Un’azienda è un’entità che produce beni e servizi in maniera sistematica per soddisfare bisogni.
Ciascuna entità – azienda è individuabile in quanto “centro di produzione” su basi sistematiche di beni e/o servizi. Un
“istituto” è definibile come azienda in quanto è centro sistematico di una certa produzione da destinare al consumo
per la soddisfazione di certi bisogni umani.
Bisogno: è la necessità di un bene o di un servizio per soddisfare la normalità della vita. Bisogno non è
solamente la necessità urgente di soddisfarlo. Quando un bisogno non può essere soddisfatto in maniera
domestica, c’è necessità di un terzo che se ne occupi. Inizialmente il procacciamento dei beni e la produzione
dei servizi erano svolti da ciascun essere umano o da un gruppo che costituiva una società chiusa.
L’evoluzione dei bisogni ha contribuito all’individuazione di metodi di approvvigionamento costanti e
sistematici, e alla specializzazione di ciascun individuo in un ambito della produzione.
Produzione sistematica:
Produzione economica: trasformazione chimico – fisica. Trasformazione nello spazio e nel tempo.
Sistematica: quando gli elementi di un insieme hanno relazioni di causa – effetto tra loro, si ottiene
un sistema. Per capire e risolvere il sistema è necessario un metodo.
Bene: qualcosa di utile. L’utilità è l’elemento essenziale per definire un bene.
Bene economico: deve essere, oltre che utile:
Scarso: non facilmente reperibile e presente in natura in quantità non abbondante;
Trasferibile: nello spazio – tempo e da un soggetto ad un altro;
Accessibile.
Un soggetto ha diversi modi per soddisfare i propri bisogni:
1. Tramite la produzione in proprio o del proprio nucleo familiare;
2. Tramite beni e servizi che vengono dallo Stato;
3. Tramite il mercato;
4. Con altri individui che hanno lo stesso bisogno.
SISTEMA COLLETTIVISTICO: presenza unica o prevalente dello Stato come fonte di beni e servizi di cui abbisognano i
cittadini.
SISTEMA LIBERALE: presenza di una pluralità di fonti cui rifarsi per la soddisfazione dei bisogni e il prevalere del libero
scambio sul mercato. In questo caso lo Stato avrà (solamente o quasi) il compito di arbitrio sopra le parti. 1
In questa classificazione le aziende vengono diversificate rispetto alle modalità con cui esse collocano la loro
produzione sul mercato.
Aziende imprese;
Aziende di consumo o pseudoimprese o aziende autoproduttrici (condomini, consorzi);
Aziende di erogazione (fondazioni, associazioni).
La sopravvivenza
Tutte le aziende sono accumunate dal fatto che per sopravvivere devono soddisfare i desideri dei portatori di interessi
ad esse variamente collegati o collegabili.
La sopravvivenza deve essere intesa come il necessario sforzo per perseguire al meglio tutti quegli elementi di forza e
quei risultati che facilitano la continuità dell’esistenza.
La soddisfazione deve essere intesa come un’adeguata risposta ai bisogni ed alle attese che le persone collegate
all’azienda si attendono.
Questi due obiettivi sono collegati perché non si può avere sopravvivenza senza soddisfazione e viceversa.
Ciascuna azienda tende a perseguire finalità presenti nel tempo per cui tende a vivere indefinitamente. Per poter
pervenire a tale obiettivo l’istituto aziendale effettuerà operazioni di produzione su base sistematica:
Organizzando adeguatamente i fattori produttivi;
Mettendo in atto un coordinato insieme di operazioni che costituiscono la gestione. La gestione nel suo
complesso è attuata per il raggiungimento degli obiettivi aziendali (gestione sistematica);
Attuando un rigoroso sistema di controllo.
Aziende – imprese
Nel caso in cui l’azienda produca per lo scambio, essa nasce e viene mantenuta in vita perché essa possa pervenire ad
un adeguato surplus, inteso come positiva differenza tra il flusso di ricavi conseguiti ed il flusso di costi che è stato
sostenuto per realizzare la produzione (economia di costi e ricavi). Un adeguato livello di surplus, cioè di reddito,
costituisce l’obiettivo da perseguire per garantire all’azienda – impresa la sopravvivenza e la soddisfazione di tutti i
fattori produttivi utilizzati. Queste aziende sono caratterizzate da un rischio generico non trasferibile, rappresentato
dall’eventualità che il surplus postulato non possa essere raggiunto o possa essere raggiunto in maniera non adeguata.
Nelle imprese l’oggetto della produzione è strumentale, in quanto esso può essere modificato nel caso in cui non
garantisca un congruo surplus. Nella realtà la conversione degli investimenti tecnici destinati ad una specifica
produzione in un’altra produzione non è sempre possibile e ha un suo costo.
Aziende autoproduttrici
Le aziende autoproduttrici destinano la propria produzione riservandola esclusivamente ai soggetti che la
mantengono in vita, senza attuare nessuno scambio sul mercato.
Se tali soggetti sono persone fisiche, essa sarà individuata con il nome di azienda di consumo.
Se invece tali soggetti sono delle imprese, essa sarà individuata con il nome di pseudoimpresa. Spesso queste aziende
prendono la veste giuridica di società e i soggetti che la mantengono in vita la ricompensano tramite “tariffe” che le
permettono un certo utile, in parte da destinare per il fisco e per la parte residua all’autopotenziamento.
Tutte le aziende autoproduttrici sono caratterizzate dall’assenza del rischio generico d’impresa in quanto, tramite
l’adeguatezza delle tariffe, esse hanno sempre la garanzia della copertura delle spese.
Le tariffe, se la loro produzione è divisibile fra i soggetti che le mantengono in vita, saranno stabilite in funzione del
costo del prodotto, in caso contrario saranno determinate sulla base di parametri prestabiliti.
L’obiettivo sarà quello di assicurare la copertura delle spese da essa sostenute per l’ottenimento della produzione,
copertura che dovrà essere garantita dai soggetti che la mantengono in vita e che usufruiscono della sua produzione
(economia di tariffe e spese). In queste aziende esistono spese che devono essere coperte tramite le tariffe.
Le ragioni per le quali questo tipo di aziende vengono costituite e rette sono:
Produrre beni e/o servizi che non si trovano sul mercato;
La prospettiva di poter produrre beni e/o servizi presenti sul mercato, ma a prezzi inferiori.
In queste aziende l’oggetto della produzione è ontologico, in quanto identifica l’impresa stessa.
Aziende di erogazione
Sono aziende di erogazione tutte quelle entità aziendali che destinano la loro produzione alla collettività o ad una
parte di essa, tramite atti di mera liberalità, o dietro un compenso sproporzionatamente inferiore alla spesa per la
produzione da esse sostenuta. Esse sono caratterizzate dal fatto che acquisiscono le risorse necessarie per la loro
produzione tramite atti di mera liberalità. I soggetti che la compongono ne condividono il fine e partecipano dando i
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mezzi necessari per farla nascere e per farla vivere. Per mantenerla in essere intervengono anche gli enti pubblici dai
quali si prelevano i mezzi finanziari (traslazioni). Obiettivo delle aziende di erogazione sarà quello di ottimizzare il
servizio che devono elargire, coprendo le spese che dovranno sostenere tramite adeguati e programmati compensi
che derivano da atti di liberalità a loro favore (economia di proventi e spese). In questa economia è il quantum dei
proventi (sistematici o “una tantum”) su cui l’azienda può contare che determina il livello della produzione da erogare
e quindi la tendenza delle spese da sostenere (subordinazione delle spese rispetto ai proventi).
Lo Stato: azienda sui generis
La sopravvivenza dello Stato non dipende dalla soddisfazione delle persone in esso coinvolte, ma è determinata da
alcune regole che i cittadini debbono rispettare e che lo Stato ha il potere e l’autorità di fare rispettare. Lo Stato è
un’azienda composta e divisa in ministeri. Tramite i ministeri lo Stato realizza i servizi di base per la convivenza dei
cittadini. Esistono anche altri enti autonomi che hanno il compito di provvedere alla produzione dei servizi generali o
di altre attività che lo Stato svolge nella sua qualità di imprenditore in regime di monopolio, ma esso può anche
comportarsi come un imprenditore privato, attuando delle imprese in concorrenza con i suoi cittadini.
..RIASSUNTO..
L’azienda-impresa individua il suo fine generico nella postulazione di un surplus, da reputarsi adeguato rispetto alle
razionali aspettative dei conferenti il fattore o i fattori con remunerazione residuale ed aleatoria.
L’azienda di consumo, la pseudoimpresa, le aziende autoproduttrici individuano il loro fine generico nella
produzione, nei termini programmati e sufficienti, di beni e/o servizi da destinare al consumo degli stessi soggetti
che le mantengono in vita e che, comunque, garantiscono loro la piena copertura delle spese.
L’azienda di erogazione individua il suo fine generico nell’ottenimento di un adeguato livello erogativo della propria
produzione da destinarsi in maniera gratuita a predeterminati fruitori, il tutto nei termini di una sana economicità
tra proventi e spese. 3
L’istituto-azienda si modella come un sistema, dotato di una sua particolare dimensione e di opportuni elementi:
Le persone che in esso collaborano con ruoli differenti;
I mezzi tecnici, intesi come beni materiali e immateriali, necessari per pervenire almeno a quella dimensione
minima che garantisca la soddisfazione dei bisogni e la sopravvivenza dell’istituto aziendale.
Azienda – organismo
Caratteristica comune alle varie tipologie d’azienda è il fatto che in ciascuna di esse è presente un processo di
“produzione economica”; tale produzione dovrà essere collocata all’esterno dell’istituto aziendale, in modo tale da
darne soddisfazione alle persone variamente collegate con tale entità.
La produzione economica
Al concetto di produzione economica debbono essere riferiti:
La trasformazione fisica di beni materiali in altri beni materiali;
La produzione di tutti i beni immateriali e dei servizi;
La “trasformazione nello spazio”, tramite la quale i beni materiali vengono trasferiti da un luogo ove risultano
in esubero rispetto al loro possibile utilizzo (o dove non possono essere utilizzati) in luoghi ove esiste la
scarsità del bene od ove è più richiesto il loro utilizzo;
La “trasformazione nel tempo”, tramite la quale un bene economico viene conservato dal momento della sua
produzione a quello della sua utilizzazione.
L’azienda come sistema teleologico
È possibile descrivere l’istituto aziendale come un sistema finalizzato di scelte rivolto alla produzione ed alla
destinazione di beni economici (sistema teleologico). Esso si serve di un’organizzazione formata da un insieme di
sottosistemi tra loro in continua interazione. Le relazioni tra tali sottosistemi devono essere controllabili, per evitare
entropia e disordine. Nel sistema aziendale deve crearsi un processo di autocontrollo e di autoregolazione. La qualità e
il grado di organizzazione raggiunto, dipendono dai soggetti chiamati ad effettuare le scelte e caratterizzano il sistema
aziendale stesso. Esso è aperto, dinamico, ultracomplesso, teleologico e probabilistico. Proprio per questo è possibile
studiare il sistema aziendale come un complesso organizzato di beni e persone mosso da una logica unitaria, ma
soggetto all’incertezza di variabili interne ed esterne.
Dire che l’azienda è un sistema significa affermare che:
Gli elementi dell’ “insieme-azienda” possono essere individuati per le proprietà che ciascuno può arrecare al
sistema;
Questi elementi sono tra loro coordinati secondo determinati rapporti di causa – effetto.
Per individuare l’intero sistema occorre anche esaminare le forze che agiscono tra le sue parti, come esse
interagiscono in modo tale da essere in grado di poterle governare.
Entità – istituto: l’azienda viene costituita in maniera definita e determinata (in questo senso è un’entità) per il
perseguimento di certi fini (in questo senso è astrattamente un istituto). Le imprese sono entità e per ciò la loro
volontà è rappresentata dalla sintesi espressiva dei soggetti che la compongono.
Sistema: l’azienda è un preordinato complesso di operazioni tra loro interagenti, rivolto a cogliere uno o più obiettivi
che permettano all’istituto di poter perseguire in maniera duratura il fine generico.
L’azienda è una sorta di “struttura agente” che ha come fine l’autoconservazione e lo sviluppo, che può ottenere solo
garantendo alle persone retrostanti l’istituto il perseguimento del fine generico.
Il fine generico è dell’istituto e coincide con le motivazioni attese che i soggetti retrostanti l’istituto intendono
soddisfare.
Gli obiettivi specifici sono del sistema. Tramite il loro perseguimento si garantisce all’istituto la realizzazione del fine
generico. Essi devono essere tali da permettere al sistema di autoconservarsi e di svilupparsi. 4
Le caratteristiche dell’azienda – impresa
L’impresa è quel centro di produzione sistematico che ha come fine l’ottenimento di un surplus al quale deve
pervenire destinando la propria produzione con atti di scambio sul mercato.
L’impresa, per raggiungere il fine della soddisfazione dei bisogni delle persone ad essa collegate e della propria
sopravvivenza, opera destinando la propria produzione al libero mercato. Da questo scambio, essa si attende un flusso
economico di ritorno (ricavi) significativamente superiore al flusso economico che ha dovuto sostenere (costi) per
acquisire i fattori produttivi necessari ad effettuare e collocare la produzione.
L’impresa è un’economia di costi e di ricavi.
Per produrre essa abbisogna di fattori produttivi. Tali fattori possono essere divisi in due categorie:
Fattori acquisiti con una remunerazione contrattuale: hanno una remunerazione certa e predeterminata.
Sono acquisiti sul mercato e per essi viene sostenuto un preciso costo. Essi sono opportunamente combinati
all’interno dell’impresa con il preordinato fine di ottenere dei prodotti e/o dei servizi da vendere sul mercato
per conseguire dei ricavi. Una volta acquisiti essi sono pienamente disponibili nel sistema impresa, a titolo di
proprietà, di prestazioni o servizi attesi, di prestito o di uso con possibilità di riscatto o meno.
Fattori acquisiti con una remunerazione residuale ed aleatoria: vengono conferiti all’impresa senza
prestabilirne la remunerazione, ma sperando di remunerarli in maniera adeguata tramite l’ottenimento del
surplus. Sono apportati dalle persone che hanno costituito e/o mantengono in vita l’impresa. Sono
determinanti per la nascita dell’impresa.
Impresa capitalistica: fattore posto a rischio, capitale proprio del proprietario o dei soci.
Altre imprese: fattore posto a rischio, lavoro o materie prime.
Remunerazione residuale: il surplus lo si ottiene residualmente dal flusso dei ricavi una volta che
siano stati soddisfatti, come da contratto, gli altri fattori produttivi.
Remunerazione aleatoria: dipende dal raggiungimento e dal livello di surplus.
Si possono presentare tre situazioni:
a) Adeguati ricavi: remunerazione aspettata;
b) Ricavi non adeguati: meno remunerazione di quella prevista perdita parziale della remunerazione
aspettata;
c) Ricavi assenti: perdita della remunerazione per coprire:
- i fattori produttivi posti in posizione contrattuale;
- i fattori produttivi posti in posizione di subrischio. Questi fattori dovranno coprire la perdita.
La positiva differenza tra ricavi e costi costituisce il surplus o reddito positivo. Soddisfazione dei bisogni e
sopravvivenza dell’istituto-azienda debbono essere raggiunti avendo di mira l’ottenimento di un adeguato livello di
surplus.
Il binomio impresa-rischio
Ogni singola operazione, come anche il sistema delle operazioni attuate in un’impresa, è svolta in un’atmosfera di
incertezza, cioè in presenza della possibilità che tramite le scelte produttive non si possa pervenire al fine sperato.
Il sistema impresa è caratterizzato dal rischio che non si possa perseguire il surplus o per insufficienza della domanda
di mercato rispetto alla produzione attuata, o perché la posizione dell’impresa è di debolezza rispetto alle altre
imprese. Tale rischio prende il nome di rischio generico d’impresa o rischio ontologico d’impresa; ha la caratteristica di
non essere trasferibile a terze economie e, quindi, di non poter essere assicurato. Esso ricadrà sempre sui soggetti che
hanno costituito e/o mantengono in vita l’istituto-impresa e che hanno conferito i fattori con remunerazione
residuale. Questi soggetti sopportano il rischio di non essere adeguatamente remunerati o addirittura di perdere
totalmente o parzialmente il fattore conferito. Il rischio generico d’impresa inizia a produrre i suoi effetti quando si
deteriora la relazione tra costi e ricavi. Quando questo accade e l’impresa trova in se stessa la forza di ripristinare una
situazione normale, si dirà che l’impresa attraversa una fase di temporanea difficoltà dalla quale è in grado di uscire
autonomamente. Quando l’impresa non trova in se stessa la forza di superare le difficoltà, si parlerà di crisi d’impresa
che ha solo due alternative: il risanamento tramite l’intervento di terze economie o il fallimento. In entrambi i casi la
carenza di autosufficienza economica comporta la riduzione o la perdita di tutto il capitale proprio. Un’impresa è in
crisi economica quando non ha più alcuna possibilit&
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