Tre saggi sulla teoria sessuale
I Tre saggi sulla teoria sessuale introducono il termine pulsione, nonché le distinzioni tra fonte, oggetto e meta. La pulsione è un processo dinamico consistente in una spinta o carica energetica che fa tendere l’organismo verso una meta.
Il concetto di pulsione secondo Freud
Secondo Freud, una pulsione ha la sua fonte in un eccitamento somatico (stato di tensione); la sua meta è un’azione volta a sopprimere lo stato di tensione che regna nella fonte pulsionale; la pulsione può raggiungere la meta nell’oggetto – la persona dalla quale parte l’attrazione sessuale – o grazie a esso.
Freud, basandosi soprattutto sullo studio delle perversioni e delle modalità della sessualità infantile, demolisce la concezione che attribuisce alla pulsione sessuale una meta e un oggetto specifici e la localizza nelle eccitazioni e nel funzionamento dell’apparato genitale. Egli mostra invece come l’oggetto sia variabile, contingente e venga scelto nella sua forma definitiva solo in funzione delle vicissitudini del soggetto.
Le perversioni sessuali
Egli illustra le perversioni ovvero le deviazioni rispetto all’atto sessuale “normale”: le deviazioni rispetto all’oggetto (omosessualità, pedofilia, contatti con gli animali, ecc.) e quelle rispetto alla meta (feticismo, voyeurismo e esibizionismo, sadomasochismo).
Conclusioni di Freud sulle perversioni
Freud arriva ad alcune conclusioni a partire dallo studio delle perversioni:
- La pulsione sessuale è in un primo tempo indipendente dal proprio oggetto
- La pulsione sessuale è composta di pulsioni parziali che nelle perversioni se ne distaccano
- I moti della vita sessuale appartengono a quegli impulsi che anche normalmente vengono assai poco dominati dalle superiori attività psichiche. Chi è anormale in un qualsiasi campo lo è di regola anche nella vita sessuale. Ma vi sono molte persone anormali nella vita sessuale che in tutti gli altri punti corrispondono al livello medio.
- Alcuni tipi di perversione – quelle che riguardano le mete sessuali provvisorie – di rado mancano nella vita sessuale degli individui sani. La perversione diventa tale quando viene esasperata fino all’esclusività e viene sostituita al normale soddisfacimento sessuale.
La frequenza dei comportamenti pervertiti, la persistenza di tendenze pervertite integrate nell’atto sessuale normale sotto forma di "piacere preliminare", la persistenza di tendenze pervertite sottostanti al sintomo nevrotico [la nevrosi è la negativa della perversione] portano all’idea che "la disposizione alle perversioni non sia affatto una rara particolarità, bensì un elemento di quella che è ritenuta la costituzione normale."
La sessualità infantile
Ciò viene a confermare e a spiegare l’esistenza di una sessualità infantile, la quale, essendo sottoposta al gioco delle pulsioni parziali può essere descritta come "disposizione perversa polimorfa".
Pulsioni parziali: elementi di cui si compone la pulsione sessuale – ciascuna delle quali è specificata da una fonte e una meta – che aspirano all’acquisizione del piacere in modo indipendente le une dalle altre.
In questa prospettiva, la perversione adulta appare come la persistenza o la ricomparsa di una componente parziale della sessualità. Successivamente, il riconoscimento da parte di Freud, in seno alla sessualità infantile, di fasi di organizzazione libidica e di una evoluzione nella scelta oggettuale consentirà di precisare questa definizione: la perversione sarebbe una regressione a una fissazione precedente della libido.
Le organizzazioni pregenitali
Freud chiama "organizzazioni pregenitali" le organizzazioni della vita sessuale nelle quali le zone genitali non hanno ancora assunto il loro ruolo predominante. L’organizzazione "genitale" prevede che l’acquisizione del piacere sia entrata al servizio della funzione procreativa e che le pulsioni parziali abbiano formato una solida organizzazione sotto il primato dei genitali per raggiungere la meta sessuale in un oggetto estraneo.
Fasi dello sviluppo psicosessuale
La prima fase è quella dell’organizzazione pregenitale è quella orale. In questa fase il piacere sessuale è legato in modo prevalente all'eccitamento della cavità orale e delle labbra causato in primo luogo dalla suzione. La pulsione sessuale sorge quindi appoggiandosi a una funzione vitale del corpo per poi separarsene e diventare autoerotica.
La seconda fase è quella dell’organizzazione sadico-anale (18 mesi – 3 anni). Durante questa fase il bambino prova piacere nell’espellere e trattenere le feci ma anche nel guardarle, toccarle e odorarle.
La terza fase è la fase fallica (3 anni – 5/6 anni), in cui la zona erogena dominante è il fallo. L’interesse per i genitali acquista un significato dominante, anche se non si giunge ancora a una corretta composizione delle pulsioni parziali sotto il primato dei genitali.
Curiosità infantili sui processi sessuali
Tra i tre e i cinque anni i bambini cominciano anche a essere curiosi circa le questioni sessuali e cominciano a elaborare le loro teorie sulla nascita. "I bambini vengono dal petto o sono ritagliati dal corpo, oppure l’ombelico si apre per lasciarli passare". "Si hanno bambini mangiando certe cose ed essi vengono partoriti dall’intestino".
Il complesso di Edipo
Freud ritiene che già in questo periodo si compia una scelta oggettuale. La fase fallica corrisponde al complesso edipico – che consiste nel sorgere di fantasie incestuose – e la masturbazione è usata come scarica dell’eccitamento sessuale inerente al complesso. Il complesso edipico tramonta a causa della minaccia di evirazione sentita dal bambino. Gli investimenti oggettuali vengono ritirati e sostituiti dall’identificazione. L’autorità parentale introiettata costituisce il nucleo del Super-io, che perpetua il divieto dell’incesto. Con ciò si instaura l’epoca di latenza.
[Il complesso di Edipo idealmente dovrebbe essere distrutto ed eliminato. Se l’Io non ottiene altro che una rimozione del complesso, questo continua a sussistere inconscio nell’Es ed esplicherà più tardi la sua azione patogena]
Epoca di latenza
Durante l’epoca di latenza vengono costruite - soprattutto grazie all’educazione - quelle potenze psichiche che costringeranno entro certi limiti la pulsione sessuale (il disgusto, il pudore, gli ideali morali), a spese degli impulsi sessuali la cui energia viene deviata dall’impiego sessuale e rivolta ad altri scopi. In questo periodo avvengono i processi di sublimazione e formazione reattiva.
Teoria delle pulsioni
Il concetto di pulsione trova la sua origine nella distinzione operata da Freud molto presto tra due tipi di eccitazione ai quali l’organismo è sottoposto e che esso deve scaricare conformemente al principio di costanza. Accanto alle eccitazioni esterne esistono fonti interne che apportano costantemente un afflusso di eccitazioni che costituiscono la molla del funzionamento dell’apparato psichico.
La teoria delle pulsioni in Freud resta sempre dualista; il primo dualismo proposto è quello tra pulsioni sessuali e pulsioni dell’Io o di autoconservazione, l’insieme dei bisogni legati alle funzioni somatiche necessarie alla conservazione dell’individuo, di cui il modello è costituito dalla fame e dalla funzione di nutrizione.
Questo dualismo è presente, in Freud, già alle origini della sessualità in quanto la pulsione sessuale si distacca dalle funzioni di autoconservazione su cui prima si appoggiava. Dal punto di vista economico, Freud postula l’esistenza di un’unica energia nelle vicissitudini della pulsione sessuale: la libido. Dal punto di vista dinamico, Freud vede nella pulsione sessuale un polo necessariamente presente nel conflitto psichico: essa è l’oggetto privilegiato della rimozione nell’inconscio.
Il dualismo pulsionale introdotto in “Al di là del principio di piacere” contrappone le pulsioni di vita alle pulsioni di morte e modifica la funzione e la collocazione delle pulsioni nel conflitto: il conflitto topico - tra l’istanza difensiva e l’istanza rimossa - non corrisponde più al conflitto pulsionale, in quanto l’Es è concepito come serbatoio pulsionale includente i due tipi di pulsioni.
Principio di costanza
Principio secondo cui l’apparato psichico tende a mantenere al livello più basso o perlomeno più costante possibile la quantità di eccitazione che esso contiene. La costanza è ottenuta sia con la scarica dell’energia già presente, sia con l’evitare ciò che potrebbe aumentare la quantità di eccitazione e con la difesa contro tale aumento. Precisazioni sui due principi dell’accadere psichico 1911
Principio di piacere e principio di realtà
Freud illustra i due principi che regolano il funzionamento mentale: il principio di piacere e il principio di realtà. Egli afferma che esistono processi psichici inconsci che definisce "primari" che sono residui di una fase di sviluppo nella quale essi costituivano l’unica specie di processi psichici. Essi seguono il principio di piacere, che richiede una scarica immediata della tensione pulsionale in funzione della ricerca di soddisfazione e comporta l’evitamento o l’evacuazione della tensione spiacevole.
Il lattante tenterebbe dapprima di trovare una possibilità di scaricare immediatamente la tensione pulsionale in modo allucinatorio, in quanto l’investimento della rappresentazione dell’oggetto soddisfacente acquista una forza tale che si compie la scarica in assenza dell’oggetto reale come se fosse presente, dato che il processo primario prevede che l’energia psichica fluisca liberamente verso la scarica nel modo più rapido e più diretto possibile.
La mancanza dell’atteso soddisfacimento ovvero la frustrazione e la disillusione hanno come conseguenza l’abbandono di questo tentativo di appagamento per via allucinatoria e l’instaurazione del principio di realtà: l’apparato psichico comincia a rappresentare a se stesso le condizioni del mondo esterno – ciò che è reale anche se risulta spiacevole – e a sforzarsi di modificare la realtà tramite l’azione. Il principio di realtà inibisce la tendenza innata a una scarica immediata e diretta, regolando la tendenza sulla base delle limitazioni e delle esigenze della realtà.
L’instaurazione del principio di realtà comporta la comparsa del processo secondario, che consiste nell’ inibizione della pulsione, nel rinvio del soddisfacimento e nella scelta di vie indirette di soddisfacimento. Nel processo secondario l’energia è legata in quanto il suo movimento verso la scarica è ritardato e controllato.
L’instaurazione del principio di realtà comporta la nascita di alcune importanti funzioni: la percezione, l’attenzione, la memoria, il pensiero. Parte dell’attività del pensiero resta separata e mantenuta libera dalla prova di realtà, rimanendo subordinata al solo principio di piacere. Questa attività è la fantasia.
Il pensiero invece si sviluppa al servizio della prova di realtà, soprattutto come strumento di controllo della tensione e di differimento del soddisfacimento. [Entrambe le attività mentali permettono pertanto all’apparato mentale di sopportare l’aumento della tensione mentre il processo di scarica viene rimandato.]
L’esame di realtà consente al soggetto di distinguere gli stimoli provenienti dal mondo esterno dagli stimoli interni e di impedire la possibile confusione tra ciò che il soggetto percepisce e ciò che egli si rappresenta soltanto. L’esame di realtà sarebbe ciò che permette la costituzione di un Io (o meglio Io-realtà ↔ Io-piacere) che si differenzia dalla realtà esterna nell’atto stesso in cui viene istituito come realtà interna.
Le pulsioni di autoconservazione abbandonano più rapidamente il funzionamento secondo il principio di piacere e forniscono il sostrato energetico di un io-realtà. Le pulsioni sessuali, che in un primo momento si appoggiano sulle pulsioni dell’Io, si staccano da queste e si comportano dapprima autoeroticamente – trovando il loro soddisfacimento sul corpo dello stesso soggetto – e non pervengono perciò alla frustrazione che ha costretto all’instaurazione del principio di realtà.
Meccanismi di difesa
I meccanismi di difesa sono le operazioni tramite le quali viene esercitata la difesa. Quando Freud esplicita la nozione di difesa e la pone alla base dei fenomeni isterici dice che spera di dimostrare come varie turbe nevrotiche siano originate da diversi procedimenti impiegati dall’Io per difendersi dalla sua incompatibilità con una rappresentazione.
Rimozione
Operazione con cui il soggetto cerca di respingere o di mantenere nell’inconscio le rappresentazioni che esprimono una pulsione. Essa può essere considerata come un processo psichico universale in quanto sarebbe all’origine della costituzione dell’inconscio come campo separato dal resto della psiche.
Nell’articolo “La rimozione” Freud distingue una rimozione in senso lato – comprendente tre fasi – e una rimozione in senso stretto, che è la fase che segue la "rimozione originaria", la quale crea un primo nucleo di rappresentazioni inconsce a cui viene interdetto l’accesso alla coscienza tramite il meccanismo del controinvestimento e che funzionano come polo d’attrazione nei confronti degli elementi da rimuovere unitamente alla repulsione proveniente dalle istanze superiori.
"Con ciò si produce una fissazione: la rappresentanza in questione continua da allora in poi a sussistere immutata, e la pulsione rimane a essa legata". La terza fase prevede il ritorno del rimosso sotto forma di sintomi, sogni, atti mancati etc.
Regressione
La regressione è introdotta da Freud innanzitutto in senso topico: nello stato onirico, i pensieri trovano chiuso l’accesso alla motilità e regrediscono fino al sistema "percezione".
Il passaggio sulla regressione nei Tre saggi sulla teoria sessuale viene aggiunto nel 1915. Occorreva che fossero scoperte le fasi dello sviluppo psicosessuale disposte in un determinato ordine di successione per enucleare pienamente il concetto di regressione temporale.
Freud parla di tre tipi di regressione:
- Regressione topica: si attua lungo una successione di sistemi psichici che l’eccitazione percorre normalmente in un dato verso (stato di sonno, allucinazioni);
- Regressione temporale: ritorno a fasi superate dello sviluppo – a precedenti stati libidici (regressione libidica), oggetti, modi di funzionamento mentale (regressione dell’Io);
- Regressione formale: ritorno a modi di espressione e di comportamento di livello inferiore rispetto al grado di strutturazione e complessità.
Nella maggioranza dei casi i tre tipi di regressione coincidono.
Formazione reattiva
Atteggiamento di senso contrario a un desiderio rimosso in reazione contro di esso (es. pudore che si oppone a tendenze esibizionistiche); controinvestimento di un elemento conscio di forza eguale e contraria all’investimento inconscio.
La genesi del Super-io viene attribuita in gran parte al meccanismo della formazione reattiva. Nei "Tre saggi sulla teoria sessuale", Freud spiega che formazione reattiva e sublimazione – che si costituiscono nel periodo di latenza – svolgono un ruolo importante nello sviluppo degli individui: "i moti sessuali risvegliano moti di reazione.."
Nella nevrosi ossessiva le formazioni reattive assumono la forma di tratti del carattere.
Annullamento retroattivo (nevrosi ossessiva)
Meccanismo con cui il soggetto si sforza di fare in modo che pensieri, parole e atti passati non siano mai avvenuti. Egli utilizza a tale scopo un pensiero o un comportamento che ha un significato opposto.
Isolamento (nevrosi ossessiva)
Meccanismo che consiste nell’isolare un pensiero o un comportamento in modo che siano rotte le loro connessioni con altri pensieri o con il resto dell’esistenza del soggetto (pause nel corso del pensiero, formule, rituali).
Proiezione
Meccanismo tramite cui il contenuto e l’affetto della rappresentazione vengono mantenuti ma proiettati all’esterno. Freud scopre il meccanismo della proiezione studiando la paranoia: il paranoico proietta le sue rappresentazioni intollerabili che gli ritornano dal di fuori sotto forma di rimproveri. In seguito Freud limita il ruolo della proiezione nella paranoia.
Freud sottolinea anche il carattere normale del meccanismo della proiezione. La superstizione, la mitologia, l’animismo sarebbero forme di proiezione: l’oscurità dell’inconscio si rispecchia nella costruzione di una realtà sovrasensibile; i demoni e gli spiriti incarnerebbero i cattivi desideri inconsci.
Identificazione
Processo con cui un soggetto assimila un aspetto, una proprietà, un attributo di un’altra persona. Il concetto di identificazione ha assunto nel corso del tempo il valore che ne fa – più che un meccanismo psicologico tra gli altri – l’operazione con cui si costituisce il soggetto. Questa evoluzione è parallela alla messa in evidenza del complesso edipico nei suoi effetti strutturali: gli effetti del complesso edipico sul soggetto sono descritti in termini di identificazione, nel senso che gli investimenti sui genitori sono abbandonati e sostituiti con identificazioni.
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