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Breve storia della letteratura tedesca

Capitolo quinto

Lo sviluppo della coscienza borghese è la battaglia combattuta da questo ceto per vedere riconosciuta la propria posizione all’interno della società risale al medioevo, quando il borghese divenne una figura sempre più autonoma: l’emancipazione del singolo rafforzò la coscienza individuale, trasformò la mentalità e la concezione dei valori.

Una decisiva svolta nel pensiero borghese si è poi compiuta durante l’età dell’illuminismo, quando si svilupparono i sistemi filosofici del razionalismo e dell’empirismo. Nel motto “cogito ergo sum” di Cartesio, è chiara l’illimitata fiducia dell’illuminismo nella facoltà dell’intelletto umano, capace di riconoscere la verità indipendentemente dalle autorità ecclesiastiche o statali.

Il riconoscimento dei pensatori borghesi di un ordine naturale che regoli gli avvenimenti, è dovuto al progresso delle scienze naturali: molti filosofi illuministi infatti vi si dedicano. Leibniz è il filosofo più importante dell’illuminismo tedesco; nella sua concezione, l’uomo e il mondo sono costituiti da sostanze individuali chiamate monadi, che donano a ogni essere vivente un’individualità irripetibile.

Sotto l’aspetto spirituale, le monadi si differenziano per il grado di chiarezza raggiunto nella conoscenza del mondo: essa può essere sviluppata o può illuminarsi; in questo sistema, Dio non è un ente soprannaturale, ma semplicemente la monade più illuminata, quella che possiede il grado più perfetto di conoscenza. Le monadi non hanno finestre verso l’esterno, ma la loro è un’armonia prestabilita: il creatore del mondo, così come un orologiaio che fabbrica due orologi, non interviene nell’evento dopo aver avviato il funzionamento di tali atomi: la perfezione della monade più illuminata garantisce all’uomo una vita nel migliore dei mondi possibili.

Leibniz però scrisse la maggior parte delle sue opere in latino e francese, influenzando pochi tedeschi. Il padre dell’illuminismo tedesco è considerato Christian Thomas, che fondò la prima rivista tedesca di divulgazione scientifica. Essa nasceva con l’intento di diffondere un sapere indipendente dall’autorità ecclesiastica; tra i suoi punti fondamentali c’era la battaglia contro la superstizione e la persecuzione delle streghe: lo stesso Thomas, a causa delle sue idee, si sottrasse all’arresto solo fuggendo da Lipsia.

Tra la fine del 1600 e l’inizio del 1700 l’allargamento dello strato borghese permise la diffusione delle idee esposte negli scritti di Christian Wolff. Egli divulgò i principi fondamentali di Leibniz dopo averli schematizzati al fine di renderli più pratici. A tale scopo adottò come punto di partenza l’intelletto umano: infatti tutti i suoi trattati iniziano con “Vernünftige Gedanken” (riflessioni razionali). Egli proclamò scopo della vita la felicità terrena dell’individuo: per realizzarla, bisognava vivere in una società fondata sui principi dell’etica e solo la ragione può insegnare all’uomo a distinguere il bene dal male e a determinare i valori etici (non un dogma).

Il principio della tolleranza, non solo religiosa, è uno dei valori fondamentali della visione borghese del mondo: queste affermazioni costarono a Wolff l’espulsione dalla città. Paradossalmente però, egli divenne molto popolare: le giovani generazioni apprezzarono la sua interpretazione del mondo. Molto clamore ebbero anche le riviste morali, che esponevano le vicende quotidiane e furono determinanti nell’affermazione dell’immagine di un borghese dalla forte personalità: la situazione politica non permetteva di attaccare per via diretta i principi tedeschi, per questo le riviste evitavano il conflitto aperto, ma indicavano nell’intelletto e nella virtù i valori da contrapporre al dominio dei principi.

La letteratura della Frühaufklärung raggiunse modesti livelli: spettò alla poesia lirica il ruolo di maggiore importanza. Ad esempio, nelle poesie di Günther si trova un nuovo linguaggio letterario: all’ammasso di figure retoriche tipiche dell’età barocca, subentra la semplicità: la verità linguistica colma il vuoto tra linguaggio poetico e linguaggio quotidiano.

La figura che dominò la vita letteraria della prima metà del 700 fu Gottsched, professore di filosofia e letteratura all’università di Lipsia. La concezione del poeta come istitutore e l’efficacia morale attribuita alla letteratura costituirono i principi anche della sua concezione teatrale. Egli attuò una riforma del teatro tedesco: alla logora tradizione barocca, contrappose un’accurata preparazione e la messinscena di opere dei suoi allievi.

Gottsched però non fu in grado di proporre un dramma nuovo, che rispondesse pienamente alle idee illuministe e non pose correttamente al centro dell’azione drammatica la figura del borghese, andandosi a scontrare con quell’ambiente. In polemica con Gottsched, i teorici svizzeri Bodmer e Breitinger affermarono che “l’unica fonte del bello poetico è il sorprendentemente nuovo”, ma siccome non sempre il poeta riesce a trovare contenuti nuovi, egli potrà inventare e approfondire, intervenendo cioè in maniera artistica.

Gli avvenimenti letterari postumi al 1740 sono caratterizzati dalla liberazione da parte della letteratura degli ostacoli della filosofia e della morale; la poesia fu costituita da versi leggeri in cui erano espressi la gioia di vivere e i godimenti mondani. Il poeta Friedrich Hagedorn è considerato il fondatore della scuola anacreontica tedesca.

Molti allievi di Gottsched gli voltarono le spalle, affascinati dalla letteratura inglese, che svelava la ricchezza della vita interiore. Il cambiamento avvenne anche grazie alle sollecitazioni della tradizione pietistica che, dal 1760, si rivolse contro l’ortodossia protestante e fondò l’esperienza della fede su un rapporto diverso con Dio, più emotivo.

Il borghese, ormai pienamente consapevole della propria posizione all’interno della società, adottò un atteggiamento critico nei confronti di un assetto sociale che gli impediva di partecipare attivamente alla vita pubblica. Allievo di Gottsched fu Christian Gellert, scrittore popolare che pose al vertice della propria gerarchia di valori la lealtà, la fedeltà e l’amicizia. Le sue favole si caratterizzano per il linguaggio vicino al parlato quotidiano ma anche per l’umorismo. I suoi messaggi si rivolgono all’ampio pubblico.

Alla nobiltà di nascita, egli contrappone il dovere del borghese alla nobiltà dei sentimenti: il suo impegno illuminista era volto a ridisegnare un’immagine del mondo imperniata sull’equilibrio tra sensibilità e ragione. Nello stesso periodo, fece la sua comparsa la prima personalità forte della poetica tedesca: Friedrich Klopstock, secondo cui il poema religioso era il genere letterario più alto.

L’iniziale successo del suo poema “Der Messias” è dovuto all’ampio spazio dedicato alla descrizione dello stato d’animo dei personaggi e al linguaggio poetico lirico e sentimentale. Klopstock fu il primo poeta tedesco a non doversi più preoccupare del proprio sostentamento. Il suo mondo ideale si espresse sul piano poetico grazie a una radicale rottura con la tradizione: senza preoccuparsi dell’esigenza di chiarezza, disprezzò le convenzioni che paralizzano lo slancio creativo; il desiderio di libertà è modellato secondo un nuovo metro, in versi liberi, che non vincolano né alla rima né a un rigido schema metrico l’impeto dei sentimenti.

Per quanto riguarda l’ambito del romanzo e della prosa, Christoph Wieland introdusse la figura del narratore extradiegetico, che commentando le azioni e reazioni dei protagonisti esponendo i propri punti di vista, si rivolge direttamente al lettore e rompe la legge della successione cronologica: egli introdusse quindi una nuova arte della narrazione. A Weimar nel 1773 fondò la rivista “Der Teutsche Merkur”, in cui riferiva costantemente sullo stato della letteratura tedesca e che contribuì all’evoluzione della coscienza borghese in Germania.

L’antichità fu il modello a cui Wieland si ispirò per rappresentare le problematiche della società del suo tempo. Il mondo della democrazia antica era simbolo di libertà e di rapporti più umani tra gli individui; a Johann Winckelmann va il merito di aver reso accessibile a tutti il mondo antico. Egli presenta le arti figurative della Grecia antica come la massima espressione di perfezione, perché mettono in rilievo la bellezza e la dignità dell’uomo.

Lessing non tenta più la via della fuga dalla realtà, ma pone il borghese a confronto diretto con la situazione sociale concreta. L’ingresso del mondo borghese nella tragedia avviene adottando la prosa al posto del verso, riconducendo a misura umana gli eroi: finalmente anche la tragedia offre al borghese la possibilità di identificarsi con i personaggi in scena. Un punto di svolta è segnato dall’Emilia Galotti, in cui l’autore condanna la vita condotta nelle corti: i vizi e le virtù sono distribuite tra i vari ceti sociali secondo criteri diversi.

Per quanto riguarda il dramma “Nathan der Weise”, Lessing ebbe lo spunto da una polemica condotta contro alcuni esponenti dell’ortodossia clericale. Egli, allora bibliotecario, era il curatore di alcuni scritti teologici che gli erano valsi le proteste dell’ambiente clericale e soprattutto del pastore di Amburgo, Goeze. Il testo colpisce per la sua essenza illuministica: l’essere umano non dipende dalla professione di fede a cui egli fa riferimento; dipende invece dalla qualità delle sue azioni, dal suo rapporto che instaura con ogni essere umano, a prescindere dalle differenze di nazionalità e di confessione religiosa.

In contrasto con Gottsched, Lessing non pretende che la tragedia istruisca, ma piuttosto che risvegli nello spettatore i sentimenti umani, tramite un processo di identificazione e di partecipazione emotiva. Lessing è il primo poeta tedesco autonomo, che guadagna attraverso la propria attività critica e letteraria: questo gli comportò molte delusioni e problemi finanziari, ma nonostante ciò non venne mai meno la sua volontà di indipendenza nella ricerca della verità.

Capitolo sesto

La parola d’ordine dei giovani letterati borghesi era autonomia. Fu preso di mira l’edificio della poetica classicistica, ma l’attacco era diretto soprattutto alla cultura di corte della società feudale. Il risveglio della coscienza di sé del borghese è dato dall’individualismo, un fenomeno che si manifesta quando il singolo prende parte al processo di produzione economica: l’illuminismo pose l’accento sul concetto di autonomia creativa.

I sostenitori della nuova estetica non rinunciarono alla ragione, ma l’intesero in un modo diverso: vedevano la manifestazione della ragione nello sviluppo del genio (genio e sregolatezza). Uno dei principi su cui si basa la visione illuministica è l’interpretazione del concetto di natura, fino ad allora intesa come simbolo della presenza di un ordine universale; ma a cosa si deve l’abisso che si spalanca tra l’armonia delle leggi del mondo e le contraddizioni della società umana? Rousseau diceva che l’uomo per natura è buono, mentre cattiva è la società; la natura, messa a confronto con rapporti sociali innaturali, fondati sulla disuguaglianza, assunse un significato utopico.

Persa la speranza di una trasformazione dei rapporti all’interno della società, gli intellettuali borghesi rivolsero la propria attenzione su fenomeni lontani nel tempo e nello spazio, per rintracciare testimonianze di una natura vera e genuina. La giovane generazione mise in risalto la tradizione culturale della nazione (Volk): la tradizione popolare era ritenuta una scoperta affascinante, frutto di una crescita vigorosa ed originale, non influenzata dalla civiltà originale. Ma non ci fu soltanto l’influenza di Rousseau: anche le idee di Johann Hamann contribuirono alla ribellione contro il razionalismo di quell’epoca.

L’intelletto produce individui falsati e l’uomo nel suo complesso si forma grazie alla sensibilità. Egli sosteneva che, nell’incontro con la realtà, i sensi sono più affidabili e la chiave della verità è riposta nei sentimenti. I suoi pensieri furono conservati nelle opere e nei pensieri di Johann Herder. Herder crebbe nella povertà e, nonostante i numerosi sforzi, terminò gli studi a Konigsberg, dove conobbe Kant e Hamann; dopo aver pubblicato alcuni saggi critici, cominciò a compiere degli spostamenti: in Francia incontrò Diderot, a Strasburgo Goethe, col quale sostegno divenne predicatore di corte a Weimar. Qui Herder poté coltivare la propria attività letteraria, non senza alcune delusioni.

Il percorso di Herder è per molti aspetti tipico della Germania del tempo. Numerosi sono gli scrittori i cui padri furono pastori protestanti (Gellert, Lessing) e che, per potersi aprire alle idee illuministe, dovettero prima liberarsi delle concezioni religiose tradizionali. Per l’intellettuale borghese, l’esistenza di un pubblico di lettori colti rappresentava l’opportunità di indipendenza economica; il fenomeno del mercato letterario trasformò anche il modo di concepire la funzione dello scrittore stesso, che non si sentiva più il portavoce dei ceti dominanti, ma quello di una cultura individuale.

Herder ha uno spiccato senso della storia e del mondo, che egli concepisce in continua trasformazione: esplorando il passato, concentrò la propria attenzione sul concetto di Entwicklung (sviluppo); Herder sottolineava l’impossibilità di avvalersi di un criterio assoluto nel giudizio critico: invece di prendere a modello norme rigide (che in realtà sarebbero norme di una singola epoca), è preferibile immedesimarsi nella forma e nello spirito delle molteplici espressioni poetiche per ripercorrerne la genesi. Herder fu il promotore in Europa per lo sviluppo della ricerca storica, ponendo le basi dello storicismo nello studio della letteratura.

Quando Johann Goethe conobbe Herder, si era già cimentato con successo come poeta. Egli, recatosi a studiare a Lipsia, si appropriò in fretta del sistema di principi della cultura borghese e di corte, ma capì anche che si trattava solo di una maschera dorata dietro la quale si celavano questioni sociali più profonde. Anche in alcune sue poesie si intuisce uno dei temi fondamentali: il baratro che separa le norme sociali dalla responsabilità morale del singolo.

Goethe fondò un nuovo tipo di poesia lirica, intima e personale, che scaturisce dall’esperienza soggettiva ed esprime il principio della libertà artistica. Nel 1773 pubblicò il dramma Götz von Berlichingen, ottenendo il suo primo grande successo; Goethe interpreta liberamente una vicenda accaduta in Germania nel 1550, dando vita alla figura di un cavaliere nobile ed incorrotto, che cade vittima degli intrighi di corte. Per il grado di autenticità raggiunta, Goethe si può considerare il fondatore del dramma storico moderno.

Scrivendo un’opera narrativa ambientata nella propria epoca, l’autore scrisse “I dolori del giovane Werther”, narrando il destino di un individuo borghese, la cui personalità incarna i sogni e lo stato d’animo della giovane generazione. Il Werther è un’opera in cui l’eroe rivela il suo modo di stare al mondo, l’entusiasmo e le sofferenze personali in contraddizione con la realtà che lo circonda: proprio questa contraddizione tra la realtà e gli ideali borghesi costituisce il motivo del suo fallimento.

Ma Goethe voleva conciliare la vita con le idee e a Francoforte non aveva questa possibilità; per questo accettò l’invito del duca di Weimar: questa decisione rappresentò un profondo mutamento nella vita dello scrittore, che sarebbe rimasto lì per tutta la vita. Nelle vesti di consigliere di corte, si occupò principalmente di questioni che lo tenevano lontano dall’attività letteraria. Eppure, rimaneva cosciente delle contraddizioni riguardanti la sua persona e la società ed era considerato dai giovani autori il vero genio dell’epoca.

Essi concentrarono nel dramma ogni sforzo creativo: esso appariva come la forma più consona per intervenire nella realtà sociale; i personaggi erano presi dai vari strati borghesi ed esprimevano sentimenti e virtù umane non ripartite a priori secondo criteri riguardanti i ceti sociali di appartenenza. Lenz fu il drammaturgo più fertile della cerchia di Goethe e una personalità impetuosa, che non si curava di acquisire una disciplina letteraria. Incapace di adeguarsi alla vita, vittima di un sistema nervoso fragile, morì in povertà.

Lenz pubblicò uno dei manifesti dello Sturm, osservazioni sul teatro, ma fu Klinger a dare il nome all’intero movimento con la commedia Sturm und Drang. In realtà il titolo originario era Wirrwarr ed era più preciso perché esprimeva l’intento dell’autore di evitare tutto ciò che possedeva un ordine: l’azione drammatica si basa su una serie di conflitti immotivati.

Anche Friedrich Schiller era animato dal desiderio di libertà intellettuale; in lui, costretto a frequentare l’accademia ducale, crebbe sempre più forte il rifiuto per la disciplina militaresca. Il suo lavoro d’esordio fu il dramma “I masnadieri”: la prima teatrale fu un vero successo, e Schiller fu considerato il fautore di un’arte drammatica in cui gli spettatori si identificassero con quanto avveniva in scena. Nel 1783 scrisse l’ultimo dramma dello Sturm, che fu l’attacco più chiaro al dispotismo feudale: “Intrigo e amore”. Il titolo originario doveva essere Luise Millerin, nome della protagonista femminile.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/13 Letteratura tedesca

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