Le fonti
Le fonti possono essere disegni, atti notarili, documenti epistolari, novelle letterarie, dipinti, bassorilievi, numismatica e medaglistica, ecc. Attraverso lo studio delle fonti e con gli strumenti propri dell’analisi, si cerca di ricostruire ed illustrare il tema dell’interpretazione delle testimonianze nelle varie epoche passate.
Città Ideale
Città Ideale – Anonimo (XV Secolo) Scorcio di città costituita da un complesso di edifici illustri (Colosseo, Arco di Costantino, Battistero di S. Giovanni a Firenze, ecc.). È presente una piazza ribassata contrassegnata da quattro colonne perimetrali e da una fontana centrale. Gli edifici posti ai lati della piazza sono a tre registri con variazione degli ordini.
Città Ideale (Urbino) – G. da Sangallo (?, XV Secolo) Dipinto in prospettiva centrale. La pavimentazione è a scacchiera che permette il posizionamento perfetto degli edifici. Al centro è presente un tempio a due registri a pianta circolare con il basamento trattato come opus reticolatum ed il primo ordine composito o corinzio, mentre il secondo ordine inquadra una serie di finestre regolari.
Città Ideale (Berlino) – Anonimo (XV Secolo) Prospettiva centrale con punto di fuga all’orizzonte. In primo piano è presente una loggia che racconta com’erano realizzati i cieli (intradossi delle coperture). Il pavimento è una scacchiera regolare, sotto la loggia i riquadri hanno al loro interno dei rombi. All’orizzonte è rappresentato un paesaggio marino.
Flagellazione
Flagellazione – Piero della Francesca (1450/1460) Questo quadro ci dà informazioni non solo sull’architettura ma anche sulla storia del costume, ossia come si abbigliavano i personaggi. Il quadro è diviso in due parti. A destra ci sono tre personaggi in un ambiente esterno in cui è raffigurato anche il cielo. A sinistra si capisce che l’ambiente è composto da sei campate in cui è posta una colonna onoraria. La conoscenza della prospettiva permette a Piero della Francesca di inquadrare tutto l’impianto.
Pianta di Imola
Pianta di Imola – Leonardo (1473 o 1502) Questa pianta è stata attribuita a Leonardo in quanto è presente la sua scrittura e perché probabilmente si trovava da quelle parti in veste di ingegnere militare. Nella rappresentazione urbanistica sono riportate tutte le piazze, le strade e gli angoli dei palazzi. In alto è riportato anche il fiume. Tutta la pianta è racchiusa in una bolla circolare.
Xilografia di Roma
Xilografia di Roma – L. Bufalini (1551) Una xilografia è un’incisione su un supporto ligneo. In questa rappresentazione gli edifici appaiono sezionati ed è possibile vedere, in modo sommario, sia la struttura interna che quella esterna. È possibile notare come sia già presente la statua di Marco Aurelio.
Nuova pianta di Roma
Nuova pianta di Roma – Nolli (1748) È una pianta più dettagliata in cui sono rappresentati i dodici rioni e sono evidenziati sia i pieni che i vuoti. Gli isolati sono rappresentati con una campitura scura mentre gli spazi aperti sono bianchi. Anche gli edifici importanti sono bianchi in quanto di essi è riportata una pianta approssimativa.
Pianta di Roma (2000)
La Biblioteca Apostolica Vaticana in collaborazione con l'Istituto Nazionale per la Grafica ha realizzato, in occasione del Grande Giubileo dell'Anno Duemila, una Pianta di Roma incisa su rame ad acquaforte e bulino e stampata seguendo i procedimenti tradizionali della calcografia. Gli edifici in assonometria sono molto ravvicinati tra loro.
Fonti scritte
Oltre alle fonti iconografiche sono importi anche le fonti scritte, come il Decameron di Boccaccio in cui viene descritta sia la società del tempo sia gli ambienti, i palazzi, ecc. Anche le Ekphrasis presenti nelle fonti scritte sono fondamentali, si tratta della descrizione a parole di un’opera d’arte. Tra le più importanti c’è un passo dell’Iliade in cui Omero descrive lo scudo di Achille con elevata finezza di particolari.
Giovanni Rucellai
Giovanni Rucellai – Francesco Salviati (1400/1480) Si tratta di un ritratto richiesto dal figlio che richiese che nel quadro comparissero tutte le imprese edilizie che il padre ha realizzato. Tra le opere presenti c’è il Palazzo Rucellai, la facciata di S. Maria Novella e la Tomba Rucellai e tutte queste opere sono ravvicinate tra loro a creare un irreale paesaggio urbano. Di Giovanni Rucellai si hanno altre notizie grazie al suo Zibaldone che contiene memorie, consigli, narrazioni di varie vicende, viaggi, ecc.
Diari di viaggio
I diari di viaggio sono importanti in quanto contengono numerose descrizioni. Un anonimo russo descrisse il suo viaggio da Mosca a Firenze raccontando dettagliatamente com’era la città. Nella descrizione parlò anche di S. Maria Novella.
Trattatistica
La trattatistica fornisce informazioni anche sugli aspetti costruttivi veri e propri. Tra i più importanti trattati ci sono quelli di Vasari in cui parlava delle vite di pittori, scultori e architetti e quelli di Leon Battista Alberti. Anche Palladio scrisse dei trattati tra cui uno sulle chiese di Roma.
Medaglistica
Le medaglie da sempre accompagnano la fondazione della prima pietra degli edifici più importanti. Nel cavo della prima pietra veniva infatti posto un vaso con offerte e medaglie commemorative in bronzo. La medaglia più famosa è quella per la fondazione di S. Pietro risalente al 1506. La medaglia riporta da un lato l’immagine di papa Giulio II e dall’altro lato è presente un disegno della basilica.
Camera Picta
Camera Picta – Andrea Mantegna Viene rappresentato un importante incontro ambientato in una veduta ideale di Roma. Si capisce che si tratta di una veduta ideale in quanto è visibile una statua di Ercole che sembra non essere mai esistita nella città.
Filippo Brunelleschi
Filippo Brunelleschi (Firenze, 1377 – Firenze, 1446) Figlio di Giuliana Spini e di Brunelleschi Lippi, dopo il quadrivio (scuola media medievale) iniziò la sua formazione come orafo occupandosi dei meccanismi degli orologi, cosa che portò ad essere un bravo progettista di macchine da cantiere. A 22 anni richiese l’immatricolazione come orafo all’Arte della Seta, mentre a 24 anni (1401) partecipò al concorso per la porta del Battistero di Firenze. Il concorso prevedeva la realizzazione di una formella di prova rappresentante il tema assegnato, ossia l’olocausto di Isacco, un passo della genesi in cui viene raccontato che Abramo, mentre sta per sacrificare suo figlio Isacco, viene fermato da un angelo che gli dà un ariete da sacrificare al posto del figlio. La formella ha una composizione piramidale ed è ricca di pathos. Nel momento in cui Abramo sta per sgozzare il figlio, l’angelo gli blocca la mano e gli mostra l’ariete da immolare come sacrificio sostitutivo. A destra un servitore si toglie una spina da un piede. Il disegno di Ghiberti, che vinse il concorso, ha un’impostazione del tutto diversa. Gli elementi sono gli stessi ma colti un momento prima. I servitori sono quasi distratti, il fanciullo sembra tranquillo e l’angelo si vede appena. Si tratta di una rappresentazione meno cruenta.
Lo studio della prospettiva
Nell’ambito dei suoi studi, Brunelleschi affronta il problema della rappresentazione prospettica in termini scientifici. Rappresentò Palazzo Vecchio su una tavoletta 30x30cm su cui realizzò un foro, ossia il punto di vista, attraverso cui l’osservatore doveva guardare tale rappresentazione riflessa da uno specchio. La prospettiva permette di guardare il manufatto da punti di vista preferenziali, controllando lo spazio in fase di progettazione. Brunelleschi schematizza una progettazione architettonica modulare, in cui i rapporti, sia in pianta che in alzato, sono proporzionali ed esprimibili in numeri. Per Brunelleschi gli elementi base sono l’ordine architettonico (già proporzionalmente definito) e l’arco a tutto sesto (anch’esso determinato per mezzo dell’intercolumnio, la cui misura coincide con l’altezza della colonna) che combinati danno luogo ad un modulo spaziale controllato ed usato per progettare lo spazio, ossia il ciborio o baldacchino. Le dimensioni di questo modulo tridimensionale variano, all’occorrenza, proporzionalmente. La copertura è una volta a vela. L’ordine prescelto da Brunelleschi è il corinzio con trabeazione tripartita (architrave, fregio e cornice). Le colonne hanno il fusto liscio e sono realizzate in pietra serena, mentre quando utilizza le paraste, esse hanno sempre sei scanalature in modo da formare columne quadrangulae parzialmente incorporate nella parete. Fino ad un terzo dell’altezza le paraste sono rudentate, ossia riempite da un bastone. Un problema ricorrente era l’uso della colonna insieme all’arco. Brunelleschi decide di utilizzare il dado brunelleschiano, una soluzione che aveva visto nel Mausoleo di S. Costanza. Si tratta di un elemento di forma cubica interposto tra il capitello e l’attaccatura dell’arco.
L'Ospedale degli Innocenti
L’Ospedale degli Innocenti (1419-1445) Viene messa a punto una nuova tipologia di edificio per il ricovero dei bambini abbandonati. È un edificio che ha avuto una forza tale da riconfigurare la stessa piazza su cui si affaccia (P.zza della SS. Annunziata). L’impianto si sviluppa attorno ad una corte quadrata con ambienti correlati secondo precise relazioni numeriche e modulari tra le parti. Tutto è legato in modo rigoroso al ritmo delle nove arcate del portico di facciata (più due chiuse ai lati), realizzato con un ciborio con volta a vela ripetuto per nove volte, che si apre verso la piazza e funge da filtro. Il portico è inoltre rialzato tramite una scalinata. Brunelleschi aveva previsto solo due ordini, il piano terreno con il porticato ed il piano superiore chiuso con finestre. Sulla parete di fondo, dove dovrebbero esserci le altre due colonne delle quattro che compongono il ciborio, sono presenti il peduccio, ossia la proiezione della sommità delle colonne, il capitello ed il pulvino. Per quanto riguarda i materiali, originariamente erano presenti dei rivestimenti marmorei bicromi, uno per le nervature e le colonne (in genere si tratta di pietra serena) ed uno per le pareti di facciata (intonaco).
Sagrestia Vecchia in S. Lorenzo
Sagrestia Vecchia in S. Lorenzo (1419) La Sagrestia Vecchia è stata voluta da Giovanni de Medici che voleva costruire una cappella di famiglia all’interno della chiesa di S. Lorenzo e non ha una facciata propria ma vi si accede dalla chiesa stessa. Si tratta di una cappella funeraria per i Medici, tuttavia venne imposto anche l’uso come sacrestia, ossia l’ambiente che accoglie tutto ciò che serve alla celebrazione della messa. In pianta ci sono due ambienti, la sacrestia mausoleo e la scarsella (ambiente piccolo centrale a sinistra). Sulla sinistra in alto ci sono le scale, mentre in basso c’è un ambiente utilizzato come ripostiglio per le suppellettili della messa. Gli 11m della trabeazione sono interrotti dalla mensola. Tra due columnae quadrangulae su un lato si apre la scarsella, con le pareti modellate da nicchie tracciate secondo un unico cerchio, quindi molto depresse. Il grande vano della sacrestia mausoleo è segnato agli angoli da paraste piegate ad angolo retto, ossia la parte visibile di due ideali pilastri quadrati per metà compenetranti e affioranti dalle pareti. Le pareti sono ripartite orizzontalmente dalle trabeazioni sormontate da arconi semicircolari che sostengono la cupola tramite i pennacchi. Al centro dell’ambiente è presente un tavolo marmoreo che ha la duplice funzione di tavolo e sarcofago. L’entrata non si trova assialmente alla scarsella ma bensì ad un angolo, probabilmente per motivi prospettici perché così facendo è possibile vedere due lati della scarsella. La cupola della sacrestia mausoleo è sferica ed è sorretta da pennacchi sferici, è a creste e a vele, con dodici nervature (che forse rappresentano gli apostoli), è incapsulata in un tiburio e si conclude con una lanterna su colonne. Il rivestimento esterno è a squame di terracotta. La cupola della scarsella non è sferica ma a sesto ribassato su pennacchi e su di essa è rappresentato il cielo di Firenze in un particolare giorno. Per quel che riguarda l’iconografia, dal basso verso l’alto è rappresentato un vero e proprio percorso ascensionale alla morte.
Chiesa di S. Lorenzo
Chiesa di S. Lorenzo (1423) La prima idea progettuale prevedeva la realizzazione di una pianta piena di cappelle ma alla fine il tutto si ridusse a solo sei cappelle nel capocroce. La pianta è a croce latina. Il quadrato all’incrocio tra transetto e navata è coperto a cupola su pilastri cruciformi ed è uno schema ripetuto anche nei bracci della croce e nel coro, oltre che quattro volte lungo la navata. Le cappelle del transetto e le campate delle navate minori (campate laterali) sono anch’esse quadrate ma con lato pari alla metà del lato del quadrato della cupola e sono coperte da una volta a vela. Le colonne libere sono lisce mentre sul muro di fondo sono presenti delle paraste. Lo snodo più difficile è quello tra cappelle e navate in corrispondenza del transetto. Il passaggio avviene concatenando l’ordine maggiore delle navate con l’ordine minore delle cappelle.
Basilica di Santo Spirito
Basilica di Santo Spirito (1436) L’impianto a croce latina è il perfezionamento di S. Lorenzo, si attua l’idea di una chiesa il cui impianto longitudinale a colonne si conclude con un nucleo centrico a cupola. L’innovazione rispetto alle opere precedenti è l’introduzione dell’ininterrotta sequenza di nicchie come chiusura degli spazi, le pareti sono ovunque sostituite da nicchie concepite come gusci concavi. Il ciborio brunelleschiano viene fatto girare lungo tutto il perimetro, attorno alla croce della navata, del coro e del transetto e viene ripetuto persino in facciata.
Cappella Pazzi a S. Croce
Cappella Pazzi a S. Croce (1436) Si tratta della sala capitolare del convento francescano di S. Croce e non si ha la certezza che sia di Brunelleschi ma nonostante ciò è considerata un’opera molto significativa. L’impostazione è simile a quella della Sacrestia Vecchia con la cupola a creste e vele su archi e pennacchi e la presenza della scarsella. Lo spazio centrale a cupola è affiancato da due spazi rettangolari coperti a botte cassettonata. La facciata ha l’impostazione di una serliana o finestra imperiale, con sei colonne corinzie che sostengono un attico alleggerito. Internamente l’edificio è strutturato da un ordine di paraste a contrasto con il fondo bianco.
Cattedrale di Santa Maria del Fiore
Nel 1294 il comune di Firenze decreta la costruzione della nuova cattedrale intitolata a S. Maria del Fiore. Due anni più tardi viene benedetta la prima pietra con il progetto affidato ad Arnolfo di Cambio che muore poco più tardi. Nel 1331 il comune affida l’opera al patronato dell’Arte e della Lana. Nel 1334 Giotto viene nominato architetto per la realizzazione del campanile di cui viene iniziata la costruzione. Nel 1350 viene nominato Francesco Talenti come capomastro dell’opera che propone un nuovo modello per la cattedrale allargando notevolmente l’ampiezza delle campate e riducendole a tre. L’impianto attuale è quindi frutto di tre diverse progettazioni.
- Santa Reparata.
- Progetto di Arnolfo di Cambio: prevedeva un piedicroce composto da tre navate a quattro campate coperte a crociera. Le navate erano saldate ad un ottagono intorno al quale si articolavano tre absidi poligonali (capocroce trilobato) ciascuno dei quali era articolato in cinque cappelle.
- Ingrandimento di Francesco Talenti: ingrandisce il progetto di Arnolfo di Cambio allungando il piedicroce e ingigantendo il capocroce trilobato. A causa della presenza del campanile di Giotto l’impianto non poteva essere allargato quindi l’allungamento è stato solo longitudinale. Tale allungamento porta al riproporzionamento delle campate delle navate che da rettangolari diventano quadrate.
Stabilite le forme e le misure della cupola si procede al dimensionamento dei pilastri di sostegno. Nel 1417 viene terminata la costruzione del tamburo alto circa 13m e spesso 5m. Ognuno degli otto lati è forato da un oculo strombato con funzione di alleggerimento. Inoltre, la struttura è dimensionata per assorbire, nel suo spessore, le sollecitazioni indotte dalla cupola e trasmetterle ai quattro piloni di base. Nel 1418 viene bandito il concorso per la cupola che inizia ad essere costruita due anni dopo sul progetto di Brunelleschi, il vincitore, e viene chiusa nel 1436. Brunelleschi propone anche il modello della lanterna che viene approvato, ma non la vedrà mai completata in quanto morirà prima. Al suo posto viene eletto capomastro della cupola Michelozzo e la lanterna verrà completata nel 1461 sotto la direzione di Antonio Manetti.
I problemi relativi alla copertura sono stati:
- Condizionamento del già costruito;
- Grande dimensione del vano da coprire, circa 45m;
- Enorme altezza del piano di cantiere da impostare a circa 54m;
- Impossibilità di realizzare un castello provvisionale per economia e difficoltà di reperimento del materiale.
Per la realizzazione Brunelleschi idea un sistema autoportante in fase costruttiva che non necessitava di una centina. Brunelleschi testò tutti i dispositivi nella costruzione di una piccola cappella andata poi distrutta. Il progetto della cupola viene elaborato in tre anni e viene realizzato un modello che permette la valutazione immediata del progetto da parte del committente e agevola il lavoro dell’architetto permettendo uno studio più accurato degli spazi. Inoltre, secondo alcune teorie, esisteva un’assoluta corrispondenza tra il comportamento statico del modello e quello dell’edificio da realizzare. Per il progetto, Brunelleschi opta per una volta a padiglione a base ottagona a sesto di quinto acuto, a doppia calotta.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunti di storia dell'architettura
-
Riassunti Storia dell'architettura medievale
-
Riassunti estimo
-
Riassunti Restauro