Riassunto della "Prima Filippica" di Cicerone
La "Prima Filippica" fu pronunciata in Senato il 2 settembre 44 a.C., cinque mesi dopo l'assassinio di Cesare. Prima di pronunciarsi sulle questioni politiche all'ordine del giorno, Cicerone fa una "premessa" (dal punto 1 all'8), ossia un accenno personale per giustificare l'assenza alla seduta del Senato del giorno prima (1° settembre 44 a.C.), e, più in generale, per spiegare i motivi dell'assenza da Roma negli ultimi mesi, nonché i motivi del suo ritorno. In realtà, con questa "premessa" vuole esprimere la sua opinione (come autorevole esponente politico) sui fatti che seguirono all'assassinio di Cesare.
Capp. 1-5
Per prima cosa, rievoca la seduta del Senato del 17 marzo, che si tenne nel Tempio della dea Terra, due giorni dopo l'assassinio di Cesare, e i fatti che seguirono. In essa Cicerone ricorda di avere proposto una pacificazione generale, un'amnistia, come avvenne ad Atene dopo la cacciata dei Trenta Tiranni.
Poi elogia il discorso che in quella seduta tenne Antonio (prima che saltassero fuori "nuove carte di Cesare", cioè i falsi da lui creati), i suoi gesti distensivi verso i congiurati, e le garanzie che dava al Senato di voler rispettare lo Stato, e soprattutto l'abolizione della dittatura, che si era ormai trasformata, con Silla e Cesare, in uno strumento per esercitare un potere personale duraturo. Di questa decisione Cicerone è entusiasta: dice che era come se tornasse a risplendere il sole.
Altri meriti di Antonio (e del suo collega console Dolabella): l'eliminazione di uno schiavo fuggitivo che si spacciava per un "nipote di Mario" e aizzava la plebe contro il Senato, e (grazie a Dolabella, perché Antonio era assente da Roma) la punizione di quei cittadini che avevano eseguito riti funerari per Cesare contro il volere del Senato e delle leggi di Roma, e avevano eretto una colonna sulle ceneri di Cesare con su scritto "Al salvatore della patria" - cosa gravissima, secondo Cicerone - colonna che Dolabella appunto fece abbattere.
Cap. 6
Poi, nei mesi successivi, da aprile fino alla seduta del Senato del 1° giugno (di cui non parla, ma in cui Antonio chiese di avere il comando delle Gallie, come Cesare, per accrescere il proprio potere) - dice Cicerone - "tutto cambiò": il Senato fu "messo da parte", molte questioni furono discusse dall'assemblea popolare, i consoli non avevano il coraggio di andare in Senato, i congiurati ("liberatori della Patria") erano costretti a stare lontano da Roma, i veterani erano manipolati ("eccitati a bramare nuove prede"). Questi furono i motivi dell'allontanamento.
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