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Medioevo ellenico e arcaismo

Recinti sacri greci dal medioevo ellenico all’arcaismo: i modelli fittili, Apollo a Thermos e megharon B a Eleusi. L’arcaismo nella penisola balcanica e nel Peloponneso, nelle colonie della Magna Grecia e d’Asia Minore.

Cronologia

  • Submiceneo 1100 - 1000 a.C.
  • Protogeometrico 1000 - 925
  • Geometrico 925 - 725
  • Orientalizzante 725 - 620
  • Alto arcaismo 620 - 525
  • Arcaismo maturo 525 - 480

Tempio dorico

(Introduzione Gruben) L’architettura greca si differenzia da ogni fenomeno artistico-storico ad esso paragonabile per il suo costante sviluppo. Tuttavia non fu mai stabilito un canone immutabile come schema costruttivo ben determinato. Nel IX e VIII sec gli dei venivano onorati in santuari recintati, su altari fatti di pietre rapidamente sbozzate finché all’improvviso e questo è il vero e proprio inizio dell’arte monumentale dell’occidente, nell’VIII sec i greci conferirono forma alla loro divinità per mezzo di statue e innalzarono per la prima volta a queste immagini lignee una “casa”. D’ora in poi l’architettura e scultura percorrono la medesima strada.

I primi templi altro non erano che una sorta di reliquiari in cui riviveva l’eredità della cultura micenea dissolta dagli invasori dorici: il megaron, uno spazio rettangolare le cui pareti longitudinali, proseguendo oltre la parete in cui si apriva la porta, abbracciavano in tal modo un vano aperto nella cui facciata uno o due sostegni sorreggevano il frontone. Le pareti venivano erette con mattoni di argilla su uno zoccolo di pietra e di conseguenza ogni tempio dorico deve essere distinto lo zoccolo parietale di grosse lastre rettangolari verticali (ortostrati) dalle pareti a lastre orizzontali. Questi tempietti vennero ingranditi in conformità alla nuova immagine della divinità, forse dietro l’esempio dei rari resti dei palazzi degli avi micenei.

Thermos e l'Heraion di Olimpia

Thermos, località dell’Etolia, un superbo megaron di età tardo micenea non solo fu ammirato come reliquia dagli avi ma fu trasformato in tempio di Apollo. Una serie di sostegni lignei doveva sostenere la sommità del tetto e la cella doveva essere divisa in due navate. Forse ancora nel VIII secolo questo tempio fu circondato da una corona ovale di 36 colonne lignee. La peristasi o atrio anulare che si incontrava qui per la prima volta sia sorta nei due centri artistici di Argo e Corinto, dove quasi tutte le tracce dei templi antichi appaiono ampliate da una vivace attività edilizia. L’atrio anulare dovette assumere da ora in poi una forma rettangolare com’è ovvio per un edificio trabeato. Anche a Thermos l’antico edificio ovale fu sostituito da un periptero rettangolare con una cella ancora stretta ma lunga 100 piedi. L’architrave sopra i sostegni mediani forma l’asse longitudinale del tempio da cui partono le travature trasversali. Sopra la facciata d’ingresso si apriva un frontone mentre nella parte posteriore fu mantenuto ancora il tetto a padiglione. Con l’Heraion di Olimpia si è concluso il vero e proprio atto di creazione del tempio dorico: un vano rettangolare, circondato da colonne, il tutto coperto da un tetto a spioventi con due frontoni nei lati brevi.

Primi templi lignei e passaggio alla pietra

Com’erano questi primi templi lignei? Nelle fondamenta del tempio del VII sec domina una cella straordinariamente allungata, a due navate. L’innovazione più importante rispetto alla vecchia pianta a megaron, unilaterale, è l’introduzione anche nella parte posteriore, di un atrio corrispondente al pronaos della facciata orientale con le sue ante e le sue colonne. Questo opistodomo non ha uno scopo identificabile ma veniva incontro a una intima esigenza di una struttura simmetrica che ha le sue radici nell’idea di peristasi. Grazie a una struttura simmetrica le due facciate ricevono la stessa valenza. Sulla trabeazione liscia poggiavano le travi trasversali del tetto. Nacque il fregio (di semplice forza ritmica) mentre tra il triglifo e triglifo furono inserite tavole che circondano come un testo figurato del mito greco l’edificio altrimenti spoglio.

Passaggio dal tempio ligneo alla pietra graduale. Le prime colonne di pietra rispecchiano i loro prototipi di fusti sottili e sorreggevano per lo più ancora una trabeazione lignea. Verso la fine del VII sec sorgono dappertutto in Grecia leggeri edifici in pietra quasi senza peso e questo sviluppo può chiaramente notarsi nella colonna che è l’elemento più importante ed espressivo del tempio. Nelle più antiche colonne in pietra del fusto sottile del primo tempio di Atena a Delfi, il fusto emerge perpendicolarmente allo stilobate piatto e vi sono intagliati da 16 a 20 solchi verticali (scanalature) nel fusto. Tra il fusto della colonna e la trabeazione si trova inserito il capitello in cui si risolve visibilmente l’antinomia tra pesi e sostegni. Il capitello consta di due parti: echino (rotondo) e l’abaco (punto di raccordo con peso dell’architrave). Verso la metà del VI sec la nuova concezione della monumentalità si esprime in colonne torchiate di maggiori dimensioni. Nel IV sec la colonna comincia ad irrigidirsi in fredda eleganza. L’ellenismo accoglie nel suo repertorio l’ordine dorico come elemento non ornato, usato per lo più in contrasto col più decorativo ordine ionico. Anche la peristasi ha la sua storia perché essa da una parte è condizionata, nella pianta, dal collegamento col naos, dall’altra dalla struttura dalle colonne e dalla suddivisione del fregio.

Il primo caso si presenta con Thermos e l’Heraion: grazie alla semplicità della costruzione il naos e la peristasi si trovano subito in stretta connessione. Con la costruzione in pietra vennero eliminate le travi di collegamento, vengono smembrati così gli antichi legami costruttivi e il naos comincia a nuotare incerto nella peristasi. Per un secolo gli architetti si sforzarono di elaborare nuove leggi formali su base estetica; si cercò di fondere, grazie ad un rapporto proporzionale, i due rettangoli di base dello stilobate o del naos nell’essenza chiarificante del numero. La semplificazione classica che si compì nel tempio di Zeus ad Olimpia: pianta costruita moltiplicando o dividendo una misura fondamentale interna, l’interasse di 16 piedi.

Tempio di Apollo a Thermos

Area: Thermos, area della Etolia

Periodo: VII secolo a.C.

Questo sacello è il più antico complesso sacro in cui è possibile vedere sovrapposizioni: il sacello recente (rettangolare databile del VII sec.) si possono vedere vecchi meghara, questo indica una continuità della sacralità del luogo, dell’area. Esso viene infatti edificato all’interno di un’area già sacra in età micenea. A Thermos rimane oscuro il passaggio dall’età micenea, in cui erano presenti megaron con terminazione rettangolare o circolare, all’età greca in cui veniva sovrapposto questo tempio con già le forme che poi saranno le stesse fino all’Ellenismo. È un tempio periptero (ovvero con una peristasi continua di colonne) e una cella lunga e stretta con una fila di colonne centrale a sostenere il colmo del tetto. Questo sacello doveva essere del tipo di mattoni crudi e legno con le colonne di colori diversi.

Megharon B a Eleusi

Area: Thermos, area della Etolia

Periodo: VII secolo a.C.

In età micenea esisteva una piccola area sacra dedicata a Demetra con un muro di recinzione che conteneva un megharon (B) e altre costruzioni. Già nel II millennio sorgeva un piccolo tempio in forma di megharon; davanti alla sua facciata c’era un insolito podio fiancheggiato da scalette. Certo non si può dubitare della continuità di questo culto; infatti nello stesso luogo, anche se questa volta con orientamento a nord, sorgeva nel VII secolo un magharon più grande del precedente, nella cui parte posteriore era destinata una sala speciale, cioè un adyton. E proprio questa sala impenetrabile continua ad esistere fino all’epoca romana. L’angolo sud-ovest di questo magharon si è conservato, osservare la fila di sostegni in corrispondenza dell’asse trasversale interno e i due sostegni sul davanti in corrispondenza del portico. Dopo che Eleusi cadde sotto il dominio attico, il piccolo spazio verrà poi ampliato fino a cambiare in maniera sostanziale trasformandosi nel santuario di epoca periclea (Telesterion).

Madrepatria Grecia

Tempio di Era (Heraion) a Olimpia

Area: Madre patria Grecia / Città di Olimpia, regione dell'Elide, parte nord del Peloponneso

Periodo: 590 a.C.

Tipologia di tempio: Tempio periptero doppiamente in anthis

Colonne: 6X16 -> tipo arcaico della cella allungata

Olimpia è per noi più che un luogo della storia, è l'idea più valida che i greci ci abbiano lasciato di loro, una sostanza spirituale potentissima: una eredità inesauribile del severo stile classico arcaico, definito il cantico dei cantici dell'antichità. Il temenos (area sacra territoriale) di Olimpia aveva parecchie entrate ed era aperto a tutti i visitatori, per questo ne era difficile comprendere la sua perimetrazione. Solo nel IV secolo l’Altis fu cinto di un muro con diverse porte (5 porte) che correva sui tre lati rettilinei, mentre il quarto lato, quello settentrionale, era chiuso dalle pendici di una collina boscosa dedicata a Crono. La cellula originaria del santuario, intorno alla quale si radunarono i primi altari e il tempio di Era, era la tomba dell’eroe Pelope.

A nord di questa tomba, nel VII secolo venne costruito un tempio a Era, soltanto nel V secolo, quando la concezione religiosa era profondamente cambiata, anche Zeus ebbe il suo tempio. Prima di questo tempio, Zeus veniva adorato allo scoperto su un altare reso più alto dall'accumulo delle ceneri sacrificali. Nel frattempo, alcune città doriche e della Magna Grecia, avevano donato alla città dei Tesori, allineati in processione sulle pendici della collina di Crono. La storia dell'Altis di Olimpia è ricchissima, nei secoli successivi vennero costruiti molti altri spazi.

Heraion a Olimpia

Sotto le strutture visibili, si nasconde una costruzione più antica, della metà del VII secolo. Questo tempio risulta essere un semplice megaron rettangolare senza peristasi. Da entrambi le pareti longitudinali della cella sporgevano ad angolo retto verso l’interno quattro pilastri. Questa disposizione muraria, evidentemente antichissima, serviva originariamente a rafforzare le mura di mattoni crudi e in questo tempio anche a sorreggere le travi del tetto. Dell’alzato non sappiamo niente.

Meno di due generazioni dopo, nel 600 circa, fu costruito un secondo tempio, la cui cella si eleva sulle fondamenta dell’antico con pianta quasi invariata: ma un nuovo spirito lo informa, conferendogli la sua antica grandezza. Questo secondo tempio è un periptero, con una peristasi di colonne che poggiano su una bassa piattaforma di pietra, lo stilobate, un vuoto in corrispondenza dell’asse longitudinale e un rapporto tra lati minori e lati maggiori molto allungato. Il nuovo tempio aggiunge anche l'opistodomo, aggiunta importante dal momento che instaura una nuova simmetria e corporeità.

Misure, proporzioni e materiale

Le colonne interne sono poste davanti alle pareti ad individuare tre navate. Ma sono le colonne della peristasi a porre un enigma in quanto non una di esse è uguale all’altra, i loro diametri variano in misura notevole, ma ancor più vario è lo stile. Grazie a Pausania, scrittore viaggiatore, viene svelato questo enigma. Egli infatti scrive di come esistessero delle colonne lignee nella peristasi di questo tempio. Inoltre gli incastri nello stilobate dimostrano che originariamente tutte le colonne erano di legno ma con il tempo, grazie alle donazioni dei visitatori, si è realizzata la peristasi in pietra. Queste colonne vennero sostituite in un lasso di tempo molto lungo, questo ha fatto sì che i sostegni venissero realizzati con diametri diversi a seconda del gusto del momento e del tipo di maestranza.

"La cella non nuota casualmente nella peristasi come accade di solito ai tempi del VI secolo" ma vi entra in rapporto, infatti i prolungamenti dei lati lunghi coincidono con l'asse della 2° e 5° colonna frontali. La grande distanza intercorrente fra colonna e colonna non lascia dubbi sul fatto che anche la trabeazione era di legno. Delle pareti della cella si è conservato tutto intorno uno zoccolo lapideo sul quale poggiava la parete di mattoni in argilla seccati al sole. Cella e peristasi erano congiunte alla sommità dalle poderose falde del tetto displuviato.

Tempio di Apollo a Corinto

Area: Madre patria Grecia / Città di Corinto, regione dell'Argolide città aperta sull'istmo, parte nord del Peloponneso

Periodo: 540 a.C.

Tipologia di tempio: Tempio doppiamente in anthis con peristasi e crepidoma; possiede naos e adyton (2 celle chiude)

Colonne: 6X15 -> tipo arcaico della cella allungata

Corinto era la porta del Peloponneso, veniva usato come base per controllare e dominava insieme a Siracusa i mari dell’Occidente. Corinto era uno dei focolari dei templi dorici arcaici e forse proprio qui si ebbe il passaggio dalla costruzione in legno a quella in muratura. Il primo tempio di cui si ha notizia che venne costruito con queste tecniche è il tempio di Apollo a Corinto. Edificio dell’arcaismo maturo, di cui sono sopravvissute a tutte le distruzioni sette robuste colonne: in questa opera grandiosa e singolare si percepiscono ancora i tratti di quella fase di transizione dal legno alla pietra, in cui le importanti innovazioni testimoniano l'affinato senso formale delle esperte maestranze. Manca la parte del fregio e della cornice che probabilmente era in legno e terracotta. È un sacello di ordine dorico. Non conosciamo le dimensioni e le fattezze del recinto di Apollo a Corinto in questo periodo, perché ci sono state notevoli trasformazioni nel corso degli anni.

Misure, proporzioni e materiale

Per quanto riguarda il sacello, esso si eleva nettamente sul fondo roccioso della collina, è composto da una doppia cella (unico caso oltre al Partenone), molto probabilmente il simulacro della divinità si trovava nella cella ovest (la più piccola) mentre quella grande forse conteneva tesori. È un tempio periptero doppiamente in anthis con peristasi e crepidoma di quattro gradini più enthinteria (parete di fondazione che esce fuori dal terreno). Come nelle altre fabbriche doriche di questo periodo, troviamo un echino molto sviluppato e molto inclinato verso l’esterno: nel tempo il capitello dorico diventerà sempre più compresso fino ad arrivare al modello ellenistico in cui l’echino è semplicemente una fascettina inclinata a 45° e molto poco sporgente rispetto al fusto della colonna stessa. Lo stilobate dei lati occidentali e meridionale presenta la più antica curvatura finora riscontrata. Nell’anno 146 a.C. il tempio fu distrutto da un incendio.

Tempio di Afaia ad Egina

Area: Madre patria Grecia / Isola di Egina, di fronte Atene e Epidauro

Periodo: 490-480 a.C.

Tipologia di tempio: Tempio doppiamente in anthis con peristasi e crepidoma

Stile del tempio: Costruttore: maestro egineta molto bravo

Colonne: 6X12 -> superamento del tipo arcaico della cella allungata

Egina è un’isola nel golfo Sardonico (golfo di fronte ad Atene) che fu colonizzata alla fine del II millennio da popolazioni doriche, che fondendosi con i primitivi abitatori, esperti navigatori, diedero vita ad una stirpe molto intraprendente. Tutti gli edifici della Grecia antica sono impostati in modo da prediligere la visione di un lato, piuttosto che la visione di insieme. Egina essendo molto piccola sia come isola che come santuario dovrebbe favorire una visione d’insieme, invece anche qui si predilige una visione di piatto sul lato lungo.

Misure, proporzioni e materiale

L’area sacra è più facilmente individuabile rispetto a Corinto, il sacello ha una peristasi di colonne ed è del tipo doppiamente in anthis, ma con lo spazio della cella non doppio come a Corinto, e tre navate divise da due file di colonne, a testimoniare la volontà di distinguere le due pareti longitudinali da quelle più corte trasversali. Ci sono ancora rimanenze arcaiche come il fatto che le pareti della cella non sono allineate a 2° e 5° colonna frontali, ma la cella ha raggiunto la simmetria con pronao e opistodomo e due colonne fra le ante. Poiché gli avanzi delle colonne e capitelli molto arcaici, sono di tre diverse grandezze diverse, nella cella dovevano esserci due piani di colonne sovrapposte, separati da un'architrave. L’altare del santuario è posto perpendicolarmente rispetto all’asse longitudinale della cella. C’è anche una rampa sul lato più corto che serve da accesso al tempio. Ciò che rende tutto armonico è senza dubbio la proporzione fondata sull'unità del piede dorico: h delle colonne (16 piedi) è il doppio dell'interasse delle colonne (8 piedi). Esistono curvature lungo il lato lungo del sacello esattamente dove gli ortostati (prima fila di massi più alti che compone la cella). Questa curvatura non ha alcun significato dal punto di vista funzionale: in realtà i Greci curvavano questi dettagli perché la costruzione, in quanto dedicata al dio, doveva essere complicata e particolareggiata. In più i Greci cercano di “ricostruire la natura” che non è mai perfettamente simmetrica o uguale a se stessa (le due parti di uno stesso volto sono diverse tra loro). Il tempio di Afaia è il meglio conservato di questo periodo ed è l'opera più progredita e raffinata dell'arcaismo maturo. Il materiale usato è un calcare poroso di estrazione locale.

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ggiovanni.ciocca di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura antica e medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Viscogliosi Alessandro.
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