Elogio dell'inquadratura
Resnais, l'artista
Dominique Chateau
“Se mi considero autore dei miei film? No. Ma soprattutto considero questo problema assolutamente secondario.” Così Alain Resnais parlava di se stesso. Strana affermazione, per uno considerato padre fondatore della Nouvelle Vague, che del regista-autore si era fatta paladina. Resnais ha raramente messo mano nelle sceneggiature dei suoi film, che erano spesso opera di altri scrittori, e si considerava un ‘semplice’ “metteur en scène”, uno che mette in scena testi preesistenti.
L’autore si definisce dalla lavorazione di diversi materiali, sulla base di un progetto artistico che ne richiede l’approvazione e ne produce l’autore in quanto artista non sia solo distinzione. Si può dire che non sia solo un manipolatore di materia, ma un creatore di forma.
Di quale montaggio parliamo quando si parla del montaggio in Alain Resnais?
Vincent Amiel
Il montaggio in Resnais non è un lavoro di assemblaggio e di articolazione di elementi, bensì consiste nella giustapposizione di pezzi sparsi, affinché ciascuno di noi possa misurare fino a che punto non coincidano, e quanto la loro unità non sia che un gioco della mente. Resnais afferma che ogni inquadratura è unica, e appartiene a un solo livello di realtà.
Vincent Amiel propone 3 tipi di montaggi rinvenuti in Resnais: montaggio per accumulazione, montaggio per sovrapposizione e montaggio per interruzione.
Montaggio per accumulazione
Questo tipo di montaggio è reperibile in film come Muriel e Mon oncle d’Amérique. Si tratta di inquadrature che si succedono rapidamente, che mostrano spesso degli elementi immobili (mobili, luoghi, edifici, dettagli di oggetti, ecc.) e che sono accompagnate da una voce off.
Il concetto di puzzle è chiaramente manifestato: in Muriel troviamo una città distrutta tutta da ricostruire, in Mon oncle d’Amérique, invece, dono delle figurine messe come in un gioco dal quale dovremmo ricomporre l’immagine globale. Ascoltiamo le voci dei tre personaggi in Mon oncle d’Amérique, che all’inizio si confondono, poi appare una certa logica fino a quando non otteniamo una logica.
Nei montaggi rapidi e accumulativi di Muriel, si nota una rottura: sonora, visiva e intellettuale.
Montaggio per sovrapposizione
Questo tipo di montaggio rimanda alle meduse di Parole, Parole, Parole… È un tipo di montaggio parallelo, una sovrapposizione artificiale, che riconduce a una duplice realtà. L’eterogeneità della medusa ci fa pensare che le canzoni sentite nel film non siano che delle distrazioni o degli effetti di commedia musicale. E anche il montaggio di due livelli di rappresentazione estranei l’uno dall’altro: realista e trasparente per il racconto in immagini, apertamente artificiale per le canzoni di varietà utilizzate nella loro forma originale.
Qui ciò che è importante è l’incontro delle due forme. E il montaggio di Resnais non va verso una cancellazione dei livelli; lontano dallo scemare, insiste sugli angoli, fa brillare ciascuna delle schegge.
Montaggio per interruzione
L’amour à mort è un esempio di questo tipo di montaggio. Al di là del tradizionale montaggio narrativo, il film comprende una serie di interruzioni, costituite da piani blu-neri disseminati di particelle luminose e accompagnati da una musica che rompe di netto con la colonna sonora sentita durante il racconto.
La musica è forza di interruzione, arriva per ben 52 volte durante il film. Queste rotture di L’amour à mort, rinviano ad altri tipi di rotture, come in Hiroshima mon amour, con la sabbia che scintilla sulla pelle dei corpi nudi, o ancora in Cuori, con la neve che cade tra le scene e anche tra le inquadrature.
In conclusione, Amiel rifiuta l’idea baziniana di decoupage come assemblaggio di frammenti, in sé coerenti, e cerca invece di catturare l’intreccio di realtà eterogenee che convivono nei film di Resnais. Preferisce infatti, all’ipotesi di un disegno d’insieme concepito al
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