Il ruolo del paleografo
Il primo scopo del paleografo è trovare il cronotopo, cioè datare e localizzare (nel senso di definire quale sia il luogo di origine) un manoscritto. Come mezzo per trovare il cronotopo, il paleografo usa l'analisi dal punto di vista materiale (osservando l'aspetto e la natura del manoscritto e delle sue parti) e dal punto di vista del contenuto.
Elementi utili a trovare il cronotopo
- La legatura (se di legno, di cartone, o floscia; se decorata con inserti, dipinta, ecc.)
- Il materiale delle pagine (papiro, pergamena, carta)
- La scrittura e gli strumenti usati (stilo, pennello)
Scrittura gotica: regole di Meyer
Prima regola di Meyer: attrazione delle curve contigue. Nell'incontro di due lettere di curva opposta, le due curve si sovrappongono.
Seconda regola di Meyer: dopo una lettera curva, con convessità verso destra, nel caso in cui la parola preveda una R, per fluidità, si userà la R ad uncino.
Codici guida
Elementi utili a datare e collocare:
- Elementi santorali: se il manoscritto ha dei santi citati nel testo, possiamo ricollegarci ad agiografie e grazie a queste possiamo riuscire a collocare le aree in cui il santo citato era maggiormente o unicamente pregato. Il manoscritto localizzato grazie ai santi presenti nel suo contenuto, diventa un codice guida per altri manoscritti.
- Elemento tecnico della sottoscrizione: se il manoscritto ha la sottoscrizione del copista.
Riconoscibilità
- Decorazione della legatura
- Filigrana all'interno del foglio di carta (raccolta dei simboli: Briquet)
- Ex libris: nota di possesso, scritta, stemmi araldici o simboli dei notai
Codices Latini Antiquores
Redatto da Lowe. Raccoglie i codici manoscritti dall'anno zero all'800 d.C.
Regola di Lowe: se i materiali in una biblioteca storica sono datati a prima del IX sec., probabilmente sono stati scritti proprio in quella biblioteca. Oggi si potrebbe spostare la barra al XII sec. (cioè, tutti i manoscritti precedenti al XII sono originari del luogo in cui sono conservati) questo perché fino al XII sec. i copisti sono monaci o canonici mentre dopo possono essere anche gli studenti universitari e le famiglie che scrivono a pagamento. La regola deve sempre essere verificata perché non è sempre veritiera. A rendere la regola non sempre valida è stato il caso dei manoscritti di Luxeuil: 30 manoscritti, antecedenti al XII sec., registrati da Lowe e sparsi in molte biblioteche, tutti scritti con la minuscola di Luxeuil nello stesso monastero e poi sparsi in giro (lo attesta a chiare lettere il colophon di questi testi).
Definizione di biblioteca storica
Si tratta di una biblioteca che ha una continuità ininterrotta nella storia. Tal biblioteca possiederà materiali corrispondenti all'età della sua fondazione (che solitamente si riscontra nel tardo antico). La Biblioteca Ambrosiana, fondata nel 1609, possiede testi più antichi rispetto alla sua stessa fondazione, quindi nell'accezione di continuità, non può dirsi una biblioteca storica.
Evoluzioni del XII-XIII secolo (il libro universitario)
- Si affermano le università (e la scrittura gotica)
- I fascicoli diventano da 4 bifogli a 5 bifogli (cioè da 8 fogli a 10)
- Si scrive sotto alla rettrice (upline) e non sopra
- La rigatura è a mina di piombo (prima a secco coi forellini marginali)
- I testi sono spesso commentati (glossati) e sono a due colonne anziché piena pagina
- Con le università, i libri circolano e si spostano di più
- Sistema della pecia
- Iniziali rosse e blu
Materiali legati alla scrittura
- Minerali, vegetali, animali
All'inizio si incideva su pietra perciò il supporto scrittorio era di tipo minerale perché era la roccia e così anche l'oggetto usato per scrivere, almeno per il caso dell'incisione. Altrimenti, si usavano i colori e, in quel caso, già si può parlare di origine vegetale o animale. Riguardo all'antichità, si usavano martello e scalpello e si scolpiva su pietra, marmo o bronzo.
L'origine vegetale non si denota solo nel supporto scrittorio, cioè nel papiro, ma anche nello stilo e nei calami (cannucce temperate), l'oggetto usato per scrivere. Oltretutto, i colori erano sempre di derivazione vegetale o animale (raccontare delle noci di galla usate per fare il nero e della gomma arabica).
Il supporto animale si vede soprattutto nella pergamena e nell'uso del cuoio ma anche nelle crine dei pennelli. Sta di fatto, che dal punto di vista della concezione culturale, il supporto scrittorio sembra sempre avere una prevalenza vegetale: Volumen, in latino, è il rotolo di papiro. Codex, in latino, sono le tavolette lignee cerate su cui si scriveva. Byblos, in greco, era il papiro e da questa parola deriva la nostra "libro". La carta, nel medioevo si definiva Apapiro e ancora oggi, in altre lingue, se ne può vedere l'origine (es. paper in inglese, papel in spagnolo, papír in tedesco).
La pergamena e la carta
La pergamena sostituisce il papiro nei libri gradualmente a partire dal III sec. e nei documenti a partire dal VII, per via della sua maggiore resistenza e per la difficoltà dell'importazione del papiro a causa della conquista dell'Egitto da parte degli Arabi nei 640 d.C. La carta è stata inventata dai Cinesi nel II sec. d.C. e viene importata dagli Arabi nel VIII sec., tuttavia le fabbriche europee (Italia) più antiche di carta risalgono al XIII sec.
La rubrica
La rubrica esisteva già nell'antichità, quando i libri erano ancora sotto forma di volumen (cioè rotolo). In inchiostro rosso la riga iniziale conteneva il titolo del libro preceduto dalla parola incipit. E allo stesso modo, alla fine, un'altra riga riportava il titolo del libro preceduto dalla parola explicit che voleva dire che il volumen era stato completamente svolto. Quando i rotoli furono sostituiti dai codici, le due parole incipit ed explicit (abbreviazione di –icitus) furono mantenute come indicatori di inizio e di fine del contenuto.
La forma del codice membranaceo
La forma del codice membranaceo sostituisce i rotoli già tra il IV e il V secolo. Nel medioevo la fascicolatura prevede il lato pelo esterno (pelo contro pelo) e il lato carne interno (carne contro carne) per una questione estetica. Di solito si mettevano 4 bifogli, cioè fascicoli da 8 fogli.
La produzione dei libri
Dalla tarda età repubblicana si poteva far ricorso alla produzione artigiana dei librai che avevano bottega. Nel tardo antico, sotto i longobardi, la produzione dei libri passa ai monaci, che ne hanno necessità per la propria istruzione. Dal XII sec. (sebbene gli scriptoria continuino fino a Rinascimento inoltrato), la produzione aumenta e si rende più aperta al commercio per via della nascita delle Università: col sistema della pecia, la produzione passa al laicato.
Lo svolgimento grafico
- Unità scrittoria romana: tutti i paesi di cultura latina usano le medesime scritture. Il periodo termina con la caduta dell'Impero Romano e l'arrivo di regni barbarici (non i goti, che erano latinizzati, ma i longobardi).
- Periodo delle Scritture Nazionali o Periodo del particolarismo grafico: si formano scritture diverse, molte non canonizzate, che variano di paese in paese per tutto l'Impero d'Occidente.
- Periodo carolino: nuova unità scrittoria per l'Occidente.
- Ultimo periodo della carolina: minuscola di transizione tendenza all'irrigidimento del tratto, esagerazione dei contrasti tra pieni e filetti, acutizzazione delle forme tonde. La tendenza è comune a tutta l'Europa occidentale e giunge a maturità nel XII sec. in Francia scrittura gotica.
- Periodo umanistico-moderno: ripresa delle forme d'età carolingia ad opera degli umanisti italiani (XV sec.).
La scrittura alfabetica
La scrittura alfabetica può distinguersi in:
- Maiuscola, se inscritta in un sistema bilineare, cioè formato da due linee parallele senza che le aste le oltrepassino in alto o in basso.
- Minuscola, se i caratteri presentano aste che superano le linee guida.
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