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Storia contemporanea

Prova in itinere

Per età contemporanea si intende un periodo di progresso tecnologico, artificiale e della ricchezza materiale. Vi sono interpretazioni diverse riguardo l'inizio di questo periodo storico di trasformazione: Prima rivoluzione industriale inglese (1760); Rivoluzione americana (1776) e Rivoluzione francese (1779); Congresso di Vienna (1815); 1918 (fine della Prima guerra mondiale); 1945 (fine della Seconda guerra mondiale); vi sono coloro poi che parlano del 1870, anno della presa di Roma e soprattutto della battaglia di Sedan, che avrebbe poi condotto alla nascita del Secondo Reich tedesco.

Rivoluzione industriale

1) Per Rivoluzione industriale si intende quel processo di innovazioni tecnologiche sorto in l'officina del mondo, Gran Bretagna, definita per questo che portò alla creazione di nuove macchine dedite soprattutto alla filatura e tessitura del cotone, inizialmente azionate da ruote e poi, a partire dal XIX secolo, dalla forza del vapore. Le conseguenze furono: innanzitutto l’aumento della produzione e la velocizzazione dei tempi di produzione e quindi di un maggior profitto che sollecitò un processo virtuoso di nascita di nuove macchine e nuove tecniche, facendo sì che oltre l’industria tessile e mineraria (per il carbonio e per il ferro) si sviluppò anche quella siderurgico-meccanica (macchine e attrezzi). Tale processo si diffuse solo dopo nel resto dell’Europa (Belgio, Francia, impero austriaco) e l’Italia arriverà ad un vero e proprio decollo industriale solo nei primi del ‘900. Lo sviluppo dei trasporti e del commercio per cui è bene parlare di rivoluzione dei trasporti e rivoluzione commerciale mediante la nascita delle ferrovie e, poi, dei piroscafi (navi a vapore) a nascita della prima forma di capitalismo contemporaneo legato al sistema di fabbrica degli imprenditori (capitalisti), sistema di libera iniziativa che faceva sì che l’apparato produttivo (macchine e uomini) si concentrassero in luoghi unici (grandi capannoni dallo stato brado); un processo di globalizzazione in quanto uomini, per lo più di campagna, si spostarono da questa verso le città britanniche e, infine, potremmo parlare di un processo di formazione di una nuova socialità (nuovi usi e costumi, per esempio l’invenzione della pratica della colazione).

Rivoluzioni politiche

2) Secondo alcuni critici, però, le origini storiografiche del mondo contemporaneo non sono attribuibili ad una rivoluzione economica bensì ad una rivoluzione politica, per questo attribuite alle rivoluzioni di metà settecento cioè quella americana e quella francese, anche se alcuni considerano anche quelle inglesi cioè 1642-1651 e 1689, in quanto diedero vita alle più importanti idee politiche del nostro tempo, di cui soprattutto liberalismo, democrazia e nazionalismo. Riguardo il caso inglese della Gloriosa Rivoluzione John Locke elaborò la teoria di contratto sociale tra gli individui e il governo, per cui Guglielmo III e Maria Stuart sono proclamati sovrani d’Inghilterra nel febbraio del 1689 e un Parlamento di convenzione convocato da Guglielmo dichiara che Giacomo II, avendo tentato di sovvertire la costituzione del regno e di infrangere il contratto fra monarchia e popolo, ed essendo scappato, aveva abdicato al governo e per questo il trono risultava vacante. Un secondo pensatore fu Montesquieu che parla di divisione dei poteri nel diritto costituzionale, secondo cui un paese può definirsi libero se e solo se potere esecutivo (re), legislativo (Parlamento) e giudiziario (magistratura) restano separati ma il caso inglese non ne era la dimostrazione in quanto il Parlamento britannico (diviso in Camera dei Lord di carattere ereditario e Camera dei Comuni di carattere elettivo) non limitava la sua funzione a quella legislativa ma anche a quella esecutiva in quanto decideva se concedere o meno la fiducia al governo e quindi all’esecutivo per cui la Gran Bretagna rappresentò la prima forma di governo parlamentare.

Nel caso americano, con l’emanazione della Dichiarazione di indipendenza, si definisce che gli uomini sono tutti uguali e godono di diritti inalienabili (anche se allo stesso tempo questi diritti erano sottratti agli schiavi neri) e si ha la prima forma di Costituzione la legge delle leggi, cui tutti dovevano obbedire, di carattere federale ossia di patto dei cittadini con le istituzioni e delle istituzioni tra di loro nelle 13 colonie del Nord America. Il sistema politico-costituzionale adottato è quello sopravvissuto fino ad oggi in cui vediamo alla base le istituzioni locali (contee e municipi), poi i singoli Stati e al vertice Congresso (assemblea dei cittadini), Senato (assemblea con due rappresentanti per ogni singolo Stato), Corte suprema (giudiziaria), presidente (eletto per elezione indiretta dal popolo) e Governo federale; lo stesso approccio democratico si ha nel caso francese con l’emanazione della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino in seguito alla Rivoluzione francese (considerata l’inizio canonico della storia contemporanea) che sosteneva i diritti quali la libertà e la proprietà e l’appartenenza della sovranità al popolo.

Nel periodo post-rivoluzione vi è un intervallo di tempo di instabilità (1789-1814) in cui vediamo una fase monarchico costituzionale che termina con l’uccisione di Luigi XVI di Borbone nel 1793 insieme alla regina Maria Antonietta, accusati di tramare la controrivoluzione ossia la restaurazione dell’Ancient Regime; una fase repubblicano-radicale con l’alleanza tra giacobini e sanculotti (artigiani e lavoratori di Parigi); una fase repubblicano-moderata che vede l’uccisione dei giacobini, accusati di tradimento e vediamo l’emergere del Direttorio, che indicava il popolo come titolare della sovranità e, infine, la quarta fase, bonapartista in cui vediamo Napoleone Bonaparte occupare quel trono vuoto in qualità di primo console (figura non più repubblicana ma filo-imperiale). Infatti, come sosteneva Arno Mayer (storico ebreo americano) l’800 è il secolo dell’affermazione di quell’Ancient Regime che secondo Mayer persistette nonostante i rivoluzionari sostenessero che la rivoluzione l’avesse spazzato via e sostanzialmente equivale alla monarchia assoluta (vedi Napoleone).

Fine della fase bonapartista

3) Secondo alcuni l’età moderna termina nel momento in cui Napoleone venne sconfitto definitivamente nella battaglia di Waterloo (Napoleone vs Settima Coalizione: Regno Unito, Paesi Bassi, Prussia, Russia, Austria, Svezia, Spagna, Regno di Sardegna e un certo numero di stati tedeschi) del 18 Giugno 1815 e quindi l’inizio dell’età contemporanea è attribuito alla fine della fase bonapartista e all’inizio della fase di Restaurazione in cui le monarchie vincitrici (Austria, Regno Unito, Russia e Prussia) cercarono di ricostruire un’Europa somigliante a quella precedente al 1779. Ancor prima che Napoleone fosse sconfitto, nel novembre 1814 si tenne a Vienna il congresso internazionale di Vienna, protrattosi fino al 9 giugno 1815, a cui parteciparono le potenze che sconfissero la Francia di Napoleone nella battaglia di Lipsia del 1813 cioè Inghilterra, Austria, Prussia, Russia e ad esse si unì anche la sconfitta cioè la Francia, in cui nel frattempo vi era stata la restaurazione della monarchia borbonica con Luigi XVII (fratello di Luigi XVI il ghigliottinato), che venne ammessa in quanto il ministro austriaco Metternich riteneva che un ritorno di questa tra le grandi potenze potesse impedire l’eccessivo sviluppo degli altri alleati, cioè Prussia e Russia. Il congresso aveva lo scopo di ridisegnare il nuovo ordine europeo dopo aver sconfitto Napoleone, che nel frattempo si trovava in esilio nell’isola d’Elba, e l’idea era quella di restaurare l’Ancient regime e quindi un ritorno al passato che viene definito conservatorismo legittimista che doveva garantire una pace duratura tra le varie potenze. Infatti, le decisioni vennero prese sulla base di due principi: il principio di legittimità secondo cui doveva tornare al trono quei sovrani “legittimi” spodestati dai rivoluzionari o da Napoleone (infatti in Francia si hanno nuovamente i Borbone ma in una forma non più di monarchia assoluta ma parlamentare); il principio di equilibrio secondo cui le grandi potenze vincitrici dovevano ottenere dei vantaggi tra loro equilibrati, in modo tale che nessuna prevalesse sulle altre.

Risultati del Congresso di Vienna e periodo di restaurazione in Francia e Spagna

  • Il ritorno della Francia ai confini del 1789, ossia gli vennero sottratti tutti quei territori annessi tra il 1795 ed il 1810 e il terzo re borbonico restaurato cioè Luigi XVIII promulgò una nuova Costituzione, che fu definita octroyée, concessa dal re e non conquistata dall’iniziativa popolare che affermava l’esistenza di un sistema bicamerale cioè una camera bassa eletta dai cittadini e una camera alta eletta dal sovrano; il fatto che solo il re poteva fare le leggi e il diritto di voto toccava soltanto ai contribuenti, ma allo stesso basata sul liberalismo in quanto garantiva il riconoscimento dei diritti individuali (pensiero, religione, espressione, stampa ecc.) e stabilisce limiti al potere del sovrano per cui si ha non più una monarchia assoluta ma una monarchia costituzionale e parlamentare. La Costituzione del 1814 trasformò la monarchia assoluta francese in una monarchia costituzionale e il sistema politico francese della restaurazione è considerato il più liberale di tutti, sebbene venga poi rotto da Carlo X nel 1824.
  • In Spagna si ha, come in Francia, il ritorno ai confini del 1789 e soprattutto la restaurazione della monarchia borbonica con Ferdinando VII di Borbone. Nel 1812 vi era stata la sollevazione popolare contro Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone il quale gli aveva conferito il trono di Spagna per annetterlo al suo impero, durante la quale vi erano due pensieri politici diversi: i legittimisti che sostenevano la monarchia assoluta e i liberali facenti parti delle Cortes (assemblea nazionale spagnola) che diedero vita alla costituzione di Cadice (una delle poche zone ancora non conquistate dai francesi), il termine liberalismo infatti prende piede dagli avvenimenti del 1812 che sostiene i diritti inalienabili dell’uomo sulla base delle idee di Locke sui diritti naturali e su quelle di Montesquieu sulla divisione dei poteri e i liberali chiedono che questi principi siano garantiti da una Costituzione e affida al Parlamento il compito di rappresentare la cittadinanza.

Nel febbraio 1814 si ha un decreto delle Cortes con cui affermano che il Re di Spagna sarà riconosciuto come tale solo dopo che avrà giurato sulla Costituzione. Ma il sovrano restaurato ossia Ferdinando VII si oppose a ciò, poiché riteneva eccessivo il potere delle Cortes che promulgavano leggi senza confrontarsi con nessuno, pertanto emanò un decreto in cui dichiara nulle le Cortes e fece incarcerare tutti i membri del Consiglio di Reggenza, così come moltissimi deputati. Stabilì quindi un potere ancora più assoluto che quello del vecchio regime, dato che non vi fu nemmeno alcun tipo di consiglio ad affiancarlo e addirittura ristabilì il Tribunale dell’Inquisizione, con ruolo però politico. Inoltre, durante il suo regno, per ricondurre i suoi sudditi d’oltre oceano all’obbedienza, inviò un corpo di spedizione che però fu fallimentare, infatti la Spagna perse il suo impero coloniale americano.

Nel 1820 inoltre si ha un colpo di Stato che costringe Ferdinando VII a farsi da parte. Vengono elette nuovamente le Cortes e la Costituzione del 1812 rientrò in vigore dal 1820 al 1823, periodo definito “triennio liberale”. Si trattò di un periodo però di caos e di problemi di successione, il risultato fu che sale al trono la tredicenne Isabella II, in una monarchia costituzionale, anche se poi sarà costretta alla fuga (negli anni ’60), accusata di aver umiliato il Parlamento. La Costituzione di Cadice è quindi applicata nella sua interezza per un periodo molto breve (tre anni), ma da quel punto si instaura definitivamente la monarchia costituzionale. Le Cortes rimarranno sempre in attività, anche se non come istituzioni parlamentari forti come il periodo pre-Ferdinando VII.

Altri Risultati del Congresso di Vienna

  • Olanda e Belgio furono uniti al regno dei Paesi Bassi
  • La Svizzera venne riconosciuta come Confederazione di 19 cantoni e gli viene riconosciuta la neutralità perpetua.
  • I 39 Stati tedeschi (i più grandi Baviera, Sassonia e Hannover) vennero riuniti nella Confederazione germanica sotto il controllo di Prussia e Austria. Quest’ultima ottenne il controllo di alcune parti dell’Italia: Veneto e Venezia vennero uniti alla Lombardia austriaca e nacque così il regno Lombardo-Veneto; la Toscana andò a Ferdinando III di Lorena, fratello di Francesco I d’Austria.
  • La Russia ottenne la Finlandia e il ducato di Varsavia (grande parte della Polonia, rimanente dalla divisione con la Conf. Germanica che ottenne la Sassonia, per cui la Polonia divenne stato satellite della Russia).
  • Al papa Pio VIII fu restituito l’intero Stato Pontificio
  • Nel Regno di Napoli e Sicilia venne restaurato Ferdinando I di Borbone in qualità di re delle Due Sicilie.
  • Il regno di Sardegna (Piemonte + Sardegna) ritornò ai Savoia i quali ottennero anche la Liguria e Nizza e la Savoia dalla Francia.

Nel marzo 1815, quando il congresso di Vienna era in fase di chiusura, Napoleone nonostante fosse in esilio all’isola d’Elba, si reca in Francia poiché era venuto a conoscenza della situazione francese e del malcontento della popolazione nei confronti di Luigi XVIII e venne accolto con fervore e, addirittura, l’esercito inviatogli contro dal sovrano Luigi XVIII si unirono a egli, tant’è che Luigi è costretto a fuggire, le potenze europee alleate formano la settima coalizione antifrancese. Le forze britanniche, guidate dal duca di Wellington, con l'appoggio dell'esercito prussiano sconfiggono Napoleone nella famosa battaglia di Waterloo e mentre Luigi rientra a Parigi, Napoleone viene rimandato in esilio ma questa volta nell'isola di Sant'Elena, nell'oceano Atlantico, dove morì nel 1821. Inoltre, poco dopo la chiusura del Congresso di Vienna, nel settembre 1815 lo zar di tutte le Russie Alessandro I propose la creazione di un accordo politico-religioso, ossia la Santa Alleanza come misura preventiva controrivoluzionaria, ossia per evitare il pericolo di un nuovo periodo rivoluzionario e napoleonico. La Santa Alleanza si basava sul principio dell’assolutismo (il potere monarchico non doveva essere limitato) e sui principi cristiani come unico fondamento accettabile della sovranità. Aveva lo scopo di garantire un aiuto reciproco tra le potenze che ne facevano parte (Austria, Prussia e Russia) in caso di pericolo, contro chiunque attentasse all’ordine assolutistico ricostituito dal Congresso. Firmarono l’Alleanza anche la Francia (nonostante l’assetto liberale) e alcuni paesi minori ma non l’Inghilterra in quanto con la sua monarchia costituzionale e liberale si opponeva al principio della monarchia assoluta dell’Alleanza.

Moti del 1820-21

Negli anni seguenti al 1815 si diffusero in Italia (controllata dagli austriaci) e in altre parti d’Europa.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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