Il secolo dei media
P. Ortoleva
Il peso dei media
Novecento = potenziamento dei media (quantità trascende in qualità). → Moltiplicazione dei mezzi di comunicazione moltiplicazione delle possibilità, fino alla ridondanza (es. oggi si hanno a disposizione in ogni casa 6-7 tecnologie diverse solo per registrare musica; per ascoltarla ancor di più). → Crescita della diffusione dei media e del loro pubblico (es. apparecchi radio quando lo sviluppo della TV minacciava la radio di obsolescenza, nacquero nuovi tipi di apparecchi, sempre più portatili).
Crescita dei media indipendenza dei media dai contesti politici. Innovazioni della comunicazione durante le guerre hanno avuto ricadute pacifiche; al contrario, le tecnologie “di pace” sono state riadattate a scopi bellici (es. soldati in Iraq usavano computer portatile). Mass media adottati dai regimi totalitari, ma anche dalle democrazie: es. la TV travalica i confini tra totalitarismo e democrazia, tra sviluppo e sottosviluppo.
Crescita dei soggetti emittenti: oggi milioni di persone possono pubblicare i propri interventi. Tutto questo ha origine dalla scolarizzazione obbligatoria diffusa nel ‘900 (+ persone che sanno leggere e scrivere). Non stiamo retrodatando il mito del prosumer: l’aumento dei soggetti emittenti e l’uniformazione dei processi comunicativi si sono a lungo inseguiti a vicenda.
Totalitarismi non volevano zittire le masse, volevano che parlassero all’unisono: non masse silenziose ma masse pronte a gridare la loro adesione. Sessantotto: spartiacque nella storia della comunicazione ‘900, ha aperto la strada a trent’anni di cambiamenti. QUINDI: crescita quantitativa in tutti gli aspetti del comunicare; sviluppo tecnologico alimentato da tutte le realtà politiche.
1965: Legge di Moore (potenza di calcolo dei microprocessori sarebbe raddoppiata ogni due anni).
Tesi sulla crescita dei media
- Si tende a dare una spiegazione univoca a questa crescita, ma è un errore!
- Tesi più diffusa: la crescita è data dalla tecnologia in quanto tale. Tante novità = imposizione di nuovi modi di comunicare.
- Altra tesi: la tecnologia è socialmente condizionata, quindi perché s’affermi un’invenzione sono necessari i mezzi per realizzarla ma anche che venga adottata da degli utenti.
Entrambe le tesi sono sbagliate: sia l’innovazione sia l’invenzione appartengono a processi storici complessi. La comunicazione vive di interazione tra persone, perciò lo sviluppo delle tecnologie è un processo tecnico e sociale.
Interpretazione più diffusa: quella deterministica-sociologica = medium s’afferma se soddisfa un’esigenza sociale (funzionalismo). Critica a questa posizione, che richiama quella di Lamarck (corrispondenza tra fenomeni sociali ed esigenze): questa posizione implica comunque un “intervento provvidenziale” incarnato dalla società stessa, vista quindi come onnipotente.
Darwin invece sottolinea la molteplicità delle forme di vita e dei meccanismi di selezione; da qui il fatto che la selezione storica delle tecnologie non favorisca necessariamente quella migliore sul piano tecnico, ma quella che rappresenta il miglior compromesso tra le attività richieste dai diversi soggetti. Domanda sociale molteplicità di esigenze. Anche questo è un processo storico.
Interpretazioni univoche
Altra interpretazione univoca è quella a carattere periodizzante: focus degli studiosi sullo shock culturale causato dalle nuove tecnologie, che imporrebbero pdv “moderni” sul mondo e sulle relazioni interpersonali (già da Rousseau ed Hegel).
In realtà non vi è nesso tra comunicazione e modernità: quest’ultima può essere utile per connettere tra loro tratti comuni di alcune fasi storiche, MA non spiega nulla riguardo le cause di questi fenomeni; è una tautologia.
Altra interpretazione connette lo sviluppo dei mass media con le esigenze di un sistema di potere atto a costruire consenso neglimenti dei dominati. La Scuola di Francoforte ricondusse i mezzi di massa all’apparato di dominio politico-economico; anche alcuni fondatori dei cultural studies connettono la forza dei media alle esigenze di egemonia dei ceti dominanti. Secondo queste teorie lo sviluppo della comunicazione di massa è parte integrante della perpetrazione del potere politico spiegazione semplicistica.
Mass media e potere
Novecento = campo di tensione tra diversi soggetti in cui i mass media sono sia strumento che orizzonte. Quattro forme di uso e controllo dei media (e conseguenti strategie di promozione):
- Propaganda. I media si prestano come strumenti di p. grazie all’uso di un linguaggio suggestivo + bombardamento incessante sui modi di pensare delle popolazioni. I “manipolatori” in realtà sono organi di un progetto di condizionamento mentale che ha altrove i suoi veri ideatori.
- Capitale simbolico. Il controllo sui media segnala la posizione che i diversi soggetti hanno nella mappa dei poteri. Italia: presenza di imprenditori nell’editoria giornalistica (interessi puramente economici); lottizzazione degli spazi riservati ai media controllati dal settore pubblico. La funzione di questi fenomeni è soprattutto di evidenziare al pubblico la posizione occupata dai diversi soggetti nella mappa complessiva del potere. Mezzi = capitale simbolico. I poteri più che promuoverli vogliono averne il monopolio.
- Distribuzione di redditi e posti. Comunicazione = settore economico da inizio ‘900 l’industria della comunicazione ha rappresentato “posti di lavoro” (es. telefoniste, giornalisti). Crescita desiderio di lavori “creativi”. Potere dei media: offrire impiego in posizioni ambite; potere di condizionamento sui ceti più istruiti/influenti (interessato alla crescita del settore della comunicazione in quanto tale perché il suo sviluppo comporta una crescita di capitale).
- Un potere in sé? I media definiscono la collettività, anche in termini geografici. Geografia dei media, conseguenza e matrice della forma-nazione novecentesca. I poteri agiscono sui media, MA ne sono a loro volta “agiti”.
Tutti e 4 i livelli d’intreccio tra mass media e i diversi poteri seguono una dialettica complessa. Come si spiega che la domanda di comunicazione non sia mai cessata durante il ‘900, come se questo bisogno fosse perennemente insoddisfatto?
La comunicazione non basta mai
Come motivare la crescita della comunicazione e l’emergere di mezzi/canali comunicativi sempre nuovi? Premesse di base:
- Una spiegazione storica deve interpretare anche l’andamento di questa crescita (mai lineare);
- La crescita dei media è frutto di convergenza tra diverse linee di sviluppo (tecnologia, economia…);
- Questa crescita è incessante ma anche cumulativa: è un processo che si autoalimenta?
L’analisi parte da un fenomeno “tecnico”. Secondo Beniger a partire da metà ‘800 è cresciuto il bisogno di strumenti di comunicazione proporzionalmente alla complessità delle attività produttive. Società moderna s’affida a organizzazioni di tipo sistemico sono indispensabili strumenti che connettano i diversi punti del sistema per massimizzare i risultati ed evitare disfunzioni che potrebbero essere causate da un coordinamento imperfetto.
Secondo B. quindi le tecniche comunicative sono strumento sia difensivo che adattivo di società, sempre più simili ad organismi viventi. Le sue tesi ci ricordano che questo processo di sviluppo è lunghissimo (ha radici ottocentesche) e che vi sia una relazione tra sviluppo della comunicazione e crescita delle reti.
Reti e "grandi sistemi tecnici"
Reti = “grandi sistemi tecnici” (GST) che dall’800 caratterizzano i paesi sviluppati (es. telefonia). Queste reti si sono imposte come strumenti per la produzione e come aiuto alla vita quotidiana. Sviluppo dei GST = stimolo a ricerca e innovazione. Una volta insediati, i GST creano dipendenza che a sua volta genera domanda di innovazione.
Anche l’imporsi del mercato come forma organizzativa dominante è un processo autopropulsivo: il mercato vive di comunicazione e contemporaneamente la alimenta.
L’economia di mercato richiede e favorisce lo sviluppo di mezzi di comun. rapidi e affidabili (infatti ad es. l’economia di mercato e il giornale di notizie sono comparsi simultaneamente). L’affermarsi del telegrafo e poi del telefono hanno promosso l’affermarsi del mercato a scapito di altre forme organizzative più gerarchiche/ritualistiche.
Nuova generazione di media
Nuova generazione di media subito dopo la Crisi del ’29 (anni di contrazione dei mercati tradizionali + promozione nuovo modello consumistico). Anni del broadcasting radiofonico, delle prime TV, del cinema a colori.
L’“età d’oro del capitalismo” (Hobsbawm) coincide con lo sviluppo della paleo-televisione. Questo modello di consumi cadde negli anni ’70 (crisi petrolifera). Da allora gli sforzi nel campo del trasferimento merci vennero applicati più all’efficienza delle reti e al controllo sugli spostamenti (grazie alle telecomunicazioni).
Nasce l’economia dell’informazione il settore economico assume funzione trainante rispetto all’industria hard che tradizionalmente dominava il mercato.
Forma-denaro e mercato
Cambia la forma-denaro. Dalla fine di Woods (’71) ai 90s la circolazione internazionale della ricchezza rimase fondata sulla rincorda tra movimenti speculativi e interventi delle grandi banche; dai 90s l’equivalenza tra impulsi e ricchezza è garantita da un delicatissimo sistema misto fatto di banche centrali e centri d’intermediazione privati. In questa fase il mercato si afferma come la sola istituzione di riferimento. Lo ha fatto riempiendo il vuoto lasciato in Occidente dalla crisi di altre istituzioni (es. l’esercito). Negli anni di affermazione del mercato, l’informazione si è affermata come il settore economico-tecnologico in più rapido sviluppo. Mercato & media
L’economia di mercato è sostenuta dal progressivo ridursi dei costi della comunicazione stessa. → Come può un sistema basato sullo scambio tollerare questa gratuità al centro di esso?! Paradosso.
Nel corso del ‘900, la dinamica ciclica dell’economia e lo sviluppo delle comunicazioni sono diventati ancora + interdipendenti. Inizialmente l’economia muoveva il sistema media, in seguito hanno coinciso in toto. Sincronismo tra crescita delle tecnologie comunicative e belliche.
Comunicazione e guerra
McLuhan definì le armi come un tipo particolare di media, poiché strumenti sì di distruzione, ma anche di relazione, oltre che “estensione” del corpo umano (pugni, calci). Per lui comunicazione e guerra sono connesse: in alcune fasi i media hanno addirittura sostituito il conflitto (es. telefono rosso simbolo della Guerra Fredda). McLuhan evidenzia questo processo a spirale.
Inoltre, l’esigenza di controllare le armi/ di prevenirne l’uso ha richiesto strumenti di comunicazione più rapidi ed efficaci. Il terrorismo usa come arma la messa in scena della guerra: comunicazione distruttiva dalla forte portata emotiva e simbolica. Il terrorismo fa paura perché la violenza che attua (quindi la sua comunicazione) non è monopolizzata da nessuno, anzi, rompe il “monopolio della violenza” che secondo Weber era appartenuto agli Stati Nazionali. Ammesso che si possa sconfiggere un terrorismo possono essercene sempre di altri.
Le guerre del nostro secolo non sono più riconducibili ad un sistema duale (es. guerre mondiali). Fin da fine ‘900 sono portati avanti conflitti interminabili in cui comunicazione e violenza militare e terroristica si susseguono. Hannah Arendt fa notare come la violenza abbia sempre bisogno di strumenti. Il fine rischia di essere sopraffatto dai mezzi che esso giustifica, necessari per raggiungerlo.
In quest’ottica, il conflitto armato porta un doppio rischio di caduta nell’irrazionale:
- Tendenza a perdere di vista la finalità per cui si combatte a scapito della soddisfazione di bisogni come la vendetta;
- Tendenza a sostituire i mezzi ai fini (la potenza degli armamenti fine a sé stessa).
La violenza non ha le caratteristiche degli interventi sul mondo fisico (“operare”) ma quelle dell’intervenire sulle persone (“agire”) – come la comunicazione. Da qui l’imprevedibilità di tutti i processi storici in cui la violenza è coinvolta.
Irrazionalità della violenza + pretesa di applicare alla guerra le dinamiche dell’industria = ampliamento del potere distruttivo (overkilling), utilizzato nei conflitti senza vincoli.
In questo contesto i mezzi di comunicazione sono essenziali quanto le armi. Il ricorso massiccio e possibilmente tempestivo ai mezzi di comunicazione diventa indispensabile per: evitare quando possibile l’uso delle armi, o quantomeno rendere quest’ultimo meno irrazionale; dare un senso alla distruzione avvenuta o attenuarne le conseguenze sociopsicologiche.
Le armi più potenti sono quelle che possono essere scatenate in tempo reale (cfr. Hiroshima).
Grandi apparati di propaganda investimenti che avrebbero lasciato effetti duraturi su cinema/stampa + intensa sperimentazione nella tecnologia, specie nei 30s (preparazione al boom economico, inesistente prima del conflitto).
Dai 50s/60s moderni media = armi alternative sviluppo intensivo delle tecniche di propaganda. Dai 70s strumenti di comunicazione = teatro di guerra. Ulteriori investimenti, es. satelliti.
Equivalenza “guerra” = “comunicazione bellica” contraddizioni drammatiche. Il terrorismo abbassa il costo della partecipazione ai conflitti in termini economici/politici e di fabbisogno dei combattenti. Chi ne fa uso pesa in un conflitto maggiormente in confronto alle risorse impiegate. La guerra terroristica rende instabili le alleanze e moltiplica i contendenti. Terrorismo = creazione sistematica dell’odio; contrasta ogni compromesso non voluto.
Guerra nella società dell’informazione = accentuarsi delle derive irrazionali della violenza.
Usi militari e civili della comunicazione
QUINDI →
- Usi militari della comunicazione sviluppo tecnologico/organizzativo sia in tempo di pace sia in tempo di guerra;
- Strumenti militari comunicativi = intreccio sempre + intenso. Comunicazione bellica = arma distruttiva;
- Ricorrere a mezzi di comunic. non riduce il ricorso alla violenza, anzi, rende + difficile controllarla perché tanti hanno una propria voce in capitolo;
- Trasferimento tecnologie comunicative belliche in società molto più tardivo nei paesi a est della Cortina di Ferro (paesi sovietici).
Media reti media mercato media guerra
Prospettive sulla funzione dei media
Altra prospettiva (Tocqueville): i giornali “diventano più necessari quanto l’individualismo si fa temibile” = “salvano la civiltà”.
Media detti di massa sono infatti agenti di cooperazione sociale e aggregazione politica; permettono di mantenere rapporti sociali al di là della compresenza fisica (e così anche di banalizzare i legami di prossimità e convivenza).
Dewey: attività di comunicazione = una delle cause del dissolversi dello stato di comunità delle collettività rurali.
Esempio lutto. Elaborazione del lutto “tradizionale” sostituita dal “lavoro del lutto” freudiano; l’affermarsi dell’individualismo ha favorito la deritualizzazione dei grandi momenti della vita umana. In nome dell’autenticità tradizionali MA sono indispensabili per creare nuove forme d’aggregazione e mitigare l’individualismo.
Fine ‘900: individuo = unico soggetto rilevante, ma allo stesso tempo fragile (si evince dall’ossessione per la sicurezza, il bisogno di terapia, il rivolgersi alla fede per cercare identità).
Oggi individuo = nodo della rete. Coi nuovi media assume il ruolo di prosumer (produttore + consumatore); il sistema produttivo gli chiede massima flessibilità pena l’annientamento della sua identità produttiva. Costituzione dissoluzione. Aristotele definì nella Politica l’uomo come zoòn politikòn politico MA polis nella sua epoca aveva un significato materiale: la città. Per A. l’uomo ha bisogno di questa entità: confluisce nella collettività perché è troppo fragile per vivere solo, MA lo fa attraverso strumenti che presuppongono l’autonomia (es. il logos, che unisce e separa le persone).
Oggi i significati della parola politikòs sembrano convergere in uno solo, a causa dell’espansione della sfera politica a tutti gli aspetti della vita; a una socievolezza “aperta”, libera da vincoli anche geografici; dall’urbanizzazione di massa, favorita dallo sviluppo dei media che raggiungono i luoghi più remoti del pianeta (“effetto di aspirazione” di Nurkse).
L'effetto dei media sull'urbanizzazione
Vita nelle città = bisogno di informazioni e comunicazione diffusa (più che nelle campagne). Il giornale fa sentire gli abitanti della città parte di una collettività, perché sono raggiungibili da un unico oratore anche se tra di loro non si conosceranno mai tutti. Avanguardie artistiche = esaltazione della sensibilità urbana dei media.
Nel corso del ‘900 la TV ha favorito la suburbanizzazione, compromesso tra la vita in città e la collocazione in spazi meno affollati rispetto al centro. In realtà: cambiamento di superficie perché i sobborghi continuano a gravitare verso i centri urbani.
Per molti altri lo sviluppo dei media ha frenato l’urbanizzazione utopia del ritorno alla campagna e mito dei sobborghi.
Fenomeno opposto: bisogno di solitudine fisica e privacy, due esigenze contraddittorie. Cechov: “la solitudine è un bisogno forte”. Di fatto però la domanda di socievolezza è presente in tu
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