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Perché Bruno si trasferisce a Venezia?

Bruno, che si trovava a Francoforte, fu invitato da Giovanni Mocenigo a vivere con lui a Venezia ed insegnargli la mnemotecnica. Inoltre, Bruno ambiva alla cattedra che poi sarebbe stata assegnata a Galilei. Mocenigo lamenta il fatto che Bruno non gli insegni nulla e spazientito lo denuncerà all’Inquisizione nel maggio 1592. Avrebbe potuto abiurare ma poi intervenne Roma dove verrà inviato e messo al rogo dopo 8 anni di carcere. Bellarmino contribuirà pesantemente ad inchiodare Bruno su temi teologici. Inoltre, Bruno si presenta al tribunale con verità, consapevole e senza timore, sposando in modo profondo la sua filosofia.

Perché il periodo veneziano è ben documentato e quello romano no?

Per il periodo veneziano ci sono atti precisi anche del processo mentre per quello romano le informazioni sono scarse a causa del passaggio di Napoleone.

Metafisica e cosmologia in Bruno

L'universo non può che essere infinito in quanto risultato di un potere divino infinito. Infinita la causa, infinito l'effetto in modo che vi sia specularità nella legge causale. Dio non è avaro e geloso come nel Timeo platonico altrimenti sarebbe un dio imperfetto. La Terra è vista come uno degli illimitati pianeti e mondi che abitano un infinito sia spaziale che numerico.

Come percepisce l'antichità?

Bruno non percepisce l'antichità come si è soliti in un continuo bensì in modo frammentario: non esiste una sola antichità ma con l'avvento di Aristotele la storia della filosofia subisce una cesura che pregiudicherà quella futura. In ogni caso Bruno si rifà alla concezione del mondo pitagorica pre-aristotelica.

Come sono suddivisi e scritti i dialoghi brunei?

Giovanni Gentile li suddivise in dialoghi metafisici e dialoghi morali. Le modalità di scrittura sono complesse e barocche e più volte vengono citati gli stessi testi ma con interpretazioni sempre nuove. Questo mostra un continuo “dialogo” con gli autori e i testi che compongono la sua biblioteca. Tendenzialmente Bruno rientra nella tradizione di scrittura in latino ma i suoi dialoghi sono scritti in volgare perché in quel periodo vive a Londra vicino alla corte della regina Elisabetta I, che studiava italiano e tentava dunque un avvicinamento. Bruno si interessa anche alle implicazioni civili ed etiche e suggerisce alla regina come comportarsi.

Qual è il suo primo dialogo inglese?

Nel 1584 pubblica il suo primo dialogo La Cena de le Ceneri. Il primo nome che compare è quello di Copernico che ebbe il coraggio di fuoriuscire dalla tradizione aristotelica. Copernico è l’aurora di un rinnovamento mentre Bruno è il sole di questa rinascita. Cusano è molto apprezzato da Bruno ma è riuscito in questo in quanto “troppo amante del cielo”, troppo teologo, Bruno invece ama “il mare”. Copernico è svolta epocale che disgrega il connubio cristianesimo-aristotelismo che rende cechi e “chiude il mondo”: pensare ad un universo differente, con corpi fatti di altro senza corrispondenza con l’antropocentrismo cristiano è l’inizio di un ritorno alla verità.

Quale visione ha Bruno del tempo?

Nella sua filosofia compare il concetto di ruota del tempo: un ritmo che ritorna ciclicamente. Non vi è mai un segno del tutto positivo o negativo ma quando vi è un momento di acutezza lì vi è svolta (Bruno pensa che sia così per il suo tempo). Nessuna sostanza è più importante di un’altra, la vita dissolve l’unicità dell’individuo riconfigurandolo in modo diverso.

Il rapporto con la "Verità"?

Quando Bruno scrive “Verità” con la lettera iniziale maiuscola non si macchia di dogmatismo ma intende una verità completa in cui la triade Dio-uomo-natura possono fondersi in modo viscerale senza legami sfumati da false verità. La Verità è una ma le strade che portano ad essa sono molteplici. La Falsità è luogo di immoralità e infelicità infernale e solo una buona filosofia può salvare l’uomo eliminandone paura per la morte e conducendolo alla realizzazione. Il geocentrismo è una delle falsità più grandi ed allontana l’uomo dall’infinità del divino.

Quale ribaltamento ha portato una cattiva filosofia?

L’Europa si vede devastata da fratelli divisi e da una morale oziosa. Lutero è il punto più basso della teologia perché ha reso inattiva la dimensione civile annullando le buone opere. Un tempo dominato dalla categoria del rovesciamento nei valori di un Cristo Luterano che fanno della natura una "puttana bagascia" che allontana gli uomini dai valori autentici spingendoli verso oziosità e promiscuità; non a caso nel Nuovo Mondo gli europei hanno portato la propria infelicità con morte, distruzione, e conversioni forzate ma Bruno presentandosi come un "secondo Cristo" profetizza un'inversione della ruota del tempo.

Quale testo rappresenta un duro attacco al Cristianesimo?

Nel 1585 nell'opera Cabala del cavallo Pegaseo Bruno attacca duramente il Cristianesimo e la sua "bestia nera" Paolo di Tarso. La voce narrante è Onorio, un asino trasmigrante che ha seguito una serie di metamorfosi. Infatti, alla morte i frammenti che compongono l’individuo tornando al "grado zero": uno specchio che si frammenta mantiene la proprietà riflettente in ogni suo tassello. Onorio ricorda ogni vita precedente e in una di queste è stato Aristotele che viene così parodiato. "Aristotele è stato il pedante di Alessandro Magno" con la presunzione di essere il più grande filosofo naturale quando in realtà era abile solo come retore e logico. Non è stato nemmeno in grado di riportare le idee degli antichi in modo corretto ed è finito per confondere sostanza e accidente. Le sue dottrine della sostanza e della categoria sono i deliri che hanno contribuito a condurre alla parte più bassa della ruota del tempo; quella più alta è costituita da Pitagora e la filosofia caldaica. Pertanto l’antichità è un’alternanza di splendore e decadenza.

Quali sono i tre livelli di verità che Aristotele ha portato alla decadenza?

Verità ontologica (identificò la sostanza nell’individuo che in realtà è solo parvenza) da cui derivano poi una cosmologia (geocentrismo e separazione tra materia celeste e terrestre) e teologia (dio causa infinita di un universo finito e Cristo come unica garanzia di vittoria) errate. I precursori di una vera filosofia furono Copernico e Cusano. Copernico espresse matematicamente ciò che Cusano aveva già teorizzato teologicamente anni prima. Fu un ingegno maturo che si liberò delle false credenze ma che sbagliò metodo affidando lo studio della natura alla matematica e non alla filosofia naturale sebbene recuperò frammenti di teorie antiche come l’eliocentrismo. Copernico è ordinato dagli dei come un’aurora, per sradicare il passato e guadare il futuro con occhi nuovi.

Chi sono i Mercuri?

Sono filosofi inviati dagli dei per invertire il giro della ruota del tempo e avviarlo verso un periodo di crescita.

Perché Bruno è sia dentro che fuori la modernità?

È dentro la filosofia moderna perché pensa un infinito cosmologico e metafisico ma ne è anche fuori in quanto la sua filosofia non prevede alcuna matematizzazione.

Perché Cusano è un nuotatore?

Filoteo (alter ego di Bruno nei dialoghi italiani) presenta Cusano come un nuotatore che va su e giù nel mare in tempesta senza mai riuscire a vedere chiaramente la riva perché non ha colto efficacemente la verità, ma l’ha intravista in modo intermittente. Cusano ha un piede nel passato e uno nella modernità e l’ossimorico titolo Dotta Ignoranza sposa bene questo fattore controverso. Insistette troppo nella figura mediatrice di Cristo e non riconobbe l’universo come un infinito in atto.

La differenza tra il mondo per Aristotele e Bruno?

Bruno sarà un innovatore radicale ma non dimentica la sua formazione: la conoscenza e il confronto col passato. Le opinioni devono essere conosciute e ben distinte e vanno conosciuti i sentimenti, che sono il luogo strutturale della conoscenza, i nuclei del pensiero. Per questo, il confronto con Aristotele è fondamentale: per Aristotele il mondo è aggregato di corpi, per Bruno è un sistema che si configura in sistemi via, via più grandi e dunque infiniti.

Quale "magia" compare negli scritti brunei?

Magia filosofica e quindi non una magia dell’incantesimo ma la possibilità di operare sui propri simili (una magia antropologico-politica). Il mago non è una figura volgare che rimanda alla tradizione religioso-demoniaca.

Perché i non filosofi comprendono meglio rispetto al Nolano (che è Bruno)?

Chi è “fuori dai giochi” può giudicare proprio come il pubblico a teatro che comprende meglio la scena rispetto all’attore partecipe. Però, essendo esterni ad essa, sono coloro che non sanno nulla di filosofia.

Quali paradigmi di approccio al divino apprezza Bruno?

Quello degli Egizi, un popolo in grado di dialogare con il mondo naturale e attraverso l’adorazione dei suoi elementi raggiungere la dimensione divina. La luce di Dio nelle cose del mondo piuttosto che venerare un mortale inutile tanto da vivo quanto da morto (Cristo). La cristianità ha la presunzione di concentrare in un uomo la potenza divina piuttosto che distenderla su tutto il cosmo. Gesù è una falsa figura di mediazione che ha sporcato di escrementi l’adorazione egizia allontanando l’uomo dalla divinità autentica: siamo alla fine della notte (oscurità che contrasta la verità) ma ancora in essa.

Inoltre, Bruno apprezza il paradigma romano (evincibile dai Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio di Macchiavelli) che valorizza non tanto l’uomo umile bensì quello forte nella gloria civile. La forza dell’animo va valorizzata, non il disprezzo del corpo e l’umiltà d’animo: essere forti non è sopportare (come per i Cristiani) bensì compiere opere forti.

Come vede la figura di Cristo?

Cristo è il gran impostore che afferma di derivare dal cielo ma il vero profeta è Bruno che ha scalfito le incrostazioni di falsità, ha aperto gli occhi ai ciechi (la vista è il senso più importante) che non vedevano il divino. Bruno ha fatto esplodere l’universo di Copernico (che era ancora finito) aprendo un nuovo dialogo col divino che ha fatto progredire gli zoppi nel cammino della conoscenza. Non bisogna valorizzare la castità del malfattore che propina false etiche: il peccato maggiore è quello contro lo stato, contro tutti e non quello interiore proprio della Confessione cristiana.

Come concepisce la Terra Bruno?

La Terra è teatro di nascita e fine della vita. La vita scorre sulla Terra che è Madre della generazione che infinite volte ci riaccoglie tra le sue braccia. La terra è “animale” che ha ragione di un’anima, un’anima così celata nella materia da essere invisibile all’occhio: anche le gemme e il ramoscello sono colmi di anima. Tutto è antropizzato, gli astri crescono, si riproducono e scompaiono (una ripresa dal Timeo). La Terra è vista come un astro qualsiasi, non necessariamente il migliore o il peggiore e gli astri sono viste come seconde divinità permeati di anime che ricercano il principio di autoconservazione.

Quali due forze contrastanti "muovono" gli enti?

Il principio di autoconservazione a cui tutto sottostà e l’amore che è una forza che porta ad aprirci e fonderci, modificandoci con l’altro quindi opponendosi alla conservazione. Riproponendo uno scenario lucreziano, Bruno descrive una disgregazione degli atomi che compongono l’universo in una sorta di pulviscolo di sostanza universale.

Differenza tra la ciclicità di Bruno e di Nietzsche?

La Terra è il Grande Animale che si muove per forme cicliche che differiscono ogni volta (come le stagioni) per Nietzsche invece l’Eterno Ritorno è il ritorno sempre identico delle parti.

Qual è il grande errore di Aristotele?

Identificò la sostanza con l’individuo ma l’individuo è apparenza, è solo una delle possibili configurazioni che il fondamento ontologico può assumere, questo non sfocia però nel nichilismo anzi l’occasione in quest’ottica significa Tutto. Non dobbiamo temere la morte della sostanza, la morte non esiste davvero: solo l’ente si disgrega ma la sostanza permane e assumerà forme nuove. Tutto è un passaggio da vita a morte, da bene a male, ogni movimento della ruota guarda verso il movimento opposto. Tutto tende al Bene e si muove verso il Bene, chi non comprende questo è uno sciocco come Aristotele.

Che rapporto ha il filosofo con la vicissitudine?

Il filosofo vive con consapevolezza la vicissitudine e non viene travolto né dal dolore né dalla passione più potente: la temperanza è la via che permette di stare dinnanzi alla vita senza timore. Il Cristianesimo, invece, è una religione del timore che contrasta una filosofia del non-timore, una filosofia che rende l’uomo contemplatore autentico della natura. L’uomo è parte della sostanza universale e ha nella sua unità tutto l’infinito del divino. Perché desiderare una felicità lontana quando tutto è già qui adesso? La morte è solo consapevolezza, dolore, povertà, solitudine, morte fanno parte del bagaglio del filosofo.

Qual è la vera bestemmia per Bruno?

Pensare che Dio si possa comprimere in un orizzonte finito. L’universo è il simulacro di un Dio infinito e non può essere un luogo piccolo e imbecille (nel senso di mancante).

Perché Dio è inattingibile ed incomprensibile? In che senso?

Bruno pensa che non si possa arrivare al nucleo dell’essenza di dio, ci sono aspetti coglibili come l’Unità, la Semplicità e i suoi Attributi espressi tutti al sommo grado, ma di più non possiamo addentrarci (quasi una teologia negativa: si dice ciò che Dio non è e non ciò che è). La filosofia non coglie altro, la coscienza non può spingersi oltre perché tra finito e infinito non sussiste collegamento perfetto: l’uomo è un’“architettura” finita. Ma “Dio ha bisogno del mondo quanto il mondo di Dio”. Dio non è uomo (Cristo) ma è anche nell’uomo.

Che relazione incorre tra mago e sapiente?

Il mago ha la sapienza necessaria per instaurare e modificare rapporti tra gli enti quindi una magia che non è incantesimo ma in grado di modificare rapporti tra uomini, per questo Bruno aspira ad essere un capitano di popoli. Il mago deve essere prima di tutto filosofo, infatti prima di applicare occorre conoscere con consapevolezza delle difficoltà. La magia bruniana è una magia senza pre-definizioni e sicurezza nell’esito. Il mago bruniano deve cogliere l’attimo effimero come Peleo che vuole catturare Teti mutaforma. Il più grande mago impostore della storia è Cristo sebbene gli vengano riconosciute.

Per essere maghi occorre essere coscienti del panorama filosofico attuale e del permanere della sostanza: Bruno parla di granaio della sapienza in cui si conserva e matura nella permanenza della sostanza.

Quale lavoro compì Ficino?

Ficino compì una traduzione di tutto Platone e di tutta la sua opere in latino che verrà poi letto fino al ‘600. Il Platone di Ficino non è un Platone generico ma è una sua interpretazione che mostra la pericolosità dell’aristotelismo per il Cristianesimo. Ficino non fu solo Traduttore ma in particolare un Interprete con l’attenzione alla contestualizzazione e al rinnovamento degli autori studiati.

Qual era il panorama culturale del 12° secolo?

La conoscenza dei testi antichi greci è scarsa e conosciuta attraverso frammentarie traduzioni latine e fornivano basamento per le arti del trivio (grammatica, retorica e dialettica) e del quadrivio (aritmetica, geometria, astronomia, musica). La logica considerata era quella di Aristotele attraverso la mediazione di Boezio, fino all’introduzione della logica nova una logica nuova ed arricchita che sarà la base per gli studi medievali. Il Timeo è conosciuto, per alcune sue parti, attraverso la traduzione e il commento di Calcidio che sarà poi il riferimento per i Padri della Chiesa. Poi dal 12° secolo la biblioteca inizia ad espandersi grazie ai contatti con la tradizione islamica e bizantina e ricominciano a circolare le opere filtrate di Aristotele (con interpretazioni di filosofi ebrei e islamici). Nascono le prime università, che hanno l’impostazione di corporazioni, come a Bologna, Parigi, Oxford in cui la facoltà delle arti è preliminare agli studi successivi come a quello di Teologia.

Come si inserisce Aristotele nel panorama universitario?

Per quanto riguarda la logica si insegna quella aristotelica ma si avverte un distacco coi suoi scritti di metafisica e filosofia naturale che contrastano la visione cristiano-platonica, non a caso fino al 1255 la Metafisica aristotelica è bandita dai corsi dell’Università di Parigi, dopodiché, cancellato il divieto, Aristotele è libero di circolare, letto e studiato all’interno del panorama prefissato dagli Statuti della Facoltà delle Arti. Lo statuto era una sorta di calendario rituale che non interferiva con la fede e la teologia.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MichaelTosi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Scapparone Elisabetta.
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