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Preparazione esame orale cultura e letteratura tedesca 2 A.A. 2018/2019

Introduzione

Nell'Ottocento l'industria della coscienza (fondata sulla trasmissione delle idee e del sapere) aveva un'efficacia debole: non possedeva organizzazione totalitaria mentre i veri valori letterari non venivano subito falsificati. Esistevano varie correnti d’idee, di gusto e di stile che coesistevano senza accorgersi le une delle altre: vi era infatti una pacifica convivenza o parallelismo dato dalla reciproca ignoranza.

  • 1848 periodo di Metternich
  • 1888 periodo di Bismark
  • 1914 periodo dalla Repubblica di Weimar a Hitler
  • 1933 periodo post-Seconda Guerra Mondiale

Il 1914 è l’anno che segue la fine della "sicurezza borghese" mentre il "Dodicennio nero" prevede l’assoluto vuoto letterario e culturale dell’età hitleriana. Tutti e quattro i periodi furono contrari alle forze innovatrici della letteratura e della vita culturale: Metternich ne fu risoluto, Hitler ne fu persecutore feroce. Alla politica anticulturale di Metternich corrisponde una letteratura anti-metternichiana mentre alla politica di Bismark e di Guglielmo II si contrappone fermento e impegno anti-bismarckiani e anti-guglielmini. Il contrasto tra potenza e spirito, tra politica e cultura, raggiunse il culmine con Hitler, che lo risolse estinguendo lo spirito e presentando la propria propaganda di partito come spirito nuovo. Tale contrasto è il legame tra il periodo terminante nel 1820 e quello che inizia col maturare del Realismo.

Il Settecento aggrava l’antitesi tra letterato e regnante, che continua anche dopo il Romanticismo e giunge all’assoggettamento di ogni cultura individuale e alla volontà di potenza individuale o collettiva.

Il Realismo campagnolo diventa cittadino e così da questa seconda forma di Realismo nasce il Naturalismo, esasperazione decadentistica del Realismo. All’inizio dell’Ottocento si ha un primo e un secondo Romanticismo, intervallati dal Realismo (1835-1880 circa). Questo Realismo è pre-quattrocentesco ma anche post-quattrocentesco. Il "Realismo poetico" non ha mai costituito una scuola o un gruppo unitario, infatti a causa del suo carattere non aveva un centro e si configurava in figure singole della piccola borghesia.

Era comune il bisogno di rappresentare una realtà che poteva essere poetizzata in certi aspetti apparentemente insignificanti. Il compito lirico del narratore di vita provinciale era scoprire nell’insignificante un significato nascosto. Il Realismo campagnolo idealizzava la vita di campagna e ignorava i movimenti coevi della città. Grazie all’omogeneità di questo Realismo l’Ottocento tedesco si distingue da quello inglese e francese.

La narrativa realistica è lirico-romantica mentre i narratori presentano un attaccamento alla loro terra e regione. Il Realismo poetico si esaurisce man mano che alla cultura agraria si sostituisce quella industriale. Fin quando lo scrittore vive in campagna sente poeticamente la sua campagna e la rappresenta, ma appena si trasferisce in città la sua vena poetica si attenua fino a morire. Questo è il Provincialismo del Realismo poetico, in cui lo scrittore conosce e descrive solo la propria regione per gli abitanti di essa letteratura per soli tedeschi.

Il romanticismo tedesco aveva generato il romanticismo europeo perché esso stesso era una rielaborazione di elementi pre-romantici affluiti in Germania da tutta l’Europa; la cultura tedesca non prese nulla della rimanente Europa ed essa poco poté dare.

Heine e Wagner unirono nelle loro opere il Romanticismo al Decadentismo, creando un ponte diretto. Dopo il 1849 vi fu un secondo Biedermeier, che era modernizzato. L’Ottocento non fu un secolo lirico ma fu il secolo del "Lied" nella sua ispirazione popolaresca. Tramite il Biedermeier il popolo tedesco poteva vivere in una propria tradizione ma solo se s’immergeva nello spirito del Lied. Il sommo maestro della poesia liederistica fu Heine, che fu anche lo scrittore più realista del secolo.

Heine riassunse i tre aspetti principali e contrastanti dell’Ottocento. Dopo la chiusura europea inizia un’illimitata apertura. La letteratura tedesca acquista un livello europeo. Ma l’improvviso e multiforme arricchimento rende impossibile la periodizzazione della letteratura. Da qui si ha la ricerca spasmodica di tutto quello che potesse essere proclamato di tendenza nella cultura. Dopo il 1950 in Germania s’imposero moltissime nuove tendenze stilistiche, artificiosamente camuffate in avanguardistiche o neoavanguardistiche.

Nuovi punti di riferimento

Dopo il 1920 Kafka e Brecht saranno i nuovi punti di riferimento: Kafka è il più grande narratore tedesco del Novecento mentre Brecht è il più grande drammaturgo del Novecento. L’innovazione di Kafka consiste nella distruzione dell’individuo mentre quella di Brecht nella distruzione dell’empatia. Così si creano due filoni opposti ma complementari. Kafka distrugge l’io narratore mettendo in primo piano l’oggetto che non può essere compreso dall’io; Brecht distrugge l’empatia lirica condannando l’immedesimarsi dell’io nei sentimenti degli altri e l’immedesimarsi degli altri nei sentimenti dell’io. Il risultato di ciò è l’alienazione: in Kafka l’individuo non conosce né sé né l’oggetto; in Brecht l’individuo si rifiuta di prendere nota dei sentimenti propri ed altrui. In Kafka l’alienazione porta alla perdita della realtà mentre in Brecht l’alienazione è il presupposto di una vera conoscenza, non offuscata da nessun sentimento soggettivo.

Oltre al crearsi di nuove tendenze, vi è la permanenza della vecchia tradizione. Permane la serie di tendenze o scuole della "buona tradizione", che va dal realismo campagnolo dell’Ottocento allo strapaese della "Heimatkunst", affermatasi nel 1900 e posteriore alla "poesia del sangue".

Storia politica dal 1815 al 1849

La Germania fu divisa dal Congresso di Vienna in 39 unità territoriali e la politica unitaria della Restaurazione era assicurata dalla Santa Alleanza che accomunava tre sovrani cristiani (uno cattolico, uno protestante e uno ortodosso). La Santa Alleanza si trasformò in un patto di reciproca assistenza. La Restaurazione invece era caratterizzata dall’unione del Trono e dell’Altare. Gli stati territoriali della Germania furono uniti nella Confederazione Tedesca presieduta dall’imperatore d’Austria. I rappresentanti della Confederazione formavano la Dieta Federale, che si considera la capitale simbolica dell’Impero inesistente.

Nella Santa Alleanza fu prevalente fino al 1848 il ruolo dell’Austria perché il capo riconosciuto dall’Alleanza era il ministro Metternich. La sua politica si basava su un sistema di equilibrio europeo ma crollò definitivamente dopo la sua caduta e ne rimase solo l’ordinamento poliziesco assolutistico. Nel 1817 durante la festa sul colle della Wartburg, gli studenti bruciarono alcuni libri considerati antinazionali, come i libri d’ispirazione mistica, e i governi reagirono introducendo la censura preventiva. La lotta dei governi contro gli studenti era basata su un equivoco. Gli studenti, pur pretendendo maggior libertà di pensiero, erano dei nazionalisti monarchici e conservatori. E se i governi erano brutali con gli studenti, le associazioni studentesche lo erano con quegli studenti che osavano avere idee personali. Di fronte a intimidazioni e persecuzioni non serviva a niente appellarsi alle autorità accademiche o al ministro dell’istruzione.

Lo stupido Ottocento

Per le sue idee o per la sua mancanza d’idee l’Ottocento fu definito un secolo “stupido” per eccellenza. Stupido perché secolo romantico e incapace di comprendere il principio della ragione e della misura. La stupidità ottocentesca è quella della borghesia troppo convinta della propria importanza, troppo soddisfatta della propria posizione di privilegio e troppo sicura della sua fede nel progresso, ritenuto progresso dell’umanità intera quando invece era progresso della sola borghesia e solo economico. La fede del mercante liberale settecentesco nel progresso era fede religiosa di origine calvinista. Articolo di fede era anche la convinzione che il povero meritava di restare povero, perché non era stato capace di diventare ricco e non avendo la virtù dell’operosità considerava la virtù solo come definizione. Il nobile ha già un valore in sé e il suo albero genealogico: egli non lavora, è inadatto agli affari e disprezza il capitale. Il borghese invece ha per legge il movimento, non guarda dietro di sé perché è in lotta con il proprio passato, e accumula capitale considerando il principio illuministico della libertà, intesta come libertà di sviluppare la propria attività di fronte alla nobiltà, al clero e allo stato. La linea che divide lo slancio verso il progresso dell’arricchimento, accettato come legge morale o religiosa, è sottile: chi l’aveva oltrepassata apparteneva all’Ottocento stupido intellettualmente.

L’Ottocento è il secolo della non sempre intelligente e ipocrita “suffisance” borghese. Un epos della stupidità borghese sono i «Pickwick Papers». Un mondo così stupido non poteva essere bello e infatti i disegni di Phiz mostrano un mondo di uomini benestanti e goffi, che ostentano la correttezza e l’eleganza del loro vestiario. Nella Germania del primo Ottocento la stupidità non deriva dal benessere e dalla fede nel progresso ma dall’indigenza e dalla volizione dell’immobilità. È la stupidità di una rassegnazione ad ogni costo. Mister Pickwick vive come più gli piace vivere ma è convinto di vivere per il progresso della scienza, non si accontenta e fa continui viaggi per studiare gli stagni e i girini e prende appunti sul maltrattamento dei cavalli.

Fuori dalla suffisance e contro di essa vi sono gli “ousider” del pessimismo, nei quali si afferma la coscienza della borghesia seria. L'unico vero valore che la borghesia poteva produrre era il pessimismo (Grillparzer, Storm e Keller). In pochi casi si poté produrre un rapporto dialettico fra il pessimismo moralistico e la suffisance; infatti molti scrittori dovettero rifugiarsi nell’umorismo volutamente bizzarro, che poteva rivelare l’amarezza dell’anima. In altri si vedono i pericoli derivanti dal pessimismo morale. L’outsider univa alla romantica debolezza dell’anima un senso di serietà suscitata dall’importanza che attribuiva a se stesso. I pessimisti condannavano se stessi all’inazione, alla sterilità spirituale e all’infelicità. Essendo la felicità ricercata dalla famiglia, è grande il numero di scrittori che si negarono la felicità perché temevano le responsabilità concrete del matrimonio, le passioni della propria anima o dell’anima dell’amata. Gli scrittori del Biedermeier e del realismo sono scapoli impenitenti, moralisti, timidi e irresoluti, che rifuggono dalla vita matrimoniale, perché rifuggono dalla vita stessa. Essi rappresentano il crollo definitivo dell’idealismo introspettivo dell’età classico-romantica, basato sulla convinzione dell’inconciliabilità dell’ideale e della vita, in quanto nell’età realistica la vita è vista con occhi più realistici. La vita reale e quotidiana con le sue esigenze non poteva essere né idealizzata né ignorata, e siccome nell’età dei conflitti sociali essa si rivelava sempre più inconciliabile con lo spirito etico, doveva essere condannata a vita e lo spirito etico che distruggeva la vita è sé stesso, poiché muore se non ha possibilità di agire insidiandosi in qualcosa che sia diverso da sé.

Vi è un profondo rapporto fra i grandi outsiders pessimisti e la “Realpolitik”. La vita è un male e quindi viva il male, poiché la vita non può vivere. L’aspetto positivo di tutto questo, che non l’accetta e perciò accetta, è l’impegno dell’artista di lavorare duramente per compiere ciò cui si sente chiamato a compiere nonostante gli ostacoli. Questo è il rovescio del culto borghese del quieto vivere, eppure ha un aspetto borghese. Nello sforzo di realizzare il proprio capolavoro vi è amore borghese del solido lavoro artigianale, che richiede assiduità e pazienza, metodicità ed intelligenza. Quindi l’Ottocento fu il secolo dei problemi di coscienza della borghesia.

Fra la linea rivoluzionaria ed europeistica e la linea reazionaria o senofoba non vi poteva essere nessuna mediazione. La letteratura tedesca degli ultimi 150 anni presenta una profonda scissura: fra la linea rivoluzionaria (portata da un’élite di scrittori) e quella reazionaria o conservativa conforme alle tendenze dei lettori corrono vari ismi, che costituiscono la miglior parte della letteratura dal 1885 fino ad oggi.

L’istanza realistica dell’Ottocento si afferma in tutti i campi, in forma negativa, come ripudio di tutti i valori del passato. La filosofia speculativa crolla e la critica testuale s’insinua negli studi biblici; si meccanicizza la scienza, si materializza la sociologia e si afferma nella politica il principio della potenza che risolve il dilemma “spirito o potenza”. Prende il sopravvento il gusto del realistico “quadro di genere”, che se non è bello è interessante.

L’Ottocento doveva fare i conti con il Settecento, il “secolo d’oro” della letteratura tedesca. La nuova generazione ha la coscienza cattiva di chi ha ereditato un’immensa ricchezza e si sente incapace di amministrarla, perché farlo implicava trasformarla. La cultura dell’età classico-romantica era considerata la sola vera cultura, eppure si notava che essa aveva bisogno di un rinnovamento. Si avvertiva la necessità di un accordo e di un equilibrio fra il passato ed il presente. Dal punto di vista politico-sociale, questo rappresentava la crisi dei rapporti fra il feudalesimo e la nuova borghesia. Il romanzo detto “Nebeneinander” è il romanzo a strati sociali paralleli che cercano di fondersi ma non si fondono e rivela una coesistenza dispersiva. La tecnica di tali romanzi consiste nel mostrare come lo stesso fatto si rifletteva negli aristocratici, negli industriali, nei commercianti, negli intellettuali e nei contadini. Il romanzo dimostrava che non vi era ancora nessun rapporto fra i vari strati della nazione. Il Nebeneinander oscilla fra il romanzo a tesi e il romanzo d’appendice; vi è inoltre discrepanza fra il contenuto e la forma.

L’epigonismo si manifesta nel fatto che si faceva di ogni erba un fascio e si credeva di poter e di dover accogliere tutto il passato, senza distinguerne le componenti illuministica, classico e romantica. Il Romanticismo prosperava ad uso delle grandi masse nella forma adulterata. Inoltre vi erano i fermenti rivoluzionari, la persistenza del sostrato campagnolo e l’arretratezza degli antiquari della letteratura e dell’arte che insieme compongono un quadro completo. Dove non vi è unità la si finge e si crede in essa. Uno dei dogmi dello Stupido Ottocento era l’illusione di un’unità già raggiunta del classico e del romantico. Tale unità era intesa come fusione delle forme e della pittura classica, soprattutto delle forme del Rinascimento italiano. Nella pittura è molto evidente la forzatura monumentale e la falsa monumentalità. La monumentalizzazione del passato è fenomeno europeo prima che tedesco. La teoria di questo “bello monumentale” è “contenuto profondo in forma perfetta”, la quale divide dove si presume di unire. È questa la deformazione e la banalizzazione del bello. Da qui si ha la coesistenza di tutti i contenuti e di tutti gli stili, molto evidente nell’architettura ottocentesca: lo stile greco era per il parlamento, lo stile gotico per il palazzo del municipio e lo stile fiorentino per il palazzo della borsa.

Già nel 1823 Goethe parlò dei “talenti forzati”, riferendosi all’incongruenza che vi era fra il contenuto e la forma. Il Realismo si afferma di fronte alla falsa restaurazione e alla falsa fusione del classico e del romantico con i suoi mezzi propri. Si affermò per virtù entro lo spirito del Biedermeier. Il quadro di genere è il Settecento “caratteristico” mentre il suo complemento è la “natura morta”. Gran parte della narrativa realistica dell’Ottocento è bozzettistica e il bozzetto è un vero e proprio quadro di genere. Il romanzo invece si limita ad offrire una serie di tipi caratteristici o di ambienti caratteristici. La narrativa, che al romanzo sostituisce dei racconti caratteristici, domina il secolo intero. Il successo del genere bozzettistico è dovuto al fatto che con esso l’esigenza realistica veniva attenuata e negata. Il “caso caratteristico” era rappresentato sempre come eccezionale. Verso la metà del secolo piaceva molto la “Verserzählung”, cioè il racconto in versi che è modernizzazione dell’epos quindi un qualcosa di mezzo tra il poema, il romanzo e il ciclo lirico svolto in forma drammatica con elementi fiabeschi e liederistici. Il Verserzählung non intende scomporre l’epos del passato ma crea un nuovo epos, offrendo un ciclo di quadri di genere isolati.

Il Biedermeier

Le guerre napoleoniche e il blocco continentale posto dall’Inghilterra colpirono l’economia tedesca, soprattutto i piccoli risparmiatori e la moneta austriaca. A seguito di esse si viveva una pace nella miseria; infatti la miseria era considerava come condizione obbligatoria per ottenere la tranquillità necessaria. Da qui si sviluppò una forte sensibilità che venne definita Biedermeier, caratterizzata da una ricerca di intimità e semplicità nella vita privata e familiare.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/13 Letteratura tedesca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher polly_64 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Cultura e Letteratura Tedesca 1 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof Schininà Alessandra.
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