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Riassunto Esame Cultura e Letteratura Tedesca 1, prof. Schininà, libro Consigliato Storia della letteratura tedesca. Dal Pietismo al Romanticismo, Mittner

Riassunto per l'esame di Cultura e Letteratura Tedesca 1 e della prof. Scxhininà, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente Storia della letteratura tedesca. Dal Pietismo al Romanticismo, Mittner. Scarica il file in PDF!

Esame di Cultura e Letteratura Tedesca 1 docente Prof. A. Schininà

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termini equivalenti: la purezza dell'arte greca era sentita come austera sobrietà repubblicana.

Vi era una somiglianza tra la struttura politica della Grecia antica e quella della Germania

settecentesca. Entrambe erano paesi ostituiti da staterelli uniti da vincoli spirituali di lingua, arte e

religione. Il tedesco del Settecento poteva credersi idealmente greco e anche il greco dell'avvenire.

LESSING

Lessing fu il più grande poeta dell'illuminismo tedesco. Egli considerava sacra la lotta per la verità;

voleva affermare il diritto ed il dovere della lotta per la verità, il diritto ed il dovere della polemica.

Usare la ragione era per lui il soo scopo degno dell'uomo e la sola maniera di mostrare gratitudine a

Dio, per il suo dono che è la ragione. Lessing andava in cerca di nemici da attaccare e non li

attaccava uno alla volta e per trovarli cercava figure del passato da poter riabilitare. Queste figure

passate potevano avere torto ma Lessing sentiva di doverle difendere perché erano state perseguitate

per le loro idee e nessun uomo dev'essere perseguitato per questo. Esercitare la critica letteraria

all'inizio era dichiarare pubbblicamente di appartenere ad un indirizzo e screditare coloro

appartenenti agli indirizzi opposti. Lessing prese i grandi, li analizzò e scoprì altri grandi che n

erano ancora conosciuti. Ma la criticadi Lessing è anche esame di coscienza. Riconobbe il valore di

Klopstock ma lo fece solo per criticare la sua religiosità. Sostenne la borghesia contro il

feudalesimo ed il clero e lottò anche per conservare la propria indipendenza morale. Nell'Emilia

Galotti Lessing affronta il tiranno e dà dignità in una lotta per l'affermazione dei valori morali e

sociali dell'uomo. Lessing aveva il desiderio di leggere tutto e di conoscere il mondo per esperienza

diretta perché soltanto conoscendo il mondo può conoscere sé stesso. Ripudia l'introspezione e

grazie a questo divenne un poeta realista senza alcun residuo pietista. Considerava il teatro come

una scuola di vita alternativa al sapere libresco; l'attore possedeva l'eloquenza del corpo cioè un

linguaggio esseziale perché il messaggio arrivi ai destinatari nella sua completezza. Nella sua

ideologia egli non era poeta per ispirazione e non teneva conto della fantasia perché vede nei diritti

della fantasia una minaccia verso i diritti della ragione. La poesia intellettualistica di Lessing ha

pregi e difetti. Il laconismo è sia un pregio sia un difetto. Le favole di Lessing sono talmente brevi

che portano all'estremo la ricerca della brevità e sono spesso drammi costituiti da 3-4 battute. Tali

drammi sono talmente congeniati che non risultano convincenti: arrivati alla conclusione, nella

soluzione si ha qualcosa che non va e cioè una motivazione faticosamente escogitata che si

sovrappone alla realtà.

Le commedie lipsiensi – Le fiabe esopiche

Tra il 1748 ed il 1750 Lessing scrisse le commedie giovanili che mostrano la sua abilità nel fare

teatro servendosi di figure e situazioni già utilizzate. Le comeddie presentano uno svolgimento

impacciato e cercano di sostenersi con procedimenti goffi e di far sorridere tramite mezzi drastici; i

protagonisti sono incolori. Lessing si riversa in una poesia goliardica caratterizzata da toni drastici e

ritmi insistiti. Lessing trova la sua via nelle Fabeln in cui grazie alla massima chiarezza si ha la

suprema bellezza, una bellezza drammaticissima. Il poeta sperimenta per la prima volta nella favola

una nuova forma di dramma che riofiuta ogni ornamento.

«Doktor Faustus»

Faust – per esteso Doktor Faust – è il protagonista di un racconto popolare tedesco, usato come

base per numerose opere di fantasia. Il racconto riguarda il destino di un sapiente scienziato

chiamato Faust il quale, nella sua ricerca di conoscenze avanzate o proibite delle cose materiali,

invoca il diavolo (rappresentato da Mefistofele), che si offre di servirlo per 24 anni e al prezzo della

sua anima gli consentirà la conoscenza assoluta. Quest'opera fu la base dell'opera teatrale

di C.Marlowe “La tragica storia del Dottor Faustus” e ispirò poi il Faust di Goethe. In quest'opera si

rivela lo sforzo e l'incapacità d'infrangere i limiti dell'illuminismo: Faust illuminista alla fine

dovrebbe essere salvato per il suo sforzo di ottenere la verità. Lessing non considerò Faust

colpevole perché per esserlo egli doveva agire.

«Minna von Barnhelm »

Minna von Barnhelm (La fortuna del Soldato) è una commedia in cinque atti scritta nel 1763

da Lessing. È uno dei rari esempi di commedia tedesca e prende spunti da eventi della realtà

dell'epoca di Lessing: in particolare dalla guerra dei Sette anni tra sassoni e prussiani. È considerata

la migliore commedia tedesca perché opera molto seria e quasi tragica che rompe con la vecchia

tipologia di commedia per attingere ad una nuova realtà drammatica creata dalla guerra. Vi è una

forte sicurezza nel modo in cui Lessing rappresenta al pubblico della Germania i contrasti della

situazione poliica tedesca. La vicenda è svolta tramite un dinamismo che non concede distrazione

Trama

Alla fine della guerra dei Sette anni, gli sconfitti Sassoni non riescono a pagare il tributo di guerra

che devono agli avversari prussiani. Il Maggiore Tellheim, incaricato della riscossione di questo

tributo, decide di anticipare di tasca sua il debito dei nemici: questo gesto ha portato una donna

sassone, Minna von Barnhelm, a innamorarsi - ricambiata - di lui. La guerra li separa e temendo per

la vita del fidanzato, Minna va a cercarlo a Berlino. Il Maggiore rimane invalido per una ferita di

guerra e, a causa del suo atto onorevole, è stato sospettato di corruzione dal Ministro della Guerra

quindi congedato. La vicenda ha luogo in una locanda in cui il Maggiore Tellheim ha trovato

alloggio: il 22 agosto 1763 l'oste ha costretto l'ufficiale a cambiare stanza per ospitare una giovane

donna. L'ufficiale, essendo un "cavaliere" generoso e altruista, accetta senza problemi e rinuncia ai

soldi che la vedova di un suo creditore gli intende restituire. Ma questo va a discapito della sua

situazione finanziaria e così il suo servitore Just, per pagare i debiti, impegna un anello del suo

padrone. L'oste, però, non sa che l'anello era stato regalato al Maggiore dalla sua innamorata, la

quale alloggia nella stessa locanda. Minna von Barnhelm è la donna a cui il Maggiore è stato

costretto a cedere la propria stanza. Venendo a sapere di questa notizia, Minna si riprende l'anello,

paga tutti i debiti dell'innamorato, felicissima di averlo ritrovato. Ma il Maggiore, pur amandola,

decide di rinunciare a lei perché non se ne sente più degno. L'amica di Minna, Franciska, inizia ad

affezionarsi al sergente Werner e Minna inizia il suo piano di riconquista. Franciska fa credere al

Maggiore che Minna sia stata diseredata da suo zio a causa della sua relazione con lui: l'ufficiale,

sentendo Minna dire le stesse cose che le ha detto lui, capisce lo sbaglio e i due si riconciliano.

Giunge la lettera di riabilitazione del Maggiore e la cambiale gli viene rimborsata. Minna e

Tellheim si fidanzano ufficialmente e Franciska chiede al sergente Werner di sposarlo, e questi

accetta.

« Emilia Galotti »

È la tragedia più antitirannica ed il dramma più politico di Lessing e fu composta nel 1772; è divisa

in cinque atti e scritta in prosa. In questa tragedia vengono portati sulla scena gli intrighi di corte e

quindi tutta la miseria politica sociale della Germania divisa e dominata da meschini tiranni.

Purtroppo Lessing, per semplificare ed arrivare alla conclusione, utilizza un'eccessiva

schematizzazione e ciò porta lo svolgimento adssere troppo meccanico. Nell'Emila Galotti si ha la

figura della donna virtuosa ma non insensibile al richiamo dei sensi, del libertino malvagio solo

perché debole e della donna fatale dominata dalla passione e dalla vendetta. In questo dramma la

scena patetica è quella finale tra Emilia ed il padre Odoardo, Lessing stesso dichiarò di non esserne

sodisfatto.

Trama

Dopo il suo incontro con la borghese Emilia Galotti, il Principe di Guastalla, Hettore Gonzaga, che

se ne è innamorato, vuole farne la sua amante. Saputo che Emilia sta per sposare il conte Appiani dà

pieni poteri al suo ciambellano Marinelli per far saltare le nozze. La carrozza di Appiani ed Emilia,

diretta alla cerimonia, viene assalita da una banda di briganti assoldati da Marinelli e il Conte

Appiani viene ucciso. L'imboscata era programmata vicino la villa del Principe ed Emilia vi viene

condotta e accolta da Gonzaga. Alla villa arrivano anche la madre di Emilia e la contessa Orsina,

amante del Principe, il quale ora, per Emilia, la vuole mettere da parte. Orsina incontra Gonzaga che

però la fa allontanare. Arrabbiata, la Contessa incontra Odoardo Galotti, il padre di Emilia, e gli

rivela il complotto del principe. Odoardo vorrebbe uccidere il Principe ma è disarmato allora Orsina

gli dà un pugnale. Ma il padre di Emilia abbandona l'idea della vendetta. Il Principe vuole

allontanare Emilia dai suoi genitori e progetta una sistemazione forzata della ragazza dai Grimaldi.

Emilia provoca suo padre chiedendogli di toglierle la vita. Il padre Odoardo la pugnala. Quando

entrano il Principe e Marinelli e scoprono il fatto con orrore, Odoardo confessa e si mette nelle mani

del Gonzaga, aspettando giudizio. Quest'ultimo attribuisce a Marinelli la responsabilità della

tragedia e lo caccia in esilio.

« Nathan il Saggio »

È una fiaba orientale in cui Lessing s'ispira e riprende la Novella n.3 (quella dei 3 anelli) della I

giornata del Decameron di Boccaccio: intorno ad essa costruisce un intreccio non molto originale,

con un solo momento di tensione drammatica e si conclude con un doppio riconoscimento forzato e

romanzesco. Attraverso il palcoscenico condanna l'intolleranza dell'ortodossia; giudica severamente

i cristiani perché li considera meno umani e meno educati alla fratellanza universale. Egli scopre

che la Terrasanta, dove le tre religioni monoteistiche ( giudaismo, cristianesimo ed islamismo)

convivevano, è il luogo ideale del suo dramma. Lessing considera l'Oriente come terra della pù

antica saggezza umana e viene rappresentato senza particolari decorativi; esso diventa quasi una

fiaba ed è il paese dove le religioni s'incontrano e si riconciliano. La tolleranza universale, il suo

ideale presupposto e la fratewllanza universale sono esemplificate in tre scene simmetriche: il

dialogo tra Nathan ed il templario (II atto), il dialogo tra Nathan ed il sultano (III atto) ed il dialogo

tra il sultano ed il templario (IV atto). Si tratta di tre incontri con i rappresentanti delle tre religioni

monoteistiche. Esse si ritrovano nella tolleranza universale, per la quale tutti i buoni sono figli di un

solo Padre. In questo dramma vi è un tono nuovo più poetico; vi è la trepidazione dell'anima che

vive solo per fare del bene al prossimo. Il linguaggio è quello bonario ed umoristico della

conversazione familiare e i versi sono talmente sciolti da nascondere il ritmo.

I personaggi sono: Nathan, Saladino, il Templare, Recha, Daja, Al-Hafi, un frate ed il patriarca di

Gerusalemme. Nathan è un sagio ebreo considerato modello di tolleraza e altruismo ed è un

personaggio talmente attivo che non si riesce subito a comprendere il suo carattere: non parla di sé,

non pensa alle tremende esperienze che hanno formato il suo carattere e ciò lo rende saggio.

Saladino è un re musulmano generoso; il Templare è il cristiano graziato da Saladino ed è il

personaggio che raggiunge la più radicale trasformazione e maturazione. Recha è la figlia adottiva

di Nathan; Daja è la governante cristiana; Al-Hafi è il derviscio e tesoriere di Saladino; il frate è un

uomo aperto al rispetto per l'altro ed il patriarca di Gerusalemme NON è un simbolo di tolleranza.

Trama

Il poema inizia con un invito ad entrare nel Tempio, in cui il divino è condivisione e non esclusione:

«Entrate, è qui che sono gli dei».

Il fulcro dell'opera è la parabola dell'anello (Ringparabel) raccontata da Nathan a Saladino: il

sultano gli aveva chiesto quale fosse secondo lui la vera religione. Un anello magico - con la

proprietà di rendere il possessore gradito agli occhi di Dio e degli uomini - veniva tramandato come

cimelio di famiglia da padre a figlio. Quando l'anello giunse in possesso di un uomo che aveva tre

figli, amati tutti allo stesso modo, egli lo promise in eredità a tutti e tre: egli ne fece fare due copie

indistinguibili dall'originale e sul letto di morte diede un anello a ciascuno di loro. I fratelli

litigarono su chi possedesse il vero anello, tanto da interpellare un saggio giudice che consigliò loro

di comportarsi come se ognuno avesse quello originale.

TOMO N.2

HAMANN

Hamann, il “Mago del Nord”, fu profeta dell'età nuova e diffuse i suoi scritti polemici verso il nord

appunto. Si riteneva un fallito nella vita pratica e perciò si riversò nella lettura della Bibbia, da cui si

sentì illuminato. Con questa rinascita, entrò nella letteratura tedesca dell'irrazionalismo. Hamann

era convinto della nullità della ragione umana e dell'inadeguatezza della parola umana; egli

contrappose al linguaggio umano, ed inadeguato perché razionale, il linguaggio razionale della

Bibbia che era l'unico adeguato ad esprimere la verità di Dio. La polemica di san Paolo contro gli

ateniesi è considerata come modello della polemica di Hamann contro gli illuministi. Secondo il

poeta, il genio era sempre religioso e chi lo ispirava era Dio oppure lo Spirito Santo. Ma il genio

poteva anche essere inteso come avere il proprio centro in sé e quindi avere un proprio linguaggio

che era peculiare a lui. L'elemento originale di Hamann è la nuova impostazione di un problema

teologico che diventa problema linguistico ed estetico. Fra Lessing ed Hamann si attua il passaggio

dall'Illuminismo allo Sturm und Drang.

HERDER

Herder, durante tutta la sua vita, oscillò fra la teologia ortodossa ed una religiosità panteistica.: alle

incertezza fra teismo e panteismo corrispondono le incertezze nel valutare l'ispirazione poetica e nel

valutare la storia. Herder fu il precursore ed il creatore dello storicismo dialettico ma fu anche un

poeta mancato. Si dice ciò perché egli non ottenne mai l'ispirazione poetica e per questo rimase un

filologo ed un predicatore. La sua esaltazione della vita, la sua volontà di esaurire ogni aspetto della

realtà, di abbracciare tutta la poesia, storia e filosofia sono una rivincita del pensatore, del critico e

del traduttore sul poeta. L'universalità si contrappone alla chiarezza.

Nell'opera di Herder dominano due idee fondamentali: 1. l'idea del popolo concepito come unità

organica; 2. l'idea del linguaggio concepito come espressione organica dell'anima del popolo. Il

linguaggio per Herder non è più uno strumento del pensiero ma è forma viva dello spirito. Noi

pensiamo in quanto parliamo ed esprimiamo ciò che è il contenuto della nostra realtà spirituale. È

abolito ogni dualismo tra pensiero e parola. Nel suo Saggio sulle origini del Linguaggio del 1772,

Herder esprime la concezione che l'anima esiste in quanto vibra nel linguaggio e il linguaggio è

sempre poesia. Da questa concezione nasce una nuova dignità del linguaggio e della poesia; essa

non è più frivola ma espressione che proviene dal cuore. Nel saggio si crea una nuova filosofia del

linguaggio: viene negata l'origine divina e si afferma quella animale. Per Herder tutto è linguaggio:

la parola, la mimica, il gesto, la natura. Ogni poesia ha per lui un valore religioso perché è

espressione della storia dell'umanità. La storia è il cammino di Dio attraverso la natura e la poesia

ne è espressione. Nel linguaggio-poesia di Herder non viene espresso lo spirito in sé ma l'anima

collettiva del popolo.

Illuminismo vs. Herder = concezione dell'individuo vs. concezione del popolo. Il popolo è

considerato come un organismo dinamico in sviluppo ma anche passivo perché il suo sviluppo

assomiglia allo sviluppo delle piante. La filosofia di Herder è naturalistica, il progresso è la natura

ed il popolo progredisce perché è natura. Herder ammira la lotta con cui ogni popolo afferma il

proprio carattere verso gli altri e questo porta il poeta alla giustificazione della guerra e dell'odio.

GOETHE

Johann Wolfgang von Goethe fu uno dei geni più grandi e più poliedrici dell'umanità ed ha

rappresentato in molte delle sue figura solo una parte si se stesso. Le figure in cui Goethe si

rappresentò sono figure demoniache: ad esempio Werther che si abbandona alla passione amorosa,

il viandante che si getta nel movimento per amore, Prometeo che crea vita per l'impulso creativo e

Faust che si supera per una necessità di progresso e di autosuperamento. In Goethe, passione e

saggezza si coiciliano e si potenziano. Egli creò una vasta galleria di tipi umani anche se le sue

figure femminili si somigliano spesso mentre nelle figure maschili si ha il seduttore per debolezza

morale. La sua rappresentazione più compiuta è quella del “favorito degli dei”, ricorrente in molte

opere, ma egli si sentiva anche vittima degli dei perché condannato a vivere la comune condizione

umana di felicità e di infelicità. Goethe fu poeta, pittore, diplomatico, uomo di mondo, scienziato e

visse diverse attitudini artistiche ed intellettuali; ebbe la capacità di sperimentare tutto. La sua

particolare universalità denota come Goethe abbia raggiunto un altissimo grado di eccellenza in

diversi generi letterari: egli scrisse liriche, drammi, un poema e vari romanzi. Goethe fu spesso

divinizzato dagli amici e per questo trattò gli altri con indifferenza perché non riusciva a prendere

sul serio i comuni mortali, giocava con i sentimenti altrui. La sua vita si basò sulla seduzione e sulla

socievolezza, affascinava e veniva affascinato; il suo dongiovannismo è una manifestazione

estetico-erotica di un senso di cosmicità: la sua passionalità sociale, erotica e cosmica è indivisibile

dalla saggezza; la seduzione è pedagogia, è Bildung e cultura dell'anima, è una possibilità di

educare la sensibilità e la nobiltà dell'amata. Aveva il bisogno di travestirsi per dissimulare la

propria personalità e di fingersi simile agli altri; vi è un'interferenza tra le forze dell'anima e le forze

del cosmo. Goethe dedico anni alle ricerche di botanica e si sente troppo attaccato alla terra. La vita

viene sentita come lotta e la lotta è parte di una misteriosa armonia che non risolve i contrasti ma è

l'interferenza di forze opposte.

Goethe fu il creatore dello Sturm und Drang anche se i suoi contemporanei furono incapaci di

comprenderlo ed amarlo. La sua rivalutazione si ebbe quando il materialismo scientifico scoprì in

lui il precursore di Darwin.Varie correnti irrazionalistiche riscoprirono il Goethe irrazionale e

demoniaco, sebbene la figura di Goethe non potesse esser limitata all'ambito demoniaco. Quando

aveva 7 anni, Goethe affermò di credere all'oroscopo e di disprezzare coloro che “vivevano senza

stelle”; la mattina compiva un rito in cui accendeva una fiamma grazie ad una lente che rifletteva i

raggi solari. Afferò di aver ricevuto dal padre la condotta di vita e dalla madre il comportamento

pacato e la fantasia ma si discostò dalla sua religiosità pietistica, conservando però il culto religioso

della natura e dell'alba. A 15 anni subì una crisi morale a causa d un processo per truffa in cui, a

differenza dei suoi compagni, ne uscì senza condanne. L'anno dopo si trasferì a Lipsia in cui studò

giurisprudenza e sperimentò il rococò.

«Le poesie lipsiensi»

Delle poesie lipsiensi si conservarono solo Das Buch Annette e i Neue Lieder; si trattava di

frammenti di una confessione generale per liberarsi da un sentimento gioioso o doloroso. Qui le

esperienze vissute e le acquisizioni culturali vengono trasfigurate dalla fantasia.

Il poeta non vede le bellezze terrene ma ama soltanto l'amore. Si ha una lotta tra la sensibilità e la

virtù, la saggezza. Goethe sente il richiamo dei sensi e non resiste alla tentazione ma venera la

donna soprattutto nel momento in cui, vicino a cedere, si appella alla generosità dell'amato,

pregandolo di essere forte più di quanto essa non sia.

Goethe riprese gli studi di giurisprudenza a Stasburgo, dove conobbe Herder. Qui si sviluppò lo

Sturm und Drang. Gli anni stürmeriani di Goethe sono quelli dal 1771 al 1775, i più intensi,

drammatici e caratterizzati da una ricchissima produzione poetica. Il poeta imparò la tecnica

compositiva e stilistica e s'impossessò maggiormente del linguaggio e della metrica. Ma nel 1775 si

ha una crisi goethiana che rivela l'inconciliabilità tra cultura e politica.

Goethe si sentiva rinato nella natura e la rinascita nella natura è rinascita nell'alba; la natura è

inondata dal color porpora del sole sorgente: qui la natura e l'amore sono una cosa sola.

«Le poesie di Sesenheim»

L'argomento principale di queste poesie è la rosa, rosa che non è più decorativa e allegorica. In

Heidenröslein si ha un aspetto diverso dell'amore, un drammatico e violento contrasto tra

l'innamorato e la fanciulla, paragonata ad una rosa mattutina e diversa dalle altre rose. Le poesie di

Sesenheim si chiudono con Wilkommen und Abschied, che narra l'ultima visita fatta a Friederike a

cui poi Goethe si staccò per sempre. In questa poesia si ha inizialmente la cavalcata notturna

eseguita dal poeta perché seguì il proprio demone imponendosi di non abbandonare Friederike.

«Il discorso su Shakespeare»

Goethe scrive il discorso Zum Shakespeare-Tag per la celebrazione shakespeariana da lui tenuta a

Francoforte. Si tratta del manifesto più rivoluzionario dello Sturm und Drang. Qui Shakespeare

viene definito come il “più grande viandante dell'umanità” quindi il suo più grande genio. Il teatro

shakespeariano rappresenta l'infinita varietà della vita. Con quest'interpretazione Goethe non

giustifica la fatalità storica ma scopre anche in Shakespeare la concezione dell'Uno-Tutto (l'Uno

come principio indicante l'unità del Tutto). Goethe viandante trascina con sé nella folle avventura

della vita tutti quelli che sentivano sé.

Il culto goethiano del genio ha un carattere aggiunto poiché sembra derivare da due esperienze

culturali: Hamann e Shakespeare. Ma il sentimento della genialità nasce da un'esperienza personale,

vissuta con passionalità, cioè l'esperienza del demoniaco scoperto in sé e nella natura → fatto

psicologico nell'anima di Goethe. La sostanza dello Sturm und Drang goethiano è nei momenti di

ebbrezza lirica in cui egli sperimenta il demoniaco delle forze della natura e nella propria anima. La

lirica di stürmeriana di Goethe è lirica dello Sturm nel senso concreto della parola perché è lirica

della tempesta, in cui la natura manifesta tutta la sua potenza. Nella tempesta Goethe non vede Dio

ma una forza elementare a cui si espone per fondersi con essa. Goethe viandante non è ancora

sicuro di essere un genio ma è sicuro di avere un genio. Il genio acquista un carattere nuovo per la

sua opposizione alla capanna. Si tratta di un'opposizione di principio ed è in essa la grandezza del

viandante, il quale è spinto dal suo genio a peregrinare senza sosta perché è escluso dalla capanna o

non riesce più ad accettarla. La capanna è la realtà di coloro che non sono viandanti (non vi sono

cenni alla capanna pietistica in Goethe). Lo Sturm un Drang si realizza con massima evidenza nel

rapporto tra genio e viandante quindi tra natura ed anima e nel rapporto tra viandante e capanna

quindi tra rnnovamento e rimpianto della serenità. Questo portò alla composizione degli inni dal

ritmo libero. Alle poesie del viandante si possono aggiungere due poesie del 1774, Ganymed e il

monologo incompiuto Prometheus. Ogni poesia dal ritmo libero volge un tema nuovo e diverso con

immagini di varietà ed originalità; sono poesie improvvisate svolte in strofe di varia lunghezza di

versi irregolari senza rima. Ogni strofa rappresenta una nuova impressione di natura; la vita è sentita

come viaggio e come moto che non si arresta mai perché non può mai raggiungere la propria meta.

Il nume di Goethe è inscindibile dalla nube ed è la nube stessa; la nube è divina perché è parte del

cosmo goethiano, è divina perché è acqua, elemento primitivo da cui trae origine ogni vita. Il

viandante, esponendosi alla tempesta, si riconosce genio perché combatte contro il nume per

diventargli simile. Il genio può diventare o aspira a diventare dentro vivo dell'universo, realizzando

l'Uno-Tutto.

«Der Wanderer»

Der Wanderer è un idillio svolto in fomra logica e composto dopo la visita di una galleria d'arte di

Mannheim, in cui l'antichità greca si presentò come realtà concreta agli occhi di Goethe. L'antichità

classica risorge animata dal proprio genio che è il genio della natura stessa, la quale rinasce dalle

proprie rovine. Nello Sturmlied il viandante si aiuta da sé opponendo il proprio ardore al gelo della

tempesta. Nel Wanderer la natura (in questo caso quella meridionale) si rivela nel suo aspetto

positivo. Le rovine morte del tempio diventano una realtà viva: esse rappresentano la capanna

protettrice; la natura distrugge per riedificare.

«Ganymed»

Nell'inno Ganymed del 1774 il sentimento cosmico-religioso presenta un aspetto nuovo, languido e

femmineo. Il poeta è sdraiato su una collina tra erba e fiori, riscaldato dai raggi solari e si strugge

nel desiderio di stringere fra le sue braccia tutta la belleza del creato. In estasi, vede la nube

scendere verso di lui ed invoca un congiungimento: il grido dell'uomo sembra una risposta al canto

degli usignoli, è uno scatto passionale. Si ha una sorta di miracolo: attraverso lo slancio di Ganymed

verso l'alto la nube della divinità viene incontro alla sua anima, verso il Padre. Si ha quindi un

dramma lirico-religioso anche se si tratta di un drammatico spettacolo naturale.

Verso il 1773 nasce un nuovo Goethe che scopre in sé la forza che prima cercava nella natura o in

geni a lui superiori. Egli comprende l'ìimportanza della disciplina artistica ed acquista l'Anpacken”

che presuppone un lavoro fisico concreto, come la mano che plasma la creta. Lo studio del poeta

quindi si trasforma come lo studio d un pittore.

«Prometheus»

Il Prometheus è una tragedia scritta nel 1773 e divisa in due atti. Il titano, spregiatore degli dei,

rifiuta la proposta di dividere con loro il cielo perché rifiuta che le figure da lui create siano animate

dagli dei dato chenon vuole avere nulla a che fare con loro, non curandosi del cielo e non vi crede.

Vuole avere la terra per sé, per la quale sta già creando un'umanità fatta a sua immagine e

somiglianza. Gli uomini da lui creati devono riconscere che non hanno bisogno degli dei ma che

sono gli dei ad avere bisogno di loro.Gli dei, infatti, vivono solo perché alcuni uomini, che non sono

ancora abbastanza forti, credono di avere bisogno di loro, altrimenti essi non esisterebbero. Il

Prometheus è un'opera di evasione e un capolavoro di forza drammatica.

«Die Leiden des jungen Werthers»

I dolori del giovane Werther è un romazo epistolare scritto da Goethe nel 1774 e che conquistò in

soli 4 mesi la Germania, l'Europa ed il mondo intero. Si tratta del primo romanzo epistolare del

Settecento il quale contenga solo lettere del protagonista senza le risposte del destinatario →

quest'impostazione corrisponde al soggettivismo del protagonista. Ma allaf ine dell'opera, interviene

l'amico di Werther e delinea la tragedia dell'eroe e dell'eroina, Lotte. Goethe qui crea un nuovo

genere di romanzo passionale e suscita un'epidemia di suicidi, dato che fu frainteso nella sua vera

sostanza. Werther è un giovane dal cuore aperto che chiede soltanto di essere compreso ed amato;

egli inganna sé e gli altri. È un errore identificare Goethe nel personaggio di Werther. In realtà

quest'opera sembra appartenere al genere della lettera-sfogo ma è invece un romanzo psicologico

ambiguo. Werther ha bisogno di emozioni sempre diverse e nuove ma non cerca solo emozioni

erotiche ma anche estetiche, religiose e politiche. Ciò fa sì che il romanzo possa essere considerato

in chiave di crisi religiosa, sociale e politica. Il protagonista non ama tanto l'amata ma l'amore

stesso e vuole un amore che riempia tutta la sua esistenza, anche se lo conduce al suicidio; inoltre

capovolge il triangolo filadelfico rendendolo un triangolo dell'adulterio perché non solo tradisce

l'amico Alberto ma si serve della sua amicizia per stare vicino a Lotte. In quest'opera vi è il ritorno

dei temi della capanna e del viandante perché Werther pova ad intrommetersi nella capanna di Lotte

ed Alberto. Quasi alla fine dell'opera, prima del suicidio di Werther, vengono narrati due episodi

dello scrittore Ossian in cui viene narrata la storia di un innamorato che rapisce la sua amata e

muore dopo che ne ha ucciso il fratello: si tratta di un'involontaria dichiarazione di un desiderio.

Da questo momento irrompe nella letteratura tedesca la primavera.

« Faust

»

Nel 1775 Goethe compose la prima parte del Faust. Si tratta dell'opera più impegnativa di Goethe

ed è stata spesso definita la “Divina Commedia” dell'età moderna. In quest'opera l'autore rivela i

vari aspetti della crisi europea dal Rinascimento. La figura del Faust accompagnò Goethe durante

tutta la sua vita, infatti l'opera fu interrotta più di una volta a causa di stratficazioni liriche,

concettuali e stilistiche. Oltre al Faust, venne composto nel 1725 anche l'Urfaust che però fu

ritrovato solo nel 1887 e che in comune con la prima parte ha solo parte del nome. Faust è un eroe

antifaustiano perché Goethe in lui ammira e condanna il proprio faustismo; Faust è tragedia

dell'impotenza titanica, di uno spirito che non riesce ad esplicare nella realtà le energie presenti nel

petto. Egli non riesce a relizzare l'Uno-Tutto perché io ed universo non si fondono. È tragedia

goethiana perché riflesso della tragicità della vita di Goethe ed è anche tragedia tedescasimbolica

del Settecento tedesco.

Maturità di Goethe

Nel 1775 Goethe abbandonò definitivamente Francoforte, accettando l'invito di Karl August di

Weimar che lo volle come suo educatore. Si creò un'amicizia e una collaborazione fra un regnante

ed un poeta che durò oltre mezzo secolo fino alla morte del duca. Goethe si interessò negli affari di

stato e creò una “lega di regnanti” in cui venivano uniti vari piccoli stati per creare un'unità. Weimar

divenne la capitale culturale della Germania.

Goethe superò il periodo dello Sturm und Drang dedicandosi alle scienze naturali ed inoltre divenne

classico perché s'impose una severa disciplina di vita esteriore ed interiore.Nel primo decennio di

Weimar (1775-1786) Goethe continuò a lavorare sul Faust ed iniziò il romanzo Wilhelm Meisters

theatralische Sendung. Questi anni furono molto importanti per l'evoluzione della poesia di Goethe.

Nel 1786 Goethe fugge da Weimar per recarsi in Italia, dove trascorse due anni. Fu la realizzazione

di un sogno avuto fin dall'infanzia seppur l'esperienza ne fu complessa. Goethe acquistò in Italia un

senso della realtà oggettiva dell'arte e conobbe la serenità dell'anima; scoprì l'identità del sogno e

della realtà ed i monumenti dell'antichità furono finalmente realtà tangibile.

Quando ritornò a Weimar, Goethe non era più lo stesso e non fu compreso dai tedeschi. Da qui

iniziò il fallimento del clasicismo weimarianonella cultura nazionale.

« Das G ö ttliche »

Nei primi anni di Weimar Goethe si dedica allo studio delle scienze naturali per confermare la

propria estroversione e si stacca anche da ogni forma di Schwärmerei ,cioè colui che si ostina ad

ignorare la realtà. Linno Das Göttliche anticipa l'etica di Kant perché contrappone la legge etica alla

legge della natura. L'uomo si sente in dovere in aiutare il prossimo, ad agire secondo giustizia e a

ricercare il vero e sa di essere superiore alla natura perché essa è cieca ed insensibile. Quest'inno

esalta il divino che è essenza della nobiltà dell'uomo; esso è la nostra venerazione degli esseri

superiori dei quali abiamo solo una vaga intuizione ma che è venerazione della nobiltà che ogni

uomo possiede. L'esempio dell'uomo nobile c'insegna a credere negli dei. Ma vi è una domanda

insoluta alla fine dell'opera: gli dei esistono realmente e parlano attraverso la coscienza dell'uomo o

esiste soltanto la voce della coscienza e gli dei sono solo una proiezione antropomorfa?

« Wilhelm Meisters theatralische Sendung »: (Missione / vocazione teatrale di Wilhelm Meister)

Der Bildungsroman (il romanzo di formazione); Bildung → formazione, educazione intesa come

sviluppo della personalità. Bild nel significato di “Urbild”, ovvero “modello” → allude a un

progressivo perfezionamento dell’io e della personalità in direzione della Humanität, della

Menschlichkeit (umanità), del buono (das Gute) e del bello (das Schöne) → imago dei (tendere alla

perfezione)

- Per Goethe il concetto di Bildung non riguarda l’apprendimento di una serie di contenuti o norme

ma si tratta di un apprendimento alla vita, della formazione dell’essere umano attraverso la vita

stessa, del dare forma (Gestalt geben) e direzione adeguate alle proprie capacità, allo spirito (Geist)

e alla volontà (Wille).

- L'opera fu composta negli anni 1777-1785 e mai pubblicata → fu stampata nel 1911, dopo il

ritrovamento a Zurigo di una copia redatta a mano da un’amica di Goethe, Barbara Schulthess. Il

titolo non fu attribuito direttamente da Goethe ma mutuato da una sua lettera.

Sendung = vocazione, missione: area semantica relativa all’aspetto interiore.

- Conflitto tra arte (Kunst) ed affari (Geschäft) → Wilhelm Meister sceglie la via del teatro e

diventa attore in una compagnia errante, disattendendo i desideri paterni che lo vorrebbero un uomo

d’affari. Il nome del protagonista è un omaggio a William Shakespeare, autore che Goethe

ammirava sin dalla giovinezza → Discorso Zum Shakespeare-Tag. Il suo teatro è definito un

Raritätenkasten, un caleidoscopio della varietà umana in quanto rappresenta la totalità della vita, la

molteplicità del reale ricondotta a una sua unità.

- Negli anni ’90 del Settecento Goethe amplia la Theatralische Sendung. Tra il 1795 e il 1796

stampa il romanzo Wilhelm Meisters Lehrjahre (Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister).

Wilhelm vive una serie di esperienze: rimane quella del teatro, che viene però superata in direzione

di un’ulteriore evoluzione, di un progetto pedagogico più complesso cha ha come risultato

l’approdo alla società. I Lehrjahre sono un’opera molto complessa che inscrive la vicenda del

protagonista all’interno del contesto storico-culturale del tardo settecento tedesco. Con quest’opera

Goethe apre una finestra sulla realtà socio-culturale della Germania dell’epoca.

Le tappe della Bildung di Wilhelm Meister

Il teatro ricopre un ruolo fondamntale: non a caso la prima parola del romanzo è Das Schauspiel (lo

spettacolo). Wilhelm diviene gradualmente: spettatore del teatro delle marionette (Puppentheater,

Puppenspiel); osservatore dei meccanismi del teatro delle marionette; studioso del libretto

contenente la vicenda biblica di Davide e Golia; artefice di una rappresentazione di marionette →

esperienza dell’errore; dal teatro delle marionette alla messa in scena del teatro di prosa:

Gerusalemme Liberata di Tasso →Figura di Clorinda: è introdotto il tema della Mannweiblichkeit

(virile femminilità), intesa come condizione che trascende la distinzione tra i due sessi, aspirazione

etico-estetica alla compiutezza dell’umano.

- Attore di teatro: attraverso le esperienze di Wilhelm, Goethe innesta nel romanzo il dibattito

relativo allo sviluppo di un teatro nazionale tedesco; esso deve costituire il superamento del divario

tra i teatri di corte e le compagnie girovaghe. Aspira a raggiungere tutti i ceti sociali; pone al centro

la questione della preparazione dell’attore: la sua legittima libertà e forza immaginativa

(Einbildungskraft) devono conciliarsi con il rigore nella gestualità, nelle espressioni del viso, nei

diversi tipi di recitazione; mira ad affinare il gusto del pubblico e a trasmettere la consapevolezza di

una comune identità. Il modello è il teatro di Shakespeare ed il culmine dell’esperienza di Wilhelm

è la messa in scena dell’Amleto.

L'interpretazione di Goethe dell'Amleto di Shakespeare

Amleto, nobile delicato, apprezza il bello, il buono, la giustizia; non è ambizioso e non ha sete di

potere. Lo spettro del padre di vendicare la propria morte costituisce un’azione imposta a un’anima

che non ne è all’altezza. Egli è privo dell’energia e della risolutezza tipiche dell’eroe → Amleto

come personaggio ricco di pensiero e povero d'azione; malinconia.

L’ Amleto di Shakespeare nel Wilhelm Meister di Goethe

Goethe insiste sulla necessità di una messa in scena integrale dell’opera, di cui all’epoca erano

rappresentati solo i primi tre atti.

Romanzo: epos e riflessione → piano metaletterario

Interpretazione e mesa in scena dell'Amleto → piano metateatrale (teatro nel teatro)

- Il primo attore, appena giunto alla corte di Danimarca recita ad Amleto alcuni versi inerenti la

vicenda in cui Pirro, figlio di Achille, vendica la morte del padre uccidendo Priamo (cfr. Eneide,

Virgilio).

- Spettacolo davanti al re Claudio e alla regina Gertrude de “L'assassino di àGonzago” (“The

Murder of Gonzago”) attraverso il quale Amleto spera di smascherare lo zio (un nipote uccide lo

zio, re).

- Wilhelm abbandona il teatro in direzione di un ruolo attivo all’interno della società: egli scopre

che tutta la sua vita è stata “guidata” dai membri di un’associazione massonica, Der Turm (la

Torre). Al termine dell’opera essi consegnano a Wilhelm il manoscritto che contiene la spiegazione

della sua storia (romanzo nel romanzo) → utopia.

Pietismo: Goethe vi dedica il libro sesto dei Lehrjahre, intitolato Bekenntnisse einer schönen Seele

(Confessioni di un’anima bella). Il libro è un’autobiografia in cui l’io narrante ricostruisce il proprio

processo di introspezione personale, la propria esperienza religiosa e mistica (Susanne von

Klettemberg).

Anima bella: dovere e inclinazione personale coincidono → Natalie, l’“amazzone” che ha soccorso

Wilhelm e che è la nipote del fondatore della società della torre, al termine del romanzo si fidanza

con il protagonista.

STURM UND DRANG

Il movimento dello Sturm und Drang ebbe il suo sviluppo in Goethe ma negli altri scrittori non fu

granché; infatti questo movimento è il riflesso dell'energia creatrice di Goethe. Gli Stürmer fu quel

gruppo di poeti nati intorno al 1750. I centri del movimento furono Strasburgo nel 1770-1771 e poi

Francoforte fino al 1775 con la casaospitale di Goethe. La fase più importante dello Sturm und

Drang fu il viaggio sul Reno del 1774 compiuto da Goethe. Gli Stürmer non entrarono con

immediatezza nella cultura tedesca e il loro rapido successo fu una montatura e la scuola ebbe vita

molto breve. Fu Schiller che rinnovò lo Sturm und Drang. Quindi si parla di Sturm und Drang

wüttemburghese, sorto come reazione alla tirannia del duca Karl Eugen. Oggi il termine Sturm und

Drang significa “scapigliatura giovanile” ma inizialmente significava “impeto tempestoso” riferito

alla natura o “tempesta di sentimenti” riferito all'anima.Ogni generazione dello Sturm und Drang si

propose con intransigenza e furore demoniaco di fare tabula rasa delle generazioni precedenti e di

ricominciare l'opera dello spirito. La poetica dello Sturm und Drang si riassume nel binomio Natur-

Genie cioè grido passionale come parola d'ordine. Il genio comprendeva e seguiva, per il suo

istinto, la voce della natura che era tutta geniale. Si può dire che natura e genio siano l'aspetto

esteriore e l'aspetto interiore di una sola forza. Il poeta geniale si trova in mezzo alla natura perché

ritrova in sé l'istinto naturale e quindi si sente uomo completo. Nel periodo stürmeriano

all'umanesimo prevale l'irrazionalismo e dall'esprit fort sorge il Kerl che rinuncia all'esprit per

essere solo fort. Kerl diventa sinonimo di Genie e siccome il genio è forte allora si ha il Kraftgenie.

Egli sente il dovere di agire per il bene degli altri che hanno bisogno del suo aiuto, essendo deboli

ed oppressi dai potenti. Più che l'unità d'azione importava l'unità più profonda che vi è nel carattere.

Il dramma è l'azione che fu portata alla sua forma delittuosa, nell'assassinio; precedentemente l'eroe

non era mai assassino ma assassinato. Adesso invece il protagonista assume il ruolo dell'assassino

tragico che uccide per motivi passionali. L'assassinio si presenta in due forme: 1. eroe fraticida; 2.

eroina infanticida; al figlio patricida si sostituisce il figlio fraticida e la ribellione avviene entro la

famiglia regnante, tra i possibili successori. Il movente politico del fraticidio è sempre nascosto da

un motivo passionale ma questo tema colpiva gli spettatori per essere rivoluzionario in senso etico-

religioso → negazione del triangolo filadelfico. Il fraticidio era doppiamente rivoluzionario perché

violava 1. il principio politico della legittimità del regnante, 2. il principio dell' universale

fratellanza degli uomini. Lo Sturm und Drang rivalutò il Cinquecento vigoroso della ribellione

luterana ed il Rinascimento italiano. Il Kerl riconosce la propria incapacità di agire nella realtà

sociale secondo il proprio istinto. Il genio è sentito come il male e l'istinto è un alter ego dell'anima

ma è un ego negativo, è il demonio. Il genio che spinge all'azione delittuosa è la voce più profonda

dell'istinto ed è il male. La natura era la sincerità del sentimento e dell'espressione; essa è amica

della verità e dire sempre la verità era dovere sociale, morale e una necessità del cuore.

Rivoluzioni spirituali della gioventù tedesca, che riteneva necessario distruggere la tradizione

culturale del passato per essere effettivamente se stessa, sono: Sturm und Drang (1770),

Romanticismo (1800), Giovane Germania (1830-1840), Naturalismo (1880-1890) ed

Espressionismo (1920).

SCHILLER

Schiller non è considerato né all'altezza di Goethe né un grande poeta perché non è un poeta

spontaneo bendì un rettore e drammaturgo competente in effetti scenici. Egli entrò nella letteratura

tedesca con l'opera Die Räuber e i suoi drammi possono essere considerati orazioni ed

esemplificazioni sceniche. Nonostante non riuscisse a creare figure vive, Schiller creò conflitti

d'idee e situazioni drammatiche che si completano a vicenda. Non vi sono figure che incarnano

concretamente le idee che rappresentano. La sua opera più impegnativa è il Don Carlos, un dramma

che fa appello al sacrificio purificatore, alla violenza e all'inganno. Schiller prova ad imporre

l'amore della libertà con la violenza del pathos e con persuasione vicina all'inganno. La sua lotta

contro la tirannia politica e religiosa è lotta che rischia tutto perché gode del rischio; odia la

violenza dei tiranni ma per combatterli si serve della violenza. Schiller affermava che bisogna

trattare il prossimo come scopo a sé e non come mezzo. L'arbitrio psicologico e strutturale affascina

Schiller perché così può sfogare il suo istinto di sopraffazione. Il vero e il falso si confondono in

situazioni vere che si rivelano illusorie e viceversa. Schiller utilizza un rito drammatico ed uno stile

drammatico. L'eroe schilleriano tenta l'impossibile perché la macchina del destino è inarrestabile.

L'azione è tenuta sul filo del rasoio, la catastrofe è imminente; si ha una fase di disorientamento in

cui il corso dell'azione sembra essersi capovolto per poi riprendere la propria direzione ma sfociare

nella catastrofe. L'ero schilleriano sperimenta l'immoralità dell'azione politica che si basa sulla

violenza, sul tradimento e sulla sua pericolosità. Egli prova a sottrarsi al suo compito di agire.

L'unico elemento positivo è l'esaltazione del ceto sociale a cui era affidato il progresso della

Germania, l'esaltazione della piccola borghesia pacifica. Schiller afferma che il borghese ha il diritto

di ricorrere alle armi se minacciato, indipendentemente se essa venga dalla tirannide o dalla

rivoluzione. Egli si rispecchia nelle figure degli usurpatori ed insiste sulla successione legittima e

sull'usurpazione, come fosse un problema personale. Il successo del teatro storico-politio di Schiller

è dovuto a due cause: 1. egli combatté la tirannide tedesca degli anni precedenti la Rivoluzione

francese; 2. combatté anche la tirannide straniera diventando annunciatore delle guerre contro

Napoleone.

« An die Freude » (Ode/Inno alla gioia)

Schiller, in un momento di felice ispirazione riassunse liricamente la sua giovinezza. Nell'inno An

di Freude (1785) gli elementi lirici si mischiano alla fantasia per costituire l'ode più possente della

lirica schilleriana. Il titolo originale di tale opera era “An die Freiheit” e in essa troviamo un

giuramento di fratellanza tra tutte le anime capaci di entusiasmo. La statuetta della Dea Gioia rivive.

L'inno descrive l'ideale romantico di una società di uomini legati tra loro da vincoli di gioia e

amicizia universale → ritorno alla dimensione divina dell'essere umano, idealizzata nell'Antica

Grecia.

La poesia nella prima versione era composta da 9 strofe di otto versi ciascuna, poi ridotte a 8 nella

seconda versione. Ogni strofa è seguita da un ritornello di 4 versi, che si caratterizza come «coro».

Nella prima strofa vi sono gli dei dell'Esilio, il Padre celeste, il tempio greco della Gioia e la volta

del cielo raffigurata come tenda stellata. Non vi è più lo sforzo ma l'unità si compie

spontaneamente. Nelle strofe seguenti la Gioia unisce gli uomini; non vi è Dio. Nella quarta strofa

si hanno accenni alla Scienza, alla Virtù e alla Fede, che sono figlie della Gioia. Il grido iniziale

“Seid umschlungen” si attua alla fine come scena drammatica.

L'inno è stato usato da Beethoven nella Nona Sinfonia, selezionando alcuni brani. La melodia

composta da Beethoven è stata adottata come Inno d'Europa dal Consiglio d'Europa nel 1972, e in

seguito dell'Unione europea.

« Kabale und Liebe - Ein bürgerliches Trauerspiel » ( Intrigo e amore. Una tragedia borghese)

L'opera Kabale und Liebe (1784) è un'opera drammatica che riprende il tema dell'Emilia Galotti con

un'impostazione più rivoluzionaria. La corte è una corte tedesca dell'età di Schiller. La protagonista

Luise Miller non appartiene alla nobiltà ma alla piccola borghesia, che ha il portavoce nel padre di

Luise. Si tratta di una tragedia d'amore che però riflette dolorose esperienze personali di Schiller.

Inizialmente fu concepito come atto di vendetta. L'opera rappresenta uno degli esempi dello Sturm

und Drang e risente dell'influsso della rivoluzione del teatro operata da Lessing. In quest'opera si ha

una presa di posizione contro il malgoverno dei regnanti tedeschi ed i luoghi in cui si svolgono i

drammi sono Olanda, Francia, Svizzera e Russia. L'opera si basa su due temi: 1. la corruzione delle

piccole corti, 2. la miseria della piccola borghesia. Schiller qui offre un ampio quadro del governo

assolutistico retto dal principio di violenza e del sopruso. Vi è un'assoluta impotenza di fronte alla

nobiltà. Anche quest'opera è un atto di protesta in cui vi sono numerosi riferimenti nascosti in

figure, in situazioni ed in frasi. La borghese Luise Miller s'invaghisce del figlio di un nobile

presidente, Ferdinand. Il padre del giovane, inorridito all'idea che suo figlio possa sposare una

borghese, ordina al suo segretario Wurm di fare in modo che i due si lascino. Wurm coinvolge una

nobile invaghita di Ferdinand. Luise viene ricattata e preferisce morire avvelenata piuttosto che


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polly_64

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4 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della mediazione linguistica (RAGUSA)
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher polly_64 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Cultura e Letteratura Tedesca 1 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Schininà Alessandra.

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