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La ragione etnologica

L'etnologia si è sempre presentata in luce favorevole, come strumento di lotta contro i pregiudizi di ogni sorta. Il privilegio accordato dall'etnologia alla nozione di differenza potrebbe infatti mascherare, con il pretesto del relativismo culturale, un etnocentrismo di fondo. È del tutto illusorio voler distinguere una etnologia o un antropologia fondamentali da una etnologia o un antropologia applicate. Tutta etnologia è "applicata"; quella denominata tale è semplicemente più esplicita rispetto all'etnologia fondamentale. L'etnologia è applicata innanzitutto perché è implicata nel sistema della colonizzazione, poi perché essa si "applica" sia nella definizione di società esotiche sia in quella della nostra stessa società.

Il relazionale e il sociale

Nelle lingue indoeuropee alcuni termini designanti statuti sociali sono di origine etnica, derivati dai nomi di popoli stranieri o di gruppi che sembrano formare un'unità una volta integrati in un'altra società. È il caso del termine "schiavo" (slavo), di "ricchezza" (wealth, anglosassone che significa "celta"), o ancora del termine "barbari". In queste civiltà distinzioni sociali sono etniche o geografiche e come tali creano delle "catene di società".

Benenviste: “ogni appellativo di carattere etnico è, nei tempi antichi, differenziale e oppositivo. Nel nome che un popolo si dà vi è, manifesta o no, l’intenzione di distinguersi dai popoli vicini, di affermare superiorità, rappresentata da lingua comune o intelligibile”.

Termine società: risultato di divisione politica all'interno di una serie di società:

  • Greci > ethnos è categoria politica. Costituisce polo della gerarchia che si stabilisce tra due forme principali di società: polis (categoria definita con precisione, ricca di valori) e ethnos (concetto fluido e svalutativo). E. Will: “ethnos usato dai Greci per designare gruppi umani di carattere diverso per origine, dimensione e organizzazione politica, che si tratti del mondo ellenico o di barbari come persiani o di tribù insignificanti”.
  • Politica di Aristotele > ethnos per designare tanto dei popoli greci che non sono organizzati in villaggi, come gli arcadi, quanto dei barbari come gli abitanti di Babilonia. C'è quindi idea di segmentarietà, si tratti di tribù, di "Stato tribale", ovvero di "Stato segmentario" (Sounthall).

Questa concezione di ethnos come forma di società, alla quale mancano i veri segni distintivi della polis - integrazione, autosufficienza e divisione del lavoro - si è conservata nel latino ETHNICUS designa i pagani e nella tradizione ecclesiastica ETHNE designa "nazioni, i gentili, i pagani in opposizione ai cristiani".

Muss: testo Nation (1920). Società a forma tribale ancora polisegmentarie per i clan che vi sussistono, ma dove la tribù conosce già un'organizzazione costante, dei capi il cui potere è permanente, sia esso democratico, aristocratico o monarchico.

Termine nazione e razza

Termine NAZIONE presenta significato ambiguo:

  • Sinonimo di ethnos e quindi significato peggiorativo di pagano.
  • Si applica a (fino a metà secolo XIX) a insieme dei popoli del pianeta, sebbene sia gerarchia basata su altri criteri: esploratore portoghese del secolo XVI André Dornelas dice (paragone Spagna - Sierra Leone): "tutte queste nazioni in genere chiamate saper allo stesso modo in cui in Spagna membri delle diverse nazioni vengono chiamati spagnoli".

Termine nazione cederà passo a RAZZA solo quando nascerà idea di classificazione e di gerarchizzazione delle diverse società, per effetto della influenza congiunta di movimenti diversi, come naturalismo comparativista, romanticismo tedesco, nazionalismo, evoluzionismo.

Concetto di NAZIONE "RAZZIALIZZATA" come principio esclusivo d’identità. Questo moto di idee accompagna nazionalismo europeo (Herder, Thierry, Taine, Gobineau, Vacher de Lapouge) che è risultato:

  • dell’industrializzazione,
  • migrazione verso città,
  • adeguamento di una cultura a uno stato territoriale: tutti i popoli che sono giunti a fondare uno Stato riescono a formare vere nazioni, gli altri costituiscono delle minoranze etniche e etnia diventa così sorta di nazione da strapazzo.

Nel XIX secolo poi fa sua ricomparsa termine ETNIA: Essai sur l’inegalite des races humaines di Gobineau: usa aggettivo etnico in modo ambiguo:

  • Impiegato insieme a nozioni di razza, nazione, civiltà mescolanza di razze e degenerazione che ne risulta.
  • Stessa cosa per Vacher de Lapouge (teorico del darwinismo sociale), primo ad aver introdotto nozione di etnia in francese. In Les Selections sociales tenta di spiegare separazione di popolazioni razzialmente omogenee, ma di cui alcuni segmenti conoscono vicissitudini diverse: contato con altre razze → coabitazione prolungata → somiglianza più a queste ultime che a che a segmento dal quale si erano separati, a causa della commistione linguistica e culturale: nuovi insiemi chiamati NAZIONI, possono essere divisi senza che cessi attrazione reciproca delle loro parti separate. Termini usati da lui sono ethne o ethnie.

Concezione di Renan e Fustel de Coulanges

I. Renan > nel merito del dibattito franco-tedesco su Alsazia e Lorena si leva contro criterio etnografico come principio determinante dell’esistenza di una nazione. NAZIONE: si fonda su adesione liberamente consentita, su fatto di avere fatto insieme grandi cose nel passato, di volerne farne ancora in futuro. Ambiguità: "razza" è scomparsa con Roma, Cristianesimo e impero di Carlo Magno, ma esisteva nelle tribù.

II. Fustel de Coulanges > VS storici moderni che vogliono dare contenuto a nazione di ethnos come i Greci. Ambiguità: essere dorico o ionico per Tucidide o Erodoto non implicava alcuna differenza di nascita o di attitudine. Tra questi due popoli esisteva differenze basate su genealogia.

Dallo spaziale e politico al temporale ed etnico

In campo etnologico Lafita inaugura (1724) la visione per cui i primitivi attuali sarebbero i nostri antenati contemporanei. Tale prospettiva ripresentata un secolo dopo da Morgan (1877): storia dell’umanità passa per un certo numero di "periodi etnici" o stadi (selvaggio, barbaro, civilizzato) che vanno dalla societas, organizzazione sociale fondata sulle genti, le fraterni e le tribù che richiama ethnos greco, alla civitas, organizzazione politica che si basa sul territorio, lo Stato e la proprietà e che assomiglia stranamente alla polis. Di conseguenza l’ethnos diventa per Morgan un principio organizzatore della storia dell’umanità nel quale ogni stadio non è altro che una delle fasi di un itinerario etnologico o razziale.

Per Morgan, ma anche Tylor, Durkheim e Mauss, lo sviluppo ineguale delle diverse società diventa una scala comparativa delle comunità umane, situate a stadi diversi dell’evoluzione, cioè separate nel tempo. [evoluzionismo di Morgan e Taylor].

Etnologia, nel senso moderno del termine, si è dunque costituita solo nella rimozione del fatto politico, cioè nell’idea che le specie sociali e umane potessero essere oggetto di una comparazione all’interno di uno schema ordinato dell’evoluzione dell’umanità. Perciò a fondare etnologia è ipotesi di uno sviluppo comune di tutta la storia dell’umanità, comprendente certe società in ritardo, quelle definite dai greci come apolitiche: le ethne.

Il comparativismo o l’aspetto "collezione di farfalle" dell’antropologia presuppone, in effetti, esistenza di elementi isolati dalla loro ganga intersocietaria. Pertanto non è la nozione di società che fonda il comparativismo, ma il contrario: è perché ho bisogno di creare classificazioni e tipologie che mi servono elementi da classificare e se posso legittimamente estrarli dal contesto, è perché, fin dal principio, ho negato che tali elementi costituiscano delle unità politiche situate in un continuum socioculturale.

La divisione coloniale delle etnie

Invenzione delle etnie: prende forma della "politica delle razze" praticata da francesi e da inglesi.

  • Parte francese / Gallieni > è ultimo di una lunga serie di colonizzatori, influenzato da evoluzionismo razzista di Spencer, teorico dell’organicismo. Quest’ultimo stimava che passaggio da società semplice a quelle complesse (da stato di predazione a quello industriale) presupponesse che differenze tra razza dei conquistatori e quella dei conquistati non fossero troppo importanti. Gallieni si ispira a questa idea per mettere in opera una "politica delle razze" che trae sua forza da conoscenza del paese e dei suoi abitanti: essa si basa in pigipaese su "autorità tradizionali locali, che godevano della fiducia delle masse, allontanando gli intermediari stranieri, sopravvivenza delle dominazioni scomparse".
  • Nei territori conquistati da Francia, politica delle razze è all’origine un’amministrazione qualificata "diretta", cioè all’origine della creazione dei cercles [cirocondari] comandati dai francesi, e dei cantons [cantoni] diretti dai capi africani. Su piano economico, separazione delle razze (=eliminazione dei conquistatori e promozione delle popolazioni dominate) viene considerato nella tradizione spenceriana come la condizione di un vero sviluppo economico. Infine, nell’ambito etnografico, tale politica dà luogo alla produzione di tutta una serie di atlanti e carte amministrative, politiche ed etniche che servono da base per costituzione del sapere etnografico. Tale sapere permette a colonizzatore di affermare suo potere sulle popolazioni!
  • Colonie inglesi / Lugard > in Africa tropicale; classificazione dei popoli in funzione della loro organizzazione social che comprende tre gruppi:
    • Tribù primitive = neri aborigeni che sono stati respinti sulle montagne o nelle foreste e che sono rimasti allo stadio della famiglia
    • Comunità evolute = camiti musulmani fondatori d’imperi
    • Africani europeizzati

Sebbene L. sostenga il contrario questa classificazione è di natura razziale. Nel nord Nigeria tale politica delle razze si traduce nella pratica dell’amministrazione indiretta, cioè nel governo delle società peul (camiti) mediante loro proprie istituzioni e con i loro capi. Amministrazione indiretta poi anche da parte francese da Van Vollenhoven nel 1917: decisione di usare le chefferie come mezzo di amministrazione —> anche nel 1923 con Brévié, che rafforza potere dei capi tradizionali nei confronti delle élites modernizzate, quando queste tentano di aizzare pop contro amministrazione diretta e indiretta. Politica etnica impero francese e britannico costituisce matrice comune dell’etnologia e dell’amministrazione coloniale. Tale matrice è particolarmente ben rappresentata nella persona della' etnologo e amministratore Maurice Delafosse: per suo percorso di studi percepisce società umane sul modello delle specie animali e vegetali. Fa classificazione e cartografia delle lingue dell’Africa Occidentale francese.

In Sudafrica: Radcliffe-Brown caratterizzava antropologia come scienza naturale delle società umane; considera conveniente distinguere diversi sottosistemi - economia, parentela, politica ecc. - all’interno delle varie società. È in quest’ottica che nel 1940 redige prefazione libro di Fortes ed Evans-Pritchard African Political Systems e che cura nel 1950 con Darryl Forde volume African Systems of Kinship and Marriage —> due volumi che sono Bibbia del NATURALISMO COMPARATIVISTICO.

Campo della parentela

Comparare i sistemi parentali e di alleanza di diverse etnie africane (swazi, tswana, loti, bantu, ashanti, yak, nuba, nuer) dopo che azione congiunta di etnologi, amministratori e missionari li ha estratti dal loro contesto. Tale studio deve servire a illuminare gli amministratori coloniali e a migliorare la loro gestione, poiché conoscenza relaz parentela è imo quanto quella delle strutture politiche ed economiche. Preoccupazione strutturalista: "evidenziare che a interno di gamma molto estesa di variazione apparenti è possibile scoprire numero di principi generali riguardanti struttura dei sistemi applicati e combinati in modi diversi". Si sente eco della nozione di struttura di Levi-Strauss anche se L-S. aveva preteso di individuare realtà inconsce e non manifestazioni coscienti. Punto di partenza dei due autori è comunque lo stesso: etnia concepita come un materiale precostituito.

Classificazione dei campi politici africani

Quella tracciata da Fortes ed Evans-Pritchard si ispira a Spencer, Durkheim e Lugar, il quale opponeva le tribù primitive alle comunità evolute. Tale classificazione è finalizzata allo scopo di amministrare e controllare meglio le pop africane sottoposte all’ Indirect Rule britannica e per questo è stato possibile dire che l’antropologia era figlia dell’imperialismo. È fuori dubbio che fondatori dell’antropologia politica africanistica erano ben lontani da essere feroci sostenitori della colonizzazione. Forte ed Evans-Pritchard (rappresentati pensiero liberale britannico) hanno idealizzato e interpretato, con aiuto modello politico folk, società segmentare tallensi e nuer. Uno studio epistemologico dettagliato degli affinamenti tipologici successivi a African Political Systems porta a dimostrare che non esistono in senso proprio società senza Stato nell’Africa precoloniale. Società pretese tali sono infatti delle dissidenze statali, società che nel corso della loro storia erano state artificialmente separate dal loro centro o dalle formazioni politiche il cui apparato centralizzato è scomparso a causa della conquista europea. Se la finzione dell’esistenza di società segmentare ha potuto perpetuare per tanto tempo in antropologia, è perché tutti stati africani precoloniali possedeva periferie fornitrici di schiavi, che costituivano altrettante zone cuscinetto tra le varie unità politiche e che di conseguenza non avevano frontiere nette. Nelle zone a debole controllo politico situate ai margini di ogni regno esistevano società inglobate, quelle dette segmentarie.

Studio delle religioni

Serie di monografie su società segrete (komo, do, ntomo, koré), che prese nel loro insieme consentono di confezionare una "religione bambara": essa è insieme di pratiche di culto decentralizzate che trascendono i limiti etnici coloniali e che ritroviamo sia presso i minyanka sia presso i malinke e peul del Wasolon. Però si è messo da parte il fatto che tali pratiche erano combinazioni di miti e rituali incentrati su unità politiche di dimensioni diverse: villaggi, chefferies, regni ecc. Questa visione antropologica olistica, che consiste nell’assimilare tali pratiche mitico-rituali a religioni come Islam o Cristianesimo, tende a privilegiare analisi di quelle stesse pratiche in termini di credenze. Approccio etnocentrico maschera carattere tipico dei politeismi, cioè loro funzionamento pragmatico e strumentale.

Cosa chiedersi? In quale modo una stessa divinità o società segrete identiche abbiano potuto espandersi in modo così ampio: bisogna chiedersi come culti decentralizzati non integrati in senso a una Chiesa o libro (Islam) abbiano potuto impiantarsi in zone così estese. Non dimenticare quindi che ha agito sicuramente un operatore comune a quelle diverse metamorfosi del "pensiero selvaggio" che sono le divinità locali o le società segrete sparse lungo valle del Niger. Tale operatore comune va forse identificato nelle vaste unità politiche che esistevano nella regione.

Ambito dell'economia

Abitudine della tradizione di caratterizzare economia delle società primitive in termini di economia di autosussistenza (nozione vicina a quella di "comuniamo di villaggio" usata da Bélime, fondatore Office du Niger) VS economia capitalistica occidentale.

In questi quattro ambiti pensiero sostanzialistico investe insieme del campo antropologico e modella diverse interpretazioni che si possono avere delle "società primitive".

Il trasferimento del sapere e la missione civilizzatrice dell’antropologia

Etnostoriografia africanistica ha potuto dimostrare come i saperi prodotti dalle scienze sociali occidentali siano stati oggetto di una riappropriazione da parte degli africani stessi: concetto di ETNIA che informa maggior parte dei movimenti sociali africani.

Delafosse > idea che imperi del Ghana, del Mali e del Songhai hanno dominato gran parte dell'Africa Occidentale. Questa idea è all’origine del nazionalismo mariano, al punto che è stato proprio uno di quegli imperi a dare il nome al paese divenuto indipendente. Viceversa alcuni maliani che si rifiutano di vedere universo intellettuale del loro paese accaparrato da qualche grande formazione storica scomparsa, avanzano invece tesi inversa, secondo cui a caratterizzare storia precoloniale furono anche le piccole formazioni: chefferies, confederazioni e comunità di villaggio. In ogni caso sono proprio le tipologie dell’antropologia politica, cioè le categorie della pratica coloniale a impregnare le rappresentazioni politiche.

Analogia tra:

  • Tesi di Frobenius, Delafosse, scuola di Griaule secondo cui riti e simboli africani formano sistemi analoghi alla ragioni universalistiche o alle dottrine filosofiche occidentali
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher barbaramaestri di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Allovio Stefano.
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