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Arte e archeologia del mondo romano

Roma e il Lazio tra reges e principes

Tra VII e VI secolo a.C. maturano dei processi già avviati precedentemente: l'emergere delle aristocrazie e la strutturazione della forma urbana. I cambiamenti che coinvolgono scambi e commerci confermano questi processi, si individuano diverse modalità di gestione:

  • Commercio prexis, predomina tutto il VII secolo e ha per protagonisti i capi aristocratici, lo scambio si realizza con i rapporti personali dei signori, dove domina il sistema del dono e del matrimonio.
  • Il commercio si svolge nell'emporion, tra VII e VI secolo, le attività commerciali si svolgono sotto la protezione di una divinità e nel suo santuario. Emerge la figura dell'emporos, navigatore-commerciante di professione, quindi il monopolio aristocratico viene interrotto.

Nel VI secolo la città ingloba l'area commerciale, l'area del Foro a Roma rappresenta questo processo, che porta alla sostituzione dei legami personali attraverso strutture pubbliche prima garantite dalle divinità e poi dalla città. La tessera hospitalis a forma di leoncino in avorio rinvenuta presso il lato posteriore del tempio di Sant'Omobono, risalente al 540-530 a.C., attesta i rapporti di ospitalità tra gruppi etnici e familiari differenti. Il leoncino in avorio era costituito da due placchette combacianti, ognuna delle quali conteneva i nomi di una delle due parti che avevano stretto l'accordo commerciale e dunque d'ospitalità.

Sulla tessera rinvenuta c'è un'iscrizione etrusca “arazsilqetenas spurianas” ovvero una formula onomastica che indica il nome di un etrusco: araz si riferisce ad un etrusco abitante a Roma, silqetenas al centro fenicio di Sulcis collegato con una zona mineraria in Sardegna, mentre spurianas potrebbe indicare la gens Spurinna di Tarquinia. Da qui si deduce che la tessera si riferisse all'etrusco Arath Spuriana. La tessera hospitalis attesta l'esistenza di rapporti commerciali gestiti da aristocratici etrusci con i mercati tirrenici del VI secolo a.C.

Gli scambi commerciali denotano un legame con l'oriente per la presenza di materiali preziosi con particolari elementi stilistici, corrispondenti ai keimelia, oggetti che rappresentano il prestigio e il potere dei capi aristocratici che adottano stili di vita ispirati ai modelli orientali. Nel mondo greco invece questi beni diventano dediche alle divinità e riempiono le tombe con sfarzosi corredi di oggetti preziosi con relativa simbologia (coppe, fibule, oggetti in avorio, ambra o pasta vitrea, uova di struzzo, contenitori per spezie, troni e letti o sgabelli cerimoniali).

Ai principes dobbiamo il “paesaggio del potere”, ovvero apprestamenti funerari e residenze che hanno l'aspetto di regiae. Il funerale diventa una manifestazione del potere aristocratico, dall'esposizione del corpo, al trasporto e alla sepoltura. Questa sequenza era accompagnata da gesti e rituali, infine il defunto veniva cremato come gli eroi omerici e le ossa poste entro le urne, accompagnate da un corredo sfarzoso con armi, cibo e il carro. Questi apprestamenti funerari dovevano emergere con i loro tumuli.

L'altra presenza aristocratica è data dalle residenze monumentali a palazzo. Plinio il Vecchio segnala l'arrivo di tre artigiani greci: Eucheir, Eugrammos e Diopos. Queste strutture sono vere e proprie regiae, sfoggiano gli antenati con statue, mettono in scena nei rilievi fittili momenti importanti della vita aristocratica, ospitano al loro interno un luogo per le cerimonie religiose, oppure fiancheggiano la casa della divinità.

I due nuclei ideologici che legittimano la supremazia del principes sono il culto degli antenati e la regalità. Il primo è un'invenzione della memoria aristocratica, fino a sconfinare negli eroi del mito greco. L'altra fonte di potere è data dai modelli del potere regale di cui si appropriano i principes, la regalità orientale e i re del mondo omerico. Il paesaggio del potere aristocratico sparì tra VI e V secolo a.C., nel momento in cui si avvia la strutturazione definitiva delle città. Le differenziazioni sociali generate dai gruppi aristocratici confluiscono nel comunità politica.

Gli autori antichi hanno fornito l'idea della fondazione di Roma in un momento preciso ma differente per ciascun autore: 1184, 1090, 814 (anno in cui si ritiene sia stata fondata Cartagine), 754, quest'ultima è stata ripresa da Varrone ed è poi divenuta canonica. Ogni data corrisponde ad un momento differente della ricostruzione di Roma. L'atto concreto della fondazione viene immaginato attraverso Romolo che, secondo la leggenda, a seguito di un'inauguratio favorevole, avrebbe sacrificato una vacca e un toro e tracciato il solco che delimitasse la città. La possibile ricostruzione della nascita di Roma è affidata alla documentazione archeologica.

La formazione delle strutture urbane risale a prima della fondazione di Roma, questo ci suggerisce a considerare la nascita di Roma e di altre città come un lungo processo scandito da fasi:

  • Una di queste fasi si colloca nell'VIII secolo a.C., quando le aree delle necropoli sono dislocate ai margini dell'area urbana. Scavi recenti hanno identificato una fortificazione databile intorno al 725 a.C., fase decisiva di progettazione dell'area urbana e maturazione degli istituti politici. Questa fase può essere paragonabile alla primitiva Roma quadrata fondata da Romolo sul Palatino, sebbene sia impensabile una sovrapposizione tra dati letterari e documentazione archeologica.
  • Un'altra fase s'identifica nel VII secolo a.C., con l'accrescimento delle strutture politico-militari di Roma. Secondo la documentazione archeologica appaiono formate le strutture urbane, quali l'area del Foro, la regia e il santuario di Vesta e il Comizio. I recenti scavi hanno anticipato alla prima metà del VII secolo a.C. l'inizio delle principali strutture urbane.
  • Il VI secolo corrisponde al periodo della monarchia etrusca, la Roma dei Tarquini, una sorta di ultima grande fondazione di Roma di epoca arcaica. La storia del re Tarquinio Prisco mostra chiaramente la lotta e concorrenza tra capi aristocratici nel quadro delle strutture urbane. Esattamente come per Servio Tullio, la cui ascesa al trono rimanda ai principes con il loro dominio e con i loro eserciti personali. Seguendo le fonti letterarie, che dipingono Servio Tullio quale figlio di una schiava, rappresenta l'emergere di nuovi ceti sociali legati al commercio e all'attività artigianale, dovuto al ridimensionamento del potere aristocratico.

Tutto questo porta alla monumentalizzazione di Roma attraverso la realizzazione di mura, secondo la tradizione l'ampliamento è stato realizzato da Servio Tullio; la definizione dei principali santuari urbani, da quello di Giove Capitolino, dall'area sacra di Sant'Omobono e dall'area del Palatino; la costruzione di una regia che raffigura il potere regale attraverso Teseo e il Minotauro nelle lastre fittili; nuovi istituti politici, quali le tribù urbane o i comizi centuriati; la fissazione di feste e rituali, come il trionfo; l'individuazione presso il Foro di aree destinate allo scambio e alla produzione artigianale; la definizione di un'area extraurbana per le sepolture dei re, attività militari e tirocinio dei giovani.

Il tempio tuscanico del Giove Capitolino rappresentava il potere tirannico dei Tarquini attraverso le sue enormi dimensioni e l'imponenza delle sue fondamenta. Il basamento era costituito da blocchi di cappellaccio, pianta quasi quadrata occupata per la maggior parte da tre celle, precedute da un vestibolo con sei colonne su tre file. Ai lati del vestibolo e delle celle due file di sei colonne definiscono il tempio come peripteros sine postico. L'inizio dell'opera, le fondamenta, viene tradizionalmente attribuito a Tarquinio Prisco, mentre la costruzione dell'edificio è stata fatta da Tarquinio il Superbo, grazie al saccheggio di Pomezia. Venne terminato solo all'inizio dell'età repubblicana dai primi consoli e dedicato alla Triade Capitolina: Giove Ottavo Massimo, Giunone e Minerva. Distrutto nel 83 a.C. a causa di un incendio, la ricostruzione e la dedica è legata al console Lutatio Catulo, che muta la pianta e l'aspetto originario.

Il gruppo acroteriale databile al 530 a.C., proveniente dall'area di Sant'Omobono, raffigura Eracle accompagnato da una figura femminile identificata in modi differenti. L'eroe indossa una tunica corta e una leonté, coperta da un cinturone-corazza affibbiato sul davanti. La dea accanto porta l'elmo ionico ed è vestita con un chitone lungo e un mantello. La sua prima identificazione è quella di Atena che introduce Eracle all'Olimpo, ma viene identificata anche in una divinità femminile orientale dalle peculiarità virginali e guerriere, ovvero un'Afrodite discendente dalla fenicia Ishtar. Centrale, in entrambi i casi d'interpretazione, l'eroizzazione di Eracle attraverso una figura femminile che fa da garante del suo valore, connesso all'assunzione della regalità da parte di Servio Tullio. Le statue sono omogenee sia per stile che per tecnica e hanno influenze greco-orientali, come si nota dal volto della dea, dalle labbra arcuate, occhi a mandorla, zigomi, naso e mento sporgenti rispetto all'elmo tondeggiante. Le asimmetrie della testa sono interpretate come correzioni ottiche, per favorire una visione dal basso.

I templi arcaici dell'area di Sant'Omobono sorgevano su un pavimento battuto ed erano preceduti da un altare. Dalle fonti sappiamo che sono dedicati a Mater Matuta e Mater Fortuna e risalgono al 570 a.C. circa. La cella era grande ed unica, con quattro colonne in antis ciascuna. Le fonti collegano il tempio della dea Fortuna a Servio Tullio, che la venerava e intendeva celebrare la divinità con quest'edificio. Significativa è la scelta del luogo, sono costruiti accanto al porto per sottolineare l'importanza commerciale a Roma, tant'è che Mater Matuta è la divinità legata alla navigazione, quindi cara ai marinai e mercanti.

Comincia il processo di autoglorificazione dei generali, dopo il trionfo erigevano templi alle divinità in caso di vittoria. Si avvia una competizione tra gens e generali per l'erezione del tempio più maestoso. A Furio Camillo, conquistatore di Veio nel 396 a.C., viene attribuito il secondo rifacimento dei due templi gemelli di Sant'Omobono. Importa a Roma un culto straniero, quello della divinità di Veio Giunone Regina, sull'Aventino in questo modo il tempio e la divinità sono vicini ai plebei.

Attraverso la ricerca archeologica è stato individuato un nucleo di case appartenenti al ceto aristocratico tra il Palatino e la Sacra Via, in un'area centrale della città. La notevole dimensione della loro pianta indica l'importanza delle residenze. Inoltre, la struttura della casa mostra una disposizione degli ambienti intorno ad un vano centrale, fondamentale per l'esercizio del potere dei dominus sui clientes e per lo svolgimento di banchetti.

Il rilevante sviluppo urbanistico e monumentale della Roma dei Tarquini avrebbe portato ad un incremento delle attività artigianali. Vulca di Veio, ideatore delle statue in terracotta del tempio di Giove Capitolino, rappresenta il livello più alto di un fenomeno che vede affluire a Roma artigiani di diversa origine.

Il 509 a.C. segna il passaggio dalla monarchia alla repubblica e registra il ruolo di Roma nel Mediterraneo, infatti viene ratificato il primo trattato romano-cartaginese, che definisce le zone d'influenza. Nel VI secolo avviene un ridimensionamento del lusso funerario, dovuto da leggi suntuarie, scompare così un elemento del potere aristocratico. Il lusso e la ricchezza nella società del VI secolo rimanda allo stile di vita dei tiranni. Tra VI e V secolo scompaiono anche le grandi residenze palaziali, insieme alla regia termina anche la produzione di lastre a rilievo che facevano parte della scenografia dei principes. Queste lastre sono destinate ad una nuova produzione, esclusivamente per gli edifici templari con scene del mito. I templi e i santuari si appropriano della produzione e delle iconografie che prima erano proprie delle residenze dei principes.

L'età alto e mediorepubblicana

Roma repubblicana è segnata da tentativi di rifondazione della città, a causa di rivolgimenti politici e contrasti sociali, fino a giungere alla “nuova Roma” di Augusto, denominato “nuovo Romolo”. Il passaggio dalla fase monarchica a quella repubblicana è un processo durato alcuni decenni. Le fonti letterarie forniscono il 509 come data canonica ma bisogna pensare piuttosto ad un periodo di assestamento in cui vengono a strutturarsi nuove istituzioni dando origine a una di quelle rifondazioni simboliche della città.

L'area del foro Boario appare marginale rispetto all'area del Foro Romano, centro politico e commerciale scelto dal Senato. Nel Foro Romano viene sistemata l'area del Comizio e della Curia, dove ha sede il Senato, viene eretto nel 497 a.C., all'inizio della via che sale verso il Campidoglio dove viene collocato un nuovo tempio dedicato a Saturno. Il tempio di Saturno, capostipite della tirpe latina, indica un nuovo inizio e dentro l'edificio vengono collocate le ricchezze comunitarie. Dalla parte opposta, in direzione del Palatino, sorge il tempio dedicato ai Castori, divinità protettori della cavalleria, per marcare il limite del nuovo spazio politico.

La plebe si organizza sull'Aventino, storicamente legato alle memorie plebee fino a configurarsi come “Stato nello Stato”. Sorgono i templi di Mercurio nel 495, in funzione della mercatura, e quello dedicato a Cerere, Libero e Libera nel 493 a.C. La rilevanza religiosa di Cerere-Demtra pone l'accento sui valori della terra portatrice di messi e fertilità, indicando come le spinte sociali si muovano all'ombra delle forze religiose. Il polo dell'Aventino, dove si svolgono le assemblee della plebe e si praticano culti la cui provenienza è straniera, assume un ruolo di contrapposizione rispetto al Foro Romano, dove gli aristocratici del Senato sottolineano il ruolo degli dei patrii come Saturno o divinità greche quali i Castori-Dioscuri in quanto protettori dei valori aristocratici. Altro punto fondamentale della città repubblicana lo è il Campo Marzio, ovvero il luogo di riunione dell'esercito in armi e sotto la protezione di Marte. In precedenza tutta quest'area era destinata privatamente ai re etruschi che vi avevano edificato templi e strutture per ludi e feste, lo Stato repubblicano l'aveva resa un'area pubblica. Nel Campo Marzio si svolge il lustrum dei censori, ovvero l'inquadramento politico-militare dei cittadini in base al censo e il voto dei cittadini appartenenti ai comizi centuriati.

Nei decenni successivi al 509 a.C. matura la nuova politica ateniese la cui attenzione è rivolta verso l'Occidente e il trattato romano-cartaginese. Tra VI e V secolo si verifica la fondazione di nuove colonie da parte di Roma verso la pianura pontina, che coinvolge il mondo etrusco, tra cui Sabini e Volsci. In questa prima fase della Roma altorepubblicana sono presenti ancora elementi di mobilità, di integrazione di gruppi etnici diversi, di espansione e circolazione di beni, nonostante ci fossero tensioni tra patrizi e plebei.

La committenza pubblica sostituisce quella privata, destinata agli aristocratici, e si modifica il piano urbanistico e architettonico. Gli edifici pubblici, tra cui i santuari e i templi, diventano sfoggio dei tipi architettonici, delle tecniche costruttive e dei materiali che sostuiscono il legno. La committenza pubblica porta alla canonizzazione del tempio etrusco-italico e delle sue varianti e ad una standardizzazione degli elementi decorativi.

Il tempio di Giove Capitolino realizzato sotto i Tarquini era stato realizzato da Vulca di Veio, mentre il nuovo tempio sull'Aventino dedicato a Cerere, Libero e Libera fu costruito da due artigiani magnogreci. Per questo tempio le fonti letterarie tramandano per il tempio dell'Aventino un frontone chiuso con statue in terracotta o bronzo dorato, anziché aperto com'era d'uso comune.

Ce ne forniscono un'idea il torso fittile di amazzone o guerriero ferito dell'Esquilino e il torso fittile di guerriero di Signia. Dal tempio di Libitina sull'Esquilino proviene un torso fittile del V secolo a.C. Dal colore bianco usato per le parti nude e dalla volumetria della cassa toracica pare sia un'amazzone. L'amazzone, ferita e adagiata su un fianco, costituiva un gruppo unico con il suo assalitore, deducibile dal confronto con il bassorilievo acroteriale del tempio dei Sassi Caduti quasi coetaneo. Notevole la maestria realizzativa del pezzo, costituito da un'anima interna in terracotta grezza e rivestita da argilla pura e dipinta. La particolare tecnica rimanda a modelli ellenici, come si nota confrontandola con le terracotte provenienti da Olimpia.

Le fonti inoltre ci segnalano che la figura di Cerere sarebbe stata realizzata in bronzo. Buona parte dei bronzi antichi sono andati perduti visto il valore del metallo che veniva rifuso. Un esempio di ciò che ci è rimasto è la Lupa Capitolina, la cui probabile datazione nel V secolo a.C. ci dà un'idea del grande livello nella lavorazione. Dalle fonti sappiamo che a Roma in antico dovevano esistere due statue della lupa legata al mito della città. Una era collocata sul Campidoglio e colpito da un fulmine nel 65 a.C., come afferma Cicerone; l'altra era sul Lupercale del Palatino e, nel 295 a.C., gli edili Ogulnii vi avrebbero aggiunto la coppia dei gemelli. È possibile identificare l'esemplare dei Musei Capitolini come quello sul Campidoglio, secondo le fonti, in quanto privo dei due gemelli (quelli attuali sono stati aggiunti dal Pollaiolo alla fine del XV secolo).

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/07 Archeologia classica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Gingy. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia e storia dell'arte romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof De Tommaso Giandomenico.
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