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ci si riuniscono i partecipanti a un convegno. Il castello modernizzato

indica il passaggio del tempo.

2) Metamorfosi non oggettive, ma dovute al carattere della scenografia

o al modo di riprenderla.

Questo effetto è già presente nei cortometraggi. Dopo il

cortometraggio Van Gogh del 1948, Resnais rinuncia quasi

interamente alla dissolvenza incrociata, figura cinematografica che

caratterizza la metamorfosi, per preferirle gli effetti di raccordo di

forme o movimenti. Tuttavia non è di metamorfosi che bisogna

parlare qui, ma di esplorazione di spazi compresi come

indifferenziati, sedi di una funzione che da sola ne giustifica

l’esistenza e ne autorizza le mutazioni.

In seguito, Resnais continuerà a privilegiare gli spazi labirintici, in

cui l’illusione di metamorfosi sempre possibili riguarda tanto la

difficoltà di porci dei riferimenti quanto l’ingegnosità con la quale il

regista rinnova la visione che ne propone. È il caso di MURIEL,

dell’appartamento di Helene, o della cucina in PROVIDENCE,

ripreso da un punto di vista diverso quante sono le apparizioni nel

film. Oppure ancora nello stesso film, i corridoi che collegano la

al salone, poi l’ingresso monumentale nel mezzo del primo

cucina

corridoio, formando come una rete di comunicazione periferiche che

sfida la comprensione e crea l’impressione che l’abitazione si

riconfiguri continuamente.

Stesso discorso anche per L’ANNO SCORSO A MARIENBAD. Qui

troviamo, però, una variabile, che è quella del montaggio per

destabilizzare la percezione dello spettatore e creare una tensione

insidiosa tra la continuità interrotta dell’azione e la trasformazione

inspiegata della cornice nella quale essa si iscrive.

In questo modo Resnais mette in questione la fiducia dello spettatore

nella pseudo-realtà dello spazio che gli viene presentato sullo

schermo. Poco importa che questo spazio sia costruito di frammenti

raccordi ne garantisce un’illusione

diversi, fintato che la retorica dei

di coerenza. Un’illusione illusoria, in quanto i personaggi di

L’ANNO SCORSO A MARIENBAD sono come sospesi in uno

spazio immaginario.

3) Metamorfosi oggettive ma ingiustificate.

Talvolta la metamorfosi della scenografia in Resnais è affermata

senza ambiguità, mentre nulla nell’azione può giustificarla.

È il caso di L’ANNO SCORSO A MARIENBAD, una vasta stanza

dominata dalla presenza di un grande letto matrimoniale, si trasforma

da una scena all’altra, anche se la sua disposizione fisica resta

costante. Andando avanti nel film la scenografia muta, come per

esempio le pareti, la testiera del letto, cambiano anche i mobili, ecc.

La cosa più importante è che qui non c’è opposizione tra due stati

generalizzata che da sì che

nettamente differenziati, ma un’incertezza

nessuno degli elementi d’arredo appartenga a una versione della

scenografia piuttosto che a un’altra. Quest’incertezza è condivisa

dagli stessi personaggi, che non smettono mai di affermare quanto i

loro ricordi del luogo siano incerti e contradditori, tanto da far

sembrare che forse sia tutto frutto della loro immaginazione.

La stessa incertezza la proviamo in film come PROVIDENCE, JE

T’AIME JE T’AIME.

L’ultima

4) metamorfosi: la scenografia come scenografia.

Questo tipo di scenografia la troviamo molto evidente in L’ANNO

SCORSO A MARIENBAD, dove sui viali alla francese in cui lunghe

ombre direttamente dipinte sul suolo ai piedi di personaggi immobili,

contraddicono il fatto che il sole a picco possa proiettare alcuna

ombra.

A PARTIRE DALL’ARCHITETTURA:

SPAZIO E PERCORSI DI SENSO NEL PRIMO

RESNAIS

Antonio Costa

Un luogo occorre, perché qualcosa abbia luogo.

C’è sempre un luogo da cui partono i percorsi della memoria, grande tema

del cinema di Resnais. E questo luogo ha sempre un nome. È una forma,

per lo più architettonica. Ciò che ha luogo nel cinema di Resnais è il

passaggio: qualcosa passa dal luogo alla coscienza, al soggetto che quel

luogo percorre, visita e rivisita. Il tutto attraverso il linguaggio. Linguaggio

verbale ma anche visivo, come in L’ANNO SCORSO A MARIENBAD, il

monologo di X e i cartelli che lo accompagnano.

Per descrivere il suo documentario su Van Gogh, ha usato la parola

ARCHITETTURA. Per giustificare la scelta del bianco e nero, ha parlato

di problemi tecnici e alludeva al fatto che il b/n permetteva di creare

tra tele diverse, in modo da far emergere l’architettura tragica della

legami

pittura di Van Gogh.

Resnais era interessato della geografia, della topologia dei quadri. Spesso

isola parti di un quadro con primi e primissimi piani .

Ripercorre i luoghi di Van Gogh ricercandoli proprio nelle sue tele, per

farci percepire come il pittore guardasse con la stessa intensità gli esseri e

le cose che si confondono nello stesso stupore. Resnais vuole dirci che il

bianco e il nero sono dei colori, non assenza di luce come ci hanno sempre

insegnato.

Stesso discorso vale anche per il documentario su Paul Gaugain, ma con

un risultato diverso. Il film inizia e termina con un autoritratto del pittore,

dove il soggetto IO trasforma il tutto in una narrazione alla prima persona

singolare. Se l’utilizzo del bianco e nero in Van Gogh era una scelta, nel

caso di Paul Gaugain è un’imposizione dettata dallo scarso budget a

disposizione.

Nel caso, invece, di Guernica Resnais esce dai limiti della pittura. Il film

inizia con un’immagine delle case di Guernica distrutte dal

bombardamento. In questo caso non è più la cinepresa che si avvicina al

dipinto, bensì le immagini della pittura che emergono da vuoto.

Questa sovraimpressione tra fotografia e pittura, universo reale e

immaginario, è mediata dai versi recitati da Èluard. Troviamo effetti

scenografici, di montaggio e ottici. Il dipinto da rappresentazione di un

luogo fisico distrutto diventa luogo della mente.

LA POLIFONIA

O LE PETIT PHRASE PORTAGEES

Sergio Arecco

Il cinema di Resnais è sostanzialmente un cinema musicale. Sin dalle

prime esperienze nel campo cinematografico fino agli ultimi film, la

musica copriva una parte fondamentale del suo lavoro.

È proprio sulla polifonia che Resnais ha affidato la strutturazione del suo

cinema.

Dopo il film sulla memoria reinventata (PROVIDENCE), il film-saggio

(MON ONCLE D’AMERIQUE), il film romanzo (LA VIE EST UN

ROMAN), il film teatro delle svolte della vita (SMOKING/NO

SMOKING), ora anche il film musicale.

ne è un esempio. L’intenzione era di

PAROLE PAROLE PAROLE

costruire con gli spezzoni della musica popolare, con brani di immediato

potere evocativo, un film. E ci è riuscito includendo tutto il materiale in

modo totalmente musicale.


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DETTAGLI
Esame: Cinema
Corso di laurea: Corso di laurea in arti e scienze dello spettacolo
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Alee.Co di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Cinema e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Fanara Giulia.

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