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Psicodinamica e assessment della genitorialità (Carli)

La genitorialità nella prospettiva dell'attaccamento

Adolescenza: da oggetto di cure a potenziale caregiver

L'adolescenza rappresenta uno snodo cruciale del percorso che va dall'infanzia all'età adulta, sessuata e generativa. Tradizionalmente, l'adolescenza è vista come una seconda fase del processo di separazione-individuazione: l'adolescente deve maturare un Sé in grado di gestire il mondo fisico, emotivo e cognitivo in modo autonomo e indipendente dai genitori. Questo comporta delle "crisi" evolutive connesse alla crescita e alla realizzazione dei compiti dello sviluppo.

La prospettiva di Bowlby e degli studi sull'attaccamento sottolineano l'importanza, oltre della separazione, della rielaborazione dei legami all'interno di un processo evolutivo condiviso da tutti i membri della famiglia: l'autonomia e la separazione non sono intese come rottura ma trasformazione in un percorso di continuità. Così i nuovi legami di coppia e genitorialità hanno una storia e delle radici nella famiglia di origine; le esperienze adolescenziali hanno un effetto a lungo termine sulle dinamiche di coppia e genitoriali future.

Integrazione dei due modelli

- Teoria dell'attaccamento: percorso verso l'adultità connessa all'insieme famiglia
- Teoria evoluzionistica: conoscenza approfondita dei fenomeni che possono comportare una crisi.

Maturazione del sistema di cura: integrazione di due linee di ricerca. Nella teoria dell'attaccamento si sottolinea il nesso tra evoluzione del legame di attaccamento infantile nell'arco di vita e lo sviluppo del suo comportamento di cura (vd. trasmissione intergenerazionale dell'attaccamento). Questo modello viene oggi articolato ulteriormente: vede l'evoluzione del legame, prima ancora che nello sviluppo delle competenze genitoriali, nella costituzione di un legame di coppia. Le teorie evoluzionistiche attribuiscono ai modelli di attaccamento la funzione non solo di promuovere la protezione (base della successiva cura genitoriale) ma di incrementare esperienze di coppia.

Esperienza relazionale infantile (mediata dall'attaccamento infantile avuto dal genitore) elaborazione dei legami giovanili adulti con la famiglia, legame dell'attaccamento di coppia, parental investment (livello comportamentale e rappresentativo) attaccamento con il bambino.

Dal legame alla famiglia a quello di coppia

Il legame di attaccamento al genitore nasce nel contesto di cura. Modalità di cura del genitore (in parte influenzata dalle cure da lui ricevute) previsioni del comportamento, rappresentazione del funzionamento della relazione, associato all'immagine di sé e dell'altro adeguamento delle richieste ed elaborazione di strategie che diano il massimo di cura.

A seconda di come si struttura la relazione si instaurano diversi stili di attaccamento:

  • Sicuro: risposte sensibili e disponibili;
  • Insicuro evitante: risposte distanzianti, di non contenimento;
  • Insicuro ansioso: risposte alterne e imprevedibili.

Ogni strategia relazionale è una modalità adattiva di rapportarsi al genitore; riflette in modo diverso la sicurezza del legame, le esperienze di separazione ed esplorazione. Allo stesso modo, il rapporto genitoriale può crescere ed evolversi a seconda dei bisogni evolutivi dei bambini, o arrestarsi a uno stadio primitivo a causa del bisogno di dipendenza. Quindi, alle soglie dell'adolescenza, ogni famiglia è attrezzata in modo diverso alla fase di separazione, che prevede che il figlio passi da oggetto di cura a caregiver. L'autonomia del figlio cresciuto dovrà man mano essere negoziata con il sistema famiglia.

Evoluzione del sistema dell'attaccamento

Se i genitori sono in grado di rispondere al conflitto con scambi comunicativi adeguati l'adolescente può sviluppare l'indipendenza all'interno di un rapporto profondo con i genitori senza forti dissincronie o l'isolamento. Tale evoluzione del legame con i genitori si intreccia con lo sviluppo delle relazioni extrafamiliari. Acquisita la maturità sessuale, si attiva la ricerca di pari che funzionino come figure di attaccamento e anche come partner potenzialmente riproduttivi. Per l'esplorazione è però necessaria una buona base relazionale con la famiglia.

L'esplorazione è caratterizzata da fasi:

  • Gruppo di pari come prolungamento dei legami di attaccamento familiari; dipendenza come con i genitori;
  • Amicizie più intime: di passa dalla dipendenza allo scambio di cure reciproco;
  • Con il tempo, progetti per il futuro ed eventuale apertura della diade al terzo.

Questi legami portano a profondi cambiamenti e allo sperimentare nuove modalità relazionali. La costruzione di un legame amoroso porta al trasferimento delle funzioni di cura dalla famiglia ai pari e alla trasformazione del legame con la famiglia da gerarchico a simmetrico. L'asimmetria del legame caratterizzerà anche quello con i genitori: il rapporto cambia in favore di un'ampia autonomia reciproca senza rotture.

Se la famiglia è priva di una solida base interattiva per fronteggiare i cambiamenti, l'adolescente fa molto più fatica a negoziare i cambiamenti; la natura dei legami rimane ancorata alla dipendenza e al controllo, a cui il figlio sfugge o accondiscende. Questo accresce nel figlio l'insicurezza verso le figure di riferimento, che si rispecchierà anche nei legami amorosi rendendo difficile l'esplorazione di nuove relazioni per la paura dell'abbandono.

L'adolescente può continuare a difendere la sua indipendenza rinunciando al legame con la famiglia, precludendo la possibilità di trovare una giusta distanza tra espressione di sé e senso di appartenenza. Il mancato confronto con il genitore impedisce la regolazione delle emozioni legate alle esperienze di attaccamento/separazione; si tenderà a minimizzare e a pensarsi invulnerabile, precludendo agli altri la possibilità di avvicinarlo e di sviluppare rapporti profondi.

L'adolescente può rinunciare alla difesa della propria individualità e autonomia per non perdere ogni supporto. Essendo focalizzato sul legame con i genitori, si preclude la possibilità di sperimentare altri legami.

In entrambi i casi, la relazione con i pari non sviluppa potenzialità evolutive per passare dalla dipendenza di figlio al ruolo di giovane adulto dipendente. Queste situazioni costituiscono ostacoli nel percorso verso la generatività adulta. Così, il progettare una vita di coppia può essere sentito come un tradimento. Le strategie usate nel costruire i legami di coppia possono essere usate come modi per bilanciare gli sforzi di raggiungere una certa autonomia mantenendo invariata la relazione con la famiglia (es. coppie-ventosa: fusionalità; coppie fraterne). L'individuo non evolve, non costruisce una nuova immagine del sé né un nuovo status familiare.

La costruzione di un legame di coppia generativo è il punto di arrivo di un graduale processo che inizia con la ricerca di legami tra i pari. I processi di crescita adolescenziale sono quindi un momento cruciale per l'evoluzione.

La preparazione alla nascita: nuovi modelli di supporto

La transizione alla genitorialità è ritenuta parte di un percorso evolutivo che inizia nell'infanzia: è preparata e influenzata dal modo in cui si portano a termine i compiti evolutivi relativi alle precedenti fasi del ciclo di vita.

  • Il bambino sperimenta dalla prima infanzia episodi di separazione dai genitori; questo favorisce l'acquisizione di comportamenti e competenze sociali adattive se sostenuto da un legame sicuro con un caregiver sensibile e responsivo;
  • L'adolescente, se supportato da legami familiari né intrusivi né carenti, inizia a separarsi dalla famiglia ricercando nei pari figure di supporto;
  • Il legame di coppia assume caratteristiche simmetriche e inizia ad avere una progettualità volta al futuro. Anche il legame con la famiglia si ristruttura e diventa simmetrico. Si costruisce una nuova gerarchia affettiva in cui si trasferisce al partner le funzioni di rifugio prima appartenute esclusivamente ai genitori;
  • Si costruisce uno spazio di coppia differenziato dalla famiglia di origine. Si creano le condizioni perché l'individuo diventi a sua volta genitore.

Questo percorso è complesso ma facilitato se il legame di attaccamento familiare è di tipo sicuro. È invece frenato da esperienze relazionali non sicure con la famiglia: il giovane adulto può far più fatica a prendere le distanze e diventa difficile modificare la propria posizione all'interno del sistema familiare per far spazio alla coppia. Il giovane adulto continua a riconoscersi nelle condizioni di figlio e questo interferisce con il funzionamento di coppia.

Due tipi di conseguenze:

  • I partner mantengono un atteggiamento sottomesso e non paritario; poca lealtà nei confronti del partner in favore dei genitori.
  • Rottura dei legami con i genitori, chiudendosi nella coppia per difendersi dalla famiglia intrusiva; complicità reattiva/difensiva.

In entrambi i casi, viene a mancare nei due partner uno spazio mentale libero dai conflitti generazionali e diventa difficile stabilire nuovi confini per proiettarsi in una progettualità di coppia.

La coppia può però anche svolgere una funzione di moderazione, cioè può fungere da spinta innovativa per la costruzione di nuovi legami per rielaborare i propri modelli relazionali di cura non adattivi.

La complessità di questo percorso evolutivo porta necessariamente a una pluralità di percorsi verso la genitorialità. In particolare, quando i bisogni di accudimento infantili, non soddisfatti o non rielaborati, restano prioritari, il vuoto affettivo e il bisogno di risarcimento possono portare alla scelta di non aver figli o a una scelta strumentale.

  • Senza figli per scelta: spesso è una scelta delle coppie con grande complicità per difendere uno stile di vita senza costrizioni o vincoli. Spesso, dopo del tempo, la coppia può scegliere di averne quando il timore di un figlio viene meno e si sente di potersi assumere un ruolo di cura.
  • Scelta strumentale: il figlio può rappresentare un tentativo di sollecitare cure parentali da parte dei genitori o del partner oppure per trattenere il partner e ricomporre la coppia. Classicamente è la scelta dell'individuo deprivato alla ricerca di qualcuno che possa colmare il vuoto; si suppone che il figlio dia l'amore negato. Le aspettative sono quasi sempre negate, e anzi si rialimenta un ciclo di deprivazione.
  • Scelta dell'adozione: se la coppia ha difficoltà a concepire, deve rielaborare tale mancanza che mette a rischio la stabilità di coppia. Se la coppia riesce a elaborare il lutto, può accogliere un figlio adottivo in quanto tale e non come un sostituto.
  • Genitori in terra straniera: la coppia deve negoziare il salto genitoriale senza la vicinanza della famiglia e questo si ripercuote sul processo di inserimento della famiglia nella società di accoglienza.

Il salto generazionale, prospettato con la scelta di avere un figlio, deve concretizzarsi in una nuova organizzazione di comportamenti, ruoli e relazioni. Nell'accudimento il genitore riattiva la relazione con i propri genitori e i loro modelli di cura, con le sue questioni più o meno risolte. A partire da questi modelli, il genitore può arricchire/compensare il suo repertorio; nasce un nuovo rapporto di sostegno tra genitore e figlio adulto. Se invece il sistema ostacola il cambiamento di ruolo e di status, si ripristina il precedente assetto familiare, nel quale i nonni diventano i genitori "vicari" e i genitori assumono un legame di tipo paritario.

Con l'arrivo del figlio è necessaria una modifica all'assetto funzionale e organizzativo della coppia. Innanzitutto, vi è il passaggio da una modalità di funzionamento diadico a triadico; l'esito dipende dalle caratteristiche del bambino e dalle esperienze di funzionamento triadico vissute da ciascun genitore in passato. Il funzionamento triadico può evocare un funzionamento difensivo del tipo "diadico più uno", in cui un genitore cattura il partner per paura di rimanere escluso, escludendo così il bambino (tipico delle relazioni invischiate/ambivalenti); o il bambino e un genitore possono costruire una relazione a due a scapito dell'altro genitore (tipico della relazione evitante). I legami sicuri, invece, garantiscono a ciascuno il proprio posto nella mente dell'altro e favoriscono l'evolvere della neofamiglia verso un funzionamento triadico permettendo al partner di sentirsi sicuro della propria relazione di coppia anche quando l'altro è impegnato con il bambino e al bambino di non sentirsi escluso anche quando i due genitori sono in relazione tra loro.

Attualmente vi è la tendenza a condividere la responsabilità del figlio in modo indifferenziato. È difficile da applicare in quanto nella realtà delle cose la madre si occupa di più del bambino mentre il padre, almeno nelle prime fasi, sarà meno coinvolto di quanto preventivato. Inoltre, la relazione tra padre e bambino può far nascere nella madre sentimenti di gelosia e sentimenti di colpa per non essere sufficientemente buona.

Supporto alla genitorialità (vd. seminario Dott. Dal Verme)

Attualmente stanno nascendo modalità di sostegno alla genitorialità per aiutare la coppia a elaborare il cambiamento. È importante già un primo sostegno da parte del personale non specialistico; la forma di relazione prevista tra operatore e genitore è quella del partenariat, che riconosce il genitore come partner competente e quindi protagonista del compito. Il supporto è in un'ottica relazionale e familiare e mette in discussione il modello medicalizzato di assistenza alla gravidanza e al parto.

Ospedale San Paolo di Milano e Associazione Crinali (Dott. Dal Verme): hanno introdotto nel reparto di ostetricia sostanziali modifiche all'assistenza al parto e post parto, date dagli esiti di una ricerca sugli indici predittivi della qualità del legame di attaccamento del bambino al genitore. Si è deciso di estendere l'intervento temporale delle ostetriche con la famiglia, costruendo un percorso di accompagnamento alla crescita e di organizzare gruppi di genitori. Inoltre, si sono progettati programmi mirati per:

  • Diagnosi di malformazione fetale: si è stabilito un nuovo protocollo per trattare questi casi; prevede un colloquio iniziale con l'ostetrica, che sarà il punto di riferimento della coppia per tutto il percorso, e un successivo colloquio con il medico. Se la gravidanza prosegue viene mantenuto un contatto con la famiglia fino al parto, supportata anche da incontri con specialisti. Quando la gravidanza si interrompe (aborto terapeutico o naturale) l'ostetrica aiuta la coppia al rientro a casa e nell'elaborazione del lutto (es. narrazione autobiografica e contatti telefonici).
  • Sostegno alle madri straniere: grazie alla collaborazione con le mediatrici culturali è stato possibile dare aiuto e supporto anche alle famiglie immigrate. Gli obiettivi sono gli stessi di preparazione alla nascita ma con implicazioni connesse al riassetto dei riferimenti culturali. Si avranno visioni diverse della maternità e con l'aiuto della mediatrice può essere possibile un confronto e dialogo; aiuta le operatrici a riconoscere le differenze culturali e aiuta la donna a trovare un equilibrio tra le nuove sfide e le tradizioni culturali di origine.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Vers.13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicodinamica e assessment della genitorialità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Carli Lucia.
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