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Riassunto esame Psicodinamica, prof. Carli, libro consigliato La Genitorialità nella prospettiva dell'attaccamento Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Psicodinamica e assessment della genitorialità della professoressa Carli, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente La Genitorialità nella prospettiva dell'attaccamento, Carli . Gli argomenti trattati sono i seguenti: adolescenza: da oggetto di cure a potenziali caregiver, osservazione e la valutazione della relazione M-B... Vedi di più

Esame di Psicodinamica e assessment della genitorialità docente Prof. L. Carli

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ESTRATTO DOCUMENTO

regolati nella comunicazione con la M. cominciarono ad emergere elementi di interesse: la necessità di

disporre di criteri condivisi per valutare la relazione; l’opportunità di osservare più di una interazione per

valutare l’evolversi della relazione nel tempo; l’importanza della prima visita e di una comunicazione attenta

e approfondita con la M. Le discussioni, hanno permesso di evidenziare alcuni nodi problematici: la

formazione medica, tendeva ad accentuare l’atteggiamento critico nei confronti delle M, a notare i fattori di

rischio, anziché a rilevare le risorse positive; i medici esprimevano valutazioni positive nei confronti delle M

di secondogeniti o terzogeniti. Nella terza fase, dopo aver esaminato numerose osservazioni ed aver preso

coscienza dei criteri di valutazione spesso rigidi, si procedette alla messa a punto di uno strumento sintetico,

le cui voci fossero però condivise e venissero lette, interpretate ed esemplificate con un buon livello di

accordo dal gruppo. Imparare a osservare, venne inteso dal gruppo come un processo in cui l’osservatore

partecipante, cioè il pediatra, durante la visita coglie una prima impressione della coppia M-B; valuta gli

elementi che la confermano o smentiscono; riconsidera la prima impressione ed esprime un giudizio

complessivo. È importante per il pediatra osservare la relazione, perché costituisce un contributo per capire

lo sviluppo della personalità del B; uno strumento per migliorare l’approccio comunicativo e relazionale

pediatra-B-famiglia. Nella quarta fase venne messo a punto una griglia di osservazione e una guida al

colloquio con la M. Nella quinta fase, lo strumento è stato sperimentato da un gruppo di 7 pediatri. La teoria

di riferimento per la messa a punto dello strumento, è la teoria dell’attaccamento di Bowlby e gli stili di

attaccamento di Ainsworth. La teoria dell’attaccamento, e in particolare la Strange Situation, sono fondate su

un ampio corpus di osservazioni raccolte in situazioni naturali, da cui emerge come la sensibilità materna sia

una variabile fondamentale nel formarsi degli stili relazionali. Stern dallo studio condotto sui gemelli,

individua indicatori importanti della qualità della relazione tra M e B: i modo di stare faccia a faccia, gli

sguardi, la voce, la modalità in cui la M controlla il B, i modi con cui il B si rivolge alla M assumendo

addirittura talvolta la funzione di “rianimatore” quando essa sembra indifferente o depressa. Le M portano

con sé nella relazione con il loro B, la storia e le tracce delle relazioni precedenti, notato non solo in ciò che

raccontano sul B e su di sé, ma anche nei modi in cui interagiscono con gli eventuali accompagnatori, il

partner o la propria M. Prima di procedere a definire lo strumento di osservazione diretta, il gruppo di lavoro

ha approfondito il tema della comunicazione tra M e pediatra, come occasione per porre le basi di un

rapporto di fiducia. La prima visita è la prima occasione di incontro e di conoscenza. Si è perciò pensato di

prevedere, da parte del pediatra, un tempo più disteso per la prima visita, mettere la M a proprio agio, usare il

nome del B, evitare termini tecnici, non esprimere giudizi, ascoltare, chiedere cosa ritiene più importante

dire, chiederle se qualcuno l’aiuta, come organizza la giornata, come risponde al pianto del B. Queste

domande permettono di inquadrare il tipo di M, però si lamentano del fatto che per ogni singola M si

richiede molto tempo per un colloquio. RELAZIONE SICURA: espressione chiara e armoniosa dell’affetto;

presenza di emozioni positive; disponibilità della M a rispondere ai bisogni del B; RELAZIONE ANSIOSA:

emozioni intense non controllate, espressione di ansia, insicurezza nel gestire il B. RELAZIONE

DISTACCATA: emozioni scarse, indifferenza, passività. Prima di compilare le schede è importante

formulare mentalmente un’impressione generale, formulare una valutazione conclusiva. 4 versioni: per la

prima visita tra il 1° e il 2° mese; tra il 2° e il 6°; tra il 6° e il 12°; e una scheda di valutazione conclusiva alla

fine del primo anno.

CAP 4°: I NUOVI SERVIZI PER GENITORI E B: SUPPORTO ALLA RELAZIONE E

OCCASIONI EVOLUTIVE

La legge 285/97 individua 2 grandi categorie di nuovi servizi socio educativi per i più piccoli, entrambe con

una frequenza a tempo parziale, limitata ad alcuni momenti nell’arco della giornata o della settimana: nella

prima, gli adulti possono decidere se restare o meno al centro; nella seconda, la modalità di partecipazione

prevede la compresenza di B e genitori, che si rivolgono a B da 0/3 anni. Tale compresenza è significativa, in

quanto consente alla M di trovare ascolto e parola all’interno di un gruppo in cui riconoscersi e con cui

confrontarsi. La presenza di educatori preparati costituisce una modalità di sostegno e supporto alla relazione

adulto-B, il cui obiettivo è quello di aiutare la coppia a stare meglio insieme. Le nuove tipologie, nascono

come risposta ai bisogni delle famiglie, in relazione ai cambiamenti sociali e culturali. Alla stanchezza tipica

dei primi tempi, si aggiungono dubbi sulla propria adeguatezza al nuovo ruolo. Ne deriva una maggiore

necessità di socializzazione e di supporto alla funzione genitoriale. Il primo centro di questo genere, fu la

Maison Verte. Tra gli aspetti, troviamo la flessibilità e la libertà di frequenza, garantita agli utenti; la forma

organizzativa volta a favorirne un utilizzo autonomo. Abbiamo anche il servizio Family Centres inglese

rivolto alle fasce di popolazione a rischio; quello tedesco che ha come obiettivo quello di divenire un centro

di aggregazione per famiglie di condizioni economiche diverse, in risposta all’isolamento diffuso. In Italia, il

primo servizio è Il Tempo per le Famiglie volto a sostenere la relazione genitore-B. Uno degli obiettivi

prioritari di questi servizi, è che la diade M-B che vi accede, possa trovarvi opportunità di piacere

relazionale. Gli spazi di condivisione, sono pensati per instaurare relazioni. Il benessere reciproco si realizza

anche attraverso la ricerca di quella distanza ottimale tra M-B, avendo così modo di instaurare i primi

allontanamenti, i B possono fare esperienze di gioco con i coetanei, gli adulti ritrovarsi tra di loro. Attraverso

queste prime brevi separazioni, si ha l’opportunità di costruire le basi per un’autonomia e un’indipendenza

reciproca. Un altro obiettivo del centro, è quello di uscire dall’isolamento domestico favorendo l’opportunità

di socializzare. Sono luoghi in cui è possibile fornire le risposte ai problemi comuni legati alla cura dei figli e

favorire la valorizzazione dei differenti modi di essere genitore. La proposta consiste in alcuni momenti del

Tè o del caffè, in cui gli adulti si ritrovano in spazi pensati per loro, per facilitare la comunicazione. Lo

scambio di impressioni e preoccupazioni, consente di trovare una fonte di rassicurazione . Questi servizi,

possono diventare luoghi di parola, nei quali raccontare e raccontarsi. È importante porre attenzione alle

coppie con B nel primo anno di vita, in quanto è questo il periodo che maggiormente risente di difficoltà

dovute ai cambiamenti, che portano anche a ridefinire i ruoli della coppia. Il senso di inadeguatezza che le

neomamme sperimentano in questi primi mesi è enorme, ed è importante intervenire, perché è proprio qui

che si vanno formandosi e differenziandosi gli stili relazionali. Nei servizi viene offerto questo supporto alla

genitorialità, vengono affrontati argomenti che più interessano i genitori, come ad esempio la cura del

neonato, l’allattamento e lo svezzamento, il sonno, il pianto, i cambiamenti nella coppia. Con il passare del

tempo questi gruppi vanno sempre più assomigliando a quelli che accolgono B da 1/3 anni, per cui

l’attenzione va concentrandosi sul B e sullo sviluppo. Alcuni centri, offrono ai neogenitori incontri

sull’allattamento materno, gli sportelli di assistenza alla richiesta e alla compilazione delle domande per gli

assegni familiari e di maternità. L’operatore ha il ruolo di regista, mediatore, facilitatore e supporto rispetto

ai B, per i quali è chiamato ad individuare attività mirate ed adeguate alla loro età, cosa che richiede una

conoscenza dello sviluppo infantile. Dovrà quindi acquisire competenze relative alla conduzione dei gruppi

di adulti, di genitori, sarà necessaria una conoscenza degli elementi che caratterizzano la relazione M-B e gli

stili relazionali che la connotano. All’operatore viene richiesta la capacità di osservare la relazione.

L’obiettivo che un educatore deve avere in mente rispetto alle diadi non è il cambiamento dello stile

relazionale, quanto piuttosto quello di aiutare il genitore a vederne le caratteristiche e a riflettere su di esso,

in modo da sostenere l’individuazione e la scelta di uno stile coerente; altro obiettivo, è sostenere il processo

di separazione-individuazione favorendo il raggiungimento di quella giusta distanza che porta

all’acquisizione di un’autonomia. Determinante è il ruolo dell’equipè: essa, oltre ad essere il luogo in cui si

definiscono gli obiettivi, è lo spazio privilegiato dove è possibile il confronto con i colleghi, poiché occorre

analizzare, le situazioni vanno discusse e guardate dai vari punti di vista. Altro elemento, è rappresentato dal

supervisore a cui è affidato il compito di aiutare sia il singolo, sia il gruppo, a leggere ciò che si fa e ciò che

si dice. Tale ruolo è assunto da psicologi e pedagogisti. Ad essi è affidata la conduzione dei gruppi di adulti,

così come il servizio di counseling psicopedagogico per quei genitori che richiedessero colloqui individuali

per dubbi o difficoltà. Saper cogliere e rispondere alle domande che adulti e B pongono quotidianamente,

sostenendo la loro relazione, significa coltivare una strategia dell’attenzione nei confronti di ciascun utente,

piccolo o grande che sia e dei suoi bisogni.

CAP. 5: Separarsi e ritrovarsi al nido: strategie educat. e interpretaz. Culturali

Il nido è un luogo di socializzazione. La professionalità degli educatori ha contribuito ad accrescere la

fiducia che le famiglie esprimono nei confronti del nido. L’educatrice, rappresenta un punto di riferimento

per le scelte della famiglia. L’inserimento è comunque un punto cruciale, in quanto offre la possibilità di

osservare la delicata fase del lasciarsi e del ritrovarsi, consentendo di cogliere la qualità della relazione.

L’inserimento, è il primo passo di un’esperienza educativa, che si svolgerà al di fuori del contesto familiare,

rappresenta anche il primo distacco dai genitori. Il termine inserimento, indica tutte le strategie pedagogiche

che vanno dalle prime forme di conoscenza tra i genitori e le educatrici, attraverso la presenza della M nel

nido, fino alla completa assunzione delle responsabilità della cura da parte dell’educatrice. A livello più

profondo, indica il “processo emotivo e psicologica” che caratterizza le prime esperienze di separazione del

piccolo dalla sua figura di riferimento familiare. COME si SVOLGE l’inserimento: dopo i primi contatti con

la famiglia, il nido propone ad ogni coppia di adulto-B di trascorrere un periodo di tempo nel nuovo

ambiente per conoscere le educatrici, i B e i ritmi della giornata. La presenza al nido della coppia consentirà

alle educatrici di osservare e comprendere i ritmi, i modi, i tempi e le abitudini della diade. Dopo qualche

giorno di conoscenza, sono previste le prime separazioni, la M comincerà ad allontanarsi dal nido, all’inizio

per un breve periodo, poi più lungo, consentendo all’educatrice do creare una relazione col B. Generalmente

l’inserimento si conclude nell’arco di 1-2 settimane. Con l’ingresso al nido, il B si affaccia ad un universo

relazionale complesso e più ampio, che può essere interpretato come opportunità di costruire legami sicuri e

positivo con altri adulti. Nei casi in cui ci crea una buona relazione tra M ed educatrice, si avrà una buona

probabilità di vedere instaurare un buon rapporto anche tra B ed educatrice. Ma l’inserimento, rappresenta

anche un momento critico per la M, in quanto sperimenta l’occasione di trovarsi separata dal figlio. Durante

questo evento, la M potrà sentirsi sostenuta e appoggiata dalle educatrici per vivere pienamente l’intensità

del distacco. La M potrà confrontarsi con altre M sentendosi meno sola. Il ruolo dell’educatrice al momento

dell’inserimento, è complesso e implica la capacità di intervenire su più fronti: favorire una positiva

esperienza di separazione, portando il piccolo a vivere il suo primo distacco sereno; facilitare la

sperimentazione di percorsi di autonomia nel B; consentire una buona esperienza di riunione con la M;

facilitare la costruzione di un legame di fiducia con la famiglia; coordinare il proprio intervento,

confrontandosi con gli altri educatori. L’educatrice è chiamata a sapersi proporre come referente sicuro per il

B e per la M che sente di potersi allontanare dal figlio, nella certezza che rimarrà lei il suo punto di

riferimento. L’educatrice è anche chiamata a sostenere il momento del ricongiungimento, il cui intervento è

finalizzato a favorire l’incontro dei 2 partner; si tratta di saper restituire alla M il suo ruolo. È stata effettuata

una ricerca , il cui obiettivo era la riflessione sui legami tra le interpretazioni culturali relative ai temi della

relazione di attaccamento M-B e del distacco, e le pratiche educative proposte nei servizi per l’infanzia. Sono

stati individuati servizi per la prima infanzia, rivolti al B tra 0/3 anni, e per ogni servizio sono stati formati 2

gruppi di genitori ed educatori, disponibili a partecipare alla ricerca. Ci si è avvalsi dell’intervista, sono state

condotte diverse osservazioni, sia per consentire ai ricercatori di familiarizzare con un contesto culturale

diverso da loro, sia per raccogliere ulteriori dati. Sono state predisposte 2 interviste, una per i genitori, una

per gli educatori. L’intervista ai genitori, della durata di un’ora circa, dopo una prima parte dedicata alla

storia di vita della diade, che invitava a riflettere sulle prime esperienze di separazione, ricongiungimento,,

prevedeva una seconda parte finalizzata a stimolare il ricordo delle esperienze infantili dell’adulto.

L’intervista alle educatrici, dopo una prima parte più generale sulla storia professionale, invitava le

intervistate a riflettere sull’accoglienza dei B nei servizi, sulle strategie utilizzate, sui bisogni delle M. Da

una prima analisi, emergono differenze tra i 2 contesti culturali, allo stesso tempo risultano somiglianze sulle

emozioni e sui sentimenti che genitori ed educatori associano a questo momento delicato. Se da un lato, nei

servizi italiani è risultata unanime l’attenzione ala momento del passaggio del B dalla famiglia al servizio, lo

stesso non si può dire dei servizi americani. Anche l’idea di famiglia è emersa differente nei 2 contesti. Nei

servizi italiani, è importante la gradualità, la costruzione lenta di nuove relazioni, nei contesti americani

invece è connotato dalla velocità, dall’immediatezza. La famiglia nel contesto americano risulta meno unita e

stabile nel tempo, i genitori vedevano il momento del distacco come un giorno qualunque, un evento

necessario ed inevitabile, dunque va affrontato il più velocemente possibile. Non è raro qui vedere M che

chiudono la porta dietro di sé. Sembra che sia importante che M e B cominciano ad abituarsi a quest’idea,

sperimentando con successo le loro prime esperienze di separazione. L’inserimento, implica un grande

coinvolgimento, ed è qualcosa che i genitori attendono. È difficile immaginare che un B possa accettare

serenamente di essere lasciato in un luogo che non conosce e con persone che non conosce. Se da un lato

possiamo dire che ci sono differenze per quanto riguarda l’inserimento, non possiamo dire la stessa cosa

delle emozioni. Tutti, ricordano con tanta emozione il momento in cui si sono allontanati dal proprio B per

lasciarlo nel servizio. La separazione risulta associata alla fatica, poiché sconvolge anche il mondo dei

genitori. Sia le M che le educatrici, nei 2 contesti, manifestano con chiarezza il legame tra le proprie

esperienze di figlie e i comportamenti che riportano nel descrivere la propria esperienza di M o educatrici. Le

descrizioni, i ricordi, gli esempi raccolti, offrono spunti per riflettere sul rapporto che lega il passato, che si

attiva nella relazione con un B piccolo.

CAP. 6: Un modello di gestione della relazione: storia di un corso di formazione nella scuola

materna (1994/2000)

L’approccio ecologico-contestuale, è teso a visualizzare la relazione diadica all’interno della rete di relazioni

che caratterizzano il contesto sociale. Questo modello è costituito dalle nozioni di attaccamento multipli e dal

funzionamento triadico della diade. La relazione che il B instaura con l’educatore, costituisce un vero legame

di attaccamento, e come tale si inserisce in quell’area di attaccamenti multipli infantili. La qualità di queste

relazioni, è determinata dallo stile relazionale dell’adulto, risente inoltre del modo in cui B e insegnante

stabiliscono rapporti con le altre figure di cura del network familiare e scolastico. Il grado di sicurezza, si

manifesta nella capacità dei 2 membri della diade di sviluppare una modalità di funzionamento triadico, vale

a dire un membro della diade non vive sentimenti di esclusione quando l’altro è impegnato con un terzo. Nel

caso di legami insicuri, la persona che si sente esclusa dalla diade, può interferire con il funzionamento, è il

caso della M che alimenta sensi di colpa nel B quando si allontana da lei per aprirsi ad altre possibili figure

di attaccamento quali il P, l’educatrice, il nonno. Mentre si esploravano gli stili relazionali all’interno della

scuola, è emerso il problema degli scambi in sede di Collegio docenti che ha portato alla messa a punto di

uno strumento per sondare i problemi relazionali. 4 fasi: 1): l’origine interattiva degli scambi relazionali. La

prima fase ha portato ad esplorare con le insegnanti l’origine interattiva dei diversi stili relazionali

dell’adulto e del B. E’ stato analizzato il modo in cui lo stile di attaccamento dell’adulto si traduce in

comportamenti di cura del B, senza trascurare la qualità della rete di relazioni (coniugali, amicali).

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Legami di attaccamento al genitore, all’educatore e stile di amicizia fra pari. Ricerca intervento:

OBIETTIVO: individuare la connessione fra lo stile di amicizia che il B instaura con i pari e lo stile di

attaccamento del B al genitore e all’educatore. L’osservazione è stata effettuata nel febbraio del 96 con 32 B

di 3 anni. È stato utilizzato l’ASCT e il Q-SORT. Il primo è stato scelto per valutare lo stile di attaccamento

al genitore; il secondo per l’analisi dello stile di amicizie tra i B. Ad ogni B osservato, è stato presentato

l’insieme delle foto dei compagni con la richiesta di indicare il B con cui giocava meglio. La stessa domanda

è stata posta al B indicato per verificare la reciprocità della scelta. L’osservazione ha previsto anche una

videoregistrazione di 2 ore. È emerso dai risultati che lo stile di attaccamento che il B mostra nei confronti

dell’insegnante, risulta connesso a quello che lo lega ai genitori. Il B tende quindi a riprodurre nel rapporto

con una figura di attaccamento adulta esterna alla famiglia, modalità relazionali simili a quelle attivate nel

rapporto con i genitori.

Nella prospettiva teorica proposta, la relazione con l’adulto costituisce per il B una fonte di frame relazionali

spendibili nella relazione con i pari e, su un piano affettivo, quella base sicura che stimola l’esplorazione

dell’ambiente fisico e sociale. L’impossibilità di trovare nell’adulto una base sicura, rischia di compromettere

l’esito del processo di socializzazione, mantenendo il B dipendente dal caregiver. 2) fase: la ricerca di un

modo nuovo di “stare con” il B, un nuovo modo di “stare con” gli adulti. Il primo passo è il riconoscere

l’abitudine professionale di convergere l’attenzione sul gruppo dei B. Si è cercato di direzionare lo sguardo

delle insegnanti sui singoli B, attraverso 2 proposte: un training osservativo finalizzato a far cogliere,

mediante l’analisi del materiale videoregistrato, l’elemento ricorrente negli scambi del B, l’espressione del

suo “essere con”gli altri; l’analisi della comunicazione verbale fra B e insegnante, avvenuti nel corso della

somministrazione dell’ASCT, audio registrati e trascritti, al fine di valutare le caratteristiche degli scambi

comunicativi. Sulla scia di questa nuova attenzione, il coordinatore ha espresso la necessità di affrontare il

problema del funzionamento dei Collegi insegnanti, rilevato dagli stessi come carente. Per prevenire il

rischio di vaghe discussioni, si è intravisto nell’intervista microanalitica di Stern una possibilità per

addentarsi negli aspetti dell’esperienza soggettiva dei singoli partecipanti e individuare quindi la direzione

per accostarsi alla vera natura dei problemi.

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La pratica dell’intervista microanalitica, prevede che l’individuo metta a fuoco un momento particolare di un

evento, quale una sequenza di gioco M-B e riferisca tutto ciò che riesce a ricordare e ricostruire di ciò che ha

visto, sentito, pensato e fatto in quel momento. L’obiettivo è cogliere tutto quello che succede in quel lasso di

tempo. L’ipotesi è che la M, mentre agisce si muove in 2 spazi soggettivi: quello dell’interazione

comportamentale e quello del suo mondo rappresentazionale. In rapporto al tema del funzionamento del

collegio insegnanti, si è partiti dal problema segnalato di solitudine e fatica nel confronto interpersonale,

avviando la fase esplorativa attorno a 4 domande stimolo: il momento più problematico vissuto attorno

all’esperienza; il modo in cui aveva reagito; gli eventuali elementi di diversità rispetto a come aveva agito in

passato; gli aspetti di novità. Le risposte hanno costituito l’oggetto della discussione.

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L’esito positivo raggiunto attraverso questa tecnica, contribuirà a farne lo strumento privilegiato. Tale

esperienza ha avuto un duplice effetto. Da un lato, la messa a punto di tale strumento e la supervisione della

sua applicazione si sono indirettamente configurate come un percorso di formazione per il coordinatore

adattato alle particolari esigenze del suo ruolo direttivo, parallelo e funzionale a quello degli insegnanti.

Dall’altro, l’impegno del coordinatore nel trasferire questo metodo agli insegnanti, sostenendo l’uso, ha

connotato il coordinatore come potenziale canale formativo. 3) fase: l’intervento di rete, non essendo ancora

veramente operativo sul territorio, si è costituito grazie a una convergenza favorevole di metodi di lavoro. Le

difficoltà incontrate nella gestione di tale evento, hanno indotto a ripensare gli aspetti costituitivi l’intervento

stesso, dalla fase di segnalazione, a quella risolutiva. In relazione a questo nuovo obiettivo sono stati

individuati gli interlocutori principali delle insegnanti, e sono stati programmati degli incontri che miravano

a definire il reciproco campo di intervento e a individuare nuove forme di collaborazione nei casi a rischio.

La preparazione e la conduzione di tali incontri, è stata affidata al coordinatore. La scelta di privilegiare

questa figura, ha avuto l’obiettivo di consolidare l’uso della metodologia da parte del coordinatore e delle

insegnanti. Una volta individuati i nodi comunicativi ricorrenti all’interno di questa relazione, si è ripensata

la nuova procedura di segnalazione e presa in carico del problema. Sono stati analizzati i problemi di

comunicazione con il servizio Sociale confluendo in una sorta di “protocollo d’intesa”. L’incontro con i

rappresentanti del Centro d’aiuto al B maltrattato di Milano, ha contribuito a chiarire gli ambiti di intervento

degli educatori in relazione a quelli degli operatori giuridici e dei Servizi di accoglimento dei minori.

L’analisi del rapporto con la famiglia, sviluppata all’interno di incontri con le sole insegnanti, si è limitata a

differenziare il metodo di approccio a casi di maltrattamento e abuso dei casi relativi a problematiche

relazionali e di apprendimento. La problematica familiare, avrebbe poi costituito il tema centrale della

quarta fase: l’approccio alla famiglia, come supporto alla genitorialità. La maggior afferenza dei genitori

alle insegnanti per questioni educative, si scontrava con la consuetudine da parte delle insegnanti di

impostare il rapporto con i genitori, entro i margini di una semplice trasmissione di informazioni. In

situazioni pregnanti, questa modalità quasi distaccata cedeva il posto ad un coinvolgimento eccessivo. In tal

modo le problematiche familiari o venivano censurate o entravano in maniera destabilizzante nella vita della

scuola. Il divario nel modo di intendere il ruolo educativo della scuola, alimentava incomprensioni. Portava

le insegnanti a giudicare le richieste del genitore, come frutto di atteggiamenti di delega. Elaborare una linea

pedagogica nuova implicava una revisione del modo di operare delle insegnanti, infatti, il muoversi in questa

direzione presupponeva uno spostamento dell’asse dell’identità centrata fino ad allora sui B verso gli adulti,

nello specifico i genitori. Tale spostamento portava con sé molteplici implicazioni tra cui: individuare il

campo di competenza della scuola, identificabile nella problematica della relazione genitore-B; acquisire

familiarità con questa nuova area d’intervento educativo, mettendo a fuoco le caratteristiche di una relazione

di supporto nei confronti di un partner competente come l’adulto; identificare le competenze professionali

necessarie per assumere il nuovo ruolo.

Tale modello di supporto alla funzione genitoriale, si struttura attorno ad interventi indiretti, volti a

riconoscere all’interlocutore, una posizione più attiva all’interno della relazione. L’educatore deve evitare di

rispondere immediatamente alla richiesta di aiuto del genitore. La valorizzazione delle informazioni che

l’adulto può fornire, richieste nel corso di questa procedura in maniera molto dettagliata, rimanda al genitore

il senso del suo valore in quanto persona in grado di dare indicazioni affidabili. L’educatore incoraggia il

genitore a esplorare modi nuovi e personali di stare con il B, valorizzando le parti più positive del suo

repertorio di cura. Con questo atteggiamento non svalutante, contiene i dubbi e le ansie del genitore rispetto

alla propria capacità genitoriale.

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Si tratta di un modello di intervento di tipo psicopedagogico volto a favorire la consapevolezza e la scoperta

delle proprie capacità relazionali. L’ultima parte del corso, è stata articolata in 2 livelli: uno, rappresentato

dai consueti incontri mensili da parte del formatore, prevedeva esperienze di role-playng con la simulazione

di situazioni che si venivano a creare e le loro possibili soluzioni. L’altro, comportava la segnalazione al

coordinatore stesso e la presa in carico da parte di ogni scuola di una situazione relazionale problematica,

sempre secondo il modello sperimentato nel corso delle sedute di role-playng. L’adulto diventa un potenziale

punto di riferimento che garantisce al B la base per avventurarsi con sufficiente sicurezza nell’esplorazione

dell’ambiente fisico e dei coetanei. Più è sicura il punto di riferimento, tanto più attiva sarà l’esplorazione.

L’intervista microanalitica di Stern si è rilevata utile, in quanto ha consentito alle insegnanti di trovare la

giusta distanza dal problema. Questo ha permesso loro di visualizzare meglio il problema stesso e di entrare

in relazione con l’interlocutore.

Il formatore trasmette i contenuti teorici. Il Coordinatore coordina situazioni predisposte insieme al

formatore per tradurre il sapere in saper fare. L’Insegnante usa a livello pratico le conoscenze apprese a

livello teorico.

Appendice: nota in margine allo sviluppo dei nuovi servizi per i B e i loro genit

I servizi per la prima infanzia e le famiglie sono considerati nuovi, poiché articolano un intervento sia

educativo che sociale, diretto a favorire una migliore qualità di vita dei B piccoli (0/3), passando attraverso il

supporto alle funzioni ed ai vissuti dei genitori. Per sottolineare il carattere d’innovazione, l’obiettivo è

quello di sostenere la relazione tra genitori e figli. L’asilo nido negli anni è maturato come istituzione

educativa, come servizio per le famiglie. Una costante che ha contrassegnato questa evoluzione, può essere

identificata nella grande attenzione rivolta alle problematiche legate al processo di inserimento del B.

l’approccio sistemico-ecologico ha costituito il quadro teorico di riferimento per lo studio e la lettura dei

processi di sviluppo infantile. Il nido è un’esperienza diversa da quelle di separazione traumatica: esso

rappresenta una situazione in cui i piccoli trovano gli stimoli più adeguati alla loro crescita e i grandi hanno

la possibilità di condividere la cura del B con altri adulti. Negli anni 60-70, si attribuivano effetti negativi

allo sviluppo del B, a causa della separazione precoce, e la frequenza al nido era considerata un rischio.

Secondo Bowlby era preferibile una opzione zero, cioè evitare totalmente ogni forma di distacco.

Condizionato da ciò, il personale aveva impostato il proprio intervento in senso difensivo, cercando di

limitare i danni e di gestire i disagi provocati dall’ansia di separazione. Ai giorni nostri, l’esperienza di

transizione è gestita con nuove modalità, sulla base di un patto di collaborazione tra gli adulti coinvolti.

L’educatrice, è motivata a sostenere una corresponsabilità nella cura del B, e il genitore è consapevole del

proprio bisogno di aiuto. È importante inoltre dimostrare ai genitori quanto il contesto del nido potesse

rappresentare per il B un’occasione evolutiva per eccellenza. Il ripensamento del servizio è andato in 2

direzioni: da una parte, ha prodotto all’interno del nido una ridefinizione della sua identità, conducendolo al

elaborare modalità più flessibili nell’impostare l’organizzazione del servizio e nell’articolare il rapporto con i

genitori; dall’altra, ci si è incamminati verso la sperimentazione delle nuove tipologie, forme integrative,

articolate in modo flessibile, affiancabili alle proposte già consolidate e caratterizzabili come spazio

transazionale tra famiglia e nido, funzionale alle necessità sia dei piccoli che dei grandi, sempre più esposti

agli effetti negativi dell’isolamento. La volontà di creare nuove occasioni che potessero realizzare un accesso

più diffuso al servizio educativo sia da parte dei B che delle famiglie, viene garantito dal sostegno

relazionale. Considerati come soggetti che attraversano una fase di crescita e di cambiamento, viene

riconosciuto il diritto di essere sostenuti nelle scelte. I nuovi servizi si rivelano preziosi per tutti. I nuovi

servizi sono buoni per i più piccoli e accoglienti per la coppia genitore-B. in questi contesti di vicinanza,

possono avvenire reali separazioni, sia perché l’affidabilità della propria figura di attaccamento viene

consolidata nella sua funzione di base sicura favorendo il distacco, sia perché il caregiver può rassicurarsi

dello star bene del piccolo anche in momentanee assenze, sia perché i timori e le difficoltà che il caregiver

affronta hanno l’opportunità di essere elaborati in gruppo e di non ricadere sul B, interferendo nello sviluppo.

Fare prevenzione, significa sostenere, incoraggiare, accompagnare e accogliere la diade. L’impostazione del

lavoro delle famiglie viene a collocarsi all’interno dell’empowerment model. Tale concezione di intervento,

mira a rendere i soggetti più competenti a partire dalle loro stesse abilità; più consapevoli del proprio potere;

più forti. Nel 1986 viene inaugurato in Italia il primo servizio “Tempo per le Famiglie”. 1987 a Pistoia nasce

l’Area B. In Inghilterra già esistevano i piccoli gruppi informali aperti ai B tra 1 e 3 anni accompagnati da un

genitore. Tali servizi inseguono l’obiettivo di venire incontro ai problemi che la crescita di un B pone ai suoi

genitori e che nelle città non trovano forme di accoglienza. Anche i Family Centres rappresentano esperienze

inglesi, svolgono un programma di sostegno alla genitorialità. Interessante è l’esperienza svedese, il cui

nome si può tradurre in scuola aperta, è rivolto alle mamma con B fino a 7 anni. L’intervento è caratterizzato

dalla volontà do offrire ai genitori ed ai B un supporto relazionale, un ambiente alternativo a quello

quotidiano. In Germania si trovano i “centri per le M”. il sostegno alla genitorialità, diventa un supporto per

le M, che in occasione della maternità, subiscono un contraccolpo al proprio vissuto privato. Il servizio offre

contatti, attività di scambio e volontariato, gruppi di collaborazione e opportunità di guadagnare con piccole

occupazioni. Il fatto che le M vengano pagate è importante perché garantisce l’affermazione della loro

identità sociale, e quindi contribuisce a rafforzare l’autostima. MAISON VERTE: rappresenta il primo

modello di compresenza B-genitori, con scopi di sostegno alla relazione. È un luogo di accoglienza e di

ascolto, con finalità preventiva, attenta cioè ad evitare che il B durante i primi anni di vita venga sottoposto

ad inutili sofferenze; preparare un clima distensivo tra M e B, alla separazione; socializzazione. Abbiamo 5

categorie di servizi: A) Centri per B e genitori: svolgono un’attività di accoglienza centrata sulla coppia,

garantendo un’apertura per almeno un anno e per almeno 12 ore la settimana. B) Progetti per B e genitori:

centrati sulla coppia M-B aperti l’anno scolastico per 12 ore la settimana. C) Progetti temporanei per B e

genitori: offrono occasioni di compresenza però per pochi mesi all’anno, primavera-estate. D) Centri per

infanzia con affido: realizzano servizi flessibili capaci di coinvolgere anche i genitori, ma prevedono la

possibilità di affidare i B al personale educativo; E) Ludo/Biblioteche: percorsi rivolti alle coppie B-

genitori. Oggi si cerca di lavorare sul disagio infantile, sulla prevenzione e sulla promozione dei diritti

dell’infanzia, di valorizzazione delle risorse dei genitori, delle famiglie e delle comunità locali. Si è sempre

più diffusa la consapevolezza che l’educazione dei B costituisca un investimento per il fuuro e che la

distribuzione dei tempi di cura dei B tra i genitori, le famiglie e le istituzioni pubbliche, rappresenti un

valore, non solo una necessità.

ADOZIONE E CAMBIAMENTO

CAP. 4: La valutazione delle rappresentazioni genitoriali

Un’intervista semistrutturata, viene somministrata separatamente ai genitori, in momenti di particolare

importanza nello sviluppo delle rappresentazioni legate alla genitorialità; esistono diverse versioni. La durata

è di circa un’ora e mezza, ed esplora il modo in cui il genitore organizza la propria esperienza personale e

interattiva, in una struttura narrativa. La prima parte consiste in domande relative alla rappresentazione del B

desiderato, di sé come genitore e del partner come M/P; le somiglianze familiari del B., i caratteri relazionali,

l’influenza del passato sul presente, desideri e paure. Nella seconda parte, vengono chieste ai genitori

descrizioni assegnando un punteggio a una serie di 17 coppie di aggettivi antitetici presentati su una scala

bipolare tipo Linkert, in questo modo, è possibile ottenere una sorta di profilo percettivo. Domande aperte e

descrizioni percettive, consentono uno studio complementare della genitorialità individuale e di coppia, le

relazioni con la famiglia allargata, i momenti e i cambiamenti, dovuti all’arrivo del B. la lettura e la

decodifica dell’intervista AD-MATE-R si articola su 2 livelli: al livello rappresentativo si rifiutano i processi

di pensiero consapevoli. La lettura a questo livello, è basata sulla percezione esplicita, attraverso 2 tipi di

scale, una riguardante la persona, l’altra la sua funzione genitoriale. Al livello narrativo, attraverso domande,

vengono mobilitate dinamiche proiettive, che viene studiato attraverso la dimensione delle rappresentazioni,

l’analisi del tema narrativo. Vengono individuati per ogni soggetto: il tema verbalizzato dal genitore in

riferimento al B e a sé come genitore; il tema controtransferale in riferimento al B e a sé come genitore. Si

sono identificate 4 modalità di “organizzazioni tematiche”: organizzazione di :desiderio, paura, difesa e

assenza di organizzazione. È interessante ri-somministrare la scala dopo l’arrivo del B. E’ facile da

somministrare, e raccoglie molte informazioni in pochissimo tempo.

CAP. 5: L’osservazione del B., dei genitori e dell’interazione.

L’osservazione in campo clinico, è costante, in quanto il comportamento corporeo, costituisce

comunicazione privilegiata, ed è nelle modificazioni di ciò che si possono cogliere i cambiamenti.

L’osservazione di ricerca e quella clinica, sono state contrapposte, in quanto appartenenti ad ambiti della

psico separati, anche se adesso si sta cercando di integrare le informazioni. Il primo aspetto che occorre

tenere presente quando si osserva, è l’obiettivo che si intende raggiungere. È importante utilizzare situazioni

naturalistiche. Un buon setting osservativo, dovrebbe essere costruito tenendo conto dell’età del soggetto, e il

livello di sviluppo. STRUMENTAZIONI: l’osservazione carta e matita è adeguata in un contesto

naturalistico e poco strutturata, ma può essere applicata anche in sedute di laboratorio. Costituisce uno

strumento irrinunciabile, e può essere utilizzato come complemento ai dati raccolti; le tecniche di

videoregistrazione sono utilizzabili in contesti di laboratorio, ma possono essere proposte anche in ambienti

naturalistici, a casa, nella scuola. Ha alcuni vantaggi, in quanto consente di rivedere più volte quanto

raccolto; fornisce la possibilità di applicare griglie di codifica del comportamento e/o dell’interazione a

seconda dei vari obiettivi; consente ai professionisti di confrontarsi sulle osservazioni; ma può anche

rappresentare un limite alla spontaneità del B e della situazione. Ulteriore aspetto, riguarda il livello di

partecipazione dell’osservatore alla seduta: si va da situazioni in cui l’operatore non partecipa in alcun modo

all’osservazione, a situazioni in cui è presente nella stanza ma con un atteggiamento neutro, a situazioni in

cui ha un ruolo attivo, partecipando all’interazione. Le diverse posizioni, generano differenze. Un B sotto i 3

anni, non rimane volentieri da solo in un luogo che non conosce, si potrà prevedere di lasciare il B solo nella

stanza dopo che questi avrà familiarizzato con l’ambiente, e comunque per brevi periodi di tempo. È

fondamentale che l’osservatore registri le impressioni, le sensazioni, deve ascoltare i propri vissuti e tenerli

in considerazione come elementi utili alla comprensione dei dati raccolti. Altri aspetti che occorre

pianificare, sono il numero e la sequenza delle osservazioni. Nel corso di una consultazione, il B potrebbe

rifiutarsi di ritornare, se la situazione osservativa ha generato ansia o difficoltà eccessive. Per quanto riguarda

il percorso adottivo, la possibilità di effettuare osservazioni, costituisce una risorsa di indubbia certezza. I B

con cui si lavora in questo campo, hanno caratteristiche che li differenziano, in primo luogo l’età: non è

possibile preventivare un setting operativo che vada bene per tutti. La valutazione dev’essere quasi

personalizzata. La proposta di sedute di gioco libero o semistrutturato già a partire dai 12 mesi, si può

rilevare una strategia che comporta notevoli vantaggi: può raccogliere informazioni che riguardano

competenze e adeguatezze del suo livello di sviluppo, le sue capacità interattive e di adattamento; è una

procedura di facile applicazione; può proporre un momento di valutazione non intrusivo. Con il crescere

dell’età del B, all’osservazione di momenti di gioco, si può affiancare l’uso di altre procedure, come la

costruzione di storie, che permette di raccogliere dati sul livello del comportamento osservato: riguarda ciò

che il B fa nel corso della situazione, la qualità delle emozioni che esprime; il livello dei contenuti espressi:

riguarda il tipo di storia che costruisce, la trama, l’utilizzo dei personaggi, i ruoli.

B FINO A 3 ANNI: durante la prima osservazione, è più corretto mantenere la presenza di un adulto nella

stanza. Se il piccolo ha un adulto di riferimento, può essere condotta un’osservazione tra i 2; oppure un

operatore del Servizio, che avrà una partecipazione neutra. In questo caso, anche la seconda osservazione

può essere strutturata in modo analogo alla prima. Potrebbe essere proposto un gioco non completamente

libero, per valutare competenze affettive e sociali del B. nei casi in cui sia presente una figura di riferimento,

si farà una valutazione delle modalità di separazione e ricongiungimento attraverso la Strange Situation.

B. OLTRE I 3 ANNI: la prima seduta può essere costituita da momenti di gioco libero o semistrutturato, con

l’adulto nella stanza. Per la seconda osservazione, strumenti come lo Sceno Test o l’Attachment Story

Completion Test possono essere strumenti di indubbia utilità, per approfondire non solo gli aspetti

comportamentali, ma anche l’espressione dei vissuti, delle emozioni e delle fantasie del B rispetto alla storia

passata, attuale e futura.

L’INCONTRO CON I NUOVI GENITORI E I POSSIBILI FOLLOW-UP: nella fase dell’incontro con i

nuovi genitori, l’obiettivo dell’osservazione, è quello di valutare le prime interazioni tra il B e la coppia di

genitori. Il focus dell’osservazione, sono le interazioni diadiche e triadiche; la scelta del setting varierà in

considerazione dell’età e della disponibilità della famiglia. Da un punto di vista evolutivo, la triade familiare

viene considerata come l’unità primaria entro la quale il B sviluppa le proprie competenze affettivo-

relazionali. Il Gioco Triadico di Losanna (LTP), permette di esplorare tutte le configurazioni possibili di una

triade, è l’unico strumento a disposizione, e consente di ricavare informazioni sullo sviluppo delle abilità

sociali del B e consente la valutazione dell’alleanza familiare. Il LTP è una situazione di gioco a 3. lo scopo è

la valutazione ludica di affetti positivi. La situazione, è strutturata in 4 momenti. La prova dura 15 minuti e i

genitori sono liberi di gestire la durata delle singole fasi. Durante la prima fase, uno dei genitori, gioca con il

figlio, mentre l’altro si limita a restare presente, senza intervenire. Nella seconda fase, i genitori invertono i

ruoli; nella terza fase i 2 genitori, giocano insieme con il B e svolgono la stessa funzione. Durante la quarta

fase del gioco, il B si trova in posizione di terzo e i genitori conversano tra loro. Questa fase permette di

mettere in evidenza le capacità di adattamento del B di fronte ad una situazione in cui i genitori non si

occupano di lui. Può essere utilizzato con famiglie i cui figli hanno fra i 3/24 mesi. L’LTP viene

videoregistrato ed eseguito in un laboratorio adeguatamente attrezzato. Al centro della sala ci sono 2 sedie

per i genitori e un seggiolino per il B. La procedura viene registrata con almeno 2 videocamere. Una registra

l’immagine dei genitori, e l’altra del B. La famiglia viene accolta in un angolo della stanza, uno degli

sperimentatori, presenta il setting, mostra loro il funzionamento del seggiolino, viene illustrata la consegna.

Durante questo tempo, il B rimane in compagnia di un altro operatore in modo che non si affatichi e che i

genitori siano liberi di ascoltare la consegna. Dopo il B viene posto sul seggiolino e i genitori iniziano il

gioco. Al termine della situazione osservativa, viene proposta ai genitori, una revisione delle interazioni. Lo

sperimentatore sottopone loro delle domande prestabilite. È un modo per offrire ai genitori la possibilità di

esprimere le impressioni. Esistono 4 tipi di alleanza: 1) Partecipazione: questa funzione richiede che tutti i

partner sono inclusi nel gioco . se questa situazione non è soddisfatta, l’alleanza familiare è detta

disordinata. 2) Organizzazione: questa funzione richiede che ciascuno dei partner occupi il proprio ruolo, di

partecipante attivo o di semplice spettatore. Se la funzione di partecipazione è soddisfatta, ma quella di

organizzazione no, l’alleanza è detta collusiva. 3) ATTENZIONE FOCALE: questa funzione richiede che

tutti i membri condividano lo stesso focus. Se le 2 funzioni precedenti sono soddisfatte, ma i membri della

famiglia manifestano difficoltà a condividere un focus comune, l’alleanza è detta moderata. 4) Contatto

Affettivo: questa funzione richiede che tutti e 3 i partner restino in contatto emozionale per tutta la durata del

gioco. Se le 4 funzioni sono soddisfatte, l’alleanza è detta cooperativa. Queste 4 funzioni sono valutate a

partire dai livelli d’interazione fisica: il bacino (orientamento), il busto (orientamento e inclusione), il capo e

lo sguardo ( orientamento, inclinazione), le espressioni ( facciali, gesti, voce).

L’alleanza cooperativa (A): la famiglia riesce a creare uno spazio d’interazione adeguato (posizioni corporee

corrette e adeguate al ruolo). I partner cooperano fra loro, rispettano il proprio ruolo e quello degli altri.

L’alleanza moderata (B): la famiglia manifesta le sue difficoltà. I problemi di coordinazione sono legati a una

gestione insufficiente dello stress.

L’alleanza collusiva (C): la famiglia adempie bene alla funzione di partecipazione, ma presenta difficoltà di

organizzazione, dovute ad un conflitto coniugale non negoziabile, nel quale il B è coinvolto.

L’alleanza disordinata (D): è caratterizzata dall’ESCLUSIONE di uno dei partner. Il compito è svolto con

confusione, disorganizzazione e mancanza di coinvolgimento.

Le A e B sono funzionali, C e B problematiche. L’LTP è poco conosciuto in Italia, ha il vantaggio di valutare

il funzionamento di tutta la famiglia, in un’unica soluzione videoregistrata e di breve durata. Il compito

richiesto dal gioco, spinge i 3 partner a lavorare insieme, se vogliono raggiungere lo scopo del gioco a 3,


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r.greco

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Psicodinamica e assessment della genitorialità della professoressa Carli, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente La Genitorialità nella prospettiva dell'attaccamento, Carli . Gli argomenti trattati sono i seguenti: adolescenza: da oggetto di cure a potenziali caregiver, osservazione e la valutazione della relazione M-B da parte del pediatra di famiglia:proposta di uno strumento e di un percorso di formazione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia dello sviluppo e dei processi educativi (Facoltà di Psicologia e di Scienze della Formazione)
SSD:
Docente: Carli Lucia
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher r.greco di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicodinamica e assessment della genitorialità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Carli Lucia.

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