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Storia culturale e sociale

La nuova storia e la sua critica alla storia tradizionale

Ricorda il titolo della raccolta di saggi, uscita nel 1980, del famoso storico francese Jacques Le Goff. La nuova storia si presenta in una posizione critica, soprattutto rispetto alla storia tradizionale.

  • La storia tradizionale si occupa, soprattutto, della storia politica (quella attinente allo Stato, alla Chiesa, confinante con quella militare).

La nuova storia dice che la storia si occupa di qualsiasi campo dell’attività umana: “tutto ha una storia, perché tutto ha un passato”. Quindi, nella storia non c’è solo lo Stato, ma c’è l’infanzia, la malattia, le donne, i giovani… L’interesse per il passato è aperto verso tanti soggetti.

  • Gli storici tradizionali considerano la storia come storia di eventi, fatti.
  • Per i nuovi storici, la storia è vista come tendenza ai mutamenti (economico/culturale/...), come processi, percorsi.
  • La storia tradizionale è, per lo più, una storia dall’alto. Vista come una storia di grandi uomini, importanti (Papi, generali, capi di Stato).
  • La nuova storia è una storia dal basso. Si occupa anche della gente comune, che hanno una loro capacità di agire. Diversa attenzione ai personaggi rilevanti, non trattando più solo delle loro imprese ma anche della loro famiglia, per esempio. Storia delle mentalità collettive.
  • La storia tradizionale, come fonti, guarda solo ai documenti ufficiali, quelli emanati dalle istituzioni (specie da quelle politiche).
  • I nuovi storici dicono che questi documenti esprimono solo il punto di vista ufficiale, quindi non ci sono le opinioni o le posizioni della gente comune, che magari non erano d’accordo. Necessità di guardare ad altre fonti (es. le canzonette, quadri, immagini, film, diari, lettere…).
  • La storia tradizionale è, per sua natura, storia obiettiva (es. quella dei documenti ufficiali).
  • La nuova storia ritiene che la storia tradizionale abbia una pretesa non realistica, perché le opinioni sono diverse, ci vuole attenzione per tutte le varie voci, che possono avere anche opinioni contrastanti. L’oggettività della storia sta nel tentare di capire cosa sia successo veramente, ma prendendo in considerazione la molteplicità di fonti e metterle a confronto.

Storia sociale e storia culturale

La storia sociale risale agli anni ’30, da una scuola francese, ed è una storia che ha un rapporto con la sociologia, economia, le classi sociali. Non è la storia dei grandi uomini, non è la storia di individui singoli, ma di società organizzate e di gruppi sociali. Storia delle classi sociali (proletariato, borghesia, aristocrazia, …). Guarda gli aspetti quantitativi.

La storia culturale non dà priorità all’economia, ma alla cultura. È legata all’antropologia. La cultura è l’insieme degli atteggiamenti verso la realtà, una definizione di tipo antropologico. Atteggiamenti individuali, collettivi, che riguardano i comportamenti, i modi di agire e pensare. Insieme di valori, credenze, le caratteristiche del comportamento sociale. Disposizioni per affrontare la realtà. Fa il conto con quelle che sono le norme, le leggi, di una comunità; ma anche norme non scritte, come si comporta una società in certe situazioni (atteggiamenti mentali). Venuta fuori negli anni ’70, poiché in quegli anni avvengono dei cambiamenti importanti. Anni ’70: movimenti degli studenti, riforme sul servizio sanitario nazionale (1978), legge sulla chiusura dei manicomi (un tema molto importante, affrontato da tanti, anche lo spettacolo), legge sulla famiglia (istituita parità tra i coniugi).

Negli Stati Uniti, si parla di storia culturale, si propongono come una società che deve tenere insieme le diversità, che deve parlare di un popolo americano fatto di varietà di origini etniche. Gli storici culturali non solo scelgono argomenti diversi da quelli tradizionali, ma cercano anche un modo diverso di narrare la storia. Lo storico deve avere maggiore consapevolezza della propria posizione (suoi valori, giudizi, …).

La storia culturale predilige degli oggetti che siamo abituati a pensare come oggetti naturali (senza storia) e universali (sempre uguali), e si ingegna a mostrare che, anche quello che ci apparirebbe come naturale e universale, in realtà cambia nel tempo e cambia nelle comunità d’appartenenza.

Cambiamento evolutivo e storia delle emozioni

Cambiamento evolutivo: lineare verso il meglio. Negli anni 1880 si parla di malattie del progresso, quindi anche un cambiamento verso il meglio può riscontrare dei problemi. Il cambiamento, secondo i nuovi storici, non è sempre verso il meglio o verso il progresso, può anche tornare indietro, ma non è visto in modo pessimistico. La storia è un richiamo ad una realtà concreta e complessa.

La famiglia, secondo la storia tradizionale, è vista come universale, naturale, un solo modello (genitori e due figli), oggi, invece, non è realistico parlare di un’unica famiglia (standard).

Il richiamo della nuova storia ad argomenti che prima sembravano non avere storia (es. emozioni). La storia delle emozioni: come cambia il modo di sentirsi davanti a degli stessi fatti; come sono cambiate le paure, o come cambiano nel corso della propria vita; Es. i bambini e i giovani, oggi, hanno meno paura dei fantasmi/buio/mostri, ma molta più paura della guerra, dell’inquinamento, del fallimento personale, del proprio futuro.

Come cambia la manifestazione delle emozioni (anche a seconda delle culture); come si dovrebbe sentire (c’è una differenza tra quello che si sente e quello che si sa che si dovrebbe sentire). La nostra relazione con il nostro corpo e quello altrui dipendono da culture e da persona a persona (es. anoressia/bulimia/ideale di magrezza oggi che prima era la maggiorata fisica). Il corpo è un mezzo per esprimere un disagio soprattutto femminile. Adesso, però, cose considerate solo femminili e, prima, quasi un attacco alla virilità, sono normali per gli uomini (es. uso di cosmesi maschile).

Cambiamento nel parto

Il cambiamento nel parto: dai parti in casa senza l’uomo presente ai parti in ospedale, con l’aiuto di epidurali o cesarei quando serve, con l’uomo presente. “Paura. Una storia culturale.” libro di Joanna Bourke (2005). Vede nella paura la forza trainante della storia.

Aveva pensato di fare questo libro ancora prima dell’11 settembre, quindi ancora prima che la paura si diffondesse. Aveva deciso di scriverlo perché le avevano annunciato di avere una grave malattia, che le ha ricordato di non essere immortale. Si parla di morte, disastri, fobie, incubi, angosce, la guerra, la tecnologia, fino ad arrivare al corpo, agli estranei, al terrorismo.

Disastri e paure collettive

Disastri: per calamità naturali (terremoti) e per mano dell’uomo (attacchi terroristici). Gli esperti (scienziati, medici, …) del passato si pongono il problema di verificare chi ha paura e quando qualcuno ha paura: soprattutto tramite il volto, le espressioni del volto (es. nei quadri). Il volto può essere rivelatore di un criminale, di una patologia criminale? Il medico Duchenne De Boulogne studia come le emozioni siano visibili tramite i muscoli: individua quello della paura, del terrore, del dolore. Attacca degli elettrodi per studiare i muscoli facciali: i muscoli esprimono le emozioni. Corrispondenza perfetta tra l’interiorità (emozioni) e l’esteriorità (muscoli). Pensava che il cattivo coincidesse con il brutto e il buono con il bello. Darwin, qualche anno dopo, studiando le espressioni facciali, dice che questi muscoli ci sono anche negli animali. Questi muscoli sono utili (es. sbarrare gli occhi per la paura, per guardare meglio / rizzare i capelli serve per sembrare più alti al nemico).

Attraverso questi scienziati, vediamo che la paura dipende dall’oggetto che la suscita ma anche dalla visione di cui dispone chi è coinvolto nell’emozione della paura, dalla sua concezione. Watson: fondatore del comportamentismo. Vedere se esiste un modo per indurre paura negli altri (il caso del piccolo Albert).

Paura individuale e collettiva

Paura individuale: Albert era un bambino di 8 mesi, usato come cavia da Watson. Prima di tutto lo sottopone al suono di una sbarra di ferro e il bambino si mostra contrariato. Poi gli mostra degli animali (come il topolino) e il bambino è curioso. Quando ha 11 mesi, tocca il topolino bianco e viene associato il suono sulla sbarra di ferro. Lui sussulta e cade. Ogni volta che si avvicina al topolino, viene fatto questo suono e lui comincia a piangere. Anche senza il suono, il bambino sviluppa una fobia verso il topolino.

Paure collettive: World Social Summit, nel 2008, a Roma. Grande convegno: “Fearless: dialoghi per combattere le paure planetarie”. Realizzato con un’indagine fatta su dieci capitali (Roma, Londra, Parigi, New York, …). Esperti di vari campi (anche architetti) che propongono quali pericoli rappresenta la tecnologia, i social media, la metropolitana e altro presente nelle grandi città. Roma aveva più paura di Londra (dove nel 7 luglio del 2005 c’era stato l’attentato), o di altre capitali. Perché? Si pensa che la campagna elettorale di qualche anno prima, avendo insistito sulle paure e sulla sicurezza da dare alla città, aveva aumentato la paura nei cittadini. Ci sono dei flussi di paura che vanno e vengono, quindi alcune paure non sono proprio fondate ma, più che altro, indotte. La reazione alle paure collettive e incoraggiarsi a vicenda, aumento della solidarietà. Saviano, lo scrittore, dice che la paura è utile: non bisogna minimizzare il pericolo, la paura è un segnale, un’avvisaglia (facendo riferimento alla criminalità).

Storia dell'amore

Un altro grande esempio di che cosa possa occuparsi la storia culturale: l'amore è trasversale, riguarda più o meno tutti, non solo re e regine, né solo poeti e scrittori e tutti ne possono parlare. Ci sono molte fonti per studiare la storia dell'amore in epoca contemporanea. A partire dal 18 novembre 1978 sulla prima rete della Rai sono state trasmesse cinque puntate di 32 interviste realizzate dal grande regista e documentarista Luigi Comencini, che scelse di intervistare vecchi e giovani, uomini e donne, del Sud e del Nord Italia. Il 1978 è un anno importante in Italia in un decennio di grandi cambiamenti, anche legislativi connessi ovviamente a cambiamenti culturali e sociali. Le interviste di Comencini su L'amore in Italia sono del 1978. Sono successive a dei grandi cambiamenti, anche normativi che riguardano i rapporti tra i coniugi, tra genitori, la maternità e il matrimonio:

  • 1970. Legge sul divorzio: (L. 898/1970)
  • 1975. La “prima” riforma del diritto di famiglia (L.151/1975)

Questi i punti principali della legge:

  • Equiparazione dei coniugi nei diritti e nei doveri (art. 143 c.c.);
  • Superamento di molte delle differenze tra lo status di figli legittimi e naturali, permanenza tuttavia di alcuni “privilegi” dei primi nei confronti dei secondi, specie in ambito successorio;
  • Acquisizione della maggiore età a 18 anni (e non più 21 anni);
  • Divieto di contrarre matrimonio prima dei 18 anni, con possibilità di autorizzazione ai sedicenni da parte del tribunale;
  • Abolizione della patria potestà, divenuta potestà genitoriale, oggi responsabilità genitoriale: “complesso diritti e doveri dei genitori nei confronti del figlio”;
  • Introduzione del regime legale della comunione dei beni.

1978. La tutela sociale della maternità e l’IVG (interruzione volontaria della gravidanza) (L. 194/1978). Punti principali della legge:

  • Abrogazione degli articoli dal 545 al 555 del codice penale per i quali l’interruzione della gravidanza era considerata reato;
  • Facoltà per la donna di ricorrere alla interruzione volontaria della gravidanza nei primi 90 giorni di gestazione; tra il quarto e quinto mese possibilità di interrompere la gestazione solo per motivi di natura terapeutica.

La Fuitina - Fuga di due ragazzi, porta ad un matrimonio riparatore (perché avviene l’atto sessuale e la ragazza e la sua famiglia perdono l’onore, quindi bisogna riparare). Strategia della coppia (due giovani che decidono di scappare insieme). Sedici anni prima dell’abrogazione era stata una donna giovanissima – la diciassettenne Franca Viola – a dire per la prima volta no al matrimonio riparatore, in Sicilia. Era il 1966 quando Franca aveva rifiutato un matrimonio riparatore dopo essere stata rapita e abusata.

Delitto d'onore

Delitto d'onore: particolare reato sorretto da motivazioni del tutto soggettive. Poteva essere commesso solamente da chi si trovava in una particolare relazione con...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiarabucelli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia culturale e sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Guarnieri Patrizia.
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