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Storia della filosofia contemporanea

Introduzione

La storia della filosofia moderna comincia con Cartesio e il movimento del razionalismo. Con Cartesio il problema si sposta sulla conoscenza: si parla del dubbio metodico. Ci si chiede qual è la validità della conoscenza. Posso dubitare su tutto, tranne che sulla mia esistenza. Cartesio conclude che l’uomo è un essere pensante.

Razionalismo (1600)

  • Descartes
  • Spinoza
  • Leibnitz

Io sono ragione: res cogitans. Il mondo è estensione: res extensa (è la seconda certezza). Sono certo di queste due cose perché Dio garantisce, di tutte le altre cose non posso essere sicuro. Spinoza dice che esiste un’unica essenza, sostanza: Dio (una sorta di monismo).

Empirismo (1600)

Opposta al razionalismo è la corrente dell’empirismo: tutte le conoscenze vengono dall’esperienza, a posteriori. Nella mia mente ho una tabula rasa.

  • Hobbes
  • Locke
  • Hume

Razionalismo ed empirismo sono due tronconi di pensiero sul problema della conoscenza.

Kant e l'idealismo post-kantiano

Kant dice che la conoscenza avviene attraverso giudizi sintetici a priori: in tal modo si ha vera conoscenza. Non possiamo andare oltre l’esperienza. Kant arriva a negare la metafisica: non possiamo affermare l’esistenza dell’anima e di Dio. Kant dà inizio all’idealismpost-kantiano (1800): l’intelletto umano può andare oltre, può conoscere tutto, non c’è niente che è al di fuori (questo è stato dimenticato da Kant).

  • Fichte
  • Schelling
  • Hegel

L’idealismo afferma che tutto ciò che è razionale è reale (reale in quanto razionale): la ragione crea la realtà. Successivamente si ha reazione all’idealismo metafisico: bisogna tornare alla realtà. Il problema non è più la conoscenza, ma la realtà.

  • Primi opponenti all’idealismo: Fries (+ 1843), Herbart (+ 1841), Beneke (+ 1854), Bolzano (+1848)
  • Reazione destra hegeliana
  • Reazione sinistra hegeliana: Strauss, Bauer, Stirner, Ruge
  • Grandi contestatori della sinistra hegeliana: Schopenhauer, Kierkegaard, Nietzsche

Marx e il marxismo

Il più grande contestatore è Karl Marx (con Engels) e il marxismo. Il marxismo è un grande movimento su cui si è scritto molto: non basta conoscere, dobbiamo cambiare. Per il marxismo, quindi, non basta la teoria, ma la prassi. Tutti i movimenti contestatori all’idealismo sono in Germania. In contemporanea nel mondo britannico c’è una continuazione dell’empirismo con vari movimenti.

  • Utilitarismo: Bentham, J. Mill, John Stuart Mill
  • Positivismo: Darwin, Huxely, Comte

In Inghilterra c’è pure un certo movimento idealista con Sorley che, però, non ha seguito. In America troviamo sia una continuazione dell’idealismo con Royce sia la corrente del pragmatismo con Peirce e James. In Italia troviamo Antonio Rosmini (il Kant italiano), Vincenzo Gioberti, Benedetto Croce, Giovanni Gentile. In Francia troviamo Comte per il positivismo e il movimento della filosofia dell’esistenza. In Spagna e Portogallo troviamo Unamuno e Ortes.

Filosofia contemporanea

In Germania nasce la filosofia della vita (Weber), la filosofia dell’essenza (fenomenologia di Husserl), la filosofia dell’esistenza (Heidegger, Jaspers, Marcel, Sartre, Camus), il circolo di Vienna (Wittgenstein), la scuola di Francoforte (Marcuse, Hauerwas).

Dove nasce la storia della filosofia contemporanea?

A questa domanda ci sono tante possibili risposte.

  1. Qualcuno dice che Kant ha piantato l’ultimo chiodo della bara della metafisica: le verità della metafisica sono solo postulati. Con Kant, quindi, finisce la metafisica come scienza e inizia la filosofia contemporanea.
  2. Un’altra opinione è che la filosofia contemporanea comincia dopo l’idealismo trascendentale, dopo Hegel. La metafisica è una creazione, uno sviluppo dell’Io Assoluto (filosofo o Dio). Per l’idealismo è la ragione che crea la realtà: quello che è razionale è reale. Per l’idealismo l’unica realtà è la ragione concepita come io individuo oppure come io Assoluto. Non c’è niente al di fuori della conoscenza. L’Assoluto realizza se stesso tramite la storia umana. L’unica realtà è l’io Assoluto, Dio, per Hegel, che pone il non assoluto, tutto il creato. Se io non sono conscio dell’Assoluto, questo non esiste per me: in un certo senso l’Assoluto diventa una mia creazione. La metafisica è sviluppo logico dell’io Assoluto, concepito sia come individuo (filosofo che pensa) sia come Dio. La metafisica è chiusa nell’individuo. Questa metafisica può essere ridotta a teologia: tutto è a servizio dell’io Assoluto. Tutto viene riassunto nell’Assoluto. La filosofia contemporanea reagisce all’idealismo trascendentale perché dalla ragione passa alla realtà.
  3. Una terza opinione dà una valenza cronologica alla filosofia contemporanea. Alcuni affermano che la filosofia contemporanea inizia col XX secolo. Altri dicono che parte dalla prima guerra mondiale. Altri ancora affermano che parte dalla seconda guerra mondiale. Noi non accettiamo le opinioni cronologiche perché il pensiero fugge spazio e tempo (per esempio sia Schopenhauer che Nietzsche hanno avuto influsso postumo alla filosofia e da vivi sono stati considerati poco).
  4. Un’altra opinione è che la filosofia contemporanea è quella odierna. Ma i filosofi sono figli della storia, influenzati dalla storia previa a loro. Il pensiero odierno può essere capito solo considerando la storia precedente.

Dal punto di vista pratico e didattico noi seguiamo la seconda opinione: per noi la filosofia contemporanea comincia con il dopo-Hegel.

Alcune caratteristiche generali della filosofia contemporanea

Nell’800 la filosofia era una disciplina d’insegnamento nelle università. Nel Medioevo si parla di Scolastica non solo per il linguaggio, ma per il contenuto: la filosofia fu prevalentemente ecclesiastica. Nella filosofia moderna i protagonisti, invece, non furono più docenti universitari: la filosofia non è più nelle mani di ecclesiastici. Dopo Kant la filosofia torna ecclesiastica. Nel XX secolo la filosofia diventa scienza sulle nostre piazze: tutti possono fare filosofia, ecclesiastici e laici, credenti e non credenti. Il linguaggio usato, però, è un linguaggio politico difficile da comprendere.

  • Non c’è centralità del mondo universitario ed ecclesiastico, la filosofia non è monopolio di università e Chiesa, ma è patrimonio di tutti;
  • I temi trattati non sono più quelli tradizionali, ma concreti, quotidiani, immediati; la filosofia è entrata nel quotidiano;
  • Sotto il nome di filosofia si celano ricerche disparate (analisi del linguaggio, logica formale, psicologia, istanze teologiche);
  • La filosofia non è più sistematica, non esiste più un’unità di sapere, tutto è frammentato (il mondo è pieno di specialisti!);
  • La filosofia non offre una dottrina completa (uomo, mondo, Dio), ma evidenzia problemi particolari, soprattutto riguardanti l’uomo; c’è quindi la necessità di un’interdisciplinarietà (la filosofia collabora con altre discipline).

Non si può terminare l’introduzione senza un accenno al ruolo dei media che generano una direzione del pensiero, ma sono monopolio di “chi ha soldi”. I ricchi indirizzano il pensiero. I media possono controllare il nostro pensiero e possono creare delle verità e delle non-verità.

Reazioni all'idealismo trascendentale

Il primo oppositore è Jacob F. Fries che ebbe il coraggio di andare contro i grandi filosofi idealisti. La sua proposta è quella di ritornare a Kant: la filosofia non deve fare un sistema metafisico, ma una critica della conoscenza umana. Altre reazioni le abbiamo da parte di:

  • Rudolf Otto, autore de “Il sacro”, grande libro sull’esperienza religiosa (è l’opera classica al riguardo);
  • Johann Friedrich Herbart secondo cui bisogna tornare a Kant, anche se lui si spinge oltre Kant come chiarificazione dei concetti che abbiamo; Herbart è un anticipatore della filosofia del linguaggio;
  • Bernhard Bolzano, anti-idealista e anti-kantiano che vede la filosofia come mestiere: analizzare i concetti con una logica il più rigorosa possibile.

Arthur Schopenhauer

(Danzica, 22/2/1788 - Francoforte, 21/9/1860)

Vita e opere

Arthur Schopenhauer nasce a Danzica nel 1788 da un ricco commerciante e da una scrittrice di romanzi. Quando Danzica cessa di essere “città libera” e viene inglobata nella Prussia trasferisce la famiglia ad Amburgo. Dopo la morte del padre, suicida nel 1805, gli succede per breve tempo nell’attività commerciale, ma poi decide di dedicarsi agli studi. La madre, intanto, trasferitasi a Weimar, apre un salotto letterario, frequentato anche da Goethe, con cui il giovane Arthur avrà qualche incontro.

Nel 1809 comincia l’università di Gottinga (inizia con medicina, poi passa a filosofia), dove Jacobi lo introduce alla lettura di Platone e di Kant, che costituiscono le due fonti filosofiche più influenti sulla sua formazione, almeno per quanto riguarda il pensiero occidentale. Rilevantissima fu, infatti, l’influenza esercitata su Schopenhauer dalla lettura delle Upanishad, i testi sacri della sapienza indiana. Durante un nuovo soggiorno a Weimar, scrive “La quadruplice radice del principio di ragion sufficiente” (1813).

Dal 1814 al 1818 vive a Dresda dove compone “Il mondo come volontà e rappresentazione”. Frattanto, ottenuta la libera docenza, si trasferisce a Berlino, dove tiene lezioni all’università nelle stesse ore di quelle di Hegel, per fargli concorrenza: il risultato è che si trova senza allievi. Nel frattempo arrivano le prime, poco favorevoli, recensioni del Mondo, mentre le copie dell’opera, rimaste invendute, vanno al macero. Nel 1831 Schopenhauer si trasferisce a Francoforte per sfuggire all’epidemia di colera che travaglia Berlino (e che costerà la vita ad Hegel) e legge moltissima letteratura europea per legittimare le sue idee. Un decennio dopo la morte di Hegel, quando l’hegelismo accusa i primi scossoni, Schopenhauer comincia a ottenere qualche consenso e a guadagnare qualche discepolo.

  • 1836: “La volontà della natura”
  • 1839: l’articolo “Sulla libertà della volontà umana”
  • 1841: due articoli “I due problemi fondamentali dell’etica”
  • 1844: seconda edizione de “Il mondo come volontà e rappresentazione” con l’aggiunta di 50 capitoli e una prefazione contro gli idealisti

Ma la grande fama gli arriverà soltanto nel 1851 con i Parerga e paralipomena, in due volumi, che raccolgono vari saggi, tra cui i famosi Aforismi sulla saggezza della vita e La filosofia delle università, aspra requisitoria contro gli ambienti filosofici accademici della Germania. Ora Schopenhauer riesce a vendere bene anche il Mondo e ne ottiene una terza edizione (1859). Nel 1860 Schopenhauer muore di polmonite. Schopenhauer aveva un carattere arrogante, criticava duramente e in pubblico i suoi colleghi idealisti. La sua filosofia insiste sull’esistenza del male nel mondo ma anche sulla possibilità di qualche risposta o via d’uscita. Grazie a questo divenne famosissimo negli ultimi anni della sua vita. Fu un egoista, dotato di “humor”, misogeno, molto sensibile verso le sofferenze.

La quadruplice radice del principio di ragion sufficiente

La sua tesi di dottorato “La quadruplice radice del principio di ragion sufficiente” è influenzata da Kant (“sorprendente”) e Platone (“divino”). Il mondo della nostra esperienza è il mondo dei fenomeni e solo quello possiamo conoscere. Tutto il mondo è rappresentazione del soggetto conoscente. Non si può conoscere la realtà come realmente è. Si conoscono solo le rappresentazioni che noi ne facciamo. Nessuna rappresentazione è isolata, ma sempre collegata con altre rappresentazioni. La conoscenza dei collegamenti tra le rappresentazioni dà origine alla scienza.

Il principio generale che governa la conoscenza è il principio di ragion sufficiente. Poiché ci sono 4 tipi di rappresentazioni (classi di oggetti) e 4 tipi di relazioni; di conseguenza ci saranno 4 ragioni sufficienti che regolano le 4 rappresentazioni.

  1. Rappresentazioni intuitive o empiriche degli oggetti del mondo. Sono relazionate tra loro con tempo e spazio: scienze naturali fisiche, chimiche, etc. Spazio e tempo sono a priori (come per Kant), forme a priori della sensibilità. La nostra conoscenza di queste rappresentazioni è guidata dal principio di ragion sufficiente del divenire. Le cose materiali sono estese (non ne dubita neanche Cartesio). L’estensione richiede spazio. Le sensazioni non ci danno una conoscenza chiara della realtà materiale. La materia, in quanto è estesa, è una realtà materiale. Ogni essere materiale è in atto e in potenza. Lo spazio è legato alla materia, all’estensione. Il tempo è legato al movimento: senza movimento non c’è tempo. Anche il movimento appartiene al mondo materiale.
  2. Concetti astratti. La relazione fra concetti astratti è data dal giudizio. Il giudizio è guidato dal principio di ragion sufficiente per conoscere.
  3. A priori: spazio e tempo. Sono forme della sensibilità. La legge secondo quale spazio e tempo si determinano fra loro è il principio di ragion sufficiente dell’essere.
  4. Soggetto come volontà. Il soggetto è considerato come oggetto per il soggetto conoscente. L’oggetto è l’ego, l’io. Il principio che guida la conoscenza è il principio di ragion sufficiente per agire.

Il principio della ragion sufficiente - di ascendenza leibniziano-wolfiana - consiste nello spiegare il perché delle cose, più esattamente, “perché una cosa sia piuttosto che non sia”: a tale scopo occorre instaurare un rapporto necessario tra la cosa da spiegare e quella che la spiega. A seconda delle forme assunte da questo rapporto il principio di ragion sufficiente può presentarsi in quattro configurazioni (“radici”) diverse, mostrando di discendere da una “quadruplice radice”.

  1. La prima “radice” spiega la dimensione del divenire dei corpi naturali (principium rationis sufficientis fiendi) attraverso la connessione tra la causa e l’effetto fisici (necessità fisica); in altri termini, la prima manifestazione del principio di ragion sufficiente è la causalità, per cui, dato un evento, so con certezza che esso deve avere una causa e per questo è detto “del divenire”.
  2. La seconda spiega il conoscere razionale dell’uomo (principium rationis sufficientis cognoscendi) per mezzo della relazione tra antecedente e conseguente (necessità logica): se nella 1° radice si trattava della causalità fisica, ora la causalità in gioco è quella logica. Nel ragionamento concepiamo, cioè, il rapporto tra premessa e conseguenza come nel mondo fisico concepiamo quello tra causa ed effetto.
  3. La terza giustifica l’essere (principium rationis sufficientis essendi) come definito dai rapporti dello spazio e del tempo, determinando così la concatenazione degli enti aritmetici e geometrici (necessità matematica). Con la terza radice, Schopenhauer interpreta kantianamente lo stesso principio di causa/effetto nella sfera matematica, poiché l’essere è ciò che si definisce nello spazio e nel tempo, i quali, a loro volta, sono i fondamenti della geometria. Tra l’espressione algebrica a sinistra dell’uguale e quella a destra (oppure tra il triangolo e i teoremi che da esso derivano), vige un rapporto analogo a quello causa/effetto del mondo fisico.
  4. La quarta, infine, sta alla base dell’agire (principium rationis sufficientis agendi), in quanto stabilisce la connessione causale tra l’azione che si compie e i motivi per cui è compiuta (necessità morale). Il rapporto che si instaura tra il motivo di un’azione e la sua conseguenza è analogo a quello che intercorre tra la causa e l’effetto nel mondo fisico, sicché non esistono azioni umane prive di motivi. Il principio di ragion sufficiente riconduce pertanto ogni forma di connessione tra le rappresentazioni a espressioni di causalità (in senso fisico, o logico, o matematico, o morale) e, insieme, mostra la convergenza tra la causalità, da un lato, e lo spazio e il tempo, dall’altro.

Alcune conclusioni:

  • Il mondo è fenomeno;
  • Il principio di ragion sufficiente si applica solo al fenomeno;
  • Si regolano solo fenomeni, non la totalità del mondo; come Kant non possiamo affermare l’esistenza di Dio, perché tramite i sensi non ne abbiamo esperienza.

Il mondo come volontà e rappresentazione

È l’opera principale di Schopenhauer in cui afferma “il mondo è una mia rappresentazione”. Tutto il mondo visibile è oggetto per un soggetto (Berkeley: esse est percipi). Per Schopenhauer la verità più lampante è che il mondo è volontà e rappresentazione.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Giuseppe.massimo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pontificia Salesiana - Unisal o del prof Scaria Thuruthiyil.
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