Social learning
E' ormai più che nota la diatriba tra chi vede nella tecnologia un pericolo e chi ci vede un'opportunità. Bisognerebbe invece comprendere bene in cosa consiste questa "nuova tecnologia", quella dei media, rispetto ad altre tecnologie che abbiamo ormai interiorizzato nei nostri spazi culturali, mentali e corporei. Pireddu mette in campo una varietà di riferimenti disciplinari per comprenderne le motivazioni, quindi la filosofia, la comunicazione, l'educazione ecc., con i quali agiscono altrettanti agenti importanti come lo scambio, l'aggregazione, la collaborazione al fine di promuoverle.
Definizione di tecnologie
Un primo errore che spesso viene commesso è quello di associare al termine "tecnologie" i soli strumenti informatici e non di cui oggi la maggior parte della popolazione fa uso, quindi laptop, tablet, smartphone ecc. Al campo delle tecnologie in realtà fanno parte anche i libri. Si tratta di tecnologie diverse, meno recenti, ma pur sempre tecnologie, quelle appunto dei media. L'homo sapiens ad esempio viene definito come homo faber o anche homo technologicus, in quanto ha creato nel tempo tecnologie per spostarsi, ripararsi, cacciare, coltivare ecc., o anche la rima e la poesia, due componenti ancora remote, non sono altro che tecnologie della parola. Il nostro cervello ha una capacità immane che i neuroscienziati definiscono plasticità sinaptica del cervello, ovvero la capacità di adattarsi agli strumenti che utilizziamo. Quindi da questo punto di vista possiamo parlare di artificialità dei modi di comunicare. La comunicazione è da sempre mediazione e i media incidono sulla quantità e sulla qualità delle nostre esperienze riconfigurando le modalità di archiviazione, riproduzione e creazione della conoscenza. La rete in questo senso è definibile come una nuova infrastruttura della conoscenza, proprio perché essendo l'ambiente digitale in fase di sviluppo, (nonostante il World Wide Web abbia ormai compiuto venticinque anni) contribuisce alla riconfigurazione delle nuove forme di educazione e di comunicazione. Per comprendere il valore di questa realtà che è magmatica ed in continua trasformazione bisogna quindi studiare le varie forme di interazione sociale, dunque il social learning.
Forme di apprendimento e media
A partire dal XIX e XX secolo, ma ancora nell'antichità, l'uomo si è sempre interrogato sulle forme di apprendimento e sul suo rapporto con i media, ovvero gli strumenti che permettono all'uomo di conoscere. I primi studiosi hanno esaminato i mezzi attraverso cui è stato possibile ed è tuttora possibile trasmettere i contenuti dell'apprendimento. Da una parte abbiamo la visione dell'apprendimento incentrata sul libro, sull'astrazione e sulla separazione fisica dal mondo esterno (società connettiva), dall'altra l'idea dell'apprendimento incentrata sugli interessi, sulla collaborazione, sulle attività pratiche e soprattutto sull'apertura al mondo (società collettiva). Il sistema educativo per eccellenza è chiaramente quello scolastico, in cui l'istruzione viene sottoposta ad un processo di istituzionalizzazione. Da questo processo discende l'interesse per due elementi fondamentali:
- Inculturazione, insieme di processi di trasmissione della cultura di generazione in generazione;
- Acculturazione, insieme dei processi di socializzazione e inserimento degli adolescenti nella società adulta.
Il processo di istruzione dipende, come afferma lo studioso Durkheim, dagli aspetti quotidiani, tecnici e materiali dei processi dell'istruzione, specialmente se legati agli sviluppi produttivi, sociali e politici. Quindi è assolutamente impossibile parlare di istruzione se questa non viene collocata in una specifica condizione di tempo, spazio e causa storica. Per questo motivo a renderci così diversi dagli uomini del passato sono anche gli ambienti comunicativi che caratterizzano le diverse epoche. Parlando di didattica e del rapporto pedagogico studente/istruzione, possiamo collocare le prime forme scolastiche a partire dall'Egitto, definito come "culla comune della cultura e dell'istruzione".
Storia dell'istruzione
Elementi come agricoltura e divisione del lavoro, articolazione in settori produttivi, educazione mnemonica, ripetitiva fondata sulla scrittura e trasmessa autoritariamente, sono le prime forme evidenti della necessità di fortificare l'istruzione. Lo strumento del "libro di testo" diventa sempre più importante: la saggezza equivaleva alla cultura, ma si è saggi non perché si è in possesso di intelligenza ma perché si conosce la tradizione attraverso i libri.
In Grecia l’educazione dei giovani viene definita come fondamento della società; la scuola romana invece è detentrice del cosiddetto sadismo pedagogico: nasce la prima economia mercantile, l’organizzazione in comuni, l’aumento dei maestri liberi fino alla nascita delle università e dei modelli educativi accademici. All’origine della nuova cultura cittadina ci sono i nuovi ordini religiosi: quello francescano e quello domenicano, che propongono modelli innovativi, diversi rispetto a quelli dell’insegnamento monastico. Al centro di tutto ovviamente c’erano i libri. L’insegnamento era molto rigido: l’esame universitario di allora era simile a quello di oggi, così come metodi didattici; si imparava l’alfabeto, poi la pronuncia delle sillabe, poi la lettura. Per mancanze e deficienze nello studio, anche qui vi è la punizione della frusta e della verga. Assistiamo ancora ad una metodologia scolastica esageratamente severa, nonché ripetitiva e sadica.
Molti umanisti spesso tentarono di istituire delle norme meno rigide ed accademiche, spesso pagando le proprie idee con l’espulsione dalla cattedra; un esempio è il filosofo francese Montaigne che critica l’arroganza e la ripetitività improduttiva di dotti ed educatori del suo tempo, abolendo l’uso smodato di libri, attribuendo loro un valore certamente notevole, ma più legato alla comprensione che alla memorizzazione dei testi. Un ulteriore tentativo fu quello della riforma protestante, la quale ha cercato di legare insieme scuola e città, istruzione e valore laico della stessa non più intesa come rendita dei chierici ma come base dello stato. Tale riforma fu certamente contestata dal Concilio di Trento il quale, al contrario, sottolineava il ruolo fondamentale della scuola e dei libri, arrivando a bandire come eretici gli stessi testi dei riformatori. Alla base di tutto vi era la concezione della scuola come elemento formativo, contrapposto al principio del piacere, il quale avrebbe sviato l’attenzione allo studio.
Nel 1660 in Inghilterra viene fondata la Royal Society, per incentivare l’istruzione sperimentale fisico-matematica. Lentamente poi prende corpo l’idea di una pedagogia volta verso la libertà di un pensiero sempre più ampio, e non unicamente la varietà delle conoscenze. Questo è il periodo in cui l’idea della scrittura come liturgia viene superata, mentre cresce l’interesse verso l’insegnamento scientifico per l’istruzione popolare. E’ l’età dei lumi, dell’Enciclopedia, della ricerca, del sapere in cui l’arte e il mestiere assumono pari dignità nella formazione dell’uomo, anche grazie allo sviluppo della società industriale, del capitalismo e della divisione del lavoro in fabbrica. Nascono in questo periodo alcune scuole "nuove" (o "attive") il cui criterio di base è "imparare facendo", learning by doing. Molte scuole americane infatti sono state definite come "centri di educazione", in contrapposizione alle scuole europee che invece erano propriamente "centri di istruzione". La scuola viene vista dunque per un'istituzione sociale, dove chi insegna non deve occuparsi unicamente della formazione degli individui, ma anche della formazione della giusta vita sociale. Il critico Dewey critica il sistema europeo in quanto considerato come un sistema che cerca di impartire a molti l'istruzione che in passato era destinata a pochi e che non concede molto spazio al laboratorio inteso come azione, lavoro, fatica e quindi reale strumento di studio.
Evoluzione dei media
Tra la fine dell’Ottocento e gli anni Ottanta del XX secolo si assiste ad una vera e propria proliferazione dei nuovi “media”, dunque di nuove modalità per la produzione, l’archiviazione e la circolazione del sapere. In molti paesi cinema e radio diventano sempre di più “tecnologie normali”, diffuse e utilizzate da gran parte della popolazione. Da una parte l’introduzione dei film a scuola viene presa in considerazione fin da subito come mezzo di insegnamento regolare e come segno distintivo degli approcci educativi progressivi; dall’altra parte la radio, definita come “libri di testo dell’etere.
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