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Riassunto chimica delle fibre tessili Appunti scolastici Premium

Appunti di Materiali per la moda basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Zonda dell’università degli Studi di Bologna - Unibo, Facoltà di Lettere e filosofia, Corso di laurea in culture e tecniche della moda (RIMINI). Scarica il file in formato PDF!

Esame di Materiali per la moda docente Prof. P. Zonda

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ESTRATTO DOCUMENTO

Proprietà meccaniche :

Tenacità più elevata nella seta cruda (sericina che ha un terzo della tenacità). Più elevata

rispetto alla lana.

Allungamento a rottura buono, 20% prima della rottura del filo.

Elasticità bassa, inferiore alla lana.

Alta rigidità alla flessione (da questo si capisce che ha una mano sostenuta), media alla

torsione.

Elevata gualcibilità che però in ambiente caldo umido si perde spontaneamente.

Resistenza all’usura media: controllata sperimentalmente

Proprietà termiche :

170° C si decompone carbonizzandosi

La seta brucia lentamente con debole odore di corno bruciato.

Ottimo coibente termico perché non conduce calore, così come di elettricità (si carica

elettrostaticamente per sfregamento).

NEI CONFRONTI DELLA LUCE: Alla luce perde tenacità e ingiallisce, all’aria si degrada

facilmente.

IGROSCOPICITA: assorbe fino al 30% di umidità senza dare la sensazione di bagnato. Più

igroscopica la seta cruda perché la sericina assorbe di più. Ma ha un tasso di ripresa

moderato, 11%, inferiore alla lana.

PROPRIETA FISIOLOGICHE: essendo una fibra naturale non provoca ma i irritazioni.

AGENTI CHIMICI: Gli acidi forti diluiti sciolgono la sericina ma non intaccano la fibroina, gli

acidi inorganici concentrati (cloridrico e solforico) distruggono velocemente la seta, mentre

gli acidi organici diluiti non danneggiano la seta; alle basi è più resistente della lana, gli

alcali concentrati sciolgono la seta a caldo, mentre a freddo la danneggiano solamente. Gli

ossidanti, poi, normalmente danneggiano la seta; inoltre possiede affinità con diversi Sali

metallici.

PROPRIETA TINTORIE: la seta è la fibra che dimostra maggiore affinità per tutti i tipi di

coloranti sia diretti, sia acidi, basici.

TRATTAMENTI E LAVORAZIONI DELLA SETA: Dopo la stufatura, i bozzoli vengono

sottoposti ad una ulteriore spelaiatura con cui si eliminano le bave superficiali. si passa

poi alla cernita a mano o automatica con la quale si eliminano i bozzoli difettosi che

saranno lavorati come cascami di seta.

Passano poi alla crivellatura per dividerli secondo dimensione: scarti se sotto gli 0.8 cm,

semireali, reali e realissimi a seguire.

Segue la macerazione, ossia il bagno in acqua a 80° per ammorbidire la sericina e la

scopinatura: si strofinano i bozzoli con uno spazzolino per eliminare i filamenti più esterni

e per trovare il capo della bava. Infine c’è la trattura, dove si dipana il filo del bozzolo; una

volta trovato il capo del filo si svolge il filamento sotto lieve tensione e si riuniscono le bave

in un unico filo; in numero diverso a seconda del titolo che si vuole ottenere e fatti passare

attraverso un foro dove si uniscono per solidificazione a freddo della sericina. Perché il

processo avvenga nel modo giusto e più agevolmente nella bacinella d’acqua vengono

messe sostanze poi eliminabili chiamate bozzine.

Gli scarti della trattura (strusa dalla scopinatura, banco dalla trattura, strazza peluria di

seta) sono utilizzati per produrre filati utilizzati per produrre fibre corte, tessuti non troppo

leggeri ( nastri, frange, passamaneria) denominati sete schiappe.

Segue poi l’aspatura, il filo viene leggermente ritorto e raccolto in aspi, spire isolate e

distaccate per evitare che aderiscano tra loro, ottenendo quel filo di seta grezza chiamato

torto di filanda. Non tutta la bava è dipanabile, la parte interna è troppo serrata.

Al termine della trattura, ha ancora la sericina, è ancora seta grezza. La sericina viene tolta

(totalmente o in parte) con un’operazione che si chiama sgommatura, che si esegue con

soluzioni saponose neutre abbastanza concentrate. La seta che si ottiene si chiama seta

cotta ( o sgommata): diminuisce il peso, l’elasticità e la tenacità. Spesso non viene tolta

completamente: 12-20% sericina = seta semicotta, 5-10% sericina = seta cruda.

Carica: Trattamento a cui si sottopone la lana cotta per fargli riprendere peso e

consistenza. Si sfrutta la capacità della fibroina di assorbire sali minerali: la si può

sottoporre a carica al pari, quando si aggiungono tanti Sali minerali quanto è perdita subita

con sgommatura, oppure sotto o sopra al pari (molto usato in quanto la seta si vende a

peso, inconveniente: perde di tenacità, poco elastica, molto fragile. Al microscopio appare

come rivestita da una sottilissima patina biancastra).

LAVAGGIO E CONSERVAZIONE: Va lavata con detersivi neutri o leggermente alcalini a

basse temperature e per tempi brevi. Per candeggiarla si usa solo acqua ossigenata.

Stiratura a 100-150°C; mentre la seta caricata necessita di lavaggio a secco. Puà essere

attaccata da mufef e batteri.

CLASSIFICAZIONE COMMERCIALI:

in base alla provenienza :

Sete cinesi: La Cina è il paese di origine della seta, ne ha avuto il monopolio dal 3000aC

fino al 550dC, due pastori ne contrabbandarono i semi. Oggi non sono molto pregiate,

perché molto tenaci.

Sete giapponesi: Anche il Giappone ha antiche tradizioni, oggi hanno delle fibre buone,

con buona tenacità e elasticità.

Sete indiane: prodotte in grosse quantità, meno pregiate delle giapponesi.

Sete italiane: L’Italia ha forse la seta migliore: famose in tutto il mondo quelle di Como,

prodotte anche in Piemonte, Veneto, Toscana e Calabria.

Sete francesi: sono pregiate, ma prodotte in minima quantità.

In base alla finezza:

La finezza si calcola mantenendo la lunghezza fissa a 450 m, quindi a numero maggiore

corrisponde maggiore grossezza. Titolo = peso (denari) ÷ lunghezza costante.

Es: T= 14den ÷ 450m = 14 x 0,05g÷ 450m = 0,7 ÷ 450 g/m

In base all’origine:

SETE SELVATICHE o TUSSAH: larve di alcuni lepidotteri che vivono allo stato libero

prima di trasformarsi in crisalide, si chiudono in bozzoli simili a quelli del baco da seta.

- TUSSAH INDIANA: prodotta da un lepidottero che si nutre di foglie di quercia,

produce una seta grossa, di solito di bruno intenso (anche dopo che la sericina viene

tolta), la cui sgommatura è piuttosto difficile.

- TUSSAH CINESE: il bruco si nutre di foglie di quercia, dà un bozzolo molto

voluminoso, ovoidale, di colore bianco sporco, biondo o bruno. La bava è grossa

circa il doppio della seta del bombice, appiattita e con evidenti striature oblique.

Subisce una una cernita non accurata e una lavorazione non accurata. La fibra è

resistente, lucida, ma meno morbida e più rigida, ha difficoltà nell’essere colorata

quindi è difficile da lavorare. Utilizzata principalmente per velluti e tappeti.

- TUSSAH GIAPPONESE: è la più pregiata delle tre, il bruco si nutre di foglie di

castagno, faggio e quercia, il bozzo è grosso, ovoidale, verdognolo, la bava larga,

appiattita e molto resistente.

SETA DI RAGNO: è prodotta dalla femmina di un ragno di grosse dimensioni, detto del

Madagascar. Il filo tessuto è finissimo, giallo-oro, resistente il doppio della seta comune.

BISSO: fibra animale di origine secretiva prodotta da alcuni molluschi bivalvi che secernono

per fissarsi agli scogli. può raggiungere 20 cm di lunghezza, di colore bruno e spesso

verdognolo, appiattita e senza canale midollare. Un tempo era usato per produrre mantelli,

oggi è praticamente introvabile.

ANALISI MICROSCOPICA:

- seta greggia: presenta due bavelle cilindriche accoppiate da sericina, che forma

una guaina trasparente, le sezioni risultano ovali o triangolari;

- seta cotta: bavelle completamente separate e ogni filamento appare cilindrico,

lucido e con bordi rifrangenti;

- seta caricata: la fibra appare ricoperta da una sottilissima patina biancastra, lo

strato caricato non è mai uniforme ma presenta grumi;

- seta selvatica: bavelle molto grosse e nastriformi con striature longitudinali

COMBUSTIONE: odore appena avvertibile, residuo meno voluminoso della lana, appena si

allontana dalla fiamma si spegne, si altera sopra 130°C.

PROVE TINTORIALI : tramite queste si capisce bene anche se è seta cotta o seta greggia,

ad esempio il rosso di ruterio attacca meglio nella greggia in quanto ha sericina.

Anche i vari difetti di lavorazione possono essere messi in evidenza con prove tintoriali.

FIBRE NATURALI DI ORIGINE VEGETALE

CELLULOSA: nelle fibre vegetali la cellulosa raramente si trova pura; sono sempre

presenti: lignina, sostanze pectiche, cutina,sostanze resinose.

La più alta percentuale di cellulosa si trova nel seme del cotone e nel midollo di sambuco.

Dal punto di vista chimico è formato da carbonio, ossigeno e idrogeno.

La cellulosa è un polimero risultante dalla policondensazione di un gran numero di

molecole di glucosio: C₂H₁₂O₆ . Assume una forma a metà tra lineare e ciclica.

Il grado di polimerizzazione, cioè il numero di unità monosaccaride unite insieme da una

singola molecola di cellulosa varia molto a seconda dell’origine.

Le fibre naturali di origine vegetale si diversificano a seconda della parte della pianta da cui

si ricava la fibra:

- da seme (cotone, kapok);

- da corteccia o libro (lino, canapa, juta);

- da foglia (sisal);

- da frutto (cocco) COTONE

Fibra lunga e sottile, lucida e morbida al tatto che si ricava dalla fitta peluria che avvolge i

semi della pianta del cotone, che si divide in 50 specie tutte appartenenti al genere

Gossipium.

L’habitat ideale per il cotone è quello caldo-umido tropicale ed è importante anche il

terreno.

circa 100 giorni dopo la semina sbocciano grandi fiori dopodiché comincia a maturare il

frutto che dopo la sfioritura, cresce e si indurisce e al suo interno cresce la peluria

unicellulare lunga anche 6 cm, attorno ai semi che sono da 7 a 10. Questa peluria serve a

favorire la riproduzione con la dispersione tramite vento e per evitare che ciò venga

impedito da pioggia e umidità, i peli sono ricoperti di sostanze cerose.

Quando il frutto è maturo, cioè quando nel filamento c’è solo il 5% di materiale estraneo,

mentre il resto si è trasformato completamente in cellulosa, il filamento si distende e la

capsula esplode liberando la bambagia.

La peluria più corta è detta LINTER e serve come fonte purissima di cellulosa, così come i

semi, da cui si producono fibre artificiali; quella più lunga ed usata per il filato si chiama

LINT.

La raccolta, che avviene nella stagione calda e varia da clima a clima, viene effettuata a

mano (costosa ma migliore) o a macchina, meno accurata nello scarto dei frutti senza

difetti. Se la capsula viene raccolta quando ancora non è giunta a maturazione la fibra che

si ottiene viene chiamato cotone morto. I semi vengono poi inviati dove viene eseguita la

sgranatura.

La sgranatura è il processo che libera il lint dai semi, viene poi raccolto in cassoni che li

pressano in balle ottenendo così il cotone sodo.

MORFOLOGIA: A seconda dell’origine si riscontrano notevoli differenze nei caratteri

esterni del cotone. Al microscopio appare monocellulare con circonvoluzioni a spirale che

sono regolari da 3 a 8 per mm nel cotone perfettamente maturato, e con due terminazioni:

una a forma di spatola e quella attaccata al seme, strappata e sfibrata.

Se tagliamo in modo trasversale abbiamo quattro parti: cuticola (parte non cellulosa),

parete primaria (costituita da fibrille di cellulosa), parete secondaria (maggior parte della

cellulosa) e lume (canale centrale, anche sostanze non cellulosiche di natura proteica).

COMPOSIZIONE CHIMICA: il cotone è la fibra tessile che contiene cellulosa in più alta

percentuale: 85% cellulosa, 5% sostanze incrostanti, 10% di umidità. Tra le sostanze

estranee alla cellulosa si trovano: pectine, lignina, sostanze resinose, sostanze cerose. Nei

cotoni che hanno una colorazione naturale sono presenti alcuni pigmenti di cui il più

frequente è il gassipolo.

PROPRIETA:

- Colore: ha colore che va dal bianco al rossiccio, ma può essere ricoperto di macchie di

vari colori causate dagli eventi atmosferici avvenuti tra l’apertura del frutto e la raccolta.

- Lunghezza: da 10 a 60 mm, gli ibridi americani sono quelli a fibra più lunga. Corto 10-

18, medio 18-28, lungo +28.

- Finezza: diametro che varia tra i 5 e i 35 micrometri

- Lucentezza: media o scarsa a seconda della provenienza. Essa dipende dalle varietà

della pianta e dai trattamenti chimico-fisici.

- Omogeneità: dipende da molti fattori collegati con il modo di raccolta e sgranatura, in

quanto vi sono impurità spesso presenti e difficili da eliminare provocando

inconvenienti durante la filatura.

- Tenacità media a secco (inferiore l lino), tra le più elevate a umido.

- Elasticità scarsa (anelastica), allungamento del 2%, alta resistenza che aumenta in

umidità, allungamento a rottura basso che però supera il 100% a umido, tasso di

ripresa all’umidità relativamente basso.

- Igroscopicità alta, si restringe fino al 10% al primo lavaggio (da tener conto durante le

operazioni).

- Fibra antistatica, non trattiene le cariche elettriche (non devono essere fatte lavorazioni

a umido come per la seta e la lana),

- media coibenza (inferiore a lana e seta ma superiore al lino).

COMPORTAMENTI RISPETTO A CALORE E AGENTI ATMOSFERICI:

- calore: Rimane inalterato fino ai 100°C, a 150°C si comincia a decomporre, 200°C si

decompone velocemente lasciando un residuo carbonioso e odore di carta bruciata,

allontanata dalla fiamma continua a bruciare.

- Luce: Il cotone è abbastanza stabile alla luce, ma per esposizione prolungata ai raggi

solari ingiallisce e perde di tenacità.

- Acidi: acidi inorganici diluiti lo attaccano solo se a caldo, mentre gli acidi concentrati lo

degradano sia a caldo che a freddo, gli acidi organici invece non

- Basi: il cotone ha un’eccellente resistenza agli alcali diluiti, mentre con quelli concentrati

si rigonfia soluzioni alcaline che permettono la perdita di sostanze cerose e lo

rendono idrofilo. Gli alcali concentrati cambiano la sua struttura.

- Lavaggio: il cotone è una fibra resistente, può essere lavato sia con sapone da bucato

sia con detersivi senza subire danni. I tessuti di cotone nuovi si restringono anche fino al

10% durante il primo lavaggio,questo perché l’acqua, penetrando nella fibra si lega alle

catene di cellulosa in modo non omogeneo. Può venire attaccato da batteri e muffe.

CLASSIFICAZIONI:

• classificazione americana si basa su

tiglio: lunghezza della fibra; grado: misura del colore e dell’omogeneità; carattere: misura

soggettiva lasciata al mercante, che esegue prove di laboratorio circa morbidezza ed

elasticità.

• classificazione egiziana è uguale ma con parametri diversi per la misura del grado.

• in base alla provenienza:

Nord america: Sea Island è la qualità più pregiata dell’America settentrionale, è

o abbastanza delicata e soggetta all’attacco di parassiti,

Sud America viene coltivato in Brasile e Argentina con qualità meno pregiate

o delle nord-americane,

Egitto: i cotoni egiziani sono quelli più apprezzati per finezza, lucentezza e

o resistenza,

India: è la seconda produttrice al mondo (dopo USA) , ma la qualità è scadente

o poiché la fibra è grossa, ruvida, corta e impura, coltivato anche in

Pakistan

o Italia: coltivazione molto ridotta, nelle zone meridionali vengono coltivate alcune

o varietà a seme americano

LAVORAZIONE DEL COTONE:

- Lisciviazione o disgrezzatura: elimina le impurità, soprattutto resine, cere e grassi che

impediscono al cotone di assorbire acqua. Si attua trattando le fibre in autoclave a 150°

a bassa pressione con soluzione di soda caustica (durata 4 h ) si ottiene il cotone

digrezzato. Dopo si lava il cotone che risulta poi essere meno colorato e idrofilo, si ha

anche una perdita di peso della fibra.

- Candeggio o sbianca: serve ad eliminare la colorazione naturale della fibra soprattutto

quando va tinta con colori chiari, vengono utilizzati ipocloriti,la temperatura deve essere

la più bassa possibile e anche il tempo deve essere il minore possibile. Si ottiene una

diminuzione di resistenza. Il cotone viene poi lavato per eliminare gli ipocloriti.

l’eventuale rimanente giallo viene annullato con azzuranti.

- Mercerizzazione: l’azione delle soluzioni alcaline concentrate a freddo era già stata

osservata nel 1844 da Mercer per ottenere una fibra brillante, di maggior resistenza e

affinità verso i coloranti, ma si perde in resistenza alla flessione e alla torsione perché la

cuticola superficiale viene a rompersi. Risulta più affine ai coloranti ma solo perché crea

una gelatina superficiale. All’esame microscopico la fibra mercerizzata appare più

regolare, un po’ rigonfiata, con le pareti ispessite. Le variazioni esterne sono dovute a

variazioni chimiche interne: lucentezza dovuta alla gelatina formatasi in superficie,

anche la parallelizzazione delle fibre porta alla maggiore riflessione della luce.

- Sanforizzazione: operazione che rende il cotone irrestringibile, consiste nel produrre un

restringimento meccanico del tessuto dovuto a operazioni di lavatura, pressatura e

asciugatura. Terminerà quando un lavaggio non produrrà ulteriore restringimento.

- Trattamento antipiega: trattamento con resine ureiche, melamminiche o epossidiche

che lo rendono ingualcibile. Queste resine forniscono anche migliori proprietà

meccaniche e maggiore resistenza ai batteri.

- Immunizzazione: trattamento che lo rende resistente al candeggio, che diventi più

resistente ai coloranti diretti, aumenta di peso e subisce un raccorciamento stabile del

20%.

- Ignifugazione del cotone: per ovviare al fatto che i tessuti di cotone brucino facilmente

e con fiamma viva persistente.

PRODOTTI SECONDARI DELL’INDUSTRIA DEL COTONE:

Cotone idrofilo: cotone in fiocco a fibra lunga e sottile. Il migliore è quello prodotto dai lint

di cotone e viene reso idrofilo trattandolo con soluzioni alcaline e sbiancandolo

accuratamente.

Linters: importantissimo per la produzione di fibre artificiali, di carta pregiata e per ottenere

cellulosa purissima. Viene separata dal seme con un’operazione meccanica detta

delinterizzazione.

Olio di cotone: si ottiene dalla spremitura dei semi di cotone dopo che sono stati puliti,

liberati da linters e dalla buccia e ridotti in farina. Viene usato come combustibile in miscela

con altri olii di semi.

KAPOK : prodotto da alberi che producono capsule contenenti una ricca bambagia di peli

unicellulari, chiamate alberi della seta. Fibra giallo-oro leggerissima, lucente, ma troppo

corta e fragile per essere filata, per cui viene usata per le imbottiture soprattutto. È

estremamente leggero perché la fibra internamente è vuota e ha pareti molto sottili.

ANALISI MICROSCOPICA: il cotone grezzo è caratteristico per la presenza di

numerosissime circonvoluzioni e di un lume molto fine, che si presenta sotto forma di

trattini. Il cotone mercerizzato presenta meno circonvoluzioni rispetto al cotone grezzo e

anche il lume si è ridotto.

Saggi qualitativi: servono per distinguere il cotone dalle altre fibre simili: dal lino (con

reattivo iodosolforico mette in evidenza le striature caratteristiche), da fibre artificiali

cellulosiche (NaOH e poi H2O e quelle artificiali si rigonfiano), da acetato (se si brucia il

cotone odora di carta bruciata), dal gelsolino (microscopio).

Saggi quantitativi: quando nella mischia di fibre si vuole stabilire la percentuale di cotone

rispetto agli altri. LINO

Si ricava da una pianta della famiglia delle Linacee, il Linum usitatissimum, che si coltiva un

po’ ovunque, ma nei paesi freddi (dove il lino viene coltivato soprattutto per la fibra) si

ottiene una fibra molto fine seminando il lino molto fitto in modo che la pianta tenda ad

allungarsi e a crescere senza ramificazioni. La raccolta si effettua sradicando gli steli senza

tagliarli, per non avere una terminazione irregolare, nel periodo che va dalla sfioritura alla

maturazione:

1 maturazione verde quando il frutto si è appena formato e si ottiene il pregiato lino azzurro,

fine e morbido, ma poco resistente, usato per merletti e ricami

2 maturazione gialla quando il frutto assume questo colore, il tiglio è più resistente, ma

meno fine e si ottiene il lino bianco, meno pregiato

3 maturazione bruna quando lo stelo è giallo scuro e la capsula scura, tiglio molto

resistente, ma grossolano.

MACERAZIONE: Per liberare la fibra dalle sostanze pectiche che tengono aderenti alla

parte legnosa; si deve fare la macerazione che può essere spontanea in:

- acqua stagnante (legati insieme fasci di steli legati insieme, la solubilizzazione delle

sostanze pectiche avviene per opera di batteri anaerobici)

- in acqua corrente (caratteristiche del processo identiche al precedente)

- a prato (sotto l’azione di agenti atmosferici , non riuscendo mai ad asciugarsi la flora

batterica aerobica degrada facilmente la pectina)

- artificiale (usando prodotti chimici per diminuire i tempi)

- microbiologici (uso di bacilli ricavati da culture speciali e scelti in modo tale che la

procedura).

Separazione della fibra del lino: Una volta lasciato asciugare onde evitare che la

fermentazione prosegua intaccando la fibra. Si eseguono due operazioni:

- sgranalatura: si rompono le parti legnose con battitura, le fibre sono elastiche e non si

spezzano, il legno invece si sbriciola,

- scotolatura: per allontanare gli ultimi frammenti legnosi ancora trattenuti dalla fibra.

Da questi procedimenti si ottengono cascami di fibra più o meno lunga e si chiamano

stoppa.

infine si pettinano le fibre per ottenere delle fibre uguali si ottiene il pettinato da avviare

alla filatura.

MORFOLOGIA: Il lino è di colore giallognolo, bianco o grigio a seconda della provenienza,

lucente, molto tenace, morbido al tatto, fibre lunghe da 6 a 50 mm.

Il lino grezzo è costituito da lunghi filamenti (20-100 cm) formati da fasci di fibre riunite

insieme, le singole fibre hanno dimensioni assai variabili: la lunghezza tra 6 e 50 mm e

diametro 10-40 micrometri. Fasci di fibre riunite con materiali incrostanti.

Il lino digrezzato appare invece formato da fibre isolate e libere da impurità, le fibre sono

di forma cilindrica e uniformi. Abbiamo anche marcate striature e degli ingrossamenti

periodici detti nodi. In sezione ha contorni poco regolari con una macchia centrale che è il

lume.

STRUTTURA CHIMICA: composto da cellulosa dal 70 al 84%. Composizione media: 60%

cellulosa, 15% emicellulosa, 4% sostanze pectiche, 3% lignina, 10% di acqua, 2% cere e

grassi, 6% sostanze solubili.

Fibra poco elastica (praticamente inestensibile dato che il suo allungamento a rottura è di

1,6%) e con poco nerbo, perciò si gualcisce facilmente e non riprendono la piega se non

con stiratura, ottima conducibilità termica: adatto per indumenti estivi producendo una

sensazione di freschezza. Fibra antistatica come il cotone, per successivi lavaggi perde

progressivamente la rigidità insieme con gli ultimi residui della lignina, si logora facilmente.

È una fibra insensibile all’invecchiamento (bende egizie)

RICONOSCIMENTO: Brucia come il cotone: odore di carta bruciata e lascia ceneri

impalpabili giallastre. Per quanto riguarda il suo comportamento nei confronti dei reagenti

chimici non si comporta in modo molto diverso dal cotone, ma è più resistente agli acidi e

più sensibile verso gli alcali e gli agenti ossidanti.

CLASSIFICAZIONE DEL LINO

- In base alla finezza: fino, mezzano e ordinario

- In base alla provenienza: lino delle Fiandre: lungo, morbido, fine, lucente, il più

ricercato; lini olandesi: molto ricercati, fini, spesso lini azzurri; lini di Lettonia: è il più

pregiato in assoluto; lino di Francia; lino di Italia: più pregiato quello cremonese; lino

di Russia: fibra lunga e di buona qualità; lino di America: piccole quantità e medio

pregio; lino d’Africa: fibra lunga ma di poco pregio.

- In base alla varietà della pianta: da cui si ricava la fibra

- In base al periodo in cui viene seminato: lino d’autunno: dà una fibra piuttosto

grossolana; lino marzuolo: seminato in primavera, meno ramificato e dà una fibra più

fine.

Sottoprodotti della lavorazione del lino: Olio di lino: ottenuto dai semi di lino giunti a

maturazione, e liberati da impurezze, e sottoposti a pressione. Usato per la preparazione di

vernici e colori, per saponi. CANAPA

Fibra che si ottiene dalla cannabis sativa. È una pianta dioica (fiori staminiferi = maschio;

fiori pistilliferi = femmina) dalla pianta femminile si ottiene un tiglio grossolano, da quella

maschile uno migliore. Pianta coltivata nei paesi a clima temperato, viene seminata a fitto

per ottenere steli sottili, poco ramificati e fibra più fine. Viene seminata verso la fine

dell’inverno in alternanza con i cereali. Viene raccolta in estate inoltrata: se il raccolto è

prematuro si ha una fibra chiara e morbida, ma di scarsa qualità, viceversa si ha una fibra

grossa e molto colorata. Prima si raccolgono le stainifere e poi le pistillifere.

Per ottenere la fibra la canapa si raccoglie quando il fiore appassisce, per ottenere il seme,

invece, quando il frutto ha raggiunto la completa maturazione.

La raccolta si effettua tagliando la pianta alla base o sradicandola, gli steli vengono poi fatti

essiccare, tagliati a lunghezza uguale e portati al macero, infine vengono battuti.

Macerazione: stessa che viene fatta per il lino e spesso viene fatta in bacini di acqua

stagnante. Gli steli sono fatti poi risciacquare e seccare.

Abbiamo poi la decanapulazione : separazione della canapa dal fusto; si ottiene con due

operazioni: scavezzatura: rottura meccanica degli steli; maciullatura: battitura per

separare la fibra dagli steli frantumati. La canapa grezza viene poi riunita in mazzuoli che

viene poi avviata alla cernita e alla filatura.

MORFOLOGIA: costituita da fasci con 30-70 cm di lunghezza, mentre le singole fibre sono

tra i 15 e i 50 mm. Al microscopio si presenta come formata da fibre cilindriche leggermente

schiacciate con striature longitudinali. Spessore irregolare, canale centrale che si assottiglia

alla fine. Fibre riunite in fasci e coperte in parte da materiali incrostanti.

COMPOSIZIONE CHIMICA: La canapa contiene il 70% di cellulosa, 14% emicellulosa,

4% lignina, 6% di grassi, 6% sostanze solubili. Nella canapa pettinata sono tolte le impurità

per cui la percentuale aumenta e arriva a 80%.

PROPRIETA : Fibra molto resistente e tenace, che aumenta ad umido, ma poco elastica,

molto rigida (sgualcisce facilmente), buona conducibilità termica, assorbe e trattiene

molta umidità.

Agenti chimici: ha le stesse rieazioni del lino e del cotone con acidi e basi, ma avendo più

lignina ha uan reazione più marcata con fluoroglucina.

CLASSIFICAZIONE:

- In base alla lavorazione di pettinatura e alla successiva cernita in varie qualità:

gargiolo (migliore qualità), corda (molto resistente, qualità intermedia), basso (corta e

ruvida), strappatura (corta non omogenea), stoppe (scarti)

- In base alla provenienza: La qualità italiana: era la migliore con fibra più fine,

morbida, lucida e di colore biondo-chiaro, le qualità europee: è molto coltivata ma di

qualità ordinaria; inoltre ne esistono delle versioni esotiche.

LAVORAZIONE:

- Strigliatura verde: sono state messe a punto procedimenti più veloci ed economici oltre

alla macerazione, produce una fibra più grossolana usata per sacchi e corde. In questa

procedura si separa la fibra dal fusto con operazioni esclusivamente meccaniche. Si

ottiene una fibra molto rigida di colore verdastro con molte impurezze legnose.

- Cotonizzazione: opposto al precedente in quanto esso si tratta la migliore qualità di

canapa a fibra lunga con reattivi chimici in modo da renderle più morbide e simili al

cotone, processo costoso perché elimina la maggior parte di pectina e lignina.

USI: con la canapa pettinata di maggiore qualità si producono tessuti, tendaggi, rivestimenti

per arredamento, lenzuola e asciugamani. Le fibre più grossolane per sacchi, corde e

spaghi. JUTA

Chiamata anche Canapa di Calcutta, è la fibra ricavata da diverse specie di Corchorus, le

due piante più conosciute sono coltivate in India e Cina, la raccolta si effettua non appena

si sono formate le capsule con i semi, la filaccia dà filamenti da 1 a 3 metri, di colore giallo.

MORFOLOGIA: Le singole fibre sono cortissime (2-5 mm) , al microscopio appaiono

raggruppate in fasci, unite da sostanze incrostanti. Sezioni poligonali con lume ovale.

STRUTTURA CHIMICA: Juta composta dal 60% di cellulosa, 12% di emicellulosa, il

rimanente di pectina, lignina, sostanze incrostanti.

PROPRIETA: Non è elastica, ha un allungamento a rottura minimo e tenacità bassa,

fibra rigida, molto igroscopica. Usata per la produzione di tele e sacchi da imballaggio,

tappeti, tendaggi, valigeria.

AGENTI CHIMICI: con gli acidi e con le basi si comporta come le altre fibre cellulosiche.

CLASSIFICAZIONE:

- In base alla finezza: fine quality, medium quality, common quality, loco quality

- In base alla provenienza: indiana (più pregiata), pakistana, brasiliana e cogolese.

USI : tappeti, tendaggi, tappezzerie, produzione di tele, sacchi da imballaggio

FIBRE TESSILI ARTIFICIALI

Prodotte partendo da polimeri, cioè lunghe molecole lineari formate dalla ripetizione di

raggruppamenti atomici, prodotti in natura. Le fibre di origine vegetale possono essere

cellulosiche, proteiche o alginiche, poi ci sono le fibre animali e quelle di origine minerale.

Suddivisione:

• fibre vegetali:

- ricavate dalla cellulosa e dai linters di cotone, e si possono dividere in:

- cellulosa pura rigenerata

- esteri cellulosici

- fibre proteiche: da proteine ricavate da semi di arachidi, di mais e soia

- fibre ricavate da acido alginico delle alghe marine

• fibre animali : derivate da proteine di origine animale, come la caseina

• fibre di origine minerale: fibre di vetro, fibre metalliche, fibre di carbonio

ANALISI AL MICROSCOPIO: caratterizzate per la loro regolarità e finezza, percorse da

striature e puntinature nel senso della lunghezza (tranne cupro).

Fibre artificiali di origine vegetale cellulosiche

Le fibre artificiali di origine vegetale cellulosica sono costituite da cellulosa, pura o

esterificata, rigenerata con processi chimici così da assomigliare molto al cotone, ma ha

maggior purezza e regolarità delle fibre naturali, basso costo e possibilità di essere prodotta

in gran quantità e in ogni periodo dell’anno. Hanno però una minor resistenza meccanica,

specialmente a umido, maggior deformabilità e minore resistenza all’usura.

Queste fibre vennero dapprima chiamate sete artificiali ma per l’opposizione dei mercanti

RAYON

e soprattutto dei setaioli, gli si diede il nome di che sottolinea sempre la loro

lucentezza; ma oggi non usiamo più questo nome xkè troppo generico ed indica tutte le

fibre artificiali di origine vegetale cellulosica.

RICONOSCIMENTO: sono molto simili sia per struttura che per composizione chimica 

difficile distinguerle:

- acetone: in cui l’acetato è solubile

- difenilammina: il cupro diventa blu

- acido picrico e blu solubile: cupro si colora di blu

- fluorescenza: ognuno con il suo colore

- distinguere cellulosiche – proteiche: esame macroscopico ( cellulosiche: morbide e

arricciate, proteiche: lucenti e lineari), comportamento ad agenti chimici.

- Lanital – lana: lana solubile in solfuro sodico.

NITRO (RAYON alla NITROCELLULOSA)

chiamato semplicemente NITRO è il primo ad essere stato prodotto dal conte di

Chardonnet nel 1886 usando i linters del cotone.

Essi vengono purificati, candeggiati e trattati con acido nitrico e solforico, così da formare la

dinitrocellulosa. Una volta lavata e centrifugata, viene sciolta in etere e alcool così da

formare una massa fluida abbastanza densa che può essere estrusa. L’estrusione consiste

nel far passare una sostanza viscosa, sottoposta a pressione, attraverso fori di una filiera,

così da formare dei filamenti assai sottili fuoriuscenti dalla parte opposta. Ne escono

filamenti che coagulano per l’evaporizzazione del solvente. Si ottiene un filamento solido,

continuo, molto regolare, adatto alla filatura.

Questi filamenti sono tuttavia molto costosi da produrre e altamente infiammabili così che

oggi non vengono più prodotti.

CUPRO (RAYON CUPRAMMONIACALE)

Detto CUPRO, sintetizzato nel 1892 sa Fremey e Urban a partire dai linters o cascami di

cotone, sciolti sotto agitazione del liquido di Schweitzer, si ottiene poi una miscela che a

bassa viscosità che viene estrusa, viene poi coagulata in un bagno di acido solforico e

glicerina. I filamenti sono di idrocellulosa, una sostanza fortemente idratata. Sono molto

plastici e stabilizzati. Oggi sono in disuso perché il liquido è molto costoso, ma viene

prodotto a Novara dall’azienda Bemberg che ha inventato l’omonimo procedimento per

ottenere un filamento più sottile della seta, attraverso stiratura della fibra nel suo stato

plastico, si ottengono fili a titoli molto bassi, più soffici delle comuni fibre artificiali

cellulosiche e molto resistenti. Inoltre, conferisce anche una struttura più cristallina e quindi

migliori proprietà meccaniche (soprattutto resistenza e trazione).

Si tratta di una macchina con due cilindri rotanti a velocità differenti: nel primo cilindro

abbiamo la fibra allo stato plastico avvolta,che passa poi sotto il secondo (che gira a

velocità maggiore) , dato che i due cilindri girano a velocità diverse si ottiene una stiratura.

- Morfologia: Il cupro è molto sottile, bianco e brillante, simile alla seta, assenza del

canale midollare e striature concentriche e molto uniformi,

- Composizione chimica: cellulosa rigenerata, molto pura ma ancora in parte idratata.

- Proprietà: alta densità, bassa tenacità che si abbassa ad umido, molto igroscopico,

tasso di ripresa fissato a 12,5%.

- Agenti chimici: si comporta come la cellulosa pura con i reattivi chimici.

VISCOSA

La fibra tessile che ha avuto maggior sviluppo sia per il costo che per le per la sua

versatilità. La sua produzione ricopre l’80% della produzione totale delle fibre artificiali.

Processo industriale: a-cellulosa: Partendo dalla cellulosa il più possibile pura, detta alfa-

cellulosa o cellulosa nobile, ricavata dai linters del cotone (assai ricchi di questa cellulosa)

americano o dal legno delle conifere europee (meno costoso perché si evitano i costi di

importazione). Estrazione: sia dai legnami che dai fusti delle canne (usate più raramente)

si estrae la cellulosa col processo al bisolfito: dopo la frantumazione le schegge di legno

vengono messi in reattori con una soluzione di bisolfito. si sciolgono la lignina, le

sostanze pectiche e cerose del legno, mentre resta quasi intatta la cellulosa. Dopo

l’estrazione si fa il candeggio della fibra con ipoclorito per renderla bianca. Fasi

successive: bagno-presse in soda caustica che gonfia i cartoni di cellulosa e la fa

trasformare in sodiocellulosa, mentre le particelle di emicellulosa si solubilizzano rendendo

la fibra più forte. I cartoni di sodiocellulosa, già ammorbiditi, vengono sfibrati e trasformati in

una poltiglia color giallo che viene avviata alle vasche di maturazione massa diventa più

fluida e omogenea. Dopo abbiamo la solfurazione della sodiocellulosa (reazione con il

solfuro di carbonio). Abbiamo poi lo xantogenato di cellulosa che viene disciolto in una

soluzione di NaOH. Prima che la viscosa giunga a maturazione abbiamo la filtratura per

togliere altre impurezze che potrebbero occludere i fori della macchina che compierà

l’estrusione. Quando la viscosa è matura (dopo 48 ore di riposo per eliminare l’aria) si

procede all’estrusione attraverso le filiere che avviene ad umido per contrastare gli acidi

usati in precedenza, infine si ha il candeggio,lavaggio ed essicazione, poi avviene lo

stiro (simile al processo di Bemberg) ed è pronta alla filatura.

- Morfologia: I fili appaiono bianchi, lisci e molto lucenti, al microscopio appaiono

cilindriche, un po’ schiacciate e con solchi che imitano un canale midollare

- Composizione chimica: la cellulosa che costituisce la viscosa è piuttosto degradata.

- Proprietà: hanno densità media, tenacità a secco bassa che peggiora ad umido, molto

igroscopica (assorbe acqua fino al 110% che però ha conseguenze sulle proprietà

meccaniche: diminuiscono tenacità e modulo elastico), si decompone a 200°C, brucia

facilmente e lascia odore di carta bruciata (simile a fibre cellulosiche), forte affinità per i

coloranti diretti.

- Agenti chimici: la viscosa ha proprietà chimiche simili a quelle del cotone e delle fibre

vegetali artificiali, forte affinità con coloranti diretti (difficile una tintura omogenea)

- Derivati dalla viscosa:

FIBRE POLINOSICHE: Fibra modificata della viscosa per migliorarla prodotta per

o la prima volta in Giappone negli anni 60, si è cercato di produrre una fibra la cui

cellulosa fosse meno degradata e maggiormente cristallina per avere migliori

proprietà meccaniche e chimiche. Ciò avviene tramite: odificazione di

temperatura e concentrazione dei reagenti, aumento del tempo, inoltre diventa

importante uno stiro molto accentuato che fa disporre in modo più regolare le

molecole, risultano quindi più sottili e comportamento più simile alle fibre naturali:

maggiormente tenacità, igroscopicità dimezzata. Tra queste la più nota è quella

registrata con il marchio Modal.

CELLOFAN: si prepara comprimendo la viscosa fluida contro una filiera con una

o sola lunga fenditura molto regolare, larga 1m. si formano fogli sottili e trasparenti

poi coagulati in bagni.

VISCOSA OPACIZZATA: per ovviare al fatto che la viscosa risulta troppo

o lucente e si nota quando viene usata in mischia con fibre naturali. opacizzanti

alla soluzione.

ACETATO DI CELLULOSA

A seconda del numero di gruppi acetilici sostituiti agli atomi di idrogeno degli ossidrili

cellulosici si hanno il DIACETATO con gruppi acetilici tra il 74 eil 92% e il TRIACETATO

con almeno il 92%. Quest’ultimo fu preparato da Schtzenberger nel 1865, è un composto

non facilmente solubile, non si scioglie in acqua né in alcool, ma si è scoperto che si

scioglie in cloruro di metilene, oggi usato per scioglierli entrambi ed eliminati dopo

l’estrusione a cui segue un coagulo a secco. Spesso al posto della filatura da solvente si

usa la filatura a fusione: col fatto che l’acetato di cellulosa è termoplastico (a 240°C fonde

rimanendo fluido).

- Lavorazione: materia prima formata da lineters digrezzati o da cellulosa ricavata dal

legno col processo al bisolfito. Si ottiene prima il triacetato, poi, per idrolisi, il diacetato. Il

diacetato poi viene sciolto in una soluzione di solventi per ottenere una massa molto

vischiosa. Dopo la soluzione la massa viene inviata a speciali filtri e quindi alle vasche

di maturazione. Spesso nella soluzione ci sono opacizzanti.Infine abbiamo l’estrusione

tramite apposite filiere.

- Morfologia: L’acetato di cellulosa ha un aspetto bianco candido, sericeo, leggero e con

buona mano, così che viene usato per tendaggi, maglieria leggera.. Le sezioni sono

cilindriche, molto appiattite e striate assai profondamente, ma con poche striature.

- Composizione chimica: l’acetato ha una struttura molecolare più regolare della

viscosa. Le singole molecole di cellulosa sono meno degradate rispetto a quelle della

viscosa.

- Proprietà: Ha tenacità piuttosto bassa, moderata igroscopicità, scarsa tangibilità con

coloranti diretti (come fa fatica a ad assorbire l’acqua fa fatica anche ad assorbire

melecole di coloranti), infatti si usa la tintura in massa (i pigmenti sono liberati della

sostanza viscosa prima dell’estrusione).

- Agenti chimici: reazioni diverse da quelle artificiali ottenute da vegetali perché

dipendono dal grado di acetilazione, entrambi vengono degradati da acidi minerali

concentrati.

- Derivati dell’acetato:

ACETATO SAPONIFICATO: ottenuta per saponificazione, è molto tingibile e alta

o tenacità

ACETATO FORTISAN: è ottenuto sottoponendo il triacetato a uno stiro ad alta

o temepratura.

Fibre artigianale di origine vegetale alginiche

La FIBRA ALGINICA si ottiene dall’acido alginico estratto da alcune alghe marine, in

particolare la Laminaria.

Una volta seccate e polverizzate si aggiunge carbonato di sodio per ottenere dall’acido

alginico l’alginato di sodio che è solubile in soluzione acquosa e forma massa viscosa che

può essere filata. Dopo le filiere vengono immersi in un bagno e l’alginato di sodio si

trasforma in alginato di calcio insolubile e il filo si rapprende

Proprietà: ha densità elevata, alta tenacità a secco, a umido invece è bassissima, assorbe

molto l’umidità. Brucia abbastanza lentamente, al calore si decompone trasformandosi in

carbonato di calcio.

Si utilizza per produrre tessuti leggerissimi in mischia con altre fibre.

Le fibre artificiali di origine vegetale proteiche

vengono prodotte in fiocco e di solito usate in mischia con la lana, hanno scarsa tenacità e

alta igroscopicità, da alcuni anni la sua produzione è nulla a causa della concorrenza delle

fibre sintetiche. ARDIL è la fibra prodotta con l’ardeina estratta dai semi di arachide, viene

prodotta negli USA nel 1938, ma oggi è praticamente fuori commercio, veniva usata spesso

nei misto lana. La fibra che si otteneva era soffice e coibente, assorbe l’umidità come la

lana, superficie liscia, non feltra e non si restringe, non è

antistatica,ingualcibile,inattaccabile dalle terme, resistente agli acidi.

VICARA è ottenuta dalla fibra del mais ed è stata prodotta fino agli anni 70. Tenacità

bassa, bassissima a umido, meno igroscopica della precedente, meno stabile al calore.

AZLON e PROLON sono due fibre ottenute dalla soia, dal residuo della spremitura dei

semi.

RILASAN è ricavata dal ricino (pianta tropicale).

Le fibre artificiali di origine animale

furono create prima con la cheratina e la fibroina, ottenute dai cascami di lana e seta, ma

con alti prezzi. Poi nel 1936 l’italiano Ferretti ottiene dalla caseina del latte una fibra dalle

buone capacità che veniva prodotta dalla Snia Viscosa, prodotta fino agli anni 70 e

chiamata LANITAL (per la sua somiglianza alla lana).

CASEINA: proteina presente nel latte dei mammiferi in percentuali variabili. Contiene:

carbonio 54%, idrogeno 8%, azoto 16,8%, fosforo 0,9% zolfo 0,3%. Ha una configurazione

arrotondata o sferica con gruppi superficiali con carica positiva. In ambiente acido o basico

le molecole di caseina si orientano in modo regolare assumendo una configurazione

distesa; ecco perché se viene trattata con alcali si ottiene una massa viscosa facilmente

riducibile in fili.

LANITAL : dal latte scremato per ricavare il burro si estrae la caseina per trattamento con

acido cloridrico. La caseina acida ottenuta è lavata, filtrata e asciugata, viene poi macinata

in polvere e disciolta in soda caustica. Si lascia maturare e poi si sottopone a estrusione e il

filo di uscita viene coagulato. Deve poi essere stabilizzato in un bagno di fissaggio.

Proprietà: Ha aspetto simile alla lana, bassa resistenza e tenacità, in grado di assorbire

una gran quantità d’acqua. Proprietà meccaniche scadenti: modesta tenacità, assorbe

l’umidità, no tintura omogenea. Pregi: elastico, irrestringibile, non infeltrisce, morbido, no

tarme.

MERINOVA nata dopo che furono apportate alcune modifiche al processo di produzione

del lanitel. è ottenuta dalla caseina del latte, ma dopo che la fibra si è indurita avviene la

concia: processo in cui la fibra viene trattata con sali di cromo e alluminio per avere un

aumento della resistenza, diminuzione di estensibilità, maggiore affinità tintoria.

Proprietà: alta tenacità, brucia come la lana, alta coibenza

Morfologia di (entrambe): Entrambe le fibre vengono prodotte in fiocco e non in filo

continuo, usate in mischia con la lana, appaiono candide o leggermente gialle, morbide,

arricciate, simili alla lana, al microscopio appaiono punteggiati con lievi striature, molto

regolari, tondeggianti.

Comportamenti con agenti chimici (entrambe): non resistono all’acido concentrato a

caldo. Fibre artificiali di origine minerale

Sono quelle fibre che sono prodotte partendo da sostanze minerali formate da lunghe

catene di atomi e che possono essere facilmente ridotte in filo.

FIBRE DI VETRO

Le fibre di vetro erano prodotte già nel Medioevo a Murano e in Germania. È molto

apprezzata per l’alta resistenza, proprietà ignifughe, scarsa conducibilità termica.

Lavorazione: le materie prime, il più possibile purificate, vengono fusi in appositi forni, la

massa plastica viene poi estrusa facendola passare in speciali filiere.

Morfologia: Si ottengono filamenti cilindrici, leggermente conici

Proprietà: alta tenacità, buon isolamento tecnico: alta coibenza, ottimi isolanti acustici. Al

calore si comporta come il vetro.

Agenti chimici: resistenti agli acidi ma in parte vengono danneggiate da alcali concentrati

FILI METALLICI

Fili metallici di oro, argento e altri metalli vengono prodotti per guarnizioni di tessuti, sia per

l’abbigliamento che per l’arredamento.

Possono essere prodotti in due modi: 1. ricoprendo un sottile filo di alluminio con acetato o

triacetato di cellulosa; 2. facendo condensare vapori di alluminio su fogli di fibra sintetica

che poi vengono tagliati in filo. Hanno alta tenacità, alto modulo elastico, conducono

corrente, no igroscopiche, alta densità, rigida.

FIBRA DI CARBONE

Le fibre di carbone sono costituite di carbone purissimo sotto forma di grafite, oggi viene

prodotta artificialmente in forma di fibra, ma non si parte dalla grafite minerale (troppo

costosa) ma ricavata dalla viscosa (sottoposta a 700°C – 1400 °C in ambiente privo d’aria

così da ottenere un residuo carbonioso posto poi in un forno a temperatura maggiore dove

grafitizza). Viene poi resa più tenace con trattura.

Proprietà: alta tenacità, non assorbe umidità, resistenza aumenta con °T, buona

conducibilità termica.

Usi: Vengono usate per fabbricare le tute degli astronauti essendo molto resistenti e

protettive anche alle alte temperature.

FIBRE SINTETICHE

Sono state sintetizzate per la prima volta negli anni 30-40, prodotte da polimeri sintetici

ottenuti da composti di natura organica, derivati dal petrolio, mediante reazioni chimiche di

polimerizzazione. Resine sintetiche: comprende sia fibre sia materie plastiche, hanno

subito un notevole incremento grazie alle materie prime a basso costo e alla notevole

resistenza delle fibre. Non sono però biodegradabili ed essendo prodotte ex novo non si

conosce il loro impatto ambientale a lungo termine, possono provocare allergie e bruciando

a fiamma viva sono pericolose da indossare. Polimerizzazione: si legano i monomeri con

legami covalenti: può avvenire per poliaddizione quando nella reazione non si ha perdita

di peso né di atomi oppure per policondensazione quando si perdono atomi formando

sottoprodotti.

Omopolimero: realizzato con una sola tipologia di monomeri; copolimero: 2 o più tipi di

monomeri.

Le reazioni possono avvenire: in blocco (presenza di catalizzatori e raffreddandoli

abbastanza velocemente), in soluzione (si sciolgono i monomeri in appositi solventi,

insieme ai catalizzatori), in emulsione (si disperdono in acqua i monomeri che devono

reagire), in sospensione (vengono tenuti in sospensione grazie a una forte agitazione)

FIBRE DA POLIADDOTTI

FIBRE POLIOLEFINICHE : le olefine, cioè gli alcheni, possono polimerizzare,

- dando luogo a polimeri idrocarburici poliolefinici dai quali si ottengono le fibre

poliolefiniche.

POLIETILENE : Prodotto dalla polimerizzazione dell’etilene (CH₂ = CH₂),la

o reazione conviene che avvenga in soluzione. polimero parzialmente cristallino

con ottima resistenza a trazione ed elasticità, dopo l’estrusione si sottopone a

stiro così da renderle ancora più regolari, cioè cristalline. Filamenti chimicamente

inerti, non igroscopici, inattaccabile da acidi e basi e che si fondono già a 120°.

Essendo anche molto ruvida al tatto e difficilmente tingibile, non è stato molto

impiegato come fibra tessile. Viene prodotto sotto il nome di COURLENE per la

confezione di camici antiacido, di guanti e altri indumenti per l’industria chimica e

i laboratori.

POLIPROPILENE : Si ottiene dalla polimerizzazione del propilene:

o polipropilene atattico quando le catene del polimero sono disordinate,

sindiotattico quando sono ordinate e in parte cristalline, isotattico quando è

completamente cristallino. Quest’ultimo ha ottime proprietà meccaniche e punto

di fusione molto alto, è quindi molto usato anche come fibra, nome di fibra:

UNI8025.

MERAKLON è il marchio commerciale più noto, la sua filatura avviene per

estrusione e in seguito viene stirato a caldo e raccolto in bobine, ma viene usato

anche in fiocco.

Morfologia: Fibra morbida, molto leggera, di mano gradevole, brillante, bianca,

regolare e perfettamente cilindrica con sezione circolare.

Proprietà: Resistente agli agenti atmosferici, non è praticamente igroscopico,

fibra cristallina, proprietà elastiche, alta resistenza alle flessioni e alle abrasioni.

Usi: Confezione di tappeti, moquettes, in filo continuo per produrre corde, cime e

reti da pesca, usato in mischia con la lana e il cotone.

POLIISOBUTILENE : è un polimero dell’isobutilene. Sostanza con ottime

o qualità meccaniche ed elastiche, resistente agli acidi e alle basi, poco igroscopico

e ottimo isolante elettrico.

FIBRE POLIVINILICHE : costituite da polimeri ottenuti da monomeri derivati

- dall’etilene per sostituzione di un atomo di idrogeno con un altro atomo o gruppo

atomico. Il radicale che si ottiene dall’etilene per sottrazione di un atomo di idrogeno

viene chiamato vinile.

POLIVINILCLORURO : ottenuto dal cloruro di vinile. È insolubile in acqua,

o alcol e benzina, ma è abbastanza solubile in acetone, si ottengono fibre per

estrusione a secco dalle filiere e sottoposte allo stiro.

Le principali clorofibre che si ottengono dal polinilcloruro:

MOVIL N che viene commerciato in fiocco o filo continuo: ottima

 qualità, bianca, morbida, non è infiammabile, non feltra, ottima

resistenza ad acidi e basi, bassa conducibilità termica e non si deforma

al lavaggio, per questo è usato per la confezione di indumenti intimi,

assai resistenti e duraturi nel tempo, tute per l’industria, camici da

laboratorio, valigeria e tappezzeria. Ottima ressitenza rispetto agli

agenti chimici. I tessuti di Movil N vanno lavati in acqua fredda o tiepida

e stirati con molta cautela perché hanno poca resistenza al calore.

Per eliminare questo inconveniente è stato prodotto il MOVIL T, o

 movil stabilizzato o retratto, realizzato sottoponendo la fibra a un forte

stiro e un seguente riscaldamento a 100°: le catene molecolari tendono

a tornare nella posizione originale, provocando un accorciamento del

filato, che però mantiene le proprie dimensioni anche ad alte

temperature, più rigida, con titolo meno fine e meno resistente alla

rottura.

LEAVIN è una fibra con struttura molto regolare, cristallina, più tenace,

 ma meno resistente a flessioni ripetute.

VINYON prodotto in Germania , ha forte tenacità, scarsa igroscopicità,

 resiste ad acidi e basi, conduce male calore e elettricità; usato per

produrre indumenti intimi e maglieria.

VINYON NITRILE è più resistente alle alte temperature ed è quindi

 usato per produrre maglierie, anche di sicurezza, infatti non brucia né

diviene incandescente e ad alte temperature carbonizza senza fiamma.

POLIFLUOROETILENE : polimero ottenuto dal tetrafluoroetilene. il marchio

o commerciale più noto è il TEFLON, proprietà uniche: insolubile nei solventi,

resistente alle alte e basse temperature, scarsa igroscopicità, bassa tenacità ed

elasticità, alta resistenza al calore e all’umidità, agli agenti chimici e alle

radiazioni. Per questo è usato per produrre le tute degli astronauti.

ALCOL POLIVINILICO : derivato formalmente dall’alcol vinilico (ma instabile

o quindi mai isolato in realtà); prodotto soprattutto in Giappone con il nome di

KURALON. Fibra resistente, liscia, bianca e molto lucente, media igroscopicità,

resistente al calore, facilmente tingibile (diversamente dalle altre fibre

poliviniliche) con coloranti diretti e acidi. Usato per preparare misti con le fibre

cellulosiche, cotone, lino e con le artificiali, oppure in filo continuo, produzione di

tendaggi, stoffe, tappeti e moquettes.

POLIVINILACETATO : ottenuto dall’acetato di vinile, non si presta ad essere

o filato perché ha forti proprietà adesive, viene quindi commercializzato con il nome

di vinavil.

FIBRE ACRILICHE: sono costituiti da monomeri derivati dall’acido acrilico, derivato

- formalmente dall’etilene per sostituzione di un atomo di idrogeno con un gruppo

carbossilico.

POLIACRILONITRILE : ricavato dal cianuro di vinile (derivato dell’acido

o acrilico). ORLON :la prima fibra omopolimerica, messa a punto dalla Du Pont

 intorno agli anni 40: alta resistenza meccanica, al calore, ai reagenti

chimici, agli agenti atmosferici e ai raggi ultravioletti. Viene usato in

misto in particolare con la lana alla quale conferisce maggiore

resistenza.

LEACRIL la più nota tra queste fibre, è prodotta in Italia dalla

 Montefibre. Fibra bianca, molto soffice e calda, ha filamenti cilindrici

omogenei, a sezione circolare, parzialmente cristallina, moderatamente

igroscopica, meno elastica, resiste bene ai solventi. Molto resistente

agli agenti chimici (non è attaccato da acidi e basi a meno che non sia

concentrato). È indeformabile, si comporta in maniera eccellente nei

confronti di agenti atmosferici e della luce.

VEREL è una fibra modacrilica, cioè contenente acrilonitrile per meno

 dell’85%. Fibra amorfa con punto di rammollimento basso, solubile in

acetone, bianco-avorio, morbida, non infiammabile, molto resistente

all’invecchiamento, resiste alla luce e agli agenti atmosferici, grande

igroscopicità, tenacità bassa, usato in mischia con cotone e lana.

FIBRE DA POLICONDENSANDI

FIBRE POLIESTERI : Derivano alla filatura di polimeri lineari formati da un acido

- bicarbossilico e un alcol bivalente.

Processo industriale: Prodotto dalla fine degli anni 40 seguendo due tipi di processi: 1

discontinuo con la preparazione di un intermedio in cips cioè piccoli nastri; 2 continuo

con filatura direttamente dai reattori di condensazione. In entrambi i casi la filatura è

fatta dal polimero fuso. Dopo la filtrazione i filamenti sono bruscamente raffreddati così

da ottenere una massa amorfa che si stira su una piastra a 90°, così facendo le

macromolecole si orientano formando zone cristalline che aumentano con la ricottura,

aumentando così la tenacità e la resistenza ad agenti chimici e ambientali.

Testurizzazione: detta anche crettatura, è il trattamento a cui vengono sottoposte le

fibre sintetiche per renderle simili alle fibre naturali. Consiste in una arricciatura

artificiale delle fibre provocata con vari mezzi; lo stesso effetto si può ottenere per

vaporizzazione o per passaggio attraverso ruote dentate in ambiente caldo fa

aumentare il potere coibente.

Proprietà: Il poliestere può essere prodotto in filo continuo o in fiocco e a seconda delle

lavorazioni che subisce ha proprietà variabili, ma mediamente ha: alta tenacità, invariata

ad umido, scarsa igroscopicità, tasso di ripresa 0, resiste bene ali agenti atmosferici e

alla luce, meno bene al vapore. Fenomeno del pilling (palline in superficie dovute

all’usura) molto marcato, per evitarlo lo si produce in misto con cotone o fibre di

poliestere trattate con antipilling.

FIBRE POLIAMMIDICHE Esistono tre diverse tipologie di fibre poliammidiche

- :

ottenute partendo da monomeri diversi, la caratteristica comune è la presenza in tutti del

gruppo ammidico – CO - NH-

Sono le prime ad essere state prodotte, la loro prima sintesi risale al 1935 dalla Du Pont

e si ottenne una fibra chiamata NYLON 6.6, i cui numeri si riferiscono agli atomi di

carbonio presenti nei monomeri di partenza e il nome sembra un’unione di New York e

London.

Le fibre possono essere formate per policondensazione o per poliaddizione.

Con un numero di atomi inferiori la fibra non risulta filabile, per cui si indirizzarono verso

un numero maggiore. Tutte le fibre hanno proprietà simili: aspetto corneo, non

trasparente, opache, ottime proprietà meccaniche, resistenti ad acidi e basi a freddo,

resistenti ai solventi, ma non all’alcol, cristalline per cui hanno elevata stabilità e

tenacità.

FIBRE POLIAMMIDICHE DI CONDENSAZIONE

o POLIAMMIDE 6,6: è stata la prima prodotta, con lo scopo di realizzare

 una fibra simile a quelle naturali. Morfologia: Fibra bianca o incolore,

opaca, cilindri leggermente appiattiti, uniformi, con rare punteggiature,

in sezione appaiono assolutamente regolari, cosa che denota l’origine

sintetica. Sono state messe in commercio anche tipi di poliammide con

sezione speciale, trilobate o stellari, così che il filamento abbia delle

caratteristiche più particolari.

Buona tenacità, la densità più bassa di tutte le fibre, poco igroscopica,

alla fiamma brucia abbastanza vivacemente, fonde lasciando pochi

residui, allungamento di rottura tra 20% e 30%, è sensibile alla luce

solare, ma ottima resistenza all’usura, non si gualcisce, per cui non è

necessario stirarla e comunque a basse temperature.

Agenti chimici: a seconda dei processo di rifinitura hanno

comportamenti diversi: opaca = più sensibile e lucida = più resistente.

Usi: a seconda della lavorazione a cui è stata sottoposta viene

impiegata in diversi settori industriali: In filo continuo viene usata per

produrre tele resistenti; in fiocco e testurizzata viene usata per

indumenti intimi e biancheria.

POLIAMMIDE 6,10 Ottenuta per condensazione di acido sebacico ed

 esametilendiammina. si fila per fusione a 220° e sottoposta a forte

stiro, è di colore bianco candido e molto lucente.

FIBRE POLIAMMIDICHE DI POLIADDIZIONE

o POLIAMMIDE 6 è estremamente diffusa, utilizzata in campo tessile, si

 produce per poliaddizione del caprolattame. Prima di essere filata si

presenta come una sostanza bianca granulare a punto di fusione

relativamente basso e ad alta stabilità termica. La filatura avviene per

fusione e i filamenti coagulano per raffreddamento a umido, stirati e

testurizzati.

Morfologia: ha aspetto uguale a poliammide 6,6, molto regolare

Proprietà: simili al poliammide 6,6, anche se con tenacità inferiore

come anche allungamento e tenacità.

Viene prodotta sia in filo continuo che in fiocco, va lavata e stirata a

basse temperature e si trova in commercio sotto vari nomi, viene usata

per calze e maglieria.

Ci sono altri tipi di poliammide che però non sono commercializzati a

causa dell’alto costo di produzione e delle proprietà poco

concorrenziali, tranne la poliammide 11, ricavata dall’olio di ricino.

Oltre alle resine poliammidiche sono state formulate molte altre resine di poliaddizione,

usate per produrre fibre, vernici, oggetti stampati. Tra queste vanno ricordate le resine

poliuteraniche, epossidiche, policarbonate.

ANALISI AL MICROSCOPIO: le fibre sintetiche osservate al microscopio appaiono molto

simili tra loro: fibre molto regolari, tubolari, cilindriche, alcune striature.

- Fibre acriliche: ritorte, puntinature pronunciate nei tipi opacizzati

- Fibre viniliche: filamento piuttosto piatto con sottili striature longitudinali e puntinature

- Fibre poliestere: fini percorse da una lieve puntinatura

- Fibre poliammidiche: fibre regolari, fini, fitta puntinatura

ELASTOMERI

hanno la caratteristica di poter subire un allungamento pari a più volte della loro lunghezza

senza averne delle conseguenze. CAUCCIÙ o gomma naturale si ricava per semplice

incisione della corteccia degli alberi, ha ottime capacità elastiche che però tende a perdere

nel tempo e perde a basse temperature. Le fibre di gomma vennero prodotte a Manchester

nel 1850 ed erano dei filamenti a sezione quadra ottenuti dal taglio di fogli sottili di caucciù

vulcanizzato: aggiunta di zolfo che conferisce maggiore resistenza meccanica,

impermeabilizzazione, termo stabilità, elasticità costante. Mescolate alle altre fibre servono

a produrre cinture, nastri, indumenti intimi, garze, busti, sanitari. Al tatto sono abbastanza

ruvide per cui vengono ricoperte di fili di vario genere avvolti a spirale, migliorandone

l’aspetto e la variante colore, potendola tingere anche non con pigmenti in massa.

I MATERIALI TESSILI

FILATO : è il prodotto che si ottiene mediante processo di filatura che consiste nella

trasformazione di fibre discontinue in un filo di lunghezza x, resistente e flessibile, adatto

alle successive operazioni tessili.

FILO : filamento continuo (seta o fibra man made). +208-209

- FILATO : per il prodotto formato da fibre discontinue.

-

FILATO RITORTO ritorti

Raramente il filato viene usato a capo unico, solitamente viene unito in , formato da

più capi uniti mediante un’operazione di ritorcitura, che posso essere:

- semplici: due o più capi unici,

- composti: torcitura di più filati ritorti semplici o dall’unione dei due. S

Ci sono due tipi di torsione che prendono il nome dal senso di avvitamento: “ ” risulta più

Z

soffice, “ ” più resistenti e tenaci.

CLASSIFICAZIONE DEI FILATI IN BASE ALLA DESTINAZIONE D’USO:

i filati vengono realizzati in base alla destinazione d’uso:

- filati per tessitura:

filati per ordito: fibre lunghe, elevata torsione, tipo Z, ciclo pettinato

o filato per trama: fibre corte, minore torsione, tipo S

o

- filati per maglieria: voluminosità, bassa torsione, frequente ciclo cardato, filati fantasia


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AUTORE

twistte

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in culture e tecniche della moda (RIMINI)
SSD:
Docente: Zonda Paola
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher twistte di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Materiali per la moda e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Zonda Paola.

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