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Storia del cinema: il cinema prima del cinema

Il mondo come spettacolo

Il cinematografo delle origini fa parte di un sistema di spettacolo in cui la presenza umana e la comunicazione tra persone fisica è ancora l’asse portante di ogni rappresentazione. I primi “cinematografisti” erano spesso ambulanti e si sparsero in tutto il mondo, per catturare immagini e portarle a casa; nasce così il primo genere, la veduta, antenata del documentario. Il cinematografo esprime così anche il senso di onnipotenza della tecnica nell’era positivista.

Prima del cinema: lanterne magiche e mondi nuovi

Fu l’invenzione della stampa a iniziare la diffusione di immagini nel mondo occidentale. Ma i primi libri stampati erano molto costosi ed ebbero diffusione in una cerchia ristretta. Nel '500 e nel '600 il mondo popolare cominciò ad aggiornarsi visivamente attraverso una rete di ambulanti coraggiosi. Solo nelle rare feste o fiere possiamo immaginare una straordinaria confusione di gente, di linguaggi e di spettacoli. Tutto faceva spettacolo. Tutto ciò che poteva attirare l’attenzione era mostrato a pagamento, spesso in modo crudele.

Fra queste curiosità, gli spettacoli ottici cominceranno a comparire già nel '600. La lanterna magica era il più misterioso. Proiettava sulle pareti di una sala buia delle figure disegnate su un vetro.

La lanterna magica: cultura e attrazioni

La lanterna magica si diffuse ben presto con diverse applicazioni: una era quella fantastica, l’altra didattica, ovvero cultura e attrazioni. L’uso didattico consisteva nel far vedere luoghi, monumenti, ecc. Ma poteva anche essere uno strumento fantastico, utilissimo per sussidio alle conferenze e alle prediche. Nei secoli passati, fino all’800, la cosiddetta scienza traboccava di elementi fantastici e la fantasia si appoggiava sempre a certe conoscenze scientifiche. La lanterna magica ebbe grande successo come suggestione spiritica. Ma veniva usata anche per insegnare ai ragazzi la storia, e continuò a funzionare anche dopo l’invenzione del cinematografo.

L’altra macchina ottica, diffusa dalla fine del '600, era il Mondo nuovo, che funzionava nel senso contrario alla lanterna magica. Invece di proiettare sul muro, si guardava dentro una scatola. Il Mondo nuovo descriveva o raccontava più o meno le stesse cose della lanterna magica, ma in maniera meno fantastica, perché funzionava sotto la luce del sole, all’aperto, nelle piazze. Serviva soprattutto per mostrare paesaggi, luoghi, città. Fu soprattutto il Mondo nuovo, e non il giornale stampato, che rese famosi gli eventi della Rivoluzione francese negli strati più bassi della popolazione.

Sia la lanterna magica che il Mondo nuovo richiedevano spiegazioni. Non è difficile vedere in queste due macchine ottiche gli antenati del cinema; il Cinematografo dei Lumiere avrebbe proiettato immagini in una sala buia, mentre il kinetoscopio di Edison avrebbe funzionato come il Mondo nuovo, guardandoci dentro. Tutte queste macchine erano gestite sempre da un presentatore o imbonitore, che parlava al suo pubblico.

La fotografia

Niepce sperimentò per primo nel 1826 la permanenza di impressioni luminose sopra una lastra di gelatina, e brevettò la scoperta della fotografia. Daguerre, pochi anni dopo, con il dagherrotipo diede inizio al genere del ritratto umano. Le foto però erano brutte, tanto che prese piede il mestiere del calotipista, colui che ritoccava le immagini stampate con il pennello. La tecnica della fotografia si sviluppò rapidamente, perché il governo francese comprò il brevetto da Niepce e liberò l’invenzione dai diritti. Anche la fotografia contribuì a far nascere confusione tra il reale e l’immaginario. Abbondavano infatti i processi agli impostori che usavano la fotografia per truffa; per esempio gli spiritisti.

Uno scienziato che lavorava in California, Muybridge, usò la fotografia per studiare il movimento degli animali: collocò diverse macchine fotografiche lungo un percorso e scompose la corsa di un cavallo. Ancora difficile era però unificare le varie posizioni in un unico flusso continuo, perché gli scatti fotografici erano distanti tra loro. Si giunse ben presto all’animazione di immagini fotografiche. L’Onda di Marey (1888) è il più antico documento in movimento.

Il cinema renderà il contratto fra le persone sempre più inutile, fino a lasciare gli spettatori davanti a una macchina che parla da sola.

La città come spettacolo

Intanto, nel corso dell’800, la città cambiava: si trasformava nella città-spettacolo attuale, piena di immagini, popolata da gente sempre più sola, distratta, immersa nelle sue fantasie. Soprattutto Parigi si stava trasformando in un immenso salotto pieno di spettacoli. Un evento stava spettacolarizzando il mondo intero: le Grandi Esposizioni, iniziate a metà secolo, erano veri e propri spettacoli scientifici. Il positivismo era la filosofia dominante, che prospettava frontiere sconfinate alla conoscenza. La prima Esposizione, quella di Londra del 1851, dispiegava tutte le ultime scoperte in una serie di immense serre. Ben presto fiorirono gli spettacoli giganti, recuperando anche i gusti antichi per la grandiosità.

L’uomo della folla

In mezzo a tutte queste novità nasce una figura di passante-spettatore del tutto nuova: quella del flaneur, osservatore solitario e distratto. Lo troviamo descritto per la prima volta in un racconto di Poe: L’uomo della folla. Il narratore vede una misteriosa figura solitaria che passa lungo il boulevard, e decide di seguirla per saperne di più. Continua a vagare, senza aver avuto un solo istante di sonno né di vita privata. L’uomo della folla è colui che non dorme ma non è mai desto; è sempre solo e odia la solitudine. Questa figura nuova è stato poi descritta da Baudelaire. Il flaneur è colui che cammina per la città distratto, guarda tutto senza attenzione, pensando ai casi propri. È anche l’antenato dello spettatore cinematografico. La città è divenuta per lui solo un grande spettacolo, un’offerta di immagini.

Le "vedute animate" dei Lumiere

Auguste e Louis Lumiere erano due industriali, titolari di vari brevetti, e quello che presentarono nel 1895, il Cinematografo, riguardava un tipo di fotografia in movimento che non era affatto sconosciuto all’epoca. Il Cinematografo Lumiere doveva chiamarsi Domitor (dominatore). Fortunatamente vinse il nome attuale ma rimasero tutte le fantasie di onnipotenza. Fra gli innumerevoli apparecchi inventati per ottenere la fotografia in movimento ce n’era uno proprio di Edison: il kinetoscopio (1891). Come struttura somigliava molto al Mondo nuovo. Si trattava quindi di una visione singola e privata. Il Cinematografo dei Lumiere invece era una specie di lanterna magica che proiettava immagini sulla parete; consentiva una visione pubblica, collettiva, e si impose soprattutto per questo aspetto, che dava maggiori possibilità di sfruttamento economico. Inoltre, il Cinematografo Lumiere era tecnologicamente migliore, molto più piccolo e trasportabile del kinetoscopio e di tutti gli altri; consentiva di eseguire sia le riprese sia la proiezione.

I Lumiere misero in vendita lo strumento nel 1895. Nacque subito così una nuova professione: i cinematografisti ambulanti.

Nella veduta “L’arrivo del treno alla stazione della Ciotat”, la posizione diagonale della cinepresa rispetto al binario permettono di vedere in grande profondità di campo la sbuffante locomotiva. Spesso nel Cinematografo Lumiere i passanti si mettono in posa. Ma quando i cineoperatori andavano lontano, in Cina, in India, ecc., quelle genti lontane si raccoglievano intorno all’operatore per curiosare. I primi film erano composti di un solo quadro, finito il quale terminava il film. Un altro aspetto era il carattere centrifugo delle inquadrature. I personaggi entravano e uscivano dallo schermo, c’era sempre movimento.

L’idea del dominio

Il Cinematografo consentiva di viaggiare anche a chi non ne aveva i mezzi. Un magnate della finanza francese tentò di costruire il primo atlante geo-etno-antropologico del mondo, costituito interamente da fotografie e da riprese cinematografiche. In Italia si ebbero subito alcuni documentaristi di grande valore. Insieme con queste vedute appare però anche l’idea di Comerio e dei cineoperatori in generale: il loro è uno sguardo dominatore: essi guardano tutto e tutti con la superiorità dell’uomo occidentale. Ma quelli che per loro erano simboli di potere e di civiltà dopo un secolo appaiono chiaramente come atti di colonialismo. Omegna può essere invece considerato come il padre del documentario scientifico. Nel 1911 vinse, all’Esposizione mondiale di Torino, il primo premio per il documentario con un film sulle farfalle. Il vecchio sogno di possedere il mondo aveva solo cambiato forma, era divenuto scientifico anziché politico. Alla sensazione di onnipotenza corrisponderà però anche un comportamento disciplinato, immobile. La fruizione collettiva presto portò alla costruzione di grandi sale, soprattutto in America, fin dal 1906. Il cinema allora diventerà un dispositivo disciplinare.

Caratteri delle vedute animate

Le caratteristiche delle “vedute in movimento” del Cinematografo Lumiere:

  • Inquadratura unica: ogni film era costituito da una sola inquadratura, senza montaggio;
  • Profondità di campo: ogni veduta mette a fuoco figure vicine e lontane, come un quadro;
  • Molteplicità di centri e di soggetti dentro ciascuna inquadratura.
  • Carattere centrifugo delle vedute, movimento continuo di figure che entravano ed uscivano dal quadro;
  • Tracce dell’operatore dentro le immagini: persone consapevoli di essere riprese, si mettono in posa e guardano in macchina;
  • Presenza di un narratore o imbonitore che spiegava agli spettatori le scene e le storie.

Sguardo sul mondo

Il Cinematografo, il kinetoscopio e gli altri apparecchi visivi non fanno parte del cinema. Rientrano nei dispositivi ottici, nelle attrazioni da fiera. Erano solo macchine per fabbricare immagini. Il Cinematografo Lumiere era come uno sguardo sul mondo che raccoglieva e portava a casa immagini da tutti i paesi. Ma era ancora un tipo di spettacolo dell’800, in cui la comunicazione fra esseri umani era fondamentale.

I trucchi e le prime attrazioni del cinematografo

La scoperta dei trucchi: Melies e il montaggio-metamorfosi

Le immagini in movimento erano la prima attrazione; il montaggio fu la seconda. Il primo tipo di montaggio, inventato da Melies in Francia, non era usato per raccontare storie, ma piuttosto per mostrare delle metamorfosi. Con Melies e con gli inglesi inizia anche un primo tipo di racconto, costruito per lunghe inquadrature fisse, ciascuna delle quali rappresenta un’intera scena. Anche questo sistema narrativo era basato su un presentatore.

A Melies, prestigiatore e illusionista famoso, viene attribuita l’invenzione del montaggio, il primo di tutti i trucchi. Aveva acquistato un apparecchio dai fratelli Lumiere, e con questo faceva delle riprese all’aperto. I trucchi esistenti erano già molti, ma molti altri furono inventati da Melies e da uno spagnolo. Il mascherino-contromascherino permetteva di unificare spazi diversi, o di sdoppiare un personaggio. Un altro trucco era l’arresto della ripresa; un altro ancora era lo scatto singolo, che faceva muovere le cose inanimate; oppure lo spostamento della cinepresa avanti e indietro, usato per far ingrandire o rimpicciolire i corpi. La fortuna di Melies fu enorme tra il 1900 e il 1912. Il suo uso del montaggio è l’apoteosi dell’arte della meraviglia. I suoi trucchi suscitavano uno stupore inaudito e il successo fu immediato e immenso. Era nato il primo di quei “mondi virtuali” diventati così comuni ai giorni nostri.

Il racconto a quadri fissi

I viaggi impossibili di Melies: Il “Viaggio sulla luna” è una geniale parodia del romanzo di Jules Verne “Dalla terra alla luna”. Il congresso degli astronomi decide di sparare un proiettile sul nostro satellite. Il proiettile si conficca in un occhio della luna. I viaggiatori scendono, incontrano i seleniti da cui vengono catturati, ma riescono a scappare e ripartono, facendo ricadere il proiettile sulla terra. Si tratta di una divertente successione di 26 inquadrature fisse, per la durata complessiva di 7 minuti. Nel 1903 Melies realizza “La lanterna magica”. È un film che Melies però non era un narratore. Il suo era un film-varietà, era più spettacolo che narrazione. Il suo modo di raccontare lo potremmo chiamare racconto a stazioni, o a quadri, poiché ogni inquadratura è fissa e comprende un intero episodio, staccato e autonomo. Il montaggio serviva a Melies per creare effetti di magia o per collegare una scena a quella successiva. Ogni volta che cambiava l’inquadratura, cominciava un altro episodio. Il racconto di Melies non ha mai un aspetto drammatico. Lo spettatore viene sempre invitato ad essere divertito, senza nessuna immedesimazione sentimentale.

Si distinguono nella storia del cinema due rami, che fanno capo a Lumiere e a Melies, considerati come padri, il primo del realismo e l’altro del cinema fantastico. La fortuna di Melies purtroppo fu molto breve. Poiché vendeva le pellicole una per una e i diritti d’autore sul cinema ancora non esistevano, quando esaurì il repertorio cominciò a ripetersi, e nessuno più comprò nulla. Così, proprio mentre era più famoso, si trovò in miseria.

Gli inglesi e la nascita del racconto moralista: la “chase”

Nello stesso tempo al di là della Manica, a Brighton, si sperimentano altre forme narrative. Alcuni intraprendenti cineasti dotati di un kinetoscopio Edison andavano provando vari tipi di trucchi, fra cui una stessa azione che continuava da un’inquadratura all’altra. Erano inquadrature girate separatamente e raccordate in modo molto goffo e confuso, ma con questi primi tentativi si pone il problema della continuità dell’azione, la cosiddetta “linearizzazione temporale”. Gli inglesi elaborano anche altri piccoli procedimenti narrativi: il “raccordo sull’asse” collegava scene dal vero e scene ricostruite; il primissimo piano era usato come effetto-pausa.

Il cinema britannico ha una sostanziale importanza educativa e moralista che rimarrà a lungo, anche nel cinema americano classico. Alla base c’è un principio che diventerà fondamentale nel cinema classico americano ed europeo, la lotta del bene contro il male. Nasce infatti un tipo di storia a 3 fasi: l’ordine, la trasgressione e il ripristino dell’ordine. Il bene e il male saranno presto i motori del racconto classico, insieme con la necessità di un lieto fine. Dentro questa prospettiva incontriamo anche i primi film di fuga-inseguimento o “chase” (“caccia”). Questo genere avrà un enorme successo fino ai nostri giorni (es. Matrix).

Porter, la lanterna magica e le prime narrazioni americane

In America, all’inizio del secolo, si sviluppa lo stesso tipo di racconto, a carattere moralista. E si tratta sempre di un racconto a quadri. Porter organizzava proiezioni di lanterna magica, finché non incontrò Edison e con lui si mise a fare cinema. Nel 1903 realizzò una versione di “La capanna dello zio Tom”, composta da 12 quadri. Se guardiamo questo film senza conoscere la storia, non riusciamo a capire niente. Fece anche film che mostravano fatti di cronaca. Ma faceva anche film alla Melies, come viaggi immaginari e sogni o incubi. Nel 1903 Porter girò “The great train robbery” (“La grande rapina al treno”), uno dei primi racconti lineari completi. Si tratta di 14 episodi, ciascuno in una sola inquadratura, piene anche di effetti speciali, come il mascherino-contromascherino e addirittura un primo piano con il capo dei banditi che spara contro gli spettatori. Si tratta di un’immagine che sta fuori dalla storia (extra-diegetica), e che rimanda all’intento di stupire i clienti.

The great train robbery (1903) – Edison

Nel 1903 Edison realizza “The Great Train Robbery” (la grande rapina al treno). Questo è un film di transizione. Comprende ancora delle attrazioni, ma introduce anche la capacità del cinema di raccontare storie. È un film articolato in 14 inquadrature, che si basano su un rapporto consequenziale da un’inquadratura all’altra. Per lo spettatore dell’epoca non è immediato capire che anche se l’inquadratura cambia, la storia prosegue. Per aiutare gli spettatori in questo passaggio, vengono creati film su storie note, come questa, o basati su racconti della Bibbia, ad esempio. L’ultima inquadratura è un piano americano su uno dei banditi (estrazione della pistola), che spara rivolto al pubblico. Questo elemento fa ancora parte del cinema delle attrazioni, perché fa rivivere nello spettatore la paura delle persone assalite dai banditi.

In questi primi anni del cinema, l’esercente della sala cinematografica talvolta aggiunge piccole parti alla pellicola per renderla più interessante. Questo veniva fatto negli anni '70 in Italia per evitare la censura. In “TGTR” c’è anche una scena di quadriglia, che interrompe la linearità del racconto. Non c’è consapevolezza del valore dell’attore, che può diventare riconoscibile e amato. I personaggi sono lontani.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Marlaclo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di storia del cinema e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Canova Gianbattista.
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