Lo sviluppo e la dimensione dell'impresa
Marco Confalonieri
Cap. 1 – La dimensione d’impresa
1. Dimensione aziendale: i contorni del fenomeno
La definizione di dimensione aziendale non ha contorni ben definiti. Si può iniziare dalla "classica" definizione di Onida, secondo la quale "il concetto di dimensione aziendale si ricollega al volume di produzione o di affari che l’azienda è idonea a sviluppare periodicamente [...] col pieno impiego dei fattori produttivi stabilmente a disposizione, entro i limiti posti dal capitale disponibile, dagli impianti costituiti e dall’organizzazione in atto".
Gli economisti puntano ad evidenziare vantaggi e svantaggi della grande o della piccola dimensione mentre gli aziendalisti danno a questa un peso relativo soffermandosi invece sul concetto di dimensione economicamente conveniente basato sulla considerazione di permettere all’impresa di perseguire in maniera soddisfacente i propri fini.
È necessario sottolineare l’indeterminatezza del concetto di dimensione e la difficoltà nel delimitare la dimensione d’azienda tramite indicatori come il capitale sociale, il capitale investito, il numero dei dipendenti e il fatturato.
La IV direttiva CEE in tema di bilancio individua le imprese di “minori dimensioni” in base a questi parametri:
- Totale dell’attivo dello stato patrimoniale
- Ricavi delle vendite e delle prestazioni
- Dipendenti occupati in media durante l’esercizio
La dimensione d’azienda, oltre a dipendere dal paese oggetto di esame, "deve essere misurata [anche] nell’ambito del settore di appartenenza". È possibile individuare aspetti dimensionali:
- Di tipo strutturale: sono riconducibili a certi parametri dimensionali ritenuti particolarmente significativi come il numero di coloro che prestano attività o la capacità produttiva degli impianti
- Operativi: vuol dire "spostare l’attenzione da ciò che l’azienda in termini quantitativi in un dato momento può fare a ciò che fa"
- In relazione col mondo esterno: rapporti dell’impresa con l’ambiente, "di peso", dell’impresa sul mercato
Occorre procedere all’utilizzo, accanto a termini di natura quantitativa, anche di parametri di tipo quantitativo in quanto nessun elemento preso isolatamente può essere rappresentativo della realtà dimensionale delle aziende.
Secondo un’impostazione classificatoria empirica si tende quindi a "fare congiunto riferimento" a parametri quantitativi riconducibili a quattro categorie concettuali di natura:
- Economica: i più utilizzati sono il fatturato e il valore aggiunto dell’impresa
- Tecnica: sono rivolti alla capacità degli impianti e ai flussi di prodotti posti in essere in un determinato periodo di tempo
- Patrimoniale: sono riconducibili all’entità del capitale proprio, al totale dell’attivo, al capitale investito ecc.
- Organizzativa: risulta basato sul numero dei dipendenti, dei livelli direttivi ecc.
Per quanto riguarda l’aspetto qualitativo è possibile individuare fattori legati:
- Allo stile di direzione e al possesso dell’impresa: un’impresa può essere grande o piccola in base a come è guidata (nella piccola impresa l’imprenditore svolge tutte le funzioni dirigenziali), aspetti che vanno di pari passo con la ripartizione del possesso societario
- Alle caratteristiche strutturali: sono strettamente correlate allo stile di direzione e al possesso dell’impresa come la forma giuridica con cui è retta l’impresa, la semplicità o la complessità
- Ai rapporti con le altre imprese: si sottolineano i legami di dipendenza economica di certe imprese fornitrici di parti di un singolo manufatto da imprese di maggiori dimensioni, l’appartenenza a reti formali o informali di imprese ecc.
- All’influenza sul mercato: è un aspetto di primaria importanza in tema di dimensioni aziendali
Il concetto di dimensione è strettamente collegato con "il peso che è proprio dell’impresa indagata confrontata con le altre. Con la nozione di peso vogliamo riferirci alla maggiore o alla minore maggiore o minore capacità dell’impresa a permanere sul mercato.
2. La classificazione delle imprese su base dimensionale: la grande e la piccola impresa
Le piccole imprese sono quelle imprese che "non mostrano apprezzabile capacità di economica sopravvivenza, al mutare di date condizioni di mercato, e che non sono in grado di influire sensibilmente sulla dinamica dello stesso".
3. La piccola e media impresa e “l’impresa minore”
Si finisce per considerare piccole imprese "quelle caratterizzate da un basso numero di addetti, da un capitale investito limitato, e da un vertice direzionale composto da una sola o poche persone, con competenze funzionali non eccessivamente specialistiche" o, in relazione al settore di appartenenza, verificando il grado di concentrazione sul mercato.
Le caratteristiche della piccola impresa sono:
- È composta da pochi soci, spesso legati da legami familiari
- È indipendente, nel senso che non appartiene a gruppi economici
- È dotata di un livello tecnologico limitato
- Detiene una quota relativamente piccola sul mercato di sbocco
- Offre una gamma di prodotti piuttosto limitata
- È gestita personalmente dai proprietari, raramente affiancati da professionisti
- Esiste la possibilità per i vertici aziendali di instaurare e mantenere contatti diretti con i propri dipendenti
La suddivisione fra piccole e medie imprese tende a perdere d’importanza sia a livello dottrinale sia negli studi settoriali e di tipo statistico assorbendo in un’unica macroclasse tutto l’universo di queste imprese. A livello finanziario la piccola impresa non raggiunge quelle soglie dimensionali che sono richieste dal mercato per sfruttare tutti i canali finanziari.
Sia le piccole e che le medie imprese (PMI) vengono accumulate fra le "imprese di minore dimensione" in quanto entrambe dipendenti "dalle scelte delle imprese di maggiori dimensioni" e tali da non essere "in grado di modificare apprezzabilmente la dinamica del mercato".
4. L’evoluzione del tradizionale concetto di dimensione
In passato il fenomeno della crescita era orientato sulla crescita interna, legata allo sviluppo graduale delle originali strutture produttive, commerciali e allo sviluppo esterno generalmente perseguito con fusioni o acquisizioni. Attualmente si tende a porre l’accento, per il fenomeno della crescita esterna, sull’aspetto collaborativo di certe modalità di integrazione, cosiddette "deboli" come gli accordi, le acquisizioni e le fusioni per sfruttare il know how dell’azienda acquisita. Si passa quindi dal sistema d’impresa a quello di impresa rete (nell’ottica della grande impresa – GI) o di rete di imprese (nella visione delle imprese minori).
Possibili domande
- La dimensione d’impresa (d’azienda/aziendale)
- Dimensione dell'azienda: A) definizione, B) indicatori, C) piccola e grande impresa.
- La dimensione aziendale: a) caratteristiche; b) parametri quantitativi; c) parametri qualitativi.
- La dimensione d'impresa: a) alcuni indicatori utilizzabili e loro limiti; b) le caratteristiche della piccola impresa; c) le caratteristiche della grande impresa.
Cap. 2 – La crescita dimensionale
1. Sviluppo e crescita dimensionale nelle teorie economiche
Il concetto di dimensione ha avuto un’evoluzione nel tempo. Le teorie che la definivano possono essere ricondotte a 3 differenti approcci:
- Comportamentistico: pone in risalto gli aspetti organizzativi ed operativi legati al funzionamento dell’impresa; è un filone di studi empirico quindi si basa sulla ricerca di soluzioni soddisfacenti, ritenute accettabili, rispetto alla ricerca di soluzioni ottime
- Della grande impresa manageriale: dimostra come la grande impresa sia capace, tramite un’efficiente organizzazione, di pianificare a lungo termine lo sviluppo industriale, utilizzando in maniera valida le economie di scala e tecnologiche, finendo per lasciare spazi minimi alle piccole imprese
- Del capitalismo manageriale: esamina le decisioni aziendali in relazione alla crescita e allo sviluppo delle imprese
All’interno del filone delle teorie manageriali appare l’impostazione propria della teoria dello sviluppo dell’impresa. A differenza delle teorie tradizionali ritiene la dimensione "un risultato casuale e provvisorio del processo di sviluppo".
Lo sviluppo dimensionale si manifesta con processi di autoapprendimento del tipo learning by doing e di sviluppo di risorse interne; in definitiva mediante la predisposizione di fattori endogeni d’impresa.
2. Crescita, ampliamento dimensionale, sviluppo: alcune precisazioni terminologiche
Esiste un rapporto tra aumento della dimensione o crescita e sviluppo. Generalmente per sviluppo si intende l’aspetto dimensionale, cioè un processo prevalente quantitativo delle attitudini dell’impresa, mentre in una sua più corretta definizione di origine filosofica è da intendersi come "movimento verso il meglio", come un processo di tipo qualitativo rivolto a fenomeni di "evoluzione dei rapporti fra l’impresa e l’ambiente, a cui di solito si accompagna un ampliamento della struttura organizzativa".
Non tutte le imprese sono tese verso una crescita dimensionale, ma tutte, anche quelle di piccole dimensioni non incentivate e non proiettate verso un aumento della dimensione aziendale sono motivate ad uno sviluppo che tocca gli aspetti tecnologici, organizzativi, di marketing e su una più efficace capacità di adattamento alle mutevoli condizioni ambientali, su fenomeni non solo diretti all’aumento delle dimensioni operative (investimenti diretti).
Quindi "la crescita comporta immancabilmente lo sviluppo, mentre non è sempre vero il contrario" in quanto i mutamenti qualitativi non presuppongono, necessariamente, processi di crescita dimensionale. Pertanto per interpretare correttamente la crescita aziendale occorre considerare non solo l’aumento delle dimensione ma pure "un mutamento favorevole delle posizioni dell’equilibrio aziendale".
Quindi si ha sviluppo dell’azienda quando abbinati a fenomeni di aumento dimensionale si hanno positivi riflessi sul suo equilibrio.
3. Le strategie di crescita
Esistono delle condizioni tipiche, esogene ed endogene, tali da favorire l’affermarsi di strategie di crescita:
- Tra i fattori esogeni, riconducibili al mercato, è possibile ricordare la tendenza alla crescita dell’intero sistema economico o del settore in cui opera l’impresa.
- In merito alla crescita settoriale, questa può essere favorita dalla mancanza di una valida concorrenza tale da spingere l’impresa ad incrementare, senza eccessivi sforzi, la propria quota di mercato.
- All’interno delle motivazioni esogene possono essere evidenziati fenomeni di tipo contingente legati a particolari politiche economiche, di sviluppo, perseguite a livello governativo.
Questi aspetti esterni all’azienda certamente favoriscono una strategia di crescita, ma affinché questa venga attuata occorrono necessarie condizioni all’interno dell’impresa. I fattori endogeni sono riconducibili a motivazioni manageriali, strutturali ed economico-finanziarie. Gli aspetti strutturali sono tipicamente legati a fenomeni organizzativi, mentre i riflessi economico-finanziari riguardano sia la composizione degli impianti, del patrimonio, della situazione finanziaria sia la loro dinamica evoluzione.
L’azienda si orienta allo sviluppo, nel proprio settore o in altri, attuando quindi una diversificazione, essenzialmente per ragioni concorrenziali o di sopravvivenza. Pertanto lo sviluppo dell’impresa è influenzato da fattori esterni nonché dalla pressione competitiva. Le possibili alternative di crescita sono due: la prima, di tipo conservatrice, è connessa al mantenimento dell’impresa nel campo tradizionale della propria attività mentre la seconda consiste in una più o meno marcata diversificazione.
Il processo di crescita è un fenomeno, specialmente se perseguito tramite modalità interne, che necessita di tempi non brevi correlati ad una equilibrata pianificazione e programmazione. Il tempo è quindi fattore entropico tale da favorire l’economico svolgimento della gestione ed è fattore di rischio se è sprecato o non utilizzato al meglio. Lo sviluppo è il risultato di scelte dirigenziali ma è anche influenzato dalla sedimentazione storica della vita dell’azienda (insegnamenti ed esperienze passate).
4. I confini dell’impresa
L’aspetto dimensionale delle imprese presenta indubbi elementi di soggettività in sede di classificazione delle stesse in piccole, medie e grandi. L’impresa è vista come un’entità unitaria, in quanto un soggetto economico esercita una certa autorità ed un controllo su una struttura organizzativa.
Accanto alla tradizionale impresa intesa sia in un’ottica economica sia giuridica, esistono forme di aggregazione, più o meno vincolanti, che finiscono formalmente o di fatto per ampliare le dimensioni della singola impresa. Esistono tre livelli di confini: di singola impresa, di gruppo e di aggregato.
5. Crescita e aspetti sociali
La crescita dimensionale è stata oggetto di attente analisi non solo sul versante propriamente economico, ma anche indagando i riflessi e le ripercussioni sull’ambiente esterno all’impresa, all’aspetto sociale. È indiscutibile che la crescita dimensionale lasci dei "segni" sugli interlocutori sociali.
La crescita dimensionale dovrebbe portare a considerare i costi/benefici "globali" non limitati quindi ai soli impatti sui profitti dell’impresa che si vuole espandere. Sviluppo come crescita qualitativa o dimensionale, ma anche sviluppo come disegno di ampio respiro che non disdegni l’esame costi/benefici sulla sfera sociale.
6. Gli ostacoli legati alla crescita dimensionale
Tutte le imprese, consciamente o inconsciamente, pur con tutti i limiti insiti nel concetto di dimensione, tendono ad un aumento della stessa. Ci si chiede se esistono fenomeni od elementi che ostacolano o contrastano questa tendenza evolutiva per certi versi "naturale".
È possibile individuare tre ordini di fattori riconducibili ad elementi:
- Di natura tecnica: riguardano la rigidità dei costi legati al più alto grado di meccanizzazione e alle capacità di sfruttare gli impianti
- Di natura organizzativa: l’impossibilità che il nucleo direttivo ha di dominare l’azienda in un certo momento del processo di espansione
- Legati al mercato: i maggiori oneri cui va incontro la grande impresa rispetto alla piccola impresa
Per evitare gli inconvenienti della crescita incontrollata occorre saper sopportare le inevitabili tensioni connesse al processo stesso, mantenere una buona flessibilità operativa nonché consentire alla struttura organizzativa una efficiente e rapida comunicazione.
Possibili domande
- La crescita dimensionale
- La crescita dimensionale: le forme di aggregazione dell’impresa.
Cap. 3 – Le economie di scala, scopo e transizione
1. I vantaggi della crescita dimensionale
La grande dimensione è perseguita per varie motivazioni e finalità. In particolare sono tre le ragioni che inducono un’impresa ad integrare, nel proprio interno, più attività produttive. La prima è riconducibile alla monopolizzazione del mercato e consente di fissare i prezzi superiori rispetto ad una situazione di concorrenza, la seconda concerne la dimensione delle risorse impiegate che permettono la riduzione dei costi unitari grazie allo sfruttamento di economie di scala e di varietà mentre la terza motivazione è legata ai costi transazionali.
Pertanto il corpus più consistente delle ragioni portanti alla crescita è di natura tecnico-economica e sono connesse alle cosiddette economie suddivisibili in: economie di scala, economie di scopo.
2. Le economie di scala
Economie di scala → riduzioni del costo unitario nella produzione e nella vendita di un bene ottenute passando da "un’entità produttiva minore ad una di maggiori proporzioni". Talvolta si vuol distinguere tra economie di scala, attinenti al solo processo produttivo, ed economie di dimensione, attinenti anche ad altri aspetti di gestione.
Le economie di scala possono manifestarsi sul piano:
- Tecnologico: sono legate alla diminuzione dei costi di produzione conseguenti alla crescita delle dimensioni degli impianti
- Commerciale: possono riguardare sia gli approvvigionamenti sia la politica di vendita
- Finanziario: sono connesse a riduzione nei costi di acquisizione dei capitali
- Della ricerca: le grandi società possono permettersi di sostenere ricerche di maggiore portata ed essere così in grado di dare più rapidamente una larga diffusione a nuovi prodotti
- Del management: le imprese di grandi dimensioni sono in grado di attirare più facilmente elementi dotati di elevate qualità manageriali e specialisti nei vari settori di gestione
Il più grande vantaggio della grande dimensione consiste nella possibilità di una politica di diversificazione del prodotto e la ripartizione del rischio che ne consegue. Per lungo tempo l’attenzione degli studiosi si è concentrata sui limiti delle economie di scala:
- In una visione statica: il limite alla crescita delle dimensioni di un’impresa è di carattere manageriale;
- Non esistono limiti di carattere manageriale alla crescita delle dimensioni d’impresa;
- In una visione dinamica è l’incapacità del management ad adeguarsi ad una realtà in continuo movimento;
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