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avere una forza di aggancio maggiore (la pubblicità dura di più); le sitcom hanno due atti e anche

se sono commedie la loro forza prima dell’interruzione non è che deve essere più debole. Questa

divisione in atti ricorda molto la divisione in inizio-centro-fine che ritroviamo quando si parla di

struttura del film. Nel manuale di Syd-Fields, “la sceneggiatura”, considerata nell’ambiente come la

“Bibbia”, afferma che un film di due ore è diviso in 3 atti, una mezz’ora per l’introduzione, un’ora

per l’atto centrale dove il protagonista incontra degli ostacoli, e una parte finale di mezz’ora. I punti

di separazione sono chiamati turning point (azioni o incidenti che fanno prendere una direzione

inaspettata). Ovviamente non sempre vengono inseriti in ogni atto, ma vengono inserite delle frasi

prima o non della pubblicità ch ci permettono di cambiare argomento e contesto dell’azione;

un’interruzione dell’atto può anche essere introdotta da una transizione visuale, come una

dissolvenza.

Storie multiple e archi di storie

C’è un genere di struttura narrativa in tv che complica considerevolmente il posizionamento dei

turning point: esiste una tendenza verso un racconto più denso fatto di storie multiple che si

sviluppano simultaneamente. Tale approccio è stato inaugurato dallo scrittore-produttore Steve

Brohco nella osannata serie “Hill Street giorno e notte”, andata in onda dal 1981 al 1987, che ha

essenzialmente stabilito un nuovo modello di sceneggiatura per molte fiction della durata di un’ora.

Da quel momento si incominciarono a sviluppare fiction e sitcom con numerosi personaggi,

soprattutto le soap opera che avevano dei cast molto ricchi e che dovevano intrecciare le loro

storie tra loro in maniera creativa e accattivante per il pubblico. Un grande esempio è stato il

successo di “Friends”, una sitcom del 2001 che aveva come personaggi fissi 3 uomini e 3 donne.

Gli episodi avevano varie linee d’azione, dove solo un paio erano quelle a cui veniva dato più peso

e dove ad ogni puntata si faceva a turno tra i personaggi su chi seguiva il centro della trama A. Più

linee narrative, in fiction o sitcom, danno l’impressione di accumulare una notevole quantità di

azione in un arco di tempo narrativo breve; la narrazione dà l’impressione di una densità

considerevole e di “un’aderenza alla vita”.

Serialità e archi di storia

Il racconto a storie multiple è cresciuto insieme a una sempre maggior enfasi sulla serialità in

prima serata; originariamente la maggior parte delle sitcom e delle serie era fatta di episodi

autosufficienti: il risultato di ogni episodio non aveva effetti su quelli successivi. Si sviluppano più

archi narrativi che si possono sviluppare nell’arco di una puntata o addirittura dell’intera stagione;

infatti gli scrittori hanno bisogno di pianificare oltre al singolo episodio anche l’intera stagione

poiché la storia deve seguire una linea guida iniziale e non cadere nei buchi di trama, in azioni

contraddittorie etc….

Ridondanza o “esposizione dispersa”

Può succedere che uno spettatore si possa sintonizzare a programma già iniziato oppure perdere

un episodio etc… quindi è fondamentale per uno sceneggiatore presumere che in ogni istante

qualcuno potrebbe avere bisogno di informazioni su eventi passati, mentre altri sono già del tutto

familiari con lo spettacolo. Diventa così fondamentale l’utilizzo di una “esposizione dispersa”, un

tipo di ridondanza che pare specifica della televisione. Gli episodi autosufficienti delle serie, come

le sitcom, a un’osservazione casuale sembrerebbero non aver bisogno di alcun riassunto. Invece,

ogni nuovo atto, in seguito all’interruzione commerciale, ha bisogno di un breve riassunto, di solito

è un personaggio che ha questo compito, per riorientare gli spettatori. Tali riassunti non sono

sempre così espliciti, a volte azioni o rimandi all’argomento in questione fanno capire allo

spettatore di cosa si è parlato fino a prima della pubblicità: il riassunto occorre farlo in modo

normale, credibile e giustificabile dal punto di vista drammatico. Ovviamente la ridondanza del

racconto televisivo non ha come unico scopo quello di comunicare informazioni a chi si è appena

sintonizzato; l’informazione narrativa più importante può essere riproposta anche per garantire la

nostra comprensione.

Capitolo 3 (La dispersione narrativa: adattamenti, sequel, serial, spin-off e

- saghe)

Studi sull’adattamento

Gli adattamenti dei romanzi sono difficili da adattare al cinema perché tendono ad essere molto più

lunghi di un film commerciale, è difficile inserire tutte le trame e le varie sfaccettature di un

personaggio in un film di minutaggio limitato. Gli adattamenti tra cinema e televisione sono più

intriganti; i trasferimenti di materiale narrativo sono parte di un più ampio pettern che include i

sequel, i serial, gli spin-off e le saghe. Quando ci sono adattamenti tra medium diversi, coloro che

sono fan dell’opera originale sono sempre diffidenti delle loro “riedizioni”; un esempio sono i fan di

alcune saghe letterarie che quando vengono messi in cantiere film adattati a queste, si leva una

calca di opinioni contrarie ad ogni minima decisione artistica. Esiste anche un’opinione diffusa

secondo cui il film, sebbene sia una forma d’arte, non sia tanto elevata e pura quanto la letteratura:

temono quasi che l’opera originale venga intaccata. Lo scopo dei produttori di film e/o programmi,

sperano di garantire la loro profittabilità usando un’opera conosciuta: come i best seller del

momento o grandi classici che sono resistiti nel tempo. Importante, col tempo, è accresciuta

l’abilità della gente di comprendere le narrazioni attraverso una maggiore esposizione. La radio, il

cinema e la televisione hanno aumentato esponenzialmente l’esposizione della gente alle

narrazioni messe in scena: la gente aumentando la fruizione di vari programmi, incomincia ad

apprezzare le storie complesse e con il tempo si viene a sviluppare una propensione di una parte

dell’audience verso una narrativa più sofisticata. Questi medium allargarono il mercato delle storie:

nel ventesimo secolo, i produttori si lamentarono spesso dell’assenza di storie da adattare: nel

1917, il capo della casa di produzione più importante francese, Pathè, parlò proprio della “crisi

della sceneggiatura”. Durante i primi anni 20, gli enormi studios hollywoodiani, incominciarono a

mandare in Europa rappresentanti alla ricerca di opere letterarie e teatrali da poter adattare. È

molto difficile per gli sceneggiatori poter scrivere storie nuove e creative alla velocità con cui

vengono richieste dalle grandi industrie cinematografiche oppure poter essere sempre originali

dopo anni di messa in onda di una certa serie televisiva: ecco perché spesso c’è un ricambio degli

staff d sceneggiatori, in modo da avere una ventata di nuove idee (nel campo televisivo) oppure

ecco perché sono miniere d’oro gli adattamenti, poiché la storia è già scritta, deve essere solo

appunto “riadattata” al medium scelto. L’espansione della tecnologia, è stata molto importante per

le case cinematografiche, i film hanno una maggior vita: vengono distribuiti in dvd, vhs, sugli aerei,

on demand, passate in replica sulle tv via cavo. Anche il cinema “vecchio” ha riavuto nuova vita: i

vecchi film vengono restaurati, resi disponibili, così tante opere sconosciute vengono finalmente

apprezzare fino a divenire dei veri e propri cult.

Adattamenti: due esempi

I film sono stati adattati a spettacoli televisivi almeno a partire dal 1949. Un esempio principale di

adattamento dal cinema alla televisione è “Buffy l’ammazzavampiri”: questo non mostra nessun

segno di perdita di popolarità, ispirando anche uno spin-off, “Angel”. La serie è stata ispirata da un

film del 1992, che non ebbe molto successo, a differenza della serie. Un altro esempio è quello di

“Avengers”, dove il suo film non ebbe molto successo, ma la sua controparte televisiva invece sì.

Entrambi miscelano la commedia con un genere più serio: il primo commedia adolescenziale e

horror; il secondo commedia più sofisticata e fantascienza. Nel caso di Buffy, il film è un’opera a

sé, con una storia molto semplice; la serie invece si apre con due episodi che cambiano molto le

premesse del film: Buffy ha già il compito di Cacciatrice, quindi diciamo è un sequel del film, ma

costituisce già una sorta di remake poiché la storia è quasi parallela a quella dell’originale. La serie

presenta un maggior numero di personaggi e una costruzione della narrazione più ampia ai nemici

da combattere, in modo da conferire maggior possibilità per la generazione di plot rispetto al film.

Molti degli episodi usano trame autonome autoconclusive; tuttavia sono anche presenti delle trame

narrative che si sviluppano gradualmente (tipico dei prodotti seriali). La versione filmica di

“Avengers” è essenzialmente un remake o anche un prequel, della porzione della serie relativa a

Emma Peel. Il film sembra un tipico episodio espanso della serie tv, dal momento che è basato su

una sola linea narrativa consistente in un cattivo che usa una bizzarra invenzione nel tentativo di

dominare il mondo. Ironicamente la versione tv di “The Avengers” ha una maggiore chiusura

narrativa rispetto al film, forse perché speravano in una serie di film che purtroppo non vide la luce

del sole.

Sequel, serie, spin-off e saghe

I sequel hanno una reputazione peggiore degli adattamenti: vengono considerati un tentativo di

spremere il successo di un film realizzandone un altro che probabilmente non sarà all’altezza della

qualità e del successo dell’originale. Questo molte volte è vero, ma nel numero sempre più

crescente di sequel qualcuno buono c’è, a volte degno successore del primo film. Il periodo in cui

sono diventati una strategia piuttosto frequente e regolare degli studi hollywoodiani è iniziato negli

anni Settanta. Uno dei primi esempi di sequel è “Il padrino II” (1974) dovuto al grande successo

inaspettato del “Padrino” (1972). La maggior parte dei film divenuti famosi negli anni ’70 hanno

avuto un sequel, anche se magari a molti anni di distanza (Hannibal uscì 10 anni dopo il Silenzio

degli Innocenti). Quando i sequel incominciarono a diventare 3 o magari 4, si incominciò a parlare

di serialità. Ma sorsero dei dubbi su cosa potesse distinguere un sequel da una serie. Dunque si

può dire che un sequel deve avere una sorta di continuità con l’originale (continuare delle storie

lasciate in sospeso), quando si ha il soggetto in comune ma non ci sono le potenzialità per uno

sviluppo futuro si parla di serie (la serie di James Bond). Un’ulteriore complicazione sono i prequel,

ovvero dei film che escono in sala postumi all’originale, ma che raccontano una storia avvenuta

prima dei fatti del primo film. Possono anche esserci delle serie sequel di altre serie, un esempio è

Star Trek. Le storie che si estendono su numerosi media (cinema, tv, fumetti, romanzi) sono

spesso considerate “saghe”. Succede che dai film vengono creati dei romanzi o fumetti in cui

vengono inserite storie inedite da integrare nel mondo di quel film (es. Star Wars o Star Trek),

oppure i fan possono aggiungere del materiale non autorizzato alla saga per coltivare la loro

passione e parlarne in community allargate. Inizialmente, non si poteva nemmeno pensare di poter

continuare il lavoro di un autore defunto, invece con il tempo non è più sembrato un problema:

anche in seguito alla morte di un autore, altri ne prendevano le fila e aggiungevano sequel alle

opere originali. Molto spesso alcuni sequel venivano compiuti dal punto di vista di altri personaggi

(un esempio dopo Moby Dick dove quasi tutti i personaggi erano morti, uscì il sequel “Achab’s

Wife”, un modo per continuare a parlare del romanzo ma da un punto diverso della storia). In

questo caso non si può parlare di sequel vero e proprio, perché la storia continua o viene

raccontata nuovamente da un altro personaggio: si parla dunque di spin-off. Dunque possiamo dire

che la serialità marca una differenza cruciale tra cinema e televisione: il medium televisivo dagli

anni ’50 divenne la forma d’arte della serialità, inizialmente soprattutto con le soap opera. Solo i

serial cinematografici apparsi negli ultimi decenni hanno avuto abbastanza successo: uno di questi

è la serie di “Ritorno al futuro” (con cliffhanger nelle prime due parti e risoluzione nell’ultima), ma

quello che ebbe maggior successo è stata la serie di Star Wars (produrre nove film, divisi in tre

trilogie distinte che non uscirono in linea cronologica. In ordine 4,5,6, poi 1,2,3 e in questi anni

7,8,9). L’adattamento de “Il signore degli Anelli” scelse l’approccio mai tentato di girare le tre parti

insieme, utilizzando un enorme budget che si sperava fosse ripagato con il successo del primo

film. Capitolo 4 (Lo strano caso di David Lynch)

-

Esiste una televisione d’arte?

Nei paragoni tra le caratteristiche estetiche del cinema e della televisione, il nome di David Lynch è

quello che salta più facilmente: nell’arco di cinque anni, con “Velluto Blu” e “I segreti di Twin Peaks”

si è costruito la nomina di regia di storie “bizzarre”, attirando pubblico e stampa. Le due opere sono


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in discipline delle arti, della musica e dello spettacolo - DAMS
SSD:
A.A.: 2018-2019

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