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Economia aziendale

L'azienda di produzione

L'attività economica

Nel corso della loro vita, gli individui avvertono bisogni mutevoli e illimitati e necessitano per appagarli di mezzi che, tuttavia, sono limitati e presenti in quantità insufficienti alla completa soddisfazione della vasta gamma dei bisogni stessi. Gli infiniti bisogni umani possono essere ordinati secondo una scala di priorità, ideata dallo psicologo Abraham Maslow:

  • Bisogni fisiologici, quali le necessità primarie di sopravvivenza (bere, mangiare, dormire);
  • Bisogni di sicurezza, come il desiderio di un'adeguata protezione e di un contesto sociale che possa assicurare la soddisfazione dei bisogni fisiologici;
  • Bisogni sociali, che corrispondono al desiderio di essere accettati dagli altri membri della società e di appartenere a un gruppo sociale;
  • Bisogni di stima, che si identificano con la «stima di sé» e con la «stima degli altri». Nel primo caso, si riferiscono alla necessità di acquisire competenze, esperienze, cultura, indipendenza personale e successo nel lavoro; nel secondo caso, si identificano, invece, con il desiderio di prestigio, di potere e di status sociale;
  • Bisogni di autorealizzazione, corrispondenti alle necessità di completo sviluppo dell'individuo, della sua personalità e delle sue potenzialità.

Il binomio bisogni illimitati/mezzi limitati origina il problema economico, ovvero quel problema che richiede la scelta delle modalità di impiego di risorse scarse. Tale problema distingue l’attività economica dalle altre svolte dall’uomo. Per attività economica si intende l’insieme delle operazioni compiute dall’uomo, singolarmente o in gruppo, finalizzate alla produzione, allo scambio e al consumo di beni economici per il soddisfacimento dei suoi bisogni.

L’attività di produzione è l’insieme coordinato di operazioni che consentono la trasformazione delle risorse aziendali in beni tangibili e/o servizi (intangibili) da collocare sul mercato. L’attività di produzione non è dunque solo quella svolta dalle aziende industriali ma riguarda anche le aziende che offrono servizi e quelle commerciali che trasferiscono i prodotti nel tempo e nello spazio.

L’attività di scambio, invece, consiste nell’insieme di operazioni finalizzate alla cessione di beni in cambio di altri beni. In questo contesto bisogna far presente il ruolo svolto dalla moneta, il cui valore può variare nel tempo, e che rappresenta l’unità di misura di riferimento (dei valori) e il mezzo di scambio. Le operazioni di scambio costituiscono momenti di interazione tra i soggetti e l’ambiente esterno.

L’attività di consumo è composta dall’insieme di operazioni con le quali si impiegano i beni ottenuti per soddisfare i bisogni specifici. La suddetta attività economica può essere svolta da entità diverse definite “operatori economici” o “cellule del sistema economico” (famiglie, imprese e la pubblica amministrazione).

Gli operatori economici possono essere distinti in: individui, unità economiche non aziendali e aziende. Gli individui compiono attività economiche per dotarsi di beni necessari alla soddisfazione dei loro bisogni, soddisfazione vincolata però da una limitata disponibilità di risorse. Anche le unità economiche non aziendali svolgono talvolta attività economica, ma con caratteri e modalità che si distinguono dalle unità aventi invece natura aziendale (Giannessi, 1960).

La «vita aziendale» è, infatti, assente nelle attività artigiane, isolate e sistematiche. Nelle attività artigiane «l'impiego dei fattori economici ha carattere embrionale e non assume un aspetto combinatorio». Per le caratteristiche esposte, le attività in questione possono precedere la realizzazione della «vita aziendale», ma non possono dar luogo alla formazione della stessa. Esempi di attività artigiane possono essere individuati nelle attività svolte dai professionisti, dagli artisti, dagli operai specializzati che assumono lavori in proprio o dai piccoli commercianti.

L'elemento comune alle forme di attività artigiana esposte è l'assenza di ogni «modalità di impiego combinatorio dei mezzi utilizzati». In tali attività, infatti, predomina l'«impronta personale» di uno o pochi individui; il lavoro meccanico e il capitale, inoltre, sono ridotti al minimo, a differenza del lavoro umano che corrisponde in via esclusiva alle prestazioni del proprietario, dei familiari e di pochi altri soggetti (Giannessi, 1960, pp. 57).

Nelle attività isolate, l'assenza della «vita aziendale» è dovuta non solo all'esigua disponibilità dei mezzi impiegati, ma anche alla mancata possibilità per le stesse di preludere la futura nascita dei caratteri aziendali, se non in funzione di un completo cambiamento «della struttura e della dinamica». Esempi del fenomeno descritto sono identificabili nelle attività svolte dai proprietari di appezzamenti di terra, dai coltivatori diretti, dai proprietari di automezzi e di natanti o nelle attività svolte da persone che si dedicano alla vita economica solo in maniera saltuaria e non preordinata (Giannessi 1960).

Le attività asistematiche, nonostante la presenza dei principali caratteri della vita aziendale, non possono essere considerate attività aziendali a tutti gli effetti a causa della «mancanza dello spirito di coesione necessario alla formazione dell'ordine combinatorio, sistematico e di composizione» (Giannessi, 1960, pp. 59). Le attività asistematiche sono attività economiche svolte da organizzazioni a carattere familiare, sociale, assistenziale, politico o di altro genere, in cui le finalità perseguite dall'ente che sovrintende le suddette organizzazioni soffocano le attività economiche.

Ordine combinatorio = caratterizzato dal fatto che quando uno dei fattori subisce una variazione il complesso perde il primitivo significato (Giannessi).

Ordine sistematico = continuo avvicendarsi delle operazioni che non si verificano in maniera casuale ma in stretta connessione l'una con l'altra per il raggiungimento del fine dell’azienda.

Ordine di composizione = si basa sul fatto che le forze interne e esterne convergono ma se lasciate libere di svilupparsi secondo la loro naturale tendenza possono alterare l'equilibrio economico.

Concezioni di azienda

La dottrina aziendalistica sostiene l'impossibilità di formulare una definizione di azienda che possa comprendere e sintetizzare tutti gli aspetti; risulta tuttavia più produttivo fornire interpretazioni di tale fenomeno. Per la natura dinamica ed evolutiva dell'oggetto tali interpretazioni risultano mutevoli e differenti seppur mai contrastanti tra loro, queste possono essere divise in 3 gruppi: strutturali, dinamiche, complesse o dinamico/strutturali.

Gli studiosi le cui concezioni possono ricomprendersi nel primo gruppo hanno formulato un'interpretazione statica basata sulla struttura (capitale/lavoro) dell'azienda ed essenzialmente una struttura costituita da un complesso di persone e di beni disposti in modo armonico per il conseguimento di un determinato fine. Tale ottica sembra perdere di vista l'aspetto dinamico e focalizzarsi sul binomio persone-beni. Le concezioni teoriche collocabili nel secondo gruppo esaltano l'aspetto dinamico dell'azienda ovvero la sua attività perdendo di vista l'aspetto strutturale. La combinazione produttiva è interpretata come un insieme di operazioni coordinate a sistema.

Le definizioni appartenenti al terzo gruppo sviluppano una concezione complessa della formazione aziendale che insiste su entrambi gli aspetti: dinamica e struttura, considerati aspetti inscindibili di uno stesso fenomeno. «Unità elementare dell’ordine economico generale, l’azienda può essere definita come dotata di vita propria e riflessa, costituita da un sistema di operazioni, promanante dalla combinazione di particolari fattori e dalla composizione di forze interne ed esterne, nel quale i fenomeni della produzione della distribuzione e del consumo vengono predisposti per il conseguimento di un adeguato equilibrio economico» – Giannessi, 1960.

Spiegazione: Unità elementare dell’ordine economico generale, dotata di vita propria e riflessa ovvero è una cellula del sistema economico ovvero tutti gli operatori economici che compiono azioni economiche (ordine economico). L’azienda ha vita propria poiché il ‘moto’ della singola unità produttiva è diverso sia da quello delle altre che da quello del sistema economico. Essa è dotata anche di vita riflessa poiché risente dell’influenza delle dinamiche ambientali, che descrivono il contesto in cui nasce, si sviluppa e si dissolve.

L’azienda è quindi costituita da un sistema di operazioni ovvero la gestione (originata dall’attività) quindi un insieme coordinato di operazioni economiche compiute per il raggiungimento di un determinato fine. L’azienda promana dalla combinazione di particolari fattori e dalla composizione di forze interne ed esterne: le forze interne si generano in seguito al processo combinatorio dei fattori mentre quelle esterne scaturiscono da elementi estranei all’unità produttiva (è un sistema aperto). Nell’azienda trovano realizzazione i fenomeni di produzione, distribuzione e consumo: quindi famiglie, imprese e la pubblica amministrazione sono considerati operatori che svolgono l’attività aziendale.

L’azienda ha poi per scopo il conseguimento di un determinato equilibrio economico a valere nel tempo quindi i ricavi (ritorni di ricchezza) coprono i costi (sacrifici di ricchezza), lasciando un margine sufficiente per compensare il capitale di proprietà. Questo deve essere verificato nel medio-lungo termine.

Classificazioni dell’azienda

Criterio discriminante Tipologia
Funzione economica Az. di produzione, Az. di erogazione, Az. composte
Soggetto economico Az. private, Az. pubbliche
Soggetto giuridico (aziende private) Az. individuali, Az. collettive
Tipo di attività (aziende di produzione) Az. industriali, Az. commerciali, Az. di servizi
Dimensione Az. piccole, Az. medie, Az. grandi
Dislocazione e specie di attività Az. indivise, Az. divise

Il criterio discriminante ha lo scopo di individuare la funzione dominante. La prima classificazione si basa sulla funzione economica. Le aziende di erogazione sono unità che svolgono un processo di consumo: la ricchezza proviene dall’esterno per essere poi distribuita a vantaggio di membri interni/esterni. Le aziende di erogazione possono essere divise in aziende di erogazione in senso stretto e aziende di consumo. Nel primo caso i beneficiari dell'attività produttiva sono soggetti esterni al sistema, i quali ottengono i beni e servizi gratuitamente spesso pagando un prezzo simbolico allo scopo di coprire i costi seppur in misura minima. La copertura dei costi è infatti solitamente garantita dallo Stato, dei singoli individui o da alcune imprese. Esempi di aziende di erogazione in senso stretto si riscontrano nelle fondazioni, negli istituti di ricerca, nelle associazioni che hanno scopo di beneficenza.

Nelle aziende di consumo, invece, a beneficiare delle proprie risorse sono i membri interni all'azienda stessa. All'interno della famiglia, ad esempio, a beneficiare del patrimonio sono gli stessi membri della famiglia.

Le aziende di produzione, imprese, o attuano in prevalenza la funzione produttiva, ovvero producono nuova ricchezza: per questo si parla di aziende di produzione sia nel caso di aziende industriali sia per le aziende di servizio che commerciali. Alcuni autori adottano lo scopo come criterio discriminante per la classificazione delle aziende, ovvero si sostiene quindi che l’azienda di produzione abbia essenzialmente il fine del lucro, mentre il soddisfacimento dei bisogni umani sia caratteristica dell'azienda di erogazione. La duplicità del fine contrasta con l'ipotesi dell'unicità dello scopo identificabile con il conseguimento dell'equilibrio economico a valere nel tempo.

A queste due classi di aziende se ne aggiunge una terza in cui è presente allo stesso tempo l'attività di produzione e quella di consumo: l'azienda composta. Appartengono a questa categoria ad esempio le aziende Sanitarie Locali, le aziende detenute da enti pubblici territoriali, le piccole aziende a carattere familiare. La categoria degli enti pubblici territoriali in passato veniva inserita tra le aziende di erogazione.

Il secondo criterio discriminante per la classificazione delle aziende è il tipo di soggetto economico ovvero la persona o l'insieme di persone che, detenendo le leve del potere aziendale, indirizza e controlla la gestione. La figura del soggetto economico deve essere tenuta distinta da quella del soggetto giuridico che rappresenta invece il soggetto al quale fanno capo i diritti e le obbligazioni derivanti dall'attività aziendale. Questa distinzione si rende necessaria poiché spesso due figure non coincidono. Laddove il soggetto economico è privato anche l'azienda si definisce tale, altrimenti si classifica come pubblica.

La terza classificazione si fonda invece sulla natura del soggetto giuridico e si riferisce unicamente alle aziende private: nelle aziende individuali il soggetto giuridico è costituito da una persona fisica, quando esso è composto da più individui l'azienda è collettiva, e si parla di società.

Le aziende di produzione sono poi ulteriormente distinte in base all'oggetto dell'attività svolta in:

  • Aziende industriali: realizzano prodotti con il requisito della fisicità;
  • Commerciali: che si occupano del trasferimento dei beni nel tempo e nello spazio adattandoli alle esigenze dei clienti; più precisamente, le aziende commerciali acquistano i beni nel momento e nel luogo in cui si realizza l'attività di produzione, per poi distribuirli in periodi successivi o in zone diverse;
  • Aziende di servizi: quali aziende di trasporto, di servizi di telefonia, banche, assicurazioni.

Il criterio discriminante indicato nella dimensione induce a distinzione delle aziende in piccole, medie e grandi. Il concetto di dimensione è relativo e indeterminato poiché va analizzato in base a settore dell'azienda. Assume carattere relativo poiché è varia in relazione al tipo di parametro adottato, i parametri possono essere distinti in strutturali, operativi e relazionali.

  • Strutturali: possono avere natura monetaria (quantitativi fisici) e non monetaria (quantitativi monetari). Esempi dei primi sono il numero dei dipendenti e la capacità produttiva degli impianti. I due più importanti parametri strutturali monetari sono il capitale di funzionamento e gli investimenti in fattori a lungo termine. Il capitale di funzionamento è costituito dal totale delle attività al netto delle Poste rettificative, ovvero la somma degli investimenti fatti dall’azienda (questo dato si ricava dal bilancio di esercizio e in particolare da un primo documento definito stato patrimoniale).
  • Operativi: con i parametri operativi si passa da ciò che in potenza a ciò che in atto, riguardano il funzionamento dell'azienda. Abbiamo parametri quantitativi fisici come il volume di vendita, che dipende sia dei volumi produttivi sia della politica commerciale: la capacità produttiva è ciò che avrei potuto produrre mentre volumi di produzione sono ciò che ho prodotto. Il fatturato invece è un parametro quantitativo monetario che può risentire di spinte inflazionistiche quando nasconde un’effettiva diminuzione di volumi di vendita con un aumento di prezzi.
  • Relazionali: sono relativi al rapporto azienda/ambiente, sono essenzialmente l'ampiezza degli sbocchi e il peso che l'azienda ha un mercato. L'ampiezza degli sbocchi o quote di mercato rappresenta la percentuale di un segmento di mercato servito dall'impresa. Il peso dell'azienda invece dipende dalla capacità che ha di influenzare il mercato; ecco allora che l'azienda può svolgere un ruolo più o meno attivo, se non addirittura passivo nei confronti del mercato.

La dottrina aziendalistica ha pertanto affermato che non esiste una dimensione ottima per l'azienda ma esiste solo una dimensione ritenuta più conveniente poiché offre il maggior contributo all'economicità aziendale, date le condizioni spazio-temporali in cui opera. L'economicità è infatti condizione di vita per l'azienda. Si ricorda inoltre che con la crescita della dimensione si può manifestare un fenomeno economico chiamato economia di scala ovvero il fenomeno per cui, all’aumentare della dimensione, il costo di un'unità di prodotto diminuisce. Secondo la normativa dell'Unione Europea una microimpresa, per essere tale deve impiegare meno di 10 dipendenti e avere un fatturato annuo o un attivo patrimoniale non superiore ai 2 milioni.

Un’ultima classificazione si fonda sulla dislocazione delle attività svolte, in relazione a tale criterio si distinguono aziende indivise quando svolgono la propria attività in una sola area e aziende divise la cui attività è divisa in filiali/sezioni dislocate sul territorio.

Profili di osservazione della realtà aziendale

Sono tre profili di osservazione della realtà aziendale ovvero quello della struttura, della dinamica e del rapporto con il sistema ambientale.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gaiabruschi5 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Gonnella Enrico.
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