Dante, poeta del mondo terreno
Introduzione storica sull'idea e la sorte dell'uomo nella poesia
Secondo la concezione antica, la rappresentazione di un avvenimento favoloso o meraviglioso dovrebbe essere necessariamente non realistica. L'autenticità di una scena non si basa sull'osservazione di casi quotidiani, ma sull'idea dell'essenza delle figure e della sorte che a loro compete; una volta che questa idea è data, la rappresentazione trasforma la favola in una verità. Dal mito epico sorge la tragedia, la quale, nei suoi esempi classici, scopre il punto finale in cui non c'è più via di uscita, in cui all'uomo si presenta il proprio destino già definito e allora il suo intimo essere comincia a mettersi in guardia contro l'universale e intraprende la lotta estrema contro il proprio demone. Tuttavia, la tragedia greca lascia all'eroe ancora molto della sua individualità; ora, invece, egli è divenuto duro e rigido, povero di sensazioni: è un uomo al tramonto. In questo modo, l'unità del personaggio andò perduta e la tragedia, per mantenere la sua forma, cominciò ad avere bisogno di espedienti tecnici.
Nella poesia e nella teoria dell'arte romana dell'età aurea, domina senz'altro la mentalità razionalistica dell'ellenismo. Ciò che distingue nettamente la concezione virgiliana, non è solo la sua arte, che porta alla luce la saggezza oscura dei popoli mediterranei ellenistici, ma è piuttosto che in lui quest'oscura saggezza ha trovato una forma concreta. La figura e il destino di Enea sono cose nuove per l'antica poesia. L'epos omerico non conosceva l'idea di una particolare e determinata missione sacra dell'uomo nel mondo terreno; dunque, Virgilio è innovatore per la poesia europea e fu il primo poeta dell'amore sentimentale. Certo, nel suo atteggiamento teologico c'è un'incertezza, perché ciò che egli canta è un'istituzione terrena, mentre l'unione delle correnti religiose da lui elaborate mira a qualcosa di più.
Il nucleo storico del cristianesimo, cioè la crocifissione di Cristo e gli eventi ad essi connessi, superano tutta la tradizione antica. Penetrando nella coscienza dei popoli europei, la storia di Cristo ha trasformato radicalmente le concezioni sulla sorte dell'uomo e la possibilità di rappresentarla. Essa supera i limiti dell'estetica antica: la divisione dei generi e degli stili non esiste più; compaiono persone conosciute e reali, vi agiscono pescatori e re, grandi sacerdoti, esattori e sgualdrine; è subentrata un'assoluta liberazione dai limiti sociali ed estetici. La storia di Cristo dovette adattarsi di volta in volta alla costituzione spirituale dei popoli e dei gruppi e in questo processo subì molte metamorfosi, finché diventò quasi un'astratta costruzione dogmatica. In occidente, la necessità di rendere accessibile la verità della religione cristiana ai popoli barbari invasori coincideva con il compito di romanizzazione, così tutto il patrimonio spirituale e sensibile della civiltà tardo-antica subì una reinterpretazione.
La storia di Cristo divenne mito dei popoli, mise al suo servizio i miti delle grandi lotte delle invasioni barbariche, diventò un processo di spiritualizzazione universale, dando alle grandi lotte politiche il senso e la loro forza motrice. Su questo sfondo nacque l'arte imitativa medievale. Il suo scopo immediato era la rappresentazione sensibile di contenuti trascendenti, ma la spiritualizzazione della realtà operava molto oltre l'ambito della Chiesa e dei temi propriamente religiosi: accolse il vigore della poesia eroica; degli eroi fece dei crociati, creando il paradosso del martire guerriero; dall'esperienza amorosa e dalla critica del proprio tempo sorse il trobar clus, che con il suo doppio aspetto di lingua segreta e di confessione poetica, spezza la cornice della cultura provenzale e qui è il ponte con il dolce Stil Novo.
La poesia giovanile di Dante
I poeti provenzali crearono i loro canti per un ceto sociale ben delimitato: è un'aristocrazia severa che determina una forma altissima di eleganza e di moda e il suo contenuto è ciò che in questa cerchia ha valore. Con Federico II e la sua corte, la poesia provenzale giunse nell'Italia meridionale; come moda straniera giunse anche ai comuni settentrionali e toscani dove, però, non trovò un terreno adatto. Un solo autore, il bolognese Guido Guinizzelli, fondò il nuovo stile della poetica italiana e creò così il primo movimento letterario in senso moderno. Non era un movimento vasto e generale, ma era la cultura di una piccola cerchia che accolse la tradizione provenzale.
La fonte della poesia, Amore, è di carattere religioso: tali caratteri sono, la potenza d’Amore quale mediatore della sapienza divina, il legame immediato della Donna col regno di Dio, la sua virtù di concedere all’amante fede, conoscenza e intimo rinnovamento e infine l’esplicita limitazione di questi doni agli amanti. Guinizzelli è un inventore geniale; quasi tutte le immagini e i motivi dello Stil Novo risalgono a lui. Nella poesia provenzale la donna era un essere terreno, egli per primo osò rappresentarla quale mediatrice della somma grazia e della conoscenza, ma la freddezza concettuale ostacola in lui la forza di cogliere il reale.
Guido Guinizzelli, nelle sue poesie, era un poeta filosofico e retorico; egli citava un fatto solo per penetrarne concettualmente gli effetti: sguardo, saluto, parola, sorriso sono la scala della sempre maggiore purificazione interiore, che precede il risveglio di Amore. Quasi tutti i componimenti di Dante sono intesi non solo a piacere all’ascoltatore e ad ottenere l’applauso, ma a incantarlo e a irretirlo nella sua magia; e il suo tono non è quello di una comunicazione, ma di un invito alla comunanza dell’intimo essere, di un comando a seguirlo; ed esso non è rivolto a tutti, ma ad eletti. È l’apostrofe il mezzo stilistico preferito da Dante.
Nella poesia giovanile di Dante il fatto concreto sta al posto della retorica reale del Guinizzelli, e il suo tono non è più di comunicazione, ma di scongiuro. Quando il Guinizzelli si esprime in tono elevato, lega tra loro i pensieri e li illustra con paragoni. La profonda serietà e l’ethos della sua ispirazione gli impediscono di diventare didascalico, ma rimangono sempre una certa rigidità e un’eccessiva regolarità nella sintassi; sono le naturali conseguenze della sua tematica puramente concettuale. Egli mira a un effetto proporzionato, a una specie di armonia lineare che tuttavia è molto esile, quando la si confronta con Dante, in quanto l’occasione di una poesia di Dante non è un sentimento o un pensiero ma un evento.
L’unità della poesia giovanile di Dante non ha carattere razionale, ma di visione; egli vuole costringere l’ascoltatore ad entrare nella situazione che presenta, non gli basta la simpatia del sentimento o il consenso, pretende di essere seguito fino all’estremo nella situazione reale che evoca. I poeti precedenti sono portati a espandere largamente la loro esperienza mediante nessi associativi o logici; Dante invece si tiene stretto al punto di partenza concreto, elimina ogni altra cosa estranea, non si muove mai in ampiezza, ma sempre in profondità. Significative a questo proposito sono le sue metafore, che non conducono mai a un terreno nuovo, ma rimangono sempre all'interno del fatto.
Certo egli riprese dai suoi predecessori il misticismo del “cor gentile”, le forme poetiche di canzoni, sonetto e ballata e tutta la terminologia della retorica amorosa, ma ne fece qualcosa di assolutamente nuovo. Soltanto lo stile elevato della poesia profana non gli era stato accessibile perché ad esso si collegava l’idea di qualcosa di artificioso, non realistico, retorico. La sua caratteristica sta nella profondità e nella coesione interna del motivo unitario. Il Guinizzelli non ne è capace: poiché egli accumula i pensieri e perciò deve continuamente attaccare con un nuovo motivo: il flusso del pathos si interrompe continuamente, si riprende fiato e dopo alcune parole si è di nuovo alla fine. I versi di Dante, al contrario, sono un interrotto movimento interiore, vere e proprie tempeste di sentimento appassionato.
La dialettica del sentimento consiste nel costruire un sistema logico con le parole che indicano il sentimento, il suo sorgere, la sua sede e i suoi effetti, questa forma deve la sua essenza poetica vera e propria ai tardi provenzali. La dialettica del sentimento è un’ispirazione romantica piuttosto che classica e quanto noi vi sentiamo di classico non l’ha posseduto nessuno di quei poeti, tranne che Dante. Ma il poeta che Dante ammirava di più era Arnout Daniel: un talento eccezionale, che come Dante, mescolava la sensibilità passionale al rigore logico. Ma raramente egli era in grado di continuare così, in quanto il pensiero lottava con la passione senza inserirvicisi; l’ascoltatore deve cercare significati artificiosi e nascosti e l’effetto generale si spezza.
Dante unisce in modo mirabile l’arte di intrecciare le rime con la regolarità e l’esattezza del periodo: le frasi sono semplici ed è facile trovarne la struttura, risultato di un lungo processo di ricerca stilistica e purificazione formale. Nel frattempo lo Stil Novo aveva creato una codificazione dei concetti e delle metafore che si adattava al soggettivismo estremo molto più naturalmente che la lingua dei provenzali. Per Dante, Virgilio era maestro di stile elevato, di una poetica per mezzo della quale il reale diventa visione: egli infatti ama raccontare l’avvenimento, non semplicemente comunicandolo, ma evocandolo e richiamandolo.
L’esperienza decisiva della sua giovinezza, il dato fondamentale della sua vita è la storia del suo amore per Beatrice. La Beatrice della Vita Nuova e della Commedia è una creazione di Dante, non ha quindi a che fare con una giovane di Firenze che più tardi sposò Simone de’ Bardi, essa è niente più che un’allegoria. Tutti i poeti dello Stil Novo hanno un’amata mistica, a tutti i loro accadono le stesse stranissime esperienze amorose, ti appartengono a una specie di lega segreta, che determina la loro vita interiore e forse anche esteriore: e solo Dante ha saputo rappresentare quei fatti in modo tale che devono essere accettati come autenticità reale. Dunque, la poesia della Vita Nuova non è utilizzabile come materiale biografico, perché gli eventi che vi succedono possono non aver avuto luogo. Ma per la biografia interiore di Dante, l’opera è decisiva.
La Donna esoterica dei seguaci dello Stil Novo appare ora a tutti nel suo significato; in quanto sapienza teologica, Beatrice è la necessaria mediatrice della salvezza per gli uomini che mancano di coscienza: è insieme una santa cristiana e un’antica sibilla. La Vita Nuova è il necessario preludio della Commedia. Mentre la purezza del Guinizelli e il lirismo espressivo del Cavalcanti dopo il 1300 andarono perduti e la cerchia si desfece, mentre la poesia mistica d'amore perdeva ogni splendore in un astratto didascalismo, in Dante l'esperienza giovanile si trasformò, pur mantenendosi: essa comprendeva il mondo terreno così com'era, ma contemporaneamente usciva da esso.
Intanto si compiva definitivamente a Firenze il passaggio del potere dalle stirpi nobili feudali alla borghesia del commercio e della finanza; il quadro della storia cittadina è confuso dalle lotte personali e familiari; il numero delle persone influenti e attive è molto grande; è il quadro della prima crisi di una giovane democrazia, che causa una politica incerta; le persone al potere cambiano con rapidità sorprendente.
Enormi forze individuali si liberano, cominciando a muoversi e ad agire in concordia o in contrasto fra loro: l’impero in Italia era impotente e papa era il violento Bonifacio VIII, un uomo straordinariamente ricco di doti e di vizi, le cui azioni e verranno propriamente cattive, ma semplicemente non cristiane e dettate da passioni terrene. Dante fu presto chiamato a un’importante attività pratica e politica.
L'oggetto della "Commedia"
Fino alle grandi canzoni al Convivio di Dante, il mondo dello Stil Novo era rimasto un mondo a sé, nato da un'ideale cavalleresco raffinato e spiritualizzato e rimasto limitato nell'ambito di una cultura particolare. Ma la spinta espansiva che la poesia dello Stil Nuovo sviluppò nella persona di Dante non poteva limitarsi nell'ambito del sentimento e dell'esperienza mistica; quando entrò nel secondo periodo della sua vita, la giovinezza, pare nello stesso tempo, che cominciò a svolgere la sua attenzione alla vita pubblica e alle dottrine filosofiche e ad unirle e impregnarle della sua forma spirituale.
L'altro lato della sua volontà d'espressione, quello politico, finisce con la catastrofe del 1302, l'esilio e il successivo distacco dai capi del partito bianco e dai loro alleati ghibellini. D'ora in avanti mancherà la base per esercitare un influsso politico: egli ha perduto non solo la patria, ma anche il partito. Ora il suo desiderio di gloria si rivolge esclusivamente alla creazione letteraria, con la quale vuole conquistarsi una posizione autorevole. Da tali motivi è nato il Convivio e in senso più profondo anche la Commedia. Dante dice espressamente che scrive in italiano e non in latino perché non vuole servire ai dotti, ma ai non-dotti che sono capaci di un nobile slancio e hanno bisogno di un insegnamento diretto. Qui per la prima volta ci si appella al pubblico che doveva diventare l’esponente della nuova cultura europea.
Nel Convivio egli cerca solo chiarezza razionale, una costruzione regolare ed equilibrata del periodo. Il Convivio è rimasto un frammento: oltre l'introduzione, che conta come primo trattato, dovevano seguirne altri quattordici, ognuno dei quali a commento di una canzone; ne sono stati composti soltanto tre. L'opera è rimasta incompiuta perché il pensiero della Commedia l'ha spinta in disparte, ma non in senso puramente cronologico, perché il piano del poema esisteva già da principio: si deve supporre che nei primi anni dell'esilio coesistessero entrambi i piani delle opere e che poi, procedendo con il Convivio, questo soddisfacesse sempre meno l'autore, che cominciò a rivolgere la sua attenzione alla Commedia.
Perché il Convivio non gli bastò? La sua cornice esteriore contraddiceva il bisogno di Dante di unità: quindici trattati, ognuno commento ad una poesia diversa, mancava del principio d’ordine formale superiore. In poche parole, l’impostazione del Convivio non corrispondeva più al suo stato d’animo interiore. Nella Commedia il tema della visione e del viaggio nell’oltretomba era un luogo comune nel medioevo, ma Dante fu il primo poeta ad essere di nuovo convinto dell’unità della persona, della concordanza tra anima e corpo: l’uomo unione sostanziale di anima e corpo, comprende, oltre all’essere e al corpo, anche l’intelletto e la volontà; e sebbene l’anima sia necessariamente legata al corpo, anzi ne abbia bisogno per poter esercitare la sua attività, possiede particolari facoltà di conoscere e di volere.
Per questo l’uomo è diverso dalla forme inferiori della creazione, che nella loro azione sono determinate totalmente dalla creazione stessa. L’uomo possiede la libertà; necessariamente la sua volontà tende al bene in genere, tuttavia essa non si trova dinanzi a questo, ma a beni particolari; e qui sta la causa della molteplicità del suo agire. Allora la ragione produce la riflessione e il giudizio, la volontà il consenso e la scelta. Ma gli uomini che compaiono nella divina commedia sono già sottratti al tempo terreno e al loro destino storico. Dante ardì di un’impresa che nessuno prima di lui aveva osato: rappresentare tutto il mondo terreno-storico, di cui era giunto a conoscenza, già sottoposto al giudizio finale di Dio e qui già collocato nel luogo che gli compete nell’ordine divino e non in modo tale che il carattere terreno fosse soppresso o anche soltanto indebolito, ma in modo da mantenere il grado più intenso del loro essere individuale terreno-storico.
Secondo la dottrina generale cristiana, la sorte eterna non interviene direttamente con la morte, ma che piuttosto si compie per tutti gli uomini alla fine dei tempi, nel giudizio universale; a ciò si collega l’idea che le anime nel tempo intercorrente fino alla risurrezione siano separate dal corpo. San Tommaso però, con la maggior parte dei padri della Chiesa, sostiene l’opinione che le anime subito dopo la morte raggiungano il posto che loro compete definitivamente per i loro meriti e che il giudizio universale comporti sono un accrescimento del loro stato, in quanto essi riacquistando il corpo saranno capaci di godere e di soffrire con maggiore intensità;
-
Riassunto esame Critica dantesca, prof. Mattioli, libro consigliato Dante, Malato
-
Riassunto esame Critica Dantesca, La Vita Nova, prof. Mattioli
-
Riassunto esame Filologia e critica dantesca, Prof. Casadei Alberto, libro consigliato Dante oltre la Commedia, Alb…
-
Riassunto esame Filologia e critica dantesca, prof. Fiorilla, libro consigliato Vita di Dante, Petrocchi