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La critica della ragion pura

Problema su cui si sofferma Kant: la metafisica

Scopo di Kant nelle tre Critiche: trasformare la metafisica in scienza, così come aveva fatto Newton con la fisica, trasformandola in scienza. Per fare questo, è necessario mettere fine alla metafisica dogmatica dei razionalisti tedeschi, segnando un nuovo inizio nella storia della filosofia occidentale. L'eredità lasciata da Kant consiste nell'esigenza di una fondazione a priori delle scienze così da garantirne l'universalità e la necessità. La metafisica deve avere il ruolo di fornire alle scienze dei principi a priori che non provengono dall'esperienza, in grado di garantire loro una verità assoluta e non probabile. Questo non riguarda tutta la conoscenza, come credeva Leibniz, ma solo quei principi fondamentali per dare alle scienze l'universalità.

La filosofia critica kantiana ha una funzione propedeutica: deve servire a purificare la nostra ragione, eliminando gli errori. Cos'è il criticismo? Significa esaminare i fondamenti della conoscenza, a differenza del dogmatismo che accetta le teorie o le dottrine senza chiedersi se esse siano valide e quale sia la loro origine.

Critica della conoscenza

La critica è una filosofia che si domanda come sia possibile la conoscenza, sotto quali condizioni e entro quali limiti la conoscenza sia legittima. Domande fondamentali per Kant includono:

  • Come è possibile la matematica pura?
  • Come è possibile la fisica pura?
  • Come è possibile la metafisica intesa come disposizione naturale?

Queste discipline sono caratterizzate dal termine "pure", indicando che la filosofia deve indagare i presupposti delle scienze non derivati dall'esperienza. Lo scopo della filosofia critica è indicare i limiti della conoscenza.

Concetto chiave: trascendentale

Il concetto di "trascendentale" si riferisce a ogni conoscenza che si occupa non di oggetti, ma del nostro modo di conoscere gli oggetti. Per evitare di inciampare nel dogmatismo, si deve capire da dove ha origine la conoscenza, ossia la genesi della conoscenza. Solo dopo aver fatto questo, possiamo occuparci degli oggetti. Questo presupposto porta alla nascita della filosofia trascendentale.

Questo tipo di filosofia prende ispirazione dal "cogito" di Cartesio: non ci sarebbe stata la Filosofia Trascendentale senza la riflessione sulla mente e sul suo funzionamento portata avanti da Cartesio nelle sue Meditazioni metafisiche. In quest'opera, tutte le conoscenze vengono messe in dubbio per trovare una certezza nel soggetto pensante.

Un altro contributo significativo è stato dato da Hume, la cui filosofia ha analizzato i meccanismi della mente e la formazione delle idee partendo dalle percezioni sensibili per arrivare alle idee astratte. Tuttavia, l'analisi di Hume porta a una posizione scettica. Kant eredita da Hume il metodo dell'analisi dei meccanismi mentali come base per la conoscenza del mondo, ma non accetta la posizione probabilistica di Hume nei confronti delle scienze.

Giudizi analitici e giudizi sintetici

Kant afferma che ogni nostra conoscenza parte dall'esperienza e che la dimensione del sensibile è la base della conoscenza intellettuale. Dall'esperienza ricaviamo sempre una conoscenza relativa, quindi probabile. Ora Kant deve compiere il secondo passo: trovare una scienza che si basi sull'esperienza ma che garantisca teorie e idee certe e non probabili.

Per compiere questa ricerca, Kant suddivide diversi tipi di giudizi:

  • Giudizio analitico: il predicato esprime qualcosa che è già contenuto nel soggetto, quindi il predicato non aggiunge nulla. Il giudizio analitico è a priori, la sua validità è universale e vale in tutti i casi a prescindere dall'esperienza.
  • Giudizio sintetico: il predicato si trova fuori dal soggetto, aggiungendo quindi una conoscenza che deriva dall'esperienza. Il giudizio sintetico è a posteriori, il suo valore è particolare e non vale in tutti i casi, ma solo in quelli in cui abbiamo esperienza. Questo è per Kant un limite molto grave, perché questo tipo di giudizio non può essere universale e scientifico.

Da qui nasce la domanda: come sono possibili i giudizi sintetici a priori? Come sono possibili dei giudizi che siano fecondi, aggiungendo qualcosa preso dall'esperienza ma che siano anche universali? La risposta di Kant è che, a differenza dei razionalisti, egli sostiene che la matematica sia un giudizio sintetico. Ad esempio, 7 + 5 = 12 non è una proposizione analitica perché il numero 12 non è contenuto nella somma di 5 + 7.

Con l'aiuto dell'esperienza, capiamo che aggiungendo 5 a 7 otteniamo 12, e questa regola vale in tutti i casi, quindi è universale (a priori). Dunque anche i giudizi della geometria e della fisica sono a priori. Se formulo la legge dell'uguaglianza di azione/reazione secondo cui ad ogni azione corrisponde una reazione, sto esprimendo un giudizio sintetico ma allo stesso tempo valido universalmente, quindi a priori.

Ciò che connette soggetto e predicato in maniera necessaria non proviene dall'oggetto dell'esperienza, ma dal soggetto. È il soggetto che ha la capacità di unire i dati molteplici dell'esperienza per mezzo di una sintesi capace di creare un concetto universale. I modi in cui ciò avviene sono l'oggetto di analisi della prima Critica. Kant paragona questo metodo alla 'rivoluzione copernicana': come Copernico era riuscito a spiegare i movimenti dei corpi celesti prendendo come riferimento la Terra, così Kant spiega i rapporti tra oggetti prendendo come riferimento il soggetto.

La mente dell'uomo non crea gli oggetti del mondo, ma è modificata dall'esperienza. Tuttavia, spetta proprio alla mente umana il compito di stabilire i rapporti e unificare ciò che nell'esperienza è molteplice. Questa è appunto la rivoluzione copernicana.

Facoltà della conoscenza

Per spiegare gli oggetti, bisogna prima studiare come lavora la mente. Qui troviamo i fondamenti di validità di un sapere scientifico. La matematica era arrivata a questo livello con gli Antichi greci. La fisica è stata sviluppata da Galileo, che ha studiato e imparato dalla natura, ma mettendosi nella posizione di giudicare. Noi possiamo comprendere la natura solo se siamo in possesso di regole per interpretarla.

Ma quindi, come è possibile la conoscenza? Esistono nella conoscenza tre facoltà principali:

  • Sensibilità: gli oggetti ci sono dati per mezzo dei sensi (Estetica trascendentale).
  • Intelletto: pensiamo gli oggetti per mezzo delle categorie, che sono concetti generali nella nostra mente (Analitica trascendentale).
  • Ragione: cerchiamo una spiegazione complessiva della realtà andando oltre l'esperienza (Dialettica trascendentale).

Estetica trascendentale

L'Estetica Trascendentale tratta delle forme a priori della sensibilità. Kant usa il termine "estetica" nell'accezione greca "isthetis", significando "sensazione" o il modo in cui una conoscenza si riferisce agli oggetti per mezzo dell'intuizione sensibile.

La sensibilità ha una natura ricettiva: l'oggetto ci è dato e modifica il nostro spirito. Questo oggetto lo conosciamo come fenomeno, nel modo in cui appare ai nostri sensi tramite intuizione, un'apprensione immediata attraverso i sensi. Nel fenomeno, Kant distingue:

  • La materia: oggetto della sensazione, data a posteriori.
  • La forma: modo in cui la sensazione viene conosciuta, data a priori.

Questo va a formare l'intuizione pura: se separo da un corpo la materia (colore, sapore ecc.) e la forma (durezza, misura, peso ecc.), cosa mi resta? Mi resta tutto ciò che è anteriore ad ogni contenuto sensibile, che ogni oggetto viene conosciuto prima di tutto nello spazio e nel tempo.

Cosa sono spazio e tempo? Non sono qualità dell'oggetto né concetti dell'intelletto, non derivano dall'esperienza né sono costruzioni astratte. Essi sono il modo in cui il soggetto riceve la sensazione, sono la "forma del recipiente". Per essere conosciuta dal soggetto, qualsiasi sensazione esterna o interna deve assumere la forma con cui la riceviamo. Il materiale della nostra conoscenza deve "sottomettersi" alle forme dello spazio e del tempo. Come il nostro orecchio ode solo certi suoni e non gli ultrasuoni, ciò che non si dà allo spazio e al tempo noi non possiamo conoscerlo. Le intuizioni pure di spazio e tempo rendono possibili la conoscenza.

Tra spazio e tempo, il tempo ha un ruolo primario: ogni oggetto del sensibile...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

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