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Riassunto dell'esame Storia del Tardoantico cristiano, prof. Luigi Canetti, testo consigliato: "Scontro di dei. Una reinterpretazione dell'arte paleolcristiana", autore Th Mathews

Riassunto per l'esame di "Storia del tardoantico cristiano", basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Luigi Canetti: "Scontro di dei. Una reinterpretazione dell'arte paleolcristiana", Th Mathews. Scarica il file in PDF!

Esame di Storia del cristianesimo docente Prof. L. Canetti

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Spesso è anche raffigurato davanti ad autorità romane durante processo, Pietro e Paolo ripetutamente

mostrati in catene, in un rilievo compaiono entrambi per prima volta davanti a preciso imperatore, Nerone

(fig. 67). Il messaggio è che forza di Cristo pone in contrasto con potere secolare dell’Impero Romano.

Gli storici identificano IV sec come periodo di integrazione di chiesa con stato, invece la conquista è stata

proprio la nascita della separazione stato chiesa.

Costantino si era proclamato vescovo dei vescovi ed Eusebio aveva elaborato teoria ariana dell’imperatore

come rappresentante del Logos-Cristo, come Cristo mediava con Dio, imperatore lo faceva con Cristo e

doveva condurre popolo a conoscenza di Dio.

Ma quando nel 394 Teodosio il grande si prostra davanti ad Ambrogio di Milano cambiano le cose:

imperatore è parte della chiesa e subordinato a essa. È fallimento di politica imperiale a favore

dell’arianesimo. PIU’ GRANDE DEL NATURALE

I mosaici monumentali

Mentre le immagini dei miracoli proponevano un Dio dell’uomo qualunque, che cammina in mezzo ai fedeli,

i mosaici monumentali propongono un altro tipo di visione di Dio. Essi erano applicati sulle absidi e le pareti

delle basiliche.

Le chiese cristiane erano luoghi di pubblica assemblea a differenza dei templi pagani, dove gente si

accalcava e partecipava attivamente ai riti. Essi adottarono modello della basilica civile romana applicando

l’ingresso sul lato minore. Due file di colonne formavano le tre navate e quella centrale terminava con

abside, rendendolo il fulcro visivo dell’edificio, sotto il quale sedeva il vescovo.

Si usò il mosaico innovandolo: prima era usato per pavimenti, quindi si sacrificava la policromia preferendo

materiali resistenti, ora, applicandolo alle pareti non vi era problema di usura e quindi si usarono svariati

materiali, anche vitrei, foglie d’oro e argento tra 2 strati di vetro. Oro si impose per spiritualità, da VI sec

sfondo dorato per cielo, creava assenza di tempo, astrazione.

Tutte composizioni sono frontali, simmetriche con Cristo al centro e apostoli a lati (fig. 71) o Cristo che

sale in cielo tra santi (fig. 88-133). Simmetria infonde sicurezza ed equilibrio, l’abside in cui termina la

navata è prova che universo riconduce a Cristo.

Mosaico di Santa Pudenziana a Roma è più antico mosaico absidale (fig. 71). Su grande trono ornato di

perle siede Cristo docente, più grande del naturale, regge un libro con scritto “Io sono il Signore, protettore

della chiesa di Pudenziana”. Gli apostoli sono seduti più in basso e due donne ai lati stanno per mettere 2

corone sui capi di Pietro e Paolo. Dietro c’è porticato e su sfondo, Gerusalemme. Sopra grande croce e

quattro creature alate. In disegno precedente al restauro, scopriamo che sotto cristo c’era colomba che

scendeva su agnello da cui partivano 4 fiumi del paradiso.

Per sostenitori della mistica imperiale composizione deriva da rilievo dell’arco di Costantino, con imperatore

seduto che dona monete a funzionari attorno (fig. 73), ma non erano seduti. Inoltre, testa di imperatore aveva

il diadema, il mantello imperiale, scarpe di porpora e scettro, attributi con cui il popolo riconosceva il

sovrano. Cristo non ha nulla di ciò: veste abiti civili, mentre si distingue per l’oro delle vesti e l’aureola.

Entrambe queste caratteristiche sono riprese dagli dei antichi.

Cristo così non è imperatore ma è divinità, sull’onda del concilio di Nicea che ne sanciva il ruolo

paritario col padre e la lotta contro l’arianesimo.

Trono di Cristo non è da imperatore ma da divinità: imperatori sedevano su sella curulis di tradizione

Etrusca, molto diversa e senza schienale, mentre trono di Cristo con alto schienale, senza braccioli,

incastonato di gemme era molto diverso e identico a quello sul quale era raffigurato Giove, come quello di

statua crisoelefantina di Fidia a Olimpia (fig1).

Trono serve per dare a Cristo status divino, inizia a impossessarsi degli attributi degli antichi dei: fattezze di

Giove e Asclepio con lunga barba, fronte larga e lunga chioma, anche l’oro e l’aureola, oltre al trono.

Mentre per la disposizione di Cristo attorniato da apostoli il modello non fu corte imperiale ma i filosofi:

come co - filosofi essi siedono accanto a lui.

Santa Pudenziana è il culmine del Cristo filosofo che abbiamo visto nelle catacombe di Domitilla (fig. 2).

Il vescovo sedeva sotto, sulla sua cathedra attorniato dai sacerdoti sul synthronon, bancale semicircolare (fig.

77-86-87): autorità del vescovo deriva da Cristo e lui ne continua l’opera, come cristo nel mosaico

insegna sul trono celeste, lo stesso fai il vescovo sulla sua cathedra. Con la scritta “Signore protettore di…”

si allude a un nuovo concetto: chiesa libera da controllo imperiale, che vince sull’arianesimo e sull’impero

che lo appoggiava, che trae il suo prestigio da Cristo ed è guidata dal vescovo. È propaganda per le origini

divine dell’autorità ecclesiastica.

CRISTO CAMALEONTE

La chiesa del monastero di Latomos o Della cava di pietra – detta ora di Hosios David, fu costruita nel V

sec, su collina sopra Salonicco. Piccola e cruciforme, più cappella che chiesa, con piccola abside.

Il mosaico presente secondo leggenda è stato voluto da mitica principessa Teodora, figlia di imperatore

pagano Massimiano (287-305). Volendo un luogo isolato dove pregare, fece ricavare cappella da sala da

bagno del suo palazzo. Ordinò al pittore di realizzare immagine di Maria su abside, ma giorno dopo pittore si

accorge che immagine si era tramutata in Gesù.

È unica leggenda che narra di cambiamento di sesso ed è legata ad identità sessuale di Cristo.

Mosaico rappresenta visione di Ezechiele: il profeta a sinistra distoglie lo sguardo abbagliato, al centro

nube luminosa con Cristo. 3 gradazioni luminose per disco luminoso: bianco, rosa e blu. All’interno Cristo su

arcobaleno luminoso, con aureola di luce in capo sembra uscire dalla nube, più grande del naturale: figure

dei profeti ai lati, seppur più vicine, appaiono più lontane di Cristo.

È il più antico esempio di “Maestà del Signore” in Oriente, metà V sec.

Non era chiamata “Maestà” in epoca antica ma immagine “teandrica” cioè del Dio - uomo. I sostenitori della

Mistica imperiale dicono che mandorla di luce deriva da “imago clipeata” (immagine racchiusa in uno

scudo) fig. 18, 97. Ma origine della mandorla di luce non è romana bensì buddhista. In quelle romane

inoltre, figura è tagliata a solo busto, in quelle cristiane è intera e libera rispetto a mandorla. In più

trasparenza della mandorla fa capire che non è contorno ma nube di luce, spesso con cerchi rossi, bianchi e

verdi. Tutte caratteristiche dei Buddha Asiatici e Indiani.

Alone e aureola furono anch’essi introdotti durante polemica antiariana del IV sec. e primo esempio è

in “Catacombe di Domitilla” a Roma di fine IV sec. (fig. 92): Cristo, Pietro e Paolo siedono su troni, ai

piedi di Cristo c’è contenitore per rotoli, per dirci che è filosofo. Alle sue spalle cerchio di luce verde. Questa

luce indica la divinità di Cristo, in polemica con Ariani: c’è scritto “tu che sei detto figlio sei scoperto padre.”

Anche concilio di Nicea era ricorso a metafora della luce: “luce da luce, Dio vero da..” per indicare divinità

del figlio ed equipararlo al Padre.

Ma Cristo è privo di vigore maschile e non è terribile Yahweh visto da Ezechiele: bianco, senza barba,

chioma lunga che ricade su spalle, spalle strette e fianchi larghi. Alcuni scopritori lo confusero per immagine

di Maria.

Cristo nell’arte paleocristiana ha spesso sembianze un po’ femminili, perché?

Capigliatura distingue sempre Cristo da altri, anche in sarcofago di S Apollinare in Classe (V sec.) fig. 94

Cristo ha capelli spartiti a metà che scendono ondulati lungo spalle, a differenza dei discepoli con classica

capigliatura romana del tempo, con capelli pettinati in avanti e intorno a formare un casco. Anche in famosa

statua del buon pastore in vaticano Cristo ha lunga e raffinata treccia, che non coincide con rudezza dei

pastori (fig. 95).

Capigliatura di Cristo non ha nulla di imperiale, nessun imperatore la porterebbe. Neppure i filosofi, che

nonostante avessero lunghi capelli, erano più curati e provvisti di barba.

Nel mondo greco e romano chioma lunga e sciolta era simbolo di divinità, così come a S. Prudenziana

barba derivava da Giove e acconciatura delle Terme da Asclepio, ora il volto giovane e imberbe con ciocche

lunghe viene da Apollo e Dioniso. (dio della giovinezza, eterno adolescente, chioma abbondante simbolo di

fertilità. Entrambe divinità avevano aspetto androgino, apollo spesso vestiva femminile).

In alcune sculture artisti oltre a volto femmineo aggiungono anche il seno, trasportando fattezze femminee di

Apollo e Dioniso in rappresentazione di Cristo:

Statuetta museo delle terme (fig. 96) inizialmente confusa con “poetessa seduta” a causa del seno di Cristo

seduto

serie di sarcofagi a Ravenna, V sec. (fig. 98) Cristo su altura porge a Pietro rotolo della Legge. Paolo su

lato opposto assiste e ai lati i due committenti, uomo e donna. Cristo è imberbe e con capelli lunghi e ha

seno. Suo busto somiglia più a quello della donna. Frequenti allusioni a fertilità, con alberi colmi di datteri.

Altro sarcofago di Ravenna, in S Francesco sempre del V sec. (fig. 100) Cristo in trono, sbilanciato, offre

rotolo a Paolo. Ha riccioli fino al collo con torso femminile, seni e fianchi larghi.

Immagine ravennate più importante è quella del Battistero degli ariani (fig. 102-103) voluto da

Teodorico (re degli Ostrogoti, che caccia dall’Italia Goto Odoacre). Mosaico con battesimo di Cristo da parte

di Giovanni (VI sec.) a sinistra personificazione del Giordano, a destra Giovanni Battista tocca testa di

Cristo. Le due figure ai lati sono pesantemente barbate, robuste e petto largo, Cristo invece è glabro, spalle

spioventi, seni da fanciulla e fianchi larghi. Tipo di Cristo femmineo va da IV a VI sec.

Come per antichi dei, aspetti femminei alludono alla fecondità che genera vita, Cristo è fertile fonte

che da nuova vita al mondo.

Il mosaico di Hosios David è pieno di fiumi brulicanti di pesci, a Cristo qui si viene per bere e ristorarsi:

aspetto femmineo riflette ruolo di nutritore di anime. In più in epoca paleocristiana unione dei sessi è

simbolo di salvezza: si neutralizza la sessualità e si riunificano i due lati della persona umana. Era

condivisa l’idea che Cristo fosse polimorfo e differenti sembianze dipendevano da chi lo percepiva.

Cristo possiede la magica chiave del tempo, bambino, giovane, adulto, vecchio, uomo, donna: ha potere

dell’eternità. Come un giovane lo vede giovane e vecchio lo vede vecchio, donna lo vede donna. E infatti

secondo leggenda principessa Teodora ha commissionato mosaico

CONVERGENZA

Come era espresso l’ordine universale nella chiesa paleocristiana?

A Bisanzio l’immagine usata era il Cristo Pantokrator “colui che governa il tutto” che si protendeva dal

cerchio al centro della cupola guardando dall’alto i fedeli (fig. 114). Più in basso i messaggeri angelici e

Maria. Sotto travagli terreni di Cristo e ancora sotto i santi. Il genere umano vi aderiva tramite il rituale.

Tutto era gerarchizzato, molto mistico.

L’arte paleocristiana era in grado di creare un sistema altrettanto unitario?

L’archeologo classico Karl Lehman tentò di rispondere studiando le immagini delle cupole pagane e

vedendovi una contaminazione di quelle nelle successive decorazioni cristiane. Insomma, le divinità

astronomiche cambiarono solo nome. Collegò a sua volta le cupole pagane nelle sale degli imperatori. Esso

avrebbe identificato l’imperatore come parte di un sistema universale di leggi.

Peccato che la tesi di Lehman non stia in piedi perché mancano documentazioni su cupole di età precristiana

con decorazioni simili, non sono rimaste tracce di cupole con immagini cosmologiche e divinità astrali

(insomma lui cercava: cielo stellato, pianeti e divinità degli astri).

A prova di ciò una incisione del 1700 ritrae un soffitto di villa Adriana contenente tutti questi elementi.

Peccato che sia quasi assodato il fatto che si tratti di una contaminazione rinascimentale, il soffitto non era

così decorato (fig. 110).

Oltre a non esistere nell’arte classica, nemmeno in quella paleocristiana esistono volte con temi

astrologici, come dimostra ad es la cupola di S. Vitale a Ravenna (fig. 111-112): al centro c’è Agnello,

dentro corona con fondo stellato, corona retta da 4 angeli alati in equilibrio su globi. Tutti i temi restanti

alludono a temi terrestri, non astrali: frutti, fiori, uccelli, animali di terra e d’aria. Insomma, i cristiani

rivedono completamente la loro visione dell’universo, rigettano le immagini e le divinità astrali come pagane

e quindi le escludono dalle decorazioni. Il pensiero cristiano si basa sul libero arbitrio, per questo

l’astrologia è rigettata. Il cielo per il cristiano era diverso da quello del pagano. I pianeti erranti sono legati

ai vecchi dei, Dio li supera ed è fisso, così come le stelle.

L’universo cristiano è rappresentato con la convergenza di figure verso il fine dell’universo: Cristo.

È un tema frequente in catacombe e sarcofagi quello della processione e ricopre il 60% delle decorazioni

absidali (molte a Ravenna).

Cristo con le sue forme camaleontiche appare in diversi modi ma è sempre il fine, il centro dell’universo.

Queste rappresentazioni proliferano tra V e VI sec. assieme alla nascita delle processioni pubbliche.

Le processioni erano sacre anche per i pagani, dai Mitrei (fig. 121) con immagini processionali alle ville

pagane di Cartagine (processioni a tempio di Diana).

A Dura Europos ambiente battesimale (IV sec.) affrescato su entrambi i lati con processione di vergini stolte

e sagge (fig. 124). Vestite di bianco, portano ceri accesi e si dirigono a sepolcro di Cristo. I battezzati

sfilavano a fianco delle vergini seguendo esempio di quelle sagge.

Esempi anche in catacombe di Domitilla, cubicolo dei “Sei santi” (fig. 125): processione di santi lungo 3

pareti: donne a sinistra e uomini a destra convergono verso Cristo in trono, immagine simicissima a quelle

dei mitrei (fig. 121).

Ma nella decorazione delle chiese del V e VI sec processione raggiunge massima espansione: cupole,

pareti, absidi. Presente nei 2 battisteri di Ravenna: degli Ortodossi e degli Ariani.

In entrambi al centro della cupola c’è Cristo (fig. 102 e 108): è sempre punto di arrivo di tutto. In quello

Ariano Cristo è quello femmineo nel quale uomini e donne potevano identificarsi. In entrambi ci sono

processioni di apostoli che portano corone a Cristo. In quello Ariano sfilano in senso opposto verso un trono

con croce simbolo di Cristo.

Figure con corone ci sono in 4 delle 5 chiese di Ravenna e a differenza di quanto si crede non sono

collegate a cerimonia imperiale, infatti sono foglie d’oro, non diademi. Esse non sono prerogativa di

imperatori ma anche di occasioni sportive e rituali religiosi.

Coronare la statua del dio era obbligatorio per fare un sacrificio tra i pagani, inoltre erano appese negli altari

e nei templi. Si pensava che i rami con foglie recassero con sé la forza vitale e purificatrice degli alberi da

cui erano tagliati.

Per pagani la vita era un agone e il defunto era il vincitore: coronavano quindi i morti. Cristiani si rifiutano

ma ne prendono la metafora.

Le corone portate dagli apostoli nelle processioni dei battisteri sono la ricompensa per una vita retta, erano

simbolo di una vita giusta offerta a Dio.

Sant’Apollinare nuovo a Ravenna, costruita da Teodorico, ariano, riassume le processioni delle città: (fig.

130-131):

3 livelli: in alto vita e passione di Cristo, tra le finestre profeti o apostoli che portano rotoli, sotto re

ariano e sua corte in processione. Sulla destra corteo esce da palazzo di Teodorico, sulla sinistra dal porto

di Classe diretti verso Cristo e Maria. Le processioni rappresentano volontà degli ariani di controllare

l’ambiente urbano.

Quando Ravenna diviene bizantina (540) chiesa è convertita all’ortodossia da Vescovo Agnello che lascia

intatta parte superiore, modifica invece processioni, cancellando Teodorico e sua corte e sostituendo ariani


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Elakos86

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5 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di Laurea in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Elakos86 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del cristianesimo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Canetti Luigi.

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