudele).

• Come utilizzo Bruno i termini di vacatio e contratio?

Per Ficino la contratio è il momento in cui l’anima entra in se stessa ed utilizza tale concetto solo nel caso

della vacatio prodotta dall’umore malinconico. Bruno nel De Morale riprende i sette gradi di vacatio in modo

quasi del tutto sovrapponibile a quelli ficiniani, ma sviluppa a modo suo il tema della contratio,

individuandone 15 differenti nel Sigillo dei Sigilli.

È infatti peculiarità dello stile bruniano recuperare elementi del lessico della sua biblioteca e rielaborarli,

reinterpretarli.

• Che occhio ha Ficino su Bruno?

Nella sua biblioteca è sicuramente presente il Platone di Ficino che però interpreterà in modo totalmente

diverso: per Bruno il cristianesimo è il problema che ha dissolto la tradizione sapienziale antichissima mentre

per Ficino ciò era causa dell’aristotelismo e il cristianesimo è stato il riavvicinamento alla sapienza antica.

• Parallelo tra l’unità di processo conoscitivo e l’unità del reale, in Bruno?

Rispecchiando fedelmente il modello conoscitivo aristotelico, mantiene la quadripartizione in Senso,

Immaginazione, Ragione, Intelletto. Il senso è da sempre considerato il gradino più basso, presente nelle

piante e negli animali (che rispetto alle prime possono “cogliere” le caratteristiche di cosa ne stimola il

senso). Epicuro chiamava senso ogni cognizione e i Pitagorici che ogni cosa ha una forma di mente, di

conoscenza → lo spirito del mondo che contiene in sé ogni spirito in modo organicista, è l’intelletto

universale che opera dentro le cose. Bruno fa sua tale traduzione e vede “tutto in tutto e tutto in qualsiasi

parte” quindi non vi è una gerarchia nel modello conoscitivo: è un unico processo che solo in apparenza si

diversifica e si riunifica nella contratio → un’unica vita che scende e risale dagli esseri più bassi. Parmenide

colse perfettamente l’ente unitario e Cusano la coincidenza degli oppposti: gli attributi sono molteplici ma

non l’Ente. Tutto è dialettica tra Unità e Alterità.

• Contrazio per Bruno?

Le 15 contrazioni sono solo specificazione della stessa unità, non vi è grado gerarchico: ognuna è

un’esperienza alta, non comune, che non ha esito scontato. Le contrazioni possono potenziare le capacità

operative e quelle conoscitive ma esistono anche contrazioni negative come quelle di carattere religioso (dei

cristiani).

La vacatio della solitudine può giungere per la contrazione in un luogo ed è da questa che nasce cultura e

civiltà (come Pitagora, Zoroastro o Gesù nel deserto). Esistono contemplatori oziosi ma utili ma esistono

anche quelli che tramano contro l’umanità ovvero i Riformati, i giustificatori per “sola fede” -> Dio sceglie, le

opere non contano.

• Che ruolo ha la solitudine per Bruno?

Può essere una forma di contrazione con riscontro positivo per la vita di tutta la comunità oppure una forma

degenerata che conduce le facoltà mentali in una direzione negativa. Sono coloro che lo fanno per ozio in

quanto incapaci di fatica e virtù sociali, che si allontana le persone che interiorizzano il rapporto con Dio

svalutando l’azione umana e sociale e giustificando tutto per sola fede, sono i pretestanti radicali.

Il tempo del cristianesimo riformato è velenoso perché allaccia la dimensione sociale-politica a quella

religiosa ma fortunatamente arriverà anche l’antidoto. Sarà il mondo stesso a sterminare questi cattivi

maestri prede del vizio e dell’ambizione.

• Quali critiche volge Bruno al cristianesimo?

Nella Cabala del cavallo Pegaseo Bruno fa fare all’asino Onorio un bilancio del presente secondo cui i

malinconici usano scorrettamente la fantasia e la ragione raccontando come teologici delle gran stupidaggini

oziose con parole ermetiche e vaghe per interessare i deboli.

Nel Sigillo invece critiche le contrazioni cattoliche depravate: l’immaginazione potente e dominatrice

dell’individuo fantastico (che ha la fantasia molto sviluppata) associata all’umore malinconico costituisce la

categoria dei pessimi apocalittici: visionari pericolosi la cui contrazione non è equilibrata facendoli

sprofondare nell’ebrezza sensuale della materia. Tale complessione corporea acutizza la fantasia ma lascia

spazio a forze demoniache che ingannano il pessimo apocalittico facendogli credere di essere Dio e un

angelo.

• Quali figure possono nascere dall’umore malinconico, sonno e fantasia?

I pessimi apocalittici che si dedicano alla religione e sono un pericolo per se stessi (si flagellano) e per gli altri

come i controriformati; oppure i porci che si abbandonano al vizio sensuale e mangiano piccante così

uscendo di notte nel freddo gli spiriti caldi si concentrano negli organi sessuali, ma sono innoqui.

• Come si comportano i pessimi apocalittici?

I pessimi apocalittici destrutturano il loro corpo con una povera alimentazione che gli permette di acquisire

una squilibrata composizione malinconica e saturnina. Nel buio della notte sperimentano una malinconia

religiosa che sconvolge la fantasia: pensano di meditare religiosamente ma in realtà hanno visioni instillate

da malinconia e giungono all’autoflagellazione: tipica meditazione dell’ambiente riformato.

Per esempio i teologi pescatori galilei di cui parla Ficino nella Teologia Platonica o l’ascesa di Paolo sono

esempi dell’intervento demoniaco. Anche le stigmate sono un esempio delle modificazioni che la fantasia

può autoinfliggere al corpo.

• Come può essere frenata la fantasia?

Favorire la contrazione che rende limpido l’intelletto, quella del filosofo, la quindicesima contrazione del

Sigillo. Per esempio Anassarco grazie all’autocontrollo filosofico non avvertì doloro nonostante le torture che

gli vennero inflisse. Oppure il domenicano Tommaso d’Acquino che fu rapito verso il cielo sollevandosi da

terra, non fu un miracolo ma un evento della contemplazione non come l’evento dubbio con cui Paolo

ascese al cielo.

• Perché Bruno si scaglia contro Paolo nella Cabala?

Perché egli è il precursore della riforma, è l’iniziatore di un cristianesimo che accentua la passività

dell’individuo in sfavore della pratica: l’udito agli occhi e alle mani. Nel Nuovo Testamento la follia divina

agisce senza che gli apostoli possano comprenderne i movimenti e Paolo ascendendo al terzo cielo fu

assolutamente passivo e incapace di rendere ragione.

• Perché l’immaginazione è pericolosa?

Il controllo di questa è molto difficile ed è quasi impossibile riuscire a contattare il divino lasciando invece

spazio a forze demoniache. La facoltà di pensiero deve conciliarsi con la sensibilità in modo equilibrato per

non divenire pessime apocalittici: l’animo non deve cedere alla dimensione sensibile, ubriacarsi di materia,

ingannevole come l’ombra della caverna platonica e mutevole come Proteo.

• Quale disciplina dominano sulla conoscenza?

Amore, Arte, Matematica e Magia. La magia è la guida più alta per l’uomo equidistante tra realtà fisica e

metafisica e può agire in due modi diversi: attraverso la contrazione depravata oppure mediante fede

regolata contrazioni lodevoli che correggono errori e conducono all’eccellenza. La magia lodevole permette

al mago una corrispondenza con l’oggetto e cogliendo il momento propizio è in grado di lanciare il vincolo

adeguato. Mentre il maleficio conduce alla superstizione.

Il mago deve aprirsi, essere coinvolto dall’oggetto. La fede è il vincolo dei vincoli che rende possibile ogni

altro affetto.

• Come descrive Bruno la fantasia nel De Magia Naturali?

La fantasia rielabora immagini che giungono dalla percezione e che saranno sottoposte poi alla facoltà

cogitativa in grado di distinguere verità o illusorietà di queste. Tutto ciò che accade al di sotto delle facoltà

cogitative, è al di sotto dell’anima a livello del corpo quindi soggetto a corruzione ed errore. Inoltre la

fantasia può ingannare la facoltà cogitativa infatti il mago può falsificare i dati della fantasia e far credere alla

facoltà cogitativa che provengano dall’esterno.

• Quanto è fondamentale l’assenso per un mago?

Cristo tornato a Nazareth non è più in grado di compiere miracoli, i suoi concittadini gli negano assenso in

quanto riconoscevano in lui la santità (era il semplice figlio di un falegname). Il carisma di un mago è potente

sugli sguardi neutri di individui sconosciuti predisposti alla fede. L’immaginazione è la porta delle passioni:

agire sulla fantasia permette di costruire immagini interne turbanti e manipolanti come quelle costruite da

un demone nel sonno. I più soggetti a ciò sono i malinconici, luogo di azione dei demoni saturnini che

agiscono sui sensi. Si può anche ottenere artificialmente questo stato.

• Come ottenere artificialmente questa alterazione?

Grazie ad un’alimentazione alterante che innesti false visioni e danneggiando la propria anima affinché i

demoni possano attaccarla ma anche in modo virtuoso attraverso la contemplazione filosofica. I teurghi

deteriorano il proprio corpo attirando numi tristi e malinconici che scambiano poi per divinità.

Stimolando la propria mente verso certi pensieri e passioni e dall’assunzione di sostanze e l’utilizzo di

unguenti; gli effetti di tale disposizione si avvertono in primo luogo nel sonno.

• La magia è applicabile con chiunque?

No, le persone si differenziano in chi può e chi non può resistere al vincolo in base alla gestione della propria

indole mentale. Gli uomini di ingegno hanno spiccato controllo dell’immaginazione e sono in grado

addirittura, come fece Plotino con un sacerdote egizio, di rilanciare indietro vincoli e malefici. Bruno insiste

molto sulla gestione delle potenze immaginative da parte della facoltà cogitativa. Un’anima meno propensa

alla dimensione bassa corporea meglio distingue i frutti della fantasia ed è in grado di correggerla -> il Seno

Fantastico è proprio il luogo dove sgorga la varietà della creazione dell’uomo che lavora e crea come

specchio del divino.

• La “bestialità” in Bruno?

La semi-bestia archetipica è Cristo, ricordata nello Spaccio. Il Cristianesimo è una religione dal carattere triste

e cupo mentre l’uomo per poter dovrebbe ripudiare miseria e tragicità ma le riflessioni del cristiano lo fanno

sprofondare nell’infelicità.

La figura di Cristo è paragonata a quella di Chirone quando nello Spaccio, Momo si domanda quale sarà il

futuro di questo essere metà uomo e metà cavallo. Chirone non né uomo né bestia, come Cristo non è né

uomo né Dio: una bestia incompleta che seppur giustissimo in vita non è degno del cielo.

Bruno rigetta l’unione ipostatica del finito e dell’infinito nella figura di Cristo -> la vera bestemmia è la

Trinità. Cristo è solo un potente mago passibile di errore che non è né uomo né Dio ma una forma corrotta di

entrambi probabilmente inferiore. Dio è infinito e semplice non può certo essere condensato nella carne di

un uomo. Giove risponde a Momo che la sua domanda non ha risposta che non sia misteriosa: non vi è

qualcosa da capire ma da credere. Nel De Immenso Bruno descrive un dio che si esplica nell’infinitudine degli

esseri naturali e non in cadaveri circoncisi e tristi misteri di negromanti rozzi.

• L’inferno bruniano come si lega alla Teologia di Ficino?

Per Bruno l’Inferno può anche non essere reale ma comunque “vero” in quanto frutto dell’immaginazione,

sull’opinione persuasiva. L’inferno non esiste ma il malcapitato che vi crede finisce per incapparvi. Ciò è

simile alla visione che Ficino descrive nel 18° libro della Teologia Platonica in cui descrive l’Inferno

dell’Immaginazione in cui l’anima alla morte del corpo continua ad avere visioni infernali. Non vi è giudizio

divino ma un automatismo della Provvidenza che perpetua il comportamento dell’anima nella morte: una

vita oziosa renderà l’anima viziosa e pesante e la farà sprofondare anziché risalire al Divino.

• Come affronta Ficino il tema della “scelta” umana?

Il destino dell’anima è il risultato di una scelta che l’individuo compie in vita: prediligere la dimensione divina

o quella corporale condannando l’anima alla dannazione. L’anima che sceglie il corpo risulterà appesantita

nel suo vestito (superficie dell’anima costituita di materia rarefatta) e come anziché salire al cielo sprofonda

nella terra. La Provvidenza assicura ogni anima al destino adeguato.

Per esempio l’intemperante è lontano dalla verità, vive una sorta di ballo onirico lontano da Dio ed è

prigioniero del corpo quindi non si sveglierà alla morte e vivrà un inferno eterno fatto di immagini

terrificanti: sprofondamenti nel terreno, catastrofi naturali, fiamme e demoni, ecc…

• Perché non c’è un Inferno fisico?

L’immaginazione è l’archivio in cui vengono collezionate le immagini che alla morte del corpo perdurano.

Pensieri viziosi e negativi come quello infernale perdurano alla morte e l’individuo continuerà a vivere la sua

prigione onirica fatta di continui impulsi che (dato che non ha più il corpo) non può soddisfare. Al contrario

l’anima corretta giungerà alla massima contemplazione e la vicinanza massima a Dio (il nostro orizzonte

metafisico, il nostro destino). L’uomo empio non può cambiare nella morte e si accorge del suo errore in

vita, una vita vissuta sotto effetto di “droga” che non gli ha permesso di avvertire la “sete” per il divino.

• Perché il vincolo bruniano non deve necessariamente essere vero?

Nel De Vinculis non deve essere necessariamente vero il vincolo, ciò che conta è l’opinione e

l’immaginazione: es. l’inferno non deve essere necessariamente vero per avere una vita infernale, basta la

sua immagine a tormentarci. Il pericolo è di diventare prigionieri delle proprie immagine perché l’anima alla

morte perpetuerà queste immagini: occorre non avere paura per essere poi liberi alla morte. E non è affatto

vero che il Bene vincola più del male -> la mortale cristiana non è affatto buona ma vincola in modo

potentissimo.

• Di cosa parla Ficino nel De Vita?

Raccoglie testi scritti in momenti diversi della sua vita così suddivisi: la Vita Sana, la Vita Lunga, la Vita

acquistabile dai cieli. Nella prima parte descrive come un intellettuale deve preservare il suo corpo, nel

secondo come vivere a lungo per risolvere problemi complessi e nel terzo come potenziare i doni celesti.

Verrà accusata di magia ed eresia e dovrà scrivere un’Apologia suddividendo la magia demoniaca da quella

naturale che sottopone materia naturale a cause naturali per plasmarla.

• Come riprende Ficino la struttura dell’essere plotiniana?

Con il fine della continuità: ogni alterità rimanda all’unità e dall’unità sgorga l’alterità. In ogni cosa permane

il principio unitario, la struttura dell’essere è qualcosa di fluido. L’universo è unico nella molteplicità di cui

ogni parte manifesta la sua natura individua.

• Come riprende la quarta Enneade di Plotino, Ficino?

Nel terzo libro del De Vita in cui viene spiegato come catturare l’Anima del Mondo emerge il legame con

Plotino. La natura non è male perché lontana dell’Uno ma è uno degli infiniti aspetti della vita divina, tutto

comunica perché parte dello stesso organismo. Ma le parti possono anche danneggiarsi a vicenda: esistono

anche vincoli di antipatia, non solo di simpatia. La magia ficiniana opera in un mondo vivo in cui la natura

stessa è maga (visione egizia) e l’uomo, il mago, si offre come intermediario cosmico in un processo di

purificazione dell’anima e di ricongiungimento con le fonti della natura stessa -> il mago è ovviamente

filosofo perché deve conoscere le mediazioni, i rapporti.

• Come affronta l’allontanamento dalla dimensione sensibile Ficino?

Plotino spingeva ad una contemplazione quasi ascetica. In Ficino la magia invece non è solo atto teorico ma

anche operazione pratica che intensifica la presenza del divino nella natura: cambiare le leggi del reale

comprendendo che sono le stesse che produssero l’anima. La magia tiene insieme dimensione naturale e

divina.

• Come vede l’amore Bruno?

Il mago deve essere filosofo per conoscere le mediazioni tra enti per influenzare i vincoli. Esiste un Amore

Universale, un Principio Unitario sfaccettato in vesti differenti e conoscendo i tanti vincoli di Cupido lo si può

influenzare. Cupido agisce in modo duplice: da un lato Amore è la forza che regge l’Universo (universalità)

dall’altro è un movimento che ci spinge verso noi stessi e l’autoperpetuazione (individualità) -> è una

tensione verso sé stessi e verso gli altri per perfezionarci: rimanere in sé ed uscirne.

AMORE è tristezza ilare e ilarità triste.

• A cosa paragona Ficino la vita umana?

La vita è una candela che deve consumarsi lentamente, con moderazione. La lunga attività mentale

inaridisce il cervello provocando esalazioni degli spiriti e portando a squilibri degli umori malinconici. Nel De

Vita descrive proprio come comportarsi per non incappare in tali problemi. Ficino invita a rinvigorire

l’”albero della vita” umano; raggiunti i 70 anni l’albero va “rinnaffiato” con latte di giovane donna e polvere

di finocchio e zucchero durante le notti di luna piena. Oppure nutrire il corpo con un elisir di sangue umano

di una giovane donna che si presti.

• Cosa cambia nel III Trattato?

Nel III trattato le formule descritte si fanno più magiche e legate all’astrologia: non basta più il solo orizzonte

dei cibi e degli elisir ma occorre il Mondo Celeste. Macrocosmo e Microcosmo mantengono la stessa

conformazione:

Microcosmo Macrocosmo

Anima Anima del mondo

Spirito ← Intermedi anima-corpo → Spirito del mondo

Nel Timeo si parla di Anima del Mondo che ha relazioni matematiche precise tra:

- Essenza IDENTICA perché unità

- Essenza DIVERSA perché partecipe del Divino

- Essenza INTERMEDIA tra i due

Il mondo rispecchia l’ordine che è quello ideale del Demiurgo, il divino plasmatore che si muove nel Bene e

nel Buono. L’Anima del Mondo è il principio di ragione e armonia, ma necessita (per Plotino) di un Spirito del

Mondo che possa mediare tra Anima e Corpo del Mondo: l’Anima genera lo Spirito (che è un corpo non-

corpo fatto di Quintessenza, materia sottilissima vicina a quella dei Cieli) per autoproduzione generando

stelle e i quattro elementi. L’Anima del Mondo è il collettore di anima a cui tutte rimandano.

• Come attirare l’Anima del Mondo?

Attirare con esche energie astrali e catturarle > anelli, musica, pietre e talismani che attirano virtù celesti.

Lo spirito per essere “solare” deve essere luminoso, gioviale proprio come il sole quindi abbandonando gli

opposti (propri quindi di Saturno) e avendo un rapporto lieto col mondo naturale.

• Come interpreta Bruno la Trinità al processo?

Lo Spirito Santo è inteso come Anima del Mondo alla maniera pitagorica. Tutti gli enti sono momenti di

quest’anima quindi immortali.

• Come viene interpretato il simbolo della croce?

Ficino sottolinea nel De Vita che la croce nasce in ambito egizio. Simboleggia la vita futura dopo la morte

scolpita sul petto di Serapide (dio greco-egizio) e il presagio del futuro valore che acquisirà nel Cristianesimo

collocandosi nell’orizzonte dell’antica sapienza e diventando il suo svelamento. Inoltre gli astrologi

consideravano la croce come il simbolo di incontro tra piano celeste e divino assumendo un ruolo

importante nella magia operativa (sempre da accostare alla figura di Cristo).

Bruno contrariamente parla della croce come un inganno. Cristo, secondo Bruno, fu impiccato (e non

crocifisso) su una croce fatta a tau. Così venivano giustiziati malvagi e delinquenti e Cristo morì proprio come

loro, diffidando della misericordia del Padre. Inoltre Cristo ha derubato, mistificando, simboli dalla sapienza

egizia.

(Al processo Bruno è molto più cauto con le parole ma la testimonianza di Mocenigo e degli altri carcerati lo

inchioda).

• Il valore simbolico dei numeri?

Nel De Monade Bruno si interroga sul numero 4 sostenendo che i demoni presiedono i quattro punti del

cielo è perché questi coincidono con i solstizi e gli equinozi e se vengono congiunti con due linee

perpendicolari creano, incrociandosi, proprio una croce. Questo è letto come una particolare potenza

magica.

Questa riflessione nasce da una rilettura del luogo sopracitato del De Vita ma Bruno vuole distaccarsi dalla

tendenza ficiniana di collegare tradizione egizia a Cristianesimo asserendo che ci sia stata una perversione

nel significato.

• Quale rapporto ha Bruno con la tradizione ermetica?

Occorre attendere il ‘900 per una lettura del rapporto tra Bruno e la tradizione ermetica. Corsaro si

concentra sulle opere magiche e sulla dimensione antiumanistica (non incentrata sull’uomo) della filosofia

bruniana. In particolare si tenta di comprendere il motivo del suo ritorno (suicida) in Italia. Egli ambiva a

diventare capitano di popoli, approfittando del momento propizio in Europa e con l’idea di operare sugli

uomini convincendoli grazie alle passioni e sostituendo la figura di Cristo.

Il rapporto con l’ermetismo passa anche per il testo di Yates che mostra Bruno come un mago ermetico

radicale che vuole apportare una riforma incentrata sulla magia ermetica e che vuol culminare nella

restaurazione della religione egizia. Attraverso l’arte della memoria il mago può costruirsi talismani interiori

e strutture mnemoniche che permettono di accedere dal piano terrestre alla potenza celeste -> le ombre

delle idee sono immagini archetipe celesti, che riproducono il cielo e ne attirano l’energia.

• Come interpretare il mito dell’Egitto in Bruno?

Nello Spaccio dedicato a Elisabetta I, Bruno suggerisce come combattere i puritani. L’Egitto è il paradigma di

una buona religione che si interfaccia al piano civile, contrariamente a quella riformata. La sapienza egizia si

perpetua in una catena che degenera nel Cristianesimo (mentre per Ficino si inverava). Il sapere è

frammentato e occorre tornare all’unità: occorre un rinnovamento sotto l’antica sapienza di Ermete ma

occorre anche cancellare gli errori del Cristianesimo e dell’Aristotelismo, dalla cui unione deriva la

depravazione della Verità.

Nel terzo dialogo dello Spaccio Bruno descrive il linguaggio egizio come florido e pieno dialogo col divino ora

invece i geroglifici sono simboli sterili; mentre gli egizi celebravano la vita i Cristiani celebrano la morte (di

Cristo).

Se per Weber il protestantesimo si muove demagificando il mondo, per Bruno il mondo deve tornare alla

magificazione riscrivendo il rapporto tra uomo, mondo e Dio.

Bruno rovescia l’accusa di idolatria degli egizi: tutto è collegato al Principio e il divino è più presente in una

cipolla viva che in una statua di santo morta -> la divinità scende nella natura e da questa risale.

• Perché è importante la figura della bestia?

La figura dell’animale, della bestia, ha un ruolo centrale nella questione magica. Per la tradizione egizia

l’animale rivestiva un’importanza centrale nella religione, non in quanto animale ma come aspetto della vita

e dunque simulacro di Dio e tramite naturale per una connessione con esso. Tutto il divino che risplende nel

mondo naturale rimanda alla luce prima di Dio, la fonte da cui tutto ciò deriva. Non bisogna dunque recidere

questo legame, donando agli specchi di Dio una divinità propria. Così che bisogna identificare la sacralità di

coccodrilli e cipolle negli egizi, dando una nuova interpretazione della “bestialità” in religione.

Le vere bestie insensate sono i Cristiani che deridono il culto egizio perché non ha idea della divinità: il

coccodrillo egizio è un ente attraverso cui adorare Dio.

• Quali sono gli interlocutori di bruno nel terzo dialogo dello Spaccio e quale scopo ha?

Agostino e Lattanzio (apologeta cristiano). Qui Bruno reinterpreta il primato egizio di cui celebra la magia e la

ciclicità nel concetto ermetico di storia che si dispiega attraverso cicli di splendore e decadenza.

Il culto di animali e piante è celebrazione della vita divina che si manifesta viva nella natura, sebbene non sia

del tutto disponibile in quanto Dio luogo dell’abisso tra finito e infinito e coincidenza degli opposti di Cusano.

L’essere non si struttura gerarchicamente come in Ficino ma gli enti sono dati dalla stessa sostanza

particolare e destinati a tornare alla stessa sostanza universale. Il primo principio va al molteplice e viceversa

in modo continuo e fluido: un duplice movimento di discesa e ascesa.

• Come descrive Dio durante il processo?

Dio nell’universo infinito è si presenza universale che vivifica tutte le cose e al contempo ineffabile e altro

rispetto alla creatura. L’Anima del Mondo è in tutto e tutto è nella parte: Dio è in ogni cosa e al contempo

sopra ogni cosa.

Al vertice del movimento di ascesa/discesa vi è Dio come coincidenza di atto e potenza e il mago non può

prescindere dalla comprensione di ciò.

• Come si ricollega Bruno alla polemica contro l’idolatria egizia?

Forse il Cristianesimo ha lambito l’antica sapienza egizia in alcuni suoi aspetti ma ne ha perso la sostanza in

un vuoto formalismo. Il linguaggio degli egizi è stato corrotto e la vera idolatria non è quella degli egizi (come

sostenevano Agostino e Lattanzio) ma quella dei cristiani che sbagliano l’oggetto del loro culto.

Giovenale rimprovera agli egizi di vedere Dio anche negli orti.

Mocenigo accusa Bruno di biasimare il culto delle immagini dei santi (già posto in discussione dai

domenicani): l’immagine di un santo morto non può essere il tramite verso la Vita, verso Dio, mentre

immagini vive come quella di un coccodrillo o di un girasole sono molto più legittimi (oltre al fatto che i

Cristiani si approcciano a Dio attraverso l’uomo morto Cristo).

Per gli egizi il simbolo della divinità non è la divinità stessa, così come per i greci Giove non è la divinità ma lo

specchio della divinità in lui presente: la divinità prende dunque nomi diversi: Nettuno è la presenza di Dio

nel mare, Apollo la presenza di Dio nel sole.

• Quali mezzi avevano gli egizi per comunicare col divino?

Riti e cerimonie religiose di comunicazione per interfacciarsi alla divinità latente. Infatti nelle opere magiche

Bruno afferma che il divino ascolta più facilmente la voce delle cose naturali che la voce umana. Plotino

aveva osservato che il canto ha una grande efficacia sull’anima e il divino. Similmente per la scrittura avviene

lo stesso: alcune scritture sono più consone al dialogo, come i geroglifici egizi sebbene anche l’Egitto ha

avuto il suo periodo di decadenza passando dalla memoria al geroglifico.

La divinità è una ma infinitamente estesa nell’alterità: per riconoscere l’Uno occorre l’esercizio intellettuale

al massimo grado, la magia.

Nello Spaccio Iside biasima i cristiani che pensano di aver superato il paganesimo, in realtà hanno fatto errori

distogliendo l’attenzione sul Dio nella natura.

• Dio è nella Natura?

Dio non è identificabile nella natura ma Egli è Natura della Natura, l’Anima del Mondo. Dio è eccedenza

ontologica. Tutto è in Tutto e in ciascuna parte. Ogni cosa ha una divinità latente in sé. Il divino si occupa di

ogni cosa anche delle più piccole, “minuzzaria”. Il divino è fondamento dell’essere.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MichaelTosi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Scapparone Elisabetta.

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