D'incanto in incanto – Storia del consumo di arte primitiva
Introduzione
L'arte primitiva ha affascinato l'Occidente e l'occidentale sin dalle prime scoperte geografiche. I manufatti esotici provenienti dall'Africa e dalle Nuove Indie nel Rinascimento suscitavano meraviglia. I manufatti prodotti dai popoli chiamati Selvaggi, Primitivi e successivamente con altri termini, hanno un lungo tracciato storico:
- Posti nelle collezioni principesche e successivamente nelle Stanze delle Meraviglie;
- Posizionati nei musei e successivamente dimenticati;
- Esibiti come i loro creatori nelle Esposizioni Universali;
- “Raccolti” durante il periodo coloniale;
- Considerati oggetti etnografici con valore artistico;
- Ritenuti creazioni estetiche dalle avanguardie del Novecento;
- Esposti in mostre e musei come vera Arte;
- Oggi inseriti in un mercato turistico e soggetti a rivendicazioni dalle culture altre.
Verrà trattata la storia del consumo dei manufatti esotici (arte primitiva) in Occidente. L'arte primitiva è una categoria concettuale relativa alla nostra cultura, alcuni concetti quali arte primitiva, negro, selvaggio sono prodotti della cultura occidentale. Verranno analizzati i criteri secondo i quali i prodotti dei popoli extraoccidentali sono stati inclusi ed esclusi nella categoria di Arte. Questi criteri sono più in grado di rivelare la nostra percezione sugli Altri e su di Noi, piuttosto che sulle qualità estetiche ed artistiche dell'arte primitiva.
L'esotismo è una struttura culturale profonda: le immagini di paesi lontani ci attraggono, dove cultura e natura sono vicine l'un l'altra rispetto alla nostra civiltà, dove l'arte ha significati magici e religiosi, gli oggetti etnici esercitano lo stesso fascino ed ha radici antiche. Il consumo dell'esotico permane ancora oggi e s'iscrive nel fenomeno di mercificazione delle culture.
Capitolo 1: L'incanto dell'esotico
L'artista Albrecht Durer descrive nel suo Diario i tesori consegnati a Cortés da Motecuhzoma ed esposti da Carlo V come “oggetti meravigliosi di ogni genere [...] sono meraviglie d'arte, e mi sono stupito del genio degli abitanti di quei paesi lontani”. La meraviglia che suscitano le rarità portate dalle Nuove Indie suscitava un sentimento diffuso nel Cinquecento. Gli oggetti provenienti dalle nuove terre diventano oggetti da collezione nei tesori delle corti europee. Nelle Collezioni Medicee, parzialmente conservate dal Museo di Antropologia di Firenze, di Cosimo I de' Medici compaiono cucchiai in avorio provenienti dal Regno di Benin, commissionati appositamente. Durer testimonia che anche le Camere dei tesori medievali appartenenti alla corte degli Asburgo si erano arricchite di nuovi tesori.
In Italia gli umanisti avevano istituito una dottrina della magnificienza, che giustificava il collezionismo per aumentare il prestigio del principe. Pomian definisce gli oggetti da collezione come semiofori, ovvero oggetti portatori di significato. La collezione è un fenomeno antropologico che accomuna le società umane sin dal Paleolitico, il primo esempio di collezione preistorica è stata rinvenuta nella grotta di Arcy-Sur-Cure.
La collezione come raccolta di semiofori
Pomian definisce gli oggetti da collezione come oggetti naturali o artificiali mantenuti fuori dal mercato temporaneamente o definitivamente per essere soggetti a protezione ed esposti ad un pubblico (reale o virtuale, ovvero divinità o defunti). Gli oggetti da collezione diventano mediatori tra il mondo visibile ed invisibile, quest'ultimo legato al trascendente e superiore rispetto al visibile. Gli oggetti da collezione diventano rappresentazioni del mondo invisibile, possono provenirne o farne parte. Dalla loro funzione di mediazioni deriva il loro valore, che non ha nulla a che fare con il valore d'uso che riguarda le cose. Più un oggetto è denso di significati meno utilità ha, questi oggetti sono scarti, che possono diventare semiofori.
Tra collezione e gerarchia sociale esiste una forte relazione. La società è divisa in gerarchie sociali al cui vertice del potere ci sono i rappresentanti dell'invisibile che rivestono una funzione simbolica. Più si è in alto nella scala sociale maggiori saranno i semiofori di cui ci si circonda e maggiore sarà il loro valore. Il potere si afferma sul diritto che i rappresentanti dell'invisibile sfruttano per singolarizzare un oggetto togliendolo dal mercato. Questa classe di oggetti coincide con i monumenti, le collezioni d'arte statali... quelli che definiamo patrimonio e che in effetti sono semiofori. La relazione tra collezione e gerarchia sociale è presente anche nelle popolazioni altre, dove la gerarchia sociale è definita dall'età o dal sesso.
Nell'epoca coloniale, durante la “raccolta” dei semiofori esotici da parte dell'Occidente si sono verificati due casi:
- Oggetti considerati dalle popolazioni altre come semiofori sono stati visti dal colonizzatore europeo come valori d'uso virtuali, quindi da reinserire nel mercato;
- I semiofori possono cambiare status in base al diverso periodo storico, sia nello stesso gruppo che nel rapporto tra diverse società.
Nel periodo immediatamente successivo alle grandi “scoperte geografiche” una nuova classe di semiofori entra in Europa: stoffe, oreficerie, esemplari di flora e fauna, abiti in piume, “idoli”... essi vengono raccolti per il loro significato, in quanto rappresentanti dell'invisibile e appartenenti a paesi esotici.
Le nuove meraviglie: gli exotica
Nelle collezioni di re e principi e nelle corti italiane vanno ad aggiungersi agli oggetti raccolti nel Medioevo nuove meraviglie provenienti dall'Africa occidentale e dalle Nuove Indie. Tra le meraviglie della natura celebre è il corno di unicorno (dente di narvalo). Nel Medioevo il meraviglioso caratterizzava i secoli XII e XIII, quando si distacca dal miracoloso. Con mirabilia (plurale del termine meraviglioso) ci si riferisce alle cose mirabili allo sguardo. Con mirabilia s'intendono le antichità, i fenomeni mostruosi (sia animati che inanimati: montagne, fiumi, giganti...), animali fantastici e non, personaggi storici divenuti leggendari... Il concetto meraviglioso permane anche per tutto il Rinascimento e gli oggetti non sono più soltanto custoditi nelle collezioni principesche ma anche da personaggi eminenti e sistemati in luoghi appositi (Stanze delle meraviglie, Gabinetti di curiosità e Gallerie). Declinate differentemente nei Paesi europei queste raccolte rientrano in un fenomeno socio-culturale che caratterizza il Cinquecento e il Seicento, probabilmente ne esistono a migliaia. Il primo esempio di Gabinetto italiano è quello di Francesco Calzolari a Verona.
I mirabilia, provenienti dalle nuove terre esotiche, si aggiungevano agli altri oggetti collezionabili: antichità, quadri, armi, strumenti musicali, utensili, animali, piante, cristalli, minerali e quant'altro fosse meraviglioso, raro e curioso.
Le Wunderkammer (Stanze delle Meraviglie) seguono una divisione di base tra naturalia e artificialia. All'interno di quest'ultima si inseriscono gli exotica, che indicano i limiti dell'universo visibile conosciuto. Le Wunderkammer sono microcosmi, la disposizione stessa ne fa una sorta di teatro del mondo in cui lo sguardo e la rappresentazione sono elevati ad un livello superiore. Si riscontrerà una differenza concettuale solo nei Cataloghi redatti nella seconda metà del Settecento, più articolati e d'impronta scientifica. Talvolta i cataloghi non rispecchiano l'organizzazione degli oggetti delle Wunderkammer. Queste discordanze sono dovute a una percezione differente della natura e degli exotica, riscontrabile anche nell'evoluzione delle Wunderkammer. Viene gradualmente abbandonata l'accumulazione di oggetti basati sulla somiglianza e sull'analogia tra macrocosmo e microcosmo. Nel Rinascimento l'interesse naturalistico è fondato sulla rappresentazione della Natura creatrice per svelarne i misteri e che gli artisti perseguivano come ideale estetico, nel Seicento l'interesse naturalistico era più scientifico. Gli exotica saranno privi di collocazione con il procedere di quest'evoluzione. Non saranno più oggetti d'arte (in quanto l'arte si distacca dall'abilità artigianale) e non sono ancora oggetti etnografici utili alla scienza. Dalla seconda metà del Settecento saranno dispersi, trascurati e dimenticati fino all'avvento dell'antropologia nel tardo Ottocento. Sorte che riguarderà le Collezioni Medicee durante il riordino degli Uffizi. Durante i primi studi le collezioni subiscono una sorta di damnatio memoriae, ad esempio in quelli relativi alle Collezioni Medicee gli exotica appartenuti ai Granduchi e ai Duchi di Toscana non sono ricordati.
Dalla Wunderkammer al museo
I Gabinetti di curiosità iniziano ad essere aperti ad un pubblico inizialmente scelto e successivamente più vasto. All'origine degli attuali musei infatti ci sono le collezioni mirabilia raccolte da nobili e privati tra il XV e il XVII secolo. Seguendo la biografia di un oggetto questo passaggio risulta più chiaro, ad esempio dal suo arrivo nel Gabinetto dei Tradescant all'Ashmolean Museum di Oxford. Nel Catalogo del Gabinetto dei Tradescant, organizzato secondo la divisione naturalia e artificialia, compare il manto di Powhatan, re algonchino, padre della celebre Pocahontas. Il manto venne studiato da Tylor, padre della moderna antropologia. Sul manto, ricavato da pelli di cervo, è rappresentata una mappa simbolica delle relazioni politiche di Powhatan. Le spirali presenti sul manto indicano i “regni” di cui Powhatan è capo e gli animali che lo circondano potrebbero essere figure araldiche. Com'è pervenuto il mantello ai Tradescant? I Tradescant potrebbero essersi recati in Virginia e averlo ottenuto con transizioni amichevoli; il manto potrebbe essere uno dei regalia che Powhatan ha ceduto durante una cerimonia che ne sancisce la sottomissione all'Inghilterra. Il manto viene ceduto, non si sa se per eredità o altro, e giunge all'Università di Oxford. Per ospitare la collezione viene costruito nel 1679 l'Ashmolean Museum di Oxford, primo museo pubblico in Inghilterra. In Italia la pubblicizzazione delle collezioni private avviene già nel Cinquecento, il primo è stato lo Statuario Pubblico che conservava opere d'arte antica. Il secondo è quello degli Uffizi, che Francesco I accessibile a pochi eletti. L'apertura al pubblico delle collezioni private fa accrescere il prestigio e la potenza dei proprietari, in questo modo l'acquisto dei semiofori è un modo per salire sulla scala sociale. Nell'Ottocento infatti i musei diventano una delle istituzioni principali di una Nazione.
La rappresentazione dei Selvaggi
Contemporaneamente agli oggetti giungono in Europa le prime immagini e descrizioni dei creatori. L'incontro con i nativi americani, con l'Alterità, ha progressivamente definito l'identità del Noi europeo e poi occidentale. L'Alterità è rappresentata anche dall'Africa. Nei confronti degli exotica dell'Africa e dei nativi d'America si fa ricorso all'Oriente musulmano per indicare l'esoticità, l'estraneità, la diversità e per trovare termini di paragone. Degli oggetti interessava la qualità esotica e “pagana” più che la provenienza geografica (manufatti americani sono descritti come provenienti dall'Egitto).
Gli Altri sono identificati come selvaggi, indicanti uomini che vivono nella foresta, fuori dagli spazi abitati dagli uomini. L'opposizione natura/cultura è una costante antropologica. Dal Medioevo fino al Rinascimento l'homo silvanus è rappresentato ricoperto di peli, simile ad una scimmia. Quest'immagine oltre ad essere associata agli indios veniva associata anche all'Uomo Preistorico, assimilato all'Uomo Primitivo già dal Settecento. I selvaggi del Nuovo Mondo invece sono rappresentati diversamente, sono nudi. Questa rappresentazione dell'Altro fa leva sulla distanza dalla civiltà, di cui gli abiti sono simbolo. Il folle infatti viene rappresentato nell'atto di togliersi gli abiti e fuggire nella foresta, indicando un duplice abbandono della cultura. Chiaramente gli indios del Nuovo Mondo non erano nudi ma l'assenza dell'abbigliamento spagnolo equivaleva alla nudità. All'epoca di Colombo la nudità ha significato negativo e positivo, quest'ultimo come stato di innocenza. La nudità indicherà uno stato di natura posto a confronto con la degenerazione e la decadenza della società. I popoli dei Mari del Sud incarneranno il mito del Paradiso Terrestre.
Un sinonimo di selvaggio è barbaro, che anche in questo caso indica la negazione dell'umanità dell'Altro. Il termine barbaro si riferisce in un primo momento storico a chi non parla la lingua greca, successivamente denota un popolo incivile. Da sempre l'uomo si nutre della convenzione che solo la propria lingua sia assoluta. A Colombo dobbiamo l'invenzione della parola cannibale. In uno dei suoi dialoghi con gli indigeni crede di capire che i Caniba (in realtà Cariba), i sudditi del Khan, avessero delle teste di cane con cui mangiavano gli uomini. Anche questa rappresentazione ne indica una disumanizzazione, l'antropofagia è la forma più disumana d'alimentazione. Il mito dell'antropofagia piaceva agli Occidentali al punto che, alla fine dell'Ottocento, dei bianchi produssero e vendettero delle “forchette cannibaliche”.
I Selvaggi sono anche idolatri. Il Papa Paolo III nella bolla Sublimis Deus sancisce l'umanità degli Indios, ch'erano soggetti alla crudeltà dei Conquistadores, e rifiuta la schiavitù in quanto possono essere catechizzati. Gli effetti della bolla papale sono nulli. Il Concilio di Trento del 1545 sottolinea l'importanza della catechizzazione ma non si sbilancia sul problema della schiavitù. Nell'arco di 50 anni la popolazione india era decimata e Bartolomeo de Las Casas denuncia il genocidio riportando le cifre e gli atti commessi dai Conquistadores.
I Portoghesi nel Cinquecento utilizzarono il termine feticcio (fabbricato, sortilegio) per indicare gli oggetti verso cui l'Altro pratica un culto. Con De Bosses il termine feticcio diventa feticismo, una forma primitiva di idolatria, indicante non solo oggetti reperibili in natura o prodotti dall'uomo ma anche opere figurative. L'Africa diventerà la culla di questa forma arcaica di religione, detta animismo.
Un altro termine usato per indicare l'altro è Negro. I negri sono trattati e considerati ancor più inferiori degli Altri, dovuto alla svalutazione della carnagione scura, opposta a quella chiara per una concezione di purezza del bianco. Interessante il caso di San Benedetto il Moro, raffigurato con la carnagione scura nelle zone con una forte presenza di schiavi e con la carnagione chiara in altri luoghi per rispecchiare la decenza divina e la qualità spirituale della purezza. Il primo caso che vede raffigurato il Moro con dignità è la mostra D'un regard l'autre del Museo di Quai Branly: gli ambasciatori del regno del Kongo erano rappresentati con ricchi abiti europei. Casi particolari riguardano gli schiavi riccamente abbigliati a Venezia per mostrare il potere dei padroni. Nell'Ottocento con l'affermarsi del concetto di razza l'immagine del negro è sempre più negativa. Da Colombo oltre ai materiali vengono portati in Europa anche le “rarità umane”, inaugurando gli zoo umani presenti nelle Esposizioni Universali e nei circhi.
Capitolo 2: Dagli exotica agli “oggetti etnografici”
Prima del XVIII secolo i manufatti erano considerati densi di meraviglia, esotici e inclassificabili. Nel XIX erano in fondo alla scala evolutiva ma nel Settecento gli artefatti e l'Altro non appartenevano a nulla: non erano arte, curiosità o oggetti scientifici. Gli exotica, a seguito della specializzazione artistica, naturalistica o scientifica dei Gabinetti, diventano di difficile classificazione concettuale e non appartengono a nessuna categoria.
Alcuni casi di classificazione nel British Museum:
- I nuovi exotica provenienti dalle esplorazioni di James Cook vengono catalogati con il termine generale “Otaheite”, che ne indica la provenienza dai Mari del Sud, al contrario del materiale naturalistico di medesima provenienza ma classificato con più accuratezza. Nell'Ottocento questo disinteresse diverrà incuria.
- I Bronzi del Regno di Benin sono considerati di elevato livello di civilizzazione induce gli “scienziati” a trovarne un'origine Bianca. Alcuni ipotizzano un'origine indiretta dei Bronzi dall'Egitto, ritenuta creata dalla razza bianca.
- Le antichità della Cina, India e Giappone vengono sistemati in “cinque indegne vetrine” insieme ad altri exotica; al contrario dipinti e stampe cinesi e giapponesi entrarono a far parte del Dipartimenti di Dipinti e Stampe, dimostrando che un dipinto orientale era considerato arte, a differenza di una porcellana, ma comunque non ugualmente degno di comparire accanto alla pittura europea.
I creatori degli exotica nel Settecento pongono le basi per la riconfigurazione del sapere che si compirà nel XIX secolo includendo per ultima, tra le scienze nate dal concetto di Uomo, l'antropologia. In questa nuova “scienza della cultura” sia i Selvaggi che gli exotica conosceranno una nuova interpretazione. Contemporaneamente s'instaureranno nuove forme di consumo dell'esotico nell'Europa degli Imperi coloniali, influenzata dal mito del Progresso e dagli ideali nazionalisti. Come gli Altri diventarono i Primitivi. Il concetto di Scala naturae penetra nell
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