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Riassunto esame Media: Storia e teoria,, prof. Ortoleva, libro consigliato Il secolo dei media. Riti, abitudini, mitologie, Ortoleva

Riassunto per l'esame di Media: Storia e teoria, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Il secolo dei media. Riti, abitudini, mitologie" del professor Ortoleva . Argomenti trattati: Nel corso del '900 le innovazioni tecnologiche,l'espansione dell'economia capitalistica, le crescenti interdipendenze tra le diverse zone del pianeta hanno portato ad un potenziamento... Vedi di più

Esame di Media: Storia e teoria docente Prof. P. Ortoleva

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analogo a quello del mercato.

Uno degli esempi più rappresentativi della banalizzazione è l'ubiquità della musica: grazie alla radio

la musica è divenuta parte della quotidianità di milioni di persone, integrandosi con le altre attività

che si possono svolgere durante il suo ascolto. La sua onnipresenza si è accentuata grazie

all'introduzione nel cinema, così come fin dalle origini nella Tv. La musica è passata da elemento

inserito in un ambiente a elemento costitutivo di un ambiente, divenendo spesso un rumore di

fondo, come anche è il caso della fiction.

Un ulteriore esempio della banalizzazione e degli effetti di ripetizione è la traduzione di messaggi

riconoscibili,come un'opera d'arte, in oggetti seriali di consumo, così come le fotografie che

vengono pubblicate più e più volte(copertine,riviste,film,siti web) fino ad assumere una valenza

simbolica, ad indicare un evento,un personaggio,un' epoca. La quantità della ripetizione

dell'immagine ha l'effetto di stabilire nel pubblico un effetto di riconoscimento e un' associazione

mentale tra l'immagine e l'evento, e questo legame trasforma l'immagine in simbolo riconoscibile,

incarnazione di un quadro di valori. La fotografia è ripetibile, e si presta ad una diffusione di massa,

sia perché può essere diffusa simultaneamente in miliardi di copie, sia perché può essere diffusa più

volte nel tempo.

La fiction è il processo di ripetizione più estremo: i media propongono prodotti formalmente sempre

nuovi, differenti in molti particolari, ma basati su un repertorio di strutture limitato che viene

ripetuto all'infinito. Il fenomeno è esploso con la Tv, perché riesce a creare una sorta di mitologia a

bassa intensità: a differenza dei miti classici a ripetersi è la formula, e non la storia. Il pubblico della

fiction è fruitore-produttore, ovvero capace di integrare le lacune del racconto con la sua

competenza fatta di decine di storie simili già viste.

L'effetto-ripetizione si fa sentire nel campo delle abitudini: la ripetizione può sostituire in pochi anni

abitudini secolari, fino a creare nuove forme di ritualità.

Negli anni '90 si è diffuso nella stampa il timore che un sovraccarico di informazione portasse un

impoverimento delle conoscenze disponibili, che le persone sarebbero state sommerse da una

quantità enorme di dati, nonostante in precedenza si pensasse che la nascita di una società

dell'informazione fosse capace di diffondere il sapere. L'informazione però differisce in diversi

aspetti rispetto al concetto di conoscenza: è misurabile(un film pesa in termini di bit), è trasferibile

in tempo reale, è trasportabile e cumulabile in maniera meccanica. La fusione dei due concetti ha

portato all'errata convinzione che i depositi informatici possano sostituire le istituzioni preposte alla

conservazione del sapere, e ha fatto sì che le persone si siano affidate alla tecnologia informatica

con la pretesa di avere risultati immediati in termini di conoscenza.

Il moltiplicarsi delle fonti di informazione ha determinato la segmentazione del tempo trascorso

nella raccolta ed elaborazione delle informazioni, e questa può essere considerata una causa

dell'impoverirsi dell'universo del discorso. La comunicazione verbale necessita di capacità di

ascolto ed ha uno svolgimento articolato che richiede del tempo, ma la segmentazione ha diffuso

l'idea che il tempo di ascolto ad un messaggio sia breve,tre o quattro minuti.

Così come la segmentazione ha favorito forme di comunicazione sintetiche e concise quali gli

slogan e il soundbite(le brevi dichiarazioni dei politici nei Tg). La rivista Wired parla di “one

minute media”e”snack culture”in riferimento ai formati di diffusione dell'informazione.

La crescita quantitativa ha determinato una portabilità degli ambienti e sta dando luogo a forme di

immersione del fruitore nel messaggio. Un esempio della tendenza all'immersività,oltre che il

cinema, è la diffusione di parchi ed ambienti a tema, che sono divenuti un successo di massa. La

forza trascinante dei parchi a tema sta nell'essersi calati all'interno del cambiamento di mentalità in

corso, e nella capacità di determinare un trasferimento dell'esperienza. Ma anche i nuovi modelli di

guide turistiche sono testimonianza di questa tendenza: queste guardano molto alla curiosità,alla

novità, fondono l'arte con la musica ed il teatro,presentano itinerari soggettivi e vedono la visita

come un insieme di esperienze multisensoriali che raccoglie qualsiasi caratteristica di un luogo per

un pubblico più aggiornato che colto. Queste guide sono orientate all'interazione,agli aspetti ludici,

secondo una richiesta di esperienza e di immersione,che si manifesta anche nei cerimoniali e negli

eventi organizzati in luoghi come la Cappella Sistina, che danno un ruolo da protagonista al

pubblico permettendogli di vivere ciò che sta visitando.

Cap.4, La meraviglia e l'abitudine

La nostra società è attraversata dalla tensione tra l'astrattezza dei rapporti sociali e la materialità

degli oggetti di consumo come ricchezza in sé, ed in questa chiave gli oggetti si trovano divisi tra

due tendenze. Da un lato sono minacciati dalla sostituibilità con oggetti equivalenti,dall'altro sono

carichi di fascino per il fatto di costituire simboli di valore.

Weber parlò di “disincantamento del mondo”con un accezione privativa,ovvero inteso come

desacralizzazione dovuta all'avvento di un mondo totalmente svuotato da presenze extracorporee e

da forze magiche,dove la religione si ritira dalla sfera pubblica e avviene una progressiva

separazione tra la coscienza privata e il mondo degli oggetti. Questo concetto è strettamente legato

con il fenomeno che vede la narrazione fantastica calata nell'universo quotidiano, cosa che

determina una sospensione temporanea dell'incredulità grazie al romanzo prima e al cinema poi. La

scissione tra universo dei simboli e universo delle cose trova una sorta di compensazione in questa

forma di reincantamento, così come avviene anche nella pubblicità: questa carica gli oggetti di un

senso, fissa nella mente un rapporto tra le cose e i valori simbolici.

I media sono divisi tra la sfera degli oggetti e la sfera del senso, ma hanno la funzione di fare da

ponte tra questi due universi. L'innovazione si è assunta il compito di caricare l'oggetto di un

particolare incantamento, e gli oggetti, pur avendo perso significato per la mancanza di tradizione,

sembrano ritrovare un senso per altra via. Le nuove tecnologie portano ad attribuire agli oggetti un

velo di magia dettato dalla capacità di abbattere barriere in precedenza insuperabili. Allo stesso

modo i media inseriscono gli oggetti alla pari con gli esseri umani, permettendo loro di acquisire

connotazioni nuove legate alla storia dei film,degli sceneggiati o degli spot pubblicitari.

Gli oggetti nella nostra società però li vediamo sempre meno,perché sono intercambiabili e

abbondanti, e per l'effetto della riduzione dell'oggetto alla sua funzione che è alla base

dell'utilitarismo.

Il disincantamento del mondo e l'utilitarismo coincidono con il periodo storico in cui le macchine si

sono banalizzate e sono entrate a far parte della vita dei lavoratori e delle famiglie, in cui sono

divenute insignificanti e sono state ridotte al solo fine per cui sono state create.

Il nostro rapporto comunicativo con gli oggetti ha un carattere ciclico: meraviglia prima, abitudine,e

poi di nuovo meraviglia. Ad esempio,il lancio del Macintosh nel 1984 mirava a creare molta

suspense: il tema era “è finita l'era del grande fratello, arriva la macchina che ci libererà tutti”. La

meraviglia era ottima per il lancio, ma l'adozione da parte di milioni di utenti richiedeva

semplificazione e banalizzazione.

La produzione produce non solo un oggetto per il soggetto,ma anche il soggetto e il consumo

creando il materiale,per poi determinare il modo di consumo. La costruzione del consumatore

richiede che emerga il bisogno di tale oggetto, e deve dare all'oggetto un valore simbolico che

risponda al bisogno stesso. Infatti l'ingresso della macchina viene preceduto da una serie di

messaggi destinati ad affascinare e tranquillizzare, mettendo in scena il bisogno e la potenzialità

dell'oggetto. A questo punto è necessario l'apprendimento, che viene reso attraente creando un alone

di fascino attorno all'atto di imparare,come avvenne nel caso della fotografia. La strategia di

marketing della Kodak era fondata sull'uso di un nome privo di senso che non mostrava la forza di

questa nuova tecnologia, e il nuovo mezzo chiedeva al fruitore di limitarsi a schiacciare un bottone.

La Kodak ha seguito una logica di trasparenza e semplicità, che ha portato alla banalizzazione

dell'immagine.

Cap.5, Il senso perduto del giuramento (il giuramento è un atto rituale che fissa la

parola e la assoggetta a tabù)

il termine tabù designa la sacralizzazione rituale di un divieto, la connessione tra la paura di una

sanzione sociale e la paura di una punizione sovrannaturale.

Il '900 aveva ereditato dall'età vittoriana rigide regola sia etiche sia di etichetta, che vincolavano la

comunicazione oltre che i comportamenti. In quest'epoca vi era un clima aperto in termini di libertà

di pensiero ma rigido nei limiti del dicibile e del rappresentabile. Il secolo si è aperto con un sistema

di valori nel quale l'idea di onore era un vincolo dal quale potevano dipendere scelte di vita o di

morte, mentre alla fine il concetto di onore e i rituali legati al “dare la parola” sono privi di rilievo o

addirittura incomprensibili.

L'atto del giurare rimane simile ai gesti che sono stati trasmessi per secoli da generazioni: formule

solenni, l'apposizione della mano su un oggetto sacro, sollevare la mano destra, ma è mutato il

significato riconosciuto a questi gesti.

La dissacrazione del giuramento è uno dei fenomeni di più radicale portata antropologica del XX

secolo.

Con il termine giuramento si intende una promessa sacra o solenne,volontaria e con responsabilità

personale, che invoca una punizione divina per chi dice volutamente il falso.

Il vincolo del giuramento penetra a fondo nella coscienza di chi lo presta, e non è considerato un

atto religioso, ma è una pratica accolta in ogni sfera della vita, ad esempio nelle procedure legali,

come si evince guardando le formule quali “sul mio onore”, “sulla mia vita”.

L'elemento sacrale però è fondamentale in ogni forma di giuramento, poiché smuove delle forze

magiche, e vive sia di razionalità sia di superstizione. Il giuramento è razionale perché ha un preciso

scopo utilitaristico,ma superstizioso perché è basato su un timore magico,il pronunciamento di

colpevolezza è lasciato al giudizio di Dio.

La funzione del giuramento è quella di dare ulteriore forza ad un impegno a cui tener fede,e la

forza del giuramento sta nell'atto in sé, nel farne un'entità diversa dalla comune comunicazione, sta

nell'estrarre alcune parole dal loro normale contesto per inserirle in un universo differente.

La sua efficacia sta nella compresenza nello stesso luogo e nello stesso momento del giurante e dei

destinatari, dove il giurante invoca le conseguenze fatali dello spergiuro qualora non tenga fede alla

parola data.

La dottrina cattolica parla di un impegno a foro interno che rimane vincolante solo per chi lo

presta,sostenendo quindi che si può giurare anche a sé stessi, in maniera tale da costruire un vincolo

che sembra quasi imposto dall'esterno.

Il giuramento ha il potere di collocare la parola in un area sacrale,in una realtà autonoma, e richiede

sia la collocazione fisica sia la ricostruzione di un contesto di sacralità.

Il giuramento ha un carattere trasversale: nonostante varino gli oggetti sacri e le forze invocate, la

struttura del cerimoniale cambia poco tra popoli anche lontani. Chi viola l'impegno va incontro ad

una sanzione che può essere religiosa o laica,ovvero la perdita dell'onore. Ogni parola ed ogni atto

di chi spergiura perdono qualsiasi valore, e il giurante viene lasciato al giudizio di Dio.

Il giuramento era già alla base della prima Chiesa, nonostante Cristo vietò esplicitamente il

giuramento ai suoi seguaci, in quanto considerava la potestà di evocare la sfera sacrale come un atto

di blasfemia. Nonostante questo solo poche aree del cristianesimo hanno rifiutato il giuramento: la

Chiesa in quanto istituzione non poteva rinunciare alla funzione pubblica del giuramento, poiché

questi è presente in ogni sacramento(battesimo,cresima,matrimonio, voti sacerdotali).

Lo stato moderno ha costruito attorno al giuramento la religione civile,come dimostrano i i

cerimoniali di insediamento di cariche pubbliche o le cerimonie militari.

Dalla seconda metà del '700 alla 1GM il giuramento ha cambiato struttura, passando da quella

sacrale e cristiana a quello sull'onore, che presenta alcune differenze: la parola d'onore può essere

prestata anche solo tra due persone e non prevede la presenza dell'intera comunità che partecipa al

rito, ed inoltre la parola d'onore esalta l'affidabilità.

Il giuramento si è poi collocato in una varietà di contesti, si è totalmente frammentato:

pubblico, civile o religioso dei momenti cerimoniali;

– politico

– privato, sia nell'universo degli affari sia nelle relazioni sociali.

Un primo segnale della dissoluzione del giuramento possiamo coglierlo in “La montagna incantata”

di T.Mann(1924),dove emerge un politeismo dei valori che non permette di riconoscere un quadro

comune di riti e credenze, e dove il giuramento non viene presentato come universale ma

selettivo,cioè vincolante solo per chi ha scelto di credervi. Sarà poi con il '68, con la critica alle

istituzioni e lo svuotamento della parola “onore” che si sgretolerà definitivamente il giuramento.

Nei secoli della scrittura e della stampa il giuramento è sopravvissuto come atto orale, dove la

voce,il corpo e la gestualità erano fondamentali, poiché il giuramento è fatto per coinvolgere

interamente il giurante. La scrittura quindi non è riuscita a violare il giuramento, a differenza delle

tecnologie di comunicazione, che sono riuscite a rendere impersonale il rito e a schiacciare le sue

componenti quali la voce ed il gesto a semplice informazione. Infatti un giuramento fatto attraverso

un registratore audio è molto simile a qualsiasi altro atto comunicativo,poiché perde la sua potenza

evocativa.

Inoltre i valori simbolici e sacrali del giuramento diventano oggetto di idealizzazione da parte dei

media quali il cinema, perdendo di forza ed assumendo un carattere provvisorio.

Cap.6, Cap.7, La liberalizzazione della pornografia

La rottura dei tabù avvenuta nel XX secolo è irreversibile,e qualsiasi misura di tipo restaurativo,

come la censura,che mirasse a reprimere la pornografia sarebbe sia illegittima sia inutile sul piano

sociale.

La liberalizzazione della pornografia è un fenomeno non riconducibile ad un determinato evento

storico, ma è un fenomeno erosivo che è passato attraverso la progressiva perdita di importanza di

norme esistenti, che si è verificato con maggior velocità nel mondo Occidentale.

Primi segnali si possono già riscontrare in opere quali “La professione della signora Warren” di

Shaw,datata 1894, o in “Tre saggi sulla sessualità”(1905) di Freud. Una vera e propria linea di

frattura si ravvisa tra gli anni '50 e la metà degli anni '70, anni nei quali vengono liberalizzate le

riviste e compaiono sulla scena le prime sale a luci rosse.

In Italia nel 1953(anno di nascita di Playboy) venne approvato un regolamento di autodisciplina

che, oltre ad escludere ogni esibizione corporea vietava l'uso di parole forti quali “divorzio”, e la

censura cinematografica era estremamente rigida in materia di nudo.

Nel 1958 viene emanata la legge Merlin, che ha imposto la chiusura delle case chiuse. Questa legge

fu molto discussa sia perché avrebbe riversato nelle strade la prostituzione,sia perché si temeva che

questo avrebbe minato la solidità della società italiana. Le case chiuse erano delle istituzioni totali

non incentrate solamente sul sesso, e la loro chiusura ebbe delle ripercussioni anche sulla vita

psichica degli italiani, cadde un guscio protettivo che non permise più all'uomo di vivere una

relazione sessuale priva di rischi emotivi. Questo genere di normative in tutta Europa è stato il

motore della liberalizzazione della pornografia.

Nel 1959 con “Europa di notte” di A. Blasetti aveva inizio il fenomeno dei sexy movies, che

segnalava l'esistenza di un mercato capace di far pressione sulla censura. L'attrattiva di questo

genere di film sta nel mostrare spettacoli che in altri paesi erano relativamente normali,a

dimostrazione del fatto che in Italia la censura era ancora forte. Questo genere di film divenne il

diretto sostituto delle case chiuse, divenne occasione di socializzazione e di iniziazione al sesso; la

pornografia divenne un modo alternativo di vivere il sesso, una compensazione alla prostituzione.

Nel 1960 negli Usa venne introdotta la pillola come anticoncezionale, che ebbe la forza di separare

scientificamente il sesso dalla procreazione: 5 anni dopo la usavano sei milioni di donne americane.

La pillola è ,in un certo senso, collegata alla liberalizzazione della pornografia, poiché ha

determinato l'affermarsi dell'individualismo in materia di scelte erotiche.

Nel 1966 un giornale liceale, “la zanzara”, fu accusato di pubblicazione oscene per aver fatto

un'inchiesta sul rapporto delle ragazze del liceo con il sesso, ma fu assolto; questo evento venne

visto come un segnale di un cambiamento di mentalità.

Nel 1971 iniziarono ad essere pubblicate riviste hardcore, così come l'anno seguente l'uscita di

“deep throat” nelle sale americane legittimò la pornografia.

Fino alla metà degli anni '80 ci furono diversi interventi giudiziari contro le pubblicazioni oscene,

che però non fecero altro che sottolineare il carattere non programmato della liberalizzazione.

Nel 1977 in Italia la stampa pornografica hardcore era estremamente diffusa al punto da essete

accessibile anche ai minori. Da questo momento la pornografia si è radicata nel consumo di massa,

e si è delineato un mercato suddiviso, dai film sexy all'italiana, ai sexy shop e le hot line.

In Italia questo processo è stato estremamente rapido rispetto a paesi quali la Francia o gli Usa, e

non ha avuto alcun intervento regolativo da parte dello Stato. L'Italia da paese cattolico e rigido è

passata ad essere in pochi anni un paese esportatore di pornografia. Negli anni '50 gli italiani erano

per maggioranza cattolici praticanti, mentre vent'anni dopo erano sì cattolici, ma i praticanti erano

una minoranza e non erano più disposti a seguire in tutto e per tutto la Chiesa, come nel caso

dell'aborto e del divorzio, che venne approvato nel 1974, a conferma del fatto che la pornografia

fosse inserita in un processo di più grande portata, di cambiamento totale della mentalità.

L'azione della Chiesa in materia di sesso era incentrata sulla rimozione del tema, e la sua presenza

in Italia è stata sì un freno alla liberalizzazione, ma con la sua resistenza censoria ha determinato

una deregolamentazione selvaggia. Inoltre all'indomani della 2GM è cambiata la concezione della

religione: non più linea guida che dettava i comportamenti e fissava dei limiti, ma divenne un

fattore privato legato alla vita personale.

Lo stesso avvenne per lo Stato, che ha perso la sua funzione di educatore collettivo e il suo

controllo etico sulla pubblica morale.

La nuova sinistra e i movimenti studenteschi in quegli anni fecero proprie le richieste di libertà

individuale e di espressione,mettendosi contro qualsiasi forma di repressione in questo campo.

Lo sviluppo della pornografia e la spirale della crescita della comunicazione nel '900 si sono

influenzate a vicenda e sono strettamente collegate.

In Italia il medium privilegiato agli inizi fu la stampa, in quanto le immagini si prestavano più di

altre forme di comunicazione ad accogliere la pornografia. Dal 1966 al 1975 si svilupparono

innumerevoli riviste, suddivise per target, trasgressività e reddito: i mensili di qualità con modelle

note(la versione italiana di Playboy nacque nel 1972), riviste che sfruttano materiali pornografici

per attirare l'attenzione su altri argomenti, settimanali economici, i fumetti.

Il cinema poi si pone come capostipite della pornografia, grazie alla sua suddivisione in diversi

generi( pseudodocumentario,commedie sexy, hardcore- farà da rompighiaccio al videoregistratore,

che si affermerà negli anni '80).

La televisione invece è stata il mezzo in cui la pornografia ha faticato a penetrare, poiché soggetta a

controlli di vario genere. Nonostante questo la Tv è riuscita a a scavalcare le strategie protettive nei

confronti dei minori, i contenuti erotici sono filtrati comunque e l'esistenza della sfera erotica non

era più segreta. La Tv,cercando di frenare la pornografia, ha fatto emergere una pressione sociale sul

tema, che ha trovato i suoi sostenitori nelle rivolte giovanili del '68.

In seguito alla 2GM la dinamica della caduta dei tabù sessuali può essere visto come un processo

che si autoalimenta, in quanto lo spazio dedicato all'erotismo si è venuto aprendo, e questa apertura

ha vanificato il senso di regole e divieti, e ha portato diversi mutamenti sociali. La pornografia ha

accelerato la caduta delle distinzioni tra le diverse sfere: la distinzione tra gli spazi della vita

maschile e quelli della vita femminile ha fatto posto ad una possibilità di scambio tra le due

dimensioni, che hanno rifiutato le barriere relative all'erotismo, dando una nuova forma al conflitto

tra i sessi. Il manifestarsi di un potere delle donne ha favorito la ricerca da parte di molti uomini di

forme di rappresentazione nelle quali la donna fosse sottomessa e ricondotta al suo posto.

La rappresentazione dell'amore tra gli anni '30 e gli anni '60 è rimasta in equilibrio tra

l'idealizzazione della famiglia e la messa in scena di un'attrazione censurata per le generazioni

precedenti: la tensione che ne è emersa sarebbe stata una delle cause del cambiamento dei costumi

sessuali.

Inoltre la pornografia è riuscita a separare il sesso vissuto dal sesso rappresentato: è infatti una

rappresentazione disincarnata della vita sessuale, che attraverso l'intermediazione di un mezzo di

comunicazione viene messa in scena. I mezzi di comunicazione sono riusciti ad interporsi tra il

desiderio erotico e le pratiche interpersonali, e, oltre ad aver eliminato qualsiasi rischio nel rapporto

sessuale, hanno anche il potere di rispondere ad un bisogno fisico. I media capaci di riprodurre

fedelmente la realtà hanno la forza di far percepire il sesso come una realtà che ha avuto luogo.

I media sono riusciti a banalizzare molte attività ritenute in precedenza oscene, dando ospitalità a

perversioni prima duramente represse: la pornografia rischia di appiattirsi, in quanto ogni atto

erotico può esser visto come uguale ad altri, così reagisce a questo rischio offrendo materiale

sempre più trasgressivo e crudo. Questa tendenza ha inoltre spinto il mercato a specializzarsi sulle

preferenze dei fruitori, a diversificare i prodotti sulla base delle diverse fantasie erotiche.

La pornografia può essere considerata un'innovazione distruttiva, in quanto ha enormi potenzialità

ma è estremamente rischiosa: infatti la sua introduzione si deve ad imprese marginali, che hanno

fatto da battistrada poiché non corrono i rischi delle grandi industrie, le quali una volta consolidatasi

l'innovazione l'hanno fatta propria. I mensili erotici italiani,ad esempio, sono stati creati da piccoli

editori, e solo alcuni anni dopo la grande editoria si è inserita.

Dagli anni '60 si è instaurato un processo a spirale che agisce sul sistema dei media per cui

l'innovazione alimenta sé stessa: diversi settori, come l'editoria e la produzione video, si sono

intrecciati grazie alla pornografia, ma anche le hot line con le Tv locali.

Cap.8, Quello che sappiamo(o crediamo di sapere) sui media

A cavallo tra la fine del '900 e il nuovo secolo sono stati lanciati per mezzo di grandi campagne di

marketing dei media personali e portatili, come ad esempio il lettore mp3, che viene presentato

come un semplice apparecchio che permette di separarsi dal mondo esterno, che ha in un certo

modo modificato il concetto di canzone.

I nuovi media sono riusciti a banalizzare e a far durare per decenni alcuni testi,quali ade esempio

“Video killed the radio star” dei The Buggles(1979), una delle primissime canzoni abbinata ad un

videoclip. Questo testo, come si evince dal titolo, mostrò come stesse cambiando il linguaggio della

musica: la musica non era più somma di musica e parole, ma una realtà fatta anche di immagini.

Dagli anni '80 l'idea che il progresso possa essere interpretato come una successione di forme di

comunicazione si è insediata nel senso comune: il cambiamento dei media è visto come la causa

principale di diverse trasformazioni, nel gusto, nei generi prediletti,nella vita delle persone,ecc.

Queste trasformazioni sono usate per spiegare svariati fenomeni, come ad esempio l'apatia generata

dalla Tv, i comportamenti delinquenziali imputati a YouTube, il declino della vita sociale attribuito

al computer. I mezzi di comunicazione sono:

motori di una dinamica evolutiva a spirale;

– eredità materiali ingombranti e mutevoli;

– elementi essenziali del modo di pensare degli individui;

– oggetto di dibattito e di interventi istituzionali.

In realtà il concetto di media è un protoconcetto, un'espressione imprecisa e confusa che tutti fanno

propria ma che cela una realtà ambigua e vaga. I media sono venuti a costituire dei veri e propri

luoghi comuni, la loro forza sta nella loro apparente banalità e nel fatto che la loro verità sia

accettata e non sia mai messa in discussione.

Che cosa intendiamo per televisione?

diverse tecnologie(fattore tecnico)

– una pluralità di istituzioni( regole che ne consentono il funzionamento)

– un linguaggio(modello comunicativo)

– un luogo, un insieme di abitudini(aspettative personali e sociali)

Nel processo di formazione di ogni medium linguaggio,società,cultura e tecnica si intrecciano

costantemente.

Dagli ultimi anni del Novecento etichettare un medium risulta ancora più difficile a causa sia della

moltiplicazione dei mezzi a disposizione, sia della loro versatilità resa possibile dalla separazione

tra hardware e software. Con la digitalizzazione tutti gli strumenti di comunicazione si sono

conformati al modello del computer. Durante tutto il secolo vi è stata una progressiva penetrazione

di diverse tecnologie nella vita umana, che si sono articolate in un sistema fino ad integrarsi in un

unico universo tecnico. Si può dire che i media sono stati un terreno di incontro tra l'innovazione

tecnica e quadri culturali, fra la meraviglia dell'innovazione e l'insediarsi delle abitudini.

La Tv,il cinema,la rete telefonica e la stampa sono delle vere e proprie istituzioni formali, alle quali

il potere politico guarda ossessivamente.

Per dare un'analisi completa di un medium occorre seguire una linea storica, in quanto i media sono

realtà storicamente determinate. Lo sguardo storico permette di individuare le interazioni e le

interdipendenze dei fattori di cambiamento sociali,economici, tecnologici e culturali.

Vi sono numerose tensioni che avvolgono il sistema dei media.

Diversità/Affinità: secondo Hannah Arendt il concetto di comunicazione contiene un

– paradosso: la comunicazione tra gli esseri umani presuppone la loro diversità,altrimenti non

ci sarebbe niente da comunicare, ma anche l'eguaglianza, altrimenti non ci sarebbe né un

universo condiviso né un linguaggio comune. I media connettono soggetti e gruppi sulla

base di quanto li accomuna ed insieme evidenziano ciò che li tiene separati. Ad esempio

l'amplificazione acustica esalta la condivisione dello stesso spazio tra una rockstar e il suo

pubblico ma crea anche una barriera sonora;

Vicino/Lontano: l'avvicinamento del medium all'utente inizia con il cinema, poi arriva alla

– radio e alla televisione,che sono il diretto prolungamento dell'ambiente domestico, per poi

arrivare ai mezzi interattivi che sono addirittura a portata di mano,e non solo di occhi e

orecchie. La tendenza di avvicinare l'utente ai medium per controllarli meglio trova il suo

risvolto in una geografia delle reti globali in cui i centri sistema si trovano in luoghi distanti

da chi ne fa uso.

Esiste una tensione tra la comunicazione che il medium fa esplicitamente, in quanto veicola

– messaggi e ciò che il medium è implicitamente,ovvero che porta con sé con la sua presenza.

Ad esempio la rete Internet può essere pensata da un' azienda sia come un canale di

comunicazione, sia come uno strumento che l'organizzazione offre a chi lavora per

raggiungere i propri scopi.

Ogni medium ha un carattere adattivo, è quello che gli utenti ne fanno,adattandone gli usi

– alle proprie esigenze e insieme adattandosi ai limiti che il medium stesso fissa loro: la realtà

dei media è inscindibile dalle pratiche che li accompagnano, cioè l'arrangiarsi dei singoli e

dei gruppi. Il calcolatore, nato per fare i conti, si è poi trasformato in un elaboratore

multimediale e in un terminale di rete; la radio da telegrafo senza fili si è trasformata in un

media di massa. Ogni medium è sempre in bilico tra differenti potenzialità d'uso.

Mc Luhan scrisse che “il contenuto di un medium è sempre un altro medium”, ovvero ogni

– messaggio vive tra due media: quello che concretamente lo veicola e quello dentro il

contenuto stesso. Ad esempio, il film vive tra il suo contenuto narrativo e il medium che lo

veicola, che è fotografia in movimento. Secondo Ejzenstejn il cinema vive tra la potenza

persuasiva della realtà fotografica, che spinge lo spettatore ad emozionarsi davanti ad un

omicidio come se questo fosse vero, e la consapevolezza della finzione.

L'azione di ogni medium non è comprensibile se non si considera il sistema in cui è

– inserito,viceversa il sistema non esiste se non tiene in conto i diversi media nella società:

così la presenza dello spettatore al concerto rock acquista il suo senso solo se si considera

l'abitudine ad altri media quali la radio o il cd.

Cap.9, Orientarsi sul mondo. Dopo due secoli( e più)di notizie

R. Murdoch nel 2006 fece un discorso sul futuro dell'informazione a stampa, dove sostenne che i

giornali dovranno adattarsi alle esigenze dei lettori che chiedono notizie su diverse piattaforme, e

sostenne che i quotidiani non saranno immortali. Affermò inoltre che in questo periodo storico il

modo di soddisfare il bisogno di notizie è stato messo in discussione dagli sviluppi tecnologici, che

hanno permesso di fornire notizie sempre più in ambiti diversi da quello dell'informazione

stampata.

L'idea che vi sia un vero e proprio bisogno di notizie è una delle colonne portanti del sistema dei

media: quando J. Reith fondò negli anni '20 la Bbc, espresse come finalità del servizio pubblico

l'educazione,l'intrattenimento e l'informazione, a dimostrazione del fatto che la comunicazione

dovesse rispondere ad un'esigenza fondamentale,l'educazione, ed anche ad altre domande sociali

quali le notizie e l'intrattenimento. Le notizie sono infatti viste come un'esigenza quotidiana per

mantenere contatti con il mondo: questo progetto era basato su delle corrispondenze tra il sistema

dei media e le esigenze dell'uomo medio.

Un'altra teoria sostiene che la rappresentazione del mondo sotto forma di notizie non è un bisogno

naturale ma nasce da un processo storicamente determinato, e che il giornalismo ha attraversato

secoli mantenendo quasi inalterati i modelli a cui si ispira, i quali se dovessero modificarsi

determinerebbero una crisi della notizia.

Il giornalismo si è affermato durante un lungo processo storico che ha visto il suo radicarsi nelle

abitudini dell'uomo, diventando solo con il passare del tempo un qualcosa di naturale.

Le prime gazzette nate nel '600, frutto dell'incontro tra la tecnica della stampa e un bisogno di

notizie, pubblicavano notizie belliche,politiche,economiche,informazioni per il commercio,destinate

prevalentemente ai politici, che però non provenivano da fonti certe, ma erano echi e voci che il

gazzettiere pubblicava limitandosi a non mentire deliberatamente.

Il giornale è divenuto un prodotto di largo consumo rompendo in un primo periodo da questo

modello: nel 1709 R.Steele con il suo “Tatler” diede vita ad un tipo di giornale che guardava alle

idee di persone di cultura e alla conversazione delle città. Su questo modello nel 1711 nasce il vero

prototipo di giornale per tutti, lo “Spectator” di J. Addison, che mirava ad un pubblico domestico e

soprattutto abitudinario. In questo nuovo modello gli interventi del pubblico erano presentati come

un dialogo continuo tra gli autori e i lettori, un insieme di conversazioni. “L'osservatore veneto” di

G.Gozzi nato nel 1761 è l'equivalente italiano di questo giornale.

Un cambiamento totale si ha negli anni rivoluzionari, tra l'89 e il '95, dove in Francia pare siano

nate circa mille nuove testate, con ancora sempre un carattere embrionale, grazie al forte desiderio

delle persone di informazioni ed aggiornamenti a la loro volontà di prendere la parola sui giornali.

Il cambiamento radicale fu appunto la nascita di una domanda ricorrente di notizie politiche, che ha

reso i fruitori di giornali dei citoyen che sentivano il bisogno di giudicare e conoscere l'operato di

chi governava. Così tutte le grandi monarchie tentarono, negli anni a seguire della rivoluzione, la

soppressione del giornalismo di informazione.

Questo vento di cambiamento investì anche le notizie economiche, che vennero inglobate in

giornali specifici: nel 1785 J. Walter fondò un giornale destinato a raccogliere reclami, il “daily


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Riassunto per l'esame di Media: Storia e teoria, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Il secolo dei media. Riti, abitudini, mitologie" del professor Ortoleva . Argomenti trattati: Nel corso del '900 le innovazioni tecnologiche,l'espansione dell'economia capitalistica, le crescenti interdipendenze tra le diverse zone del pianeta hanno portato ad un potenziamento dei media. Si tratta di una crescita prima di tutto quantitativa, in quanto si sono moltiplicati in maniera esponenziale il numero di strumenti( basti pensare al n° di strumenti disponibili per l'ascolto di musica.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fabio.dipi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Media: Storia e teoria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Ortoleva Peppino.

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