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Programmazione e controllo

Dinamiche economiche e finanziarie del bilancio d’esercizio

Le analisi di bilancio vengono condotte allo scopo di ricercare indizi utili ad esprimere un giudizio sulla situazione attuale dell’impresa sotto il profilo economico, finanziario e patrimoniale. Le informazioni ottenibili tuttavia non hanno carattere definitivo e richiedono sempre approfondimenti in quanto il bilancio è rivolto ad una molteplicità di soggetti (azionisti, management, dipendenti) e le regole impiegate per la sua costruzione possono differenziarsi in funzione dell’azienda. Da ciò si può desumere che la qualità dell’informazione ottenuta è dipendente dalla tipologia di soggetto che svolge l’analisi stessa e a tal proposito gli amministratori possono spingersi ad elaborazioni più analitiche ed efficaci al contrario di soggetti esterni che invece avranno informazioni limitate.

Principio prudenza estimativa

Il principio prudenza estimativa, Art.2433, afferma l’impossibilità di pagare dividendi su azioni se non per utili effettivamente conseguiti; rafforzato dal D.L.127/1991 in cui si stabilisce la possibilità di indicare solamente gli utili realizzati alla data di chiusura dell’esercizio e l’obbligo di tener conto dei rischi e delle perdite di competenza dell’esercizio. Tale principio imponeva l’iscrizione di costi e ricavi effettivamente realizzati e in tal modo comportava una sottovalutazione delle attività, per eliminare i limiti posti da tale principio, il legislatore ha posto accanto a informazioni quantitative contenute in stato patrimoniale e conto economico, specifiche informazioni di tipo qualitativo incluse in documenti quali nota integrativa e relazione sulla gestione.

Bilancio internazionale IAS/IFRS

Il bilancio internazionale IAS/IFRS ha l’obiettivo di fornire informazioni sulla situazione patrimoniale-finanziaria che sia utile ad una serie di destinatari per assumere decisioni di carattere economico. Tali destinatari sono inseriti in una sorta di gerarchia che vede al primo posto gli investitori istituzionali. Oltre a ciò, tale documento è orientato ad un approccio market-oriented e si manifesta con una valutazione delle poste basata sul principio di prudenza, diverso da quello nazionale; inoltre il principio del costo storico viene sostituito con quello del fair value che impone alla società al termine dell’esercizio di apprezzare talune attività al valore di mercato. Infine, secondo il principio market to market, gli utili maturati ma non realizzati possono essere imputati al conto economico. In riferimento alla struttura dei documenti di bilancio, le regole internazionali prevedono due possibilità di rappresentazione per ogni documento, fissando semplicemente i contenuti minimi.

Processo di disamina del sistema dei valori del bilancio

Per pervenire a indicazioni quanto più attendibili circa le condizioni di equilibrio d’impresa è opportuno seguire un processo di disamina del sistema dei valori del bilancio d’esercizio fondato su 4 fasi principali:

  • Ferma restando la buona fede dei soggetti redattori, l’obiettivo è giudicare l’attendibilità dei dati ed eliminare gli effetti contabili indotti da elementi quali mutamento dei criteri di valutazione, tendenza all’allineamento tra comportamento contabile fiscale e civilistico e influenza di operazioni infragruppo;
  • Si passa alla riclassificazione dei dati di bilancio sulla base di modelli funzionali agli obiettivi conoscitivi perseguiti; tuttavia, il problema si pone in merito ad alcune poste di bilancio le quali non possono essere confrontate o ancora scorporate da indici maggiori;
  • Si arriva quindi alla scelta della tecnica da impiegare per l’analisi: analisi degli indici, verifica dell’esistenza di una correlazione tra fonti e impieghi; analisi per indici del grado di equilibrio finanziario corrente orientate a verificare la capacità dell’azienda di far fronte alle proprie scadenze; analisi finanziarie per flussi, volte a determinare la provenienza dei flussi di ccn o di liquidità; analisi per indici del livello di redditività aziendale, volte allo studio del grado di efficienza dell’impresa nello sfruttare il capitale a disposizione;
  • L’ultima fase consiste nell’attribuire un significato agli indicatori ricavati; a tal proposito sarà necessario riferire l’analisi ad una serie temporale di bilanci, per avere un quadro generale e garantire la normalizzazione dei dati; inoltre, dovranno essere formulati giudizi sintetici e complessivi che tengano conto di tutti gli indicatori rilevati. Infine, i giudizi di sintesi dovranno essere utilizzati come mezzi per analizzare la situazione d’impresa e non solo come risultati in sé, in quanto la loro variazione dà segnali circa un eventuale mutamento.

Dinamica economica

La dinamica economica si realizza attraverso i processi di consumo delle risorse a scopo produttivo e nel reintegro delle stesse attraverso le attività di trasformazione. La condizione di equilibrio economico richiede la capacità di recupero dell’utilità dei fattori produttivi e la realizzazione di un reddito almeno normale in grado di assicurare l’esistenza aziendale. Tale reddito trova la sua misura in un livello dato dalla sommatoria tra capitale di rischio e l’opera di organizzazione svolta dal soggetto economico. Da ciò emerge la necessità in capo al produttore di effettuare una valutazione del massimo sacrificio che è disposto a sopportare per procedere all’attività di produzione. Quindi si ha una fase di apprezzamento del grado di equilibrio economico (differenza tra valore complessivo dei consumi e prezzo minimo praticabile).

La maggior parte del successo nello svolgimento dell’attività economica passa attraverso elementi quali riduzione del prezzo d’acquisto presso i fornitori, gestione efficace dei processi produttivi e incremento del prezzo di vendita. Tali condizioni, assieme alla capacità d’azienda di gestire il flusso lucrativo, devono essere valutate tramite indicatori di efficienza economica di impiego delle risorse economiche a disposizione; la fonte primaria dei dati da impiegare è rappresentata dal sistema dei valori di bilancio. Infine, la dinamica economica d’impresa trova fondamento nel continuo divenire dell’attività di gestione intesa come il susseguirsi delle seguenti fasi:

  • Acquisizione dei fattori produttivi, che comporta il sostenimento di un costo di acquisizione in riferimento ad utilità produttive; tale flusso può essere classificato come rigido, se avviene in maniera determinata a prescindere dalla capacità di utilizzo, e flessibile se viceversa può essere adattato alla produzione. Rientrano in tale categoria le immobilizzazioni tecniche, gli investimenti pluriennali. Rientrano invece nella seconda i beni a fecondità semplice e le merci.
  • Impiego dei fattori nel processo di trasformazione; in tale fase le utilità rilasciate dai fattori confluiscono nei processi svolti dall’azienda e nei beni/servizi realizzati. Si pone quindi l’obiettivo di maggiorare l’output riducendo al minimo gli sprechi. Si manifesta quindi un processo di trasformazione della ricchezza che comporta una permutazione degli input in output.
  • Si passa infine alla fase di scambio in cui i beni precedentemente trasformati vengono venduti all’interno del mercato.

Riclassificazione e analisi reddituale

La riclassificazione dello stato patrimoniale e lo svolgimento dell’analisi reddituale d’impresa richiedono la riclassificazione dei dati di bilancio ed hanno l’obiettivo di pervenire ad un apprezzamento del grado di efficienza economica conseguito in condizioni di isolamento da qualunque elemento di interferenza. Si ha quindi la separazione delle poste di capitale in area caratteristica, extra-operativa, accessoria, finanziaria e straordinaria, da cui poi si procede in 3 fasi:

  • Neutralizzazione delle poste non coinvolte nella creazione del reddito (crediti vs soci, credito vs enti, ratei attivi), da cui occorrerà decurtare il capitale proprio in pari valore per ripristinare il pareggio tra le due sezioni;
  • Distinzione delle poste di attività caratteristica ed extra-caratteristica, inserite nelle rispettive voci in riferimento alla destinazione di utilizzo e considerate al netto dei fondi rettificativi;
  • Distinzione delle poste del passivo tra il capitale proprio e di terzi; il primo comprende patrimonio netto, risconti, anticipi e obbligazioni, il secondo invece comprende tutte le passività aziendali.

La riclassificazione del conto economico prevede una iniziale distinzione tra: gestione caratteristica, vi rientrano tutti i componenti non facenti capo alle altre sezioni; extra-caratteristica; accessoria (vi rientrano i costi e ricavi riferiti ad attività economiche secondarie svolte con continuità); finanziaria (riferita a componenti finanziari come finanziamenti e interessi) e straordinaria, che identifica tutti quei componenti di reddito di natura eccezionale come plusvalenze e rivalutazioni. Per quanto riguarda la riclassificazione, vi sono diverse metodologie: a valore aggiunto, che ha il pregio di determinare il valore aggiunto (valore produzione – costo produzione) e la sua distribuzione tra gli stakeholder; il secondo metodo consiste nella riclassificazione a costi e ricavi del venduto, per costo si intende l’insieme dei consumi sostenuti nell’esercizio per dar luogo ai prodotti la cui vendita ha dato luogo a ricavi nel periodo (si computa come somma tra rimanenze, risconti, acquisti, ammortamenti), esiste una variante che sviluppa tale modello in senso funzionale ricavando il valore dell’utile lordo da attività di trasformazione; l’ultima riclassificazione è quella a margine di contribuzione che si fonda sulla distinzione tra costi fissi (relativi a fattori rigidi) e variabili. La riclassificazione a valore aggiunto e a ricavi e costi del venduto sono quelli che si prestano maggiormente all’utilizzo da parte di analisti esterni ma richiedono la distinzione tra le attività caratteristiche e non; viceversa, la riclassificazione a ricavi e costi funzionale e quella a margine di contribuzione sono riservate a soggetti interni che dispongono di un maggior dettaglio informativo.

Indici di analisi reddituale

  • Indicatori rivolti all’analisi della redditività degli investimenti effettuati dai soci: Return on equity (ROE) o tasso di redditività del capitale proprio, costituisce il quoziente più rilevante nell’ottica del socio di aziende non quotate in borsa in quanto pone in relazione il reddito netto con il valore medio del capitale proprio dell’impresa (specifica dunque quanti utili netti ha generato l’impresa). Tale indicatore a sua volta può essere scomposto per individuare quali aree della gestione siano state determinanti del risultato, come return on total investments (ROI), che approssima il tasso di redditività dell’attività caratteristica, grado di indebitamento, che esprime le risultanti delle scelte finanziarie e tasso di incidenza degli oneri il quale invece evidenzia il risultato ottenuto. Un'alternativa a questo è il ROE normalizzato il quale è utile a neutralizzare l’incidenza delle componenti non ripetitive sulla formazione del risultato di periodo. Altri indicatori più aderenti al contesto dei mercati finanziari sono l’earnings per share, il quale fornisce una misura sulla ricchezza creata, e il price earning, che esprime la fiducia degli investitori rispetto alle prospettive di reddito future dell’impresa.
  • Indicatori rivolti all’analisi della redditività del capitale investito: Il primo viene identificato nel Return on assets (ROA) o tasso di redditività globale dell’impresa, computato come rapporto tra reddito netto e valore medio del totale degli investimenti; anch’esso risulta essere scomposto e influenzato dalle stesse determinanti del ROE. Si ha poi il return on investments (ROI) o tasso di redditività del capitale investito, computato come rapporto tra reddito operativo e valore medio del capitale impiegato nell’attività caratteristica; esso evidenzia il grado di abilità dell’impresa nel generare reddito nello svolgimento della propria attività; tale indicatore può essere scomposto nel return on sales (ROS) che evidenzia quanto reddito operativo l’azienda è in grado di generare basandosi sulla capacità di ottenere un prezzo capace di remunerare tutti i costi sostenuti e sulla capacità di adeguare i consumi al ritmo operativo, il secondo elemento è il turnover che evidenzia il numero di volte in cui il totale degli impieghi caratteristici si rinnova attraverso le vendite ed è strettamente dipendente dal settore di appartenenza.
  • Gli indicatori orientati alla valutazione della sostenibilità dell’indebitamento: Il quoziente che attesta il grado di remunerazione del capitale preso a prestito è denominato Return on debt (ROD) o tasso medio di onerosità dell’indebitamento ed è calcolato come rapporto tra il totale degli interessi e spese sostenute in funzione dei finanziamenti ed il valore medio del capitale di terzi; per migliorare il suo grado di attendibilità può risultare opportuno incrementare il numeratore dell’ammontare di interessi passivi impliciti o rettificare il denominatore del valore dei debiti non produttivi di interessi. Per la valutazione del peso dell’indebitamento può essere usato anche il tasso di incidenza degli oneri finanziari, ricavato come rapporto tra reddito operativo e spese sostenute in funzione dei finanziamenti, il quale ha l’obiettivo di comprendere quanta parte del risultato operativo sia utilizzato a copertura degli oneri finanziari. Un altro indicatore più completo nella valutazione degli effetti economici dell’indebitamento è il grado di leva finanziaria il quale pone che all’impresa conviene indebitarsi fin quando il return on total investments risulta maggiore del costo dell’indebitamento.
  • Gli indicatori orientati a valutare il grado di equilibrio economico: Il principale indicatore utile a verificare la presenza dell’equilibrio economico è l’Economic value added (EVA) che viene posto come alternativa all’utilizzo di ROI e ROE in quanto rispetto ad essi sopperisce molte lacune presenti venendo espresso come margine tra reddito operativo netto e costo medio ponderato del capitale. Il calcolo dell’EVA richiede l’utilizzo di valori contabili rettificati che hanno la funzione di incentivare il management a comportamenti virtuosi nell’ottica di creazione di valore; le principali rettifiche riguardano la capitalizzazione dei costi, la neutralizzazione degli effetti dell’ammortamento e dei fondi iscritti al passivo. Infine, tale indicatore prescinde dai risultati passati in quanto se la redditività di un nuovo progetto è inferiore a quella attesa, questa viene ridotta a prescindere dalle attese.

Analisi reddituale, economica e finanziaria

L’analisi reddituale, economica e finanziaria deve fondarsi su un prospetto informativo capace di riepilogare i principali indicatori ricavati, comparandoli sia in senso temporale sia in senso spaziale. Risulta opportuno che gli indicatori rilevati non siano basati solo su aspetti quantitativi ma anche su aspetti qualitativi relativi alle variabili ritenute critiche. Viene quindi a crearsi un sistema di fasce di allarme orientato a cogliere modifiche intervenute nel processo di creazione della ricchezza attraverso la fissazione di limiti entro cui le misure possono muoversi: la prima riguarda la redditività minima attesa a prescindere dalle specifiche condizioni d’impresa; il secondo riguarda l’obiettivo cui si riferisce l’attività di pianificazione; il terzo attiene alla redditività obiettivo in funzione dei programmi aziendali; infine, il quarto contempla i risultati finanziari conseguiti dai competitor. La finalità dell’analisi consiste nel comprendere le ragioni delle variazioni intervenute e correggerle; l’uscita dai limiti di tali indicatori costituisce infatti il segnale del sorgere di possibili squilibri.

Schema del processo produttivo

Lo schema del processo produttivo si presta ad una forma di analisi oltre che economica anche finanziaria, in quanto le operazioni di gestione generano anche uscite per l’acquisizione dei fattori produttivi e conseguenti entrate per la vendita sul mercato. Si manifesta quindi il discrimine tra analisi economica e finanziaria il quale si manifesta in quanto le due operazioni si svolgono in momenti tra loro diversi con la conseguenza che i cicli finanziari possono mostrarsi più lunghi o corti rispetto a quelli economici. Da ciò ne consegue che un’impresa che presenta elevati livelli di redditività può essere compromessa da una errata gestione finanziaria: se l’equilibrio monetario “tollera” momentanei squilibri finanziari, al contrario la dinamica finanziaria è ben più rigida e deve essere costantemente mantenuta per garantire la sopravvivenza aziendale. Rimane però il fatto che esistono dei punti di interdipendenza tra le due dinamiche in quanto gli andamenti economici spesso producono delle conseguenze sulla dinamica finanziaria. L’analisi della situazione patrimoniale e finanziaria d’impresa anche in tal caso richiede una riclassificazione del sistema di valori del bilancio in cui le attività devono venire presentate secondo un grado crescente di convertibilità e le passività secondo un ordine decrescente così da consentire comparazioni. Per comprendere le logiche di riclassificazione si può utilizzare un modello generale che si suddivide in diverse fasi: il ciclo ha inizio con la ricerca di fonti di finanziamento a titolo di capitale proprio o di credito, nella seconda fase si suppone che le disponibilità vengano impiegate per l’acquisizione di fattori produttivi, si passa poi alla terza fase in cui tali fattori vengono impiegati nel processo di trasformazione.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

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